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Il cardinale Zuppi a Mosca, tra prigionieri e speranze di pace

Al festival Francescano di Bologna, domenica 27 Settembre, ho avuto il piacere di incontrare il Cardinale Zuppi, Arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI). Conosciuto soprattutto per il suo impegno nel dialogo, nella mediazione e nelle iniziative umanitarie. Uno dei passaggi più intensi e interessanti in un suo dialogo con il musicista Giovanni Allevi, è stato il suo richiamo alla necessità di mettere la vita e la cura delle persone al centro, contrapponendole alla logica della guerra.

L’indomani, partiva per una missione speciale di mediazione come inviato speciale del vaticano a Mosca.

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«Non costruiamo le armi, costruiamo gli ospedali». Queste sue parole pronunciate al Festival Francescano acquistano un significato particolare alla luce della sua missione a Mosca. Al centro del suo impegno c’è infatti la ricerca di uno spazio di dialogo, anche nei momenti più difficili, con l’obiettivo di mettere al primo posto le persone coinvolte nella guerra: i prigionieri, i bambini separati dalle famiglie, i civili e quanti attendono il ritorno dei propri cari.

La missione del cardinale Matteo Zuppi a Mosca si è conclusa il 30 settembre 2026, dopo tre giorni di incontri. È stata la sua terza visita in Russia, dopo quelle del giugno 2023 e dell’ottobre 2024.

La missione si è sviluppata attraverso alcuni punti salienti:

  • Prigionieri di guerra

Zuppi ha visitato un campo di detenzione russo e ha incontrato soldati ucraini prigionieri, portando loro la vicinanza di papa Leone XIV. Ha auspicato che la visita contribuisca a incentivare nuovi scambi di prigionieri.

  • Bambini ucraini e ricongiungimenti familiari: il Vaticano punta a rafforzare e accelerare le verifiche per permettere il ritorno dei minori alle proprie famiglie.
  • Persone scomparse e questioni umanitarie: questi temi sono stati discussi nei colloqui con le autorità russe.
  • Colloqui politici: Zuppi ha incontrato anche Yuri Ushakov, consigliere di Vladimir Putin per la politica estera.

È importante però distinguere la missione umanitaria del Vaticano da una vera e propria trattativa di pace: dalle informazioni disponibili, il focus concreto di questa visita è stato soprattutto sui dossier umanitari: prigionieri, bambini, dispersi e famiglie, nel tentativo di mantenere aperto un canale di dialogo.

Uno dei risultati concreti della missione evidenziato dagli osservatori, sembra essere il mantenimento e l’ampliamento del canale umanitario tra Vaticano, Russia e Ucraina. È significativo che Zuppi abbia potuto entrare in contatto direttamente con prigionieri ucraini: a luglio aveva visitato in Ucraina prigionieri russi, creando una sorta di reciprocità del canale umanitario.

Sul piano della pace vera e propria, invece, bisogna essere prudenti: la missione di Zuppi resta formalmente soprattutto umanitaria, anche se l’incontro con Ushakov ha avuto una dimensione politica. Parallelamente, papa Leone XIV ha chiesto nuovamente a Russia e Ucraina di sedersi al tavolo e cercare una soluzione attraverso il dialogo.

Da Bologna a Mosca, il messaggio di Zuppi resta lo stesso: la pace non è una parola astratta, ma un impegno concreto per salvare vite, ricomporre famiglie e non lasciare che il dialogo venga cancellato dalla guerra.