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	<title>Città del Monte &#187; Libri</title>
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		<title>La tela e il volto. San Vincenzo de’ Paoli, i poveri e il Terzo settore</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2026 14:36:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Carità]]></category>
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		<description><![CDATA[Il legame tra l’insegnamento di San Vincenzo de’ Paoli e il moderno sistema di welfare sarà al centro del dibattito martedì 27 ottobre 2026 alle ore 17.30, nella Sala del Mandato dell’Arciconfraternita dei Pellegrini a Napoli. L’occasione è data dalla presentazione del libro La tela e il volto. San Vincenzo de’ Paoli, i poveri e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il legame tra l’insegnamento di San Vincenzo de’ Paoli e il moderno sistema di welfare sarà al centro del dibattito <strong>martedì 27 ottobre 2026 alle ore 17.30</strong>, nella Sala del Mandato dell’Arciconfraternita dei Pellegrini a Napoli. L’occasione è data dalla presentazione del libro <strong><em>La tela e il volto. San Vincenzo de’ Paoli, i poveri e il Terzo settore</em>,</strong> scritto da suor <strong>Simona Biondin</strong> e <strong>padre Salvatore Farì, </strong>che propone una riflessione sull’attualità del pensiero vincenziano, sul valore della solidarietà e sul ruolo delle organizzazioni sociali nella tutela della dignità umana. Ad aprire l’incontro saranno i saluti del primicerio dell’Arciconfraternita dei Pellegrini <strong>Giovanni Cacace</strong>, della presidente della Corte d’Appellodi Napoli<strong> Maria Rosaria Covelli</strong> e del prefetto di Napoli<strong> Michele di Bari</strong>. Interverrà <strong>monsignor Antonio De Luca</strong>, vescovo di Teggiano-Policastro e delegato Caritas della Conferenza Episcopale Campana mentre le conclusioni saranno affidate a <strong>Maurizio Borgo</strong>, presidente dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità. Modererà l’incontro <strong>Vincenzo Morgante</strong>, direttore di Tv2000.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/10/Copertina-La-Tela-e-il-volto-EMBRASER.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13772" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/10/Copertina-La-Tela-e-il-volto-EMBRASER.jpg" alt="Copertina-La-Tela-e-il-volto-EMBRASER" width="1417" height="2268" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">«La scelta dell’Arciconfraternita dei Pellegrini – spiega il primicerio dell’Arciconfraternita dei Pellegrini <strong>Giovanni Cacace -</strong> come sede dell’incontro assume un significato particolare, giacché è un luogo storicamente legato all’assistenza e alla solidarietà, particolarmente adatto a ospitare una riflessione sul rapporto tra carità, responsabilità sociale e organizzazione delle risposte ai bisogni delle persone. In un tempo segnato da nuove povertà, disuguaglianze e crescenti bisogni di inclusione, sarà un’occasione per riflettere sul contributo che il mondo del volontariato, le istituzioni e le realtà del Terzo settore possono offrire alla costruzione di una società più inclusiva, capace di mettere al centro la persona e i suoi diritti». L’iniziativa si svolge con il contributo della Regione Campania.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il libro</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il volume individua nell’opera di San Vincenzo de’ Paoli un’anticipazione storica e spirituale dei principi che animano oggi il Terzo settore: la centralità della persona, la responsabilità collettiva, l’organizzazione della solidarietà e l’attenzione verso le persone più fragili. Il titolo racchiude due dimensioni fondamentali del messaggio vincenziano: la tela rappresenta ciò che l’uomo costruisce attraverso le opere, le regole, le istituzioni e l’impegno organizzato; il volto è invece quello del povero, nel quale San Vincenzo riconosceva il volto di Cristo. Due dimensioni inseparabili: da una parte la necessità di dare struttura ed efficacia alla solidarietà, dall’altra il valore della relazione umana, dell’ascolto e del riconoscimento della dignità di ogni persona. Il libro invita così a interrogarsi sul senso più autentico dell’agire sociale, ricordando che dietro ogni progetto, servizio o organizzazione ci sono persone, storie e bisogni concreti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli autori</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Figlia della Carità, <strong>suor Simona Biondin</strong> è direttrice generale della Fondazione Istituti riuniti Salotto e Fiorito e guida da anni enti di formazione professionale e progetti nel campo dell’inclusione sociale e dei diritti umani, dell’educazione e del welfare. È consigliere di indirizzo di Fondazione Crt, Cavaliere al Merito della Repubblica italiana e premio De Sanctis per i Diritti umani.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Padre Salvatore Farì</strong>, sacerdote della Congregazione della Missione, insegna Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, sezione San Tommaso d’Aquino di Napoli, ed è direttore dell’Ufficio comunicazioni della Congregazione della Missione. È presidente della Fondazione Missione Vincenziana ETS.</p>
<p><strong>Per informazioni:</strong><a href="mailto:segreteria@arciconfraternitapellegrini.net">segreteria@arciconfraternitapellegrini.net</a></p>
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		<title>Il matrimonio via maestra per la santità dei coniugi, un libro di Antonio Capasso</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 16:45:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Capasso]]></category>
		<category><![CDATA[bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[carmine matarazzo]]></category>
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		<category><![CDATA[teologia]]></category>

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		<description><![CDATA[«Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo» (Lv 19,2). È una parola che attraversa la storia biblica e consegna alla vita credente una vocazione prima ancora che un programma. La santità ha la sua origine in Dio e, proprio perché nasce da Lui, non può essere ridotta a privilegio di pochi, a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>«Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo» (Lv 19,2). È una parola che attraversa la storia biblica e consegna alla vita credente una vocazione prima ancora che un programma. La santità ha la sua origine in Dio e, proprio perché nasce da Lui, non può essere ridotta a privilegio di pochi, a eccezionalità spirituale o a condizione riservata a particolari stati di vita. La chiamata raggiunge ogni battezzato e, inevitabilmente, entra anche nella casa degli sposi.</p>
<p><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-16-at-00.49.11.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-13764" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-16-at-00.49.11.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-10-16 at 00.49.11" width="1280" height="853" /></a></p>
<p>È precisamente qui che si colloca la domanda posta dal volume di Antonio Capasso, Il matrimonio via maestra per la santità dei coniugi. Per avviare una teologia della santità di coppia, pubblicato da Luciano Editore nel 2025. Il problema non consiste semplicemente nel chiedersi se una persona sposata possa diventare santa: la storia della Chiesa ha già dato molte risposte. La questione più impegnativa è comprendere se un uomo e una donna possano santificarsi mediante la loro unione sacramentale e se il matrimonio, con la sua concreta trama di comunione, fedeltà, corporeità, figli, lavoro, prove e riconciliazioni, possa essere esso stesso una strada verso Dio.</p>
<p><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-16-at-00.51.43.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-13762" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-16-at-00.51.43.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-10-16 at 00.51.43" width="1536" height="1024" /></a></p>
<p>Attorno a questa domanda si sviluppano tre letture diverse e, proprio per questo, particolarmente feconde. Carmine Matarazzo affronta il libro dalla prospettiva teologico-pastorale ed ecclesiale; Gaetano Di Palma entra nella questione attraverso la Scrittura e la teologia del sacramento; Filomena Sacco sviluppa il versante teologico-morale, interrogandosi sul rapporto tra vocazione alla santità, libertà, fragilità e azione progressiva della grazia. Non tre modi per ripetere la medesima tesi, ma tre ingressi differenti in una ricerca che domanda ancora di essere approfondita.</p>
<h1>Matarazzo: la santità coniugale dentro il Popolo di Dio</h1>
<p>Nel suo intervento dedicato al volume, Carmine Matarazzo individua con chiarezza l’interrogativo che sostiene l’intera ricerca di Capasso: mediante il matrimonio è possibile raggiungere la santità secondo il Vangelo? Possono i coniugi santificarsi insieme nel vincolo sacramentale e fare della loro testimonianza quotidiana un bene non soltanto per se stessi, ma per la famiglia, la comunità ecclesiale e la società?</p>
<p>La prospettiva di Matarazzo è anzitutto ecclesiale. La santità non nasce nell’isolamento e non si comprende fuori dal Popolo di Dio. La comunità è il luogo nel quale le vocazioni cristiane vengono generate, accompagnate e condotte alla maturità; anche quella matrimoniale nasce e cresce dentro questa storia. Per questo egli insiste sul ruolo delle comunità parrocchiali, che non possono ridursi a organizzazioni o apparati, ma devono diventare luoghi umani di conversione, di confronto con il Vangelo e di maturazione della missione cristiana nella famiglia, nel lavoro e nella società.</p>
<p><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-16-at-00.50.22.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-13763" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-16-at-00.50.22.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-10-16 at 00.50.22" width="952" height="1280" /></a></p>
<p>In questo orizzonte il Battesimo costituisce la radice della vita nuova, mentre il matrimonio conferisce a quella stessa vocazione una forma specifica. Gli sposi diventano discepoli-missionari dell’Amore nel loro stato di vita e sono chiamati a far fruttificare la grazia sacramentale nella quotidianità del dono reciproco. La santità non richiede perciò l’allontanamento dalle situazioni nelle quali Dio ha posto la persona; al contrario, è proprio dentro quelle situazioni che la fede incarnata e la carità operosa possono diventare visibili.</p>
<p>Matarazzo conduce così la riflessione nel terreno della santità feriale, di quei “santi della porta accanto” che non attirano necessariamente l’attenzione del mondo ma manifestano l’azione di Dio attraverso una vita di fede e di carità. Nel matrimonio questo significa che gli atti ordinari possono diventare luoghi di santificazione e che, nella relazione sponsale, uno dei coniugi può diventare motivo di santificazione per l’altro. La vocazione matrimoniale assume così un carattere insieme unitivo, generativo e missionario: la coppia non si chiude nella propria intimità, ma rende visibile, nella misura della propria risposta, l’Amore dal quale è stata raggiunta.</p>
<p>È questa la particolare tonalità della lettura di Matarazzo. Il libro viene collocato dentro una teologia del Popolo di Dio, della vocazione battesimale e della missione. La santità coniugale non costituisce una forma eccentrica della vita cristiana, ma uno dei modi nei quali la chiamata evangelica può incarnarsi nella storia. La strada, tuttavia, resta una strada da percorrere con pazienza: nessun automatismo sacramentale, ma un lento processo nel quale la grazia ricevuta domanda la collaborazione della libertà e la perseveranza del cammino.</p>
<p>Su questo fondamento ecclesiale si innesta, con un linguaggio e un procedimento completamente differenti, la riflessione biblico-teologica di Gaetano Di Palma.</p>
<h1>Di Palma: dall’“uomo di Dio” alla santità vissuta in due</h1>
<p>Gaetano Di Palma apre il proprio intervento con una provocazione. Accostare “santità” e “matrimonio” potrebbe sembrare quasi un ossimoro, soprattutto se si pensa alla cospicua satira che da sempre accompagna la vita coniugale, alle battute dei mariti e ai consigli disincantati rivolti talvolta ai nubendi. Con simili premesse, osserva ironicamente, potrebbe sembrare più immediato parlare di martirio che di matrimonio come “via maestra” verso la santità.</p>
<p>È proprio da questo contrasto che la sua riflessione prende avvio, risalendo alle radici bibliche della santità. Nella Scrittura l’uomo santo è anzitutto l’“uomo di Dio”. Elia, dopo aver restituito alla vita il figlio della vedova di Sarepta, viene riconosciuto come uomo di Dio nella cui bocca la parola del Signore è verità; Eliseo è definito dalla donna di Sunem “uomo di Dio, un santo”. Lo stesso titolo raggiunge, in una forma infinitamente più alta, Gesù, riconosciuto nei Vangeli come “il Santo di Dio”.</p>
<p>In questa tradizione l’uomo santo è colui nel quale la relazione con Dio diventa così intensa da trasparire nella vita e da produrre un bene per gli altri. Da qui nasce anche quell’immagine del santo come persona segnata da fenomeni straordinari, da una particolare familiarità con il mondo divino e da una vita che sembra collocarlo a una certa distanza dall’ordinarietà degli altri uomini.</p>
<p>Di Palma, tuttavia, rompe subito questa immagine ricordando che anche il santo lotta. Per farlo ricorre a Paolo e al termine greco agōn: la vita cristiana è combattimento, corsa verso una meta, esercizio. L’Apostolo arriva a descriversi come un atleta e perfino come un pugile che disciplina se stesso per non essere squalificato dopo aver annunciato il Vangelo agli altri. La santità biblica, dunque, non è un’esistenza sottratta alla fatica, ma una vita nella quale la fatica viene orientata verso Dio.</p>
<p>Proprio questa consapevolezza permette a Di Palma di passare dalla figura dell’uomo santo alla “santità della porta accanto”. E qui il tema matrimoniale acquista una profondità particolare, perché nessuno diventa santo da solo. Prima ancora delle singole vocazioni esiste un popolo che Dio ha scelto, un “popolo santo”; inoltre, intorno a ogni persona vi sono relazioni concrete — familiari, educatori, sacerdoti, religiosi, amici — che partecipano, talvolta sostenendo e talvolta perfino ostacolando, al suo cammino di maturazione.</p>
<p>Nel matrimonio questa dimensione relazionale raggiunge una forma peculiare. I coniugi condividono una parte così vasta dell’esistenza da poter diventare l’uno per l’altra luogo di sostegno, correzione e crescita. Secondo Di Palma, è proprio qui che la tesi del volume acquista concretezza: i coniugi possono camminare insieme verso la santità secondo ciò che è specificamente richiesto dalla vita matrimoniale. Non occorrono necessariamente estasi, fenomeni mistici o fatti eccezionali; possono bastare piccoli gesti, attenzioni, sacrifici e forme quotidiane di dedizione al coniuge, ai figli e alla famiglia.</p>
<p>Una santità simile, tuttavia, non può rimanere chiusa tra le mura domestiche. Se l’amore coniugale è autenticamente evangelico, tende naturalmente a diventare testimonianza ecclesiale e sociale, proprio secondo l’invito di Gesù a far risplendere la luce davanti agli uomini affinché, vedendo le opere buone, possano rendere gloria al Padre.</p>
<p>Di Palma si pone poi una domanda inevitabile: questi sposi santi hanno conosciuto crisi, dissapori, incomprensioni, differenze di vedute? La risposta non può che essere positiva, perché tutto questo appartiene alla natura umana. È proprio qui, però, che la crisi può assumere un significato diverso. Non necessariamente come certificazione del fallimento, ma anche come momento capace di costringere due persone a crescere, a purificare la relazione e a riscoprire il progetto voluto e sognato insieme. In un tempo nel quale la difficoltà della convivenza può trasformarsi rapidamente nel desiderio di “sbattere la porta e andarsene”, la testimonianza di chi impara ad attraversare la crisi acquista per Di Palma un particolare valore.</p>
<p>Il punto culminante del suo intervento riguarda però la grazia sacramentale. Nei corsi prematrimoniali egli osserva spesso la meraviglia dei giovani quando si parla di santificazione reciproca. Quella sorpresa rivela quanto sia ancora debole la coscienza della potenza propria del sacramento. Il matrimonio viene facilmente interpretato come realtà che riguarda soprattutto due persone, i loro sentimenti e il loro progetto. Invece nella prospettiva cristiana esiste un ulteriore protagonista, anzi il vero protagonista: il Signore.</p>
<p>È questo passaggio a conferire alla lettura di Di Palma la sua specifica identità. La santificazione reciproca non si fonda soltanto sulla buona volontà dei coniugi. Il sacramento introduce nella loro storia la grazia di Dio, e proprio questa presenza consente di pensare il matrimonio non semplicemente come un accordo umano o una convivenza ben riuscita, ma come un luogo nel quale lo Spirito può condurre entrambi verso una vita progressivamente più conforme al Vangelo.</p>
<p>Se Di Palma parte dalla Bibbia per arrivare al sacramento, Filomena Sacco compie un altro itinerario. La sua domanda non è anzitutto chi sia l’uomo santo, ma come la chiamata alla santità possa incontrare la libertà concreta degli sposi, con i suoi tempi, le sue imperfezioni e le sue ferite.</p>
<h1>Sacco: santificarsi non soltanto “nel” matrimonio, ma “mediante” il matrimonio</h1>
<p>La prospettiva della Sacco è dichiaratamente quella della teologia morale e parte da un passaggio storico necessario. Per secoli, osserva, il matrimonio è stato percepito nel sentire comune, e talvolta nella stessa riflessione teologica, quasi come una vocazione di seconda classe rispetto alla verginità e alla vita consacrata. Anche il linguaggio giuridico e teologico ha conosciuto formulazioni nelle quali l’accento cadeva soprattutto sulla procreazione e sul remedium concupiscentiae, mentre la capacità del matrimonio di diventare in se stesso luogo di santificazione rimaneva meno evidente.</p>
<p>Non sono però mancate intuizioni anticipatrici. Sacco ricorda la Casti connubii di Pio XI, dove la reciproca formazione interiore dei coniugi e l’impegno a perfezionarsi vicendevolmente vengono riconosciuti come elementi profondissimi della comunanza matrimoniale. È con il Concilio Vaticano II, tuttavia, che il percorso raggiunge una svolta decisiva: Lumen gentium proclama la vocazione universale alla santità e afferma che i coniugi cristiani tendono alla santità seguendo la loro propria via; Gaudium et spes presenta il matrimonio come intima comunità di vita e di amore; successivamente Familiaris consortio definirà il sacramento fonte propria e mezzo originale di santificazione per i coniugi e la famiglia.</p>
<p><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-16-at-00.51.30.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-13765" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-16-at-00.51.30.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-10-16 at 00.51.30" width="1457" height="1600" /></a></p>
<p>In questo lungo cammino Sacco individua la chiave che permette di comprendere la proposta di Capasso: la distinzione tra santificarsi nel matrimonio e santificarsi mediante il matrimonio. Nel primo caso il matrimonio rischia ancora di rimanere lo scenario entro il quale ciascun coniuge vive individualmente la propria relazione con Dio; nel secondo, invece, il sacramento, il vincolo e la relazione entrano nel processo stesso di santificazione. Non semplicemente santi pur essendo sposati, ma santi anche attraverso ciò che il matrimonio domanda e rende possibile.</p>
<p>È questo il passaggio che consente alla Sacco di ricondurre la grande teologia nella concretezza dei giorni. Se Gaudete et exsultate invita lo sposo a diventare santo amando e prendendosi cura del proprio coniuge come Cristo ha fatto con la Chiesa, e se Amoris laetitia afferma che una comunione familiare vissuta bene è un vero cammino di santificazione nella vita ordinaria, allora lo straordinario può realmente abitare l’ordinario. Non è necessario cercare gesti clamorosi: la carità coniugale si misura nel caffè preparato all’alba, nella pazienza davanti al carattere dell’altro, nel perdono chiesto prima che una distanza diventi muro, nella notte trascorsa accanto a un figlio malato, in quelle semplici parole — “permesso”, “grazie”, “scusa” — tante volte indicate da Papa Francesco come grammatica elementare della vita familiare.</p>
<p>Proprio qui, però, la teologia morale incontra inevitabilmente il problema della fragilità. Se la santità deve essere cercata dentro la vita reale, non può essere costruita sull’immagine di coppie perfette. Le famiglie conoscono la cultura del provvisorio, la precarietà del lavoro, la solitudine, le migrazioni, la malattia, il peso dell’assistenza, le incomprensioni e le ferite affettive. Il matrimonio cristiano non viene vissuto da esseri umani ideali, ma da uomini e donne limitati.</p>
<p>Per Sacco è qui che il capitolo ottavo di Amoris laetitia consegna alla Chiesa un metodo che non può essere ignorato: accompagnare, discernere e integrare la fragilità. Accogliere significa riconoscere che ogni vocazione conosce limiti e che non è possibile caricare due persone imperfette del peso di dover riprodurre in modo impeccabile l’unione tra Cristo e la Chiesa. Il segno sacramentale è inserito in un processo dinamico e la grazia agisce nella storia, trasformando progressivamente la persona.</p>
<p>Discernere, in questa prospettiva, significa aiutare gli sposi a entrare nel dinamismo della grazia e a rimanervi. È qui che la Sacco richiama la legge della gradualità, già presente in Familiaris consortio e ripresa da Amoris laetitia. Non una “gradualità della legge”, come se il bene evangelico potesse essere abbassato, ma la gradualità della persona concreta che conosce, ama e realizza quel bene secondo tappe differenti di crescita. Le coppie non maturano tutte con gli stessi ritmi e non ogni passo può essere valutato prescindendo dalla storia nella quale viene compiuto.</p>
<p>Da qui deriva anche una particolare attenzione alla coscienza. La vita morale non può essere ridotta alla verifica esterna della corrispondenza tra comportamento e norma generale; occorre accompagnare la persona perché riconosca con sincerità il bene che, dentro una situazione concreta, è realmente in grado di compiere e rimanga aperta a ulteriori passi di crescita. Il limite presente non diventa così un punto definitivo, ma una condizione dalla quale può ripartire il cammino.</p>
<p>Integrare, infine, significa rifiutare di identificare una coppia con il fotogramma del suo momento peggiore. Come la vita di un santo non viene compresa isolando un singolo episodio, così una storia matrimoniale deve essere osservata nel suo sviluppo complessivo. Il peccato e il limite mantengono la loro gravità, ma non sono più grandi della grazia. Una caduta non coincide con tutta la persona e una crisi non contiene da sola la verità di un matrimonio.</p>
<p>È in questa prospettiva che l’affermazione della Sacco assume particolare forza: le coppie sante non mostrano necessariamente matrimoni senza ombre, ma matrimoni nei quali la luce è stata più forte delle ombre. Non vi è alcuna idealizzazione della fragilità, ma neppure la sua assolutizzazione. Il matrimonio cristiano può diventare cammino di santità proprio perché la grazia è capace di lavorare anche nelle imperfezioni e di trasformare lentamente due libertà che rimangono umane.</p>
<p>La riflessione morale arriva così a incrociare la tesi più profonda del volume: se il sacramento è realmente “fonte propria e mezzo originale di santificazione”, la relazione coniugale non può essere considerata un semplice contorno della vita spirituale. Diventa uno dei luoghi nei quali la libertà apprende la carità.</p>
<h1>Tre prospettive che non si confondono</h1>
<p>A questo punto emerge con maggiore chiarezza la particolarità dei tre contributi. Matarazzo legge il volume dalla prospettiva della Chiesa e della pastorale, collocando la santità degli sposi dentro il Popolo di Dio, la vocazione battesimale, la parrocchia e la missione. Di Palma torna alla Scrittura e alla figura dell’uomo di Dio, mostra che la santità comporta lotta e conduce il discorso alla forza specifica della grazia sacramentale. Sacco entra invece nel terreno morale della libertà e domanda che cosa significhi vivere quella grazia dentro persone reali, con tempi di maturazione differenti e con fragilità che devono essere accompagnate, discernite e integrate.</p>
<p>Le tre prospettive non devono essere sovrapposte proprio perché la loro diversità permette di comprendere la complessità della questione. La teologia della santità di coppia, se vuole realmente svilupparsi, avrà bisogno di tenere insieme l’appartenenza ecclesiale, il fondamento biblico-sacramentale e il cammino morale della persona senza ridurre l’uno all’altro.</p>
<p>È qui che riemerge la provocazione del cardinale Marcello Semeraro, richiamata nel volume: la santità di coppia non dovrebbe essere pensata come semplice addizione delle santità personali dei due coniugi, ma come possibile moltiplicazione. La formula non cancella la singolarità della persona. Marito e moglie rimangono due libertà, due coscienze, due responsabilità davanti a Dio. Tuttavia il sacramento stabilisce tra loro una relazione nella quale il cammino dell’uno può realmente entrare nel processo di santificazione dell’altro.</p>
<p>Questo significa che il coniuge può diventare sostegno, consolazione e incoraggiamento, ma può diventare anche provocazione, pazienza da apprendere, occasione di correzione e invito a uscire da se stessi. Perfino ciò che nell’altro appare limite può costringere la persona a misurarsi con la verità della propria capacità di amare. La santificazione reciproca non coincide pertanto con una relazione priva di tensioni; consiste nella possibilità che anche quella relazione, consegnata alla grazia, diventi materia di conversione.</p>
<p>Non si tratta più, allora, soltanto di affermare che anche gli sposati possono diventare santi. La domanda diventa più radicale: può Dio affidare a un marito e a una moglie anche la missione di aiutarsi reciprocamente a diventarlo?</p>
<h1>Una ricerca che interpella la vita della Chiesa</h1>
<p>Se la risposta a questa domanda è positiva, almeno come prospettiva da approfondire, le conseguenze non riguardano soltanto gli studiosi della santità o le Cause dei Santi. Interpellano direttamente il modo in cui la Chiesa accompagna il matrimonio.</p>
<p>Le nozze sacramentali non possono essere considerate la conclusione di un itinerario pastorale. Il giorno della celebrazione è piuttosto l’inizio di una storia nella quale la grazia ricevuta domanda di essere compresa, coltivata e tradotta nel quotidiano. Preparare bene al matrimonio rimane essenziale, ma altrettanto essenziale diventa accompagnare gli sposi dopo il matrimonio, quando l’entusiasmo iniziale deve confrontarsi con la normalità dei giorni e quando la promessa pronunciata davanti all’altare comincia a essere verificata dalla concretezza della vita.</p>
<p>In questa prospettiva acquistano un significato particolare anche le testimonianze raccolte nel volume. Luigi e Zelia Martin, Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, Józef e Wiktoria Ulma, Cyprien e Daphrose Rugamba e le altre coppie ricordate da Capasso non costituiscono una galleria ornamentale aggiunta alla ricerca. Mostrano, ciascuna dentro la propria storia e secondo modalità differenti, che la santità coniugale non è soltanto un’ipotesi teorica. Guerre, persecuzioni, povertà, figli, lavoro, malattia, mancanza di figli e prove familiari non sono state necessariamente elementi estranei al loro cammino, ma hanno costituito la materia concreta dentro la quale il Vangelo è stato vissuto.</p>
<p>Anche la fecondità della famiglia acquista così un significato più ampio. Sacco ricorda come dalle case dei Martin e dei Beltrame Quattrocchi siano maturate vocazioni particolari; Di Palma insiste sul fatto che la santità degli sposi non può chiudersi tra le pareti domestiche; Matarazzo colloca la famiglia dentro la missione del Popolo di Dio. Senza forzare le tre prospettive in un’unica formula, è possibile riconoscere un dato comune: quando la grazia viene realmente accolta nella relazione coniugale, tende a generare vita ben oltre la coppia stessa.</p>
<h1>“Per avviare”: una strada ancora aperta</h1>
<p>Il sottotitolo del volume di Antonio Capasso contiene forse la chiave più corretta per comprendere l’intero progetto: Per avviare una teologia della santità di coppia. Il verbo è importante perché non rivendica una conclusione definitiva. “Avviare” significa aprire un campo di ricerca, raccogliere domande, mettere in relazione fonti che spesso sono state studiate separatamente e verificare, anche attraverso la storia concreta di coppie riconosciute dalla Chiesa, fino a che punto sia possibile parlare propriamente di una santità vissuta in due e mediante il sacramento.</p>
<p>Le tre letture aiutano a comprendere perché questa ricerca meriti di proseguire. Matarazzo mostra che essa possiede una precisa collocazione ecclesiale e pastorale; Di Palma ne illumina le radici bibliche e conduce al cuore sacramentale della relazione; Sacco dimostra che nessuna teologia della santità coniugale può essere credibile se non incontra la libertà e la fragilità reali delle persone.</p>
<p>Il risultato non è l’immagine di una coppia perfetta, ma qualcosa di più evangelico: un uomo e una donna che rimangono pienamente umani, conoscono la fatica della relazione, attraversano differenze e prove e, tuttavia, dentro il sacramento imparano progressivamente a riconoscere che la loro storia non appartiene soltanto a loro. L’altro non è semplicemente la persona con la quale condividere gli anni, ma può diventare parte della propria risposta a Dio.</p>
<p>È allora possibile comprendere in maniera nuova anche l’antico comando del Levitico: «Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo». Rivolto agli sposi, non chiede loro di diventare ciò che non sono né di sottrarsi alla vita concreta; domanda che proprio quella vita, con ciò che porta di bello e di faticoso, venga progressivamente aperta alla santità di Dio.</p>
<p>La santità coniugale, in questa prospettiva, non consiste nel costruire un’esistenza senza ombre, ma nel consentire alla grazia di rendere la luce più forte delle ombre; non nell’eliminare magicamente le fragilità, ma nell’impedire che esse abbiano l’ultima parola; non nell’allontanarsi dalla quotidianità, ma nel riconoscere che una casa, una relazione custodita, una fedeltà maturata nel tempo e una vita consegnata reciprocamente possono diventare autentici luoghi dell’incontro con Dio.</p>
<p>Ed è forse proprio qui che la provocazione contenuta nel titolo del libro acquista tutto il suo significato: il matrimonio può essere davvero <strong>“via maestra per la santità dei coniugi”</strong> non perché renda semplice il cammino verso Dio, ma perché offre a due persone una strada concreta sulla quale, sostenute dalla grazia sacramentale, possano imparare a percorrerlo insieme.</p>
<p><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-16-at-00.49.56.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-13766" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-16-at-00.49.56.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-10-16 at 00.49.56" width="1280" height="1121" /></a></p>
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		<title>San Gennaro e la secessione per salvare la città</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 15:42:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giannini editore]]></category>
		<category><![CDATA[La secessione di San Gennaro]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Trapani]]></category>
		<category><![CDATA[san gennaro]]></category>

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		<description><![CDATA[Napoli si interroga sul proprio destino, sulla sua identità e sulle prospettive di una nuova centralità politica ed economica.  Lo farà lunedì 19 ottobre, alle ore 18.30, al Caffè Letterario L’Identitario, in via Lucrezia d’Alagno 26, con la presentazione di La secessione di San Gennaro, il libro di Paolo Trapani, pubblicato da Giannini Editore. Un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="yiv0595645280MsoNormal" style="color: #1d1d1d;"><span style="font-weight: revert-layer; font-style: revert-layer; color: #0d0d0d;">Napoli si interroga sul proprio destino, sulla sua identità e sulle prospettive di una nuova centralità politica ed economica. </span></p>
<p class="yiv0595645280MsoNormal" style="color: #1d1d1d;"><span style="font-weight: revert-layer; font-style: revert-layer; color: #0d0d0d;">Lo farà <b>lunedì 19 ottobre, alle ore 18.30, al Caffè Letterario L’Identitario, in via Lucrezia d’Alagno 26, </b>con la presentazione di <i>La secessione di San Gennaro</i>, il libro di <b>Paolo Trapani</b>, pubblicato da <b>Giannini Editore</b>.</span></p>
<p class="yiv0595645280MsoNormal" style="color: #1d1d1d;"><span style="font-weight: revert-layer; font-style: revert-layer; color: #0d0d0d;">Un titolo dirompente, una tesi provocatoria e una visione che ambisce a riaccendere il dibattito sul ruolo di Napoli e del Mezzogiorno. Il sottotitolo, <i>Napoli torna capitale del Regno con una sua criptomoneta</i>, anticipa il cuore di una riflessione che intreccia identità, autonomia e sovranità economica, chiamando in causa la storia della città e la possibilità di immaginare un futuro diverso.</span></p>
<p class="yiv0595645280MsoNormal" style="color: #1d1d1d;"><span style="font-weight: revert-layer; font-style: revert-layer; color: #0d0d0d;">Non sarà una semplice presentazione editoriale, ma un’occasione di confronto su temi che toccano le radici e le prospettive della comunità napoletana. Può la riscoperta della propria storia diventare il punto di partenza per una nuova progettualità politica ed economica? E quale spazio possono trovare le istanze autonomiste in un Paese segnato da profondi squilibri territoriali? </span><span style="font-weight: revert-layer; font-style: revert-layer; color: #0d0d0d;">A dialogare con l’autore saranno ospiti che porteranno al confronto esperienze e sensibilità differenti:</span></p>
<ul style="color: #1d1d1d;" type="disc">
<li class="yiv0595645280MsoNormal" style="font-weight: revert-layer; font-style: revert-layer; color: #0d0d0d;"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><b><span style="font-weight: revert-layer; font-style: revert-layer; color: revert-layer;">Luigi de Magistris</span></b><span style="font-weight: revert-layer; font-style: revert-layer; color: revert-layer;">, già sindaco di Napoli (2011-2021)</span></span></li>
<li class="yiv0595645280MsoNormal" style="font-weight: revert-layer; font-style: revert-layer; color: #0d0d0d;"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><b><span style="font-weight: revert-layer; font-style: revert-layer; color: revert-layer;">Alessandro Caramiello</span></b><span style="font-weight: revert-layer; font-style: revert-layer; color: revert-layer;">, parlamentare M5S</span></span></li>
<li class="yiv0595645280MsoNormal" style="font-weight: revert-layer; font-style: revert-layer; color: #0d0d0d;"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><b><span style="font-weight: revert-layer; font-style: revert-layer; color: revert-layer;">Gigi Lista</span></b><span style="font-weight: revert-layer; font-style: revert-layer; color: revert-layer;">, Movimento Autonomia Napoletana</span></span></li>
<li class="yiv0595645280MsoNormal" style="font-weight: revert-layer; font-style: revert-layer; color: #0d0d0d;"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><b><span style="font-weight: revert-layer; font-style: revert-layer; color: revert-layer;">Nando Dicè</span></b><span style="font-weight: revert-layer; font-style: revert-layer; color: revert-layer;">, meridionalista</span></span></li>
<li class="yiv0595645280MsoNormal" style="font-weight: revert-layer; font-style: revert-layer; color: #0d0d0d;"><span style="font-family: tahoma, sans-serif;"><b><span style="font-weight: revert-layer; font-style: revert-layer; color: revert-layer;">Giuseppe Serroni</span></b><span style="font-weight: revert-layer; font-style: revert-layer; color: revert-layer;">, Associazione I Sedili di Napoli</span></span></li>
</ul>
<p class="yiv0595645280MsoNormal" style="color: #1d1d1d;"><span style="font-weight: revert-layer; font-style: revert-layer; color: #0d0d0d;">A moderare l’incontro sarà <b>Alessandra Caldoro</b>, coordinatrice del Caffè Letterario l’Identitario</span></p>
<p class="yiv0595645280MsoNormal" style="color: #1d1d1d;"><span style="font-weight: revert-layer; font-style: revert-layer; color: #0d0d0d;">La discussione si preannuncia come un momento di approfondimento e dibattito sulle prospettive della città, tra memoria storica, rivendicazioni autonomiste e nuove ipotesi di sviluppo. Un confronto aperto, nel quale la sfida lanciata da Trapani diventa occasione per rimettere al centro una questione decisiva: il rapporto tra Napoli, la propria identità e la capacità di determinare il proprio futuro.</span><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/10/locadina_presentazione_19_ottobre.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13756" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/10/locadina_presentazione_19_ottobre.jpg" alt="locadina_presentazione_19_ottobre" width="1638" height="2047" /></a></p>
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		<title>…che Dio Perdona a Tutti</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 15:27:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alfonso Petrone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Arturo]]></category>
		<category><![CDATA[che Dio perdona a tutti]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[papa francesco]]></category>
		<category><![CDATA[PIF]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche mese fa, ho avuto modo di leggere il libro di PIF dal titolo “Dio perdona a tutti”. Devo dire che è un libro che si legge tutto d’un fiato, alimenta curiosità, suscita domande, propone un percorso di scoperta. L’autore sembra chiedere: “se Dio perdona davvero tutti, che cosa significa per noi comportarci bene?” La [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Qualche mese fa, ho avuto modo di leggere il libro di PIF dal titolo “Dio perdona a tutti”. Devo dire che è un libro che si legge tutto d’un fiato, alimenta curiosità, suscita domande, propone un percorso di scoperta. L’autore sembra chiedere: “se Dio perdona davvero tutti, che cosa significa per noi comportarci bene?”</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-10-at-17.26.34.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-13752" src="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-10-at-17.26.34.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-10-10 at 17.26.34" width="2040" height="1530" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La sua risposta giunge attraverso una trama intrigante: Il protagonista è Arturo, un giovane agente immobiliare palermitano, abituato a vivere in modo abbastanza superficiale e concentrato soprattutto sul lavoro, sul divertimento e sulle relazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua vita cambia quando incontra Lei, una ragazza di cui si innamora. Per conquistarla, Arturo decide di seguire seriamente i principi del Vangelo e di comportarsi secondo gli insegnamenti cristiani, anche quando questo significa fare scelte difficili o andare contro le proprie abitudini.</p>
<p style="text-align: justify;">Da qui nasce una situazione spesso comica e paradossale: Arturo cerca di applicare alla vita quotidiana concetti come il perdono, l&#8217;amore verso il prossimo e l&#8217;aiuto ai più deboli. Il suo percorso lo porta progressivamente a interrogarsi su ciò che conta davvero nella vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel libro la fede non viene presentata come un insieme di regole da applicare meccanicamente. Al contrario, il protagonista si trova davanti alla distanza tra ciò che si dice di credere e ciò che si riesce realmente a vivere.</p>
<p style="text-align: justify;">E qui c&#8217;è il paradosso: se il perdono è sempre possibile, non significa che le nostre azioni non abbiano conseguenze. Il perdono non cancella automaticamente il male fatto, né evita la responsabilità verso gli altri. Piuttosto, introduce l&#8217;idea che una persona non sia definitivamente identificabile con i propri errori. Per questo il titolo è quasi una provocazione: “Dio perdona tutti” non vuol dire “allora possiamo fare quello che vogliamo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Vuol dire piuttosto: anche quando sbagliamo, la possibilità di cambiare non viene completamente perduta.</p>
<p style="text-align: justify;">Una mia chiave di lettura mi porta a considerare che la fede viene messa alla prova non nei grandi discorsi religiosi, ma nelle piccole scelte quotidiane.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è anche una certa ironia tipica di Pif: il titolo sembra quasi una frase semplice e scherzosa, ma nasconde una domanda seria: se Dio perdona tutti, noi siamo capaci di perdonare gli altri?</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, il titolo si collega direttamente al percorso di Arturo: imparare a guardare gli altri con maggiore comprensione e a mettere in pratica il perdono, anziché limitarsi a parlarne.</p>
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		<title>Liberi sotto la Grazia, presentazione a Napoli nell&#8217;attesa di Leone XIV</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2026 16:31:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[grazia]]></category>
		<category><![CDATA[leone xiv]]></category>
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		<description><![CDATA[È disponibile in libreria e negli store online il libro Liberi sotto la grazia. Alla scuola di Sant’Agostino di fronte alle sfide della storia (Libreria Editrice Vaticana, pp. 560 euro 26). Questo testo raccoglie per la prima volta gli scritti e i discorsi di Robert Francis Prevost, oggi Papa Leone XIV, quando era il responsabile [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/05/Prevost.png"><img class="alignleft size-full wp-image-13708" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/05/Prevost.png" alt="Prevost" width="317" height="478" /></a>È disponibile in libreria e negli store online il libro <em>Liberi sotto la grazia. </em><em>Alla scuola di Sant’Agostino di fronte alle sfide della storia </em>(Libreria Editrice Vaticana, pp. 560 euro 26). Questo testo raccoglie per la prima volta gli scritti e i discorsi di Robert Francis Prevost, oggi Papa Leone XIV, quando era il responsabile degli Agostiniani a livello mondiale. Il libro viene pubblicato in occasione del primo anniversario dell’elezione del Pontefice statunitense su iniziativa dell’Ordine di Sant’Agostino.</p>
<p>Sono numerose e ricche le riflessioni proposte nel volume: il primato della vita interiore nella ricerca continua di Dio, a partire dallo studio e dalla preghiera; la convinzione che la comunione fra i credenti sia un elemento essenziale per una presenza cristiana incisiva nel mondo; il servizio gratuito alla Chiesa laddove si è chiamati a portare un contributo; la difesa dei poveri, la lotta per la giustizia e l’impegno per la pace come cartine di tornasole della propria adesione a Cristo.In questi testi il futuro Papa dispiega la sua visione del cristianesimo e del ruolo dei credenti in una società secolarizzata. Stella polare del suo argomentare, ricco di riferimenti letterari, filosofici e teologici, è l’insegnamento di sant’Agostino, di cui egli si è definito «figlio» appena eletto Pontefice. E del grande Dottore della Chiesa, genio indiscusso nell’armonizzare la ricerca umana della verità con la Rivelazione, Prevost si fa interprete fedele, attingendo dai suoi scritti la prospettiva tramite cui guardare con creatività e fiducia le sfide del nostro tempo. Capace di uno sguardo lucidamente ottimista sul futuro della fede, lontano da qualsivoglia nostalgia verso tempi passati migliori dell’oggi, Prevost considera decisivo per la proposta cristiana il valore della testimonianza di vita del credente, unica esigenza che il Vangelo richiede perché la parola di Cristo risuoni in modo eloquente nel mondo contemporaneo.</p>
<p><em>Liberi sotto la grazia </em>è in corso di traduzione in 30 Paesi nel mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Incontri con i lettori</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il libro <em>Liberi sotto la grazia </em>sarà presentato nei prossimi giorni in diverse città italiane: mercoledì 6 maggio a Roma alle ore 17 all’Istituto Augustinianum, presenti il cardinale Pietro Parolin, p. Joseph Farrell, Paolo Ruffini, Maria Grazia Calandrone e Andrea Tornielli; <strong>giovedì 7 maggio a Napoli alle ore 17 (Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale) con Nataša Govekar, d. Francesco Asti, p. Pasquale Incoronato, mons. Francesco Beneduce e p. Pasquale Cormio</strong>; venerdì 8 maggio a Firenze (ore 17.30) al Centro Internazionali di Studi Leone XIV con Paolo Ruffini e p. Giuseppe Pagano; domenica 10 maggio (ore 19) nella rassegna Acta Diurna a San Bonifacio (VR) con Lorenzo Fazzini e Stefano Filippi; sabato 16 maggio al Salone Internazionale del Libro di Torino (ore 12.45) con p. Joseph Farrell, Annalisa Cuzzocrea e Paolo Ruffini; venerdì 12 giugno a Lodi (Festival «Un fiume di libri») con mons. Cesare Pagazzi e Lorenzo Fazzini (ore 21).</p>
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		<title>Nel vincolo del matrimonio sacramentale si diventa Santi</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Feb 2026 17:03:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmine Matarazzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[capasso]]></category>
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		<description><![CDATA[Sabato pomeriggio 17 gennaio 2026 nella Parrocchia di San Sossio e Madonna del Pantano in Villa Literno, ha avuto luogo la presentazione del libro di Antonio Capasso, Il matrimonio via maestra per la santità dei coniugi. Per avviare una teologia della santità di coppia, recentemente edito da Luciano editore (Napoli 2025). L’evento culturale è stato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-01-30-at-22.05.53.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-13671" src="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-01-30-at-22.05.53.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-01-30 at 22.05.53" width="1102" height="1600" /></a>Sabato pomeriggio 17 gennaio 2026 nella Parrocchia di San Sossio e Madonna del Pantano in Villa Literno, ha avuto luogo la presentazione del libro di Antonio Capasso, <strong><em>Il matrimonio via maestra per la santità dei coniugi. Per avviare una teologia della santità di coppia</em></strong>, recentemente edito da Luciano editore (Napoli 2025).</p>
<p style="text-align: justify;">L’evento culturale è stato presieduto da monsignor <strong>Angelo Spinillo</strong>, Vescovo di Aversa, presidente della Commissione episcopale per il laicato della Conferenza Episcopale Italiana</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo i saluti di don <strong>Marcellino Cassandra</strong>, Parroco di San Sossio e Madonna del Pantano, si sono susseguiti 3 interventi di eminenti studiosi: <strong>Giovanna Abbagnara</strong>, giornalista e direttore di Punto Famiglia, il professor <strong>Luigi Borriello</strong> O.C.D., ordinario emerito di teologia spirituale e mistica nonché consultore teologo del Dicastero delle Cause di Santi, e la professoressa Stefania De Vito, docente di cultura biblica all’Università Lumsa di Roma</p>
<p style="text-align: justify;">Ha moderato la serata il sottoscritto, professor <strong>Carmine Matarazzo</strong>, psicologo e pedagogista, ordinario di teologia alla Pontiﬁcia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scopo del libro di Antonio Capasso, Dottore il Teologia e Specializzato alla Scuola di Alta formazione in Cause dei Santi, è quello di approfondire la proposta avanzata da Papa Francesco sulla santità coniugale, idea rilanciata poi con molta chiarezza dal cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero per le cause dei Santi. Mediante il matrimonio è possibile raggiungere la santità di vita secondo il Vangelo? I coniugi possono nel vincolo sacramentale santiﬁcarsi insieme? Il sacramento nuziale e la testimonianza di vita cristiana possono nella quotidianità portare alla santiﬁcazione dei coniugi a beneﬁcio della loro famiglia, della comunità ecclesiale, della società?</p>
<p style="text-align: justify;">Nella Chiesa esiste oggi più di sempre un’attenzione speciﬁca secondo le domande che ho formulato ovvero <em>mediante il matrimonio è possibile santiﬁcarsi? </em>Ci sono testimonianze già rese note dalla Chiesa e altre potrebbero afﬁorare. Quella coniugale è una santità feriale, ordinaria, radicalmente prossimale, insomma i coniugi che vivono radicalmente il Vangelo sono “i santi della porta accanto”, avrebbe affermato Papa Francesco.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio di Capasso entra nel vivo di diverse tematiche sulla santità e in modo chiaro persegue lo scopo di approfondire proprio la tematica della santità dei coniugi mediante il matrimonio. L’autore sottolinea come la santità vissuta dagli esseri umani mostra nella storia umana il volto incarnato dell’Amore trinitario ed è frutto della santità di Dio. Donne e uomini in tutti gli stati di vita non si innamorano di un ideale, ma rendono ragione con la loro vita dell’Agape che è Dio. In altre parole palesano alle compagne e ai compagni di viaggio l’incontro trasformante con il Signore risorto. Tale incontro con il Dio della Vita non avviene sempre con la stessa modalità e soprattutto secondo vie “istituzionali”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella comunità ecclesiale hanno origine, crescono e si consolidano le vocazioni alla vita cristiana come quella del matrimonio. In particolare le comunità parrocchiali non possono ridursi a mera organizzazione, ma sono il “luogo umano” dove le persone battezzate sperimentano la gioia della conversione, concretizzano l’incontro con se stessi alla luce del Vangelo, trovano nella quotidianità la giusta motivazione per andare in missione con lo scopo di annunciare e di testimoniare Cristo in famiglia, nei contesti lavorativi, nelle stesse comunità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/02/022.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13672" src="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/02/022.jpg" alt="022" width="7087" height="4725" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La santità è quindi opera del Signore che ci chiama ad essere coerenti con la “carta di identità” di ogni cristiano ovvero con le beatitudini. Il Vangelo non è una prescrizione oppure un mero libro di racconti. Tutta la Sacra Scrittura manifesta la Parola di Dio nelle parole umane e narra la bellezza dell’Amore di Dio nella concretezza del tempo e delle diverse situazioni umane. Ciò che caratterizza la vera svolta nella vita di una persona è la modalità con la quale si lascia penetrare dalla Parola di Dio e si mette sulla strada della conversione quotidiana. Nessun meccanismo, quindi, ma una dinamica progettuale che consente ad ogni persona battezzata di lasciarsi amare da Dio afﬁnché si rinnovi la sua presenza in mezzo a noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale progettualità, come ha ricordato spesso monsignor Orazio Francesco Piazza, Vescovo di Viterbo e membro del Dicastero per le Cause dei Santi, si potrebbe tradurre nell’invito/comando del Nazzareno quando afferma: <em>beati voi! </em>Le beatitudini evangeliche, sottolinea peraltro Capasso in questo libro, sono lo scopo della vita cristiana, manifestata nella gioia, che caratterizza ogni persona intenta a vivere la <em>sequela Christi</em>. La <em>felicità </em>è una promessa di Gesù già su questa terra, quella felicità di servire i fratelli e lodare Dio con la vita e con le opere. Il richiamo continuo di Papa Francesco a riconoscere i segni di santità nel quotidiano aiuta ciascuna persona battezzata come le intere comunità ad esercitarsi a cogliere <em>i segni di tale santità</em>, che è dono di Dio e contestualmente progettualità esistenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrive il Papa nell’esortazione apostolica <em>Gaudete et exsultate </em>al n. 8: «Lasciamoci stimolare dai segni di santità che il Signore ci presenta attraverso i più umili membri di quel popolo che “partecipa pure dell’ufﬁcio profetico di Cristo col diffondere dovunque la viva testimonianza di Lui, soprattutto per mezzo di una vita di fede e di carità”». Sullo sfondo di un tale pensiero ritroviamo il n. 12 della costituzione conciliare sulla Chiesa <em>Lumen gentium </em>che concentra la riﬂessione sull’azione profetica del Popolo di Dio. Proprio nella dinamica salviﬁca dell’incontro di Dio nella storia occorre concentrare il senso della fecondità salviﬁca della santità diffusa e quotidiana anche dei coniugi cristiani.</p>
<p style="text-align: justify;">La santità è la vocazione di ogni cristiano che trova nel <em>battesimo </em>la rigenerazione della vita perché conforme a quella di Cristo. Nelle relazioni Gesù, che ha intessuto lungo tutta la sua esistenza nella storia, ha mostrato come rinnovare i rapporti umani così da rendere la vita trasﬁgurata secondo il piano di amore di Dio Trinità. Ciò comporta un impegno sia nel discernimento sia nella vita quotidiana alla sequela del Vangelo. Gli stessi nubendi sono oggi invitati a sperimentare la bellezza del discernimento con gli <em>Itinerari catecumenali per la vita matrimoniale </em>offerti dal Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. La Chiesa infatti, secondo le indicazioni di Papa Francesco, deve oggi rimeditare sull’importanza del matrimonio e della famiglia e far riscoprire l’originaria vocazione della coppia cristiana consacrata nel sacramento del matrimonio, volta a vivere il Vangelo nella <em>koinonia </em>della famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-06-at-18.26.39.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-13679" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-06-at-18.26.39.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-02-06 at 18.26.39" width="1600" height="827" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel battesimo ogni persona nasce alla vita nuova e la consacrazione matrimoniale rende i coniugi discepoli-missionari del Vangelo dell’Amore nel loro speciﬁco stato di vita, così come hanno mostrato in modo eroico alcune coppie di coniugi, alcune delle quali sono stati testimoni radicali da essere martiri per la fede perﬁno con i loro ﬁgli. <em>Nel </em>matrimonio i coniugi possono vivere la vocazione cristiana se sanno mettersi sul sentiero di Dio, cogliendo la sua grazia e facendola fruttiﬁcare nella quotidianità del dono reciproco nella famiglia, nella società, nel mondo del lavoro, nella comunità cristiana. Collaborando attivamente ai doni connessi al sacramento, i coniugi sperimentano l’Amore che è Dio e crescono nella consapevolezza della missione a loro affidata, rispondendo generosamente alla vocazione con impegno e dedizione alla proposta del Vangelo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ben emerge in questo libro, Dio invita all’intima unione con sé senza chiedere alienazione dalle situazioni di vita nelle quali chiama ogni cristiano a vivere e a testimoniare la gioia evangelica. Anzi, grazie ai segni testimoniali visibili in particolare nelle coppie sante di coniugi, è evidente la genuinità della fede incarnata e della carità operosa. Nell’intimità degli intenti coniugali santiﬁcati dell’Amore sponsale della Trinità si palesa la vocazione unitiva e generativa della missione della coppia coniugale e della famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti nella vita quotidiana di molti coniugi cristiani gli atti ordinari diventano luogo e motivo di sanificazione e <em>nel matrimonio </em>la coppia si santiﬁca, ma può anche capitare che l’una o l’altro diventino motivo di sanificazione. Il riconoscimento di tali testimonianze rende affascinante e sempre attuale la vocazione cristiana al matrimonio nonostante le palesi crisi attuali o la sﬁducia sempre più marcata nel vincolo dell’unione sacramentale matrimoniale e nella vocazione della famiglia.</p>
<div id="attachment_13677" style="width: 4735px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/02/035.jpg"><img class="size-full wp-image-13677" src="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/02/035.jpg" alt="L'autore - Dott. Antonio Capasso" width="4725" height="7087" /></a><p class="wp-caption-text">L&#8217;autore &#8211; Dott. Antonio Capasso</p></div>
<p style="text-align: justify;">I coniugi cristiani testimoniano l’Amore di Dio non solo nel focolare domestico, ma annunciano il Vangelo nel proprio stato di vita, diventando loro stessi <em>segni </em>perché hanno avuto modo di sperimentare e essere affascinati da altri discepoli della Verità cristiana. Lasciarsi stimolare dai segni di santità signiﬁca lasciare emergere il desiderio di incontro, di dialogo, di conoscenza e amore di Gesù. Il cammino di santiﬁcazione, sottolinea l’autore del libro, riguarda ogni persona battezzata e quindi anche la coppia di sposi, specialmente in rapporto a loro stessi e ai ﬁgli, proprio perché si incarna nella complessità di tante situazioni umane (cfr. LG 50), talvolta conﬂittuali e con il volto della prova, perché non si possono esclude difﬁcoltà e contrasti (cfr. 2Tm 4), come comporta un impegno a vivere gradualmente l’intima unione con Dio e una visibile <em>koinonia </em>con i fratelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei santi quindi la Chiesa mostra la sua vocazione originaria che è quella di servire con fedeltà il Vangelo dell’Amore incarnato in Gesù di Nazaret, come Leone XIV ha ribadito il 19 ottobre 2025. Le stesse dichiarazioni di santità dovrebbero avvenire in modo più copioso se tutti i discepoli del Risorto sapessero vivere coerentemente la sequela. Quante rappresentazioni del Paradiso lasciano cogliere la bellezza di Dio che si rende manifesta nella testimonianza dei suoi ﬁgli?</p>
<p style="text-align: justify;">La foto di copertina del libro ha proprio l’intento di mostrare una rappresentazione artistica del Paradiso, abitata da una nutrita schiera di santi e di beati. Si tratta di un affresco che decora la cupola della Cappella del Tesoro di San Gennaro, ubicata nella Cattedrale di Napoli. Questo lavoro, costato ben seimila ducati, fu ultimato nel 1643. Un “arioso decoro”, come scriveva il noto e compianto storico della Chiesa, Ugo Dovere, realizzato dal pittore emiliano Giovanni Lanfranco (1582-1647), molto noto a Napoli nel XVII secolo. Questa rappresentazione artistica raffigura il Paradiso “affollato” e “luminoso” con numerose ﬁgure di santi e beati, che esprimono la grandezza dell’Amore di Dio nella testimonianza della santità umana.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni via di santiﬁcazione compresa quella <em>mediante il matrimonio </em>richiede la dote della pazienza, soprattutto e prima con sé stessi; la dote del saper attendere e del portare il peso di questo lento percorso, come scrive Efrem Siro: «Se vuoi fare un viaggio verso un’altra terra, una terra lontana, [...] non puoi lasciarti dietro tutta l’estensione della strada in un istante, ma fai un certo numero di passi, e giungi così, a poco a poco e con fatica, alla terra che brami. [...] Non temere per un buon inizio della bella strada che conduce alla vita: abbi soltanto la più seria volontà di entrare in tale strada, e sii pronto. Presto essa si spianerà davanti ai tuoi piedi, passerai con gioia e contentezza da una tappa all’altra, e a ciascuna i passi della tua anima si faranno più saldi». Nei coniugi cristiani come per ogni persona battezzata la scoperta di carismi e di ministeri conduce a una consapevolezza sempre più radicata della propria identità e missione, ma porta anche a una progressiva trasformazione che consente di vivere una <em>vita beata </em>già su questa terra secondo l’invito di Gesù.</p>
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		<title>Vesperies, tornano gli incontri pomeridiani a Capodimonte</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jan 2026 16:29:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Giustiniano]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[capodimonte]]></category>
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		<description><![CDATA[Nell’Università medievale era detta “Vesperies” la lezione pomeridiana tenuta dal Maestro. Egli iniziava la propria funzione specifica tenendo le lezioni magistrali e stabilendo quelle da disputare. A partire dallo scorso dicembre, anche la Sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Donnaregina, dedica alcuni pomeriggi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/2016-10-04-18.16.46-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11948" src="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/2016-10-04-18.16.46-1.jpg" alt="2016-10-04-18-16-46-1" width="887" height="662" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nell’Università medievale era detta <strong>“<em>Vesperies</em>”</strong> la lezione pomeridiana tenuta dal Maestro. Egli iniziava la propria funzione specifica tenendo le lezioni magistrali e stabilendo quelle da disputare.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire dallo scorso dicembre, anche la <strong>Sezione San Tommaso d’Aquino</strong> della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Scienze Religiose <strong>Donnaregina</strong>, dedica alcuni pomeriggi alla discussione su temi di attualità per la Chiesa e per il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni esperti riflettono ad alta voce, in vista di un dibattito pubblico, i temi di volta in volta affrontati. Ogni incontro prevede due fasi: una espositiva, con l’intervento dell’esperto; l’altra, di libero dibattito tra esperto e intervenuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo incontro si svolgerà giovedì<strong> 8 gennaio</strong> 2026, <strong>dalle ore 17 alle 18.30</strong>, nella sede della Facoltà Teologica a Capodimonte, e sarà ospite <strong>padre Luigi Sabbarese</strong>, uno dei massimi esperti del Diritto nella Chiesa. Tema: <strong>“<em>Diritto canonico digitale</em>”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">«Questi incontri – spiega monsignor <strong>Antonio Foderaro</strong>, <strong>decano del</strong><strong>la Sezione San Tommaso</strong> – esplorano una serie di temi attuali, tra cui la sinodalità digitale e le sfide poste dall’intelligenza artificiale. Si analizza, inoltre, la promulgazione digitale delle leggi canoniche e la protezione della privacy religiosa, approfondendo l’evangelizzazione e la catechesi online». Tra gli argomenti che si tratteranno ci sono anche i reati digitali canonici, la tutela dei minori nel contesto digitale e le implicazioni del digitale nella disciplina matrimoniale e nei processi di nullità del matrimonio.</p>
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		<title>Con &#8220;Francesco. Il primo italiano&#8221; Aldo Cazzullo conquista l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2025 19:01:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alfonso Petrone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Cazzullo]]></category>
		<category><![CDATA[francescanesimo]]></category>
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		<category><![CDATA[Francesco il primo italiano]]></category>
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		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[saggio]]></category>
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		<description><![CDATA[Francesco. Il primo italiano di Aldo Cazzullo HarperCollins prezzo: €19.50 Incontrare Aldo Cazzullo al termine del suo intervento (presentazione del suo libro) nell’ambito del festival Francescano a Bologna, a fine settembre 2025, in una Piazza Maggiore gremita, è stata una esperienza emozionante ricca di tanti spunti di riflessione. Avere il piacere di scambiare con lui [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/il-primo-italiano.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13649" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/11/il-primo-italiano.jpg" alt="il primo italiano" width="298" height="324" /></a></p>
<p><em><strong>Francesco. Il primo italiano</strong></em></p>
<p><strong>di Aldo Cazzullo</strong></p>
<p><strong>HarperCollins</strong></p>
<p><strong>prezzo: €19.50</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Incontrare Aldo Cazzullo al termine del suo intervento (presentazione del suo libro) nell’ambito del festival Francescano a Bologna, a fine settembre 2025, in una Piazza Maggiore gremita, è stata una esperienza emozionante ricca di tanti spunti di riflessione. Avere il piacere di scambiare con lui qualche pensiero sul suo libro, mi ha spinto a leggere con cura la sua opera.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho ascoltato un uomo appassionato della vita di Francesco, un cercatore di quel carisma della fratellanza universale fatta di incontri, dialogo, confronto.</p>
<p style="text-align: justify;">Aldo Cazzullo (nato ad Alba nel 1966) è giornalista e uno dei più noti intellettuali mediatori del panorama culturale italiano. Dopo quindici anni a “<em>La Stampa”</em>, dal 2003 è inviato speciale ed editorialista del <em>Corriere della Sera</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo libro molto bello, ricco di storie documentate, lo scrittore regala un ritratto del santo d’Assisi in occasione degli 800 anni dalla sua morte; lo fa con delicatezza e raffinatezza intellettuale, tracciando la vita del Santo come colma di umanità, capace di elevare con il suo esempio, la sua testimonianza, l’uomo di ogni tempo a Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Cazzullo, individua e esprime il meglio della vita di San Francesco: l’amore per il prossimo, il rispetto per tutte le creature, la cortesia, il buon umore; racconta la vita straordinaria di Francesco, la giovinezza piena di ideali cavallereschi, la rottura con il padre, la spoliazione, l’incontro con il Papa, fino al grande mistero: le stimmate.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci dice che: “Nel libro racconto la storia di San Francesco, l’ho chiamato il primo italiano perché Francesco è stato il fondatore dell’identità italiana, è stato il primo a scrivere una poesia in italiano, il Cantico delle creature, ha inventato il presepe e reinventato il teatro: le sue prediche erano delle performance”.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui stesso nel suo libro afferma: “Di uomini così, ne nasce uno ogni mille anni. Duemila anni fa abbiamo avuto Gesù. Nel millennio precedente avevamo avuto Buddha. Nel millennio successivo abbiamo avuto san Francesco. Vedremo cosa ci attende ora, in questo millennio appena cominciato. Che, se non daremo retta a san Francesco, per l’umanità potrebbe essere l’ultimo.”</p>
<p style="text-align: justify;">La bellezza di questa opera dello scrittore, si cela nella capacità di trasformare una figura medievale, quella di Francesco, in un testimone attuale, capace di dare risposte di senso all’umanità di oggi, offrire un modello spirituale e civile per i tempi contemporanei.</p>
<p style="text-align: justify;"> S. Francesco è reso attuale per il suo calarsi nell’umanità di ogni tempo, specie in quella attraversata da fragilità, capace di essere feritoia per lasciar passare la luce che alimenta nuova speranza.</p>
<p style="text-align: justify;">Interessante la sua riflessione sulla visione di Francesco, sul nocciolo del francescanesimo, che non è solo la povertà nelle sue diverse sfaccettature, non è solo l’amore, ma l’idea che nessuno si salva da solo. Ognuno si salva con il resto dell’umanità e della creazione; ci si salva salvando gli altri e salvando il mondo. Il modello che francesco indica non è al vertice, è al fondo della scala sociale: sono gli umili, i deboli, i malati, coloro che non hanno nulla. Mentre le fonti di inimicizia, di guerra, di odio tra gli uomini, sono proprio il denaro, il potere, le disuguaglianze, le ingiustizie.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel libro emerge una visione di Francesco mai punitiva: Francesco ama il prossimo, ama la creazione, non considera nemico nessun essere umano, nessuna creatura di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Un invito alla fratellanza universale, come via per costruire un mondo più umano e giusto.</p>
<p style="text-align: justify;"> Come scrive Cazzullo: &#8220;Il vero miracolo di San Francesco è far vedere che possiamo cambiare vita, possiamo migliorare noi stessi&#8221;.</p>
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		<title>Un balbuziente in cattedra, la storia di Mattia dalla paura alla leadership</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Aug 2025 15:16:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le Parole del Potere è un libro che nasce da una storia vera, quella di Mattia Della Rossa, classe 1980, un ragazzo balbuziente che è riuscito a diventare leader nel settore della formazione professionale. Non è solo la sua storia, ma, come ama dire l&#8217;autore, anche «quella di chi, almeno una volta, si è sentito bloccato, inascoltato, fuori posto». È la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="color: #0a385c; text-align: justify;" data-start="122" data-end="279"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/08/WhatsApp-Image-2025-07-19-at-10.47.58.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-13621" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/08/WhatsApp-Image-2025-07-19-at-10.47.58.jpeg" alt="WhatsApp Image 2025-07-19 at 10.47.58" width="1127" height="1600" /></a></p>
<p style="color: #0a385c; text-align: justify;" data-start="122" data-end="279"><span style="color: #000000;"><em>Le Parole del Potere</em> è un libro che nasce da una storia vera, quella di Mattia Della Rossa, classe 1980, un ragazzo balbuziente che è riuscito a diventare leader nel settore della formazione professionale. Non è solo la sua storia, ma, come ama dire l&#8217;autore, anche «quella di chi, almeno <span style="color: #333333;">una volta, si è sentito bloccato, inascoltato, fuori posto».</span></span></p>
<p style="color: #0a385c; text-align: justify;" data-start="122" data-end="279"><span style="color: #333333;">È la storia di un riscatto, non tanto da una condizione, ma soprattutto da una paura: «<span style="font-weight: bolder;" data-start="256" data-end="276">paura di parlare</span>. Non solo nel senso fisico, ma emotivo: <span data-start="321" data-end="341">paura di espormi</span>, di essere frainteso, di non essere all’altezza. <em data-start="395" data-end="417">Le Parole del Potere</em> nasce da quella paura, ma anche dalla voglia di <span data-start="470" data-end="486">trasformarla</span>. È il mio modo per <span data-start="510" data-end="533">restituire qualcosa </span>a chi oggi si sente come mi sentivo io: <span data-start="578" data-end="616">bloccato, fuori posto, in silenzio</span>. Scriverlo è stato difficile. Ma ancora più difficile è stato <span data-start="687" data-end="711">stare zitto per anni</span>». </span></p>
<p style="color: #0a385c;" data-start="284" data-end="431"><span style="color: #333333;">Per questo Mattia definisce il suo libro come «una dichiarazione», ovvero «il momento in cui ho smesso di nascondermi e ho iniziato a trasformare la mia voce in qualcosa che può servire agli altri».</span></p>
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		<title>L&#8217;antico poeta e il giovane archeologo tra le rovine di Pompei</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jan 2025 12:44:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[antica pompei]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Lopresti]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo romanzo narra la storia di un giovane archeologo che, nel tentativo di riportare alla luce i resti di un’antica villa pompeiana, si imbatte in alcuni incredibili documenti sulla vita di un poeta della Roma antica, a noi ancora sconosciuto. Questi ritrovamenti gli consentono di scrivere una sorta di biografia su quest’uomo. Ecco, dunque, intrecciarsi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/01/WhatsApp-Image-2025-01-24-at-11.43.45.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-13584" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/01/WhatsApp-Image-2025-01-24-at-11.43.45.jpeg" alt="WhatsApp Image 2025-01-24 at 11.43.45" width="737" height="1080" /></a>Questo romanzo narra la storia di un giovane archeologo che, nel tentativo di riportare alla luce i resti di un’antica villa pompeiana, si imbatte in alcuni incredibili documenti sulla vita di un <strong>poeta della Roma antica</strong>, a noi ancora sconosciuto. Questi ritrovamenti gli consentono di scrivere una sorta di biografia su quest’uomo. Ecco, dunque, intrecciarsi due storie: quella del <strong>giovane archeologo</strong> Francis Esposito e quella del poeta romano riscoperto e portato alla ribalta dagli scavi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>TRAMA</strong> &#8211; Attraverso l’emozionante ricerca archeologica di Francis, riemergono dalle ceneri del <strong>Vesuvio</strong> frammenti e scritti mirabili di questo sconosciuto poeta che ne fanno comprendere tutta la sua sensibilità artistica e la genialità di pensiero. Si vengono così a conoscere tutte le idee, la filosofia, l’arte creativa di un uomo a tutti sconosciuto, del quale l’archeologo riscopre una visone del mondo molto moderna e attuale. Infatti questo poeta, <strong>Caio Publio Tesio</strong>, mostra come già all’epoca dei Flavi, Roma fosse tesa al raggiungimento dell’ambizioso obiettivo di stabilire una pace universale in cui i valori, religiosi, culturali, civili di tutti i popoli dell’impero, potessero fondersi tra loro. Publio Tesio incarna quel pensiero nuovo e moderno che non vedeva più la grandezza di Roma nelle sue leggi, nella sua potenza bellica, nella sua capacità di sottomettere con la forza ogni altro popolo e di distruggere le culture avverse, ma la riconosceva nella sua nuova abilità di avvicinare le diverse culture per trarne un unico pensiero fondato sul rispetto della persona umana. Un ecumenismo affascinante ed una universale tolleranza sicuramente ispirata dai frequenti contatti con gli ebrei della diaspora e dalla diffusione del pensiero cristiano che andava rapidamente propagandosi nell’impero. Non a caso Caio Publio Tesio sposerà una donna di origini semite e adotterà una bambina cristiana. Tutta la trama del romanzo si sviluppa su questo immaginario incontro storico reso possibile dall’archeologia tra il giovane studioso Francis Esposito e il poeta Tesio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SIGNIFICATI</strong> &#8211; L’archeologia diventa così pretesto e scenario che permette a questi due uomini di ricongiungersi incredibilmente oltre le <strong>barriere del tempo</strong> e dello spazio. Si tratta, dunque, di un romanzo di fantasia che, tuttavia, diviene occasione per far meglio conoscere anche alcuni personaggi, eventi e luoghi storicamente reali. Il romanzo mantiene alta l’attenzione e la curiosità del lettore rivelando solo nelle ultime righe quale è stata la sorte di Tesio e della sua famiglia. Il testo, infatti, si conclude con la lettura da parte dell’archeologo Francis Esposito di una missiva inviata da Publio Tesio ad un amico per chiedergli consiglio sul da farsi lì a Pompei date le ripetute scosse di terremoto che si susseguivano in quei giorni e con la ricostruzione di quelli che probabilmente furono gli ultimi righi scritti da Tesio alla moglie e alla figlia. Questi ultimi frammenti riveleranno che lì, sotto le ceneri del Vesuvio, persero la vita Tesio ed alcuni amici intenti a celebrare i successi letterari del poeta nella sua lussuosa villa di Pompei, mentre le due donne, avevano trovato riparo a Baia, ove erano state inviate, per prudenza, dallo stesso Tesio, qualche tempo prima.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;AUTORE</strong> &#8211; Gianluca Lopresti nato a Napoli in data 08/11/1979. Attualmente è insegnante di Religione cattolica. Ha conseguito la Laurea in Giurisprudenza presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Napoli “Federico II” e le Lauree Triennale e Magistrale in Scienze Religiose presso l’ISSR “Donnaregina” di Napoli. Ha approfondito i suoi studi nell&#8217;ambito della storia cristiana ottenendo un Diploma di Master in studi storico religiosi sulle fonti del Cristianesimo antico, presso l’Università degli studi di Napoli “L’Orientale”. È stato docente di Diritto Ecclesiastico in relazione alla materia della Legislazione sui Beni Culturali presso l’ISSR “San Pietro” di Caserta. Ha collaborato come Cultore della Materia presso la Cattedra di Storia del Cristianesimo della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Napoli “L’Orientale” e presso la Cattedra di Diritto Ecclesiastico dell’Università eCampus di Novedrate (CO). È autore di alcuni saggi, pubblicazioni scientifiche relative argomenti storici, giuridici e teologici e di alcuni romanzi storico religiosi.</p>
<p>TITOLO: <strong>IL POETA DEGLI SCAVI. Storia di un anonimo artista pompeiano</strong></p>
<p>EDITORE: EDIZIONI DUEMME (TORRE DEL GRECO)</p>
<p>PREZZO: € 13,90</p>
<p>Brossura, pag. 200</p>
<p>Anno di pubblicazione 2024</p>
<p>CODICE ISBN 9788897577775</p>
<p><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/01/WhatsApp-Image-2025-01-24-at-11.44.29.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-13585" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/01/WhatsApp-Image-2025-01-24-at-11.44.29.jpeg" alt="WhatsApp Image 2025-01-24 at 11.44.29" width="770" height="1080" /></a></p>
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