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	<title>Città del Monte &#187; autore</title>
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		<title>Banditi e Briganti</title>
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		<pubDate>Mon, 28 May 2012 11:07:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica della Volpe]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Banditi e Briganti  Rivolta continua dal cinquecento all&#8217;ottocento Di Enzo Ciconte Rubbettino Editori pp.191 € 18,00 &#60;&#60;Sembra che sia stato scritto tutto, e invece non è cosi; c’è sempre un aspetto inesplorato o un altro punto di vista dal quale guardare a quelle lontane vicende&#62;&#62;.Un punto di vista, ma non uno qualunque: è l’attenta osservazione, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Banditi e Briganti </strong></p>
<p><strong>Rivolta continua dal cinquecento all&#8217;ottocento</strong></p>
<p><strong>Di Enzo Ciconte</strong></p>
<p><strong>Rubbettino Editori</strong></p>
<p><strong>pp.191</strong></p>
<p><strong>€ 18,00</strong></p>
<p>&lt;&lt;Sembra che sia stato scritto tutto, e invece non è cosi; c’è sempre un aspetto inesplorato o un altro punto di vista dal quale guardare a quelle lontane vicende&gt;&gt;.Un punto di vista, ma non uno qualunque: è l’attenta osservazione, ricerca interessante e approfondita di un uomo che della storia ne ha fatto il suo mestiere e dell&#8217;ottima scrittura il suo stile di penna. Leggere questo libro fa venir voglia d’imbattersi in boschi fitti e antichi, conosciuti forse solo dai banditi, dai briganti. Ci sono vincitori silenziosamente dimenticati, generali che hanno sconfitto i più temuti uomini della terra. Luoghi che meritano una legittima attenzione, angoli poco attraversati da storici impegnati. Il Meridione, la Calabria in particolare. Fabbrica di briganti tanto quanto lo erano il Centro e il Nord. L’Italia intera, anche se in tempi diversi. La Spagna, l’Inghilterra, gli idealizzati germani banditi. L’Europa. E’ la mano che scrive quel che i suoi occhi stanno affrontando, è un guardare più a fondo, raccontare quel che la mente studia e impara. Approfondire, documentarsi. La voglia di scoprire ogni <em>come e dove</em>. E’ la curiosità di un grande storico, professore e massimo esperto di mafia dei nostri tempi, l’autore Enzo Ciconte. Un testo che affronta quasi tre secoli di storia, dai banditi del cinquecento ai briganti dell’ottocento. Un libro che rievoca momenti storici con romantiche immagini antiche, acquarelli, dipinti, xilografie.  Un’analisi attenta su questioni non già letteralmente trattate. Propone elementi per comprendere aspetti d’inesplorato interesse. Pone l’attenzione sul rapporto tra banditismo e brigantaggio, sull’inesistente connessione tra mafia e briganti. Parla di scelte politiche, cultura, religione. Un modo nuovo per tuffarsi in una storia sempre antica eppure nuova.</p>
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		<title>Sono le news, bellezza!</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 12:28:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Pascuzzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono le news, bellezza! Vincitori e vinti nella guerra della velocità digitale di Michele Mezza, Donzelli Roma, 18 euro. &#160; L’ultima pubblicazione di Michele Mezza offre un interessante quanto ricco ritratto del modo di scrivere che si va affermando negli ultimi anni. Il giornalismo attuale che sta a mano a  mano soppiantando quello classico – [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cittadelmonte.info/2011/09/09/sono-le-news-bellezza/michele-mezza-libro-2/" rel="attachment wp-att-6176"><img class="alignleft size-medium wp-image-6176" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/michele-mezza-libro1-144x200.jpg" alt="" width="144" height="200" /></a><strong>Sono le news, bellezza! Vincitori e vinti nella guerra della velocità digitale </strong></p>
<p><strong>di Michele Mezza, Donzelli Roma, 18 euro.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’ultima pubblicazione di <strong>Michele Mezza</strong> offre un interessante quanto ricco ritratto del modo di scrivere che si va affermando negli ultimi anni. Il giornalismo attuale che sta a mano a  mano soppiantando quello classico – su carta stampata – non è da considerare necessariamente un fenomeno negativo.</p>
<p>Interrogandosi sul perché oggi i media digitali stiano snaturando il vero significato del giornalismo l’autore offre numerosi spunti di riflessione intorno all’informazione che abbiamo oggi sotto gli occhi. Mezza lo definisce <strong>chiacchiericcio</strong> che impazza su internet.</p>
<p>Michele Mezza, giornalista affermato nelle agenzie di stampa e ideatore di <strong>RaiNews 24</strong>, approfondisce i  motivi della perdita graduale delle inchieste del vero giornalista. Non c’è più il cronista che gira per strada tra la gente</p>
<p>L’enorme flusso di informazioni che circolano in rete è il problema di fondo dell’opera. Da ciò la necessità di trovare il giusto equilibrio tra questa massa di news che appaiono sul web alla velocità della luce e la vera informazione.</p>
<p>Oggi si è schiavi degli algoritmi, di quanto proviene dai motori di ricerca. L’affidabilità di una notizia non equivale alla sua rapidità di diffusione,  non è cioè sinonimo di serietà dell’articolo.</p>
<p>Farsi mediatore tra le nuove tecnologie digitali ma rimanendo nei limiti di un corretto <strong>umanesimo digitale</strong><em>,</em> così come definito da <strong>Derrick De Kerckhove</strong> (direttore del <em>McLuhan Center</em> di Toronto e curatore della prefazione – <em>ndr</em>), è dunque il vero risultato da raggiungere secondo Michele Mezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’identità di Luigi Pirandello</title>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 22:58:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Galgano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri parole emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[atmosfera]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://files.cittadelmonte.info/static/img/pirandello.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5266" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/pirandello-200x192.jpg" alt="" width="200" height="192" /></a></p>
<p>Secondo Luigi Pirandello (1867-1936), drammaticamente, la vita si vive o si scrive. La sua tragicomica esistenza sembra confermare questo dubbio: una vita sofferta, dove gli stessi successi cercati spasmodicamente sono immersi in una atmosfera senza conforto, l’uomo frainteso diviso tra recite in società e bisogni di un amore inarrivabile, atteso e violento per Marta Abba, si aprono in una nuova luce di sollievo nell’arte, nel luogo del racconto, nel palcoscenico dove gli uomini reciteranno forse a soggetto o dove i personaggi saranno in cerca d’autore fuori dal caos: “<em>&#8220;Io [...] sono figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché son nato in una nostra campagna, che trovasi presso ad un intricato bosco denominato, in forma dialettale, Cavusu dagli abitanti di Girgenti (Agrigento), corruzione dialettale del genuino e antico vocabolo greco Kaos&#8221;</em>.</p>
<p>Incontrare un autore significa presagire il mistero della vita e dell’universo. Pirandello presagisce questa dinamica e questa urgenza, una dinamica che non debba essere solo pensata ma realmente incontrata, che accada realmente nella struggente sete di senso e gusto per la vita. Il punto di riferimento rimane in lui Blaise Pascal, evocato non solo nel titolo di uno dei suoi romanzi più celebri ma comparso in alcune <em>Novelle per un anno</em>, come nel <em>Rimedio</em> o di <em>Sopra e sotto</em>, dove il vecchio professore Sabato riconosce la sua piccolezza e rimira le stelle, sentendo l’inabissamento della sua piccolezza. Lamella gli risponde con l’esperienza, attraverso la sua capacità d’infinito, la sua impronta. Nella celebre novella <em>Ciaula scopre la luna</em>, il protagonista è un lavoratore in miniera che teme solo il buio della notte, si sente “sperduto” nella “sterminata vacuità” di un paesaggio, simbolo della condizione dell’uomo, mutilato alla ricerca del senso del suo esistere. Nel finale della novella viene cantato lo stupore improvviso, la positività celata dietro il negativo, la luminosa Bellezza del cielo che appare maestoso e rivelato.</p>
<p>L’opzione di Pirandello sembra giocarsi sulla penombra del bambino interiore, stupito dinanzi alla realtà, che vive “come nell’imminenza di una rivelazione”. L’arte vera è sempre il grido, il richiamo dell’uomo agli uomini. Anche ne <em>Il Fu Mattia Pascal</em> il viaggio del protagonista è carico di una domanda ultima, sempre inappagata, in una struttura a inclusione in bilico tra identità e sua mancanza fino al mutamento del nome in Adriano che trova la sua Adriana, il suo compimento, la sua finestra aperta a livello affettivo e esistenziale che però presto si chiude: è vittima di un furto e non esistendo all’anagrafe non può denunciarlo, fino al viaggio sterile, pensato nel freddo del suicidio.: “<em>Ma aveva un cuore quell’ombra, e non poteva amare; …aveva un a testa, ma per pensare e comprendere ch’era la testa di un’ombra, e non l’ombra di una testa</em>”. Il comico che diventa tragico e il personaggio che fa il teatro. Nella controversa e molto studiata adesione al fascismo, in cui egli vedeva la possibilità vera di un teatro di stato, l’unica vera ragione di accostamento, basti ad esempio l’avversione a ogni tirannia ne <em>I Giganti della montagna</em>.</p>
<p>La carriera di drammaturgo di Pirandello, è tuttavia molto particolare. Inizialmente poeta, poi autore di racconti siciliani, e infine a partire da <em>L’esclusa</em> o <em>Il turno</em>, di romanzi, controvoglia, costretto dal suo amico Capuana, già vicino a Verga e De Roberto, che fa riaprire i manoscritti nel cassetto e infine all’approdo agognato e inseguito, raggiunto tardi al teatro. La macchina di Serafino Gubbio coglie le apparenze, ma lui sa che “c’è un <em>oltre</em> in tutto” ma cerca la certezza, il <em>quid pluris</em> che urge in profondità, il suo “spron”, direbbe Leopardi, il punto vivo che le elucubrazioni intellettuali non possono azzerrare: “Ero, non saprei dir come, tutto un fremito, in attesa del miracolo”. Quando a questa umana tensione non accade di imbattersi la realtà si frantuma in briciole, l’io si spezza in centomila aspetti, in maschere apparenti, senza sostanza, come accade a Vitangelo Moscarda davanti allo specchio che riflette l’immagine di uno sconosciuto, in <em>Uno nessuno e centomila</em>.</p>
<p>A Carlo Cavicchioli che lo intervista, Pirandello, nell’ottobre 1936 confessa, a proposito del <em>Lazzaro</em>, punto di svolta della sua poetica e del suo iter esistenziale: “Nel Lazzaro do la risposta pi netta al dissidio fondamentale del mio teatro: Cristo è carità, amore. Solo dall’amore che comprende, e sa tenere il giusto mezzo fra ordine e anarchia, fra forma e vita, è risolto il conflitto”. Certo una fede che seppur perduta, rimane fascino inestinguibile, priva di mediazioni, fede dei semplici e impedita e forse acefala, biblica e veterotestamentaria in perenne confronto con il male.  Scrive don Umberto Colombo: “ Tuttavia mi pare che la peregrinazione di Pirandello di casa in casa, di strada in strada, sia pure un viaggio alla ricerca del bene imprigionato e quasi soffocato dal male: piccole odissee stralciate dallo sterminato mondo, per le quali stanno, segretamente a porto e a rapporto, lontane Itache, intraviste, implicitamente riconosciute: si chiamino terraferma o, come è stato biblicamente proposto, “terra promessa”. Alla fine nel 1938 muore e nel terribile testamento chiede: “ Morto, non mi si vesta. Mi s’avvolga, nudo, in un lenzuolo”; poi esige di essere cremato e propone che l’urna con le ceneri venga murata proprio nella campagna del Caos. La disperazione è perenne attesa di qualcosa, immagine di un Oltre non prefigurabile al di là della miseria umana e della terra, della vita con le sue nude maschere: “<em>Di sera, qualche volta, nei giardini s&#8217;accende così, improvvisamente, qualche fiore; e nessuno sa spiegarsene la ragione”</em> e ancora““<em>Perché caro signore, non sappiamo da che cosa sia fatto, ma c’è, c’è, ce lo sentiamo tutti qua, come un’angoscia nella gola, il gusto della vita, che non si soddisfa mai, che non si può mai soddisfare, perché la vita nell’atto che la viviamo, è così sempre ingorda di se stessa, che non si lascia assaporare</em>” (L’uomo dal fiore in bocca).</p>
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		<title>Fahrenheit 451</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 20:55:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Noemi Caiazzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, Oscar Mondadori, Milano, 184, euro 12,00 Fahrenehit 451, nato come ampliamento di un racconto intitolato The fireman, rientra a pieno titolo nella cosiddetta &#8220;fantascienza sociologica&#8221;. L&#8217;obiettivo dell&#8217;autore è, difatti, porre l&#8217;accento sulla povertà spirituale che pervade una ipotetica e futura società, nella quale prevalgono mezzi di comunicazione opprimenti, atti a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, Oscar Mondadori, Milano, 184, euro 12,00</strong></p>
<p>Fahrenehit 451, nato come ampliamento di un racconto intitolato <em>The fireman, </em>rientra a pieno titolo nella cosiddetta &#8220;fantascienza sociologica&#8221;. L&#8217;obiettivo dell&#8217;autore è, difatti, porre l&#8217;accento sulla povertà spirituale che pervade una ipotetica e futura società, nella quale prevalgono mezzi di comunicazione opprimenti, atti a distruggere nell&#8217;individuo qualsiasi senso critico. Il protagonista di questo libro è Guy Montang, un pompiere che vive in un mondo in cui i libri, invece di essere apprezzati e letti, sono illegali e i pompieri invece di spegnere gli incendi li provocano. I trasgessori vengono puniti con l&#8217;incendio delle proprie case e con l&#8217;arresto immediato. Montang trascorre una vita superficiale, alquanto monotona, caratterizzata soprattutto da una vera e propria omologazione ideologica. La vita del pompiere ha una svolta con l&#8217;incontro di Clarisse Mc Cellan, una ragazza definita da tutti pazza, ma che di pazzo non ha nulla,vogliosa di sentirsi viva, di emozionarsi e di provare sentimenti forti, nonostante vadano contro la morale comune. Clarisse fa riflettere il protagonista sulla società in cui vivono e su come l&#8217;appiattimento culturale abbia spersonalizzato gli esseri umnai, tanto da renderli simili a dei robot. A partire da questo incontro Montang inizierà a prendere libri dalle case che durante la notte incendia e a nasconderli nel giardino di casa propria. Il protagonista, dopo aver visto un&#8217;anziana sacrificare la vita pur di non vedere i propri libri bruciare, cade in depressione poichè non riesce a distinguere il giusto dallo sbagliato. Mildred, la moglie, e Beatty, un collega, provano a convincere Montang della normalità della loro vita. In un primo momento, frustrato dalla viltà, decide di riprendere la quotidianità; ma l&#8217;incontro con Faber, ex-docente universitario, gli darà lo stimolo a combattere contro tutto e tutti e a provare, nel suo piccolo, a dare una svolta alla società. Montang durante questo periodo inizia a coinvolgere la moglie nella lettura dei libri, nonostante Mildred non gradisca affatto tale comportamento . Un pomeriggio, durante il quale alcune amiche erano andate a far visita a Mildred, Montang decide di leggere a tutte un testo, sconvolgendo a tal punto le ospiti da farle tornare immediatamente a casa. La sera stessa, come d&#8217;abitudine, il pompiere si reca a lavoro e poco dopo il suo arrvio giunge un allarme in caserma. Subito i pompieri si dirigono verso la meta stabilita e immediatamente Montang si accorge che la casa da incendiare è proprio la sua. Dopo varie vicissitudini resce a fuggire dalla polizia e dal Segugio (cane meccanico) e si rifugia in un villaggio ai piedi della ferrovia in cui viveva un gruppo di sovversivi. Il libro si conclude con l&#8217;inizio della guerra. L&#8217;universo descritto da Bradbury rimanda, per certi aspetti, a quello descritto da George Orwell nel suo capolavoro per eccellenza: <em>1984</em>. Entrambi gli autori infatti cercano di mettere in risalto gli effetti devastanti di un potere politico che tende a livellare la società; entrambi, <em>mutatis mutandis, </em>scrivono un inno alla libertà individuale, rivolgendo, con notevole forza letteraria, un invito a tutti gli uomini, affinchè non si sottomettano docilmente ad una mentalità disumanizzante, che si pone come fine ultimo la meccanizzazione dei rapporti interpersonali, trasformando l&#8217;individuo in semplice ingranaggio di una macchina mostruosa.</p>
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		<title>Il tramonto dell&#8217;Occidente</title>
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		<pubDate>Sun, 10 May 2009 21:29:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ciro Incoronato]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tramonto dell&#8217;Occidente nella lettura di Heidegger e  Jaspers di Umberto Galimberti, Feltrinelli, Milano, 15 euro. In questo testo Galimberti ingaggia un corpo a corpo l&#8217;opera di Heidegger e con quella di riflettendo sul destino dell&#8217;Occidente e della filosofia. Nel momento in cui la tecnica si è affermata a livello planetario, procedendo alla consumazione/usura dell&#8217;essente, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il tramonto dell&#8217;Occidente nella lettura di Heidegger e  Jaspers </strong></p>
<p><strong>di Umberto Galimberti, Feltrinelli, Milano, 15 euro.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;">In questo testo Galimberti ingaggia un corpo a corpo</span> </strong>l&#8217;opera di Heidegger e con quella di riflettendo sul destino dell&#8217;Occidente e della filosofia. Nel momento in cui la tecnica si è affermata a livello planetario, procedendo alla consumazione/usura dell&#8217;essente, nel momento in cui sembra dilatarsi a dismisura la ferita sanguinante del nichilismo, che tende a desertificare ogni cosa, l&#8217;autore si sofferma sul passato storico-filosofico dell&#8217;Occidente, sui grandi sistemi metafisici dell&#8217;antichità e della modernità, sull&#8217;affermarsi della scienza, sulle teorie dei maestri del sospetto, ravvisando nell&#8217;oblio dell&#8217;essere la sottile linea rossa di un percorso intellettuale millenario, cominciato nelle colonie greche dell&#8217;Asia Minore  e conclusosi nel cuore del Vecchio Continente.</p>
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		<title>Diario portoghese</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Apr 2008 23:38:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ciro Incoronato]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Diario portoghese di Mircea Eliade, Jaca Book, Milano, 34 euro. Il Diario portoghese di Mircea Eliade descrive un periodo fondamentale e drammatico della vita dell&#8217;autore del Trattato di storia delle religioni,un arco di tempo breve,che va dal 1941 al 1945, e nel corso del quale il grande studioso romeno, oltre ad affrontare i problemi della [&#8230;]]]></description>
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<div><strong>Diario portoghese</strong></div>
<div><strong>di Mircea Eliade, Jaca Book, Milano, 34 euro.</strong></div>
<div>Il Diario portoghese di Mircea Eliade descrive un periodo fondamentale e drammatico della vita dell&#8217;autore del Trattato di storia delle religioni,un arco di tempo breve,che va dal 1941 al 1945, e nel corso del quale il grande studioso romeno, oltre ad affrontare i problemi della quotidianità, ritorna spesso sulle sue precedenti esperienze di vita.  La sua è una scrittura nervosa, incalzante, tramite la quale si “confessa”, mettendo a nudo le proprie incertezze, il proprio disorientamento, e affronta, in un modo del tutto originale, le tematiche più disparate: dalla storia alla filosofia, dalla politica  alla letteratura. Non mancano note di lettura, appunti di viaggio, descrizioni particolari di incontri, analisi della propria attività scientifica. Siamo, insomma, di fronte ad un documento assolutamente rilevante, che rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per la comprensione della complessa e controversa personalità di Eliade, delle sue zone d&#8217;ombra, delle sue contraddizioni, prima della sua decisione radicale: Parigi e la scelta dell&#8217;esilio.</div>
<div>Mircea Eliade (1907-1986) nacqua a Bucarest ma la sua attività si svolse a Parigi, dove tenne corsi di Storia delle Religioni all&#8217;Ecole des Hautes Etudes, e a Chicago, dove occupò la cattedra di Soria delle Religioni. Ha composto opere di grande spessore sul culto e sul mito tra le quali ricordiamo Il mito dell&#8217;eterno ritorno (1966),Cosmologia e alchimia babilonese (1933), Lo Yoga (1995).</div>
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