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	<title>Città del Monte &#187; Bruna Maria Errico</title>
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		<title>Occhi spenti azzurri</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2009 10:32:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Bruna Maria Errico]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Urban... storie di periferia]]></category>
		<category><![CDATA[clinica psichiatrica]]></category>
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		<description><![CDATA[C. ha 19 anni. Ha avuto una vita di merda. Quando ancora era una bambina, la madre la prostituiva nei vicoli della Sanit&#224; per guadagnare qualche spicciolo e mangiare. A volte la costringeva a fare giochetti strani col fratellino. Truccava entrambi. Toccava entrambi. Il padre non era da meno&#8230; ci provava gusto a violentare la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; "><span style="font-size: small; "><span style="font-family: Arial; ">C. ha 19 anni. Ha avuto una vita di merda. Quando ancora era una bambina, la madre la prostituiva nei vicoli della Sanit&agrave; per guadagnare qualche spicciolo e mangiare. A volte la costringeva a fare giochetti strani col fratellino. Truccava entrambi. Toccava entrambi. Il padre non era da meno&#8230; ci provava gusto a violentare la figlia. La svegliava in piena notte, le strappava via i vestiti, le abbassava i pantaloni del pigiama e infieriva su di lei. La spogliava, la feriva, la sporcava, la graffiava. La ammazzava. E tutto accadeva con una crudelt&agrave; senza limite. Sulle gambe le restavano i segni. Sulla pelle i lividi, che solo lentamente venivano via. Ma mai del tutto. Davanti a lei continue visioni oscene. Spaventose e traumatizzanti per una bambina cos&igrave; debole, cos&igrave; piccola. L&#8217;unica via di fuga era la sua fantasia. Immaginare un posto migliore, pulito. In cui qualcuno l&#8217;avrebbe amata. Le sarebbe stato accanto. L&#8217;avrebbe protetta senza condizioni. Senza interessi. Fantasticava di continuo, creandosi una realt&agrave; parallela in cui rifugiarsi nei momenti di terrore. Le fughe erano sempre pi&ugrave; frequenti, e lei sempre pi&ugrave; incosciente. Finch&egrave; quel mondo parallelo che si era creata non divenne la sola realt&agrave; possibile e accettabile. Non esisteva altro, o seppure esistesse era del tutto fuso con la sua irreale comprensione dei fatti. Ormai non c&#8217;era pi&ugrave; alcuna ragione per tornare alla vita vera, nessun motivo per cui scontrarsi ancora con la cruda verit&agrave;. Preferiva restare l&igrave;, nel suo mondo di favole e bugie. Nei suoi sogni romantici, inconsapevole dei pericoli. Ovunque fosse, non importava. In comunit&agrave;, per la strada, in una clinica psichiatrica. Le bastava solo l&#8217;illusione di avere un uomo accanto che la stringesse forte. Che le stesse accanto in ogni momento. Che si innamorasse dei suoi occhi belli e azzurri.</span></span></p>
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		<title>Da Guidonia a Chiaiano</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Feb 2009 17:22:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Bruna Maria Errico]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Chiaiano]]></category>
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		<description><![CDATA[Rassegnatamente disgustata, non ho potuto far niente di diverso che scendere da quel pullman. Un vecchio, guardandomi insistentemente, ha iniziato a toccarsi. E&#8217; la prima volta che capita a me direttamente, ma non &#232; la prima volta che sento storie del genere. Amiche e conoscenti mi raccontano spesso di esperienze simili. E a me ogni [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; "><span style="font-size: small; "><span style="font-family: Arial; ">Rassegnatamente disgustata, non ho potuto far niente di diverso che scendere da quel pullman.  Un vecchio, guardandomi insistentemente, ha iniziato a toccarsi. E&#8217; la prima volta che capita a me direttamente, ma non &egrave; la prima volta che sento storie del genere. Amiche e conoscenti mi raccontano spesso di esperienze simili. E a me ogni volta viene in mente chi superficialmente, a proposito di violenze e molestie subite, ha ancora il coraggio e la ristrettezza mentale di incolpare le donne e il loro modo di vestire spesso troppo provocante. A volte capita ancora che una gonna troppo corta o una scollatura eccessiva possano far pensare a male. Ma trovo un po&#8217; triste e paradossale giustificare tali patologie attribuendo assurde colpe a un modo di vestire un po&#8217; egocentrico. E&#8217; ingiusto aver paura di camminare per la strada, di prendere un treno, di scendere di casa in orari meno di punta. Ed &egrave; ancora pi&ugrave; ingiusto quando a subire certe molestie, anche solo con uno sguardo malato, siano delle bambine o delle ragazzine ancora inconsapevoli di certe depravazioni. La gente malata, i molestatori sono ovunque. Anche seduti di fronte a te in un pullman zeppo di gente. E tutto ci&ograve; che sembra possibile fare, &egrave; restare in attesa del prossimo stupro, della prossima vittima della perversit&agrave; altrui.</span></span></p>
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		<title>Tesoro mio</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 01:19:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Bruna Maria Errico]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Maltrattata dall&#8217;et&#224; di sei anni. Lividi e bestemmie le restavano addosso come tatuaggi marchiati a fuoco. E a sangue. La pelle le bruciava, per le ferite e per il gonfiore. Gli occhi trattenevano le lacrime, pur di non dare soddisfazioni. Pur di non mostrare la propria sconfitta, la propria fragilit&#224;. Indifesa e affranta fuggiva in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Maltrattata dall&#8217;et&agrave; di sei anni. Lividi e bestemmie le restavano addosso come tatuaggi marchiati a fuoco. E a sangue. La pelle le bruciava, per le ferite e per il gonfiore. Gli occhi trattenevano le lacrime, pur di non dare soddisfazioni. Pur di non mostrare la propria sconfitta, la propria fragilit&agrave;. Indifesa e affranta fuggiva in qualche Chiesa del paese, dal suo parroco di fiducia. Dal suo Dio. Quello che invocava nei momenti di dolore. Provava a liberarsi, ma l&#8217;odio per una madre che non la preferiva al suo compagno era pi&ugrave; forte&#8230; e a volte si riversava in tutta la sua potenza. Con violenza, con passione, con dolore, unghie e amore. Con la rabbia spasmodica di chi sa come distruggere. E perch&egrave;. Voleva qualcosa di diverso. Voleva dolcezza, premure, carezze, affetto. Voleva un abbraccio, un sorriso. Voleva le attenzioni di un padre. Voleva essere la prima per sua madre. Una serie di desideri rimasti inespressi, di sogni infranti, di paure persistenti. Di illusioni, di impotenze, di insicurezze. Di ingiustizie che, come un vortice da cui non pu&ograve; liberarsi, la trascinano ancora in tutto ci&ograve; che lei mai avrebbe voluto.</span></span></p>
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		<title>L&#8217;insostenibile leggerezza dell&#8217;essere</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 16:43:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Bruna Maria Errico]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[adelphi]]></category>
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		<category><![CDATA[milan kundera]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;insostenibile leggerezza dell&#8217;essere di Milan Kundera editore adelphi prezzo di copertina 10 Euro Milan Kundera affronta in questo avvincente romanzo un problema metafisico ed esistenzialistico: l&#8217;irripetibilit&#224; della vita. O, per meglio dire, l&#8217;ineluttabilit&#224; &#160;del divenire che tutto consuma, quel divenire che ci attraversa e ci comunica ogni giorno l&#8217;impossibilit&#224; del ritorno. Della ripetizione. Le storie [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><strong>L&#8217;insostenibile leggerezza dell&#8217;essere<br />
di Milan Kundera<br />
editore adelphi<br />
prezzo di copertina 10 Euro</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Milan Kundera affronta in questo avvincente romanzo un problema metafisico ed esistenzialistico: l&#8217;irripetibilit&agrave; della vita. O, per meglio dire, l&#8217;ineluttabilit&agrave; &nbsp;del divenire che tutto consuma, quel divenire che ci attraversa e ci comunica ogni giorno l&#8217;impossibilit&agrave; del ritorno. Della ripetizione. <br />
Le storie che si incrociano, quasi a ricreare idealmente il perfetto quadrato amoroso delle Affinit&agrave; Elettive di Goethe,&nbsp;non&nbsp;sono pervase affatto da qualsivoglia forma di moralismo, sviluppandosi in modo avvincente, non lineare.&nbsp;E i personaggi, lungi dall&#8217;essere riscattati da un qualcosa, sono destinati ad&nbsp;essere inghiottiti dal cono d&#8217;ombra che sempre di pi&ugrave; si estende sulle loro vite.&nbsp; Non siamo di fronte ai personaggi di Dostoevskji, dannati che nel culmine della loro sconfitta trovano l&#8217;inizio del riscatto.Non c&#8217;&egrave; catarsi&nbsp;in questa tragedia, &nbsp;il cui coro, come ben ha scritto Tabucchi, &quot;<span class="tcorpotesto"> &egrave; forse l&#8217;insostenibile &quot;sorriso&quot; del loro cane Karenin, che malato di cancro li precede nell&#8217;ombra&quot;. </span></span></span></p>
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		<title>Pagina 887</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2009 20:04:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Bruna Maria Errico]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lei scrive. Sforzandosi di farlo in italiano. Sbagliando di continuo. Ma non le importa. Va avanti. Continua a scrivere. Ore intere. Pagine intere di un diario che non ha mai fine. Chiss&#224; di che racconta. Forse di s&#232;, delle sue emozioni. Dei suoi weekend nei Quartieri. Delle sue nottate in motorino. Nessuno lo sa. Nessuno [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Lei scrive. S</span></span><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">forzandosi di farlo in italiano. Sbagliando di continuo. Ma non le importa. Va avanti. Continua a scrivere. Ore intere. Pagine intere di un diario che non ha mai fine. Chiss&agrave; di che racconta. Forse di s&egrave;, delle sue emozioni. Dei suoi weekend nei Quartieri. Delle sue nottate in motorino. Nessuno lo sa. Nessuno pu&ograve; accostrarsi a quei racconti. Lei nasconde e protegge gelosamente ogni riga stampata su quei fogli. E la sera, prima di andare a dormire, rilegge tutto. Immergendosi nei suoi ricordi, rifugiandosi nelle sue sensazioni. Emozionandosi. Pensando alle sue giornate al di l&agrave; di quella che per lei non &egrave; altro che una prigione. Finch&egrave; i suoi occhi non si chiudono per la stanchezza. Le sue 887 pagine accanto. E si addormenta.</span></span></p>
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		<title>If you had a bad day</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2009 12:04:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Bruna Maria Errico]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[bad day]]></category>
		<category><![CDATA[maria de filippi]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica bestiale, domenica di partite perse, di rigori e di abboffate. Domenica a casa, a oziare, a vagare per la casa alla ricerca di qualcosa da fare. Domenica sveglia tardi, o presto se devi studiare. Domenica post-sbronza, da mal di testa che ti lacera le tempie, gli occhi. Domenica fredda, triste, grigia, annoiata. Domenica di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; "><span style="font-size: small; "><span style="font-family: Arial; ">Domenica bestiale, domenica di partite perse, di rigori e di abboffate. Domenica a casa, a oziare, a vagare per la casa alla ricerca di qualcosa da fare. Domenica sveglia tardi, o presto se devi studiare. Domenica post-sbronza, da mal di testa che ti lacera le tempie, gli occhi. Domenica fredda, triste, grigia, annoiata. Domenica di desolazione per la strada. Domenica che &egrave; meglio non uscire perch&egrave; gira brutta gente. Domenica ultimo giorno della settimana. Domenica spenta. Odiata da tutti. Domenica in famiglia, domenica di chi mangia fino a scoppiare per poi cedere alla pennichella pomeridiana. Domenica di chi resta sveglio, perch&egrave; dormire il pomeriggio fa venire mal di testa, fa sembrare passata un&#8217;altra giornata. Fa aumentare la voglia del lunedi. Del martedi, ma anche del sabato. Domenica di chi aspetta la sera per andare al cinema. E resta ore intere nel traffico per raggiungerlo. Domenica di chi soffre, di chi litiga, di chi vorrebbe partire per non ricominciare un&#8217;altra settimana infernale. Domenica di angosce, ansie, depressioni, frustrazioni, paranoie. Domenica da film alla tv o in dvd. Domenica da Maria de Filippi o Dottor House. Domenica da cimitero. Da sette del mattino. Domenica da messa nella parrocchia di appartenenza. Domenica di urla e di passioni. Domenica di notte. Domenica di pomeriggio. Domenica di sangue.</span></span></p>
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		<title>Train to Piscinola</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 19:15:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Bruna Maria Errico]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Piscinola]]></category>

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		<description><![CDATA[Incontrollabile. Quell&#8217;impulso di scappare non riesco a bloccarlo. Mi sento repressa, imprigionata dai miei stessi pensieri e da quelli degli altri. Qualcuno mi segue, mi controlla, mi deprime opprimendomi. Voglio stare sola, senza guardie del corpo, senza condizionamenti. Senza ansie, senza sentirmi osservata di continuo. Ho bisogno di me stessa, del mio spazio. Di muovermi. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; "><span style="font-size: small; "><span style="font-family: Arial; ">Incontrollabile. Quell&rsquo;impulso di scappare non riesco a bloccarlo. Mi sento repressa, imprigionata dai miei stessi pensieri e da quelli degli altri. Qualcuno mi segue, mi controlla, mi deprime opprimendomi. Voglio stare sola, senza guardie del corpo, senza condizionamenti. Senza ansie, senza sentirmi osservata di continuo. Ho bisogno di me stessa, del mio spazio. Di muovermi. Di prendermela con la mia solitudine. Di autonomia. Ma non ho i mezzi per farlo. Pensano sia meglio cos&igrave; per me&hellip; perch&eacute; sono confusa, non posso ancora decidere da sola. Devo fare ci&ograve; che dicono, ci&ograve; che pensano sia pi&ugrave; giusto. Devo uscire, mangiare, dormire, parlare sempre e solo quando loro credono sia meglio farlo. E dentro di me si fa sempre pi&ugrave; spazio la voglia di perdermi. Nelle mie paure, nei miei sogni, nelle mia angosce, nei miei dubbi. Nelle mie sofferenze. Nelle mie inquietudini. Mi manca tutto, mi manca una famiglia. Ho una madre che non trovo pi&ugrave;. Un padre che non &egrave; mai stato tale. Un fratello dove io non sar&ograve; mai. Non ho amici, c&rsquo;&egrave; un muro di pietra tra me e il mondo intero. Non provo affetto, amore, solidariet&agrave;, dispiacere. Niente di tutto questo mi appartiene. Resto impassibile. Tutto ci&ograve; che conta &egrave; difendermi. Proteggermi, ripetermi. Immobilizzarmi. E c&rsquo;&egrave; qualcosa che mi spinge a farlo, non so cosa. So solo che non so controllarlo. Ho bisogno di riempire i buchi.</span></span></p>
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		<title>Eredità primitive</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 16:15:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Bruna Maria Errico]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il solito ingorgo delle sette del mattino. Scendo, ritardo di qualche minuto e sono costretta a restare nel traffico ore intere. Stamattina &#232; diverso. Tutto sembra peggiore&#8230; pi&#249; macchine, pi&#249; gente, il pullman sembra quasi immobile nella strada. Inizio a innervosirmi, che sar&#224; successo? Forse la pioggia. Forse un incidente. Forse la solita sfortuna di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; "><span style="font-size: small; "><span style="font-family: Arial; ">Il solito ingorgo delle sette del mattino. Scendo, ritardo di qualche minuto e sono costretta a restare nel traffico ore intere. Stamattina &egrave; diverso. Tutto sembra peggiore&#8230; pi&ugrave; macchine, pi&ugrave; gente, il pullman sembra quasi immobile nella strada. Inizio a innervosirmi, che sar&agrave; successo? Forse la pioggia. Forse un incidente. Forse la solita sfortuna di quando sei in ritardo e tutto ti si mette contro. E invece no&#8230; si cammina un po&#8217;. Poi ci si ferma. Davanti al pullman un uomo sulla quarantina, scendendo di fretta dalla sua macchina, parcheggiata nel bel mezzo della strada, si scaglia violentemente contro un signore. Pi&ugrave; anziano di lui. Anche pi&ugrave; calmo. E inizia a prenderlo a pugni, finch&egrave; non cade a terra e inizia coi calci. C&#8217;&egrave; odio sul suo volto, c&#8217;&egrave; rabbia, passione, violenza, cattiveria. E&#8217; completamente rosso e sudato. E non si ferma. Una signora tenta di intervenire, tirandolo per i capelli. Ma niente. Arrivano altri uomini, chi con l&#8217;mp3 nelle orecchie chi con un ombrello in mano&#8230; semplici passanti. E riescono a separarli. Il signore pi&ugrave; anziano viene consolato, il quarantenne continua a imprecargli contro, mentre gli altri lo mantengono. E lo spingono dal lato opposto, cercando di placare i suoi impulsi animaleschi. Finalmente corre, si chiude nella propria macchina e scappa via sgommando. Sbalordita e incredula di fronte al tutto, mi accorgo adesso che aveva due bambini con s&egrave;, ognuno di 5 anni al massimo. E resto ancora pi&ugrave; scioccata per qualche minuto. Uno dei tanti comportamenti, comuni e frequenti all&#8217;inverosimile, che per comprendere, smaltire e perdonare mi fanno impiegare un bel po&#8217; di tempo.Senza alcun risultato.</span></span></p>
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		<title>Uno in più</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 19:39:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Bruna Maria Errico]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Impregnata di una cultura radicata, lontana mille miglia dalle mie concezioni. Provavo a dirglielo, a spiegarle che non avrebbe avuto senso farlo adesso. A sedici anni, quando si &#232; ancora troppo bambini per crescere un bambino. Quando ancora non si sa bene che rotta prender&#224; la nostra vita. Quando ancora non si &#232; certi che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Impregnata di una cultura radicata, lontana mille miglia dalle mie concezioni. Provavo a dirglielo, a spiegarle che non avrebbe avuto senso farlo adesso. A sedici anni, quando si &egrave; ancora troppo bambini per crescere un bambino. Quando ancora non si sa bene che rotta prender&agrave; la nostra vita. Quando ancora non si &egrave; certi che la persona accanto a noi sia davvero quella che vorremo per sempre. Quando ancora ci si sofferma sulle altre ragazzine per strada che guardano storto, o sulla magliettina stretta da indossare per essere fashion. Ma la sua voglia era troppa, la volont&agrave; di coronare il loro amore con un simbolo concreto non sentiva ragioni. E per quanto mi sforzassi, tentassi di mostrarle tutto il peggio che riuscivo a trovare, non ottenni niente. Lei se lo sentiva, il suo ragazzo ormai l&#8217;aveva convinta. E lei non ci trovava niente di assurdo nel desiderarlo cos&igrave;. In fondo ne aveva viste tante che alla sua et&agrave; avessero gi&agrave; un figlio, a volte anche due, a volte anche di pi&ugrave;. Quindi che problema c&#8217;era? Non pensava ad altro, non pensava al fatto di non avere un lavoro, una casa, una stabilit&agrave;. Non pensava al fatto che doveva badare prima a se stessa, al suo benessere, alla sua indipendenza emotiva e non. Solo dopo avrebbe potuto crescere e curare un altro. Non pensava a niente di tutto ci&ograve;. Non lo faceva. Per una sola ragione: lei se lo sentiva. E quando le parlavi taceva, sembrava stesse capendo. Sembrava stesse ragionando su ci&ograve; che le dicevi. E invece no. Lei continuava a sentirlo.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lacrime</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Nov 2008 18:18:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Bruna Maria Errico]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Urban... storie di periferia]]></category>
		<category><![CDATA[nancy]]></category>
		<category><![CDATA[quindici anni]]></category>

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		<description><![CDATA[Occhi a mandorla, grandi e espressivi. Occhi da egiziana, e basta un po&#8217; di matita nera per renderli ancora pi&#249; profondi. Sono gli occhi di una donna di appena quindici anni che ha gi&#224; vissuto tanto, troppo. Ingiustamente. Occhi tristi, teneri, appassionati, semplici, assenti. Disperati. Sono occhi che cercano una casa. Un futuro. Occhi che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">Occhi a mandorla, grandi e espressivi. Occhi da egiziana, e basta un po&#8217; di matita nera per renderli ancora pi&ugrave; profondi. Sono gli occhi di una donna di appena quindici anni che ha gi&agrave; vissuto tanto, troppo. Ingiustamente. Occhi tristi, teneri, appassionati, semplici, assenti. Disperati. Sono occhi che cercano una casa. Un futuro. Occhi che cercano stabilit&agrave; in un fidanzato possessivo, o in un lavoro nei quartieri di cui accontentarsi. Occhi che hanno bisogno di condividere, anche solo il momento delle pulizie. Occhi che per&ograve; vogliono anche stare soli, persi nelle lettere scritte sui loro diari. Sono affettuosi e frizzanti, brillano dalla contentezza. Fanno trasparire una voglia di andare avanti e un&#8217;elettricit&agrave; che lasciano senza difesa alcuna. Altre volte si trovano in totale sconforto, incapaci di reagire. Di rispondere alle domande, di pensare a ci&ograve; che non sia la tragicit&agrave; della propria esistenza. Si illuminano quando una canzone neomelodica viene trasmessa alla radio&#8230; e cantano, emulando la voce di Nancy. Si commuovono. E si girano altrove spaventati dalla possibilit&agrave; che qualcuno li veda.</span></span></p>
<p align="center" style="">
<span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">Sola, tutt&#8217; &#8216;e nnotti &#8216;nu cuscino me consola<br />
e me perdo dint&#8217; &#8216;e braccia &#8216;e &#8216;nu ricordo<br />
&#8216;e &#8216;na storia ca nun&#8217;era degna &#8216;e me<br />
e m&ograve; sto sola<br />
quanta vote m&#8217;hai giurato &#8216;o vero ammore<br />
m&#8217;hai lassato &#8216;na ferita diint&#8217; &#8216;o core<br />
ca nisciuno po&#8217; sana&#8217;</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">Gridano a bassa voce, rompendo il silenzio di quella casa che non &egrave; sua. E non lo sar&agrave; mai.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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