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	<title>Città del Monte &#187; I mestieri della tradizione</title>
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	<description>Giornale Online</description>
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		<title>Roie allattante, ovvero i maccheroni</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 16:41:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna D'Agostino]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I mestieri della tradizione]]></category>

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		<description><![CDATA[Un nome antico che nasconde un’usanza altrettanto antica: la preparazione dei mitici maccheroni napoletani. Il piatto base della cucina partenopea e di quella mediterranea, tanto copiato, tanto desiderato e che possiamo trovare ogni giorno sulle nostre tavole. Questo è il nome che nel XIX secolo si dava al semplice piatto di maccheroni. All’epoca si acquistavano [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un nome antico che nasconde un’usanza altrettanto antica: la preparazione dei mitici maccheroni napoletani. Il piatto base della cucina partenopea e di quella mediterranea, tanto copiato, tanto desiderato e che possiamo trovare ogni giorno sulle nostre tavole. Questo è il nome che nel XIX secolo si dava al semplice piatto di maccheroni.<br />
All’epoca si acquistavano presso i venditori ambulanti ed erano amati soprattutto dai <em>lazzari</em>, che preferivano mangiarli con le mani.<br />
<em>Roie</em>, ovvero &lt;&lt;due&gt;&gt; in italiano, era il prezzo (due centesimi) di una porzione di vermicelli lessi, conditi con un pizzico di formaggio di pecora grattugiato.<br />
Il <em>maccaronaro</em> era un’istituzione nei vicoli napoletani. Lo si riconosceva grazie ad una grande pentola, di solito di smalto bianco, piena di acqua bollente con un palo dal quale pendevano i vermicelli appena cotti. Accanto un piatto di formaggio grattugiato, file di grani di pepe e l’immancabile <em>pummarola rossa</em> cotta.<br />
Oggi nei vicoli napoletani queste figure della tradizione sono state sostituite da banconi che vendono la pizza, ma sarebbe bello poter camminare per le strade del centro e sentire ancora il profumo dei maccheroni.</p>
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		<title>L&#8217; acquafrescaio</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Mar 2012 18:22:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppina Perillo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I mestieri della tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[acqua sulfurea]]></category>
		<category><![CDATA[acquafrescaio]]></category>
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<div id="attachment_7075" style="width: 168px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://static.cittadelmonte.info/static/img/f61.jpg"><img class="size-full wp-image-7075" title="Acquafrescaio" src="http://static.cittadelmonte.info/static/img/f61.jpg" alt="" width="158" height="198" /></a><p class="wp-caption-text">ADNKRONOS. Anni Trenta.Il chiostro di un “acquafrescaio” Copyright 2009 Riccardo Carbone</p></div>
</div>
<p>L&#8217; antico mestiere napoletano dell&#8217;acquafrescaio nasce in tempi remoti e la sua origine è connessa con una fonte d&#8217;acqua sulfurea che sgorgava presso Santa Lucia, la cosiddetta <em>acqua d&#8217;è mummarelle</em>, dal nome degli antichi orciuoli con cui ci si recava a prenderla. Ben presto la fervente fantasia dei napoletani attribuì all&#8217; acqua dei poteri quasi magici, arrivando a considerarla una vera panacea in grado di curare persino i reumatismi e gli acciacchi senili. Gli abitanti di Santa Lucia e quelli dei dintorni concepirono l&#8217;idea di vendere la preziosa acqua, specie ai turisti che affollavano Napoli durante l&#8217;estate e si deliziavano non poco dissetandosi con i bicchieri offerti da venditori e venditrici che occupavano la riviera. I <em>luciani</em> (abitanti del quartiere) decisero persino di chiudere ogni anno la lucrosa attività con una festa coincidente con l&#8217;ultima domenica d&#8217;agosto, giorno in cui si festeggiava la veneratissima Madonna della Catena. Venditori, venditrici e gente del popolo si tuffavano in mare e coinvolgevano chiunque si trovasse a passare per la riviera.</p>
<p>Col tempo il mestiere d&#8217;acquafrescaio divenne famosissimo e i venditori cominciarono ad organizzarsi con allegri chioschetti da cui pendevano limoni ed agrumi vari e dove facevano bella mostra di sè le<em> mummarelle</em>. Acquafrescai sorridenti e urlanti invitavano passanti e turisti a godere dell&#8217;acqua che era ormai diventata celebre, al pari di pizza e taralli, le altre specialità locali. Ma, si sa, il troppo storpia. Difatti, l&#8217;andirivieni continuo dei venditori che andavano a riempire gli orciuoli alla fonte e un&#8217;epidemia feroce di colera, che si diffuse a Napoli negli anni settanta dello scorso secolo, indussero le autorità a chiudere la fonte e a mettere fine al commercio illecito. Con esso scomparve anche a poco a poco uno dei mestieri più fascinosi e suggestivi di Napoli, lasciando spazio ai moderni e numerosi chioschi dei nostri giorni, che somigliano in verità più a degli chalet, eredi di una tradizione ancora viva nei ricordi di tutti i napoletani.</p>
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		<title>Il re del mare che univa arabi ed ebrei</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 17:36:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luca Coppola]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I mestieri della tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[arte corallo]]></category>
		<category><![CDATA[corallo]]></category>
		<category><![CDATA[mirabilia coralii]]></category>
		<category><![CDATA[mostra corallo]]></category>
		<category><![CDATA[Torre del Greco]]></category>

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		<description><![CDATA[Mirabilia Coralii. La meraviglia per una forma cos&#236; originale del Creato. La meraviglia per la particolare abilit&#224; dell&#8217;uomo di trasformarla in opere che onorano il Divino. E&#8217; duplice questa sensazione che da il titolo all&#8217;esposizione di numerosi capolavori di arte sacra e profana che si presenta agli occhi di coloro che accedono presso il&#160;settecentesco&#160;Palazzo Vallelonga, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify"><span style="font-family: Arial; "><span style="font-size: small; ">Mirabilia Coralii. La meraviglia per una forma cos&igrave; originale del Creato. La meraviglia per la particolare abilit&agrave; dell&rsquo;uomo di trasformarla in opere che onorano il Divino. E&rsquo; duplice questa sensazione che da il titolo all&rsquo;esposizione di numerosi capolavori di arte sacra e profana che si presenta agli occhi di coloro che accedono presso il&nbsp;settecentesco&nbsp;Palazzo Vallelonga, sede della Banca di Credito Popolare presso Torre del Greco. Anche quest&rsquo;anno, assecondando una fortunata consuetudine che va avanti dal 1996, secondo una formula collaudata dal successo di critica e pubblico, va in scena una mostra unica nel suo genere, capace di fondere tradizioni storiche e identit&agrave; del territorio in un viaggio nel tempo alla ricerca del corallo, croce e delizia della sapiente e rinomata manualit&agrave; artigiana torrese, la stessa raffinata arte che ancor oggi &egrave; tramandata di padre in figlio. Inaugurata&nbsp;il 20 dicembre scorso, chiuder&agrave; i battenti il prossimo primo di febbraio. C&#8217;&egrave; ancora tempo, dunque, per chi volesse naufragare dolcemente nella magnificenza delle preziose opere in mostra. E&rsquo; il corallo nelle sue manifestazioni pregiate, quello che appare al centro di un percorso di storia, identit&agrave;, religione e culture che affonda le radici nel medio e lontano Oriente, oggi al centro di tragici e prolungati conflitti ma che&nbsp;un tempo ha visto la fioritura dei commerci lungo le vie del Mediterraneo, soprattutto nella Sicilia, nodo cruciale di contaminazioni. Attraverso un&rsquo;indagine storica approfondita, un dato emerge su tutti nella lavorazione e nel commercio del corallo, rappresentato dall&rsquo;azione penetrante delle comunit&agrave; ebraiche, stabilitesi in Sicilia a partire dal VII secolo D.C.. Il binomio ebrei &#8211; corallo &egrave; all&rsquo;origine delle splendide manifatture siciliane dell&rsquo;et&agrave; barocca. In epoca rinascimentale infatti, gli ebrei conquistarono il monopolio del commercio e la lavorazione di paternostri in corallo, proseguendo l&rsquo;apprezzata attivit&agrave; artigianale nonostante l&rsquo;espulsione de &ldquo;los Reyes Catolicos&rdquo;in Spagna. Il secolo successivo decret&ograve; una produzione copiosa che raggiunse alti livelli artistici, definita, non a caso, l&rsquo;epoca d&rsquo;oro dell&rsquo;arte trapanese. E&rsquo; la stessa mirabilia sorprender&agrave; le corti reali europee tra il &lsquo;500 e il &lsquo;700, conducendo schiere di celebri pittori a rappresentarne le opere nei propri dipinti: Giorgio Vasari ne &ldquo;La nascita del corallo&rdquo;, Luca Giordano nel &ldquo;Ratto di Europa&rdquo;, Filippo Da Messina in una scena nella quale Andrea Soli, corallaro, offre rosari a monaci, o ancora in Piero della Francesca nella &ldquo;Madonna di Sinigallia con bambino&rdquo;, quest&rsquo;ultimo dal collo adornato con un rosario di corallo.</span><span style="font-size: small; ">Un filmato introduttivo all&rsquo;ingresso della mostra, illustra per immagini la cronostoria di questo dono prezioso del mare nostrum, in bilico tra tre regni: non minerale, non vegetale e non animale. Una gemma dal valore magico, perch&egrave; arricchitasi delle tradizioni millenarie che le hanno attribuito un&rsquo;aspirazione positiva suggestiva, volta all&rsquo;auspicio di benessere, di fortuna e vitalit&agrave;. Per i Romani la visione del sangue della Medusa, per i greci albero di sangue che simboleggia la forza generatrice, per i cristiani, il sangue di Cristo che preserva dal male. Ostensori e calici, crocifissi con l&rsquo;immagine del Cristo rafforzavano il simbolismo legato al sacrificio cristiano. Ogni tradizione culturale si &egrave; servita di questo medium per esprimere concezioni del mondo mediante le quali si manifesta la potenza divinatrice. La Sicilia &egrave; stata eletta a ragione terra dei coralli, feconda di scambi che tra il 200 e il &lsquo;400 collegavano le sponde d&rsquo;Oriente a quelle d&rsquo;Occidente. Dopo insediamenti ebrei avvenuti nella odierna Tunisia, molti di costoro, in seguito a gravi carestie avvenute nel XII secolo, trasmigrarono verso l&rsquo;isola, portando con s&eacute; un bagaglio di cultura giudeo-araba in un&rsquo;epoca di profonda trasformazione culturale dal punto di vista della dominazione: dagli arabi, ai normanni e, infine, agli Svevi. Un gruppo che fondeva, secoli prima del melting pot e delle guerre di civilt&agrave;, il mondo orientale e occidentale. I giudei si annoverano tra gli imprenditori pi&ugrave; produttivi, dedicandosi alla pratica mercantile di prodotti di lusso quali seta, lana, gemme e corallo. Consideravano il corallo in un senso trascendentale, essendo citato tra le gemme pi&ugrave; preziose nel Libro di Giobbe e metafora delle virt&ugrave; supreme dell&rsquo;uomo. Dai documenti storici si evince una fitta trama di rapporti commerciali che si estendevano, con riferimento agli ebrei siciliani di Palermo, dal Marocco all&rsquo;India.&nbsp;</span><span style="font-size: small; ">Dopo l&rsquo;invasione normanna proseguirono nell&rsquo;attivit&agrave; di mediazione tra le sponde del Mediterraneo, realizzando il primo grande mercato unico ante litteram. Parte da Trapani la richiesta di perle nel &lsquo;400 da parte musulmana nei confronti degli imprenditori giudei, cos&igrave; come per i rosari cristiani. Dal 1500, in seguito alla diaspora, gruppi di ebrei si stabilirono a Livorno, Genova e nel napoletano, realizzando fondaci presso San Giorgio a Cremano e Torre del Greco. La pesca del corallo era compiuta con l&rsquo;uso di piccole barche dotate di un ingegno capace di sradicare i rametti del corallo che rimanevano incastrati tra le reti. L&rsquo;artigiano acquistava il materiale grezzo dai pescatori e incaricava mercanti ebrei della vendita. Da allora il commercio internazionale verr&agrave;&nbsp;gestito dai catalani.</span><span style="font-size: small; ">Le preziose manifatture, provenienti in larga parte da collezioni private, costituiscono opere dei maestri trapanesi, di carattere misto: scrigni preziosi, ostensori lucenti, reliquari imponenti e ricchi trionfi. Spiccano tra le opere in mostra &nbsp;i paliotti d&rsquo;altare, veri capolavori del Barocco, ricamati con perline di corallo, fili d&rsquo;oro, argento e sete multicolori. L&rsquo;oro e il rosso accostati seguendo una precisa simbologia: l&rsquo;oro, nel quale si manifesta il potere temporale e il rosso del corallo, che valorizza la sacralit&agrave; col sangue di Cristo. Un inestimabile produzione artigianale a met&agrave; tra il ricamo e l&rsquo;oreficeria,come quella raffigurante San Francesco di Paola che attraversa lo Stretto di Messina presso il Convento di San Vito a Vico Equense. Per le altre opere rimandiamo al lettore la curiosit&agrave; e il desiderio di osservare da vicino le eccellenze in esposizione. Tuttavia, come ricorda il volume realizzato ad hoc, una lenta quanto progressiva decadenza colp&igrave; l&rsquo;attivit&agrave; dei corallari siciliani a partire dal &lsquo;700, con l&rsquo;interruzione delle attivit&agrave; professionali di padre in figlio. Conclusasi cos&igrave; l&rsquo;epoca d&rsquo;oro della perfezione applicativa, si pass&ograve; ad una produzione pi&ugrave; grossolana, comportando una mutazione degli artigiani, da intagliatori e scultori, a gioiellieri, per andare incontro alle nuove richieste di status della ricchezza manifestate dalle famiglie borghesi. E&rsquo; l&rsquo;avvio della produzione profana che sostituisce i temi sacri con la naturalezza di fiori e frutti, qualificando una produzione che si affermer&agrave; nella cittadina alle falde del Vesuvio in concomitanza con il declino dell&rsquo;arte siciliana. Proprio in seguito all&rsquo;unit&agrave; d&rsquo;Italia, Torre del Greco raggiunger&agrave; l&rsquo;apice del successo relegando ad una posizione marginale Trapani. Il resto &egrave; storia d&rsquo;oggi, con la prosecuzione di un mestiere antico e raro che vede ancora laboratori sparsi sul territorio e la ripresa di una simbologia sacra e profana che tanta mirabilia, &egrave; il caso di dire, ha prodotto nel tempo come identico &egrave; lo stupore&nbsp;che suscita&nbsp;agli occhi dell&rsquo;uomo contemporaneo.</span><br />
</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; "> </span><span style="font-family: Arial; "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify"><span style="font-family: Arial; ">&nbsp;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify"><img align="bottom" alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/img_1402.jpg" />&nbsp;<img align="bottom" alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/img_1403.jpg" /></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify"><img align="bottom" alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/img_1404.jpg" />&nbsp;<img align="bottom" alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/img_1399.jpg" /></p>
<p><span style="font-family: Arial; "> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial; ">&nbsp;</span></p>
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		<title>Antonio fabbro e serramentista.Per servirvi.</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2008 12:46:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luca Coppola]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[alluminio]]></category>
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		<description><![CDATA[Antonio Formisano vive e lavora da sempre ad Ercolano. Ci accoglie nell&#8217;ufficio del capannone dopo aver effettuato alcune consegne in mattinata col suo furgone.&#160;Ha 39 anni ben portati e lavora da quando termin&#242; la terza media. Aveva pi&#249; o meno 12 anni. Il padre praticava tutt&#8217;altro mestiere. Lavorava infatti presso gli scavi archeologici. Fu coinvolto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-size: small; "><span style="font-family: Arial; ">Antonio Formisano vive e lavora da sempre ad Ercolano. Ci accoglie nell&#8217;ufficio del capannone dopo aver effettuato alcune consegne in mattinata col suo furgone.&nbsp;Ha 39 anni ben portati e lavora da quando termin&ograve; la terza media. Aveva pi&ugrave; o meno 12 anni. Il padre praticava tutt&#8217;altro mestiere. Lavorava infatti presso gli scavi archeologici. Fu coinvolto che era ragazzino da amici pi&ugrave; grandi. E&#8217; riuscito cos&igrave;, con pazienza e tenacia ad inserirsi nel ramo. Il primo materiale che ha toccato &egrave; stato l&#8217;alluminio. Qualche anno dopo&nbsp;&egrave; la volta&nbsp;del ferro.&nbsp;Antonio &egrave; orgoglioso del suo mestiere che reputa&nbsp;interessante, perch&egrave; permette&nbsp;di apprendere molte cose, sebbene tante altre le abbia rubate dai <em>masti</em>. Diversi gli amici pi&ugrave; grandi che gli sono stati accanto, tra questi, non mancava chi era geloso del proprio mestiere e chi, invece, non esitava ad assisterlo e a seguirlo in caso di aiuto:&lt;&lt;Se non provi a imparare da solo, nulla e nessuno ti verr&agrave; ad insegnare>>. La sua gavetta dura tra i 7 e gli 8 anni. Il tempo di assolvere gli obblighi di leva ed Antonio, a 18 anni, cambia vita. Giovane e indipendente,&nbsp;decide di stabilirsi in proprio, aprendo un&#8217;officina di lavoro al Corso Resina. Nel frattempo il padre, fresco di pensione, ha provveduto a stargli vicino per sostenerlo nei primi tempi,&nbsp;coadiuvandolo nella gestione di quest&#8217;attivit&agrave;. Il tempo gli dar&agrave; ragione, avendo avuto modo di specializzarsi in serramenta in alluminio, prodotti singoli e legni in alluminio che includono i lavori di alluminio e di falegnameria. Dal 1991 al 2002 lavora sodo ma le richieste col tempo aumentano. Si trasferisce cos&igrave; in via Emilio Bossa, poco distante dal vecchio locale oramai divenuto troppo angusto per le esigenze di produzione. Antonio &egrave; pertanto&nbsp;fabbro e serramentista, qualifiche conseguite con le numerose domande da parte di aziende e privati relative a&nbsp;vetri particolari, di infissi per casa e lavori per balconi e finestre. Grazie alla sua bravura e&#8217; riuscito a esportare fuori&nbsp;citt&agrave; il suo lavoro, con commesse a Monfalcone, Reggio Emilia, Frosinone, Terracina, Latina. Tra coloro che necessitano della sua manodopera, anche emigrati fuori che costituiscono&nbsp;una clientela fedele. Non mancano diversi architetti cittadini che si rivolgono ad Antonio, tra cui l&#8217;Arch. Bossa, cognome abbastanza noto nel vesuviano.&nbsp;Di recente &egrave; stato a Follonica da un vecchio amico trasferitosi per realizzare degli infissi in alluminio, gli avvolgibili, ovvero quelle che in gergo sono chiamati <em>tapparelle</em>. Con piacere svolgiamo assieme un breve tour tra gli attrezzi del mestiere:&nbsp;la troncatrice, ideale&nbsp;per tagliare legno ed alluminio; il pantografo, supporta invece la realizzazione degli schemi e delle forme, delle serrature e degli incastri precisi, un tempo&nbsp;disegnati a mano. Il plasma &egrave; una macchina ad alta precisione funzionante a laser, munito di una sega che affila e sagoma il ferro. Infine c&#8217;&egrave; il trapano a colonna che conclude la carrellata&nbsp; delle macchine.&nbsp;Antonio nel tempo ha messo su famiglia. Ha due figli e una figlia ma non spera che prendano la stessa strada, conoscendo il sacrificio e l&#8217;impegno necessari per svolgere la sua mansione artigiana, nonostante non neghi che sia stata un&#8217;avventura di conoscenze nella quale si &egrave; trovato a suo agio. Precisa per&ograve; che la presenza di una certa concorrenza non agevoli di gran lunga la produttivit&agrave;. Per giunta i clienti si sono pure rivoluzionati. Da chi sprovveduto chiedeva un lavoro ignorando tutto ci&ograve; che poteva esserci dietro, si &egrave; passati ai clienti esperti di internet che conoscono gi&agrave; materiali, forme, prezzi&nbsp;e gli chiedono consigli accurati. L&#8217;aria di crisi che si respira da un p&ograve; ormai tiene banco anche da queste parti:&lt;&lt;Un tempo le commesse erano maggiori, per questo decisi di stabilirmi in un locale pi&ugrave; ampio, mentre ora la produzione &egrave; lenta, lentissima>>. Un dato su tutti testimonia quanto va affermando Antonio: lavoravano con lui 8 operai fino al mese di giugno. Oggi riesce a sostenere i costi e mandar avanti il lavoro con 5 dipendenti:&lt;&lt;Spero questo tempo passi presto, il lavoro scarseggia ma sto lavorando ad un sito web per cercare nuovi clienti on line>>. E&#8217; gi&agrave; buio quando ci congediamo e un caff&egrave; conclude lo scorcio di un tardo pomeriggio di dicembre.&nbsp;Resta l&#8217;auspicio condiviso che passata la <em>nuttata</em>, nasca una&nbsp; luce nuova per gli artigiani, autentici maestri del saper fare.</span></span></p>
<p style="text-align: justify"><img align="bottom" alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/img_1071.jpg" />&nbsp;<img align="bottom" alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/img_1069.jpg" />&nbsp;<img align="bottom" alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/img_1072.jpg" /></p>
<p style="text-align: justify"><img align="bottom" alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/img_1073.jpg" />&nbsp;<img align="bottom" alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/img_1074.jpg" />&nbsp;<img align="bottom" alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/img_1070.jpg" /></p>
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		<title>I preziosi ricami di Renata</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Dec 2008 21:48:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luca Coppola]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I mestieri della tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[Annamaria Tammaro]]></category>
		<category><![CDATA[Antonietta Tammaro]]></category>
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		<category><![CDATA[Renata Orilio]]></category>
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		<category><![CDATA[ricamo a mano]]></category>

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		<description><![CDATA[Ercolano. Banchetti e bandierine accolgono i passanti&#160;all&#8217;ingresso degli scavi archeologici. Donne operose sistemano i prodotti di un&#8217;arte antica in un mattino decisamente freddo. E&#8217; un&#8217;iniziativa a scopo benefico quella organizzata da Annamaria Tammaro, Presidente dell&#8217;Associazione Donneuropee Federcasalinghe di Ercolano. La manifestazione, patrocinata dall&#8217;Amministrazione comunale, consiste nel proporre articoli di quell&#8217;artigianato che va lentamente scomparendo, come [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Ercolano. Banchetti e bandierine accolgono i passanti&nbsp;all&#8217;ingresso degli scavi archeologici. Donne operose sistemano i prodotti di un&rsquo;arte antica in un mattino decisamente freddo. E&rsquo; un&rsquo;iniziativa a scopo benefico quella organizzata da Annamaria Tammaro, Presidente dell&rsquo;Associazione Donneuropee Federcasalinghe di Ercolano. La manifestazione, patrocinata dall&rsquo;Amministrazione comunale, consiste nel proporre articoli di quell&#8217;artigianato che va lentamente scomparendo, come l&rsquo;antica arte del ricamo, tramandata di madre in figlia e ancora molto diffusa nel vesuviano. La finalit&agrave; &egrave; decisamente nobile: i ricavati della vendita degli oggetti saranno infatti utilizzati per acquistare doni ai bambini in condizioni economiche disagiate in occasione della prossima Befana. Un gesto d&rsquo;umanit&agrave; verso il prossimo fortemente voluto da Annamaria, donna caparbia e tenace che crede ancora nella bont&agrave; d&rsquo;animo e nella solidariet&agrave; delle persone, tratti tipici di una certa parte della napoletanit&agrave;, la pi&ugrave; verace e la pi&ugrave; antica, che troppo spesso &egrave; offuscata da un individualismo sempre pi&ugrave; sfrenato e dall&rsquo;immagine negativa&nbsp;proposta dai media. Un lungo bancone accoglie i clienti curiosi con creazioni uniche, divise tra &ldquo;prestofatti&rdquo;, ovvero lavorazioni a macchina, e lavori a mano, condotti con sapienza dalla signora Renata Orilio e dalla collega Antonietta Tammaro. Entrambe mostrano sulle dita e le mani i segni del sacrificio, le pieghe frutto della pazienza di un lavoro decennale, cos&igrave; maniacale che quasi fa a cazzotti con un mondo veloce. La madre le consigliava di continuare a studiare, ma allo stesso tempo le trasmetteva quella passione fatta di ago, ditale, una sedia e occhi spalancati sul mondo del cucito. Renata ha 17 anni quando questa smania prende forma e si sostanzia, evolvendosi in un interesse concreto, acquisendo dimestichezza nei vari attrezzi da lavoro: punteruolo, ago, telaio, forbici, forbicine, metro, disegno. Per il ricamo viene utilizzato il lino, il&nbsp;pi&ugrave; adatto tra&nbsp;i tessuti,&nbsp;ma viene usato di norma anche il cotone e la seta. Le produzioni di Renata non si contano pi&ugrave;. Ad ascoltarla non lo si direbbe:&nbsp;una donna minuta e riservata, raccolta nel suo cappellino di lana realizzato forse con le stesse mani con cui si adopera per interi giorni di lavoro, con quella deformazione professionale che, a costo di guardar doppio per la stanchezza, impone a s&eacute; stessi di ultimare il lavoro. Le produzioni esposte sono la testimonianza di un talento unico, in passato richiestissimo perch&eacute; era abitudine donare l&rsquo;artigianato fatto a mano per le feste importanti. Durante un periodo della sua vita ha lavorato collane di corallo, frontini per i capelli, accessori e complementi d&rsquo;abbigliamento per ragazze e signore. Dopo il matrimonio, ha proseguito nella sua attivit&agrave;, spaziando con la creazione di cappellini e il recupero di tende antiche. Renata ha restaurato tende e tovaglie antiche per una cara amica che lavora al mercatino di Napoli, cose dismesse che le sono state consegnate e che ha provveduto a recuperare con scrupolosit&agrave;, riportandole allo splendore originale. Si &egrave; trovata anche a riparare l&rsquo;ombrello caratteristico di qualche porporato, grazie ad un artigiano del presepe che, conoscendo le sue capacit&agrave;, si rivolse a lei con fiducia. La produzione&nbsp;di Renata e Antonietta &egrave; raccolta con ordine: corredini per neonati, camicine, centrini realizzati secondo gli antichi modelli, cuscini per sof&agrave;. Gli asciugamani ben rifiniti risaltano per il materiale di cui sono costituiti, la&nbsp;fiandra. Renata ha due figlie, di cui una ha sviluppato la setssa&nbsp;passione materna. Sono molteplici le&nbsp;sottobranche di quest&rsquo;arte. Il filet, ad esempio, &egrave; una di quelle abilit&agrave; che stanno lentamente scomparendo. Il tempo richiesto &egrave; molto per un lavoro fatto a mano con cura maniacale. L&rsquo;uncinetto invece resta un&rsquo;attivit&agrave; ancora praticata in queste zone, anche se le ragazze sono sempre meno disposte ad apprendere queste tecniche. La lavorazione dei centrini a forma esagonale, ad esempio, si struttura in varie fasi: dapprima ci si adopera singolarmente per i vari pezzi, poi si uniscono con l&#8217;uncinetto stesso e nella terza ed ultima fase si rifinisce con il punto gambero. Ci congediamo che &egrave; quasi ora di pranzo. Un assaggio dei buonissimi dolci preparati di buon mattino e un&rsquo;allegra foto di gruppo, con l&rsquo;auspicio che il tempo migliori, affinch&egrave; siano tanti i cittadini a rendere possibile un gesto d&rsquo;umanit&agrave;, avendo modo, al contempo, di apprezzare un&rsquo;arte ancora cos&igrave; viva.</span></span><span><span> </span></span></p>
<p style="text-align: justify"><img alt="" align="bottom" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/immagine-008.jpg" />&nbsp;<img alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/immagine-001.jpg" />&nbsp;<img alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/immagine-002.jpg" /></p>
<p style="text-align: justify"><img alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/immagine-003.jpg" />&nbsp;<img alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/immagine-004.jpg" />&nbsp;<img alt="" align="bottom" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/immagine-005.jpg" /></p>
<p style="text-align: justify"><img alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/immagine-006.jpg" />&nbsp;<img alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/immagine-007.jpg" /></p>
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		<title>L&#8217;arte della decorazione</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 21:58:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luca Coppola]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[In una fredda domenica mattina di fine novembre, ci imbattiamo nel gazebo di Rosalba Giordano.&#160;Il Viale Leonardo Da Vinci, nota strada commerciale di Portici, &#232; gremito nonostante il tempo non proprio clemente.&#160;L&#8217;isola pedonale &#232; una festa. Grandi e bambini passeggiano sereni, piccoli gruppi di amici sostano agli angoli degli incroci, nell&#8217;aria il vociare si mescola, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; ">In una fredda domenica mattina di fine novembre, ci imbattiamo nel gazebo di Rosalba Giordano.&nbsp;Il Viale Leonardo Da Vinci, nota strada commerciale di Portici, &egrave; gremito nonostante il tempo non proprio clemente.&nbsp;L&rsquo;isola pedonale &egrave; una festa. Grandi e bambini passeggiano sereni, piccoli gruppi di amici sostano agli angoli degli incroci, nell&#8217;aria il vociare si mescola, mettendo a tacere&nbsp;i clacson e i tubi di scappamento. Tanti i cittadini che si riappropriano&nbsp;della strada centrale, senza il timore di essere investiti da auto e motorini. Ai lati sorgono piccole casette in legno dotate di un banco che mette in vendita i prodotti dell&rsquo;artigianato locale. Ce n&#8217;&egrave; per tutti i gusti, ma il gazebo di Rosalba colpisce subito per i suoi&nbsp;colori. Diverse opere decorate su legno&nbsp;rappresentano le&nbsp;figure dei segni zodiacali incise su tavole vivaci: &lt;&lt;Sono le opere pi&ugrave; elementari&nbsp;- dice Rosalba -&nbsp;quelle che ho sperimentato all&rsquo;inizio>>. Dal 1985 dedica la sua vita ai colori, una&nbsp;passione&nbsp;nata con una simulazione di vetrate artistiche, da sempre legate in piombo. Lei preferisce sperimentare tecniche particolari, nuovit&agrave;&nbsp;che le hanno dato ragione partecipando a numerose mostre e fiere del settore. Col tempo ha sviluppato il suo talento apprendendo tecniche di affresco e di decoro su legno&nbsp;e infine, lavorando con importanti studi di architettura. Eppure, quell&rsquo;abilit&agrave; manuale affonda le sue radici nella panna e nel cioccolato. Chi l&#8217;avrebbe mai detto? Lei ha sempre amato preparare e decorare le torte con un tocco di originalit&agrave;. Ed &egrave; cos&igrave; che dagli ingredienti della cucina alla decorazione su legno il passo &egrave; stato breve: &lt;&lt;Questa vena artistica da un giorno all&rsquo;altro ha rivoluzionato la mia vita>>. Per lungo&nbsp;tempo ha lavorato presso un ospedale; durante&nbsp;questo periodo&nbsp;avvertiva dentro di s&eacute; un buon senso artistico. Successivamente decise di aprire una sala da th&egrave; a Portici, elaborando forme sempre nuove per le torte che venivano servite ai suoi clienti. A un certo punto,&nbsp;Rosalba prese una decisione netta: dare pieno sfogo a quella volont&agrave; che cercava espressione. Chiuse il pub, impugn&ograve; i pennelli,&nbsp;raccolse materiali da hobbistica e inizi&ograve; a dar vita a creazioni personali, con soggetti e temi scelti di volta in volta. Ha lavorato per&nbsp;clienti di Capri, Posillipo e&nbsp;della cosiddetta Napoli bene che desideravano un valore aggiunto per le proprie dimore, quelle decorazioni presenti da sempre nelle case dei nobili di un tempo e tramandate fino alle ville in stile liberty di inizio &lsquo;900, nelle quali &egrave; possibile rinvenire ancora figure grottesche e mitologiche che facevano la differenza, impreziosendo l&rsquo;ambiente. Ancora oggi &egrave; possibile ammirare decorazioni uniche incise sulle porte di vecchie stanze dal soffitto alto, arredate con&nbsp;stipiti molto grandi, lavorati con gessi. Rosalba ha voluto restaurare e riproporre come tendenza moderna questo stile, recuperando una tradizione andata perduta.&nbsp;La sua clientela &egrave; composta da un pubblico privilegiato dal quale continuano a giungere apprezzamenti per la sua arte manuale, nonostante ci sia stata una certa invasione della lavorazione cinese nel settore. Insomma, l&rsquo;occhio del cliente si&nbsp;conferma attento e capace di apprezzare un artigianato locale raro, incentivandolo ben volentieri: &lt;&lt;Per molte persone la casa e l&rsquo;arredo assumono un importante valore, cercando di personalizzarli secondo i propri gusti per rendere l&#8217;atmosfera casalinga quanto pi&ugrave; accogliente&nbsp;possibile>>. L&#8217;utilizzo dei materiali prevede esclusivamente colori ad acqua, perch&eacute; le pitture devono essere rispettose dell&rsquo;ambiente per legge. Ma per un artista &egrave; importante anche aggiornarsi e innovarsi, motivi questi che l&rsquo;hanno spinta a frequentare un corso di stile a Londra, incentrato su tecniche basate sulle tonalit&agrave; tenui di colore che rendono le case pi&ugrave; eleganti e raffinate. Dallo studio effettuato ha appreso l&rsquo;importanza di non introdurre nelle decorazioni elementi troppo forti, poich&eacute; il loro significato principale &egrave; quello di essere un elemento di arredo, di accompagnare con colori armoniosi la vita di tutti i giorni. Dal ricco&nbsp;catalogo mostra le foto delle sue composizioni artistiche presso una casa di Capri: alcune pannellature in stile vietrese, l&rsquo;anta di una porta e un separ&egrave;. Rosalba &egrave; contenta di questa sua attivit&agrave; che non ha ereditato dai genitori e della quale si appresta ad essere l&#8217;unica testimone. E&rsquo; quasi terminata la mattinata. Iniziano a sgomberare i gazebo. Un&rsquo;amica la saluta: &lt;&lt;Che bella iniziativa, vero?>>.</span></p>
<p><span style="font-size: small; "></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><img width="152" height="202" align="bottom" alt="" src="http://img.cittadelmonte.info/DSCF2830.JPG" />&nbsp;<img width="152" height="202" alt="" src="http://img.cittadelmonte.info/DSCF2832.JPG" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><img width="152" height="202" alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/DSCF28311.jpg" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La tipografia di una volta</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 21:16:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luca Coppola]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I mestieri della tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[biglietti da visita]]></category>
		<category><![CDATA[Corso Resina]]></category>
		<category><![CDATA[Ercolano]]></category>
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		<category><![CDATA[stampa a caratteri mobili]]></category>
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		<description><![CDATA[Due signore si intrattengono accanto al banco. Sfogliano i biglietti di invito alla festa di addio al celibato del figlio e nipote: &#60;&#60;Sandro, &#232; previsto un matrimonio di 600 persone, ho bisogno delle presentazioni ma ora pensiamo un attimo al celibato&#62;&#62;. Consultano attentamente un album di biglietti di ogni forma e colore. Ne giudicano i [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Due signore si intrattengono accanto al banco. Sfogliano i biglietti di invito alla festa di addio al celibato del figlio e nipote: &lt;&lt;Sandro, &egrave; previsto un matrimonio di 600 persone, ho bisogno delle presentazioni ma ora pensiamo un attimo al celibato&gt;&gt;. Consultano attentamente un album di biglietti di ogni forma e colore. Ne giudicano i caratteri, il contenuto, si fanno consigliare. Alle pareti sono appesi diversi quadri d&rsquo;arte contemporanea che richiamano l&rsquo;antico mestiere della stampa, inventato in Europa dal tedesco Gutenberg col sistema della stampa a caratteri mobili, ma utilizzato probabilmente in tempi precedenti dai cinesi in forme simili. Due vecchie macchine d&rsquo;epoca fanno bella mostra di s&eacute; all&rsquo;interno del locale, assieme agli attrezzi per rimetterle in moto, tutti legati ad un pannello: martelli, pinze e giraviti. Sandro redige il testo per la signora:&lt;&lt;A che ora si sposano, alle 16.30? Bisogna scrivere le 16.00, si usa indicare mezz&rsquo;ora prima, si fidi, in tanti anni ne avr&ograve; fatti centinaia di questi biglietti&gt;&gt;. Su un mobile poco distante trovano posto alcuni barattoli di inchiostro. Antico e moderno si mescolano con una moderna stampatrice e copiatrice presente all&rsquo;ingresso. Tre bacheche di vetro mostrano i piccoli prodotti del suo lavoro: biglietti da visita, da battesimo, per ogni cerimonia e altri prototipi&nbsp;di uso comune.&nbsp;Tra i cartoncini con nomi e cognomi, spicca un vecchio biglietto ingiallito: &quot;Ristorante Bar Incantesimo&rdquo;. Sorgeva nel piazzale antistante la stazione della seggiovia, a quota 600 mt, sul Vesuvio. Il signor Alessandro Dionisi ha 57 anni ed esercita questo&nbsp;mestiere da quando ne aveva 8, andando a scuola e assistendo il pap&agrave; al pomeriggio nella prima tipografia cittadina, aperta nel lontano 1954 sul Corso Resina. Un&rsquo;attivit&agrave; che ha seguito con pazienza, imparando a manovrare le macchine e a supportare il pap&agrave;, originario di Roma, nelle sue mansioni e regalandogli nel tempo sincere soddisfazioni. Nel 1967 trasferisce il locale per motivi di spazio alla Via Winckelmann, zona centrale che consentiva maggiori spazi per operare. Ha sempre trattato ogni lavoro che avesse a che fare con la stampa e la tipografia, cercando di venire incontro ad ogni tipo di richiesta, anche le pi&ugrave; esigenti da parte di privati e commercianti: &lt;&lt;La tipografia &egrave; stampa e tutto ci&ograve; che &egrave; stampa si pu&ograve; fare&gt;&gt;. Per un periodo si &egrave; occupato anche di editoria, pubblicando un libro di poesia: &lt;&lt;Conservo ancora un articolo del &ldquo;Roma&rdquo; in cui il critico elogiava la lavorazione grafica invece di soffermarsi sul contenuto&gt;&gt;. Tra gli anni &rsquo;60 e &rsquo;70 diversi giovani hanno lavorato d&rsquo;estate e altri ancora son divenuti dipendenti a tutti gli effetti. Col tempo per&ograve; &egrave; subentrata una progressiva crisi del settore e l&rsquo;evoluzione tecnologica, bisognosa di ingenti investimenti, si &egrave; riverberata sull&rsquo;attivit&agrave;. E cos&igrave; Sandro si &egrave; ritrovato a gestire da solo il suo lavoro. Mostra con orgoglio i gioielli di famiglia, una macchina &ldquo;piana&rdquo; della Heidelberg che riporta una targa relativa ai 110 anni di produzione: 1850-1960. Il padre la acquist&ograve; seminuova nel 1968 &egrave; ad oggi &egrave; ancora perfettamente funzionante: &lt;&lt;Di modelli come questi, prodotti per realizzare grandi lavori a livello litografico, non se ne realizzano pi&ugrave;&gt;&gt;. L&rsquo;altra macchina definita &ldquo;stella&rdquo; supporta i piccoli lavori. Con la tecnologia avanzata che vede l&rsquo;affermazione della stampa digitale, le macchine sono superate, eppure sono le migliori per precisione. La cucitrice assieme all&rsquo;angolatrice&nbsp;servono a&nbsp;completare le opere. </span></span><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">La sorpresa &egrave; costituita dai quadri appesi alle pareti. Portano la firma di Alfonso Marquez, artista molto&nbsp;conosciuto,&nbsp;nato ad Ercolano nel 1927 e&nbsp;spentosi nel 1997. Realizz&ograve; due quadri per la tipografia nel 1968, di cui uno rappresenta la macchina pi&ugrave; grande, dalla quale nascono fantasiose lettere in fila, e l&rsquo;altro che&nbsp;riporta, come in&nbsp;un grande manifesto&nbsp;pubblicitario,&nbsp;le iniziali dell&rsquo;attivit&agrave;: T ed E ovvero Tipografia Ercolano. Sono tempi duri e lo avverte Sandro nella difficolt&agrave; per molti di giungere alla terza settimana, motivo che lo spinge ad assecondare la sua clientela, offrendo servizi di qualit&agrave; a costi contenuti. Ritiene quello del tipografo un mestiere in decadenza che richiede impegno e dedizione, qualit&agrave; un tempo pi&ugrave; diffuse, sebbene la recessione in atto non consentirebbe neanche di assumere dipendenti. L&rsquo;auspicio di Sandro &egrave; soltanto uno: arrivare ad ottenere almeno la pensione. &lt;&lt;C&rsquo;&egrave; aria di crisi, non si lavora pi&ugrave; come un tempo e non si produce granch&egrave;, ma tiriamo avanti con la dignit&agrave; di ogni giorno&gt;&gt;.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><img height="152" alt="" width="202" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/IMG_10231.jpg" />&nbsp;<img height="152" alt="" width="202" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/IMG_10241.jpg" />&nbsp;<img height="152" alt="" width="202" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/IMG_10251.jpg" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><img height="152" alt="" width="202" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/IMG_10261.jpg" />&nbsp;<img height="152" alt="" width="202" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/IMG_10271.jpg" />&nbsp;<img height="152" alt="" width="202" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/IMG_10281.jpg" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><img height="152" alt="" width="202" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/IMG_10291.jpg" />&nbsp;<img height="152" alt="" width="202" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/IMG_10301.jpg" /></p>
<p class="MsoNormal"><big><span><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></span></big></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Per una parete grande ci vuole Antonio Mercurio</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Nov 2008 18:40:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luca Coppola]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I mestieri della tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[Ercolano]]></category>
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		<category><![CDATA[pareti]]></category>
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		<description><![CDATA[Antonio Mercurio nasce il 1.08.1932, figlio di un napoletano che conobbe sua madre a Resina. Ci incontriamo sulla Via Winckelmann ad Ercolano,&#160;presso un circolo dove in tanti si ritrovano per parlare, giocare a carte, ridere e confrontarsi sul mondo. Franco, il padre, si occupava di decorazioni di soffitti e scenografie per i teatri, assieme ai [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">Antonio Mercurio nasce il 1.08.1932, figlio di un napoletano che conobbe sua madre a Resina. Ci incontriamo sulla Via Winckelmann ad Ercolano,&nbsp;presso un circolo dove in tanti si ritrovano per parlare, giocare a carte, ridere e confrontarsi sul mondo. Franco, il padre, si occupava di decorazioni di soffitti e scenografie per i teatri, assieme ai suoi fratelli. Tuttora i suoi cugini hanno ereditato la stessa passione, lavorando stabilmente per la Scala di Milano e il San Carlo di Napoli. Antonio riceve il testimone dal pap&agrave;, un pennello per guadagnarsi la pagnotta, per combattere la fame del dopoguerra senza andare a rubare.La sua missione era mettere a nuovo case antiche e nuove col colore.Il nonno faceva tutt&rsquo;altra cosa, pur essendo anch&rsquo;egli del ramo artigiano, realizzava le luminarie in occasione delle feste di paese, le cosidette feste&lsquo;e lampetelle, ad olio o gas. Antonio inizia a seguire suo padre a 12 anni appena, lavorando ad altezza elevata da terra, sottoposto alle intemperie e ai pericoli del mestiere. Concluse la seconda elementare, poi arriv&ograve; la tremenda guerra e non continu&ograve; pi&ugrave; la scuola. Non c&rsquo;era altra scelta che quella di lavorare. Sorride, allargando le braccia e coinvolgendo nel suo racconto Salvatore Grimaldi, presidente di questo circolo culturale ricco di una variegata umanit&agrave;. La sua prima pennellata &egrave; per le cliniche di Sant&rsquo;Aniello, vecchi palazzi che sorgono alle spalle del Corso Umberto di Napoli. Una vita, la sua, trascorsa tra ponteggi, su e gi&ugrave; tra le impalcature, restituendo splendore alle pareti di centinaia di fabbricati, palazzi e residenze storiche. Dal padre ha appreso tutti i trucchi del mestiere e la manualit&agrave; rigorosa per interni ed esterni ed &egrave; lui,&nbsp;negli anni &rsquo;30, ad occuparsi della facciata di Villa Pignatelli a Napoli. Lo stesso Antonio pu&ograve; vantare di aver partecipato al ripristino della facciata di Villa Favorita ad Ercolano, opera di Ferdinando Fuga, nel lontano 1948, denominata &ldquo;Favorita&rdquo;dal Re Ferdinando IV di Borbone in omaggio alla regina Maria Carolina d&rsquo;Austria. Nell&rsquo;immediato dopoguerra, la ricostruzione era l&#8217;obiettivo principale, ragion per cui le principali commesse provenivano dal genio civile. Centinaia i palazzi riverniciati soprattutto a Napoli, nel quartiere Vasto, in Piazza Ottocalli, a Posillipo,a Fuorigrotta nella Loggetta.&nbsp;Il colore delle case del risanamento nei pressi dello Stadio e delle case popolari presso i Colli Aminei portano la sua firma. Coglie l&rsquo;occasione per raccontare un episodio che poteva finire in tragedia. Nel 1952 era sui pontili per lavorare alla facciata dell&rsquo;acquario ottocentesco aperto dal naturalista tedesco Anton Dohrn. Antonio era un ventiduenne quando si ritrov&ograve; d&rsquo;improvviso nel vuoto, dopo la caduta di due basoli che sostenevano un sistema di pesi e contrappesi. Riusc&igrave; miracolosamente ad aggrapparsi ad un palo delle impalcature:&lt;&lt;Allora, come oggi, si volava all&rsquo;improvviso, questione di attimi&gt;&gt;. Fortunatamente ha lavorato a lungo e con la mente ritorna nei luoghi, nei quartieri e nelle cittadine in cui ha lasciato una traccia negli ultimi decenni: Barra, Capri, il Pennino ad Agnano, Vico Equense e Sorrento.&nbsp; Un tempo per la vernice utilizzava il sapone a piazza di colore marrone, usato per il bucato. Il&nbsp;primo segreto svelato riguarda l&#8217;adesione del colore alle pareti, grazie alla colla, derivata dai ritagli di pelle raccolti tra i residui della lavorazione delle fabbriche conciarie che venivano bolliti nell&rsquo;acqua. Ottenuta la colla, questa veniva mescolata col bianchetto, il risultato di pietre macinate. Infine si aggiungeva il colore, dando vita ad una vernice che non sporcava le mani:&lt;&lt;Sono segreti di antico tempo&gt;&gt;.All&rsquo;epoca gli imbianchini facevano la calce a pietra e a Castellammare di Stabia c&rsquo;era un forno a legna apposito, nel quale le pietre venivano cotte. In seguito venivano messe nell&rsquo;acqua e iniziavano a bollire fino a divenire cocenti. Nei grandi barili di ferro, di quelli usati per contenere benzina, avveniva la miscelazione. La calce ottenuta dal procedimento necessitava di un giorno per raffreddarsi, prima di essere adoperata.Antonio ha dedicato una vita intera nel preparare e mescolare vernici, dipingere le pareti in pi&ugrave; mani utilizzando pennelli e rulli immerso sempre tra i colori. Immaginiamo insieme il rifacimento di un soffitto:&lt;&lt; Bisogna valutare le condizioni dell&rsquo;intonaco, quindi dare la prima passata, semplice e molla, se per&ograve; &egrave; vecchia sono necessarie tre mani di colore&gt;&gt;. La seconda passata &egrave; rivelatrice di sorprendenti ingredienti: olio d&rsquo;oliva e sale. Con un misurino lo si versa in proporzione a seconda dell&rsquo;acqua. Servono a far sparire le tracce lasciate dal pennello, dando uniformit&agrave; e compattezza di colore alla parete. Lavorava anche alle zoccolature delle stanze, oggi in mattonella o in marmo, mentre un tempo erano semplicemente formate da un colore diverso ai piedi della parete, generalmente scuro:&lt;&lt;Affinch&egrave; nel lavare i pavimenti non si notassero macchie&gt;&gt;. A 77 anni il grintoso e sornione Antonio lavora ancora, sposato ma senza figli e appassionato del ballo, dice di aver goduto con piacevolezza del tempo libero, di aver fatto tanti sacrifici ma di essersi regalato giusti momenti di spensieratezza. Indica uno ad uno i palazzi della via Winckelmann costruiti tra gli anni&rsquo;50 e &rsquo;60:&lt;&lt;Quelle pareti sono ancora intatte nonostante siano trascorsi pi&ugrave; di 40 anni&gt;&gt;.E&rsquo; critico verso certi frettolosi metodi moderni caratterizzati dall&rsquo;uso di metodi che non consentono alle vernici di respirare. Cos&igrave; accade che i mattoni, spesso in tufo, non assorbano la pioggia e creando condensa interna, provochino il repentino disfacimento delle pareti di edifici ristrutturati di recente:&lt;&lt;Quei balconi sono in latte di calce, li ho fatti&nbsp; io e sono ancora intatti!&gt;&gt;.Rammenta una piccola Chiesa di Torre del Greco rifinita con cura certosina e il Bed &amp; Breakfast del Corso Resina di color rosso pompeiano. Ce ne andiamo sotto braccio fin sotto casa:&lt;&lt;Quanto ho faticato non sai, ci sarebbe ancora da dire ma sono contento&gt;&gt;.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><img align="bottom" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/IMG_10131.jpg" alt="" /> <img src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/IMG_10151.jpg" alt="" /> <img src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/IMG_10161.jpg" alt="" /></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><img src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/IMG_10171.jpg" alt="" /> <img src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/IMG_10181.jpg" alt="" /> <img src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/IMG_10191.jpg" alt="" /></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><img src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/IMG_10201.jpg" alt="" /> <img src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/IMG_10211.jpg" alt="" /></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Un falegname da medaglia d’oro</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Nov 2008 01:45:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luca Coppola]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I mestieri della tradizione]]></category>
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		<description><![CDATA[Corso Resina, Ercolano. Poco distante dalla Reggia di Portici, sorge un antico palazzo immortalato nel film di Vittorio De Sica Ieri, oggi e domani. Entro nella bottega che da sul marciapiede e ne chiedo conferma. Risponde con un secco si il falegname, rammentando di aver realizzato nel &#8217;63, su richiesta della troupe, le sponte di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span style="font-size: small; "><span style="font-family: Arial; ">Corso Resina, Ercolano. Poco distante dalla Reggia di Portici, sorge un antico palazzo immortalato nel film di Vittorio De Sica <em>Ieri, oggi e domani</em>. Entro nella bottega che da sul marciapiede e ne chiedo conferma. Risponde con un secco si il falegname, rammentando di aver realizzato nel &rsquo;63, su richiesta della troupe, le <em>sponte</em> di un carrettino per trasportare i pesci. E&rsquo; una bottega antica quella in cui mi immergo. Il pavimento mostra ancora gli antichi basolati in pietra lavica incastonati. Odore di segatura e vecchi mobili si mescolano in un&rsquo;atmosfera variopinta, fatta di attrezzi alle pareti, una sedia a dondolo sul soppalco, qualche stucco ancora visibile sulle pareti corrose dal tempo. Carmine Incoronato ha 72 anni ed &egrave; nato in via Roma, a pochi passi dalla sua bottega, strada storica che ospita l&rsquo;elegante Villa Signorini. Nel lontano 1956 affitt&ograve; il locale da una ricca signora, di origini calabresi. Aveva poco pi&ugrave; di 16 anni e pagava seimila lire al mese. Pi&ugrave; tardi pagando 12.000 lire riusc&igrave; ad acquisire il secondo locale. Ha un buon ricordo di Martina, la proprietaria che non aument&ograve; mai il canone, fatta eccezione nel 1966, per aiutare gli sfollati dell&rsquo;alluvione di Firenze:&lt;&lt;4000 lire che per&ograve; son rimaste per sempre!&gt;&gt;. Anticamente il palazzo costituiva un prolungamento della Reggia di Portici, accogliendo forse gli alloggi per la servit&ugrave; e al piano inferiore, dove Carmine esercita la sua attivit&agrave;, le stalle per i cavalli. Nel 1980 compr&ograve; i locali, chiedendo un prestito all&rsquo;Artigiancasse:&lt;&lt;perch&eacute; gli artigiani da soli non hanno le forze per far nulla&gt;&gt;. Era un bimbo quando scoppi&ograve; la guerra. La madre lo iscrisse alla vicina scuola di suore ma lasci&ograve; ben presto. C&rsquo;erano i bombardamenti, i tedeschi, ricorda il rumore degli aerei che sganciavano le bombe e lui, ragazzino, correva scalzo per strada. Finita la guerra fu aperta la scuola comunale e pot&egrave; seguire le lezioni al mattino, mentre al pomeriggio andava dal masto:&lt;&lt;perch&eacute; ognuno doveva imparare un mestiere&gt;&gt;. A volte il masto chiamava i ragazzi anche al mattino, per trasportare i mobili. All&rsquo;epoca la vita era difficile, si faticava duramente per vivere. Carmine partiva assieme agli amici con la carrettella per dirigersi a piedi fino a Napoli, da Giuseppe Feltrinelli, grande grossista di legna che aveva la sua impresa a San Giovanni a Teduccio. Infilano le ruote sui binari del tram ma appena passava con la sua inconfondibile sirena simile al verso del colombo, si dileguavano al lato della carreggiata. Un paio di ore di viaggio e al ritorno in bottega, il legno veniva lavorato e segato per i suoi molteplici usi. A 10 anni lavorava a casa della madre, amando fare per conto suo dei piccoli lavoretti su richiesta. La madre e le sorelle lo redarguirono perch&eacute; sporcava la stanza e bisognava ripulire ogni volta. Fu cosi che a 16 anni riusc&igrave; ad affittarsi il locale creando un suo laboratorio. &lt;&lt;Una volta <em>- spiega -</em> le madri indirizzavano i propri figli dai maestri di bottega, imparando una professione finita la scuola o durante la stagione estiva, come un apprendistato&gt;&gt;. Oggi l&rsquo;artigianato&nbsp;sembra morire&nbsp;inesorabilmente. Comincia a lavorare rubando idee e spunti per maneggiare i ferri. Sviluppa cos&igrave; le prime capacit&agrave; manuali e realizza un armadio per una signora. Pian piano costruisce com&ograve;, sof&agrave;, le richieste si moltiplicano, passando alle camere da pranzo, le cucine fino alle camere da letto complete con guardaroba e cassapanche. Le sedie invece erano difficili da realizzare, in quanto&nbsp;l&rsquo;esperto in materia era il seggiaro. Alberta, la figlia, lo supporta nel suo mestiere. Rammenta di come un tempo questo tratto di confine tra i due popolosi paesi fosse ricco di artigiani. All&rsquo;antico chiosco dell&rsquo;acqua ubicato un tempo accanto al palazzo, v&rsquo;era lo smistamento degli scalpellini. Carmine conservava nel retrobottega i loro ferri che ogni mattino consegnava aprendo la saracinesca. Il suo laboratorio &egrave; uno stargate: una stalla del &lsquo;700 col soffitto della lava solidificata di chiss&agrave; quanti secoli fa, rifugio antiaereo nel &rsquo;42 e infine, falegnameria. L&rsquo;artigiano secondo Carmine, &egrave; una persona creativa, che adotta un proprio stile soggettivo nel creare mobili. Un geometra lo aiutava realizzando appositi modelli, attraverso bozze e schizzetti. La cliente si esprimeva e il compito dell&rsquo;artigiano era quello di riprodurre il disegno su scala in un&rsquo;opera reale. Gli strumenti del mestiere sono numerosi.&nbsp;Carmine&nbsp;dimostra che&nbsp;esistono diversi tipi di seghe che vanno necessariamente ricordati in dialetto: <em>&lsquo;a sega &lsquo;a sfil&agrave;, la pialla, il graffietto</em>;<em> &#8216; a sega &#8216;a strunc&agrave;</em>, per tagliare e la punta di Cardamone, piccola squadretta utilizzata per fare i segni sul legno. Conserva e utilizza ancora per piccoli lavori tondi e sagomati, una sega realizzata a soli 10 anni. Afferma che quello del falegname sia un gran mestiere di cui &egrave; innamorato, anche se oggi si occupa del restauro. L&rsquo;altro figlio ha ereditato segreti e passione paterna, occupandosi di antiquariato e ristrutturando palazzi a Bologna, citt&agrave; dove si trasfer&igrave; per motivi di famiglia. Oggi lavora come tagliatore di borse, qualit&agrave; ereditata per un curioso aneddoto che vide il padre, una sera in cui attendeva invano la moglie, bucherellare un pacchetto di cerini, creando cosi, un modello di borsa. Nacque col tempo un&rsquo;impresa che dovette chiudere negli anni&#8217;80 con la concorrenza spietata delle Tigri asiatiche. Pensa ci voglia tanta pazienza per questo mestiere e soprattutto:&lt;&lt;passione che nasce nell&rsquo;anima&gt;&gt;, la stessa riconosciutagli dalla Camera di commercio che lo&nbsp;contatt&ograve; per ben due volte per conferirgli la medaglia d&rsquo;oro, e io che compro oro per mestiere ne posso attestare la bellezza e il valore non solo simbolico ma anche effetivo, un premio alla sua attivit&agrave; cinquantennale, eppure mai ritirato, usanza di molti artisti che rifiutano la notoriet&agrave;:&lt;&lt;Chiss&agrave; se sar&agrave; ancora da qualche parte conservata..&gt;&gt;.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; ">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><img align="bottom" alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/fal101.jpg" />&nbsp;<img align="bottom" alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/fal1.jpg" />&nbsp;<img width="202" height="152" align="bottom" alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/fal21.jpg" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><img align="bottom" alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/fal3.jpg" />&nbsp;<img align="bottom" alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/fal4.jpg" />&nbsp;<img align="bottom" alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/fal5.jpg" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><img align="bottom" alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/fal6.jpg" />&nbsp;<img alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/fal7.jpg" />&nbsp;<img alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/fal8.jpg" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><img alt="" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/fal9.jpg" /></p>
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		<title>Stefano, professione pizzaiolo. Dal 1957</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Nov 2008 21:34:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luca Coppola]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Campania]]></category>
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		<description><![CDATA[Stefano Tamburino, nato il 19.08.1947, originario di San Giovanni a Teduccio,. Esordisce cos&#236; uno tra i volti&#160;pi&#249; conosciuti di Ercolano. Ne &#232; divenuto cittadino adottivo 38 anni fa, quando vi conobbe la sua attuale moglie. Come tanti nell&#8217;immediato dopoguerra, lavora sodo sin da bambino:&#60;&#60;Iniziai a 10 anni>>,mormora sorridendo, accavallando le gambe con le mani tra [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span style="font-family: Arial; "> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span style="font-size: small; "><span style="font-family: Arial; ">Stefano Tamburino, nato il 19.08.1947, originario di San Giovanni a Teduccio,. Esordisce cos&igrave; uno tra i volti&nbsp;pi&ugrave; conosciuti di Ercolano. Ne &egrave; divenuto cittadino adottivo 38 anni fa, quando vi conobbe la sua attuale moglie. Come tanti nell&#8217;immediato dopoguerra, lavora sodo sin da bambino:&lt;&lt;Iniziai a 10 anni>>,mormora sorridendo, accavallando le gambe con le mani tra le mani:&lt;&lt;La mia storia?Bisognerebbe scrivere un libro!>>. Lascia la scuola dopo la terza elementare, terminata per necessit&agrave;, anche se conquister&agrave; la licenza completa con la maggiore et&agrave;. Comincia come garzone di pizzeria facendo di tutto un p&ograve; e racconta con nostalgia i suoi primi passi in quel mondoche sar&agrave; parte integrante della sua vita.La prima pizzeria alla quale lavora &egrave; quella dei Fratelli Salvo, pizzaioli da generazioni nella vicina citt&agrave; di Portici. A 18 anni parte per lavorare come stagionale e da allora girer&agrave;&nbsp;in lungo e&nbsp;largo lo stivale: Calabria, Sicilia, Campania tra pizzerie e ristoranti. Assorbe il mestiere da altri, ruba e mette a fuoco i segreti dei pizzaioli. Lavora fino a 45 anni, girovagando ogni stagione estiva, finch&egrave; non decide di stabilizzarsi definitivamente ad Ercolano in vari&nbsp;locali e pizzerie della zona. Gli chiediamo quale sia il segreto per un&rsquo;ottima pizza:&lt;&lt;Ognuno ha il suo segreto di lavorazione>>.Gli ingredienti basilari della storica&nbsp;margherita, sono il pomodoro, il basilico, la mozzarella, a rappresentare i tre colori nazionali. Venne inventata da Gennaro Esposito&nbsp;sul finire dell&#8217;800, in occasione della visita napoletana della regina d&#8217;Italia Margherita di Savoia&nbsp;. Acqua, lievito e sale sono elementi insostituibili. Stefano ha sulle spalle pi&ugrave; di 50 anni di pizze sfornate, decine di migliaia in questi anni:&lt;&lt; In verit&agrave; ne ho perso il conto>>. Prepara pizze di ogni tipo e per tutti i gusti, inclusi i gustosi ripieni al forno, i cosiddetti &ldquo;calzoni napoletani&rdquo; ma &egrave; bravo anche nella piccola rosticceria: arancini, frittatine, crocch&egrave;, zeppoline di pasta cresciute con fior di zucca o alghe. Le pizze sono tutte particolari ma tiene a precisare:&lt;&lt;Margherita e marinara costituiscono la tradizione, le pizze per eccellenza. Entra verso l&rsquo;una una mamma col bambino. Chiede una semplice margherita. Stefano corre al banco di lavoro. Ogni ciotola &egrave; al suo posto. Inizia il miracolo.&nbsp;Con le mani plasma una forma d&rsquo;impasto, la stende dopo averla riposta nella farina. Versa l&#8217;olio extravergine, la salsa di pomodoro, piccoli tocchetti di mozzarella. Con occhio esperto, revisiona la larghezza della pizza per&nbsp;accompagnarla infine nel forno. La osserva ogni tanto, attende la cottura, lancia un occhio al cornicione, aggiunge un legnetto nel fuoco per alimentarlo. La pizza &egrave; bollente nel cartone consegnato alla mamma. Avr&agrave; impiegato un minuto e mezzo per prepararla ad occhi chiusi. Tre minuti di forno a legna.&nbsp;Il bimbo ricorda alla madre di avere una gran fame e corre via verso casa. A Napoli vige la consuetudine che si prepari la pizza a mezzogiorno, altro che pizze surgelate! Stefano ha un figlio di 37 anni che fa il fornaio, rubando a sua volta i segreti dal pap&agrave;. Un altro fratello del padre,&nbsp;di qualche anno pi&ugrave; giovane, esercita la stessa passione. A detta di questo pizzaiolo che ha servito clienti di ogni et&agrave; con l&#8217;acquolina in bocca, compiendo un miracolo puntuale per ogni palato, il suo mestiere non &egrave; massacrante come quello del &ldquo;fravegatore&rdquo;, ossia il muratore, oppure quello dell&rsquo;operaio, perch&eacute; una volta apprese le regole, tutto&nbsp;riesce in automatico. A Stefano &egrave; piaciuto viaggiare, accumulare esperienze. Ricorda di quando lavorava a Roma con gente pi&ugrave; giovane che preferiva far crescere subito l&rsquo;impasto:&lt;&lt;dal pomeriggio alla sera>> rammenta fumando una sigaretta comodamente all&rsquo;aperto, accanto ad un tavolino. Insegna che l&rsquo;impasto e la sua preparazione hanno un tempo e bisogna rispettarlo. Invece ha dovuto scontrarsi con chi adottava una procedura rapida, riempendolo di lievito di birra. Stefano ha 61 anni e lavorer&agrave; sin quando la forza ci sar&agrave;, come lui stesso ammette, servendo&nbsp;come un militare, gli &quot;obblighi di pizza&quot; che sono inesauribili:&lt;&lt;Stefano, una margherita, un&#8217;ortolana e una capricciosa..>>.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small; "><span style="font-family: Arial; "> </span></span>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span style="font-size: small; "><span style="font-family: Arial; "><img alt="" align="bottom" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/dscf2698.jpg" />&nbsp;<img alt="" align="bottom" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/dscf2699.jpg" /></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span style="font-size: small; "><span style="font-family: Arial; "><img alt="" align="bottom" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/dscf2700.jpg" />&nbsp;<img alt="" align="bottom" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/dscf2701.jpg" />&nbsp;<img alt="" align="bottom" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/dscf2702.jpg" /></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; ">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; ">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; ">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; ">&nbsp;</p>
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