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	<title>Città del Monte &#187; E&#8217; quadern d&#8217;o Cinema</title>
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	<description>Giornale Online</description>
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		<title>I Peggiori Giorni</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Sep 2023 18:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Maliore]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[E' quadern d'o Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[commedia all'italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[I peggiori giorni di Edoardo Leo e Massimiliano Bruno ITALIA 2023 117 minuti Seconda puntata dell’omaggio alla commedia all’italiana, iniziato con I Migliori Giorni, anche questo con un ottimo cast di attori italiani, formato da Edoardo Leo, Massimiliano Bruno, Anna Foglietta, Renato Carpentieri, Fabrizio Bentivoglio, Giuseppe Battiston, Claudia Pandolfi, Anna Ferzetti, Neri Marcorè, Ricky Memphis, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I peggiori giorni</strong></p>
<p><strong>di Edoardo Leo e Massimiliano Bruno</strong></p>
<p><strong>ITALIA 2023</strong></p>
<p><strong>117 minuti</strong></p>
<p><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/08/i-peggiori-giorni-film.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13482" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/08/i-peggiori-giorni-film.jpg" alt="i peggiori giorni film" width="1243" height="492" /></a></p>
<p>Seconda puntata dell’omaggio alla commedia all’italiana, iniziato con <strong>I Migliori Giorni</strong>, anche questo con un ottimo cast di attori italiani, formato da Edoardo Leo, Massimiliano Bruno, Anna Foglietta, Renato Carpentieri, Fabrizio Bentivoglio, Giuseppe Battiston, Claudia Pandolfi, Anna Ferzetti, Neri Marcorè, Ricky Memphis, Rocco Papaleo, Giovanni Storti, Sara Baccarini, Marco Bonini, Liliana Fiorelli, Massimo Wertmüller. Evidentemente gli attori non bastano sempre e i quattro episodi, stavolta su Natale, Ferragosto, Primo Maggio e Halloween, non sempre tengono botta, tenendo presente che i film ad episodi hanno illustri precedenti, anche d’autore, con i Mostri (Dino Risi) e i Nuovi Mostri (Risi, Scola e Monicelli).</p>
<p><strong>L’INCIPIT</strong> – Il primo e il secondo episodio (Natale e Primo Maggio), diretti da Edoardo Leo, convincono di più, forse perché hanno una loro dimensione più compiuta, dove la storia trova quel rapporto agro dolce fra tragedia e ironia. Equilibrio che invece sembra mancare agli episodi diretti da Massimiliano Bruno (Ferragosto e Halloween).</p>
<p><strong>IL CUORE – </strong>Renato Carpentieri, protagonista della prima storia nelle vesti del padre che a Natale chiede un rene ai tre figli per vivere qualche anno in più, domina la scena con il suo sguardo arguto e i toni da gran commediante. Nel secondo episodio Fabrizio Bentivoglio, nei panni dell’industriale che sta per suicidarsi sull’orlo della bancarotta, quando viene preso in ostaggio dallo sfigatissimo Giuseppe Battiston, dà un’altra ottima prova di attore, concentrando tutte le dinamiche e i sentimenti che Virzì, sempre con lui protagonista, aveva affrontato nel bel Il Capitale Umano di qualche anno fa. Il terzo episodio, Ferragosto, anche questo indiretto omaggio al cinema di Virzì, <strong>Ferie d’Agosto</strong>, ormai un vero e proprio cult, mostra qualche limite non tanto nella recitazione di Claudia Pandolfi, Neri Marcorè, Ricky Memphis e Anna Ferzetti ma proprio nel plot. Il tema è quello delle molestie sessuali del branco e qui l’obiettivo viene mancato clamorosamente, lasciando la scena alle smargiasserie di Memphis, senza dare il giusto peso ai sentimenti della vittima, declinati in maniera un po’ improbabile.<br />
L’ultimo episodio ha per protagonista Rocco Papaleo, vedovo inconsolabile e fallito nella vita, anche se può vantare precedenti bocconiani. Lo scontro con Giovanni Storti, del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, da a lui e alla figlia irrealizzata un sussulto che non trova comunque un compimento soddisfacente.</p>
<p><strong>SUGGESTIONI –</strong> I film ad episodi sono sempre la prova che manca qualcosa per fare una storia corale, e qui forse si poteva fare uno sforzo in più, magari imparando da Virzì che con <strong>Siccità </strong> ha messo insieme storie diverse riuscendo a costruire uno scenario comune. Ecco, forse Edoardo Leo e Massimiliano Bruno, che restano comunque degli ottimi professionisti, hanno bisogno di trovare uno scenario comune per uscire dal corto respiro degli episodi.</p>
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		<title>MON CRIME – La colpevole sono io</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Aug 2023 18:33:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Maliore]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[E' quadern d'o Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[mon crime;isabell Huppert;Dany Boon;MeToo]]></category>

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		<description><![CDATA[MON CRIME – La colpevole sono io di François Ozon FRANCIA 2023 102 minuti Come diventare una star confessando un omicidio. Siamo a Parigi negli anni &#8217;30 e due giovani squattrinate sbarcano a fatica il lunario, quando si presenta l’occasione della vita per diventare famose. Madeleine, attrice alle prime armi, e Pauline, avvocato disoccupata, sono [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>MON CRIME – La colpevole sono io</strong></p>
<p><strong>di François Ozon</strong></p>
<p><strong>FRANCIA 2023</strong></p>
<p><strong>102 minuti</strong></p>
<p><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/08/mon-crime-film.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13490" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/08/mon-crime-film.jpg" alt="mon crime film" width="420" height="372" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Come diventare una star confessando un omicidio. Siamo a Parigi negli anni &#8217;30 e due giovani squattrinate sbarcano a fatica il lunario, quando si presenta l’occasione della vita per diventare famose. Madeleine, attrice alle prime armi, e Pauline, avvocato disoccupata, sono le protagoniste di un film divertente che conferma l’abilità del cinema francese nel confezionare commedie garbate e ben fatte.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>INCIPIT</strong> – Un palazzo della periferia parigina fatiscente, senza riscaldamenti e l’affitto da pagare. Le due protagoniste, le giovani Nadia Tereszkiewicz (Madeleine) e Rebecca Marder (Pauline), <span style="color: #050505;">faticano a mettere insieme il pranzo con la cena quando capita loro, inaspettata, l’occasione della vita per diventare famose: un produttore viene ucciso poco dopo aver incontrato Madeleine per un colloquio, e lei risulta la principale indiziata. La scelta difensiva dell’amica avvocato evoca una sorte di MeToo ante litteram, innescando siparietti comici godibili ma soprattutto costituendo il nerbo del film.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>IL CUORE –</strong> Un po’ thriller un po’ legal, Mon Crime si avvale anche dell’iconica presenza di Isabel Huppert, qui nella parte di una diva del cinema muto in disarmo, che rivendicherà l’omicidio, rischiando di far saltare il banco delle due intraprendenti ragazze. La parte legal vira spesso nel grottesco, con delle arringhe talmente paradossali da scatenare l’ilarità degli spettatori (del film). Nel complesso il film è equilibrato nelle sue parti e rimanda, complice anche l’ambientazione storica, all’aria levigata delle american comedy.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>SUGGESTIONI –</strong> Il film è liberamente tratto da una commedia francese del 1934 di Georges Berr e Louis Verneuil, adattato al mood dei nostri tempi moderni. Isabel Huppert e Dany Boon si confermano ormai maschere del cinema francese, lei come femme fatal e lui come erede comico di Jean Paul Belmondo, inserendosi sornione nella frizzante trama del film.</p>
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		<title>Orlando</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Aug 2023 09:58:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Maliore]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[E' quadern d'o Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Vicari]]></category>
		<category><![CDATA[Emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro precario]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Placido]]></category>

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		<description><![CDATA[Orlando di Daniele Vicari ITALIA, BELGIO 2023 122 minuti Daniele Vicari ci regala l’ennesimo film emozionante e profondo, con l’aiuto della splendida interpretazione di Michel Placido e dell’adolescente Lyse, nel film sua nipote, interpretata dalla giovanissima Angelica Kazankova. INCIPIT – Orlando vive in uno sperduto paesino del reatino, dove la vita viene scandita dalle regolari incombenze [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Orlando</strong></p>
<p><strong>di Daniele Vicari</strong></p>
<p><strong>ITALIA, BELGIO 2023</strong></p>
<p><strong>122 minuti</strong></p>
<p><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/08/Orlando-film.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13486" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/08/Orlando-film.jpg" alt="Orlando film" width="1920" height="1566" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Daniele Vicari ci regala l’ennesimo film emozionante e profondo, con l’aiuto della splendida interpretazione di Michel Placido e dell’adolescente Lyse, nel film sua nipote, interpretata dalla giovanissima Angelica Kazankova.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>INCIPIT</strong> – Orlando vive in uno sperduto paesino del reatino, dove la vita viene scandita dalle regolari incombenze tipiche del contadino. Taciturno e vedovo, riceve la notizia che il figlio sta male a Bruxelles, dove è emigrato qualche anno prima. Parte per andare a trovarlo ma arriverà tardi, perché nel frattempo il figlio muore, lasciando una figlia adolescente senza madre che se ne occupi, perché alla nascita non aveva accettato di riconoscerne la maternità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL CUORE –</strong> Orlando si ferma a Bruxelles per stare con la nipote, che non sembra intenzionata ad andare con lui in Italia. Si trova un lavoro, alla sua veneranda età (ha superato i 70 anni) e si mette un cappellino da baseball per coprire la calvizie e sembrare più giovane, ma la fatica si fa sentire. Il mondo che vede a Bruxelles evoca i suoi fantasmi più profondi. Sono tutti stranieri e di colore, compreso il padrone di casa a cui versa anche gli arretrati dell’affitto lasciati dal figlio. Insomma si trova a sperimentare le stesse condizioni che aveva vissuto il figlio, costretto ad arrangiarsi con lavoretti da GIG economy, pur di non rientrare in Italia dopo aver litigato col padre proprio per la scelta di andarsene dal paese natio. Ma il senso del dovere e l’affetto per la nipote inaspettata lo porranno di fronte a scelte laceranti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SUGGESTIONI –</strong> Orlano e Lyse sono due testardaggini generazionalmente diverse ma identiche, che si scontrano in un panorama che narra di emigrazione, di lavoro, di sentimenti, di precarietà. Il cinema di Daniele Vicari è sempre un cinema politico, anche quando in ballo ci sono i sentimenti più profondi, e questa è la forza del regista di <strong>Sole, Cuore , Amore</strong> e anche di <strong>Diaz – Don’t clean up this blood</strong></p>
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		<title>Il Sol dell&#8217;Avvenire</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jun 2023 10:37:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Maliore]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[E' quadern d'o Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Barbora Bubolova]]></category>
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		<category><![CDATA[Nanni Moretti]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Sol dell&#8217;Avvenire di Nanni Moretti ITALIA, FRANCIA 2023 95 minuti Il film inizia con la scritta che viene realizzata sui muraglioni di lungotevere a caratteri cubitali del titolo del film che, per Moretti e i suoi aficionados, è un po’ una summa dei suoi film storici, una specie di ritorno alle origini. Come non [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Sol dell&#8217;Avvenire</strong></p>
<p><strong>di Nanni Moretti</strong></p>
<p><strong>ITALIA, FRANCIA 2023</strong></p>
<p><strong>95 minuti</strong></p>
<p><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/05/sol-dellavvenire.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13452" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/05/sol-dellavvenire.jpg" alt="sol dell'avvenire" width="420" height="279" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Il film inizia con la scritta che viene realizzata sui muraglioni di lungotevere a caratteri cubitali del titolo del film che, per Moretti e i suoi aficionados, è un po’ una summa dei suoi film storici, una specie di ritorno alle origini. Come non commuoversi di fronte alle batture acide del regista e riconoscere come molliche di Pollicino le tracce che lascia in tutto il suo film dei film precedenti, in particolare <em>Palombella Rossa, Bianca e Sogni d’Oro</em>? Ma andiamo con ordine, come vorrebbe sua maestà Moretti.</p>
<p style="text-align: left;">
<p><strong>INCIPIT</strong> – In realtà si paga un biglietto per vedere tre film. Giovanni (Nanni Moretti) sta girando un film ambientato in Italia durante la crisi del 1956 in Ungheria, protagonisti una coppia, lui giornalista dell’Unità (Silvio Orlando) e un&#8217;iscritta della sezione del Quarticciolo di Roma (Barbora Bubolova) che hanno una posizione diversa nei confronti degli eventi: lei decisamente ostile a quella ortodossa del Partito e del giornalista. Le musiche del film le scrive la figlia del regista, ma in realtà Giovanni sogna di realizzare un musical con le canzoni italiane (come non ricordare il musical sul pasticciere Trotzkista in <em>Caro Diario) </em> dei suoi anni giovanili, per raccontare la storia sentimentale quarantennale ormai alla deriva. E intere sequenze di questo film desiderato si intrecciano con quello del 1956 che il regista effettivamente sta girando.<br />
Nel frattempo la moglie (Margherita Buy) lo vorrebbe lasciare e sta producendo un film simil gomorresco di un giovane regista (Giuseppe Scoditti), il quale sembra la parodia di Quentin Tarantino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>IL CUORE –</strong> Il Sol dell’Avvenire è un omaggio al cinema, ad un certo modo di fare cinema al quale Moretti è affezionato. Le citazioni Felliniane, l’ammirazione per i Taviani e Kieslowsky, un certo fastidio per il cinema splatter già segnalato con <em>Henry, pioggia di sangue</em> in <em>Caro Diario, </em>e poi si sprecano le autocitazioni. Nostalgia e desiderio di risultati diversi rispetto a sliding doors della storia, personale e non, che forse sarebbero potute andare diversamente. Emerge anche una sorta di rammarico per non aver saputo gestire bene le proprie relazioni sentimentali, preda di un caratteraccio tutt’altro che “delizioso”, come ironizza nel film.<br />
Così, forse come in una caccia al tesoro, una delle tante chiavi del film è nella citazione della pellicola <em>LOLA </em>di Jacques Demy, del 1960, secondo il regista film da vedere in chiave scaramantica prima che il nuovo film finisca di essere girato, in cui la protagonista Anouk Aimée in una scena recita:<br />
<em>“Non è colpa nostra. La vita è così. Siamo soli e restiamo soli. Ma ciò che conta è volere, volere qualcosa&#8230; non importa a quale prezzo. C&#8217;è un po&#8217; di felicità anche solo nel volere la felicità. Fino a quando ti ho ritrovato, non volevo nulla. E adesso&#8230; Adesso ti capisco. Hai ragione. E&#8217; bello vivere.<br />
</em><em>- T</em><em>u pensi che dovrei baciarti e dirti grazie?<br />
</em><em>- Sarebbe un miracolo<br />
</em><em>- Potrebbe accadere.&#8221;<br />
</em>Moretti anche in questo film conferma la sua capacità profetica: i fatti d’Ungheria quanto rimandano alla guerra ucraina odierna? Eppure il film è stato concepito sicuramente molto prima delle odierne vicende belliche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>SUGGESTIONI –</strong>  Le canzoni cantate peggio del solito, da Noemi a Tenco e Battiato, i palleggi col pallone, il circo Budavari (Marca Budavari, marca Budavari! &#8211; <em>Palombella Rossa</em>), il tormentone di Netflix che “distribuisce i suoi film in 190 paesi”, il quartiere Mazzini dove comunque scaramanticamente girare sempre almeno una scena, Silvio Orlando attore feticcio per eccellenza, e poi la grande marcia finale stile Pellizza da Volpedo, una sorta di Quarto Stato del Cinema Italiano, con Anna Bonaiuto, Fabio Traversa, Renato Carpentieri, Lina Sastri, Alba Rohrwacher, Jasmine Trinca. Moretti da Fazio la settimana scorsa ha dichiarato: «Il cinema ci aiuta a ragionare sulla realtà e anche a sognare. Sia noi registi, sia gli spettatori. Se i sogni si realizzano, meglio sognare cose belle», una sorta di manifesto antimarzulliano che ben riassume lo spirito de Il Sol dell’Avvenire. Sarà l’ultimo film di Moretti, apologia del proprio cinema, o <em>Il Sol dell’Avvenire</em> è semplicemente un divertissement in attesa di altre idee geniali?<br />
Tutto è possibile, ma non possiamo che augurare lunga vita cinematografica a Nanni Moretti, il regista per antonomasia della nostra generazione.</p>
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		<title>QUANDO</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Apr 2023 13:26:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Maliore]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[E' quadern d'o Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[berlinguer]]></category>
		<category><![CDATA[Marcorè]]></category>
		<category><![CDATA[nostalgia]]></category>
		<category><![CDATA[Solarino]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando di Walter Veltroni ITALIA 2023 105 minuti L’ultimo film di Veltroni è rivolto a quella generazione, che oggi ha fra i sessanta e gli ottant’anni, che si sente ancora orfana del PCI, ed in particolare di Berlinguer. All’uscita del film alcune signore hanno fra l’altro commentato: “E’ un’operazione nostalgica ma m’ha colpito al cuore”. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Quando</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Walter Veltroni</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ITALIA 2023</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>105 minuti</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/04/quando-di-veltroni-film.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13433" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/04/quando-di-veltroni-film.jpg" alt="quando di veltroni film" width="615" height="444" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L’ultimo film di Veltroni è rivolto a quella generazione, che oggi ha fra i sessanta e gli ottant’anni, che si sente ancora orfana del PCI, ed in particolare di Berlinguer. All’uscita del film alcune signore hanno fra l’altro commentato: “E’ un’operazione nostalgica ma m’ha colpito al cuore”. Ed è probabile che fosse questo l’intento del regista e della produzione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>L’INCIPIT</strong> –   Neri Marcorè è un militante del PCI che si sveglia dopo 31 anni a causa di una botta presa durante i funerali di Berlinguer. Se ne prende cura una suora dell’ospedale, Valeria Solarino, amante dello jogging e con un fisico invidiabile, ed entra in relazione, unico a riuscirci, con Fabrizio Ciavoni, che interpreta la parte di un ragazzo colpito da mutismo selettivo. E qui i detrattori di Veltroni potrebbero avere un insano desiderio che tale mutismo colpisca anche il nostro ormai consolidato regista, perché il film risulta veramente inconsistente da un punto di vista cinematografico.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>IL CUORE –</strong> Il tentativo del nostro protagonista di ricostruire i 31 anni passati in coma è parziale e, giustamente, anche frustrante. A parte la scenetta con Stefano Fresi, costretto a decantare la solita <em>nouvelle cousine</em> fatta di niente, e che alla fine li orienta verso una trattoria vicina dalla carbonara imbattibile, dove intoneranno anche Bandiera Rossa. Il supermercato al posto della Libreria La Rinascente in via delle Botteghe Oscure e i sorrisetti un po’ rimbambiti di Marcorè non bastano a scaldare i cuori cinematografici ma sicuramente sono sufficienti per quelli politici, in un’operazione in cui il compito di metterci i contenuti è palesemente affidato agli spettatori, nostalgici in fondo, come al solito, soprattutto della giovinezza passata. E alcuni lo faranno con piacere e commuovendosi. Tralasciamo il versante politico della vicenda, rilevando però che il nostro autore è stato uno dei protagonisti, nel bene e nel male, di quel periodo di oblio che Marcorè non riesce a capire, e sul quale invece Veltroni avrebbe potuto fornire chiavi di lettura più puntuali e meno nostalgiche.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>SUGGESTIONI –</strong> A qualcuno potrà venire in mente il film <strong>Goodbye Lenin</strong>, di Wolfgang Becker, dove una donna si sveglia dopo otto mesi e scopre che il mondo dove viveva non esisteva più dopo il crollo del muro di Berlino ma tutti cercano di non rivelarle il cambiamento epocale.<br />
Qui forse si attaglia meglio il tormentone che interpretava Antonello Fassari in Avanzi, la trasmissione televisiva degli anni novanta, dove l’attore si svegliava anche lui post comunista e l’unica cosa che ricordava, perché ancora in attività, erano i Pooh. A Veltroni va comunque riconosciuto il coraggio di aver fatto il percorso inverso, da politico ad artista, rispetto ad altri a lui contemporanei, come Grillo, Reagan e Zelensky, che sicuramente hanno avuto miglior fortuna nel passaggio opposto.</p>
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		<title>L’ultima notte di Amore</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Apr 2023 13:20:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Maliore]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[E' quadern d'o Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Favino]]></category>
		<category><![CDATA[mafia cinese]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[noir]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ultima notte di Amore di Andrea Di Stefano ITALIA 2023 124 minuti L’Amore del titolo non è il sentimento universale ma il cognome di Franco, impegnato nella sua ultima notte in servizio presso la Polizia di Stato, prima della pensione. Proprio quella notte però il poliziotto accetta un incarico privato di security per un boss [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/ultima-notte.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13430" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/ultima-notte.jpg" alt="ultima notte" width="464" height="192" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ultima notte di Amore</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Andrea Di Stefano</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ITALIA 2023</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>124 minuti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L’Amore del titolo non è il sentimento universale ma il cognome di Franco, impegnato nella sua ultima notte in servizio presso la Polizia di Stato, prima della pensione. Proprio quella notte però il poliziotto accetta un incarico privato di security per un boss cinese. Un lavoretto tranquillo che invece darà il via ad una sequela di azioni rocambolesche.<br />
Il regista parla di <em>spaghetti noir</em> per il proprio film, e in effetti se una sparatoria avviene a Rho piuttosto che a Brooklyn assume tutta un’altra valenza. Vale la pena ricordare, però, che Sergio Leone con i suoi spaghetti western ha insegnato a Hollywood un nuovo modo di fare i film sui cowboy e non solo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>L’INCIPIT</strong> –   Una panoramica lunghissima e suggestiva delle luci notturne di Milano ci introduce al poliziotto protagonista (Pierfrancesco Favino), il buon Franco Amore, che accetta un incarico di security a patto che non si tratti di droga o riguardi persone armate, perché lui non ha mai sparato a nessuno. Nel frattempo la moglie, una bravissima quanto credibile Linda Caridi, gli sta preparando una festa a sorpresa che tale poi non è. Ma nel tunnel, metafora spazio-temporale dal quale di fatto non si uscirà mai, durante il percorso legato all’incarico di scortare due viaggiatori cinesi arrivati all’aeroporto con un carico clandestino di diamanti, succede l’irreparabile e il suo compagno di scorta, il collega interpretato dall’ottimo Franco Di Leva, muore insieme ad altre persone.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>IL CUORE –</strong> La vicenda umana di Franco Amore si tinge di giallo e nero, nemesi per una vita passata sotto le tonalità del grigio. Una vita però onesta, senza aver mai sparato a nessuno. Per lui quasi un vanto, per coloro che lo vogliono strumentalizzare un gancio imperdibile. Favino riempie con la sua maschera ormai neutra le dimensioni del personaggio, dandogli per altro un accento incomprensibile, quasi a volerne sottolineare ancor di più il grigiore. Al contrario il dialetto calabrese della moglie spicca su tutto il film, infondendo una nota di allegria e vitalità.</p>
<p><strong>SUGGESTIONI –</strong> Favino novello Callaghan in salsa meneghina è credibile. Il montaggio è vorticoso e ritmato. Che dire? Il film si fa vedere. Forse non stuzzicherà i palati fini già amanti del genere però è in grado di attrarre un vasto pubblico e offrire un paio di serene ore di svago.</p>
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		<title>Everything Everywhere All at Once</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Mar 2023 12:12:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Maliore]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[E' quadern d'o Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[2001 Odissea nello spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Everything Everywhere All at Once]]></category>
		<category><![CDATA[Indiana Jones]]></category>
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		<category><![CDATA[Oscar]]></category>

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		<description><![CDATA[Everything Everywhere All at Once di Martin Daniel Kwan e Daniel Schenert USA 2022 140 minuti Sette oscar: Miglior film, miglior attrice (Michelle Yeoh), migliori registi e migliore sceneggiatura originale (Daniel Kwan e Daniel Schenert), e poi miglior editing, miglior attrice non protagonista (Jamie Lee Curtis) e miglior attore non protagonista (Ke Huy Quan)sono un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/Everything-Everywhere-All-at-Once.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13427" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/03/Everything-Everywhere-All-at-Once.jpg" alt="Everything Everywhere All at Once" width="1055" height="431" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Everything Everywhere All at Once</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Martin Daniel Kwan e Daniel Schenert</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>USA 2022</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>140 minuti</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sette oscar</strong>: Miglior film, miglior attrice (Michelle Yeoh), migliori registi e migliore sceneggiatura originale (Daniel Kwan e Daniel Schenert), e poi miglior editing, miglior attrice non protagonista (Jamie Lee Curtis) e miglior attore non protagonista (Ke Huy Quan)sono un bottino difficilmente discutibile, per lo meno sull’unanimità che l’Academy ha manifestato quest’anno. Ma fu vera gloria? I pareri degli spettatori sono contrastanti e, come al solito, valgono anche molto i gusti personali. Per la parte profonda il film è, in fondo, una storia archetipica sul rapporto madre-figlia. Per la parte divertimento e Science Fiction gli appassionati potrebbero anche elevarlo a futuro film cult. Ma andiamo con ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>L’INCIPIT</strong> –  Evelyn Quan Wang (Michelle Yeoh) è la protagonista, proprietaria di una lavanderia a gettoni in crisi, vessata dall’ufficio delle entrate, sull’orlo di una crisi di nervi anche per la prossima fine del proprio matrimonio e le scelte controcorrente della figlia Joy. Così queste dinamiche producono un cortocircuito che dà vita ad una visione distopica fatta da dimensioni parallele e sfalsate, il multiverso, abitato dalle versioni più disparate dei protagonisti, alcune in grado di suscitare una grande ilarità.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>IL CUORE –</strong> Arti marziali cinesi (forse in eccesso), evocazione di altri film, Matrix in testa, ma anche di Indiana Jones attraverso uno dei personaggi che, bambino arrivato come boat people, la sera della cerimonia piangeva ringraziando il sogno americano. Ma il cuore del film, oltre alla possibilità che la vita offre con continue <em>sliding doors</em>, qui tradotte col multiverso, è la relazione madre-figlia. E’ l’amore che vince, è quel cordone ombelicale ineliminabile che lega le due figure, dai tempi greci ai giorni nostri. Anche quando le scelte che fanno le figlie (i figli) sono discutibili e fuori dall’ortodossia famigliare. I diversi personaggi della figlia nelle diverse dimensioni sono il centro, anche visivo, coloratissimo, di tutto il film.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>SUGGESTIONI –</strong> Oltre ai film evocati, un paio vengono proprio citati letteralmente: <strong>Ratatouille</strong><i>, </i>storpiandone il titolo e sostituendo il topo suggeritore con un procione nascosto nel cappello dello chef di turno, e <strong>2001 Odissea nello spazio</strong>, con tanto di scimmie protagoniste. Ecco, in fondo il film fa venire voglia di rivedere alcuni classici della fantascienza cinematografica, quasi come antidoto ad una confusione visiva che, per quanto a volte divertente, non convince sempre. Ai posteri l’ardua e definitiva sentenza su un film che forse rischia di essere l’equivalente dei Jalisse a Sanremo, per Hollywood.</p>
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		<title>Gli spiriti dell&#8217;isola</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2023 18:11:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Maliore]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli spiriti dell&#8217;isola di Martin McDonagh IRLANDA, GRAN BRETAGNA, USA 2022 114 minuti Il regista Mc Donagh gira la sua dark dramedy in una delle Isole Aran, Inishmore Island, e ad Achill Island. Il titolo originale, “The Banshees of Inisherin”, rimanda a quegli spiriti spesso malvagi e portatori di sventura, assimilabili alla figura del munaciello napoletano. Verde, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gli spiriti dell&#8217;isola</strong></p>
<p><strong>di Martin McDonagh</strong></p>
<p><strong>IRLANDA, GRAN BRETAGNA, USA 2022</strong></p>
<p><strong>114 minuti</strong></p>
<p><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/02/gli-spiriti-dellisola-poster.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13407" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/02/gli-spiriti-dellisola-poster.jpg" alt="gli-spiriti-dellisola-poster" width="945" height="731" /></a></p>
<p>Il regista Mc Donagh gira la sua dark dramedy in una delle Isole Aran, Inishmore Island, e ad Achill Island. Il titolo originale, “The Banshees of Inisherin”, rimanda a quegli spiriti spesso malvagi e portatori di sventura, assimilabili alla figura del munaciello napoletano. Verde, animali, scogliere, mare, sentieri e muretti a secco per una storia del 1923 che vede protagonisti ancora una volta Brendan Gleeson (Colm) e Colin Farrell (Pádraic), già ingaggiati in “In Bruges” del 2008. Amici anche qui, con dinamiche però più dure e feroci, si scontrano quasi senza motivo mentre arriva da lontano l’eco della guerra con l’IRA (“ma perché non combattiamo più uniti gli inglesi?”, è una delle battute memorabili del film).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’INCIPIT</strong> – Colm un bel giorno decide che l’amico di sempre, Pádraic, non gli va più a genio e quindi non ci vuole più parlare, accusandolo di essere troppo fatuo nelle sue conversazioni senza qualità. Vuole impiegare il proprio tempo a scrivere canzoni e a suonare il violino: niente più chiacchiere e pinte al pub insieme. Pádraic non riesce a farsene una ragione ed inizia a tormentarlo per avere delle spiegazioni e, soprattutto, con la richiesta di tornare indietro sulla sua decisione.</p>
<p><strong>IL CUORE –</strong> Quella che sembra una commedia bucolica si trasforma così in una specie di valanga che travolge un po’ tutto il piccolo paese, con svolte drammatiche e granguignolesche, metafora di quella disconnessione che ha colpito le persone nella recente pandemia ma anche narrazione dei simbolici prolegomeni di tutti i conflitti che spesso portano anche alle guerre guerreggiate, di cui poi si finisce per dimenticare le vere cause scatenanti. Si salverà solo Siobhán (Kerry Condon), la sorella di Colin Farrell, a parte gli animali del film, che fugge dal delirio della collettività accettando un lavoro sul continente. Intanto pian piano, con un crescendo inarrestabile come in “Parasite” di Bong Joon-ho, la follia, la rabbia e la depressione deflagrano nell’isola, colpendo in diverse maniere l’intera comunità. Sullo sfondo il contrappunto allegorico della Banshee di turno, rappresentata dall’inquietante signora McCormick, che tutti cercano di evitare quando la incrociano per strada.</p>
<p><strong>SUGGESTIONI –</strong> Il film è candidato a nove premi Oscar. Colin Farell ha già vinto, con questo film, la Coppa Volpi all’ultimo Festival del Cinema di Venezia, ed in certe inquadrature ricorda un po’ il giovane Anthony Perkins di Psyco. Il regista McDonagh ha già vinto un paio d’oscar nel 2017 con lo strepitoso “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”. Insomma il blasone c’è e il film porterà a casa sicuramente qualcosa, perché è bello, molto originale e, per certi versi, sempre attuale.</p>
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		<title>The quiet girl</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2023 18:07:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Maliore]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[arte di tacere]]></category>
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		<description><![CDATA[The quiet girl  di Colm Bairéad IRLANDA 2022 97 minuti Il film è ambientato nell’Irlanda rurale e povera degli anni ottanta, ed è la storia di Cait, una bambina di nove anni, che viene mandata dagli indigenti genitori a vivere da una coppia di mezza età di lontani cugini per tutto il periodo estivo. Se [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>The quiet girl </strong></p>
<p><strong>di Colm Bairéad</strong></p>
<p><strong>IRLANDA 2022</strong></p>
<p><strong>97 minuti</strong></p>
<p><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/02/76d0631e-89d3-4749-9d8c-b83ee714a9a1_movie_poster.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13404" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/02/76d0631e-89d3-4749-9d8c-b83ee714a9a1_movie_poster.jpg" alt="The quiet girl   di Colm Bairéad" width="1387" height="904" /></a></p>
<p>Il film è ambientato nell’Irlanda rurale e povera degli anni ottanta, ed è la storia di Cait, una bambina di nove anni, che viene mandata dagli indigenti genitori a vivere da una coppia di mezza età di lontani cugini per tutto il periodo estivo. Se non amate il silenzio è un film che non vi piacerà, perché The Quiet Girl è una pellicola densa di silenzi. E come insegna l’abate Dinouart ne “L’arte di tacere” scritto nel settecento, ci sono tanti tipi diversi di silenzio. E Cait sperimenta e vive sia quelli privi d’amore che quelli densi di affetto.</p>
<p><strong>L’INCIPIT</strong> – Cait (Catherine Clinch) è una dei quattro figli di una coppia di agricoltori che fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, e la madre è incinta del quinto figlio. I silenzi di Cait la isolano e la emarginano, in famiglia e a scuola. Così spesso si nasconde, in un disperato quanto palese tentativo di uscire dall’invisibilità in cui, suo malgrado, viene relegata.</p>
<p><strong>IL CUORE</strong> – The Quiet Girl è un film sull’amore, e su come l’affetto genitoriale possa essere profuso anche da figure diverse dai genitori naturali. Eibhlín e Sean Kinsella (Carrie Crowley e Andrew Bennett) sono i coniugi che accolgono Cait. Le offrono calore con la semplicità delle piccole attenzioni e del garbo, rispettando le iniziali barriere che Cait frappone. “In questa casa non ci sono segreti” le dice Eibhlìn, in realtà invece un segreto c’è ed è una vera e propria tragedia famigliare. In qualche modo la presenza di Cait servirà loro per elaborare meglio il drammatico vissuto.</p>
<p><strong>SUGGESTIONI</strong> – Il film è candidato per il premio Oscar come miglior film straniero. La battaglia, come al solito, sarà dura, ma sicuramente The Quiet Girl è un esempio di ottimo cinema, perché sa raccontare valori universali partendo da realtà semplici, apparentemente prive di grande appeal. Inoltre una preziosa fotografia, insieme all’uso insolito del format 4/3, dà al film un tocco in più che fa ben sperare e offre al film diverse chance per affermarsi.</p>
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		<title>Una relazione passeggera</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2023 17:59:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Maliore]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[E' quadern d'o Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri parole emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bergman]]></category>
		<category><![CDATA[cinema francese]]></category>
		<category><![CDATA[Lacan]]></category>
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		<description><![CDATA[Una relazione passeggera di Emmanuel Mouret FRANCIA 2022 100 minuti Tradire è sempre un po’ perdersi, e rovinare le relazioni. Le statistiche dicono che il tradimento è la causa primaria responsabile del 40% dei divorzi. In questo film il focus è tutto sulla relazione passeggera (il titolo originale infatti è, letteralmente, Cronaca di una relazione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Una relazione passeggera</strong></p>
<p><strong>di Emmanuel Mouret</strong></p>
<p><strong>FRANCIA 2022</strong></p>
<p><strong>100 minuti<br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/02/maxresdefault.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13401" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/02/maxresdefault.jpg" alt="Una relazione passeggera  di Emmanuel Mouret" width="960" height="630" /></a></p>
<p>Tradire è sempre un po’ perdersi, e rovinare le relazioni. Le statistiche dicono che il tradimento è la causa primaria responsabile del 40% dei divorzi. In questo film il focus è tutto sulla relazione passeggera (il titolo originale infatti è, letteralmente, Cronaca di una relazione passeggera) fra lei, single, e lui, sposato, entrambi con figli, che non vedremo mai durante il film, come non vedremo mai la moglie di lui.</p>
<p><strong><br />
L’INCIPIT</strong> – Sul perché si tradisca sono stati scritti diversi saggi, e i motivi spesso sono meno prevedibili di quanto si immagini. Simon (Vincent Macaigne, già coprotagonista con i suoi tic in “C’est la vie”, commedia imperdibile per chi voglia farsi due risate di gusto), instaura una relazione con Charlotte (Sandrine Kiberlain). Fin qui il tutto sembrerebbe un po’ banale, se non fosse che lui è un perfetto imbranato e lei è invece l’amante ideale nell’immaginario medio maschile: intraprendente, sempre disponibile, non pretende nulla, calda ed appassionata, disposta a non innamorarsi.</p>
<p><strong><br />
IL CUORE –</strong> Il tema del film è proprio la contraddizione fra sentimento, passione e amore. La leggerezza della loro relazione e il grande affiatamento di fatto li fa innamorare reciprocamente ma, in nome delle regole d’ingaggio concordate, non riescono a dirselo. Così in una logica poliamoristica arrivano persino a concedersi un rapporto a tre con una donna, Louise (Georgia Scalliet) incontrata sul web, che finirà per essere il prevedibile detonatore della loro storia. Il film ripercorre tutti i topos classici delle relazioni clandestine: la paura di essere scoperti, gli attimi fugaci, i luoghi insoliti, le brevi vacanze rubate. Insomma una mappa interessante che susciterà empatia fra le persone fedifraghe e curiosità fra quelle fedeli. Il regista, nelle vesti di solerte cronista, condivide le emozioni dei protagonisti, fra i migliori attori d’oltralpe, con un attento uso della macchina da presa, senza mai mostrare un centimetro di pelle in più del necessario ma riuscendo ad ispirare con estremo garbo complicità, voluttuosità ed erotismo. Bellissima la sequenza dei luoghi della loro relazione vuoti, dopo la fine della stessa. I dialoghi, densi come solo i francesi sanno fare, non stancano mai.<br />
Unica pecca il finale, forse volutamente poco leggibile ma soprattutto un po’ tirato via e non armonico con l’attenzione dimostrata alla cura dei dettagli e dei particolari del resto della pellicola.</p>
<p><strong><br />
SUGGESTIONI –</strong> L’unica citazione da <em>cinéphile</em> contenuta nel film è un breve brano di “Scene da un matrimonio” di Bergman, per altro diventata anche recentemente una serie tv, prova che il tema della coppia, e della sua crisi, non perde mai a<em>ppeal</em>. Inoltre, per dirla con Lacan, psichiatra e filosofo francese, quando si ama davvero qualcuno, si ama tutto di lui o di lei, comprese le sue manie, i suoi difetti, la geografia del suo corpo, il colore dei suoi capelli, o anche l’assenza di essi. E forse è vero che possiamo reggere solo un amore alla volta.</p>
<p>&nbsp;</p>
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