Qualche mese fa, ho avuto modo di leggere il libro di PIF dal titolo “Dio perdona a tutti”. Devo dire che è un libro che si legge tutto d’un fiato, alimenta curiosità, suscita domande, propone un percorso di scoperta. L’autore sembra chiedere: “se Dio perdona davvero tutti, che cosa significa per noi comportarci bene?”
La sua risposta giunge attraverso una trama intrigante: Il protagonista è Arturo, un giovane agente immobiliare palermitano, abituato a vivere in modo abbastanza superficiale e concentrato soprattutto sul lavoro, sul divertimento e sulle relazioni.
La sua vita cambia quando incontra Lei, una ragazza di cui si innamora. Per conquistarla, Arturo decide di seguire seriamente i principi del Vangelo e di comportarsi secondo gli insegnamenti cristiani, anche quando questo significa fare scelte difficili o andare contro le proprie abitudini.
Da qui nasce una situazione spesso comica e paradossale: Arturo cerca di applicare alla vita quotidiana concetti come il perdono, l’amore verso il prossimo e l’aiuto ai più deboli. Il suo percorso lo porta progressivamente a interrogarsi su ciò che conta davvero nella vita.
Nel libro la fede non viene presentata come un insieme di regole da applicare meccanicamente. Al contrario, il protagonista si trova davanti alla distanza tra ciò che si dice di credere e ciò che si riesce realmente a vivere.
E qui c’è il paradosso: se il perdono è sempre possibile, non significa che le nostre azioni non abbiano conseguenze. Il perdono non cancella automaticamente il male fatto, né evita la responsabilità verso gli altri. Piuttosto, introduce l’idea che una persona non sia definitivamente identificabile con i propri errori. Per questo il titolo è quasi una provocazione: “Dio perdona tutti” non vuol dire “allora possiamo fare quello che vogliamo”.
Vuol dire piuttosto: anche quando sbagliamo, la possibilità di cambiare non viene completamente perduta.
Una mia chiave di lettura mi porta a considerare che la fede viene messa alla prova non nei grandi discorsi religiosi, ma nelle piccole scelte quotidiane.
C’è anche una certa ironia tipica di Pif: il titolo sembra quasi una frase semplice e scherzosa, ma nasconde una domanda seria: se Dio perdona tutti, noi siamo capaci di perdonare gli altri?
In questo senso, il titolo si collega direttamente al percorso di Arturo: imparare a guardare gli altri con maggiore comprensione e a mettere in pratica il perdono, anziché limitarsi a parlarne.
