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	<title>Città del Monte &#187; alloggi universitari</title>
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		<title>La protesta a Portici</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Nov 2008 15:59:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Nardiello]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Gioved&igrave; 6 Novembre, il Consiglio dei Ministri approva un decreto legge riguardante la riforma universitaria. Si delineano criteri decisamente pi&ugrave; ragionevoli rispetto ai generici tagli che andavano di pari passo con il proposito di trasformare gli atenei in fondazioni, ovvero costringendoli di fatto alla privatizzazione. Pi&ugrave; soldi per le borse di studio, fondi per gli alloggi universitari, pi&ugrave; spazio ai giovani ricercatori. Una risposta conseguente all&rsquo;onda di proteste suscitata dai decreti 133 e 137, spesso riassunti (ma da alcuni confusi) in un generico &ldquo;decreto Gelmini&rdquo;. Il 133, inserito in finanziaria&nbsp;durante l&#8217;estate, prevede che le universit&agrave; possano trasformarsi in fondazioni di diritto privato. Una scelta, tuttavia, pressoch&eacute; obbligata per gli atenei con i conti in rosso. Il 137 &egrave; il decreto che prevede il ritorno al maestro unico per le scuole elementari, ma anche la votazione in decimi in luogo dei giudizi e la rilevanza del &nbsp;voto di condotta ai fini della promozione. Sono questi i provvedimenti contro i quali s&rsquo;&egrave; scagliata la protesta di giovani, liceali e universitari, ma anche di un buon numero di docenti. Ovviamente le notizie rimbalzate all&rsquo;attenzione nazionale sono quelle di occupazioni e manifestazioni che hanno avuto luogo nelle principali citt&agrave; italiane. Ma la provincia non &egrave; stata da meno. Tra i molti istituti che nei giorni scorsi sono stati in autogestione o in occupazione,&nbsp;c&#8217;erano anche&nbsp;quelli di Portici. I ragazzi, oltre a partecipare alle massicce proteste tenute nel capoluogo, hanno organizzato due cortei nella propria cittadina, uno dei quali si &egrave; tenuto marted&igrave; 28 ottobre ed ha visto la presenza degli alunni del Flacco, del Silvestri, del Carlo Levi e del Nitti, affiancati da una rappresentanza di professori. Il dissenso andava in parte contro l&rsquo;abbandono dei tre maestri perch&eacute; &laquo;la maggior parte di noi &ndash; dice uno studente del Flacco &ndash; crede che sia meglio per la crescita di un bambino avere davanti a s&eacute; una pluralit&agrave; di soggetti e di personalit&agrave; diverse&raquo;, ma soprattutto contro la riforma delle universit&agrave;, &laquo; perch&eacute; &egrave; la problematica che ci riguarda da vicino. Tra uno, due o tre anni &ndash; continua &ndash; toccher&agrave; a noi iscriverci all&rsquo;universit&agrave; ed &egrave; naturale difendere le certezze che questo provvedimento sta mettendo in discussione&raquo;. Oggi il Flacco non &egrave; pi&ugrave; in occupazione, le lezioni sono riprese normalmente ed &egrave; arrivato il decreto del 6 novembre. Aspettiamo le valutazioni degli studenti a tal riguardo. La protesta riprender&agrave;? Se si, in che forma? Insomma, il bicchiere &egrave; mezzo vuoto o mezzo pieno?</span></span></p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
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