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	<title>Città del Monte</title>
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		<title>Liberi sotto la Grazia, presentazione a Napoli nell&#8217;attesa di Leone XIV</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2026 16:31:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[È disponibile in libreria e negli store online il libro Liberi sotto la grazia. Alla scuola di Sant’Agostino di fronte alle sfide della storia (Libreria Editrice Vaticana, pp. 560 euro 26). Questo testo raccoglie per la prima volta gli scritti e i discorsi di Robert Francis Prevost, oggi Papa Leone XIV, quando era il responsabile [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/05/Prevost.png"><img class="alignleft size-full wp-image-13708" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/05/Prevost.png" alt="Prevost" width="317" height="478" /></a>È disponibile in libreria e negli store online il libro <em>Liberi sotto la grazia. </em><em>Alla scuola di Sant’Agostino di fronte alle sfide della storia </em>(Libreria Editrice Vaticana, pp. 560 euro 26). Questo testo raccoglie per la prima volta gli scritti e i discorsi di Robert Francis Prevost, oggi Papa Leone XIV, quando era il responsabile degli Agostiniani a livello mondiale. Il libro viene pubblicato in occasione del primo anniversario dell’elezione del Pontefice statunitense su iniziativa dell’Ordine di Sant’Agostino.</p>
<p>Sono numerose e ricche le riflessioni proposte nel volume: il primato della vita interiore nella ricerca continua di Dio, a partire dallo studio e dalla preghiera; la convinzione che la comunione fra i credenti sia un elemento essenziale per una presenza cristiana incisiva nel mondo; il servizio gratuito alla Chiesa laddove si è chiamati a portare un contributo; la difesa dei poveri, la lotta per la giustizia e l’impegno per la pace come cartine di tornasole della propria adesione a Cristo.In questi testi il futuro Papa dispiega la sua visione del cristianesimo e del ruolo dei credenti in una società secolarizzata. Stella polare del suo argomentare, ricco di riferimenti letterari, filosofici e teologici, è l’insegnamento di sant’Agostino, di cui egli si è definito «figlio» appena eletto Pontefice. E del grande Dottore della Chiesa, genio indiscusso nell’armonizzare la ricerca umana della verità con la Rivelazione, Prevost si fa interprete fedele, attingendo dai suoi scritti la prospettiva tramite cui guardare con creatività e fiducia le sfide del nostro tempo. Capace di uno sguardo lucidamente ottimista sul futuro della fede, lontano da qualsivoglia nostalgia verso tempi passati migliori dell’oggi, Prevost considera decisivo per la proposta cristiana il valore della testimonianza di vita del credente, unica esigenza che il Vangelo richiede perché la parola di Cristo risuoni in modo eloquente nel mondo contemporaneo.</p>
<p><em>Liberi sotto la grazia </em>è in corso di traduzione in 30 Paesi nel mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Incontri con i lettori</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il libro <em>Liberi sotto la grazia </em>sarà presentato nei prossimi giorni in diverse città italiane: mercoledì 6 maggio a Roma alle ore 17 all’Istituto Augustinianum, presenti il cardinale Pietro Parolin, p. Joseph Farrell, Paolo Ruffini, Maria Grazia Calandrone e Andrea Tornielli; <strong>giovedì 7 maggio a Napoli alle ore 17 (Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale) con Nataša Govekar, d. Francesco Asti, p. Pasquale Incoronato, mons. Francesco Beneduce e p. Pasquale Cormio</strong>; venerdì 8 maggio a Firenze (ore 17.30) al Centro Internazionali di Studi Leone XIV con Paolo Ruffini e p. Giuseppe Pagano; domenica 10 maggio (ore 19) nella rassegna Acta Diurna a San Bonifacio (VR) con Lorenzo Fazzini e Stefano Filippi; sabato 16 maggio al Salone Internazionale del Libro di Torino (ore 12.45) con p. Joseph Farrell, Annalisa Cuzzocrea e Paolo Ruffini; venerdì 12 giugno a Lodi (Festival «Un fiume di libri») con mons. Cesare Pagazzi e Lorenzo Fazzini (ore 21).</p>
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		<title>Portici al voto, Teodonno incontra la cittadinanza</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 10:10:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità ed Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Claudio Teodonno candidato Sindaco della coalizione di centrosinistra per le elezioni amministrative del 24 e 25 maggio prossimo, coalizione formata da Partiti e Liste civiche, lo scorso 27 aprile, il giorno dopo la presentazione ufficiale delle liste, ha riunito i candidati al Consiglio Comunale nel cuore della città (piazzale Brunelleschi). Bagno di folla e strette [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Claudio Teodonno</strong> <strong>candidato Sindaco</strong> della coalizione di centrosinistra per le elezioni amministrative del 24 e 25 maggio prossimo, coalizione formata da Partiti e Liste civiche, lo scorso 27 aprile, il giorno dopo la presentazione ufficiale delle liste, ha riunito i candidati al Consiglio Comunale nel cuore della città (piazzale Brunelleschi).</p>
<p style="text-align: justify;">Bagno di folla e strette di mano per Teodonno che già nei giorni scorsi aveva incontrato tantissimi cittadini e avviato una serie di incontri nella sede elettorale &#8211; in via Libertà 132 &#8211; con le categorie economiche e le parti sociali della città. Ieri è stata anche un’occasione per far visita ai banchetti allestiti in strada dalle forze politiche che lo sostengono per illustrare i punti del programma della coalizione che si presenta agli elettori con lo slogan “<strong>il Progresso Continua”. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/04/Immagine1.png"><img class="alignleft size-full wp-image-13704" src="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/04/Immagine1.png" alt="Immagine1" width="635" height="475" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Con San Francesco a scuola di ecologia integrale</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 14:24:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Gravina]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità ed Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[donnaregina]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia integrale]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
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		<category><![CDATA[VIII centenario]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è concluso ieri, martedì 24 marzo 2026, presso l’oratorio San Domenico Savio di Ercolano (NA), il percorso “Dalla terra la vita. Ecologia integrale e mitezza nel Cantico delle Creature di San Francesco”, ispirato all’omonimo libro di Francesco Del Pizzo pubblicato dalla editrice Ave, che ha visto centinaia di studenti delle scuole secondarie di secondo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si è concluso ieri, martedì 24 marzo 2026, presso l’oratorio San Domenico Savio di Ercolano (NA), il percorso <strong><em>“Dalla terra la vita. Ecologia integrale e mitezza nel Cantico delle Creature di San Francesco”</em></strong>, ispirato all’omonimo libro di <strong>Francesco Del Pizzo</strong> pubblicato dalla editrice Ave, che ha visto <strong>centinaia di studenti</strong> delle scuole secondarie di secondo grado dell’area vesuviana impegnati, sotto la guida dei loro docenti, in un cammino di reinterpretazione del pensiero e dell’opera di San Francesco d’Assisi. Il <strong>percorso di formazione e orientamento</strong>, voluto dal direttore dell’<strong>Istituto Superiore di Scienze Religiose “Donnaregina” </strong>di Napoli, <strong>Don Pasquale Incoronato</strong>, in occasione dell’VIII centenario del transito di San Francesco, e organizzato dai docenti <strong>Raffaele Carofano </strong>e<strong> Michele Giustiniano</strong>, specialisti dell’IRC, è terminato con una giornata di riflessioni e confronto tra gli studenti, i docenti e l’autore del volume.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-24-at-20.10.13.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-13695" src="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-24-at-20.10.13.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-03-24 at 20.10.13" width="1600" height="900" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Cinque gli Istituti superiori dell’area vesuviana che hanno ricevuto l’<strong>attestato di merito </strong>finale per aver portato brillantemente a termine il percorso, iniziato settimane prima nelle rispettive aule attraverso la lettura dell’opera e la rielaborazione dei concetti in prodotti in linea con la vocazione del proprio specifico percorso di studi e con le inclinazioni personali degli studenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-25-at-14.28.42-1.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-13697" src="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-25-at-14.28.42-1.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-03-25 at 14.28.42 (1)" width="1600" height="1200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Nacque al mondo un sole”</em> è il titolo, ispirato al Canto XI della Divina Commedia, scelto dagli studenti della sezione <strong>architettura e ambiente</strong> del <strong>liceo artistico dell’Istituto F. Degni di Torre del Greco (NA)</strong> per il trittico di tavole pittoriche rappresentante episodi salienti della vita del poverello di Assisi, che gli allievi hanno realizzato in aula sotto la guida del professor Michele Giustiniano, mentre i loro compagni della sezione di <strong>design del gioiello</strong> (indirizzo raro) dello stesso istituto hanno elaborato un originale ostensorio ispirato agli elementi del Cantico delle Creature, indirizzati dalle professoresse Carmela Liguoro e Annalisa Longobardi e ispirati dalle musiche del professor Giacomo Panariello. Gli alunni dell’Istituto liceale <strong>Q. Orazio Flacco di Portici</strong> (NA), guidati dai professori Raffaele Carofano e Giusy Palazzo, hanno invece contribuito al successo dell’iniziativa con coreografie e letture dal titolo <em>“Il Cantico che ci spoglia”</em>, cui hanno fatto seguito il reading <em>“Il Cantico frontiera di fraternità politica e amicizia”</em> degli alunni del <strong>liceo scientifico F. Silvestri di Portici</strong>, coordinati dal professor Mario Ascione, e quello degli studenti del <strong>liceo statale C. Urbani di San Giorgio a Cremano</strong> (NA), diretti dalle professoresse Maria De Marinis e Giuseppina Urciuolo, denominato <em>“Il Cantico che ci ri-veste”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-25-at-14.28.43.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-13696" src="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-25-at-14.28.43.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-03-25 at 14.28.43" width="1200" height="1600" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">«Una mattinata emozionante e coinvolgente. I ragazzi hanno restituito molto di più di quanto abbia potuto loro trasmettere. Hanno dato senso ad una lettura e reinterpretazione del Cantico per niente banale, piena delle loro vite e delle loro storie. Interrogativi profondi che riguardano il senso dello stare al mondo e che non possono lasciarci indifferenti poiché abbiamo di fronte giovani che desiderano vivere in modo diverso ed autentico. In questo tempo di brutture e storture provocate da guerre e ingiustizie sono il cantico di una bellezza che resiste proprio nella dimensione francescana più autentica. Sono grato a questi studenti e ai loro docenti e chissà che non possa nascere un progetto di collaborazione e di racconto dell’iniziativa vissuta insieme» ha commentato l’autore <strong>Francesco Del Pizzo</strong>, coordinatore dell’ambito educazione dell’Arcidiocesi di Napoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Grande entusiasmo nel finale per la performance in lingua napoletana dal titolo <em>“Il Cantico della Speranza”</em>, interpretata dagli studenti dell’<strong>Istituto R. Scotellaro di San Giorgio a Cremano </strong>(NA), guidati dalle professoresse Elena Damiano, Anna Scognamiglio e Rosa Parlante.</p>
<p style="text-align: justify;">«Una giornata di primavera – ha concluso <strong>Don Pasquale Incoronato</strong> – ricca del protagonismo dei nostri ragazzi. Quando ero giovane ero affascinato da una frase: <em>la fantasia al potere</em>! La mattinata del 24 Marzo ho visto tutto ciò realizzato dai ragazzi dei nostri licei e istituti superiori con i loro professori. Hanno riletto il libro con fantasia, genialità e freschezza di idee proposte. Abbiamo respirato vento di primavera, vento di gioventù».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-25-at-14.28.42.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-13698" src="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-25-at-14.28.42.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-03-25 at 14.28.42" width="1600" height="1200" /></a></p>
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		<title>Rosalba Le Favi. La sera come spazio della parola</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 06:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Galgano]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Vi è un tempo del giorno in cui le parole cambiano consistenza. Non è più l’ora della corsa, della funzione, della precisione necessaria dei gesti quotidiani. È il tempo in cui la voce rallenta, si siede, si lascia attraversare dai ricordi e dagli incontri. Dai visi come specchi o superfici. È proprio questo tempo – [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Vi è un tempo del giorno in cui le parole cambiano consistenza. Non è più l’ora della corsa, della funzione, della precisione necessaria dei gesti quotidiani. È il tempo in cui la voce rallenta, si siede, si lascia attraversare dai ricordi e dagli incontri. Dai visi come specchi o superfici. È proprio questo tempo – sospeso, conviviale, quasi domestico e intimo – che la raccolta <em>Metti una sera…</em> di Rosalba Le Favi assume come orizzonte di simbolo e poiesi. Il libro, pubblicato nel 2026, da New Press Edizioni nella collana diretta da Vincenzo Guarracino, condensa una sorta di diario lirico della quotidianità, dove la poesia diventa strumento di ascolto e registrazione del reale.</p>
<p>Non si tratta tuttavia di un semplice resoconto dell’esperienza: la scrittura di Le Favi lavora sulla materia della vita trasformandola in una trama di voci, ricordi e scene, quasi fosse una lunga conversazione che attraversa luoghi, persone e tempi diversi.</p>
<p>La prefazione di Eliza Macadan coglie con precisione questo movimento: la raccolta procede come una “serata condivisa”, dove la realtà si presenta in frammenti, episodi, incontri improvvisi. La poesia non cerca un centro stabile; preferisce invece l’energia del flusso, dell’incontro, della memoria che si accende all’improvviso.</p>
<p>È la sua scelta di campo: la poesia nasce dall’ordinario. Non dall’evento straordinario o dalla visione simbolica, ma dalla materia minuta dell’esistenza quotidiana. Le Favi osserva il mondo con uno sguardo che è insieme narrativo e affettivo. Tavole apparecchiate, conversazioni tra amici, incontri scolastici, ricordi di viaggio, frammenti di dialogo: tutto entra nel tessuto del verso senza gerarchie. La poesia si costruisce così come archivio vivente della vita vissuta: «Silenzi adusati / all’ombra della sera / vorrei guardarti / nell’anima e tu pensi / ancora di essere / nel giusto. / Dov’e il problema? / Dove la voglia / non incombe / e tu sei lì / a ridestar la sorte».</p>
<p>Nei testi della raccolta si incontrano luoghi concreti – città, ristoranti, piazze – e figure reali, spesso tratte dalla vita sociale o culturale contemporanea.</p>
<p>Questo continuo attraversamento del reale produce una scrittura fortemente ancorata all’esperienza, che rifiuta la rarefazione lirica per sfiorare invece una dimensione narrativa e dialogica. Il lettore ha la sensazione di partecipare a una lunga conversazione, dove la poesia nasce proprio nel momento in cui la vita viene raccontata e accade, nello stesso tempo.</p>
<p>La sera, allora, rappresenta qui una vera e propria metafora esistenziale. È il tempo del bilancio e del racconto, il momento in cui la giornata si raccoglie in memoria. È anche il tempo della convivialità: il tempo delle cene, delle confidenze, delle parole che scorrono senza fretta. In molte poesie della raccolta questo spazio temporale diventa una sorta di teatro, dove le relazioni umane si mostrano nella loro autenticità: «Noi siamo oltre il memoriale / della maestra che copia. / A tavola rotonda rettangolare / la serata e cominciata / tra urla e sollazzi, / tra minerale e naturale. / Difficile annotar ispirazione / d’ogni sorta quando c’è una rosa / di disagio che ondeggia».</p>
<p>Nei testi dedicati agli incontri tra amici o colleghi, la poesia assume la scena del mondo. Le voci si alternano, le battute si intrecciano, la realtà appare come una sequenza di micro-eventi che la scrittura registra con una sensibilità insieme ironica e affettuosa. Questa dimensione teatrale non sorprende se si considera la formazione artistica dell’autrice, che accanto alla poesia ha coltivato anche il teatro e la performance. La pagina poetica conserva infatti qualcosa del ritmo e della presenza della scena.</p>
<p>Pertanto, la poesia di Le Favi si distingue per un forte elemento di oralità. Molti testi sembrano nascere direttamente dalla voce: dialoghi, interiezioni, battute, frammenti di discorso entrano nella struttura del verso senza mediazioni. Il risultato è una scrittura che conserva il movimento spontaneo della conversazione.</p>
<p>Questa scelta stilistica produce una poesia irregolare e viva, lontana da qualsiasi rigidità formale. Il verso si accorcia o si allunga secondo il ritmo del pensiero e della parola. In alcuni momenti il testo assume quasi la forma di un flusso di coscienza, dove immagini, ricordi e osservazioni si susseguono senza soluzione di continuità. Non si tratta di disordine casuale: è piuttosto una modalità di rappresentazione della complessità del reale.</p>
<p>La vita, sembra suggerire l’autrice, non procede secondo schemi lineari; è fatta di deviazioni, ritorni, frammenti. La poesia diventa allora lo spazio in cui questa frammentarietà può essere accolta e trasformata in esperienza estetica.</p>
<p>Accanto alla dimensione conviviale emerge con forza un secondo nucleo tematico: il rapporto tra memoria e tempo, che attraversano linee fugaci. Il tempo scorre, le relazioni cambiano, i luoghi si trasformano. La poesia diventa allora uno strumento per trattenere ciò che rischia di scomparire. Il ricordo non è qui un semplice gesto nostalgico. È piuttosto un atto di resistenza contro l’oblio: «Non c’è bisogno / di attraversare mari / o interi paesi. / Guardi la parete / e un numero già fissa / il tuo destino se / di destino si può / parlare. / Gocce pregiate / ottuse menti / raccolgono insani / messaggi, / le voci corrono sopra / il soffitto / lentamente lo spazio / si alterna / al tuo ombelico / che grida. / Gioco di sedie / di bimbe nutrite / dalla vita / l’attimo rosa / colore assonnato / d’infanzia perduta / mi viene da piangere / a pensare al tempo trascorso / nell’aldilà mnemonico / del tempo».</p>
<p>Quando l’autrice evoca episodi della propria vita o momenti condivisi con altre persone, lo fa con una consapevolezza precisa: la scrittura può conservare ciò che il tempo tende a disperdere.</p>
<p>La memoria diventa quindi un elemento strutturale della raccolta, un filo che collega episodi e testi diversi, anche attraverso l’ironia. Le Favi osserva la realtà contemporanea con uno sguardo lucido e spesso divertito. La poesia registra discussioni politiche, commenti sulla società, battute scambiate durante una cena o un incontro tra amici. Questi elementi producono un effetto di realismo quasi documentario. Il mondo entra nella poesia con tutte le sue contraddizioni: la politica, i social media, i cambiamenti culturali, le tensioni del presente, per osservare e interpretare la realtà, configurarsi come gesto di cura, relazione: la scuola, ad esempio, con le sue dinamiche quotidiane, diventa uno spazio simbolico dove si riflettono le trasformazioni della società e le fragilità dell’esperienza umana.</p>
<p><em>Metti una sera…</em>, dunque, abita il mondo, porgendo un gesto di presenza, un modo per restare dentro ciò che accade. È già qui, nelle parole che scambiamo ogni sera. Nelle storie che raccontiamo, nel qui e ora, frangibile e solenne.</p>
<p><a href="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/03/51N3IQw-GVL._SL1500_.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-13685" src="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/03/51N3IQw-GVL._SL1500_.jpg" alt="51N3IQw-GVL._SL1500_" width="968" height="1500" /></a></p>
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		<title>San Francesco vive!</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 21:21:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alfonso Petrone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità ed Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[francescanesimo]]></category>
		<category><![CDATA[francescani]]></category>
		<category><![CDATA[ottavo centenario]]></category>
		<category><![CDATA[san francesco d'assisi]]></category>

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		<description><![CDATA[“Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, porta molto frutto” Gv.12,24 &#160; L’ostensione delle spoglie di San Francesco ad Assisi, in occasione dell’ottavo centenario della sua morte, rappresenta un evento storico e spirituale di grande rilevanza. Dal 22 febbraio al 22 marzo 2026, i fedeli avranno l’opportunità [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Se il chicco di grano caduto in terra non muore, </em></p>
<p><em>rimane solo; se invece muore, porta molto frutto” Gv.12,24</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’ostensione delle spoglie di San Francesco ad Assisi, in occasione dell’ottavo centenario della sua morte, rappresenta un evento storico e spirituale di grande rilevanza. Dal 22 febbraio al 22 marzo 2026, i fedeli avranno l’opportunità di venerare le spoglie del Santo, simbolo universale di pace, fraternità e amore. L’evento, approvato da Papa Leone XIV, si terrà nella Basilica di San Francesco ad Assisi. Questo momento di contemplazione e preghiera si radica nel messaggio evangelico del “seme che muore per portare frutto”, celebrando la vita come dono e testimonianza d’amore.</p>
<p>L’ostensione non è solo un evento devozionale, ma un messaggio potente per i credenti e per la società. Francesco vive e il suo spirito continua a operare in mezzo a noi, chiamandoci a essere costruttori di pace, custodi del creato e testimoni di un amore che non muore.</p>
<p>Un’esperienza che ci chiama a riconoscere come il dono di noi stessi nell’amore, mentre ci consuma, quando è vissuto in unione con Cristo, diventa il passaggio alla pienezza della Vita, che è la comunione con Dio Padre e con tutta l’umanità per l’azione dello Spirito santo- amore, principio e compimento dell’unità.</p>
<p>“<em>L’amore non è amato</em>”: continua ad essere il grido silenzioso di Francesco e allo stesso tempo la sua attualità; una frase breve, quasi disarmante, ma capace di attraversare i secoli con una forza sorprendente. Non è uno slogan, né una semplice lamentela spirituale. È un grido, intimo e universale allo stesso tempo, che interroga il cuore dell’uomo di ogni epoca.</p>
<p>Secondo la tradizione francescana, Francesco pronunciò queste parole piangendo, ritirato in preghiera. Il suo dolore non nasceva da un’offesa personale, ma dalla consapevolezza che l’Amore – Dio stesso – si dona senza misura e non viene riconosciuto, accolto, ricambiato. È un paradosso profondo: ciò che sostiene il mondo viene ignorato dal mondo stesso.</p>
<p>L’“amore” di cui parla Francesco non è un sentimento vago o romantico. È amore gratuito, incarnato, concreto, che si fa servizio, perdono, umiltà. È l’amore che si abbassa, che sceglie la povertà, che si espone alla fragilità. Proprio per questo, spesso, non viene compreso: richiede conversione, rallentamento, uno sguardo diverso sulla vita.</p>
<p>Ma questa frase non riguarda solo Dio. È anche uno specchio dell’esperienza umana. Quante volte l’amore, oggi, non è amato? Quando viene ridotto a possesso, consumo, convenienza. Quando si cerca l’utile invece del vero, l’apparenza invece della profondità. In una società che corre, l’amore autentico appare scomodo: chiede tempo, ascolto, pazienza.</p>
<p>Eppure, il lamento di Francesco non è disperazione. È chiamata. Dire “l’amore non è amato” significa anche invitare ciascuno a diventare risposta. Amare dove l’amore manca. Riconoscere l’amore ricevuto. Vivere in modo tale che l’amore, finalmente, sia amato.</p>
<p>In questo senso, l’invocazione di S. Francesco è radicalmente attuale. Non accusa, non condanna: sveglia. Ci chiede se siamo ancora capaci di stupirci davanti all’amore gratuito, di accoglierlo senza difese, di testimoniarlo con la vita. Perché forse il mondo non ha meno amore di prima, ma meno occhi capaci di riconoscerlo.</p>
<p>E allora la domanda resta aperta, rivolta a ciascuno di noi:</p>
<p>Se l’amore non è amato, io come rispondo?</p>
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		<title>Il principio e il progetto di ogni speranza. Con Giorgio La Pira, parole e visioni per le sfide del nostro tempo</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 08:46:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Galgano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri parole emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio La Pira]]></category>
		<category><![CDATA[Il principio e il progetto di ogni speranza]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Micellli]]></category>

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		<description><![CDATA[Il principio e il progetto di ogni speranza. Con Giorgio La Pira, parole e visioni per le sfide del nostro tempo A cura di Luca Micelli, prefazione di Pietro Domenico Giovannoni Roma, Edizioni Ave, 2025 Recensione di ERIKA MARCANTONIO In un tempo storico segnato da una diffusa crisi della speranza – spesso ridotta a sentimento privato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il principio e il progetto di ogni speranza. Con Giorgio La Pira, parole e visioni per le sfide del nostro tempo</em><br />
A cura di Luca Micelli, prefazione di Pietro Domenico Giovannoni<br />
Roma, Edizioni Ave, 2025</p>
<p><strong>Recensione</strong> di ERIKA MARCANTONIO</p>
<p>In un tempo storico segnato da una diffusa crisi della speranza – spesso ridotta a sentimento privato o a fragile ottimismo – il volume <em>Il principio e il progetto di ogni speranza. Con Giorgio La Pira, parole e visioni per le sfide del nostro tempo</em> si propone come un’operazione culturale e teorica ambiziosa: restituire alla speranza la sua densità storica, spirituale e politica, a partire dal pensiero e dalla testimonianza di Giorgio La Pira. L’assunto di fondo, esplicitato già nel titolo, è netto: la speranza non è evasione dal reale, ma principio generativo e progetto storico, capace di orientare l’agire personale e collettivo.</p>
<p>Il libro si colloca consapevolmente nel solco degli studi lapiriani, ma ne supera l’impostazione meramente storica o commemorativa. La curatela di Luca Micelli costruisce infatti un percorso unitario che intreccia testi di La Pira e contributi interpretativi contemporanei (Pina De Simone, Elena Granata, Sebastiano Nerozzi, Nello Scavo, Sihem Djebbi) organizzati secondo una logica tematica che ne mette in luce coerenza interna e attualità teorica. Ne emerge una figura di La Pira come pensatore della storia, capace di tenere insieme interiorità spirituale e responsabilità pubblica e come scrive nella <em>Prefazione</em> di Giovannoni: «Nel clima di guerra che stiamo tornando a respirare in Europa, di fronte a politiche che smantellano lo stato sociale, faticosamente con le lotte del movimento operaio, Giorgio La Pira continua a scuotere le nostre coscienze».</p>
<p>L’architettura del volume è significativa. Dopo la prefazione e l’introduzione, che chiariscono il quadro ermeneutico complessivo, i contributi sono articolati attorno a nuclei concettuali forti: la vita interiore come fermento di speranza, la città come luogo antropologico e politico della speranza, il lavoro e la giustizia sociale come criteri di umanizzazione dell’economia, la pace come orizzonte escatologico e storico, la fraternità come principio ordinatore delle relazioni. Questa struttura consente di leggere La Pira non come autore di singole intuizioni, ma come portatore di una visione integrale.</p>
<p>Particolarmente rilevante è il primo asse tematico, dedicato alla vita interiore. I testi lapiriani raccolti sotto il titolo <em>Nel segreto del cuore</em> mostrano come la speranza, lungi dall’essere una proiezione soggettiva, nasca da un lavoro interiore paziente, alimentato dalla Parola, dalla preghiera e da una comprensione non riduttiva della verità cristiana. La celebre espressione «il vero cristiano è luce del mondo» viene sottratta a ogni lettura moralistica e restituita come categoria ontologica e storica: la luce non elimina il conflitto, ma lo attraversa, orientando la storia verso un compimento che resta promesso e mai posseduto.</p>
<p>Il secondo grande nucleo riguarda la città. Nei saggi dedicati all’abitare, alla cittadinanza e alla funzione politica delle istituzioni urbane, La Pira appare come un pensatore radicalmente moderno: la città non è solo spazio amministrativo, ma luogo simbolico in cui si misura la qualità della convivenza umana. L’idea di «un posto per tutti» diventa criterio normativo per giudicare l’organizzazione sociale, economica e urbanistica. In questo senso, la città lapiriana non è utopia astratta, ma progetto concreto, fondato sulla dignità della persona e sul primato del bene comune.</p>
<p>Il tema dell’economia della dignità umana, affrontato nei contributi di taglio più esplicitamente socio-politico, conferma la portata critica del pensiero lapiriano. «Una società cristiana permette la disoccupazione?», la domanda radicale di La Pira è anche oggi una sfida per ogni politica. Il lavoro, il pane, il minimo vitale non sono concessioni assistenziali, ma diritti che fondano la legittimità stessa dell’ordine economico. La speranza, qui, assume un carattere eminentemente politico: essa diventa criterio di giudizio delle strutture e delle scelte collettive, denunciando ogni sistema che accetti la disoccupazione e l’esclusione come inevitabili.</p>
<p>Il cuore teorico del volume emerge con particolare chiarezza nella sezione dedicata alla pace e alla dimensione internazionale. L’immagine del Mediterraneo come «grande lago di Tiberiade» restituisce la profondità simbolica della visione lapiriana: la pace non è semplice assenza di guerra, ma processo storico che richiede istituzioni, dialogo, riconciliazione e conversione interiore. Il confronto con la categoria di <em>utopia profetica</em> consente di collocare La Pira accanto a pensatori come Ernst Bloch, pur nella differenza radicale dell’orizzonte teologico. La speranza, in questa prospettiva, non è il “non-ancora” indeterminato, ma una promessa che interpella il presente e chiede di essere organizzata.</p>
<p>Un ulteriore elemento di forza del volume è la categoria di fraternità, letta non come sentimento privato o generico appello morale, ma come principio strutturante della storia. La fraternità lapiriana si configura come alternativa tanto alla rassegnazione quanto alla violenza, come criterio di discernimento politico e come risposta alla frammentazione del mondo contemporaneo. In questo senso, il dialogo implicito con il magistero recente – in particolare con l’orizzonte del Giubileo 2025 – rafforza l’attualità della proposta.</p>
<p>Dal punto di vista critico, il volume si distingue per la capacità di tenere insieme livelli diversi di analisi: spirituale, antropologico, politico e storico. L’operazione non è priva di rischi – in particolare quello di una lettura eccessivamente armonica di un pensiero attraversato da tensioni – ma la scelta appare consapevole e coerente con l’obiettivo dichiarato: non una ricostruzione filologica esaustiva, bensì una riattivazione del pensiero lapiriano come risorsa per il presente.</p>
<p>Nel complesso, <em>Il principio e il progetto di ogni speranza</em> si impone come un contributo rilevante nel panorama degli studi su Giorgio La Pira e, più in generale, nel dibattito sulla possibilità di una politica non ridotta alla gestione dell’esistente. Il volume mostra con chiarezza che la speranza, per La Pira, non è né fuga né consolazione, ma forma della responsabilità storica. Come scrive Micelli: «Oggi continuare a parlare di La Pira significa compiere un atto di resistenza culturale e spirituale perché vuol dire opporsi con voce forte al cedere della logica di guerra, al cinismo, all’indifferenza, alla disillusione che sembrano colonizzare la nostra realtà. (…) La Pira ha incarnato uno stile che oggi appare quasi impossibile: credere che la pace sia inevitabile, che la fraternità sia possibile, che la politica possa ancora essere una forma alta di carità». In un’epoca segnata da crisi globali e da un diffuso senso di impotenza, questa prospettiva non offre soluzioni immediate, ma restituisce alla riflessione teorica e all’azione pubblica un orizzonte di senso senza il quale ogni progetto rischia di diventare cieco.</p>
<p><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/02/51u1-ltakAL.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-13682" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/02/51u1-ltakAL.jpg" alt="51u1-ltakAL" width="500" height="777" /></a></p>
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		<title>Vesperies, echi teologici a Villa Campolieto, per una teologia della città</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Feb 2026 17:10:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità ed Eventi]]></category>
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		<category><![CDATA[istituto superiore di scienze religiose]]></category>
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<p>A partire dallo scorso dicembre, la Sezione San Tommaso d’Aquino della <strong>Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale</strong> e l’<strong>Istituto Superiore di Scienze Religiose «Donnaregina» (ISSR) di Napoli</strong>, in collaborazione con l’AC e la pastorale universitaria dell’arcidiocesi di Napoli, dedicano alcuni pomeriggi alla discussione di temi di attualità per la Chiesa e per il mondo, nell’ambito della rassegna <strong><em>“Vesperies”</em></strong>. Nell’Università medievale era detta “<em>Vesperies</em>” la lezione pomeridiana tenuta dal Maestro, che iniziava la propria funzione specifica tenendo le lezioni magistrali e stabilendo quelle da disputare.</p>
<p>Rivive così questa antica tradizione, attraverso incontri con esperti che riflettono ad alta voce, in vista di un dibattito pubblico, i temi di volta in volta affrontati. Ogni incontro prevede <strong>due fasi</strong>: una espositiva, con l’intervento dell’<strong>esperto</strong>, l’altra di <strong>libero dibattito</strong> tra esperto e intervenuti.</p>
<p>Il prossimo incontro, aperto a tutti, avrà luogo <strong>martedì 10 febbraio 2026</strong>, a partire dalle <strong>ore 18.30</strong>, presso Villa Campolieto ad Ercolano (NA), e ospiterà come esperto <strong>Don Pasquale Incoronato</strong>, docente di Teologia pastorale e direttore dell’ISSR Donnaregina, sul tema <strong>“L’intelligenza artificiale interroga la teologia”</strong>.</p>
<p>«<em>Vesperies</em> – ha commentato <strong>Don Pasquale Incoronato</strong>, direttore dell’ISSR Donnaregina – rappresenta una straordinaria occasione per arrivare in tutti i territori e dare così corpo alla <strong>“teologia della città”</strong> tanto cara al nostro arcivescovo. Attraverso questa esperienza stiamo portando tematiche importanti e innovative al di fuori degli steccati accademici per raggiungere tutte le persone, tutto il popolo di Dio».</p>
<p>«L’obiettivo di questo appuntamento – spiega monsignor <strong>Antonio Foderaro</strong>, decano della Sezione San Tommaso – è indagare il rapporto complesso tra fede e innovazione. Esploreremo come l’intelligenza artificiale stia ridefinendo i confini della conoscenza e della prassi religiosa». Si tratta di un confronto necessario per la Chiesa contemporanea, chiamata a interpretare i “segni dei tempi” anche attraverso i linguaggi della tecnologia e a capire come abitare il mondo digitale con consapevolezza e senso critico.</p>
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		<title>Nel vincolo del matrimonio sacramentale si diventa Santi</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Feb 2026 17:03:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmine Matarazzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
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		<category><![CDATA[sacramento]]></category>
		<category><![CDATA[santità]]></category>
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		<description><![CDATA[Sabato pomeriggio 17 gennaio 2026 nella Parrocchia di San Sossio e Madonna del Pantano in Villa Literno, ha avuto luogo la presentazione del libro di Antonio Capasso, Il matrimonio via maestra per la santità dei coniugi. Per avviare una teologia della santità di coppia, recentemente edito da Luciano editore (Napoli 2025). L’evento culturale è stato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-01-30-at-22.05.53.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-13671" src="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-01-30-at-22.05.53.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-01-30 at 22.05.53" width="1102" height="1600" /></a>Sabato pomeriggio 17 gennaio 2026 nella Parrocchia di San Sossio e Madonna del Pantano in Villa Literno, ha avuto luogo la presentazione del libro di Antonio Capasso, <strong><em>Il matrimonio via maestra per la santità dei coniugi. Per avviare una teologia della santità di coppia</em></strong>, recentemente edito da Luciano editore (Napoli 2025).</p>
<p style="text-align: justify;">L’evento culturale è stato presieduto da monsignor <strong>Angelo Spinillo</strong>, Vescovo di Aversa, presidente della Commissione episcopale per il laicato della Conferenza Episcopale Italiana</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo i saluti di don <strong>Marcellino Cassandra</strong>, Parroco di San Sossio e Madonna del Pantano, si sono susseguiti 3 interventi di eminenti studiosi: <strong>Giovanna Abbagnara</strong>, giornalista e direttore di Punto Famiglia, il professor <strong>Luigi Borriello</strong> O.C.D., ordinario emerito di teologia spirituale e mistica nonché consultore teologo del Dicastero delle Cause di Santi, e la professoressa Stefania De Vito, docente di cultura biblica all’Università Lumsa di Roma</p>
<p style="text-align: justify;">Ha moderato la serata il sottoscritto, professor <strong>Carmine Matarazzo</strong>, psicologo e pedagogista, ordinario di teologia alla Pontiﬁcia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scopo del libro di Antonio Capasso, Dottore il Teologia e Specializzato alla Scuola di Alta formazione in Cause dei Santi, è quello di approfondire la proposta avanzata da Papa Francesco sulla santità coniugale, idea rilanciata poi con molta chiarezza dal cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero per le cause dei Santi. Mediante il matrimonio è possibile raggiungere la santità di vita secondo il Vangelo? I coniugi possono nel vincolo sacramentale santiﬁcarsi insieme? Il sacramento nuziale e la testimonianza di vita cristiana possono nella quotidianità portare alla santiﬁcazione dei coniugi a beneﬁcio della loro famiglia, della comunità ecclesiale, della società?</p>
<p style="text-align: justify;">Nella Chiesa esiste oggi più di sempre un’attenzione speciﬁca secondo le domande che ho formulato ovvero <em>mediante il matrimonio è possibile santiﬁcarsi? </em>Ci sono testimonianze già rese note dalla Chiesa e altre potrebbero afﬁorare. Quella coniugale è una santità feriale, ordinaria, radicalmente prossimale, insomma i coniugi che vivono radicalmente il Vangelo sono “i santi della porta accanto”, avrebbe affermato Papa Francesco.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio di Capasso entra nel vivo di diverse tematiche sulla santità e in modo chiaro persegue lo scopo di approfondire proprio la tematica della santità dei coniugi mediante il matrimonio. L’autore sottolinea come la santità vissuta dagli esseri umani mostra nella storia umana il volto incarnato dell’Amore trinitario ed è frutto della santità di Dio. Donne e uomini in tutti gli stati di vita non si innamorano di un ideale, ma rendono ragione con la loro vita dell’Agape che è Dio. In altre parole palesano alle compagne e ai compagni di viaggio l’incontro trasformante con il Signore risorto. Tale incontro con il Dio della Vita non avviene sempre con la stessa modalità e soprattutto secondo vie “istituzionali”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella comunità ecclesiale hanno origine, crescono e si consolidano le vocazioni alla vita cristiana come quella del matrimonio. In particolare le comunità parrocchiali non possono ridursi a mera organizzazione, ma sono il “luogo umano” dove le persone battezzate sperimentano la gioia della conversione, concretizzano l’incontro con se stessi alla luce del Vangelo, trovano nella quotidianità la giusta motivazione per andare in missione con lo scopo di annunciare e di testimoniare Cristo in famiglia, nei contesti lavorativi, nelle stesse comunità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/02/022.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13672" src="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/02/022.jpg" alt="022" width="7087" height="4725" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La santità è quindi opera del Signore che ci chiama ad essere coerenti con la “carta di identità” di ogni cristiano ovvero con le beatitudini. Il Vangelo non è una prescrizione oppure un mero libro di racconti. Tutta la Sacra Scrittura manifesta la Parola di Dio nelle parole umane e narra la bellezza dell’Amore di Dio nella concretezza del tempo e delle diverse situazioni umane. Ciò che caratterizza la vera svolta nella vita di una persona è la modalità con la quale si lascia penetrare dalla Parola di Dio e si mette sulla strada della conversione quotidiana. Nessun meccanismo, quindi, ma una dinamica progettuale che consente ad ogni persona battezzata di lasciarsi amare da Dio afﬁnché si rinnovi la sua presenza in mezzo a noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale progettualità, come ha ricordato spesso monsignor Orazio Francesco Piazza, Vescovo di Viterbo e membro del Dicastero per le Cause dei Santi, si potrebbe tradurre nell’invito/comando del Nazzareno quando afferma: <em>beati voi! </em>Le beatitudini evangeliche, sottolinea peraltro Capasso in questo libro, sono lo scopo della vita cristiana, manifestata nella gioia, che caratterizza ogni persona intenta a vivere la <em>sequela Christi</em>. La <em>felicità </em>è una promessa di Gesù già su questa terra, quella felicità di servire i fratelli e lodare Dio con la vita e con le opere. Il richiamo continuo di Papa Francesco a riconoscere i segni di santità nel quotidiano aiuta ciascuna persona battezzata come le intere comunità ad esercitarsi a cogliere <em>i segni di tale santità</em>, che è dono di Dio e contestualmente progettualità esistenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrive il Papa nell’esortazione apostolica <em>Gaudete et exsultate </em>al n. 8: «Lasciamoci stimolare dai segni di santità che il Signore ci presenta attraverso i più umili membri di quel popolo che “partecipa pure dell’ufﬁcio profetico di Cristo col diffondere dovunque la viva testimonianza di Lui, soprattutto per mezzo di una vita di fede e di carità”». Sullo sfondo di un tale pensiero ritroviamo il n. 12 della costituzione conciliare sulla Chiesa <em>Lumen gentium </em>che concentra la riﬂessione sull’azione profetica del Popolo di Dio. Proprio nella dinamica salviﬁca dell’incontro di Dio nella storia occorre concentrare il senso della fecondità salviﬁca della santità diffusa e quotidiana anche dei coniugi cristiani.</p>
<p style="text-align: justify;">La santità è la vocazione di ogni cristiano che trova nel <em>battesimo </em>la rigenerazione della vita perché conforme a quella di Cristo. Nelle relazioni Gesù, che ha intessuto lungo tutta la sua esistenza nella storia, ha mostrato come rinnovare i rapporti umani così da rendere la vita trasﬁgurata secondo il piano di amore di Dio Trinità. Ciò comporta un impegno sia nel discernimento sia nella vita quotidiana alla sequela del Vangelo. Gli stessi nubendi sono oggi invitati a sperimentare la bellezza del discernimento con gli <em>Itinerari catecumenali per la vita matrimoniale </em>offerti dal Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. La Chiesa infatti, secondo le indicazioni di Papa Francesco, deve oggi rimeditare sull’importanza del matrimonio e della famiglia e far riscoprire l’originaria vocazione della coppia cristiana consacrata nel sacramento del matrimonio, volta a vivere il Vangelo nella <em>koinonia </em>della famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-06-at-18.26.39.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-13679" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-06-at-18.26.39.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-02-06 at 18.26.39" width="1600" height="827" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel battesimo ogni persona nasce alla vita nuova e la consacrazione matrimoniale rende i coniugi discepoli-missionari del Vangelo dell’Amore nel loro speciﬁco stato di vita, così come hanno mostrato in modo eroico alcune coppie di coniugi, alcune delle quali sono stati testimoni radicali da essere martiri per la fede perﬁno con i loro ﬁgli. <em>Nel </em>matrimonio i coniugi possono vivere la vocazione cristiana se sanno mettersi sul sentiero di Dio, cogliendo la sua grazia e facendola fruttiﬁcare nella quotidianità del dono reciproco nella famiglia, nella società, nel mondo del lavoro, nella comunità cristiana. Collaborando attivamente ai doni connessi al sacramento, i coniugi sperimentano l’Amore che è Dio e crescono nella consapevolezza della missione a loro affidata, rispondendo generosamente alla vocazione con impegno e dedizione alla proposta del Vangelo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ben emerge in questo libro, Dio invita all’intima unione con sé senza chiedere alienazione dalle situazioni di vita nelle quali chiama ogni cristiano a vivere e a testimoniare la gioia evangelica. Anzi, grazie ai segni testimoniali visibili in particolare nelle coppie sante di coniugi, è evidente la genuinità della fede incarnata e della carità operosa. Nell’intimità degli intenti coniugali santiﬁcati dell’Amore sponsale della Trinità si palesa la vocazione unitiva e generativa della missione della coppia coniugale e della famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti nella vita quotidiana di molti coniugi cristiani gli atti ordinari diventano luogo e motivo di sanificazione e <em>nel matrimonio </em>la coppia si santiﬁca, ma può anche capitare che l’una o l’altro diventino motivo di sanificazione. Il riconoscimento di tali testimonianze rende affascinante e sempre attuale la vocazione cristiana al matrimonio nonostante le palesi crisi attuali o la sﬁducia sempre più marcata nel vincolo dell’unione sacramentale matrimoniale e nella vocazione della famiglia.</p>
<div id="attachment_13677" style="width: 4735px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/02/035.jpg"><img class="size-full wp-image-13677" src="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/02/035.jpg" alt="L'autore - Dott. Antonio Capasso" width="4725" height="7087" /></a><p class="wp-caption-text">L&#8217;autore &#8211; Dott. Antonio Capasso</p></div>
<p style="text-align: justify;">I coniugi cristiani testimoniano l’Amore di Dio non solo nel focolare domestico, ma annunciano il Vangelo nel proprio stato di vita, diventando loro stessi <em>segni </em>perché hanno avuto modo di sperimentare e essere affascinati da altri discepoli della Verità cristiana. Lasciarsi stimolare dai segni di santità signiﬁca lasciare emergere il desiderio di incontro, di dialogo, di conoscenza e amore di Gesù. Il cammino di santiﬁcazione, sottolinea l’autore del libro, riguarda ogni persona battezzata e quindi anche la coppia di sposi, specialmente in rapporto a loro stessi e ai ﬁgli, proprio perché si incarna nella complessità di tante situazioni umane (cfr. LG 50), talvolta conﬂittuali e con il volto della prova, perché non si possono esclude difﬁcoltà e contrasti (cfr. 2Tm 4), come comporta un impegno a vivere gradualmente l’intima unione con Dio e una visibile <em>koinonia </em>con i fratelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei santi quindi la Chiesa mostra la sua vocazione originaria che è quella di servire con fedeltà il Vangelo dell’Amore incarnato in Gesù di Nazaret, come Leone XIV ha ribadito il 19 ottobre 2025. Le stesse dichiarazioni di santità dovrebbero avvenire in modo più copioso se tutti i discepoli del Risorto sapessero vivere coerentemente la sequela. Quante rappresentazioni del Paradiso lasciano cogliere la bellezza di Dio che si rende manifesta nella testimonianza dei suoi ﬁgli?</p>
<p style="text-align: justify;">La foto di copertina del libro ha proprio l’intento di mostrare una rappresentazione artistica del Paradiso, abitata da una nutrita schiera di santi e di beati. Si tratta di un affresco che decora la cupola della Cappella del Tesoro di San Gennaro, ubicata nella Cattedrale di Napoli. Questo lavoro, costato ben seimila ducati, fu ultimato nel 1643. Un “arioso decoro”, come scriveva il noto e compianto storico della Chiesa, Ugo Dovere, realizzato dal pittore emiliano Giovanni Lanfranco (1582-1647), molto noto a Napoli nel XVII secolo. Questa rappresentazione artistica raffigura il Paradiso “affollato” e “luminoso” con numerose ﬁgure di santi e beati, che esprimono la grandezza dell’Amore di Dio nella testimonianza della santità umana.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni via di santiﬁcazione compresa quella <em>mediante il matrimonio </em>richiede la dote della pazienza, soprattutto e prima con sé stessi; la dote del saper attendere e del portare il peso di questo lento percorso, come scrive Efrem Siro: «Se vuoi fare un viaggio verso un’altra terra, una terra lontana, [...] non puoi lasciarti dietro tutta l’estensione della strada in un istante, ma fai un certo numero di passi, e giungi così, a poco a poco e con fatica, alla terra che brami. [...] Non temere per un buon inizio della bella strada che conduce alla vita: abbi soltanto la più seria volontà di entrare in tale strada, e sii pronto. Presto essa si spianerà davanti ai tuoi piedi, passerai con gioia e contentezza da una tappa all’altra, e a ciascuna i passi della tua anima si faranno più saldi». Nei coniugi cristiani come per ogni persona battezzata la scoperta di carismi e di ministeri conduce a una consapevolezza sempre più radicata della propria identità e missione, ma porta anche a una progressiva trasformazione che consente di vivere una <em>vita beata </em>già su questa terra secondo l’invito di Gesù.</p>
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		<title>Pietro. Un uomo nel vento</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 21:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alfonso Petrone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità ed Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[apostoli]]></category>
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		<description><![CDATA[   «Per guidare la Chiesa, Gesù non sceglie l&#8217;apostolo perfetto, no: Gesù sceglie il più umano, quello che è caduto più in basso. L&#8217;ultimo. Forse proprio per questo la Chiesa è riuscita a durare attraverso i secoli. Perché la sua forza nasce dalla fragilità». (R.Benigni) &#160; Pietro. Un uomo nel vento è un libro scritto da [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>   </em><em>«Per guidare la Chiesa, Gesù non sceglie l&#8217;apostolo perfetto, no: Gesù sceglie il più umano, quello che è caduto più in basso. L&#8217;ultimo. Forse proprio per questo la Chiesa è riuscita a durare attraverso i secoli. Perché la sua forza nasce dalla fragilità». (R.Benigni)</em></p>
<p><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/03/Immagine1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13689" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/03/Immagine1.jpg" alt="Immagine1" width="255" height="425" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pietro. Un uomo nel vento è un libro scritto da Roberto Benigni, edito da Einaudi, che parla di amicizia e speranza, di fede e di dubbio, di paura e di coraggio. Un libro che restituisce, come mai era accaduto prima, voce e umanità a una delle figure più straordinarie della Storia.</p>
<p>Benigni definisce quel Simone rinominato Pietro «un uomo nel vento»: ed è il vento della vocazione in senso letterale, la chiamata, la forza con cui si è chiamati.</p>
<p>C’è un momento, nel racconto di Roberto Benigni, in cui sembra di vedere tutto: le onde che si alzano, il vento che fischia, una voce che chiama e un uomo che esita – e poi si lancia. È Pietro, il protagonista di una storia antichissima e senza tempo. La storia di un pescatore che si arrabbia, agisce d’impulso, sbaglia, non capisce, si addormenta, soffre, gioisce e si lascia emozionare, proprio come noi.</p>
<p>Con Pietro. Un uomo nel vento, Benigni ci conduce dentro la formidabile avventura di un uomo che cade e si rialza mille volte, sospinto da una forza misteriosa, e alla fine trova il coraggio di guardarsi dentro.</p>
<p>La Storia vista attraverso gli occhi di Pietro si trasforma in un racconto intimo e sorprendente: un racconto che parla a ognuno di noi, e che culmina in un finale glorioso e toccante, dove la fragilità si trasforma in grandezza.</p>
<p>Nel libro aleggia una domanda: che cos’è quel «vento», quella forza che smuove Pietro e chiunque incontri Gesù? Benigni risponde con una sola parola che attraversa ogni passaggio: amore. L’amore «che muove il sole e l ’altre stelle». Non è un concetto astratto, non è una definizione: è esperienza, sguardo, contatto che trasforma.</p>
<p>Benigni sottolinea un punto che commuove: Pietro è uomo, con paure, dubbi e fragilità. Ed è proprio per questo che diventa santo. È consolante riconoscersi in quell’anello fragile e desiderare lo sguardo che sostiene. Quando quel sostegno arriva, nasce una forza nuova: Pietro «non molla mai», procede di caduta in caduta ma con un gaudio nascosto che trabocca di gioia.</p>
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		<title>Vesperies, tornano gli incontri pomeridiani a Capodimonte</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jan 2026 16:29:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Giustiniano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[capodimonte]]></category>
		<category><![CDATA[donnaregina]]></category>
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		<description><![CDATA[Nell’Università medievale era detta “Vesperies” la lezione pomeridiana tenuta dal Maestro. Egli iniziava la propria funzione specifica tenendo le lezioni magistrali e stabilendo quelle da disputare. A partire dallo scorso dicembre, anche la Sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Donnaregina, dedica alcuni pomeriggi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/2016-10-04-18.16.46-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11948" src="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/2016-10-04-18.16.46-1.jpg" alt="2016-10-04-18-16-46-1" width="887" height="662" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nell’Università medievale era detta <strong>“<em>Vesperies</em>”</strong> la lezione pomeridiana tenuta dal Maestro. Egli iniziava la propria funzione specifica tenendo le lezioni magistrali e stabilendo quelle da disputare.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire dallo scorso dicembre, anche la <strong>Sezione San Tommaso d’Aquino</strong> della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Scienze Religiose <strong>Donnaregina</strong>, dedica alcuni pomeriggi alla discussione su temi di attualità per la Chiesa e per il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni esperti riflettono ad alta voce, in vista di un dibattito pubblico, i temi di volta in volta affrontati. Ogni incontro prevede due fasi: una espositiva, con l’intervento dell’esperto; l’altra, di libero dibattito tra esperto e intervenuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo incontro si svolgerà giovedì<strong> 8 gennaio</strong> 2026, <strong>dalle ore 17 alle 18.30</strong>, nella sede della Facoltà Teologica a Capodimonte, e sarà ospite <strong>padre Luigi Sabbarese</strong>, uno dei massimi esperti del Diritto nella Chiesa. Tema: <strong>“<em>Diritto canonico digitale</em>”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">«Questi incontri – spiega monsignor <strong>Antonio Foderaro</strong>, <strong>decano del</strong><strong>la Sezione San Tommaso</strong> – esplorano una serie di temi attuali, tra cui la sinodalità digitale e le sfide poste dall’intelligenza artificiale. Si analizza, inoltre, la promulgazione digitale delle leggi canoniche e la protezione della privacy religiosa, approfondendo l’evangelizzazione e la catechesi online». Tra gli argomenti che si tratteranno ci sono anche i reati digitali canonici, la tutela dei minori nel contesto digitale e le implicazioni del digitale nella disciplina matrimoniale e nei processi di nullità del matrimonio.</p>
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