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	<title>Città del Monte &#187; Napoli esoterica</title>
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		<title>Il malocchio e la fattura</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Oct 2012 13:16:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna D'Agostino]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Napoli esoterica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il malocchio è la terribile e più temuta fattura a Napoli. E non solo. Ma qual è la sua storia e come nasce? Anticamente era un rito che veniva compiuto da persone che avevano particolari doti magiche. Oggi è diventata una parola di uso comune per indicare una particolare sfortuna che ci è capitata forse per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il malocchio è la terribile e più temuta fattura a Napoli. E non solo. Ma qual è la sua storia e come nasce?<br />
Anticamente era un rito che veniva compiuto da persone che avevano particolari doti magiche. Oggi è diventata una parola di uso comune per indicare una particolare sfortuna che ci è capitata forse per volere da qualcuno che ci vuol male.<br />
Il malocchio nasce come rito magico finalizzato far morire la persona odiata. Era un rito molto complesso e per celebrrlo occorrevano un limone segnato, oppure le interiora di animale, una statuetta di cera rappresentante la persona destinataria della maledizione e una fattucchiera.</p>
<p>Ma esisteva anche un altro tipo più benevolo di malocchio: la fattura. Si trattava di un filtro d’amore da propinare alla persona desiderata per farla innamorare.<br />
Ecco una delle ricette più antiche della tradizione: <em>prendete una ciocca di capelli dell’interessato o una fotografia e una goccia del vostro sangue e il gioco è fatto. Otterrete un magico innamoramento dopo che lui/lei avrà bevuto il filtro. All’inizio avrà dei disturbi come mal di testa, ma poi magicamente si rivelerà innamorato di voi</em>.</p>
<p>E se siete stati colpiti dal malocchio come fare? Andate da una fattucchiera buona, che con l’acqua, l’olio e alcune formule magiche risolverà i vostri problemi. Quelle che oggi possono sembrarci sciocchezze in realtà sono state utilizzate fino a poco tempo fa da tutti i napoletani, e forse chissà lo sono ancora oggi!</p>
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		<title>La barchetta fantasma</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Oct 2012 14:29:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna D'Agostino]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Napoli esoterica]]></category>

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		<description><![CDATA[Avete mai visto la barchetta fantasma? Narra la leggenda che essa naviga nelle acque di Posillipo nelle notti di luna. C’erano una volta due giovani, Tecla e Bruno, novelli sposi. Bruno era molto innamorato della sua donna. Lei era bella, voluttuosa, e il suo nome significava cuore colpevole. La ragazza ignorava però da sempre l’amore del marito [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Avete mai visto la barchetta fantasma? Narra la leggenda che essa naviga nelle acque di Posillipo nelle notti di luna.<br />
C’erano una volta due giovani, Tecla e Bruno, novelli sposi. Bruno era molto innamorato della sua donna. Lei era bella, voluttuosa, e il suo nome significava cuore colpevole. La ragazza ignorava però da sempre l’amore del marito e viveva come moglie superba e glaciale.<br />
Ma un giorno anche la bella Tecla fu colpita dai morsi dell’amore: lui si chiamava Aldo, giovane irresistibile, che fu per lei l’unico vero amore. Si videro una notte in una sala illuminata e questo bastò per farli innamorare.<br />
Decisero allora di fuggire su una barca, in una notte di mare nero e tempestoso. Con loro c’era il traghettatore mascherato. Ad un tratto egli si scoprì il mantello e mostrò il proprio volto. Era Bruno, accecato dall’odio per la moglie adultera. La barchetta si capovolse e i due amanti finirono travolti dalle acque dopo l’ultimo struggente bacio.</p>
<p>Nelle torbide notti estive, quando la terra riposa e si sente il profumo dei fiori, i veri innamorati che si affacciano dagli scogli di Posillipo vedono la barchetta…Dio permette solo a chi ama con intensità di vedere la barchetta fantasma. È la prova infallibile dell’amore. Voi l’avete vista?</p>
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		<title>La storia di Sebeto e Megara</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Aug 2012 13:53:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna D'Agostino]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Napoli esoterica]]></category>

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		<description><![CDATA[La storia di Sebeto e Megara è la storia di un amore felice vinto dalla morte. Una storiella, un raccontino ingenuo. Apparentemente. Narra di un signore molto ricco che si chiamava Sebeto e abitava in una campagna nei dintorni di Napoli, in un bellissimo palazzo tutto di marmo. Era innamoratissimo di sua moglie Megara, che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La storia di Sebeto e Megara è la storia di un amore felice vinto dalla morte. Una storiella, un raccontino ingenuo. Apparentemente.<br />
Narra di un signore molto ricco che si chiamava Sebeto e abitava in una campagna nei dintorni di Napoli, in un bellissimo palazzo tutto di marmo. Era innamoratissimo di sua moglie Megara, che lo contraccambiava con uguale sentimento. Per renderla felice dissipò tutto il suo patrimonio: non gli interessava nient’altro al di fuori dell’amore di lei.<br />
Un giorno ella volle andare a fare un giro in feluca nel golfo di Napoli. Verso la riva Platamonia però il mare era sempre in tempesta, i marinai non riuscirono a governare la barca e Megara morì annegata. Divenne, al contatto con la schiuma del mare, un bellissimo scoglio.<br />
A quella vista Sebeto sentì spezzarsi il cuore e si sciolse in amare lacrime per molto molto tempo. Tutta la sua vita divenne acqua, per gettarsi a mare e correre dove Megara era morta. Questa è la storia del fiume di Napoli (il Sebeto, appunto) e del bellissimo scoglio di Megara che impreiosisce il golfo della città più bella del mondo.</p>
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		<title>La leggenda dei bambini</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jul 2012 11:27:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna D'Agostino]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Napoli esoterica]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa leggenda è scritta per tutti i bambini napoletani e per tutti i bambini del mondo. C’era una volta a Napoli un uomo molto strano, è inutile che vi dica l’epoca perché ai bimbi non importa. Egli era alto alto e magro magro, come se fosse un alberello, con delle braccia che sembravano le aste [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Questa leggenda è scritta per tutti i bambini napoletani e per tutti i bambini del mondo.<br />
C’era una volta a Napoli un uomo molto strano, è inutile che vi dica l’epoca perché ai bimbi non importa. Egli era alto alto e magro magro, come se fosse un alberello, con delle braccia che sembravano le aste dei mulini al vento.<br />
I capelli erano neri, così come gli occhi che assomigliavano al colore del carbone, la pelle del viso gialla e si piegava in mille rughe e il collo somigliava a quello di una gallina.<br />
Era vestito sempre di nero, con pantaloni lucidi troppo corti e calze bucate. Portava una cravatta, un fazzoletto, in testa aveva un capello e tra le mani un bastone.<br />
Nessuno sapeva chi fosse e dove andasse, ma era molto conosciuto perché girava per tutte le strade di Napoli e si fermava a tutte le porte. Conosceva tutte le case in cui abitavano bambini, si fermava e gridava: <em>Provvidenza!</em> Allora il bambino arrivava alla porta, lo salutava e gli dava una monetina o un pezzo di pane.<br />
Dove non c’erano bambini si fermava e gridava: <em>Buona speranza!</em> Dava così un buon auspicio per chi voleva un bambino.<br />
Nelle case di coloro che erano duri di cuore non si fermava, ma tutti lo rispettavano e il suo grido faceva risuonare la città di speranza.<br />
Una notte però <em>Provvidenza, buona speranza </em>scomparve e non si seppe più nulla di lui. Un ortolano di Capodimonte raccontò di averlo visto disperarsi su un masso e poi rialzarsi e partire. Si disse che era un grande medico di un paese del Nord, che aveva amato l’unica figlia del re e aveva avuto da lei un bellissimo bambino che non aveva mai potuto conoscere. Egli fu poi esiliato e non ritrovò mai più la sua famiglia.<br />
Ancora oggi l’annuncio del suo arrivo fa calmare le strilla dei bimbi, asciuga le lacrime e addormenta i piccoli capricciosi.</p>
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		<title>Il gioco del lotto e il suo “assistito”</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 21:41:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angela Ravone]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era ed è ancora chiamato così chi, dietro un minimo compenso, dava i numeri da giocare al lotto. Parliamo dell’assistito, una tra le tante figure più leggendarie che gravitano intorno alla nostra misteriosa città. Gli assistiti erano considerati dalla credenza popolare coloro che sono in grado di comunicare con il regno dei morti. Personaggi davvero strani, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Era ed è ancora chiamato così chi, dietro un minimo compenso, dava i numeri da giocare al lotto. Parliamo dell’<strong>assistito</strong>, una tra le tante figure più leggendarie che gravitano intorno alla nostra misteriosa città. Gli assistiti erano considerati dalla credenza popolare coloro che sono in grado di comunicare con il regno dei morti. Personaggi davvero strani, inquietanti e con un forte carisma ai quali vengono attribuiti poteri occulti. Da sempre la gente pensa che queste figure siano prescelte da numi tutelari o santi che li assistono nella loro vita. Durante la notte, mentre dorme, l’assistito si mette in comunicazione con il mondo dell’aldilà. I morti gli appaiono in sogno “dandogli i numeri” vincenti che  molte persone andranno a giocare. Ebbene si, quello del sogno e dei numeri da giocare a Napoli è proprio un binomio vincente, ma soprattutto una tradizione popolare intramontabile. Molte persone infatti <em>incontrano</em> i loro cari defunti in sogno e interpretano quanto gli viene detto grazie anche all’aiuto della <strong>Smorfia</strong>, celebre manuale che attribuisce a scene ed immagini oniriche delle corrispondenze numeriche che talvolta fanno la fortuna del <em>sognatore</em>. Questa tradizione però non è considerata tale da tutti, anzi molti scrittori hanno mosso aspre critiche nei confronti di questa credenza: &lt;&lt;L&#8217;assistito (dagli spiriti) è un cancro che rode le famiglie borghesi, un convulsionario pallido che mangia molto, che finge di avere o ha delle allucinazioni, che non lavora, che parla per enigmi (…) l’ assistito arriva nel popolo e vi estende la sua azione mistica, vi raccoglie dei guadagni piccoli, ma insperati, vi fa degli adepti e finisce per camminare nelle vie, circondato sempre da quattro o cinque persone, che lo corteggiano e studiano tutte le sue parole&gt;&gt;. Questo è quanto scrive Matilde Serao nel celebre libro <strong><em>Il ventre di Napoli</em></strong>. Ma come fare a negare una delle tradizioni più radicate nell&#8217;animo del popolano che, anche quando non ha nemmeno uno spicciolo per mangiare, si rammarica soprattutto per non aver potuto giocare il biglietto? &lt;&lt;Il popolo napoletano - scrive sempre la Serao &#8211; è sobrio, non si corrompe per l’acquavite, non muore di “delirium tremens”: esso si corrompe e muore pel <strong>lotto</strong>&gt;&gt;.</p>
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		<title>La leggenda dell’arco di Sant’ Eligio</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 21:06:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angela Ravone]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[arco gotico]]></category>
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		<description><![CDATA[  Passeggiando per il centro storico di Napoli sarà difficile non notare il famoso arco con l’orologio che si disegna accanto al campanile dell’antica chiesetta di Sant’Eligio. A detta di alcuni critici l’arco ricorderebbe alcune architetture francesi come l’orologio pubblico di Auxerre o la torre ad orologio di Rouen. La struttura dell’arco di Sant’ Eligio è [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> <a href="http://static.cittadelmonte.info/static/img/imagesCAIO3K08.jpg"><img class="alignleft" src="http://static.cittadelmonte.info/static/img/imagesCAIO3K08-150x200.jpg" alt="" width="93" height="130" /></a> Passeggiando per il centro storico di Napoli sarà difficile non notare il famoso arco con l’orologio che si disegna accanto al campanile dell’antica chiesetta di Sant’Eligio. A detta di alcuni critici l’arco ricorderebbe alcune architetture francesi come l’orologio pubblico di Auxerre o la torre ad orologio di Rouen. La struttura dell’arco di Sant’ Eligio è interamente in pietra e mattoni ed è formata da due piani, nel primo dei quali all’interno di un decoro gotico si inserisce il quadrante dell’orologio, mentre in alto al secondo piano si apre una finestra. La leggenda sorta intorno a questo luogo è narrata nell<em>’Historia di Napoli</em> del Summonte già nel Cinquecento e ripresa successivamente dal Croce.<img class="alignright" src="http://static.cittadelmonte.info/static/img/34761694-200x150.jpg" alt="" width="117" height="100" /> Lo scrittore racconta che un nobiluomo appartenente alla famiglia dei Caracciolo, tale Antonello, titolare di un feudo in Calabria, si innamorò perdutamente di una fanciulla molto giovane, sua vassalla. Non riuscendo in alcun modo a corromperla, accusò ingiustamente il padre di omicidio facendolo imprigionare e sostenendo che l’avrebbe liberato solo quando la giovane si sarebbe decisa a soddisfare i suoi desideri. Il padre della fanciulla chiese udienza  ad Isabella d&#8217;Aragona per ottenere giustizia. La regina, inorridita per l’accaduto, ordinò di far catturare il nobile signore. Isabella costrinse Antonello Caracciolo a sposare la giovane pubblicamente nella piazza del Mercato, luogo in cui,  immediatamente dopo, lo fece decapitare. Così fu consumata la vendetta. Questo il prezzo che il nobile pagò per l’ immorale condotta nei riguardi di una giovane innocente.<br />
Ma cosa ha a che fare tutta questa storia con l&#8217;arco di Sant&#8217;Eligio? Apparentemente ben poco. Ma non è affatto così. Pare che il costruttore della torre non abbia voluto far dimenticare l’accaduto, volendo così lasciare su di essa un segno indelebile. Se si osserva bene l’ arco si notano agli angoli inferiori dell’orologio due cerchi, all’interno dei quali ci sono due teste di marmo raffiguranti un uomo e una donna. Sono i ritratti del Caracciolo decapitato e di colei che fu sua vittima e sua sposa. Ogni volta dunque alzando lo sguardo verso l’orologio ci ricorderemo di questa storia, una tra le tante della nostra città, inesauribile miniera di Storia, storie e misteri.</p>
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		<title>Sguardi assassini al chiostro di Santa Chiara</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 21:15:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angela Ravone]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[chiesa gotica]]></category>
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		<description><![CDATA[Incastonato nel cuore del centro storico, lunga la famosa Spaccanapoli, davanti alle bugne a punta di diamante della chiesa del Gesù Nuovo, in un punto di snodo per la vita culturale, religiosa e politica della città, sorge l’antico monastero di Santa Chiara. Costruzione sacra in tipico stile francescano, voluta da re Roberto D’Angiò nel 1310, è [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Incastonato nel cuore del centro storico, lunga la famosa Spaccanapoli, davanti alle bugne a punta di diamante della chiesa del Gesù Nuovo, in un punto di snodo per la vita culturale, religiosa e politica della città, sorge l’antico monastero di Santa Chiara. Costruzione sacra in tipico stile francescano, voluta da re Roberto D’Angiò nel 1310, è un vero e proprio complesso monumentale di grande rilievo. Qui ancora una volta sono le mura e gli spazi del luogo a parlare, sussurrandoci le vicende più disparate che si sono susseguite nel tempo. Si racconta che nella gotica basilica Giovanna d’Angiò, nella mattina del 29 agosto 1344, fu incoronata regina e che nella stessa chiesa, nel luglio del 1382, fu portato il corpo senza vita della bella angioina, che da allora aleggia in quei luoghi come presenza inquietante. Giovanna rimase vedova di Andrea D’Ungheria, ucciso durante una notte da alcuni congiurati. Durante lo Scisma d’Occidente, rimasta senza eredi, la regina designò come successore quel nipote che si rivelò poi suo carnefice, Carlo di Durazzo. Questi fu incoronato re di Napoli con il nome di Carlo III e, per assicurarsi lunga vita sul trono, fece sì che la colta, avvenente e vendicativa Giovanna il 22 maggio del1382 fosse assassinata da alcuni suoi sicari. La storia narra che fu soffocata con un cuscino di piume all’età di cinquantasei anni. La leggenda vuole che da quel lontano 22 maggio, ogni anno, ininterrottamente, nell&#8217;anniversario della sua morte, Giovanna ritorni nel chiostro di Santa Chiara. Una figura esile e scarna avanzerebbe lentamente a capo chino, strusciando i piedi e la veste lungo il chiostro. Disperata per non aver ricevuto nessun funerale e nessuna tomba alla sua morte, è lei ora a portare la morte. Il suo lento incedere è interrotto da piccole soste, durante le quali con una terribile espressione solleva lo sguardo pronto ad incrociare quello di un passante, uccidendolo sul colpo. Storia legata solo alle chiacchiere e alle dicerie del popolo? Ancora una volta non scopriremo mai la verità. Se è vero quanto si narra, infatti, chiunque abbia incontrato la regina non può e non potrà mai testimoniare, essendo stato trafitto da quei suoi occhi assassini.</p>
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		<title>La bella &#8216;mbriana</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 13:16:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angela Ravone]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi capita mai di vedere  in casa vostra le tende agitarsi improvvisamente come mosse dal vento, nonostante vi sia bonaccia, o di vedere strani riflessi nei vetri delle finestre? Ebbene, se accde, non è detto che sia il caso di spaventarsi: la presenza che aleggia in casa potrebbe essere quella che nell’antica tradizione napoletana viene [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Vi capita mai di vedere  in casa vostra le tende agitarsi improvvisamente come mosse dal vento, nonostante vi sia bonaccia, o di vedere strani riflessi nei vetri delle finestre? Ebbene, se accde, non è detto che sia il caso di spaventarsi: la presenza che aleggia in casa potrebbe essere quella che nell’antica tradizione napoletana viene chiamata <strong>&lt;&lt;a bella ’mbriana&gt;&gt;.</strong> Fata buona, creatura misteriosa e presenza gentile, secondo le antiche credenze napoletane può dimorare nelle abitazioni come un nume tutelare, proteggendole. In quanto tale, la ’mbriana non può che essere bella. Infatti il suo nome vuol dire &lt;&lt;meridiana&gt;&gt;, dunque <em>bella come la luce del giorno</em>. Non c’è da meravigliarsi, dunque, se ancora oggi gli abitanti di <em>alcune</em> case, prima di uscire dalle proprie abitazioni, le porgono il saluto e le raccomandano di difendere la casa. La ’mbriana, infatti, non è benevola con tutti: è un portafortuna con chi la ama e la rispetta, mentre diventa capricciosa e dispettosa verso chi mostra negligenza o poco rispetto nei confronti della casa stessa.</p>
<p>Queste tradizioni popolari ci fanno andare col pensiero non solo alle nostre nonne, ma ben più indietro, quando circa duemila anni fa a proteggere le case degli antichi etruschi e romani erano i <em>Lares Familiares</em>, ovvero gli spiriti protettori degli antichi defunti. Questo dimostra che certe credenze si tramandano di generazione in generazione anche se con usanze, nomi e modi diversi. Dunque, se siete inquilini di una casa antica, attenzione a quando preparate la tavola: non dimenticate mai di aggiungere un posto in più, perchè la capricciosa e bella ’mbriana vi sarà riconoscente.</p>
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		<title>Sospette vicende al Maschio Angioino</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 21:23:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angela Ravone]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#60;&#60;Era in quel castello una fossa sottoposta al livello del mare, oscura, umida, nella quale si solevano cacciare i prigionieri che si voleva più rigidamente castigare: quando ad un tratto si cominciò a notare con istupore che , di là, i prigionieri sparivano […].&#62;&#62;. E’ sulle parole tratte da uno dei racconti di Benedetto Croce [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&lt;&lt;<em>Era in quel castello una fossa sottoposta al livello del mare, oscura, umida, nella quale si solevano cacciare i prigionieri che si voleva più rigidamente castigare: quando ad un tratto si cominciò a notare con istupore che , di là, i prigionieri sparivano […].</em>&gt;&gt;. E’ sulle parole tratte da uno dei racconti di Benedetto Croce che continua il percorso tra le strade e i luoghi misteriosi della nostra Napoli. Questa storia ci porta al Maschio Angioino o Castel Nuovo, imponente maniero che domina il porto e la piazza del Municipio, realizzato tra il 1279 e il 1282 dall’architetto francese Pierre d’Angincourt. Quella degli Angiò fu una delle famiglie più prestigiose in tutta Europa e durante il regno di Roberto d’Angiò, il castello diventò un centro di cultura dove soggiornarono grandi artisti e letterati tra i quali Giotto, Boccaccio e Petrarca. Il castello narra una vicenda che ha lasciato il segno nella storia della città; basta scendere di qualche metro sotto il livello del mare per scoprire di cosa stiamo parlando. Benedetto Croce racconta di improvvise sparizioni che avvenivano al castello, attribuite ad una strana creatura simile ad un coccodrillo, che dal mare si introduceva nell’edificio rendendosi protagonista di gesta spaventose: la belva venne vista più volte trattenere tra le fauci alcuni uomini e portarli via verso il mare per divorarli. Si pensava che l’animale venisse dall’Egitto e, quando fu scoperta la causa di quelle scomparse, il coccodrillo fu rinchiuso in oscuri meandri del castello diventando strumento di tortura a servizio di alcuni potenti di corte.  Ma le segrete del castello serbano molte altre storie cruente: proprio qui furono uccisi alcuni dei partecipanti alla <em>Congiura dei Baroni</em> i cui cadaveri sono stati ritrovati e sistemati in casse scoperte e tutt’ora visibili. Inoltre si racconta che nel fossato fu imprigionato anche il famoso filosofo Tommaso Campanella, il quale non fu preda delle brame del coccodrillo, ma non riuscì a sottrarsi ad altri tipi di torture che si consumavano dietro le mura del maniero.</p>
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		<title>Leggende sotterranee di anime pezzentelle</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 14:31:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angela Ravone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Napoli esoterica]]></category>
		<category><![CDATA[anime pezzentelle]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa di santa maria]]></category>
		<category><![CDATA[chiese]]></category>
		<category><![CDATA[malocchio]]></category>
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		<category><![CDATA[purgatorio]]></category>

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		<description><![CDATA[A Napoli ogni vicolo, ogni stradina, ogni porta sembra condurre verso luoghi misteriosi che ci aprono a realtà ultraterrene. Ebbene sì, la nostra città sembra esser proprio un connubio tra la parte urbana, caotica e travolgente in cui viviamo quotidianamente e quella sottostante, buia ed arcana, dispensatrice di culti e leggende. La città di sopra e quella di sotto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A Napoli ogni vicolo, ogni stradina, ogni porta sembra condurre verso luoghi misteriosi che ci aprono a realtà ultraterrene. Ebbene sì, la nostra città sembra esser proprio un connubio tra la parte urbana, caotica e travolgente in cui viviamo quotidianamente e quella sottostante, buia ed arcana, dispensatrice di culti e leggende. La città di sopra e quella di sotto vivono in simbiosi ormai da secoli. Il punto di confine tra queste due realtà è rappresentato da storie che si celano nei sotterranei napoletani e che continuano ad affiorare in superficie, proprio come quelle legate al culto delle anime <em>pezzentelle, </em>nome con il quale il popolo designava i defunti di bassa estrazione sociale che non trovavano posto nelle sepolture pubbliche delle chiese. Vero e proprio culto, diffuso specialmente tra le donne, che prevede di donare sollievo a quelle anime che languono in purgatorio e che non hanno avuto degna sepoltura. Nei lunghi cunicoli sotterranei della misteriosa Napoli, dove si affollano resti umani, le donne dedite a questo culto scelgono un teschio decidendo di prendersene cura. Ogni cranio viene sistemato su fazzoletti ricamati, abbellito con fiori, lumini e rosari. A ciascuna testa adottata corrisponde <em>un&#8217;anima pezzentella</em> che riceverà costantemente preghiere, che le permetteranno di espiare ogni colpa e raggiungere l&#8217;agognato paradiso. In cambio essa apparirà in sogno al suo protettore rivelando, se vorrà, anche numeri vincenti da giocare al lotto. A Napoli sono tante le chiese che contengono cimiteri ossari nei quali veniva (e viene?) praticato questo culto. Tra queste, la celebre basilica di San Pietro ad Aram al corso Umberto e la famosa chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio in pieno centro storico, caratterizzata da una facciata macabra e tenebrosa con cancellate di ferro e teschi che sormontano i paletti d&#8217;ingresso. Leggenda vuole che toccandoli, al passaggio, si allontani il malocchio. Sono pochi quelli che non nascondono di crederci fermamente. Molti di più quelli che liquidano queste affermazioni come &lt;&lt;volgari superstizioni&gt;&gt;, ma che, passando dinanzi alla chiesa, distrattamente carezzano il teschio sperando di passare inosservati.</p>
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