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	<title>Città del Monte &#187; amore su facebook</title>
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		<title>La storia di Giada: attraente profilo di un mondo effimero</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Nov 2010 02:12:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maria Del Vecchio]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Questa è la storia di “<em>Giada”</em>. Ve la provo a raccontare. Benché <em>Lei</em> non esista. Benché sia solo il rigurgito virtuale di un <em>corpo</em> che è puro bitmap, di una <em>voce</em> che è fatta di caratteri ASCII codificati da un capo all’altro di server sperduti della Silicon Valley, ma ritrasposti nelle lingue di Dante, di Cervantes, di Wilde. Perché <em>Lei</em> sa essere poliglotta pur senza parlare.</p>
<p><em>Lei</em> danza flamenco nei peggiori bar di Siviglia, pur non avendo piedi per indossare <em>tacones</em>, né tantomeno un cuore da far pulsare al ritmo di una vita che non ha. <em>Lei</em> ha frequentato il Liceo Scientifico di Aversa, poi ha studiato Lingue all’Orientale di Napoli. Dopodiché un giorno senza calendario ha deciso di mandare il suo cervello in fuga in un barrio decentrato di Madrid. Peccato che non ci sia ragionamento alcuno nella scelta di cliccare l’opzione da un menù a tendina che ti chiede vita, morte e miracoli che non puoi fare.</p>
<p><em>L’essere è ed è necessario che ci sia. Il non essere non è ed è necessario che non ci sia</em>.</p>
<p><em>Giada </em>non ha studiato filosofia, ma la sua sapienza di plastica le ha fatto “guadagnare” più di 150 amici in mezz’ora. Le è bastato scegliere una serie di dati personali palesemente inventati in due minuti, prima di aggirare le finte barricate dei caratteri seminascosti in filtri antispam.</p>
<p>Così <em>Giada</em> ha arbitrariamente scelto e creato la sua identità. Per prima cosa ha preso una foto su Google. Un nudo molto- poco artistico: la bieca imitazione di una <em>Muchacha a la Ventana</em>, che farebbe inorridire il più estroso dei Salvador Dalí. Una data di nascita scelta a casaccio, ma che sia nei primi anni ’80, perché la generazione “30 anni a zero interessi”, attrae molto di più: vuoi mettere il fascino onirico di chi è cresciuto a briciole di Muro e lecca lecca colorati?</p>
<p>E infine ha allegato una serie di citazioni, tanto per darsi l’arrogante tono fashion di chi non ha idea di cosa stia parlando: “<em>Nulla da dichiarare eccetto il mio genio</em>”. Ogni bacheca <em>docet</em>.</p>
<p>Il tempo di ricevere una mail di conferma ed ecco fatto. Un perfetto surrogato di giovane donna. Un avatar creato apposta su misura dal nulla.</p>
<p>Perché <em>Giada</em> non vive che su Facebook. La sua essenza è un “profilo”. Virtuale e virale al tempo stesso, <em>Lei</em> rapisce <em>amici</em> dal regno di Zuckerberg.</p>
<p>Il suo solo scopo è farli diventare fan di un’azienda in cui <em>qualcuno</em> lavora per <em>davvero</em>, sperando che presto la <em>forma</em> diventi <em>sostanza</em>; che i prodotti da vendere <em>domani</em> raggiungano più acquirenti possibili. Che i pesci abbocchino in un vortice di “<em>grandi numeri”, </em>quelli che solo la rete sociale più potente al mondo può garantire.</p>
<p>Quel <em>qualcuno</em> un volto e un nome ce l’ha.</p>
<p>Ma è costretto a celarlo, ad inventarsi un Adriano Meis con le tette virtuali per scimmiottare il Mattia Pascal che (non) è in lui. O in lei?</p>
<p>Problemi di genere sui social network non se ne hanno. Basta guardarsi allo specchio del proprio schermo e rispondere incessantemente alle richieste di amicizia. Arriveranno da femmine, maschi e transeunti sessuali più disparati e disperati. L’importante sarà non staccare mai il dito dal mouse. Quanti più amici avrai più il gruppo avrà successo. E quanto più successo “otterremo”, tanto meglio sarà anche per te. Ma la cosa più inverosimile (ho appena bestemmiato, dovrei arrendermi e credere nell’incredibile di Internet) è che tanti profili si <em>attaccano</em> a quello di <em>Giada</em>. Vogliono “conoscerla meglio”. Dalla signora Josefina, di anni 65, che le chiede da quale parte del Sud Italia provenga (chissà che non abbia in mente un viaggetto tra storia e arte, rovine e immondizia….) a Christian da Francoforte, che è quasi sicuro di averla vista in un locale di Madrid di cui non ricorda il nome. Manuel la inviterebbe volentieri a bere qualcosa in un “bar di <em>copas</em>”.</p>
<p>Che peccato. Anche se volesse, <em>Giada</em> non potrebbe bere. Non ha trachea, né fiato. E neppure lacrime da riversare su di un mondo fasullo.</p>
<p>Perché <em>Lei</em> vive alla periferia della realtà. <em>Lei</em> vive <em>fuori,</em> e invita gente nel suo cortile per allodole in una casa di marzapane, e vive <em>dentro</em> rinchiusa nel vuoto di un seminterrato digitale.</p>
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