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	<title>Città del Monte &#187; L&#8217;intervista</title>
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	<description>Giornale Online</description>
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		<title>IL CANCRO E POI</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Oct 2012 13:25:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppina Perillo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'intervista]]></category>

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		<description><![CDATA[Carlotta ha 23 anni e da un anno ha il cancro. Lo scorso agosto ha inaugurato il blog Il cancro e poi, sito visitatissimo, dove numerose donne condividono la propria esperienza di malattia e di vita. Il cancro e poi è una sorgente di coraggio, speranza, fiducia. Leggendo delle battaglie, delle sconfitte, delle vittorie e dei desideri [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://files.cittadelmonte.info/static/img/il11.png"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-7936" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/il1-130x1101.png" alt="" width="130" height="110" /></a>Carlotta ha 23 anni e da un anno ha il cancro. Lo scorso agosto ha inaugurato il blog <em>Il cancro e poi, </em>sito visitatissimo, dove numerose donne condividono la propria esperienza di malattia e di vita.</p>
<p><em>Il cancro e poi </em>è una sorgente di coraggio, speranza, fiducia. Leggendo delle battaglie, delle sconfitte, delle vittorie e dei desideri di Carlotta e di tutte le altre, si avverte un senso di enorme condivisione e partecipazione. Nessun pietismo affettato, nessuna auto-commiserazione. L’intervista a Carlotta che Città del Monte vi propone non vuole essere il racconto di una storia di dolore. Non nasce da una curiosità per la malattia. Ci interessa l’esperienza telematica della nostra protagonista e quanto questa sia stata utile a lei e alle altre. Perché la <em>bestia</em> <em>Internet</em>, tante volte criminalizzata, può concedere con poco la nascita di progetti utili e accessibili a tutti.</p>
<p> <strong>D</strong>: CARLOTTA, COSA TI HA SPINTO A CREARE IL BLOG?</p>
<p><strong>R</strong>: Ho creato <em>Il Cancro E Poi</em> (prima la pagina Facebook e poi il sito omonimo) in un primo momento solo per un mio esclusivo e personale bisogno di parlare della mia malattia. Poi ho capito che mi ero fatta un regalo ben più grande. Il desiderio è stato fin dal principio quello di creare un luogo virtuale di incontro e scambio su quella difficilissima ma estremamente formativa esperienza di vita che è il cancro. La scrittura è sempre stata la mia valvola di sfogo in ogni piccola-grande circostanza della mia vita e con il cancro non poteva che essere altrimenti. Solo non pensavo che in pochi mesi si sarebbe creata una tale rete di persone che scrivono, condividono e si immedesimano in quello che racconto nel mio spazio virtuale.</p>
<p> <strong>D</strong>: OGNI GIORNO RICEVI NUMEROSE TESTIMONIANZE E MESSAGGI. TI ASPETTAVI TANTO ENTUSIASMO?</p>
<p><strong>R</strong>: La forza di un luogo virtuale è quella di poter condividere i pesi con persone che – per quanto sconosciute – vivono le stesse emozioni, anche da lontano. All’inizio pensavo che il tutto si limitasse ad un parlarne “auto-terapico”, ma in realtà non avevo considerato la portata collettiva e il grande arricchimento che poteva scaturire da tutto questo. Il mio sito in poco più di due mesi ha superato le 10 mila visite e ogni giorno sono inondata da messaggi privati e mail (oltre ai commenti pubblici sulla pagina Facebook) che mi raccontano storie di vittorie e sconfitte contro la bestia, tanto che a volte neanche riesco a leggerle tutte&#8230; No, non mi aspettavo tanto entusiasmo, ma sono grata a queste persone che vogliono condividere con me la loro storia. I medici e i farmaci possono guarire il mio corpo, ma il progetto Il Cancro E Poi è la mia auto-terapia emozionale!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>D</strong>: QUANTO CONTA PARLARE, SEPPUR VIRTUALMENTE, DELLA PROPRIA ESPERIENZA E CONDIVIDERLA?</p>
<p><strong>R</strong>: Conta in modo inspiegabile. Condividere è dividere i pesi. Credo che il cancro sia un’esperienza che annulla ogni barriera, ogni differenza di percorso o età, credo che ci renda tutti simili, tutti ancora più desiderosi di vivere ogni istante, aggrappati alla vita con le unghie e con i denti. Razionalizzare e trasformare in parole tutto questo tumulto fisico ed emozionale che abita noi malati non è affatto facile. La gioia è sapere che qualche volta ci si riesce in maniera efficace!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>D</strong>: HO LETTO CHE STAI SCRIVENDO UN LIBRO.</p>
<p><strong>R</strong>: Si. Nel corso dei mesi Il Cancro E Poi ha acquisito per me una portata emozionale e un coinvolgimento di gran lunga superiore a un sito o un semplice diario dei sentimenti che si provano quando si è malati di cancro. Il Cancro E Poi per me è diventato un progetto a 360 gradi, dal neonato canale youtube (dove ho caricato due video, uno in italiano e uno in inglese), al libro che sto scrivendo, fino all&#8217;Associazione che spero a breve di poter creare. Il tutto a nome de Il Cancro E Poi e con l&#8217;obiettivo di trasmettere a tutti, sani e malati, il messaggio in base al quale il cancro non può uccidere i nostri sogni, le nostre speranze, i nostri progetti, anzi forse li sublima, li rende ancora più preziosi e consapevoli, perché collocati alla fine di un tragitto lungo e tortuoso. Ogni cosa attesa è proprio per questo ancora più speciale e così anche la vita, la quotidianità, ogni più piccolo gesto acquista una sfumatura nuova, una prospettiva che non potevamo raggiungere se non attraverso questa sofferenza. Il libro Il Cancro E Poi, che spero un giorno di poter pubblicare fornendo con parte del suo ricavato un piccolo ma sentitissimo contributo alla ricerca, è elemento integrante di un progetto che spero potrà svilupparsi nel tempo, con iniziative destinate alla salvaguardia del benessere emotivo (e non solo!) dei malati oncologici. Forse sogno in grande, ma farò di tutto perché questi sogni diventino realtà!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>D</strong>: IN UNO DEI POST DEL TUO BLOG SCRIVI: &lt;&lt; IN FONDO ANCHE IL CANCRO E&#8217; UN OSSIMORO. E&#8217; FARE DELLE PROPRIE RADICI ORMAI RECISE PER SEMPRE I PUNTI DI INNESTO DELLE PROPRIE ALI &gt;&gt;. IN ALTRI TERMINI?</p>
<p><strong>R</strong>: Nel momento in cui ti sembra di toccare il fondo, lì trovi qualcosa di luminoso e prezioso che prima non avevi forse mai considerato come tale. Il cancro recide le radici perché sradica ogni certezza, sradica la libertà di poter disporre della propria vita, del proprio corpo e del proprio tempo, che è una libertà che noi esseri umani -soprattutto alla mia età &#8211; diamo spesso per scontata. Poi però da tutti quei centimetri di cicatrici, da quella pelle che non si rimarginerà mai più finché vivrai, capisci che possono nascere le tue ali, capisci che può cominciare la tua rinascita, una nuova fase, fatta di nuove priorità, di nuovi sogni, di una nuova consapevolezza. E allora ogni volta che sei stanca di combattere pensi al tuo &#8220;e poi&#8221;, al tuo sogno più grande, che ti guarda da un tempo futuro e non vede l&#8217;ora di raggiungerti, quell&#8217;&#8221;e poi&#8221; che viene per te prima di tutto e che è la principale ragione per cui sai che non smetterai mai di combattere. Ogni malato di cancro ha il suo &#8220;e poi&#8221;. L&#8217;importante è tenerselo stretto nel cuore e, con tanta disciplina dentro e tanto amore intorno, aspettare che diventi finalmente realtà.</p>
<div> </div>
<div>Sito web: <a href="http://www.ilcancroepoi.com">www.ilcancroepoi.com</a></div>
<div>Facebook: <a href="http://www.facebook.com/IlCancroEPoi">www.facebook.com/IlCancroEPoi</a></div>
<div>Youtube: <a href="http://www.youtube.com/IlCancroEPoi">www.youtube.com/IlCancroEPoi</a></div>
<div>Twitter: <a href="http://www.twitter.com/IlCancroEPoi_">www.twitter.com/IlCancroEPoi_</a></div>
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		<title>Intervista alla counselor Luisa Palumbo</title>
		<link>https://www.cittadelmonte.it/wordpress/intervista-alla-counselor-luisa-palumbo/</link>
		<comments>https://www.cittadelmonte.it/wordpress/intervista-alla-counselor-luisa-palumbo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 20:57:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angela Ravone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'intervista]]></category>

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		<description><![CDATA[Il counseling è la sua professione, ma - ci confessa &#8211; ormai per lei è diventato un modo di stare al mondo. Si chiama Luisa Palumbo, conduce gruppi esperienziali per lo sviluppo e il miglioramento delle capacità comunicative e relazionali ed è autrice de I miei mondi, pubblicazione che ha segnato il suo esordio come scrittrice. Luisa, perché la scelta di una [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il counseling è la sua professione, ma - ci confessa &#8211; ormai per lei è diventato un modo di stare al mondo. Si chiama Luisa Palumbo, conduce gruppi esperienziali per lo sviluppo e il miglioramento delle capacità comunicative e relazionali ed è autrice de <strong>I miei mondi</strong>,<em> </em>pubblicazione che ha segnato il suo esordio come scrittrice.</p>
<p><strong>Luisa, perché la scelta di una professione come quella del counselor? Cosa l’ha spinta ad intraprendere questa strada?</strong></p>
<p>&lt;&lt;Il bisogno di dare un aiuto più concreto alle persone in difficoltà, avendo progettato per diversi anni azioni di sostegno sociale a favore di minori a rischio di esclusione e delle loro famiglie. Il Counseling possiede molti strumenti, capaci di attivare cambiamenti a lungo termine e ciò lo rende molto efficace&gt;&gt;.</p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>Nel libro si legge che ha sentito il bisogno di creare un mondo tutto suo, un luogo, uno spazio in cui governare, respirare.  Come nasce il progetto <em>I miei mondi</em>? Ci vuole raccontare i passi che l’</strong><strong> </strong><strong>hanno portata alla stesura del libro fino alla sua pubblicazione?</strong></span><strong><br />
</strong></p>
<p>&lt;&lt;Il libro <strong>I miei mondi</strong>  è sicuramente l&#8217;insieme di momenti di vita personali che si  intersecano con le storie di coloro che hanno incrociato la mia strada. I nuovi spazi di cui parlo nel libro sono quelli scoperti attraverso il counseling, che chiaramente fanno a pugni con i ristretti schemi mentali delle molte e diverse esperienze di vita in cui mi sono cimentata. In particolare la poesia è stata per me una scoperta significativa, per aprirsi alla creatività e pertanto alla capacità di soluzionare di fronte ai problemi&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Il libro è centrato sul binomio counseling-poesia. Che ruolo ha avuto la poesia nella sua vita? Perché si è avvicinata a questo genere letterario?</strong></p>
<p>&lt;&lt;Credo che spesso non siamo noi a scegliere le cose, ma sono esse che ci scelgono. La poesia, sin da piccola, non è mai stata una passione per me: non la comprendevo e addirittura mi annoiava. Ma, in età già adulta, un amico mi regalò alcuni libri di poesia e mi fece <em>assaporare</em> la bellezza e l&#8217;intensità di essa. Penso sia stata quest&#8217;esperienza, avvenuta al di fuori del mondo scolastico, che abbia preparato in me un terreno fertile ad accoglierla a viverla come uno strumento di esplorazione&gt;&gt;.</p>
<p><strong>C’è uno scrittore al quale si sente particolarmente vicina e che l’ha ispirata?</strong></p>
<p>&lt;&lt;Ce ne sono molti. Come poeti amo Pedro Salinas e Pablo Neruda, penso che la loro poesia sia molto fotografica, oserei dire ad impatto veloce. Sono molto chiari e sento che le loro poesie mi appartengono e mi aprono alle emozioni. Per quanto riguarda gli scrittori amo molto la maniera di scrivere di Paolo Maurensig. Il libro che amo di più di questo scrittore è <strong>La variante di Lüneburg</strong>. Parla degli scacchi e di come ci insegnino molto su una persona&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Il suo libro si presenta come una guida al benessere. La poesia riesce ancora a comunicare al mondo d’oggi?</strong></p>
<p>&lt;&lt;Certo, la poesia oggi ha un ruolo. Il suo linguaggio sono le emozioni che non possono essere scisse dall’uomo in quanto vive tramite esse. La poesia aiuta a capire cosa si prova, è uno strumento di esplorazione interna, del proprio sé che risulta più autentico in quanto non è bloccato dalla razionalità e libera da qualsiasi struttura e regola. Le parole di una poesia infatti non seguono lo stesso codice linguistico dell’attuale modo di divulgare fatti, avvenimenti o cronaca giornalistica. Le parole di una poesia hanno il semplice scopo di tirar fuori dall’anima umana le diverse spinte emotive che si agitano in lei, per permettere all’individuo di renderlo consapevole della propria ricchezza&gt;&gt;.<strong></strong></p>
<p><strong>Veniamo alle sue poesie. <em>Stare in me</em> , <em>Mai più fragile</em> , <em>Vuoto fertile</em> sono componimenti poetici che raccontano di persone con le quali ha condiviso una parte della sua vita. Cosa l’ha ispirata a parlar di loro?</strong></p>
<p>&lt;&lt;Questi tre componimenti poetici sono nati dalla mia esperienza di counselor. La relazione di counseling non è mai una relazione a senso unico, c&#8217;è uno scambio significativo tra counselor e cliente che  si trasforma in un sentire empatico condiviso. In altre parole, tanto più la storia del cliente suscita emozioni forti nel counselor tanto più ciò può essere elaborato attraverso una forma poetica&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Dalle sue poesie si deduce qualcosa del suo essere. Lei spiega che il mandala è un disegno geometrico, quando lo si colora racconta di come abbiamo vissuto e di come stiamo procedendo lungo il cammino della nostra vita. Lei parla di un mandala che le sta molto a cuore, uno che ama più di tutti, ed è quel pezzetto di pane rotondo che per i cristiani rappresenta Gesù Cristo. Quanto la sua fede ha inciso in questo progetto?</strong></p>
<p>&lt;&lt;Tutte le esperienze che ho fatto sono servite a scrivere questo libro, e sicuramente la fede nella mia vita ha un ruolo predominante che con  il mio percorso di counseling si è trasformata in un apertura a tutti i modi di credere o non credere. Ho imparato che la diversità è una ricchezza. La mia finestra prima apriva sulla piazza del paese ora si apre sul mondo&gt;&gt;.</p>
<p><strong><em>&lt;&lt;Dei di cartapesta, clown, giocolieri, maschere di carnevale&gt;&gt;</em>. Parla di questo in <em>Politica senz’anima</em>. Da dove nasce questa concezione?</strong></p>
<p>&lt;&lt;Nel 2000, quando mi sono candidata nell’ ex partito dei ds. Quest’esperienza è stata per alcuni aspetti negativi, non sono infatti riuscita a diventare consigliere, ma anche molto positiva, infatti entrando a contatto con questo mondo ho realizzato che non mi sarebbe mai potuto piacere. Oggi la politica è al servizio di chi ha un forte bisogno di protagonismo e potere. È solo un lavoro per riempire le proprie tasche. Io credo alla politica che viene dal basso, che nasce dall’ascolto vero dei bisogni delle persone&gt;&gt;.</p>
<p><strong>&lt;&lt;<em>Vivo e scelgo, sono creativa: non guardo scorrere la mia esistenza, ma la creo</em>&gt;&gt; . Scrive così in <em>Crescere</em> ; poesia che profuma di vita e positività. Cosa l’ ha spinta a scriverla?</strong></p>
<p>&lt;&lt;Questo componimento lo considero come un risultato raggiunto nella mia vita, perchè un percorso di counseling non libera dalla sofferenza, ma ti insegna a gestirla&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Quali sono le sue aspettative in merito a questo progetto?</strong></p>
<p><strong>&lt;&lt;</strong>Mi aspetto che il messaggio che intendo dare, ovvero vivere una vita più integrata con se stessi e più vicina al modo in cui siamo, sia letto con la curiosità di conosce se stessi attraverso le emozioni. Il mio obiettivo riguardo questo progetto lo sento vicino alle parole di uno scrittore le quali mi hanno ispirata, Miro Silvera scrive: <em>Il libro ha una vita a sé e leggere un libro è partecipare a questa vita, condividere parole ed emozioni in cui possiamo o meno riconoscerci, in cui possiamo ritrovarci o perderci, parole che possono divertirci, emozionarci o annoiarci. Ma con un libro qualcosa succede sempre</em>&gt;&gt;.</p>
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		<title>Intervista allo scultore Antonio Borrelli</title>
		<link>https://www.cittadelmonte.it/wordpress/intervista-allo-scultore-antonio-borrelli/</link>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 17:09:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Flavia Palazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'intervista]]></category>

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		<description><![CDATA[Orafo e scultore pluripremiato, Antonio Borrelli nasce a Napoli il 13 giugno del 1928. In seguito all’iniziale formazione tecnica presso la bottega orafa di Nicola Soriente, frequenta l’Istituto Statale d’Arte di Napoli dove è allievo di Ennio Tomai e Romolo Vetere. Dopo due anni trascorsi in Cina, presso l’industria tessile di proprietà dell’imprenditore Orion Gloves, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Orafo e scultore pluripremiato, <strong>Antonio Borrelli</strong> nasce a Napoli il 13 giugno del 1928. In seguito all’iniziale formazione tecnica presso la bottega orafa di Nicola Soriente, frequenta l’Istituto Statale d’Arte di Napoli dove è allievo di Ennio Tomai e Romolo Vetere. Dopo due anni trascorsi in Cina, presso l’industria tessile di proprietà dell’imprenditore Orion Gloves, tornato a Napoli completa gli studi ed accetta l’incarico di insegnare nel Laboratorio di Oreficeria e Metalli presso l’Istituto d’Arte Palizzi. Gli anni &#8217;60 e &#8217;70 sono caratterizzati da premi e successi per lo scultore, il quale si dedica anche alla medaglistica ed alla produzione di arredi sacri, ancora oggi presenti in numerose chiese, come le maniglie nella chiesa di Villanova, la balaustra a Venosa e le maniglie nella chiesa di Piedigrotta. Nel 1977 gli viene assegnata la Cattedra di Tecniche di fonderia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e sempre nel corso degli anni &#8217;70 si impegna nella Federazione Lavoratori Arti Visive della CGIL, diventando segretario nazionale del sindacato. Nel 2006 riceve il Premio Palizzi a Napoli e nel 2009 il Premio Fraternità Città di Benevento. Le opere realizzate da Borrelli sono raccolte in una monografia, pubblicata in occasione dei suoi ottant’anni (Paparo edizioni), contenente commenti di critici e parole che lo stesso scultore pronuncia in una video-intervista realizzata da Mario Franco, in collaborazione con uno dei figli del noto scultore partenopeo. <strong><em>Città del Monte</em></strong> lo ha intervistato in occasione della settima edizione della Giornata del Contemporaneo, svoltasi a Napoli l&#8217;8 ottobre scorso, presso la sua casa–atelier.</p>
<p><strong>Maestro, che ricordo ha del periodo trascorso ad Hong Kong, quando realizzava fantasie per guanti?</strong><br />
«Da giovanissimo ebbi l’occasione di conoscere un grande industriale di guanti. Fu un periodo molto bello. Orion Gloves era un ebreo di origine ungherese che lavorava in Australia. Napoli era una delle piazze più importanti per la produzione di guanti per i quali è necessaria una lavorazione particolare della pelle che deve estendersi il larghezza e mai in lunghezza, per assumere la forma della mano. Riscossi molto successo tra gli industriali napoletani. Lui si preoccupò che io potessi andar via e mi offrì l’opportunità di trasferirmi in Cina. Ero molto giovane ed il pensiero di visitare l’estremo oriente mi affascinava. Inseguito mi propose di dividere ogni piano della fabbrica in due perché i cinesi ci sarebbero entrati in quanto di piccola stazza. Perciò decisi di tornare in Italia. n più credevo che non sarei mai stato capace di diventare totalmente padrone della lingua cinese. Ciò mi turbava perché a me interessa parlare guardando negli occhi il mio interlocutore, cogliere non solo quello che uno dice ma anche quello che pensa dialogando.<br />
La Cina è una grande nazione, con un grande popolo ed un retaggio storico eccezionale. Ciò di cui mi occupavo era innovativo per l’ambiente orientale. Credo di aver carpito ai cinesi il loro modo di comportarsi nell’operare e sono stato il frutto di questo connubio. Alcuni smalti a fuoco che ho realizzato al mio rientro hanno risentito dell’influenza cinese e presentano delle figure orientaleggianti».</p>
<p><strong>Cos’è la tecnica dello smalto a fuoco?</strong><br />
«E’ una tecnica di fusione che ho appreso all’Istituto d’Arte e che produce un effetto simile a quello del vetro colorato, si adatta benissimo al rame. I miei smalti sono stati esposti per la prima volta nel 2010, in occasione di una mia personale a Castel dell’Ovo quando ho anche donato una mia opera in alluminio, “Composizione”, alla città di Napoli».</p>
<p><strong>Numerosi suoi ex allievi oggi sono noti. Tra questi c’è Giacometti che ha dichiarato di aver appreso da lei la concretezza nel rapporto con l’arte. In occasione della presentazione della sua monografia, nell’ambito del premio Napoli &#8211; Dalla Cina a Pizzofalcone, storia di un artista napoletano, i suoi allievi dell’Istituto d’Arte e dell’Accademia, tra cui Corrado Esposito e Sasa Castrese, raccontavano di quanto fosse forte il rapporto con il maestro poiché, in particolare gli allievi dell’Istituto d’Arte, trascorrevano con lei lunghi periodi d’impegno. Che rapporto aveva con i suoi studenti?</strong><br />
«Molto bello perché loro per me rappresentano uno stimolo a creare. Impersonando la gioventù, stimolano verso il nuovo dunque ben vengano gli studenti! Quasi subito mi venne offerto di insegnare all’Accademia, incarico che io accettai ben volentieri. Il rapporto con gli studenti per me era la cosa più importante, ho avuto sempre un bel rapporto con loro. Quando un insegnante non instaura un rapporto, chiamiamolo anche di amore, con i suoi allievi per me l’educazione è incompleta. Ogni allievo ha un suo carattere, occorre la capacità di trasmettere loro la passione. Non era facile far lavorare alcuni allievi notte e giorno. I miei studenti però mi hanno sempre seguito, con un po’ di fortuna e con la capacità di trasmettere loro l’entusiasmo. Ritengo che il rapporto con l’allievo sia uno dei momenti più gratificanti per un maestro. L’evento che mi ha fatto soffrire di più è stato il distacco con gli studenti, il fatto di aver lasciato l’Accademia a settant’anni».</p>
<p><strong>Negli anni settanta ha iniziato ad adottare la tecnica ossiacetilenica, quali benefici comporta nell’ambito della produzione artistica?</strong><br />
«La saldatura a ossigeno comporta l’utilizzo dell’ossigeno e dell’acetilene. Il primo a praticarla a Napoli fu il mio maestro, Romolo Vetere, che era attratto da tutto ciò che era innovativo. Iniziò a fare arte utilizzando questa tecnica, realizzando opere che sono ancora in giro per la città e per il mondo. Io ne ero affascinato ed ho seguito queste orme con qualche successo. La tecnica della fusione ossiacetilenica consente di realizzare opere immediate, senza alcun bozzetto. In questo modo realizzai un cavallino rampante in ferro saldato quasi uguale ad uno che avevo creato in bronzo e capì che questa nuova tecnica mi avrebbe offerto possibilità nuove e maggiore libertà. Anche la scelta dei materiali influisce sulla realizzazione di un’opera. Il ferro o l’acciaio sono diversi dalla creta o dal gesso, consentono di realizzare direttamente l’oggetto senza la mediazione di alcuni passaggi. Ci vuole una certa padronanza del mezzo che si sta utilizzando per arrivare direttamente all’oggetto che si ha in mente e l’immediatezza permette di esprimersi al meglio».</p>
<p><strong>Lei nasce come orafo ed ha realizzato numerosi gioielli, molti dei quali riproducono in scala ridotta sia le opere appartenenti al periodo della ricerca modulare sia quelle in ferro saldato e cadmiato. Collier, anelli, orecchini, dal design moderno e dinamico. E’ difficile trasformare una scultura in gioiello?</strong><br />
«Non sempre è possibile, tuttavia il passaggio dalla miniscultura alla maxiscultura non è mai stato un problema per me. Mi veniva naturale pensare sia al micro che al macro perché sono nato da orafo. Ho sempre preferito il metallo, dall’argento a l’oro, dal bronzo al platino. In passato, lo scultore iniziava quasi sempre frequentando la bottega orafa e poi, se aveva i mezzi, faceva anche lo scultore».</p>
<p><strong>Perchè la scelta di lavorare soprattutto il ferro?</strong><br />
« All’inizio è stata una scelta istintiva, poi l’ho assunto come elemento espressivo del mio lavoro. In precedenza ho utilizzato la creta, il gesso, l’acciaio, il bronzo. Il ferro è un materiale molto duttile, resistente e mi trasmette forza. Le forme delle mie opere sono rappresentative dell’epoca in cui viviamo, dell’epoca moderna o modernissima. L’arte antica non cessa mai di emozionarmi ma preferisco l’arte contemporanea perché è più vicina a me ed al mio modo di sentire, ciò vale anche per la letteratura e per le forme di arte visiva in generale».</p>
<p><strong>Qual è l’ evento della nostra epoca che ha influenzato in modo più significativo la sua arte?</strong><br />
«La conquista dello spazio è una degli eventi più eccezionali della nostra epoca. Con la conquista dello spazio è prevedibile un futuro diverso da quello che hanno avuto i nostri genitori. “Relitti spaziali”, ad esempio, erano mediazioni tra un mezzo nuovo ed una realtà nuova che si presentava ad una sensibilità particolare. Io sono un uomo che vive anche di emotività quindi di fronte a certi avvenimenti mi pongo degli interrogativi e cerco delle risposte che poi esprimo nelle mie opere».</p>
<p><strong>Lei attribuisce grande importanza al valore del dialogo nell’arte. Questo discorso si ricollega alla sua opera “Incontri” che oggi rappresenta anche il prestigioso Premio Fraternità, peraltro ricevuto da lei stesso, che ogni anno premia quattro personalità che si sono distinte nell’ambito della solidarietà in politica, nella cultura, nell’arte e nella religione. In quest’opera le diversità, distinte le une dalle altre, s’incontrano e danno luogo ad un’unità.</strong><br />
«Il dialogo è sempre auspicabile e molto importante anche se non sempre possibile a causa di elementi di chiusura che lo impediscono. Dialogando si fa il punto di una situazione che da storica si fa attuale e tutto ciò che interessa il mondo che ci circonda interessa il mondo dell’arte. L’arte ha una funzione sociale, stimola i nostri sensi e contemporaneamente viene influenzata dal mondo circostante, influenzandolo a sua volta.».<br />
<strong>Un fedele alla chiesa di san Domenico a Ischia, della quale lei ha realizzato il tabernacolo in ardesia e bronzo, l’altare, e i lumi in bronzo e plexiglass, le disse che ciò che aveva realizzato doveva essere in nome di una fede molto profonda. In realtà lei nutre una fede profonda nell’uomo …</strong><br />
&lt;&lt;Sì, sono ateo&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Tuttavia lei ha incontrato Papa Giovanni Paolo II in occasione della consegna di una medaglia da lei realizzata, raffigurante una mater matuta. Cosa ricorda di quell’incontro?</strong><br />
«Era un incontro privato, con il sindaco, il vescovo e Ventriglia. Il Papa volle incontrarci. Fu un bell’incontro. Giovanni Paolo II era un uomo di un’umanità immensa, esprimeva quest’amore per gli uomini in un modo semplice ed immediato e chiunque restava affascinato da questa sua semplicità, seppure nella complessità del ruolo che ricopriva».</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-6584" title="Autoritratto" src="http://static.cittadelmonte.info/static/img/Autoritratto2-150x200.jpg" alt="" width="150" height="200" /></p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-6587" title="s.giuseppe dei nudi-collage-bozzetto 014" src="http://static.cittadelmonte.info/static/img/s.giuseppe-dei-nudi-collage-bozzetto-0141-200x150.jpg" alt="" width="200" height="150" /><img class="aligncenter size-medium wp-image-6585" title="IMGP3267" src="http://static.cittadelmonte.info/static/img/IMGP32672-200x150.jpg" alt="" width="200" height="150" /></p>
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		<title>Intervista esclusiva a Federica Gentile</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 11:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Flavia Palazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'intervista]]></category>
		<category><![CDATA[eventi musicali]]></category>
		<category><![CDATA[federica gentile]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[rai radio2]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi vi proponiamo un’intervista esclusiva alla storica voce di Rai Radio2, Federica Gentile. Speaker radiofonica ed autrice di numerosi programmi di successo, tra i quali le dodici edizioni di Okkupati, su Raitre. Ha partecipato come consulente e opinionista all’ultima edizione di X Factor e ai principali eventi musicali targati Rai. Autrice di saggi, moderatrice di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi vi proponiamo un’intervista esclusiva alla storica voce di Rai Radio2, Federica Gentile. Speaker radiofonica ed<br />
<img class="alignright" title="Federica Gentile 3" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/Federica-Gentile-3-133x200.jpg" alt="" width="133" height="200" /> autrice di numerosi programmi di successo, tra i quali le dodici edizioni di Okkupati, su Raitre. Ha partecipato come consulente e opinionista all’ultima edizione di X Factor e ai principali eventi musicali targati Rai. Autrice di saggi, moderatrice di convegni, laureata in Scienze della comunicazione, docente alla Sapienza di elementi di improvvisazione dell’intrattenimento radiofonico, grande esperta di musica con la passione per il teatro, Federica Gentile dal 5 settembre conduce su Radio2, con la collega Michela Andreozzi, il programma Brave Ragazze, ogni giorno dal lunedì al venerdì, alle ore 15.30. Nell’arco di ogni puntata uno scrittore estrae dal cilindro il libro classico da salvare; mentre gli ascoltatori sono chiamati a partecipare al gioco maschi contro femmine.<a href="http://files.cittadelmonte.info/static/img/Federica-Gentile-3.jpg"><br />
</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Chi sono in realtà <strong>Le brave ragazze</strong>?</em></p>
<p><img class="size-medium wp-image-6158 alignleft" title="BRAVE RAGAZZE 2" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/BRAVE-RAGAZZE-2-200x148.jpg" alt="" width="200" height="148" /></p>
<p>Le brave ragazze sono tutte le possibili declinazioni dell’universo femminile che poi convivono in ognuna di noi, perché ogni donna ne racchiude tante in sé. Sono le brave e le cattive ragazze insieme, quelle che volano alto e quelle che volano basso, quelle che leggono Kant e quelle che sfogliano i magazine. Sono tutto questo come siamo tutte noi e come siamo anche io e Michela.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Tu e Michela due anni e mezzo fa avete riscosso successo in un universo radiofonico maschile e solidale. E’ una bella sfida vinta dal momento che la trasmissione prosegue con successo?</em></p>
<p>Sì, due donne al microfono insieme nella radiofonia raramente si sono viste. Adesso ce ne sono di più ma noi due abbiamo aperto la strada all’universo femminile e di questo siamo entrambe molto fiere. La formula funziona perché ci seguono le donne ma anche gli uomini che   non dico che è come se ci guardassero dal buco della serratura ma di sicuro ci seguono per comprendere meglio il mondo femminile. E’ una bella sfida vinta direi .</p>
<p><em>Ritieni che la formula vincente della trasmissione sia la vostra capacità di giocare con gli argomenti più svariati, quali la moda, lo spettacolo, l’attualità?</em></p>
<p>Direi che è proprio questa commistione di alto e basso, nel senso che passiamo dai miti pop, tema di una delle ultime puntate, ai miti della cultura pop che poi rappresenta gran parte della cultura del ‘900. Quindi cerchiamo di spiegare dei concetti, di esprimere delle opinioni perché poi non ci tiriamo mai indietro di fronte alla possibilità di dire la nostra, mantenendo il nostro lato pop che è ben evidente direi. Siamo un fenomeno pop anche noi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>A proposito di fenomeno pop, quest’anno sei stata consulente e opinionista dell’ultima edizione di X Factor. Che ricordo hai di questa esperienza?</em></p>
<p>Ne conservo un ricordo molto bello ovviamente, è stata un’esperienza meravigliosa. E’ straordinario essere a contatto con i giovani e dare loro la possibilità di trovare dei canali di accesso a quello che per loro è il mondo del lavoro perché un cantante che emerge è un lavoratore che si affaccia ad un mercato per cui è molto bello riuscire a guidarli e sostenerli all’inizio della loro attività. Sono sempre stata a favore dei talent sia perché hanno sfatato il mito della musica che in televisione non funziona  sia perché hanno insegnato ai giovani che non si può fare questo mestiere basandosi sull’improvvisazione. Dalla prossima stagione televisiva X Factor andrà in onda su Sky ma io sono Rai e rimango Rai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Che genere di musica ascolta una donna esperta del settore come lo sei tu?</em></p>
<p>Devo dire che ascolto tutta la musica,  e poi facendo questo lavoro devo conoscere quello che c’è in giro ed esce sul mercato. Ascolto indi, artisti italiani, artisti internazionali, un po’ di tutto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>La musica è il tuo mondo sin da bambina ed hai iniziato a fare teatro e radio già al liceo. Che ragazza eri allora?</em></p>
<p>Ero più o meno come sono adesso, piena di interessi e forse con un po’ più di energia! Facevo tutto, il sabato pomeriggio avevo le prove del teatro, la domenica andavo a Bracciano, vicino Roma, in una piccola Radio. Il mio tempo libero era tutto dedicato all’arte, non riservavo molto tempo agli svaghi, più o meno come adesso. E’ cambiato ben poco. Il teatro purtroppo impegna molto, soprattutto a causa delle tournée. E’ difficile abbinare il teatro ad altre attività ed io subito dopo il liceo ho vinto un provino in Rai per condurre un programma quotidiano ed una tournée sarebbe stata impossibile da sostenere. Bisogna fare delle scelte nella vita ed io ho scelto la radio nonostante il teatro resti una mia grande passione. Mia figlia, che ovviamente viene prima della musica, è il mio unico interesse al di fuori del mio lavoro. Ha sei anni, quasi sette, ed è tutta la mia vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>A tuo avviso qual è in Italia l’effettivo stato di salute della musica?</em></p>
<p>Lo vedo davvero buono e non perdo mai occasione per dirlo. Io non sono d’accordo con quanti dichiarano, con uno spirito sin troppo critico, che in giro non ci sia buona musica, non è vero! Soprattutto in Italia, nel circuito indipendente, abbiamo degli artisti straordinari, sia cantautori, sia band, e devo dire che c’è un bellissimo fermento ed io sono molto contenta di quello che sta uscendo. Qualcuno è un fenomeno di nicchia, qualcun altro è un fenomeno che sta prendendo sempre più piede ma davvero c’è tanta buona musica in giro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>A proposito della tua trasmissione Okkupati,andata in onda su Rai Tre per dodici edizioni, trenta minuti di orientamento e approfondimento sulle opportunità offerte dal mondo delle imprese e del sociale, hai dichiarato che i giovani devono dimenticare il posto fisso e rimboccarsi le maniche perché il mercato richiede di mettersi in gioco in prima persona. Oggi quale consiglio daresti a chi si accinge ad entrare nel mondo del lavoro?</em></p>
<p>Il consiglio è guardarsi intorno, capitalizzare il proprio sapere, non smettere mai di studiare e leggere quella che è la realtà che vi circonda e di cogliere le opportunità che questa offre. Non fossilizzarsi su una idea precostituita ma cercare di trasformare la propria passione in lavoro, cercare di intercettare in anticipo le tendenze e comportarsi di conseguenza. In questo modo, passo dopo passo, ce la faremo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Sia su Radio2 Live che nello spazio da te curato il mercoledì in Uno Mattina Estate, hai intervistato numerosi artisti di fama internazionale. Qual è l’intervista che ricordi con più emozione?</em></p>
<p>Forse l’intervista che ricordo con più emozione è quella con Page e Plant, quindi con i Led Zeppelin. Prossimamente mi piacerebbe intervistare Bruce Springsteen.</p>
<p><em>Come prepari le tue interviste?</em></p>
<p>Mi documento tanto, studio, cerco di rintracciare il più possibile di quanto è stato dichiarato dagli artisti che intervisterò, quello che hanno fatto. Provo ad incrociare momenti della loro vita e della loro carriera insieme. Divento una sorta di biografa della persona che dovrò incontrare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Per concludere, ti pongo una domanda che rispecchia la nostra linea editoriale. Città del Monte è un settimanale culturale. Abbiamo parlato di musica, di teatro ma che genere di libri legge Federica Gentile?</em></p>
<p>Io sono legata ai libri del periodo della formazione, Heinrich Böll con <strong>Opinioni di un clown</strong> è stato uno dei miei testi di riferimento, Mario Vargas Llosa lo amo moltissimo, così come<strong> L’uomo senza qualità</strong> di Robert Musil è stato un altro dei miei capisaldi, ce ne sono parecchi devo dire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ringraziamo Federica Gentile per la sua disponibilità e per averci concesso questa intervista in esclusiva, facendole i nostri migliori auguri per il programma Brave ragazze. Noi ci ritroviamo alla prossima!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Intervista al giovane pittore Mauro Sorbo</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 02:29:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Flavia Palazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'intervista]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[fantasia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[opere]]></category>
		<category><![CDATA[pittore]]></category>

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		<description><![CDATA[Mauro Sorbo è un pittore emergente nato nel 1982 a Santa Maria Capua Vetere. Laureato in matematica, Mauro è un artista autodidatta che con il suo talento sta riscuotendo successi a livello nazionale. Dalle sue parole trapela una personalità riservata, ma determinata ad emergere e a farsi conoscere. Mauro, quando ha avuto inizio il tuo percorso artistico? [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5822" title="mauro sorbo" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/mauro-sorbo-119x200.jpg" alt="" width="119" height="200" />Mauro Sorbo è un pittore emergente nato nel 1982 a Santa Maria Capua Vetere. Laureato in matematica, Mauro è un artista autodidatta che con il suo talento sta riscuotendo successi a livello nazionale. Dalle sue parole trapela una personalità riservata, ma determinata ad emergere e a farsi conoscere.</p>
<p><strong>Mauro, quando ha avuto inizio il tuo percorso artistico?</strong></p>
<p>[feature_box header_color="white"]<br />
“Ho sempre avuto la passione per la pittura, ho iniziato per gioco già alle scuole medie. Mi dicevano che ero bravo, poi ho dipinto i miei primi quadri circa otto anni fa, sempre per hobby, per distrarmi. Nel corso del tempo ho fatto delle mostre, ho iniziato a farmi conoscere e a quel punto ho pensato fosse meglio prendere questa mia attività con più serietà, come una seconda professione. Inconsciamente però io continuo a vedere la pittura come un mezzo per distrarsi, forse perché ho fatto studi scientifici. Ho frequentato il liceo scientifico, sono laureato in matematica. Sono mondi molto distanti”.[/feature_box]<br />
<strong>La matematica e l’arte sono mondi così distanti secondo te?</strong></p>
<p>[feature_box header_color="white"]<br />
“Solo in apparenza. La matematica è una forma d’arte nonostante sia vista sempre come una materia odiosa, ma io credo che abbia la sua bellezza. E’ una cosa per pochi, ci vuole un’attitudine come per scrivere, per fare musica o per disegnare”.[/feature_box]</p>
<p><strong>Dunque per te la pittura è un interesse più che un modo per comunicare?</strong></p>
<p>[feature_box header_color="white"]<br />
“Nei quadri non parlo di me stesso, non c’è quasi nulla di autobiografico e forse quel “quasi” c’è a livello inconscio. Piuttosto cerco di esprimere le mie opinioni. Nel quadro “la fantasia è solo una bugia”; forse trapela qualcosa del mio carattere, il disincanto. L’essere disincantato credo sia un processo comune a tutti gli adulti, c&#8217;è chi lo è di più e chi lo è di meno”.[/feature_box]<br />
<strong>In un mondo in cui siamo continuamente stimolati da immagini che circolano soprattutto attraverso i mass media, dalla televisione ai social network, che ruolo ha oggi la pittura?</strong></p>
<p>[feature_box header_color="white"]<br />
“I social network a mio avviso sono un’arma a doppio taglio perché se da un lato offrono una visibilità maggiore, dall’altro azzerano la privacy”.[/feature_box]<br />
<strong>C’è chi dice che dipenda dal modo in cui vengono utilizzati…</strong></p>
<p>[feature_box header_color="white"]<br />
“Infatti, è così. Ma il problema è che non siamo consapevoli dell’uso che possono farne gli altri, poiché ci si informa in maniera molto superficiale sia sulle condizioni di privacy che di utilizzo .<br />
Per quanto riguarda il ruolo della pittura, a mio avviso, serve a mantenere vivo un interesse, ma questo vale anche per i libri, per la musica. La persona deve essere stimolata; se nel dipinto non ci trova niente, dopo pochi secondi passa oltre e dimentica il quadro. Invece io cerco di provocare un impatto. I miei quadri sono concettuali . Ci si ferma davanti all&#8217;opera quando si vede qualcosa che colpisce, ma questo qualcosa per me risiede più nel minimalismo che nelle cose elaborate in cui ci si può perdere. I social network , come aspetto positivo, rendono possibili i confronti tra chi dipinge, quindi noi pittori ci possiamo sempre confrontarci.<br />
Oggi c’è una ricerca dell’elemento particolare, ma io penso che bisognerebbe tornare alla semplicità delle cose. Io preferisco un quadro con un soggetto semplice. Questo tipo di discorso poi l’ho esteso alla grafica pubblicitaria, altro settore di cui mi occupo. Il mio stile si avvicina all&#8217;essenziale”.[/feature_box]<br />
<strong>Questo è un discorso che si presta molto alle esigenze di uno spot pubblicitario.</strong></p>
<p>[feature_box header_color="white"]<br />
“Certo, poi bisogna confrontarsi con una società consumistica. Il messaggio da dare dura poco e viene presto sostituito da uno migliore, che piace di più o che è più in voga in quel determinato momento”.[/feature_box]<br />
<strong>A tuo avviso la realizzazione di uno spot pubblicitario può essere considerata una forma d’arte?</strong></p>
<p>[feature_box header_color="white"]<br />
“Sì, perché la televisione e i social network rappresentano il futuro. La gente più che a leggere è interessata a vedere. La comunicazione è cambiata, è molto più veloce e consumistica, meno impegnativa, perché la gente non vuole cose elaborate.<br />
Oggi il web è il centro della comunicazione ed in tal senso anche i siti internet devono essere funzionali e non complessi, perché in questa società viviamo in modo veloce. Una cosa può essere bella, ma se non è utilizzabile è inutile”.[/feature_box]<br />
<strong>C’è un pittore in particolare a cui ti ispiri?</strong></p>
<p>[feature_box header_color="white"]<br />
“Sono sempre stato affascinato e influenzato dal pittore americano Mark Kostabi, che ha una squadra di pittori che fa anche delle produzioni in serie dello stesso quadro. Da lui ho appreso l’utilizzo dei manichini, ma io sono più figurativo. In genere sono molto attento ai pittori del &#8217;900 e prendo le distanze dall&#8217;astrattismo estremo”.[/feature_box]</p>
<p><strong>Ci sono altre forme di arte visiva da cui trai l’ispirazione, magari il cinema, il teatro o anche la letteratura?</strong></p>
<p>[feature_box header_color="white"]<br />
“Io ho letto molta letteratura inglese. Mio padre, insegnante di inglese, mi ha fatto conoscere la cultura britannica, i suoi massimi esponenti nell&#8217;arte, nella musica e nella letteratura, e io ne sono rimasto influenzato in maniera significativa”.</p>
<p><strong>Sulla tua pagina facebook hai scritto: &#8220;Del passato non me ne frega nulla. Probabilmente anche del futuro. Non credo nei ritorni, non mi interessa ciò che è stato, forse ciò che sarà&#8221;&#8230;</strong><br />
“Io penso che bisogna pensare al presente perché il passato non lo si può più cambiare. Quando si pensa troppo al passato si tralascia il presente, condizionando il futuro in modo negativo”.[/feature_box]</p>
<p><strong>Adesso parliamo dei tuoi quadri. Cosa rappresenta “Illudimi”?</strong></p>
<p>[feature_box header_color="white"]<br />
“ “Illudimi” cela un significato: è tutto giallo, c’è un paesaggio che trasmette calma ed è come un abbaglio che dura un attimo e di cui non vorresti mai privarti, invece finisce e ritorni alla realtà. Sei completamente invaso da questa illusione che non ti fa pensare più a nulla.<br />
Di paesaggi ne ho dipinti molti, anche su commissione. Negli anni ho cambiato stile. Inizialmente usavo i glitter che ora non utilizzo più. Adesso uso colori per muri, smalti, mix tra acrilici e olio. All’inizio usavo molti colori, invece adesso preferisco usarne al massimo quattro o cinque, in questo modo penso di catturare meglio l’attenzione. Questo discorso per me vale anche nella grafica pubblicitaria. Se apri un catalogo, magari nero, in cui figurano oggetti ordinati, semplici ne sei più colpito e li ricordi meglio”.[/feature_box]</p>
<p><strong>Il quadro “finché morte non ci separi” ha avuto molto successo. Cosa raffigura?</strong></p>
<p>[feature_box header_color="white"]<br />
“Per me, ciò che si vede sullo sfondo non sono monumenti anche se tutti dicono di riconoscere l’arco di Adriano , la torre di Pisa. Molti si fossilizzano sui monumenti ma l’oggetto principale del quadro sono le due figure in primo piano perché l’opera si intitola “finché morti non ci separi”, vuole riprodurre un po’ l’attimo di intimità che vivono le coppie che sperano in un amore che non finisca mai, però molte volte finisce. Infatti uno dei due sta per scomparire dalla scena, inghiottito da questo nero dipinto sotto ad una delle due figure. Questa è una scena che nessuno immagina, molte coppie non se ne rendono conto. Per quanto riguarda i monumenti, c’è anche una torre che assomiglia alla torre di Babele e tutti prestano attenzione ad essi, ma non sono monumenti. Sembra che alcuni siano rimasti colpiti da questi presunti monumenti più che dal soggetto stesso. Perciò mi è venuta l’ idea di realizzare una serie di dipinti raffiguranti dei monumenti stilizzati. Ma questi sono progetti che devo sviluppare più avanti”.[/feature_box]</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5817" title="finchè morte non ci separi" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/finchè-morte-non-ci-separi-143x200.jpg" alt="" width="143" height="200" /></p>
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<p><strong>Ed il quadro &#8220;Noi 2&#8243;?</strong></p>
<p>[feature_box header_color="white"]<br />
“Qualche mese fa andai ad una mostra dove mi chiesero di dipingere un quadro ispirandomi al tema dell’amicizia. Uno abbraccia l’altro; ritrae il concetto semplice dell’amicizia con lo sfondo di una città illuminata”.[/feature_box]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5818" title="noi 2" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/noi-2-200x195.jpg" alt="" width="200" height="195" /></p>
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<p><strong>Hai dipinto anche un quadro ispirato ai centocinquant’anni dell’Unità d’Italia, &#8220;auguri Italia&#8221;.</strong></p>
<p>[feature_box header_color="white"]<br />
“Sì, molto spesso nelle mostre a cui partecipo mi chiedono di realizzare un’opera a tema. Il quadro raffigura un uomo da cui esce un vortice costituito dai nomi di tutte le personalità italiane che hanno fatto la storia d’Italia dal 1861 in poi . Vi sono i nomi di fisici, architetti, scrittori, matematici, politici, personaggi dello spettacolo che hanno segnato un’epoca. Ho poi pensato di estrapolare l&#8217;immagine centraledi questo quadro per creare una serie; infatti sto per ultimare un altro quadro con la stessa grafica, ma in cui il vortice raffigura simboli matematici. In un altro ancora, il vortice raffigurerà i simboli delle reti televisive”.[/feature_box]</p>
<p><strong>Cosa preferisci?</strong></p>
<p>[feature_box header_color="white"]<br />
“Io preferisco realizzare i quadri anche al momento, perché per me le cose improvvisate sono le migliori. Mi viene comunicato il tema della mostra ed ho una o due ore per partorire un’idea. Per fortuna a me l’intuizione non manca”.[/feature_box]</p>
<p><strong>Parliamo del quadro “la fantasia è solo una bugia”</strong></p>
<p>[feature_box header_color="white"]<br />
“Quello è un quadro che è piaciuto a molte persone. Alcuni lo hanno ritenuto inquietante forse per il seguente motivo: il messaggio è che quando si cresce si diventa più disincantati, quando si è bambini si sprigiona un vortice di idee e crescendo sembra che si perda questa caratteristica. Raffigura un uomo che ritorna bambino e che, seduto dietro ad una scrivania con l&#8217;intento di disegnare, ripercorre la sua infanzia, sprigiona di nuovo le sue idee consapevole del fatto che la fantasia, purtroppo, è solo una bugia, nel senso che la realtà è diversa da quella che immaginiamo da bambini”.[/feature_box]</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5819" title="la fantasia è solo una bugia" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/la-fantasia-è-solo-una-bugia-147x200.jpg" alt="" width="147" height="200" /></p>
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<p><strong>Perché hai deciso di inserire una scritta nel quadro anziché lasciare alla pittura il compito di esprimere il messaggio?</strong></p>
<p>[feature_box header_color="white"]<br />
“Ci sono dei quadri in cui inserisco delle scritte che rendono il messaggio inequivocabile, senza lasciare spazio all’interpretazione. Nel quadro che si intitola “Lobotomia” è rappresentata una critica alla società moderna. Tutto ciò che facciamo, i nostri comportamenti, non appartengono interamente a noi, ma abbiamo visto in televisione i modelli e li ripetiamo. Le nostre personalità sono il frutto di ore ed ore di televisione. Nelle discussioni di oggi, ad esempio, io noto la presenza di una grande aggressività che a mio avviso ci è stata trasmessa dai talk show. Noi non siamo aggressivi, ma è la televisione che ci rende tali. Quindi la persona diventa come una marionetta che cerca di liberarsi inutilmente da questo sistema. A tal riguardo penso che non possiamo più liberarci da questi condizionamenti, perché anche le discussioni più banali avvengono in televisione, i processi vengono fatti in tv. Non c’è più discrezione, ma è tutto dato in pasto alla televisione. Se vieni coinvolto in una cosa e non vuoi condividere il tuo pensiero con i mass media vieni giudicato come una persona anormale, quando dovrebbe essere il contrario”.[/feature_box]</p>
<p><strong>Illustraci il “Castello dei sogni”</strong></p>
<p>[feature_box header_color="white"]<br />
“Quello è uno dei primi quadri che ho dipinto, infatti è stato realizzato con i glitter, che io utilizzavo spesso negli anni passati. E’ sempre un quadro concettuale, rappresenta un castello che al suo interno racchiude i sogni, il tuo mondo”.[/feature_box]</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5820" title="il castello dei sogni" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/il-castello-dei-sogni1-150x200.jpg" alt="" width="150" height="200" /></p>
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<p><strong>&#8220;Lo spazio familiare&#8221; cosa rappresenta?</strong></p>
<p>[feature_box header_color="white"]<br />
“E&#8217; un paesaggio innevato molto grande. Vicino alla casa ci sono un padre ed un figlio, mano nella mano, ad esprimere il rapporto particolare che esiste tra padre figlio ed in cui rientra tutto, non importano le dimensioni. Il padre ed il figlio guardano il paesaggio e racchiudono la loro intimità in questo grande spazio, che può essere anche piccolo”.[/feature_box]</p>
<p><strong>Cosa ci dici del quadro &#8221; Geometria Sciolta&#8221;?</strong></p>
<p>[feature_box header_color="white"]<br />
E’ stato realizzato con un mix di olio e smalto. Ho iniziato a sperimentare questa tecnica un po’ per caso, un po’ per necessità perché dovevo arrangiarmi con quello che avevo. I pennelli non li uso mai, uso l’ovatta e stracci che mi consentono di realizzare le sfumature.[/feature_box]</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5821" title="geometria sciolta" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/geometria-sciolta-150x200.jpg" alt="" width="150" height="200" /></p>
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<p><strong>Hai da poco attuato il tuo progetto di realizzare una sorta di “magliette d’autore”, cioè maglie su cui far stampare le tue opere. In cosa consiste di preciso?</strong></p>
<p>[feature_box header_color="white"]<br />
“All’inizio avevo pensato a questo progetto come merchandising e quindi  pensavo di mettere tutto il quadro sulla maglietta. Poi ho modificato i dipinti trasformandoli in grafiche per maglie. Così ora faccio pubblicità a me e creo una linea di abbigliamento che sta andando bene: ho venduto trenta maglie in dieci giorni. Per ora le vendo io e poi farò pubblicità sul mio sito che uscirà tra qualche mese. I negozi mi hanno proposto di venderle in vetrina, ma io preferisco essere cauto, almeno per quest&#8217;anno”.[/feature_box]</p>
<p><strong>Abbiamo discusso a lungo del presente, ma quali saranno i tuoi prossimi impegni?</strong></p>
<p>[feature_box header_color="white"]<br />
Dovrò fare un&#8217;esposizione a Campagna, in provincia di Salerno, il 21 luglio.<br />
Ultimamente a Roma ho fatto un&#8217;esposizione personale alla Sapienza, grazie all&#8217;organizzazione &#8220;Sapienza in movimento&#8221;. Ho potuto raccogliere il parere di ragazzi che studiano lì, provenienti da tutta Italia. Mi ha colpito molto l&#8217;interesse di una professoressa spagnola, in particolare, che era di passaggio. E&#8217; stata una bellissima esperienza.[/feature_box]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per saperne di più e conoscere tutte le opere vi consigliamo di visitare il sito web <a href="http://www.ioarte.org/artisti/Mauro-Sorbo/" target="_blank">http://www.ioarte.org/artisti/Mauro-Sorbo/</a>.</p>
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		<title>Intervista esclusiva a Fanny Cadeo</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 20:33:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Flavia Palazzi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi vi proponiamo un’intervista esclusiva a Fanny Cadeo, donna versatile di spettacolo, prima velina di Striscia la Notizia e pioniera nell’esperimento televisivo, targato Rai 1, “Lasciami Cantare!”, reality musicale in onda dal 25 maggio per tre puntate in prima serata, condotto da Carlo Conti. La trasmissione prevede una gara in cui dodici concorrenti famosi, tra cui [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi vi proponiamo un’intervista esclusiva a Fanny Cadeo, donna versatile di spettacolo, prima velina di Striscia la Notizia e pioniera nell’esperimento televisivo, targato Rai 1, “Lasciami Cantare!”, reality musicale in onda dal 25 maggio per tre puntate in prima serata, condotto da Carlo Conti. La trasmissione prevede una gara in cui dodici concorrenti famosi, tra cui la Cadeo, supportati da vocal coach, si esibiscono davanti ad una giuria composta da esperti, tra i quali figurano Patty Pravo, Gianni Boncompagni, Paolo Limiti e Camilla Raznovich. Il format non è un talent show, in palio non ci sono contratti discografici, bensì un sano desiderio di puro agonismo da parte dei partecipanti. Se l’esperimento si rivelerà di successo, la trasmissione sarà riproposta nel palinsesto autunnale, come reality, al pari di “Ballando con le Stelle”.<br />
Ecco le sue parole:</p>
<p>Com’è andata la breve ma intensa esperienza di “Lasciami Cantare”?</p>
<p>[feature_box]Le esibizioni canore erano preparate in modo serio, ma noi partecipanti di mestiere facciamo altro. In gara c’erano soprattutto attori e conduttori televisivi, dunque tutti ci cimentavamo in qualcosa di diverso. La giuria crea grande tensione, durante le prove andavamo tutti meglio. Io ad esempio ho cantato per la festa dell’ultimo dell’anno ed ero molto più tranquilla![/feature_box]</p>
<p>Il pubblico di Rai 1 è diverso rispetto a quello delle sue esperienze precedenti e notoriamente difficile da conquistare. Inoltre mettersi in gioco in televisione spaventa i personaggi noti dello spettacolo. Considerando il cast stellare che ha preso parte alla trasmissione, in che modo Carlo Conti l’ha convinta a partecipare?</p>
<p>[feature_box]Abbiamo entrambi lo stesso agente, il quale mi ha proposto “Lasciami Cantare!”. Io non avevo mai partecipato ad un reality, soprattutto a causa delle tournée teatrali che negli ultimi anni mi hanno spesso tenuta distante dalla televisione. Essendo più libera ho deciso di accettare; in più il cast era davvero bello. Nella prima puntata eravamo tutti in ansia perché la gara era molto sentita. Con gli altri mi sono travata bene, c’era molta solidarietà tra noi anche perché nessuno, eccetto forse Gloria Guida, aveva particolare esperienza nell’ambiente musicale. Per quanto riguarda i giudici solo con Patty Pravo non ho avuto grande affinità, poiché non era obiettiva e ragionava in base alle simpatie …[/feature_box]</p>
<p>In alcune precedenti interviste lei ha dichiarato che nel suo lavoro le piace sperimentare generi diversi ed infatti nel corso della sua carriera si è mossa con disinvoltura dal teatro al cinema, come Cose da Pazzi con Vincenzo Salemme, dalle fiction a trasmissioni televisive popolari,come Buona Domenica, in Italia e all’estero, passando anche attraverso conduzioni radiofoniche. Le piace rischiare?</p>
<p>[feature_box]Sì, io credo che sia troppo facile fare delle scelte in cui si ha la certezza di non rischiare nulla. A me piace rischiare purché ciò avvenga nel rispetto del proprio lavoro. Questa gara era un gioco che andava preso come tale, ma quando faccio teatro lo faccio sul serio, quando faccio la radio la faccio sul serio; ho rispetto di tutte le mie esperienze lavorative.“Lasciami Cantare” era un format in prova e noi partecipanti in un certo senso siamo stati delle cavie; se la trasmissione avrà successo sarà riproposta nel palinsesto Rai autunnale, in versione integrale. Tre puntate forse erano un po’ poche per esprimere il proprio potenziale ma va bene così. Ci tengo a dire che in alcuni blog i telespettatori sono stati un po’ maligni con me, forse avrebbero dovuto alzare l’audio dei propri televisori così da poter ascoltare meglio anche gli altri![/feature_box]</p>
<p>Una canzone che le avrebbe fatto piacere interpretare durante la gara se avesse avuto più tempo?</p>
<p>[feature_box]Infatti sono stata eliminata nella seconda puntata; durante le prove cantavo meglio, la giuria crea un blocco emotivo ma fa parte del gioco. Mi avrebbe fatto molto piacere interpretare “Il cobra non è un serpente”.[/feature_box]</p>
<p>Qualche tempo fa ha dichiarato di apprezzare le donne con una forte personalità ed anche nei suoi gusti musicali rientrano alcune cantanti italiane che hanno questa caratteristica. Chi sono?</p>
<p>[feature_box]E’ vero, mi piacciono molto Irene Grandi, Elisa e Malika Ayane, della quale ho interpretato una cover durante la seconda puntata, “Ho preso la chitarra”. I giudici mi hanno detto che la canzone era un po’ triste rispetto al contesto della trasmissione ma io la trovo molto bella. Il problema è che abbiamo avuto poco tempo per prepararci e forse mi sono esibita in canzoni che non conoscevo bene.[/feature_box]</p>
<p>Sappiamo che riguardo ai suoi progetti futuri preferisce mantenere il riserbo. Ma può dirci in genere come seleziona le offerte di lavoro che le vengono proposte?</p>
<p>[feature_box]La discriminante delle mie scelte, oltre al rischio, è valutare se quell’esperienza mi consentirà di emozionarmi, intimidirmi e mettermi alla prova. Il problema di chi lavora in televisione è che se per qualche tempo ne sei lontano tutti pensano che tu sia sparito quando, al contrario, stai facendo altro. Se mi viene proposto un progetto interessante alla radio o al teatro perché dovrei rifiutare. In genere cerco di evitare di “fare l’ospite” nelle trasmissioni perché non mi permetterebbe di provare quelle emozioni di cui parlavo prima, non mi resterebbe nulla di quell’esperienza.[/feature_box]</p>
<p>Oltre alla musica e al teatro coltiva altre passioni artistiche?</p>
<p>[feature_box]Mi piace dipingere, nonostante non sappia disegnare, ed ho la passione per l’arredamento degli interni, potrei fare l’interior design![/feature_box]</p>
<p>La nostra rivista si occupa anche di cultura. A lei cosa piace leggere?</p>
<p>[feature_box]In questo momento ho un libro che per mancanza di tempo ho lasciato a metà, ma durante l’estate mi riprometto di terminarlo perché dispiace abbandonare un libro in questo modo. In compenso leggo molto i quotidiani. In genere mi piacciono i libri scritti dai giornalisti e come autori preferisco Pansa ma soprattutto la Mazzantini i cui libri sono sempre equilibrati, mai troppo rosa né troppo impegnativi.[/feature_box]</p>
<p>Lei è nata a Lavagna (Genova) città molto simile a Napoli. Vuole lasciare un pensiero legato ai nostri luoghi?</p>
<p>[feature_box]Amo Napoli, qui ho mangiato la pizza celiaca più buona al mondo! Ho lavorato spesso a Napoli, tra tournée teatrali e fiction televisive ma sono anche venuta in vacanza qui ed ho sempre ricevuto un’accoglienza calorosa. Il cibo è ottimo e qui ritrovo i colori ed i sapori della mia Liguria, come dicevi tu. Ho lavorato anche al teatro Augusteo, vicino ai quartieri Spagnoli ma, forse sono stata fortunata, ho avuto modo di apprezzare sempre e solo i lati positivi di questa città, quelli negativi sono gli stessi che si ritrovano un po’ ovunque.[/feature_box]</p>
<p>Fanny è anche impegnata nel sociale, ha infatti da qualche tempo adottato un bambino a distanza; ama andare a cavallo e praticare pilates. Dalle sue parole traspare un’attenzione nel coltivare quelle passioni quotidiane, quei dettagli della vita che danno senso ed opportunità di espressione al nostro essere. La pittura, lo sport, un libro, l’arredamento degli interni o anche il solo darsi da fare nel cercare nuovi stimoli e possibilità di confronto, con gli altri e con noi stessi, l’insieme di questi fattori concorre a renderci delle persone attive e migliori.<br />
Ringraziamo Fanny Cadeo per la sua disponibilità e per averci concesso questa intervista in esclusiva. Le facciamo i migliori auguri per i suoi progetti futuri. Noi ci ritroviamo alla prossima.</p>
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		<title>Interviste ai calciatori Momo Dioum e Mamadou Cello Diallo</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 15:08:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Flavia Palazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'intervista]]></category>
		<category><![CDATA[extracomunitari]]></category>
		<category><![CDATA[futsal]]></category>
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		<description><![CDATA[Le rivolte che hanno coinvolto numerosi paesi dell’Africa del Nord hanno spinto i mezzi di comunicazione e l’opinione pubblica in generale a riflettere sull’ondata di migranti che si riversa ogni giorno sulle nostre coste come conseguenza di tali cambiamenti politici. Essendo il paese più prossimo nelle rotte percorse dai profughi, l’Italia segue con grande attenzione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le rivolte che hanno coinvolto numerosi paesi dell’Africa del Nord hanno spinto i mezzi di comunicazione e l’opinione pubblica in generale a riflettere sull’ondata di migranti che si riversa ogni giorno sulle nostre coste come conseguenza di tali cambiamenti politici. Essendo il paese più prossimo nelle rotte percorse dai profughi, l’Italia segue con grande attenzione il rapido svolgersi degli eventi, prestando anche attenzione ai problemi più pratici causati da tale situazione, quali l’accoglienza dei migranti e la concessione di permessi di soggiorno che consentano loro la libera circolazione all’interno della Comunità europea.<br />
Eppure quello dell’immigrazione non è certo un fenomeno sconosciuto al vecchio continente e, tralasciando per qualche istante l’attuale emergenza umanitaria costellata da episodi tragici che si verificano davanti ai nostri sguardi spesso impotenti, ho pensato di andare a parlare con chi immigrato nel nostro paese lo è già da qualche tempo.<br />
Ho scelto storie di giovani integrati soprattutto grazie all’incontro con persone che non si sono limitate a compatire la condizione del profugo raccontata tra una notizia di sport ed il meteo, ma che hanno messo in gioco se stessi e tutte le risorse a loro disposizione per creare situazioni di aggregazione ed integrazione.<br />
Nel caso specifico mi riferisco alla realtà partenopea di United Colours of Futsal, una iniziativa di solidarietà sostenuta dalla fondazione privata del gruppo Unicredit, UniCredit Foundation, che sotto forma di associazione sportiva senza scopi di lucro si pone l’obiettivo di agevolare l’integrazione di ragazzi provenienti da contesti ambientali “difficili”e di giovani extracomunitari, nonché delle relative comunità di riferimento, anche attraverso progetti sociali quali corsi base di italiano, di informatica e di orientamento legislativo.<br />
La squadra partecipa al campionato federale di serie D di calcio a cinque, è composta da ragazzi italiani e da sei ragazzi extracomunitari di cui due intervistati da noi, Momo Dioum e Mamadou Cello Diallo.<br />
Prima di realizzare le interviste, il medico peruviano della squadra mi ha messa in guardia rispetto alle difficoltà di riuscire ad inquadrare in modo oggettivo la realtà di questi ragazzi, invitandomi a percorrere l’unica strada che permetta di riuscire in questo: il confronto.<br />
Ho riflettuto a lungo su queste parole, perché il pericolo di sbagliare e di inciampare nella retorica è sempre in agguato ed anche Mamadou risultava scettico all’inizio. Tuttavia mi ha raccontato di essere arrivato a Salerno nel 2008 con un barcone direttamente dal suo paese, la Guinea ex francese con capitale Conakry. Appena sbarcato, incontra un ragazzo del Senegal che lo ospita a casa sua per due giorni, trascorsi i quali si reca all’Ufficio Immigrazione per fare richiesta di asilo politico, ma la sua causa è tuttora in tribunale; la prima volta infatti il permesso gli viene negato e Mamadou è costretto a fare ricorso. Oggi ne ha uno provvisorio, fino a dicembre. Tale situazione gli impedisce di trovare un impiego regolare.<br />
Mi dice che ci sono numerosi valori che condivide con gli italiani. &lt;&lt;Qui, ho incontrato delle brave persone, che capiscono la gente&gt;&gt; racconta sorridendo ad Alessandro D’Errico, uno dei dirigenti della squadra che si sta battendo per regolarizzare Mamadou.<br />
Il giovane guineano mi espone la sua opinione circa l’importanza di concedere i permessi di soggiorno agli extracomunitari che arrivano in Italia e in Europa. Regolarizzandoli infatti gli si offre la possibilità di visitare tanti paesi e di trovare lavoro in uno di essi: questo è fondamentale per un immigrato.<br />
Momo Dioum è in Italia da poco più di un anno ma come Mamadou si esprime molto bene in italiano, grazie al corso organizzato dall’associazione. E’ meno schivo e con un sorriso aperto mi spiega di essersi laureato in Managment nel suo paese e di parlare quattro lingue, tra cui il tedesco.<br />
Appena arrivato in Italia, per un provino di calcio nel Gaeta non andato a buon fine, la sua fortuna è stata quella di incontrare la squadra del United Colours of Futsal che lo ha aiutato ad ambientarsi e a trovare lavoro, sollevandolo dalla condizione di venditore ambulante.<br />
&lt;&lt;Noi extracomunitari vogliamo rimanere solo in Italia; qui mi sento felice, integrato, non ho mai avuto problemi. Non faccio nulla di male. E’ un paese ospitale, d’integrazione e di ottimismo. Sono qui da un anno e sei mesi e sono felice. L’Europa è il continente che ha il miglior governo del mondo, ricco non solo sotto il punto di vista finanziario ma anche sportivo, culturale&gt;&gt; mi dice in francese per potersi esprimere al meglio ed evitare fraintendimenti.<br />
Gli domando cosa si augura per il futuro una volta ottenuto il permesso di soggiorno regolare e lui mi risponde con il suo largo sorriso: &lt;&lt;Mi auguro di continuare ad essere felice; gioco a calcio ed i componenti della squadra mi hanno insegnato a stare bene e a parlare un po’ meglio in italiano; mi hanno anche trovato un lavoro. Cosa posso chiedere di più?&gt;&gt;.<br />
Questi ragazzi con le loro parole e l’ammonimento del medico peruviano ci hanno portato alla conclusione che l’integrazione non è soltanto accoglienza, è confronto e dialogo in tutti i modi e in tutte le lingue possibili. Il suo nemico peggiore è l’indifferenza verso la storia, la cultura della persona che abbiamo davanti. Indifferenza che genera ferite più profonde dello stesso razzismo.</p>
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		<title>Intervista esclusiva ad Albert&amp;Albert – parte 1</title>
		<link>https://www.cittadelmonte.it/wordpress/intervista-esclusiva-autori-mondo-online-questo-sconosciuto-albert-albert-parte1/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 17:14:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ciro Incoronato]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'intervista]]></category>
		<category><![CDATA[albert  & albert]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[intervista esclusiva]]></category>
		<category><![CDATA[mondo online questo sconosciuto]]></category>

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		<description><![CDATA[Albert &#38; Albert, &#232; lo pseudonimo dei due autori del libro &#34;Il mondo online questo (s)conosciuto&#34;, al quale abbiamo dedicato&#160;alcuni articoli nel precedente numero del nostro giornale. Si tratta di due amici che avendo lo stesso nome hanno adottato uno pseudonimo&#160;semplice ed efficace.Albert &#38; Albert&#160; hanno storie molto diverse, uno proiettato nel mondo scientifico e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">Albert &amp; Albert, &egrave; lo pseudonimo dei due autori del libro &quot;Il mondo online questo (s)conosciuto&quot;, al quale abbiamo dedicato&nbsp;alcuni articoli nel precedente numero del nostro giornale. Si tratta di due amici che avendo lo stesso nome hanno adottato uno pseudonimo&nbsp;semplice ed efficace.</span><span style="color: black">Albert &amp; Albert<b>&nbsp;</b> hanno storie molto diverse, uno proiettato nel mondo scientifico e quindi nel razionale, l&rsquo;altro nel mondo dei viaggi, del relax e pertanto nell&#8217;irrazionale e nell&rsquo;intangibile.&nbsp;Un connubio tra due mondi cos&igrave; diversi ma anche cos&igrave; essenziali l&rsquo;uno&nbsp;per l&rsquo;altro.</span><span style="color: black">Questo &ldquo;scontro&rdquo; tra due personalit&agrave; quasi antitetiche, con visioni e modi di essere tanto differenti, ha permesso che l&rsquo;analisi e pertanto la redazione di questo saggio si vantasse di essere totalmente completa, in una logica di contraddittorio.</span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">Citt&agrave; del Monte ha deciso di intervistarli, rivolgendo ad entrambi le stesse domande, per scoprire in che modo ciascuno dei due autori ha vissuto le fasi di stesura del libro.</span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">In questa pagina vi proponiamo l&#8217;intervista all&rsquo;autore che chiameremo Albert 1, per rispetto verso la sua maggiore et&agrave; anagrafica.</span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><b><span style="color: black">Quali sono i vostri veri nomi e perch&eacute; avete scelto questo pseudonimo?</span></b></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">Questo abbiamo deciso di non svelarlo. Chiamandoci nella realt&agrave; entrambi Alberto, abbiamo optato per la scelta di questo pseudonimo, Albert &amp; Albert, che suona pi&ugrave; gradevole dei nostri cognomi. Infatti, noi adesso stiamo scrivendo altri due libri &#8211; uno che riguarda i viaggi e un saggio su precariato e mondo del lavoro &ndash; e abbiamo deciso di continuare ad utilizzare questo pseudonimo, perch&eacute; abbiamo notato che la gente lo ricorda meglio. Insomma, funziona.</span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><b><span style="color: black">Come &egrave; nata l&rsquo;idea del libro?</span></b></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">L&rsquo;idea &egrave; nata da una &ldquo;telefonata-fiume&rdquo; con Mimosa Martini, una famosa giornalista di Mediaset che io non conoscevo affatto. Parlando di tante cose, siamo andati a sbattere su quest&rsquo;argomento. Specifico che io non sono affatto uno scrittore di professione e nemmeno adesso mi considero tale per il solo fatto di aver scritto un libro. Cos&igrave;, quando Mimosa Martini mi ha accennato alla proposta di fare un libro sull&rsquo;argomento, io ho avuto un attimo di titubanza. Mi son chiesto: ma come scrivo? chi corregge? chi stampa? Venivo proiettato in un mondo (quello editoriale, ndr) che non conoscevo affatto. Cos&igrave; lei mi ha indirizzato su Giancarlo Bruschini (per la consulenza editoriale, ndr). A quel punto ho chiamato l&rsquo;altro Albert e gli ho detto: visto che tu scrivi spesso relazioni scientifiche, pi&ugrave; di me hai la mano abituata a scrivere e ti occupi anche tu di una certa sfera (internet, ndr), dammi una mano ecc&hellip;ecc&hellip;</span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">&nbsp;Questo &egrave; uno di quei casi in cui &egrave; importante avere una visione complementare. Io e Albert, infatti, abbiamo due personalit&agrave; completamente diverse: io sono il giorno, lui &egrave; la notte; io sono molto estroverso, lui molto introverso; io sono diffidente, lui meno diffidente. Insomma, siamo agli antipodi. Per questo siamo stati complementari. </span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">Ad esempio, molti argomenti li abbiamo fortemente discussi, come quello dell&rsquo;amicizia e dell&rsquo;amore in chat. Io non credo che ci si possa innamorare in chat e non credo alle amicizie nate in chat, salvo rarissime eccezioni. L&rsquo;altro Albert, invece, &egrave; pi&ugrave; possibilista.</span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><b><span style="color: black">Durante quest&rsquo;indagine ha scoperto qualcosa che non avrebbe mai creduto di poter scoprire? Qualcosa di strano, preoccupante, stupefacente?</span></b></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">Assolutamente si. La prima cosa preoccupante &egrave; che qui parliamo di gente (il popolo delle chat, ndr) che non vive da sola. Nel 99% dei casi, parliamo di gente che vive in famiglia, con una moglie, con un marito, con dei figli o con il padre e la madre. E a questo proposito io mi chiedevo, mi chiedo e mi chieder&ograve; sempre come facciano costoro a navigare per ore e ore in orari non solo notturni. Mi chiedo: ma se tu sei sposata/o e hai un&rsquo;et&agrave; anche giovane, come fai a passare ore e ore davanti a un computer e all&rsquo;altro/a partner, come si dice a Roma, &ldquo;nun gliene po&rsquo; frega&rsquo; de meno&rdquo;?. La trovo una cosa molto preoccupante, perch&eacute; vuol dire che il tessuto familiare non c&rsquo;&egrave; proprio. Potrei capirlo se si connettessero una volta a settimana. Ma questa &egrave; gente che tutti i santi giorni o le sante sere passa ore ed ore su messenger, piuttosto che su altri social network&hellip;.spesso anche pi&ugrave; &ldquo;espliciti&rdquo;. </span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">Non si tratta affatto dei vecchi che hanno problemi di solitudine o che hanno bisogno della bottiglia di viagra&hellip;tanto per capirci. Si tratta di persone tra i 30 e i 40 anni con tutte le rotelle apposto e le carte in regola. E non &egrave; un caso sporadico. E&rsquo; la stragrande maggioranza dei casi. </span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">E allora mi chiedo: ma nelle coppie non si guarda cosa fa l&rsquo;altro durante la giornata? Possibile che ci siano cos&igrave; tante coppie che fanno finta di convivere? &nbsp;</span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">&nbsp;</span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><b><span style="color: black">In seguito alla realizzazione del libro, &egrave; cambiato il suo rapporto con internet?</span></b></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">Tra i due autori, io sono quello che si &egrave; lanciato di pi&ugrave; nelle chat. E devo dire, molto onestamente, che le chat sono veramente una droga. Io, che lo stavo facendo per lavoro, non vedovo l&rsquo;ora di tornare a casa per accendere il pc e leggere i messaggi. </span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">Sa quanti ne trovavo ogni volta? Almeno un&nbsp;centinaio. E non sono certo Brad Pitt o un Adone. E li ricevevo da varie fasce d&rsquo;et&agrave; e di mondo. </span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">Quando ho finito il libro, per poterci fare una X sopra, ho dovuto lottare con me stesso. Ho avuto grandissime difficolt&agrave; a staccarmene, perch&eacute; quel mondo era diventata una linfa vitale che mi gasava&hellip;che mi diceva: sei forte, sei bello, sei fico&hellip; E quando ti trovi in un momento particolare della tua vita, in cui, ad esempio, ti sei lasciato con la fidanzata o con il fidanzato, le chat diventano una linfa vitale.</span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">Devo dire che, in tutto ci&ograve;, il livello culturale non c&rsquo;entra affatto: ci trovi allo stesso modo l&rsquo;avvocato, l&rsquo;ingegnere, il fruttivendolo&hellip;</span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">Questa esperienza mi ha fatto ricordare un episodio di quando lavoravo ad Ostia:&nbsp;in un bar, sotto l&rsquo;ufficio, c&rsquo;erano 3 o 4 persone che giocavano continuamente alla slot machines. Erano sempre gli stessi. Allora, poich&eacute; io sono di origini napoletane e per indole non riesco mai a farmi i fatti miei, mi dissi: con questi io ci devo parlare! E&rsquo; mai possibile che non abbiano una casa, una moglie, una figlia e stiano dalla mattina alla sera sempre qui a giocare? Oltre all&rsquo;aspetto economico devastante&hellip;Questi si giocavano tutta la pensione&hellip;</span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">Io ho parlato con loro ed erano semplicemente persone che avevano bisogno di parlare.</span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">Ed &egrave; la stessa cosa che &egrave; emersa dalle chat: vi si trova gente che ha bisogno di parlare, parlare, parlare&hellip;.perch&egrave; nelle famiglie non si parla pi&ugrave;. &nbsp;</span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">Questi che stanno nelle chat con le mogli e con i mariti non parlano pi&ugrave;. E credo che anche tutto il resto con lo facciano pi&ugrave;&hellip;.non so se mi spiego&hellip;</span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><b><span style="color: black">Qual &egrave; il bilancio che ha tracciato alla fine di tutto questo lavoro?</span></b></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">Internet non &egrave; tutta monnezza. Internet &egrave; uno strumento d&rsquo;informazione e di comunicazione validissimo. Ma per tutto ci&ograve; che riguarda chat e social network, credo che la gente dovrebbe interrogarsi sul perch&eacute; ha la necessit&agrave; di andare a finire su questa roba. E non mi si venga a dire che &egrave; solo per ritrovare i vecchi amici. Come abbiamo fatto nel passato a ritrovare i vecchi amici? Eppure, li abbiamo ritrovati comunque.</span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">Queste chat e questi social network nascondono solo un grande bisogno di affetto, di dialogo, di comprensione. Tutte cose che oggi, nella vita reale, non abbiamo pi&ugrave;. E lo ripeto: qui non si tratta di persone che vivono sole.</span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">Se ho una moglie che mi dorme accanto nel letto e devo parlare con Tizio o Tizia sulle chat per &ldquo;sfruculiare&rdquo; la mia fantasia, c&rsquo;&egrave; qualcosa che non va&hellip;.non va&hellip;non va.</span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">Io invito mogli, mariti, genitori ad avere gli occhi aperti e a chiedersi: perch&eacute; mio marito, mia moglie, mia figlia stanno tante ore al computer tutte le sere? Fammi andare un po&rsquo; a vedere cosa fanno&hellip; </span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">Bisogna recuperare il dialogo. Assolutamente. Io incontravo persone che non mi conoscevano affatto, eppure mi &ldquo;vomitavano&rdquo; tutta la loro vita. </span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">In definitiva, le chat presentano problemi affettivi e di sesso. I social network pi&ugrave; famosi, invece, sono macchine da soldi: quelli che li hanno creati sono milionari e miliardari. </span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">E tenete presente una cosa: non esiste solo Facebook. Ce ne sono tanti altri che sono &ldquo;robaccia&rdquo;. E quando dico &ldquo;robaccia&rdquo; credo che abbiate capito di cosa sto parlando: non mettono in contatto i ragazzi con i compagni della Parrocchia, ma esistono per altri tipi di compagnia. </span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">&nbsp;</span></span></div>
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		<title>Intervista esclusiva ad Albert&amp;Albert – parte 2</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 17:14:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ciro Incoronato]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'intervista]]></category>
		<category><![CDATA[albert  & albert]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[intervista esclusiva]]></category>
		<category><![CDATA[mondo online questo sconosciuto]]></category>
		<category><![CDATA[myspace]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo aver raccolto opinioni e sensazioni di Albert 1, andiamo ora a scoprire la visione dell&#8217;altro autore del libro &#34;Il mondo online questo (s)conosciuto&#34;, che chiameremo, di conseguenza, Albert 2. Come &#232; nata l&#8217;idea del libro? L&#8217;idea &#232; nata da Mimosa Martini che ne ha parlato con Alberto e Giancarlo Bruschini. Poich&#233; io lavoro molto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: small"><span style="color: black">Dopo aver raccolto opinioni e sensazioni di Albert 1, andiamo ora a scoprire la visione dell&#8217;altro autore del libro &quot;Il mondo online questo (s)conosciuto&quot;, che chiameremo, di conseguenza, Albert 2.</span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: small"><b><span style="color: black">Come &egrave; nata l&rsquo;idea del libro?</span></b></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: small"><span style="color: black">L&rsquo;idea &egrave; nata da Mimosa Martini che ne ha parlato con Alberto e Giancarlo Bruschini. Poich&eacute; io lavoro molto con internet e lo conosco abbastanza bene, mi hanno contattato per chiedermi se ero interessato a partecipare a questo lavoro.</span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: small"><b><span style="color: black">Durante quest&rsquo;indagine ha scoperto qualcosa che non avrebbe mai creduto di poter scoprire? Qualcosa di strano, preoccupante, stupefacente?</span></b></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: small"><span style="color: black">Stupefacente &egrave; la diversit&agrave; di approcci che le persone hanno con internet. La rete &egrave; nata a scopo lavorativo, ma poi si &egrave; evoluta in vari modi. Negli ultimi 10/15 anni ha avuto uno sviluppo esponenziale.</span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: small"><span style="color: black">Ho notato comportamenti bizzarri in chi utilizza i social network. Queste persone stanno connesse anche 24 ore su 24 ed hanno una quantit&agrave; infinita di contatti. Ma la cosa pi&ugrave; strana &egrave; che questi contatti vengono chiamati &ldquo;amici&rdquo;. Quello che mi preoccupa di pi&ugrave; &egrave; che soprattutto gli adolescenti non riescano pi&ugrave; a distinguere un amico da un contatto.</span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: small">&nbsp;</span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: small"><b><span style="color: black">In seguito alla realizzazione del libro, &egrave; cambiato il suo rapporto con internet?</span></b></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: small"><span style="color: black">No. L&rsquo;uso che ne faccio &egrave; sempre lo stesso. Utilizzo messenger per avere contatti con degli amici e dei parenti che vivono in America; utilizzo internet a scopo lavorativo e ho sempre la pagina aperta per fare ricerche. Questo fa parte del mio lavoro.</span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: small"><span style="color: black">Per&ograve; mi sono posto molti problemi. La cosa che mi ha fatto riflettere &egrave; che quando si clikka su un link, spesso si aprono tutta una serie di altre pagine&hellip;di tutti i tipi: dal sito porno a quello pubblicitario. Quello che mi suscita preoccupazione &egrave; l&rsquo;effetto che ci&ograve; pu&ograve; avere su persone pi&ugrave; deboli. </span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: small"><b><span style="color: black">Qual &egrave; il bilancio che ha tracciato alla fine di tutto questo lavoro?</span></b></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: small"><span style="color: black">Io ho avuto un&rsquo;educazione standard, vecchio stampo. Quando finivo i compiti, scendevo in strada a giocare con gli amici. Oggi, invece, vedo che gli adolescenti, finiti i compiti, restano ore e ore a chattare su facebook, twitter, myspace ecc&hellip; </span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: small"><span style="color: black">Quindi, manca il contatto umano che c&rsquo;era una volta. &nbsp;</span></span></span></div>
<div style="text-align: justify"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: small">&nbsp;</span></span></div>
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		<title>I cento passi verso la legalità</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2009 01:38:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Scognamiglio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Don Luigi Ciotti]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un bel po&#8217; di tempo Don Luigi Ciotti sta girando l&#8217;Italia per l&#8217;evento &#8220;I cento passi verso il 21 marzo&#8221;.&#160;Lo abbiamo&#160;incontrato nel parco Troisi di San Giovanni a Teduccio, meglio conosciuto come il laghetto. Ad accoglierlo ci sono molti ragazzini delle varie scuole medie e superiori della municipalit&#224;, tra queste il Don Bosco, il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Da un bel po&rsquo; di tempo Don Luigi Ciotti sta girando l&rsquo;Italia per l&rsquo;evento &ldquo;I cento passi verso il 21 marzo&rdquo;.&nbsp;Lo abbiamo&nbsp;incontrato nel parco Troisi di San Giovanni a Teduccio, meglio conosciuto come il laghetto. Ad accoglierlo ci sono molti ragazzini delle varie scuole medie e superiori della municipalit&agrave;, tra queste il Don Bosco, il Livatino, il Cavalvanti, San Giovanni Bosco, la Giotto Monti e l&rsquo;istituto Opera Pia Famiglia di Maria che con i Tamburi della Pace hanno accolto Don Ciotti suonando l&rsquo;Inno Nazionale.</span></span>&nbsp;<span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Presenti anche&nbsp;molti altri personaggi, tra i quali Silvana Fucito, presidente dell&rsquo;associazione &ldquo;San Giovanni a Teduccio per la legalit&agrave;&rdquo;, il preside della Giotto Monti, Giuseppe Pecoraro, e il presidente della VI municipalit&agrave; Anna Cozzolino. Il pomeriggio &egrave; trascorso in fretta tra canti e&nbsp;spettacoli messi in scena&nbsp;dagli stessi studenti, poi don Ciotti &egrave; salito sul palco e ha risposto ad alcune domande che gli sono state poste da un piccolo studente.&nbsp;</span></span><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><br />
</span></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Perch&eacute; avete scelto il 21 marzo?&nbsp;</span></span></strong><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><br />
</span></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Nel 1992 nella provincia di Palermo a Capaci hanno ucciso il giudice Falcone e i ragazzi della scorta, che hanno un nome: Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Di Cillo, hanno una famiglia, dei figli e delle persone che piangono quell&rsquo;affetto che non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave;. Nella strage di via d&rsquo;Amelio morirono, in seguito ad un attentato, il giudice Borsellino e&nbsp; anche i cinque agenti di scorta&nbsp;</span></span><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Emanuela Loi</span></span><span style="font-size: small">&nbsp;<span style="font-family: Arial">(prima donna della&nbsp;</span></span><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Polizia di Stato</span></span><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">&nbsp;caduta in servizio),&nbsp;</span></span><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Agostino Catalano</span></span><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">,&nbsp;</span></span><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Vincenzo Li Muli</span></span><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">,&nbsp;</span></span><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Walter Eddie Cosina</span></span><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">&nbsp;e&nbsp;</span></span><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Claudio Traina</span></span><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">. L&#8217;unico sopravvissuto &egrave;&nbsp;</span></span><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Antonino Vullo</span></span><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">. Noi ci siamo detti che la prima mafia da combattere &egrave; quella delle parole, perch&eacute; a parole ci sono tutti, tutti parlano di legalit&agrave;, di giustizia, di pace e di dignit&agrave; umana, ma poi tutti ritornano al proprio lavoro e noi siamo qui con le nostre speranze e la nostra fatica. Ci siamo resi conto che si ricordavano solo i grandi nomi, ed &egrave; giusto che ognuno ricordi le persone care, per&ograve; centinaia di altre persone che hanno perso i loro cari uccisi dalla violenza criminale mafiosa nessuno si ricordava pi&ugrave;. Cos&igrave; abbiamo deciso di mettere insieme a nord, al centro e a sud Italia tanti gruppi, scuole, movimenti e associazioni, tutti insieme, perch&eacute; quello delle mafie &egrave; un problema in Sicilia come in Piemonte, &egrave; presente nel Veneto come in Calabria e quando troverete qualcuno che pensa e dice che il problema riguarda la posizione geografica, litigate, perch&eacute; l&rsquo;Italia &egrave; un paese che deve sentire questa scommessa e questo impegno. Tanto &egrave; vero che a Torino &egrave; stato ucciso il procuratore capo della repubblica Bruno Caccia, tanto &egrave; vero che a Bardonecchia, zona olimpica, &egrave; stata commissariata per infiltrazione mafiosa, tanto &egrave; vero che nel nord-est si &egrave; formata la mafia del Brenta con connessioni alla camorra e alla ndrangheta calabrese, Milano, e provincia, &egrave; la quarta citt&agrave; in Italia per confisca dei beni alla mafia, allora non c&rsquo;&egrave; un&rsquo;area geografica, ma c&rsquo;&egrave; l&rsquo;Italia che deve riflettere. Mettiamoci insieme, universit&agrave;, associazioni, gruppi e scuole con storie e percorsi diversi, togliamoci le etichette e lavoriamo insieme.</span></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Abbiamo deciso che ci fosse una giornata all&rsquo;anno in cui si ricordano tutte le vittime, con tutti i nomi, con dignit&agrave; e abbiamo scelto il primo giorno di primavera, il 21 marzo.</span></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Il primo anno erano 300-400 nomi, quest&rsquo;anno sentirete pi&ugrave; di 900 nomi e ci saranno pi&ugrave; di 500 familiari. Troverete per la prima volta dei familiari che arriveranno da diversi paesi europei perch&eacute; le mafie hanno ucciso anche in altri posti e per la prima volta a Napoli cammineremo insieme, perch&eacute; &egrave; un cammino e non una manifestazione, non &egrave; un evento perch&eacute; l&rsquo;impegno deve esserci per 365 giorni all&rsquo;anno. Se fosse un evento io non ci sarei. Nel momento in cui ci stringeremo a tutti quei familiari, vedremo delle persone adulte, pap&agrave;, mamme, mogli e figli che hanno perso le persone care e cammineremo tutti insieme. L&rsquo;anno scorso a Bari eravamo in 100000.&nbsp;<br />
</span></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Oggi qui sono presenti tante scuole, il Don Bosco, l&rsquo;Archimede, il Cavalcanti e il Livatino e volevo ricordare proprio la storia di Livatino, di cui ho conosciuto i genitori. Fu ucciso a 37 anni, un bravo magistrato, figlio unico e la sera che fu ucciso i genitori si chiusero in camera con tanto dolore ma anche tanta dignit&agrave;. Si &egrave; scoperto dopo che andava dal suo capo e chiedeva di avere sempre le pratiche pi&ugrave; difficili, ma non per farsi vedere, ma perch&eacute; era un atto d&rsquo;amore, perch&eacute; lui non era sposato, mentre i suoi colleghi avevano moglie e figli.&nbsp;<br />
</span></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Fino ad ora ci sono 50000 giovani che da ogni parte d&rsquo;Italia si stanno muovendo per venire a Napoli. Ma non si viene a Napoli perch&eacute; qui ci sono queste macchie grigie, ma si viene per stima e per affetto e soprattutto per dire grazie a questa terra, perch&eacute; vorrei che nessuno dimenticasse che c&rsquo;&egrave; la camorra e forme di illegalit&agrave; e corruzione, ma qui ci sono anche delle esperienze, delle realt&agrave; e delle persone che fanno scuola di positivit&agrave;. Veniamo qui a Napoli per stima e riconoscenza.&nbsp;<br />
</span></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Perch&eacute; proprio un sacerdote ha deciso di fondare Libera?&nbsp;</span></span></strong><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><br />
</span></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Ho iniziato a 17 anni. A cambiarmi la vita &egrave; stato un uomo sulla strada, con tre cappotti addosso, con la sua disperazione e la sua fatica. Andavo a scuola e quell&rsquo;uomo era sempre l&igrave; sulla sua panchina, mi colp&igrave; perch&eacute; leggeva un libro e lo sottolineava con quelle matite rosse e blu. Un giorno gli offrii un caff&egrave;, ma lui non mi rispose e continu&ograve; a non rispondermi tutte le volte che glielo offrivo, poi mi raccont&ograve; la sua vita. Era un medico, un chirurgo, primario di un ospedale del nord Italia e un momento di imprevisto della sua vita lo aveva portato su quella panchina. Una sera non era di turno in ospedale ma doveva essere reperibile, quella sera successe di tutto, un incidente automobilistico con diversi feriti e una donna che stava male, era la moglie di un suo caro amico, e lui, che tutti hanno confermato che era un uomo che non abusava mai del bere, quella sera in sala operatoria era ubriaco. Non si sa se quella sera aveva sbagliato o se la situazione fosse cos&igrave; grave che in ogni caso non avrebbe potuto fare nulla. La donna mor&igrave; e lui inizi&ograve; ad auto punirsi, colpevolizzarsi e distruggersi. Arriv&ograve; a Torino e quella panchina divenne la sua casa. Un giorno mi indic&ograve; il bar di fronte e i ragazzi che lo frequentavano, mi disse che prendevano dei farmaci e poi bevevano alcool: si drogavano, e in quei tempi non si parlava di droga in Italia. Mi chiese di far qualcosa per loro, cinque mesi dopo mor&igrave; e io iniziai a frequentare quel bar e cercai con i miei compagni di fare qualcosa.&nbsp;<br />
</span></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">I giovani sono il presente e il futuro dell&rsquo;Italia, lei come fondatore di Libera quale messaggio vuole mandare a questi giovani che si sentono sempre pi&ugrave; stretti nella morsa della mafia?&nbsp;</span></span></strong><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><br />
</span></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">L&rsquo;unico augurio che posso fare &egrave; di essere capaci di vivere e non lasciarsi vivere, di non lasciarsi travolgere da contraddizioni, non &egrave; facile. Le tentazioni possono essere tante, allora dobbiamo assumerci questa responsabilit&agrave; e questa voglia. C&rsquo;&egrave; un mondo adulto che deve interrogarsi nei vari ambiti, scuola, politica e ambienti lavorativi, e creare le condizioni perch&eacute; ci possa essere un cambiamento.&nbsp;</span></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">E speriamo che questo cambiamento sia reale.</span></span></strong></p>
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