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	<title>Città del Monte &#187; &#8216;A maglia d&#8217;a Salute</title>
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	<description>Giornale Online</description>
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		<title>Vaccinazioni: cosa bisogna sapere</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Nov 2017 16:57:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Scotti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA['A maglia d'a Salute]]></category>
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		<description><![CDATA[Un incontro – dibattito di attualità ed interesse: Vaccinazioni: cosa bisogna sapere, il 30 novembre 2017 alle ore 18.00 in Napoli,  presso la Sala Valeriano, alla Piazza del Gesù, nr. 2;organizzato dal Centro Culturale Gesù Nuovo, nell’ambito delle attività promosse per contribuire alla corretta informazione sanitaria. Un incontro importante, partendo dal presupposto che in Italia, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/vacunas-.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11457" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/12/vacunas-.jpg" alt="vacunas" width="830" height="532" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un incontro – dibattito di attualità ed interesse: <strong>Vaccinazioni: cosa bisogna sapere</strong>, il 30 novembre 2017 alle ore 18.00 in Napoli,  presso la Sala Valeriano, alla Piazza del Gesù, nr. 2;organizzato dal <strong>Centro Culturale Gesù Nuovo</strong>, nell’ambito delle attività promosse per contribuire alla corretta informazione sanitaria. Un incontro importante, partendo dal presupposto che in Italia,  nonostante le numerose campagne di vaccinazione ed informazione, sul piano dei vaccini c’è ancora molto da fare. Il vaccino, unico modo che abbiamo per difenderci da malattie infettive che nei casi peggiori possono portare alla morte.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Centro Culturale Gesù Nuovo</strong> –  Inteso come spazio di formazione e di dibattito soprattutto per le giovani generazioni, aperto sulla città di Napoli e sui suoi immani problemi. Nasce da una profonda ispirazione cristiana che vuole coniugare fede in Cristo e problematiche sociali della città ed è aperto a tutti coloro che, nella convinzione solo la fede e un senso della giustizia e della solidarietà profondamente radicati possono cercare e proporre soluzioni, senza cadere nello scoraggiamento e, nella rassegnazione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Programma</strong> <strong>dell’incontro</strong> – Moderato da <strong>Guglielmo Borgia-Mario Visconti</strong>, con gli interventi di <strong>Giovanni Di Minno</strong>, <em>Il Centro Culturale Gesù Nuovo: contributo per una corretta informazione sanitaria; </em><strong>Ivan Gentile</strong>,  <em>Copertura Vaccinale e Nuovo Piano Vaccinale; </em> <strong>Carlo Tascini</strong>, <em>Le Vaccinazioni anti-meningiti</em>; <strong>Emanuele Durante Mangoni</strong>, <em>Le Vaccinazioni nel soggetto immunocompromesso</em>; <strong>Alberto Enrico Maraolo</strong>, <em>La diﬃdenza verso le vaccinazioni tra passato e presente. Radici del fenomeno e proposte di soluzione</em>; <strong>Manuela Sommantico, </strong> <em>Il ruolo del Centro Vaccinale.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Cos’è il vaccino</strong> &#8211; È una delle più grandi scoperte dell’umanità, che ha salvato e salva milioni di vite umane, ha ridato speranza a tantissimi bambini, ha reso le ultime generazioni sane. <em> </em>Si compone di prodotti farmaceutici costituiti da piccole quantità di un certo microrganismo in grado di causare una malattia infettiva, e in qualche caso solo da una porzione del microrganismo, trattati in modo da far perdere loro la capacità infettante, quindi di generare la malattia, ma non quella immunogena,  cioè la capacità di scatenare la reazione di difesa immunitaria. In questo modo, una volta somministrato, un vaccino non solo non provoca la malattia ma, al contrario, determina nella persona vaccinata una valida difesa nei confronti della malattia stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Le vaccinazioni in Italia</strong> – Negli ultimi 15 anni è stato intrapreso un percorso culturale che puntava all&#8217;adesione consapevole e volontaria dei cittadini alle vaccinazioni. Fino all&#8217;estate 2017, le vaccinazioni obbligatorie in Italia erano quattro &#8211; antidifterica, antitetanica, antiepatite B e antipoliomielitica &#8211; anche se molte altre venivano comunque offerte attivamente e gratuitamente dal servizio sanitario. Una nuova legge, definitivamente approvata nell&#8217;estate 2017, ha portato a 10 le vaccinazioni obbligatorie per la fascia d&#8217;età 0-16 anni, aggiungendo anti-poliomelitica, l’ anti-difterica, l’anti-tetanica; l’anti-epatite B; l’anti-pertosse; l’anti <em>Haemophilusinfluenzae</em> tipo B; l’anti-morbillo; l’anti-rosolia; l’anti-parotite e l’anti-varicella.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>L’importanza dei vaccini </strong>-  Da quando sono stati scoperti e introdotti in campo medico, hanno salvato milioni di vite e contribuito a far scomparire malattie mortali, prima tra tutte il vaiolo. Eppure molte persone sembrerebbero aver dimenticato gli importanti passi in avanti e i grandi benefici dei vaccini, assistendo, negli ultimi anni, ad un notevole calo delle vaccinazioni. Fenomeno preoccupante che ha richiamato l’attenzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, e dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute, che hanno evidenziato un legame tra il calo dei vaccini e l’incremento di alcune malattie infettive, prima quasi del tutto scomparse.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il vaccino e i timori</strong> – A seguito dell’allungamento della vita media, delle maggiori possibilità di cura a disposizione e della diffusione di informazioni provenienti da fonti poco attendibili, le famiglie sono sempre più convinte, che la scelta migliore sia quella di non vaccinare i propri figli, spesso perché i vaccini vengono considerati pericolosi e inutili. Viceversa, dal punto di vista scientifico, medico e sociale è invece del tutto illogico e pericoloso non vaccinare. Come superare ostacoli e polemiche? Serve informazione, trasparenza, operatori sanitari non solo preparati professionalmente ma anche alla comunicazione. Serve tempo per spiegare, raccontare, illustrare. <strong>Vaccinazioni: cosa bisogna sapere </strong>ed un articolo di giornale a chiamata, rispondono.</p>
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		<title>L&#8217;effetto alone: quando le posate cambiano il gusto percepito del cibo</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2015 16:39:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Teresa Montesarchio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA['A maglia d'a Salute]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>
		<category><![CDATA[esperimenti]]></category>
		<category><![CDATA[gusto]]></category>
		<category><![CDATA[neurogastronomia]]></category>
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		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Uno dei principali obiettivi della gastronomia è prendersi cura del benessere dei clienti. Visti i progressi che la ricerca ha compiuto anche in ambito gastronomico, sembra che chiunque desideri ottimizzare la piacevolezza del cibo che serve -o che mangia- possa beneficiare da tutta quella serie di informazioni che va oltre gli elementi edibili serviti sul [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/teresa-montesarchio-posateria-cittadelmonte-neurogastronomia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10335" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/teresa-montesarchio-posateria-cittadelmonte-neurogastronomia-300x175.jpg" alt="teresa montesarchio posateria cittadelmonte neurogastronomia" width="300" height="175" /></a>Uno dei principali obiettivi della gastronomia è prendersi cura del benessere dei clienti. Visti i progressi che la ricerca ha compiuto anche in ambito gastronomico, sembra che chiunque desideri ottimizzare la piacevolezza del cibo che serve -o che mangia- possa beneficiare da tutta quella serie di informazioni che va oltre gli elementi edibili serviti sul piatto. <strong>Una particolare attenzione al modo in cui il cibo viene consumato e alla tipologia di utensili e recipienti utilizzati sembra essere necessaria, dunque, a tutti coloro che desiderano offrire ai propri clienti e consumatori un&#8217;esperienza alimentare ineccepibile</strong>. Infatti, come Kriengelbach del dipartimento di Psichiatria dell&#8217;Università di Oxford ha recentemente avanzato, c&#8217;è molto da guadagnare da una migliore comprensione del modo in cui il piacere del cibo viene generato nelle nostre menti, poiché il gusto non è nel cibo in sé, essendo creato dal cervello attraverso sistemi complessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo, il gruppo di ricerca formato da Charles Michel, Carlos Velasco e Charles Spence del Dipartimento di Psicologia Sperimentale dell&#8217;Università di Oxford si è chiesto:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><strong>Può la posateria influire sulla percezione della qualità del cibo?</strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Scoprire se la posateria abbia o meno tale potere sulla valutazione del cibo da parte del consumatore, risulta essere di grande interesse per molti professionisti, quali designer e chef, oltre che per tutti gli appassionati di cucina.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>L&#8217;esperimento al Grand Hotel Sheraton di Edimburgo, Regno Unito</strong></p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;esperimento hanno preso parte 111 soggetti, divisi in due gruppi: il Gruppo n.1 si è servito di <strong>posate di alta qualità</strong>, solitamente utilizzate per i banchetti, mentre il Gruppo n.2 ha utilizzato una <strong>posateria più convenzionale</strong> e di qualità minore, solitamente utilizzata nelle mense del personale degli hotel. Il peso della forchetta da banchetto era di 84 g, mentre quello della forchetta da mensa era di 26 g. Il coltello da banchetto pesava 132 g, mentre quello da mensa 38 g. Le portate servite erano identiche per entrambi i gruppi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa ne è emerso?</strong><br />
I partecipanti del Gruppo n.1 hanno gradito il proprio cibo più del Gruppo n.2. I partecipanti del Gruppo n.1 hanno valutato la portata principale come impiattata più artisticamente rispetto a quelli del Gruppo n.2 e avrebbero pagato significativamente di più per i il cibo consumato. Nonostante tutti i partecipanti all&#8217;esperimento abbiano mangiato esattamente lo stesso cibo nelle stesse quantità, emergono chiare e significative differenze in termini di gradevolezza del cibo. La posateria utilizzata per portare il cibo dal piatto alla bocca, che costituisce chiaramente un fattore esterno al cibo in sé, sostanzialmente influenza la qualità del cibo percepita da chi lo consuma.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come si spiegano i risultati?</strong><br />
Vi sono diverse proprietà sensoriali della posateria potenzialmente in grado di modulare la gradevolezza percepita del cibo. Le proprietà del materiale in termini di metallo utilizzato possono influenzare la percezione dell&#8217;intensità del gusto, ma nel presente studio sia la posateria da banchetto che quella da mensa erano in acciaio inossidabile. Le variabili principali coinvolte in questo esperimento, invece, sembrano essere l&#8217;apparenza estetica e le sensazioni tattili della posateria. Nonostante sia probabile che la piacevolezza estetica della posateria possa influire su cosa le persone pensano del cibo che stanno per mangiare, recenti ricerche hanno dimostrato che è proprio il peso degli utensili che vengono utilizzati per mangiare influisce sulla valutazione della qualità del cibo da parte del consumatore. Alcune teorie cognitive spiegano questo risultato con il concetto di trasferimento delle sensazioni, altrimenti detto <em>effetto alone</em>, secondo cui <strong>le proprietà sensoriali percepite attraverso la posateria vengono trasferite al cibo che si sta mangiando</strong>. Altri ipotizzano che il maggior peso delle posate catturi maggiormente l&#8217;attenzione del consumatore, che risulta, così, più attento a ciò che mangia. Nel presente studio c&#8217;è anche da dire che i partecipanti hanno consumato il cibo nella sala da pranzo del Grand Hotel Sheraton di Edimburgo e, probabilmente, l&#8217;ambiente lussuoso ha contribuito a formare un&#8217;alta aspettativa rispetto al servizio che potrebbe essere stata delusa dalla posateria più leggera, traducendosi, così, in un appiattimento della bontà percepita del cibo. Nonostante le diverse e plausibili teorie cognitive, gli autori dello studio ritengono sia più probabile la prima ipotesi, in quanto sostenuta da altri studi.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>La pesantezza della posateria si traduce in un aumento della gradevolezza totale dell&#8217;esperienza alimentare grazie all&#8217;effetto alone.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Fonti:</strong></p>
<ul>
<li>Kringelbach ML. (2015) The pleasure of food: underlying brain mechanisms of eating and other pleasures. <em>Flavour, 4</em>:20</li>
<li>Michel, C, Velasco, C, Spence, C (2015) Cutlery matters: heavy cutlery enhances diners’ enjoyment of the food served in a realistic dining environment.<em> Flavour, 4:</em> 26</li>
<li>Piqueras-Fiszman B, Alcaide J, Roura E, Spence C. (2012) Is it the plate or is it the food? Assessing the influence of the color (black or white) and shape of the plate on the perception of the food placed on it. <em>Food Qual Prefer, 24</em>: 205-8</li>
</ul>
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		<title>I 9 paradossi (più 1) delle personalità creative</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Aug 2015 16:13:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Teresa Montesarchio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA['A maglia d'a Salute]]></category>
		<category><![CDATA[creativita]]></category>
		<category><![CDATA[Mihaly Csikszentmihalyi]]></category>
		<category><![CDATA[personalità]]></category>
		<category><![CDATA[psicologo casalnuovo]]></category>
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		<category><![CDATA[Teresa Montesarchio]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli individui creativi sono persone fuori dal comune per la loro abilità di adattarsi a diversi contesti e di gestire qualsiasi situazione sia necessario gestire per raggiungere i propri obiettivi. Per essere capaci di fare ciò, le persone creative sono dotate di una personalità complessa, poliedrica, che vede la compresenza di caratteristiche che comunemente non ritroviamo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/teresa-montesarchio-cittadelmonte-creatività.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10313" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/teresa-montesarchio-cittadelmonte-creatività-300x200.jpeg" alt="teresa montesarchio cittadelmonte creatività" width="300" height="200" /></a>Gli individui creativi sono persone fuori dal comune per la loro abilità di adattarsi a diversi contesti e di gestire qualsiasi situazione sia necessario gestire per raggiungere i propri obiettivi. </strong>Per essere capaci di fare ciò, le persone creative sono dotate di una <strong>personalità complessa</strong>, poliedrica, che vede la compresenza di caratteristiche che comunemente non ritroviamo associate nelle persone, in quanto vengono considerate mutuamente escludentesi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avere una personalità complessa significa essere capaci di esprimere l&#8217;intero range di tratti potenzialmente presenti nel repertorio umano</strong>, ma che usualmente si atrofizzano nelle persone, poiché il giudizio induce le persone a ragionare per estremi: si pensa, così, che un estremo sia buono e l&#8217;altro cattivo. Molti di noi hanno un lato <em>oscuro</em> represso che rifiutano di riconoscere. Le persone molto ordinarie, ad esempio, desiderano essere spontanee, mentre le persone sottomesse desiderano essere dominanti. <strong>Fino a quando misconosciamo queste <em>zone d&#8217;ombra</em>, non saremo soddisfatti.</strong> Ma solitamente lo facciamo e combattiamo contro noi stessi, nel tentativo di essere all&#8217;altezza di un&#8217;immagine che distorce il nostro vero essere. Una personalità complessa è in grado di muoversi da un estremo all&#8217;altro in base ai contesti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Di seguito sono elencate 9 caratteristiche paradossali delle persone creative individuate dallo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi</strong> durante la sua pluridecennale esperienza nella ricerca sulle personalità creative: vediamo quali sono!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1. I GENI E L&#8217;AMBIENTE</strong><br />
<strong>La creatività è facilitata da una predisposizione genetica per un campo specifico:</strong> una persona il cui sistema nervoso è più sensibile ai colori e alla luce, sarà avvantaggiata nell&#8217;arte visiva, mentre una persona nata con qualità vocali perfette ed orecchio musicale avrà predisposizione per la musica. Essendo migliori in campi specifici, queste persone diventeranno più profondamente interessate ai suoni o ai colori, impareranno di più su questi argomenti e, di conseguenza, saranno in una posizione vantaggiosa per apportare innovazione nel campo della musica o dell&#8217;arte visiva. Per quanto riguarda la scienza, nonostante molti grandi scienziati sembrano essere stati attratti dai numeri e dalla sperimentazione sin da bambini, pare vi sia poca relazione fra il talento espresso nell&#8217;infanzia e la creatività nel campo delle scienze in età adulta. Ad ogni modo, uno speciale vantaggio sensoriale potrebbe essere responsabile per lo sviluppo di un interesse precoce in un campo specifico, che è certamente un ingrediente importante della creatività. Ma i geni non sono tutto: <strong>una persona ha anche bisogno di avere possibilità di accesso al campo di propria predilezione e la fortuna gioca un grande ruolo.</strong> Essere nati in una famiglia benestante o aver frequentato buone scuole, aver avuto buoni mentori e guide ovviamente rappresenta un grande vantaggio. Ma nemmeno la fortuna è tutto: molte persone creative hanno mostrato coraggio e determinazione straordinari nell&#8217;aprirsi da sole un varco in un campo anche quando la fortuna non era dalla loro parte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. L&#8217;ATTIVITA&#8217; E IL RIPOSO</strong><br />
Gli individui creativi hanno tanta energia fisica. Lavorano per tante ore, con grande concentrazione, proiettando un&#8217;aura di freschezza e di entusiasmo. Ma l&#8217;energia di queste persone è internamente generata ed è dovuta più alle loro menti focalizzate che alla superiorità dei loro geni. <strong>Le persone creative non sono necessariamente iperattive: infatti, riposano spesso e dormono tanto.</strong> Ma quando lavorano, la loro energia è sotto il loro pieno controllo. Quando necessario, le persone creative sanno focalizzare le proprie risorse energetiche sul compito, come un raggio laser. Quando non è così, subito cominciano a ricaricare le batterie. Considerano, infatti, l&#8217;alternanza fra attività e ozio molto importante ai fini del successo nel loro lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3. L&#8217;INTELLIGENZA DISCRETA</strong><br />
Gli individui creativi tendono ad essere intelligenti, ma non eccessivamente. <strong>Una bassa intelligenza può minare la creatività, ma essere intellettualmente brillanti può, ugualmente, essere di detrimento alla creatività.</strong> Le persone con un alto quoziente intellettivo, infatti, possono essere eccessivamente auto-compiacenti: sicure della propria superiorità mentale, perdono ogni tipo di curiosità, essenziale per creare qualcosa di nuovo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4. LA CONVERGENZA E LA DIVERGENZA DI PENSIERO</strong><br />
<strong>Le persone che apportano novità in un campo specifico, sembrano essere capaci di usare bene due stili opposti di pensiero: quello convergente e quello divergente.</strong> Il pensiero convergente riguarda il risolvere problemi razionali e ben definiti che prevedono una sola risposta corretta. Il pensiero divergente si utilizza per quei problemi che hanno diverse possibili soluzioni, fra le quali nessuna di esse può essere considerata corretta all&#8217;unanimità: è l&#8217;abilità di generare una grande quantità di idee, di muoversi da una prospettiva all&#8217;altra e di produrre inusuali associazioni di pensiero. Il pensiero divergente non è molto utile senza la capacità di discernere una buona idea da una cattiva idea e la selettività richiede la capacità di pensiero convergente. Molte persone creative, ad esempio, fra tutte le idee che producono -grazie al pensiero divergente- hanno solo due o tre idee buone in tutta la propria carriera -selezionate grazie al loro pensiero convergente- ma sono così buone che le tengono impegnate per tutta la loro vita.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5. LA GIOCOSITA&#8217; E LA DISCIPLINA</strong><br />
Un ulteriore tratto paradosso si riferisce alla combinazione correlata di giocosità e disciplina. Un atteggiamento giocoso e leggero è tipico delle persone creative, che sono, però, anche ostinate e perseveranti, in quanto sanno bene che il lavoro duro è necessario per condurre una nuova idea a compimento e superare gli ostacoli che, in quanto persone creative, inevitabilmente incontrano. <strong>Le persone creative alternano immaginazione e fantasia da un lato e un radicato senso di realtà dall&#8217;altro.</strong> Si staccano dal presente senza perdere contatto con il passato, essendo ben consapevoli dei contributi degli studiosi che le hanno precedute. Sono anche consapevoli del ruolo che la fortuna ha giocato nei propri risultati. E sono tipicamente tanto focalizzate sui progetti futuri e le sfide del presente che i loro risultati passati, non importa quanto eccezionali, non hanno grande importanza per loro. Allo stesso tempo, le persone creative sanno che, in confronto agli altri, hanno ottenuto grandi risultati. Così nutrono un protettivo senso di sicurezza in se stesse.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>6. L&#8217;INTROVERSIONE E L&#8217;ESTROVERSIONE</strong><br />
Le persone creative mostrano anche caratteristiche sia di estroversione che di introversione. Tipicamente ognuno di noi tende ad essere o introverso o estroverso, preferendo essere o immerso nella folla o tenersi al di fuori di essa. <strong>Le persone creative, invece, sembrano esprimere tratti opposti allo stesso tempo.</strong> Le persone creative sono anche capaci di gestire il paradosso fra ambizione e altruismo. Sanno essere spontaneamente ambiziose ed aggressive, ma anche disposte a subordinare il proprio comfort personale e la scalata al successo per il prossimo, quando lo ritengono opportuno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>7. FEMMINILITA&#8217; E MASCOLINITA&#8217;</strong><br />
Le persone creative sono anche psicologicamente androgine, in quanto sanno interagire con il mondo in termini di un più vasto e ricco spettro di opportunità.<strong> Le persone creative non possiedono solo la forza del proprio genere sessuale, ma anche quella del genere sessuale opposto.</strong> Ad esempio, le ragazze creative spesso tendono ad essere più dominanti e tenaci delle altre ragazze e i ragazzi creativi sono più sensibili e meno aggressivi degli altri ragazzi della stessa età. Similmente, donne creative, sia artiste che scienziate, tendono ad essere più assertive, sicure di sé e apertamente aggressive rispetto a quanto lo siano tipicamente le altre donne e, allo stesso modo, gli uomini creativi presentano tratti tipicamente femminili, mostrando, ad esempio, preoccupazione per la propria famiglia e sensibilità ad aspetti più sottili dell&#8217;ambiente che li circonda.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>8. IL PROGRESSISMO E IL LIBEREALISMO</strong><br />
È impossibile essere creativi senza aver prima interiorizzato le regole della propria cultura e, per essere in grado di innovare il proprio ambiente, una persona deve credere nell&#8217;importanza di quell&#8217;ambiente, per poterne apprendere le regole di funzionamento. Di conseguenza, la persona creativa deve essere in una certa misura tradizionalista: <strong>una persona non può essere creativa senza essere sia tradizionalista, conservatrice e, allo stesso tempo, ribelle e iconoclastica.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>9. LA RAGIONE E LA PASSIONE</strong><br />
La maggior parte delle persone creative è estremamente appassionata del proprio lavoro, ma riesce ad essere anche estremamente obiettiva su quanto sia buono. <strong>La passione è necessaria per sostenere l&#8217;interesse in un compito difficile, ma senza l&#8217;obiettività, il lavoro potrebbe mancare di credibilità e non trovare consenso.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Infine&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;apertura e la sensibilità delle persone creative spesso le espone ad un ultimo paradosso: <strong>provare sofferenza e dolore, ma anche grandi dosi di divertimento.</strong> La loro grande sensibilità può causare vulnerabilità e ansie che non si riscontrano nel resto delle persone. Ma forse la qualità più importante delle persone creative è l&#8217;abilità di godere del processo di creazione in sé. Ed è per questo che le persone creative spesso lasciano andare carriere più lucrative per restare focalizzate su ciò che gli piace fare.</p>
<p style="text-align: justify;">Se sei una persona creativa, ti riconoscerai sicuramente in molte di queste caratteristiche apparentemente paradossali. <strong>In effetti, per essere creativi e fuori dal comune, le persone non possono che essere non canoniche, uscire fuori dagli schemi e mostrare la propria diversità e unicità, nel senso più nobile e meraviglioso del termine.</strong> Caratteristiche di cui andar fieri, così come sostenuto anche dalla scienza!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fonte:</strong></p>
<p><span style="font-size: 1.4rem; line-height: 1.6;">Mihaly Csikszentmihalyi (2013) <em>Creativity: </em></span><em>The Psychology of Discovery and Invention</em>. New York: HarperCollins.</p>
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		<title>Il nostro cervello è programmato per farci innamorare di noi stessi</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2015 16:10:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Teresa Montesarchio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA['A maglia d'a Salute]]></category>

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		<description><![CDATA[Dagli anni settanta ad oggi, tantissime ricerche hanno confermato il valore della mindfulness in quanto pratica in grado di rendere le persone più felici, più serene e più capaci di stare a proprio agio nella propria pelle. Una delle prime pratiche mindfulness che si insegna ai partecipanti ai programmi mindfulness-based è la meditazione Body Scan. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/teresa-montesarchio-cittadelmonte.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10310" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/teresa-montesarchio-cittadelmonte-300x295.jpg" alt="teresa montesarchio cittadelmonte" width="300" height="295" /></a>Dagli anni settanta ad oggi, tantissime ricerche hanno confermato il valore della mindfulness in quanto pratica in grado di rendere le persone più felici, più serene e più capaci di <em>stare a proprio agio nella propria pelle</em>.</strong> Una delle prime pratiche mindfulness che si insegna ai partecipanti ai programmi mindfulness-based è la <strong>meditazione Body Scan.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La meditazione Body Scan</strong> è semplice nel suo concetto, ma difficile da praticare: <strong>consiste nel percepire le proprie sensazioni corporee sospendendo il giudizio</strong>, nel riprendere contatto con le sensazioni e le qualità delle sensazioni che il nostro corpo è in grado di provare, senza <em>pensarci</em> e senza valutare quanto quelle esperienze siano gradevoli o meno.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Semplicemente si sente e si è nel momento presente, mentre si sente</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>E si gode di tutto ciò</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questa capacità di essere consapevoli e spettatori di noi stessi è una capacità specifica che solo gli esseri umani possiedono fra tutti gli esseri viventi conosciuti sulla terra</strong>. Solo gli esseri umani hanno la capacità non solo di essere consapevoli delle sensazioni, ma di osservare sé stessi mentre si provano queste sensazioni. Ed il nostro cervello ed il processo evolutivo che l&#8217;ha reso così com&#8217;è sembrano comunicarci che siamo fatti esattamente per questo:</p>
<p style="text-align: center;"><strong>per vivere e guardarci vivere ed esistere in tutto e con tutto questo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Scienziati e filosofi si interrogano quotidianamente su come questo processo così articolato possa accadere,</strong> su come neuroni, impulsi chimici e meccanici presenti nel nostro cervello possano produrre le sensazioni che avvertiamo a livello cosciente e, ancora di più, come sia possibile osservare noi stessi mentre proviamo, viviamo, soffriamo, amiamo. Alcune risposte arrivano da diversi studi, ma nessuno in via definitiva ha potuto svelare il mistero.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatto sta che <strong>il quesito ha diviso in due il mondo della scienza e della filosofia</strong>: c&#8217;è chi crede che l&#8217;esperienza che facciamo del mondo corrisponda esattamente alla realtà dei fatti e c&#8217;è chi crede che l&#8217;esperienza del mondo sia soggettiva. Che, ovvero, il rosso che posso vedere io sia diverso dal rosso che puoi vedere tu, pur trattandosi dello stesso rosso e che nessuno dei due, probabilmente, riuscirà a penetrare la <em>rossità</em> insita nell&#8217;oggetto che entrambi stiamo guardando, per come è essa veramente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E c&#8217;è chi sostiene che questo sia l&#8217;unico modo per conoscere il mondo: nella sintesi fra noi e la realtà</strong>, in una sorta di <em>opera d&#8217;arte</em> che è l&#8217;esperienza cosciente. Non si tratta di un&#8217;allucinazione, non si tratta di realtà obiettiva, ma di una sintesi fra questi due: un&#8217;opera d&#8217;arte, appunto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma perché abbiamo un cervello siffatto?</strong> Se in natura tutto ha un fine evolutivo, perché abbiamo un cervello che produce opere d&#8217;arte (l&#8217;esperienza soggettivamente percepita) e che è, per di più, in grado di osservarsi mentre esperisce quest&#8217;arte?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per dirla con Nicholas Humphrey</strong>, professore emerito di psicologia alla London School of Economics e professore del Darwin College di Cambridge, il fine ultimo è quello di nutrire un genuino, disinteressato, limpido amore di sé:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Darwin continuò a trovare difficoltà nello spiegare i caratteri più bizzarri dei rituali di corteggiamento degli animali, finché non arrivò all&#8217;idea che queste esibizioni non sono fatte per servire a un fine utilitaristico, ma per esibirsi e sedurre. L&#8217;opulenta coda del pavone non gli consente certo di volare più in alto, ma lo fa salire di status agli occhi della femmina. Darwin suggerì che una delle principali funzioni anche dell&#8217;arte umana sia di indurre chi guarda ad innamorarsi dell&#8217;artista. Quindi viene a proporsi una straordinaria possibilità: <strong>la funzione evolutiva dell&#8217;arte cerebrale è nientemeno che indurci a innamorarci di noi stessi”</strong> (Humphrey, 2015, pag. 93)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Fonti:</p>
<ul>
<li>Humphrey, N. (2015) La grande illusione. <em>Mente&amp;Cervello (128)</em>, 88-93</li>
<li>Hegel, <em>Fenomenologia dello spirito</em>, trad. it. di E. De Negri, La Nuova Italia, Firenze 1973</li>
</ul>
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		<title>Può esistere davvero l&#8217;amicizia fra uomo e donna?</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2015 09:19:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Teresa Montesarchio]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[amicizia fra uomo e donna]]></category>
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		<description><![CDATA[Può esistere l&#8217;amicizia fra uomo e donna? Si. E solo se c&#8217;è attrazione sessuale! L&#8217;amicizia fra uomo e donna si caratterizza come una relazione priva di legami di sangue, volontaria, cooperativa e non romantica e che implica gradi diversi di compagnia, intimità, affezione e assistenza reciproca. In questo articolo, facciamo riferimento all&#8217;amicizia fra uomini e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/teresa-montesarchio-cittadelmonte-amicizia-fra-uomo-e-donna.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10287" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/teresa-montesarchio-cittadelmonte-amicizia-fra-uomo-e-donna-300x199.jpg" alt="teresa montesarchio cittadelmonte amicizia fra uomo e donna" width="300" height="199" /></a>Può esistere l&#8217;amicizia fra uomo e donna? Si. E solo se c&#8217;è attrazione sessuale!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;amicizia fra uomo e donna si caratterizza come una relazione priva di legami di sangue, volontaria, cooperativa e non romantica e che implica gradi diversi di compagnia, intimità, affezione e assistenza reciproca. In questo articolo, facciamo riferimento all&#8217;amicizia fra uomini e donne esterosessuali.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>April Bleske-Rechek e colleghi, dell&#8217;Università del Wisconsin, si sono chiesti fino a che punto uomini e donne possano provare attrazione per l&#8217;amico del sesso opposto e cosa questo significhi a livello sociale ed evolutivo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca scientifica che si è occupata dell&#8217;amicizia fra uomo e donna è abbastanza giovane, in quanto <strong>questo tipo di amicizia, così come la osserviamo oggi, rappresenta una novità nella storia dell&#8217;uomo. </strong>Inoltre, ancora oggi amicizie di tal genere sono meno frequenti di quelle fra persone dello stesso sesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Inevitabilmente, l&#8217;amicizia fra uomo e donna deve affrontare diverse sfide</strong>, fra cui:</p>
<ul>
<li>determinare il tipo di legame emotivo condiviso</li>
<li>confrontarsi con la sessualità all&#8217;interno della relazione</li>
<li>presentare la relazione come un&#8217;autentica amicizia agli altri</li>
<li>coltivare l&#8217;uguaglianza nel contesto dell&#8217;ineguaglianza di genere</li>
<li>affrontare la gelosia nei rispettivi partner e rassicurarli</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>Infatti, in diversi studi giovani di ambo i sessi hanno riportato di esperire attrazione sessuale verso l&#8217;amico del sesso opposto.</strong> Sorprendentemente, alcune persone ritengono che tale attrazione sia <strong>un requisito imprescindibile</strong> per cominciare un&#8217;amicizia con l&#8217;altro sesso o aggiungere intimità all&#8217;amicizia: un <em>sine qua non</em>, insomma!</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">In che senso l&#8217;attrazione sessuale si caratterizza come requisito imprescindibile dell&#8217;amicizia con l&#8217;altro sesso?</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ipotesi degli studiosi dell&#8217;Università del Wisconsin è che le strategie di accoppiamento, essendosi evolute nel corso della storia dell&#8217;uomo, abbiano assunto, in alcuni casi, la forma dell&#8217;amicizia fra uomo e donna. In altri termini, questo tipo di amicizia sarebbe una manifestazione, non consapevole, dell&#8217;adattamento delle strategie di accoppiamento da parte di uomini e donne all&#8217;epoca che stiamo vivendo, caratterizzata da importanti mutamenti nei ruoli di genere rispetto al passato. Insomma, a livello del tutto inconsapevole, secondo gli studiosi,</p>
<p style="text-align: center;"><strong>anche l&#8217;amicizia fra uomo e donna avrebbe come finalità l&#8217;accoppiamento!</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">È davvero così?</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>I risultati dello studio hanno dato ragione di credere a tale ipotesi.</strong> I ricercatori, infatti, hanno scoperto che<strong> gli uomini esperiscono un grado maggiore di attrazione sessuale</strong> verso le proprie amiche rispetto a quello che esperiscono le donne verso gli stessi amici e che sempre <strong>gli uomini tendono a sovrastimare l&#8217;attrazione che le proprie amiche possano provare</strong> verso se stessi. Inoltre, <strong>gli uomini sembrano provare una moderata attrazione sessuale per le loro amiche a prescindere dal fatto che siano o meno coinvolti in una relazione stabile con un partner</strong>, mentre l&#8217;attrazione che le donne provano per i propri amici si riduce se sono coinvolte in una relazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi risultati sembrerebbero supportare l&#8217;ipotesi degli studiosi, poiché <strong>riflettono la tendenza -evolutivamente giustificata- degli uomini a coinvolgersi maggiormente in numerose relazioni a breve termine</strong>, ai fini della procreazione, di contro alle donne, che, invece, tendono a scegliere più accuratamente il partner, ai fini di una relazione duratura, per garantirsi la protezione della prole, sempre in un&#8217;ottica evoluzionistica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alla luce della teoria evoluzionistica, sembra proprio che l&#8217;amicizia fra uomini e donne aumenti la probabilità, negli uomini, di garantirsi un accesso ad una partner potenzialmente sessualmente disponibile e permetta alle donne di testare, quando opportuno, l&#8217;affidabilità di un potenziale partner a lungo termine</strong>. In tal senso, l&#8217;attrazione sessuale sarebbe -inconsapevolmente- un fattore chiave dell&#8217;amicizia fra uomo e donna, sebbene la moderazione dell&#8217;attrazione reciproca rappresenti una sfida (maggiore per gli uomini) lì dove, consciamente, i due amici hanno come finalità il costruire una relazione volontaria, cooperativa e assolutamente non romantica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un appunto in merito&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è da dire che, sebbene pare che l&#8217;attrazione sessuale sia pressoché presente fra tutti gli amici di sesso opposto,<strong> i dati esposti non sembrano essere sufficienti a confermare l&#8217;ipotesi dei ricercatori, così come, d&#8217;altra parte, non esistono al momento dati in grado di confutarla.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fonte:</strong> Bleske-Rechek, A., Somers, E., Micke, C., Erickson, L., Matteson, L., Stocco, C., Schumacher, B., Ritchie, L. (2012) Benefit or burden? Attraction in cross-sex friendship. <em>Journal of Social and Personal Relationships, 29(5),</em> 569–596</p>
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		<title>7 strade per la felicità</title>
		<link>https://www.cittadelmonte.it/wordpress/7-strade-per-la-felicita/</link>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2015 14:57:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Teresa Montesarchio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA['A maglia d'a Salute]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni anno vengono pubblicati centinaia di libri di crescita personale: come tenersi in forma, come fare soldi, come sviluppare la propria autostima. Questi libri di auto-aiuto possono essere utili nel breve termine, ma hanno un&#8217;alta probabilità di ingenerare insoddisfazione nel lungo termine, in quanto si concentrano poco sullo sviluppo della qualità dell&#8217;esperienza di cui scrivono. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/teresa-montesarchio-flow-cittadelmonte.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10283" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/teresa-montesarchio-flow-cittadelmonte-300x191.jpg" alt="Foto-concerto-depeche-mode-milano-18-luglio-2013-Prandoni" width="300" height="191" /></a>Ogni anno vengono pubblicati centinaia di libri di crescita personale:</strong> come tenersi in forma, come fare soldi, come sviluppare la propria autostima. Questi libri di auto-aiuto possono essere utili nel breve termine, ma hanno un&#8217;alta probabilità di ingenerare insoddisfazione nel lungo termine, in quanto <strong>si concentrano poco sullo sviluppo della <em>qualità dell&#8217;esperienza di cui scrivono</em>.</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">Ma cosa rende davvero le persone felici di essere al mondo? Quali sono le esperienze interiori che rendono la vita degna di essere vissuta?</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>È ciò che si è chiesto lo psicologo ungherese Mihaly Csikszentmihalyi, il quale ha studiato per oltre 40 anni i cosiddetti stati di <em>flow</em> o, altrimenti detti, di esperienza ottimale</strong> – quei momenti in cui le persone riportano sentimenti di concentrazione e profondo appagamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi studi hanno rivelato che <strong>ciò che rende l&#8217;esperienza genuinamente soddisfacente è uno stato di coscienza caratterizzato da una concentrazione talmente focalizzata da portare ad un assorbimento assoluto nell&#8217;attività che si sta svolgendo.</strong> Ognuno di noi esperisce il <em>flow</em> di tanto in tanto ed è, dunque, capace di riconoscerne le caratteristiche: le persone tipicamente si sentono forti, vigili, capaci di un controllo senza sforzo, <strong>inconsapevoli di sé e al massimo delle proprie capacità.</strong> Il senso del tempo ed i problemi emotivi sembrano sparire e vi è un esilarante sentimento di trascendenza.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">Possiamo fare in modo da non lasciare che questi momenti capitino per caso? Possiamo gestire la nostra vita in modo da incrementare la frequenza di momenti di flow?</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Dott. Csikszentmihalyi dice di si: imparando a riconoscere quelle attività in cui personalmente entriamo in questo magnifico stato, possiamo fare in modo da perseguirle.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo lo psicologo, infatti, la felicità è una condizione alla quale bisogna prepararsi, che deve essere coltivata e difesa privatamente da ogni persona e ognuno ne è responsabile per se stesso. <strong>Le persone che imparano a controllare le proprie esperienze interiori saranno in grado di determinare la qualità della propria vita.</strong> In sintesi, tutti noi possiamo fare qualcosa per essere felici! Lo stato di <em>flow</em>, in cui avvertiamo un senso di eccitazione, un profondo senso di piacere che perdura nel tempo, non avviene in momenti di passività, ricettività o rilassamento.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>I migliori momenti di flow usualmente occorrono quando il corpo o la mente di una persona vengono spinti ai loro limiti in uno sforzo volontario per compiere qualcosa di difficile e, allo stesso tempo, di valore</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Siffatte esperienze non sono necessariamente piacevoli nel momento in cui si avvengono, ma, nel lungo termine, diverse esperienze ottimali si sommano in un senso di padronanza, o, meglio, in <strong>un senso di partecipazione nel determinare la sostanza della nostra vita</strong>. Siccome il <em>flow</em> è fatto di tutte queste cose, ne deriva che le attività in grado di generarlo sono altamente idiosincratiche: non tutti esperiamo il <em>flow</em> svolgendo le stesse attività, ma tutte le attività in grado di generare il <em>flow</em> in diverse persone, hanno delle caratteristiche in comune, che possono essere ricercate. <strong>Mihaly Csikszentmihalyi ha intervistato persone provenienti da USA, Korea, Giappone, Tailandia, Australia, da varie nazioni europee e da una riserva Navajo</strong>, scoprendo che attività molto differenti fra loro vengono descritte come capaci di dare le stesse sensazioni da persone diverse. Il modo in cui un nuotatore di lunghe distanze si sente quando attraversa la Manica è identico al modo in cui un giocatore di scacchi di sente durante un torneo o a quello di un musicista quando compone un nuovo quartetto. Inoltre, a prescindere dalla cultura di appartenenza, lo stadio di sviluppo della civiltà, la classe sociale, l&#8217;età o il genere,<strong> il <em>flow</em> è uguale per tutti</strong>.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">Cosa bisogna ricercare nelle attività che svolgiamo per esperire il flow?</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Quando le persone riflettono sul modo in cui si sentono quando stanno particolarmente bene, menzionano almeno una -e spesso tutte- le seguenti caratteristiche:</p>
<ol>
<li>ci si confronta con compiti che si possono portare a termine</li>
<li>si è capaci di concentrarsi su ciò che si sta facendo</li>
<li>il compito ha obiettivi chiari e provvede a feedback immediati</li>
<li>ci si coinvolge nel profondo, ma senza sforzo, e questo rimuove la preoccupazione per i problemi e per le frustrazioni della vita quotidiana</li>
<li>si esercita un senso di controllo sulle proprie azioni</li>
<li>la preoccupazione per se stessi sparisce e, paradossalmente, il senso di sé emerge più forte nel momento in cui l&#8217;esperienza di flow è finita</li>
<li>il senso della durata del tempo è alterato</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"><strong>La combinazione di tutti questi elementi causa un senso di profondo piacere</strong> così gratificante per le persone che lo esperiscono, che vale la pena spendere energie per sentirsi in quel modo.</p>
<p style="text-align: justify;">E tu, in quali attività riesci a trovare il <em>flow</em>?</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: Csikszentmihalyi, M. (2008) <em>Flow, The Psychology of Optimal Experience.</em> New York: Harper Perennial Modern Classics</p>
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		<title>Vuoi migliorare la tua memoria? Comincia a scarabocchiare</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jul 2015 18:14:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Teresa Montesarchio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scarabocchiare mentre si ascolta può aiutare a ricordare i dettagli, impedendo alla mente di vagare, così come, invece, avviene solitamente. Secondo uno studio pubblicato nel 2009 sulla rivista Applied Cognitive Psychology, i soggetti invitati a scarabocchiare durante l&#8217;ascolto di un messaggio telefonico hanno ricordato il 29% di informazioni in più rispetto a chi non ha [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/scarabocchiare-memoria-teresa-montesarchio-cittadelmonte.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10264" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/scarabocchiare-memoria-teresa-montesarchio-cittadelmonte-300x187.jpg" alt="200249351-001" width="300" height="187" /></a>Scarabocchiare mentre si ascolta può aiutare a ricordare i dettagli, impedendo alla mente di vagare, così come, invece, avviene solitamente.</strong> Secondo uno studio pubblicato nel 2009 sulla rivista <em>Applied Cognitive Psychology</em>, i soggetti invitati a scarabocchiare durante l&#8217;ascolto di un messaggio telefonico hanno ricordato il 29% di informazioni in più rispetto a chi non ha scarabocchiato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In tale studio, è stato chiesto a 40 membri della commissione della <em>Medical Research Council&#8217;s Cognition and Brain Sciences Unit</em> di Cambridge di ascoltare un nastro di due minuti e mezzo che elencava una serie di nomi di persone e di luoghi.</strong> Il compito era quello di scrivere solo i nomi delle persone che si recavano ad una certa festa. A 20 dei partecipanti è stato chiesto di tratteggiare forme varie su di un foglio, senza prestare attenzione all&#8217;ordine o alla pulizia del tratto. Non era stato detto loro esplicitamente di scarabocchiare, in modo da evitare che riflettessero su di sé mentre eseguivano questo secondo compito. Nessuno era stato informato che si trattava di un test di memoria.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta terminato l&#8217;ascolto del nastro, tutti i partecipanti allo studio sono stati invitati a ricordare gli otto nomi delle persone che andavano alla festa ed in più otto nomi di luoghi presenti nel nastro. <strong>Coloro che avevano scarabocchiato hanno richiamato mediamente 7,5 nomi di persone e luoghi, rispetto a solo il 5,8 di coloro ai quali non era stato richiesto di scarabocchiare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Se qualcuno è impegnato in un compito noioso, come ascoltare una conversazione telefonica noiosa, la mente comincia a vagare, attratta dalle proprie fantasie”</strong> ha spiegato la ricercatrice Jackie Andrade, docente della Scuola di Psicologia, all&#8217;Università di Plymouth. “Sognare ad occhi aperti distrae le persone dal compito, risultando in prestazioni più scarse. Un semplice compito, come scarabocchiare, può essere sufficiente per fermare la mente che vaga, senza compromettere le prestazioni del compito principale”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo la ricercatrice, la distrazione dovuta al <em>sognare ad occhi aperti</em> durante un compito noioso, come anche ascoltare una lezione noiosa, è causata dall&#8217;attivazione delle funzioni esecutive del cervello, quelle dedicate alla pianificazione, all&#8217;organizzazione, al problem solving, alla riflessione su se stessi, il mondo circostante e la loro relazione.</strong> Quando queste funzioni si attivano, assorbono molta attenzione, che non possiamo, di conseguenza, dedicare alla memorizzazione delle informazioni che ci provengono da ciò che stiamo ascoltando. Così, scarabocchiando, teniamo impegnate queste funzioni esecutive, in modo che non ci trascinino altrove, ed il fatto che non si debba prestare attenzione alla pulizia o alla correttezza del tratto, ci permette di avere abbastanza attenzione da dedicare alle informazioni che stiamo ricevendo. <strong>Secondo Jackie Andrade, scarabocchiare può essere considerata come una strategia che mettiamo in atto proprio per essere più attenti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fonte</strong>: Andrade J. (2009) What Does Doodling do? <em>Appl. Cognit. Psychol. 23:</em> 1-7</p>
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		<title>Vuoi scoprire quanto il tuo cervello è lateralizzato? Fallo con l&#8217;illusione dell&#8217;ottava</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2015 18:11:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Teresa Montesarchio]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/Diana-Deutsch-illusione-dellottava-teresa-montesarchio-cittadelmonte.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10261" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/Diana-Deutsch-illusione-dellottava-teresa-montesarchio-cittadelmonte-265x300.jpg" alt="Diana-Deutsch-illusione dell'ottava-teresa montesarchio cittadelmonte" width="265" height="300" /></a>L&#8217;illusione dell&#8217;ottava è un&#8217;illusione uditiva scoperta da Diana Deutsch nel 1973.</strong> Viene prodotta quando l&#8217;intervallo di un&#8217;ottava (due suoni sono uguali, ma uno è più grave e l&#8217;altro più acuto) viene emesso ripetutamente, alternando i due suoni che la compongono (es.: acuto-grave-acuto-grave) tramite cuffie stereofoniche. La stessa sequenza viene riprodotta ad entrambe le orecchie simultaneamente, ma al rovescio. Pertanto ne risulterà che,<strong> mentre l&#8217;orecchio destro riceve il suono acuto, l&#8217;orecchio sinistro riceve il suono grave e viceversa.</strong> I due suoni utilizzati vengono emessi a 400 Hz e 800 Hz ed ognuno suona per 250 millisecondi prima di passare all&#8217;altro orecchio e dare spazio all&#8217;altro suono, che viene riprodotto senza pause di silenzio a separarlo dal precedente. <strong>Entrambi i suoni risultano, quindi, simultaneamente presenti ad entrambe le orecchie, sempre, senza pause</strong>. È possibile, così come stato fatto negli esperimenti della Deutsch, invertire le cuffie e ripetere la prova.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In cosa consiste l&#8217;illusione?</strong><br />
Ottantasei persone hanno preso parte al primo esperimento della Deutsch e nessuna di esse ha percepito il modello tonale corretto! La percezione che ne deriva, infatti, è diversa dalla realtà: invece di sentire due suoni alternati attraverso entrambe le orecchie simultaneamente, <strong>la maggior parte delle persone percepisce due suoni emessi alternativamente all&#8217;orecchio destro e sinistro, in tempi diversi</strong> (es.: suono orecchio destro, poi suono orecchio sinistro, poi suono orecchio destro, e così via) e <strong>più frequentemente sente ad uno specifico orecchio il suono acuto e all&#8217;altro quello grave e anche quando le cuffie vengono invertite la corrispondenza viene mantenuta</strong>, cosicché l&#8217;orecchio che sente il suono acuto, continua a sentire il suono acuto e quello che sente il suono grave, continua a sentire quello grave (es.: suono acuto orecchio destro, poi suono grave orecchio sinistro, poi suono acuto orecchio destro, e così via) .</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alcuni soggetti dell&#8217;esperimento della Deutsch percepivano un&#8217;unica tonalità alternata fra le due orecchie, quindi non percepivano per nulla l&#8217;intervallo di ottava</strong> (es.: suono acuto orecchio destro, poi suono acuto orecchio sinistro, poi suono acuto orecchio destro, e così via). Altri percepivano illusioni &#8220;complesse&#8221;, come l&#8217;intervallo di ottava ad un unico orecchio ed un terza tonalità percepita sporadicamente nell&#8217;altro orecchio (es.: suono acuto orecchio sinistro, poi suono grave orecchio sinistro, poi suono acuto orecchio sinistro&#8230; poi suono più acuto di due ottave dall&#8217;orecchio destro) .</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lateralizzazione cerebrale</strong><br />
<strong>È stato scoperto che la lateralità di mano rappresenta un fattore influente</strong>: nel primo esperimento della Deutsch, il 58% dei soggetti destrimani e il 52% dei soggetti mancini avvertivano un singolo suono alternantesi fra le due orecchie con intervallo di ottava. I soggetti mancini erano imprevedibili rispetto alla localizzazione dei suoni acuti e gravi, mentre i soggetti destrimani erano molto più propensi a percepire il suono acuto attraverso l&#8217;orecchio destro. Dei restanti soggetti, i destrimani percepivano tre volte di più rispetto ai mancini un unico tono alternantesi fra le due orecchie, ma senza intervallo di ottava.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come si spiegano tali risultati? </strong><br />
La Deutsch suggerisce che <strong>quando un intervallo di ottava si alterna come nell&#8217;esperimento, entrano in gioco due diversi meccanismi decisionali</strong>. Il primo ha la funzione di determinare la posizione del suono, ovvero <em>da dove proviene</em>, l&#8217;altro quello di identificare <em>il tipo di suono</em>, come la sua tonalità. <strong>Il meccanismo decisionale che valuta la posizione del suono dà la precedenza ai suoni alti e quello volto a valutare il tipo di suono, dà la precedenza a quelli percepiti all&#8217;orecchio dominante</strong>. Questo meccanismo è noto come <em>modello a due canali</em>, poiché si trovano combinati i funzionamenti di due diversi meccanismi decisionali, uno volto alla valutazione del <em>dove</em>, l&#8217;altro volto alla valutazione del <em>cosa</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vuoi scoprire quanto il tuo cervello è lateralizzato?</strong><br />
Esperimenti successivi hanno messo in evidenza un&#8217;altissima correlazione fra lateralità di mano ed illusione dell&#8217;ottava. Siccome molti studiosi hanno trovato che la scrittura non è un buon indice di lateralizzazione cerebrale,<strong> questa prova si pone come un ottimo test per stabilire quanto siamo lateralizzati</strong> (ovvero, quanto spesso sentiamo il suono acuto proveniente sempre dallo stesso orecchio?).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non ci resta che provare!</strong> <a href="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c4/Octave_Illusion.ogg" target="_blank">QUI</a> è possibile fare l&#8217;esperimento: basta munirsi di cuffiette e premere play: cosa percepisci?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fonte: </strong><br />
Deutsch, D. (1974). An auditory illusion. <em>The Journal of the Acoustical Society of America 55 (S1)</em>: S18–S19</p>
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		<title>Cosa accade nel tuo cervello se ti viene ingessata la mano destra?</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2015 15:05:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Teresa Montesarchio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa accade nel tuo cervello se ti viene ingessata la mano destra? Questo è il quesito al quale ha voluto dare risposta il gruppo di studio guidato dal professore Lutz Jäncke nel dipartimento di Chirurgia e Trauma all&#8217;Ospedale dell&#8217;Università di Zurigo. Per lo studio sono state esaminate dieci persone destrimane costrette all&#8217;immobilizzazione del braccio destro [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/teresa-montesarchio-cittadelmonte-ambidestria.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10238" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/teresa-montesarchio-cittadelmonte-ambidestria-300x168.jpg" alt="teresa montesarchio cittadelmonte ambidestria" width="300" height="168" /></a><strong>Cosa accade nel tuo cervello se ti viene ingessata la mano destra?</strong> Questo è il quesito al quale ha voluto dare risposta il gruppo di studio guidato dal professore Lutz Jäncke nel dipartimento di Chirurgia e Trauma all&#8217;Ospedale dell&#8217;Università di Zurigo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per lo studio sono state esaminate dieci persone destrimane costrette all&#8217;immobilizzazione del braccio destro per un incidente.</strong> A causa del gesso o della fasciatura, queste persone erano<strong> impossibilitate a muovere quasi del tutto la mano destra per due settimane</strong>, con la conseguenza di dover utilizzare la mano sinistra per le attività quotidiane, come mangiare, lavarsi i denti o scrivere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ai partecipanti sono state fatte due scansioni cerebrali attraverso risonanza magnetica:</strong> una prima scansione 48 ore dopo l&#8217;incidente e una seconda dopo 16 giorni dall&#8217;immobilizzazione del braccio destro.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie al confronto di tali scansioni, i neuropsicologi hanno potuto analizzare la materia bianca e la materia grigia del cervello dei partecipanti, calcolando, così, lo spessore della corteccia cerebrale ed i valori del tratto cortico-spinale, confrontandole con le capacità motorie della mano sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“In poco tempo, l&#8217;immobilizzazione della mano destra ha cambiato le aree senso-motorie del cervello”, spiega l&#8217;autore dello studio, Nicki Langer</strong>. Le aree motorie dell&#8217;emisfero destro del cervello che controllano la mano destra immobilizzata si sono ridotte, mentre la materia cerebrale delle aree motorie dell&#8217;emisfero destro del cervello che controllano la mano inferiore sinistra sono cresciute.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“È interessante il fatto che le capacità motorie della mano sinistra migliorino notevolmente durante i 16 giorni di immobilità della mano destra”</strong> aggiunge il neuropsicologo Lutz Jancke. Il miglioramento delle prestazioni motorie correlano con la variazione anatomica: <strong>migliori risultano essere le capacità motorie della mano sinistra, maggiore è la quantità di materia cerebrale che si ritrova nell&#8217;area motoria destra.</strong> Inoltre, migliori risultano le capacità motorie della mano sinistra, minore è la quantità di sostanza cerebrale nell&#8217;area motoria sinistra.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Tali risultati sono di notevole importanza per la riabilitazione di pazienti colpiti da ictus e dimostrano le notevoli capacità plastiche del nostro cervello, il quale riesce ad adattarsi in poco tempo a nuove condizioni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche per chi non deve riadattare le proprie capacità motorie a nuove condizioni a causa di patologie o necessità superiori</strong>, provare, comunque, anche per un giorno a settimana, a lavarsi i denti, usare la forchetta o scrivere un sms con la mano non dominante, risveglia aree del cervello che normalmente non utilizziamo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fonte</strong>: N. Langer, J. Hänggi, N.A. Müller, H.P. Simmen, and L. Jäncke (2012) Effects of limb immobilization on brain plasticity. <em>Neurology, 78(3)</em>:182-188.</p>
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		<title>Effetto Placebo: non è solo questione di mente</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2015 09:40:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Teresa Montesarchio]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[medicina]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;effetto placebo consiste nel fatto che una pillola o un trattamento -che non contengono in sé principi attivi- aiutano o curano effettivamente una persona solo perché questa lo crede. Questo fenomeno mostra che la rappresentazione mentale che si ha della cura può essere importante almeno quanto la cura in sé stessa. La ricerca clinica sul placebo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/teresa-montesarchio-cittadelmonte-placebo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10230" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/teresa-montesarchio-cittadelmonte-placebo-300x199.jpg" alt="teresa montesarchio cittadelmonte placebo" width="300" height="199" /></a>L&#8217;effetto placebo</strong> consiste nel fatto che una pillola o un trattamento -che non contengono in sé principi attivi- aiutano o curano effettivamente una persona solo perché questa lo crede. Questo fenomeno mostra che <strong>la rappresentazione mentale che si ha della cura può essere importante almeno quanto la cura in sé stessa</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La ricerca clinica sul placebo risale al 1978</strong>, quando i ricercatori hanno scoperto che alcuni pazienti di studi dentistici ricevevano sollievo sia dalle pillole di placebo, che da altri farmaci anestetici.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Finora si era creduto che l&#8217;effetto placebo dipendesse esclusivamente da un fenomeno psicologico, ma una nuova ricerca ha messo in luce una nuova variabile, che non ha a che fare con la nostra mente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo studio è stato condotto dal gruppo di ricerca capeggiato dalla Dott.ssa Kathryn Hall al Beth Israel Deaconess Medical Center a Boston</strong> ed è stata pubblicata sul giornale <em>Trends in Molecular Medicine</em> nello scorso mese. Ciò che è stato scoperto è che <strong>alcune persone potrebbero presentare un gene o una serie di geni che li rende più sensibili al placebo rispetto ad altre persone -anche quando esse sanno che si tratta di placebo!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le implicazioni di tali risultati sono numerose e vanno dalla riformulazione delle metodologie di ricerca alla riconsiderazione dei pazienti più adatti a ricevere cure farmacologiche -e le rispettive dosi. <strong>Si sta infatti valutando la possibilità di decidere il tipo di farmaco e la rispettiva dose in base al bagaglio genetico di un determinato paziente</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il dibattito etico al riguardo è già in atto:</strong> davvero arriverà il giorno in cui persone con la stessa patologia, riceveranno cure diverse in quanto diversamente sensibili al placebo? Staremo a vedere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fonte:</strong><br />
Hall, K. T., Loscalzo, J., Kaptchuk, T. J. (2015) Genetics and the placebo effect: the placebome. <em>Trends in Molecular Medicine , Volume 21 , Issue 5</em> , 285 &#8211; 294</p>
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