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	<title>Città del Monte &#187; cardinale</title>
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		<title>Il cardinale Zuppi a Mosca, tra prigionieri e speranze di pace</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 15:20:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alfonso Petrone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità ed Eventi]]></category>
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		<description><![CDATA[Al festival Francescano di Bologna, domenica 27 Settembre, ho avuto il piacere di incontrare il Cardinale Zuppi, Arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI). Conosciuto soprattutto per il suo impegno nel dialogo, nella mediazione e nelle iniziative umanitarie. Uno dei passaggi più intensi e interessanti in un suo dialogo con il musicista [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Al festival Francescano di Bologna, domenica 27 Settembre, ho avuto il piacere di incontrare il Cardinale Zuppi, Arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI). Conosciuto soprattutto per il suo impegno nel dialogo, nella mediazione e nelle iniziative umanitarie. Uno dei passaggi più intensi e interessanti in un suo dialogo con il musicista Giovanni Allevi, è stato il suo richiamo alla necessità di mettere la vita e la cura delle persone al centro, contrapponendole alla logica della guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">L’indomani, partiva per una missione speciale di mediazione come inviato speciale del vaticano a Mosca.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-01-at-19.41.39-1.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-13749" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-01-at-19.41.39-1.jpeg" alt="WhatsApp Image 2026-10-01 at 19.41.39 (1)" width="1980" height="2048" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">«Non costruiamo le armi, costruiamo gli ospedali». Queste sue parole pronunciate al Festival Francescano acquistano un significato particolare alla luce della sua missione a Mosca. Al centro del suo impegno c&#8217;è infatti la ricerca di uno spazio di dialogo, anche nei momenti più difficili, con l&#8217;obiettivo di mettere al primo posto le persone coinvolte nella guerra: i prigionieri, i bambini separati dalle famiglie, i civili e quanti attendono il ritorno dei propri cari.</p>
<p style="text-align: justify;">La missione del cardinale Matteo Zuppi a Mosca si è conclusa il 30 settembre 2026, dopo tre giorni di incontri. È stata la sua terza visita in Russia, dopo quelle del giugno 2023 e dell’ottobre 2024.</p>
<p style="text-align: justify;">La missione si è sviluppata attraverso alcuni punti salienti:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Prigionieri di guerra</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Zuppi ha visitato un campo di detenzione russo e ha incontrato soldati ucraini prigionieri, portando loro la vicinanza di papa Leone XIV. Ha auspicato che la visita contribuisca a incentivare nuovi scambi di prigionieri.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Bambini ucraini e ricongiungimenti familiari: il Vaticano punta a rafforzare e accelerare le verifiche per permettere il ritorno dei minori alle proprie famiglie.</li>
<li>Persone scomparse e questioni umanitarie: questi temi sono stati discussi nei colloqui con le autorità russe.</li>
<li>Colloqui politici: Zuppi ha incontrato anche Yuri Ushakov, consigliere di Vladimir Putin per la politica estera.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">È importante però distinguere la missione umanitaria del Vaticano da una vera e propria trattativa di pace: dalle informazioni disponibili, il focus concreto di questa visita è stato soprattutto sui dossier umanitari: prigionieri, bambini, dispersi e famiglie, nel tentativo di mantenere aperto un canale di dialogo.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei risultati concreti della missione evidenziato dagli osservatori, sembra essere il mantenimento e l&#8217;ampliamento del canale umanitario tra Vaticano, Russia e Ucraina. È significativo che Zuppi abbia potuto entrare in contatto direttamente con prigionieri ucraini: a luglio aveva visitato in Ucraina prigionieri russi, creando una sorta di reciprocità del canale umanitario.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul piano della pace vera e propria, invece, bisogna essere prudenti: la missione di Zuppi resta formalmente soprattutto umanitaria, anche se l&#8217;incontro con Ushakov ha avuto una dimensione politica. Parallelamente, papa Leone XIV ha chiesto nuovamente a Russia e Ucraina di sedersi al tavolo e cercare una soluzione attraverso il dialogo.</p>
<p style="text-align: justify;">Da Bologna a Mosca, il messaggio di Zuppi resta lo stesso: la pace non è una parola astratta, ma un impegno concreto per salvare vite, ricomporre famiglie e non lasciare che il dialogo venga cancellato dalla guerra.</p>
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		<title>Il cardinale Alfonso Castaldo, operatore di misericordia</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2020 06:22:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmine Matarazzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri parole emozioni]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/castaldo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12002" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/12/castaldo.jpg" alt="castaldo" width="351" height="457" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Quando ancora era nel pieno dei progetti e degli entusiasmi, come ebbe modo di far intendere all’onorevole Aldo Moro durante una visita dell’allora capo del Governo a Pozzuoli, il 26 febbraio 1966 il cardinale Alfonso Castaldo fu colpito da un acutissimo dolore ai reni. Una colica lancinante, che si rivelò subito foriera di una più nefasta realtà. Il cardinale Castaldo, arcivescovo di Napoli e vescovo di Pozzuoli, fu raggiunto dalla morte a causa di un’infiammazione delle vie urinarie con annessa insufficienza circolatoria. Stringendo fortemente al petto la teca del sangue di San Gennaro, si consegnò a Dio alle 10.50 di giovedì 3 marzo 1966.</p>
<p style="text-align: justify;">Era nato a Casoria il 6 novembre 1890, una cittadina situata a Nord della grande città di Napoli, ben nota per aver dato i natali al gigante della Carità, il frate francescano fra’ Lodovico da Casoria, recentemente canonizzato dal Papa Francesco. Il XIX secolo è per Napoli il periodo più fertile per santità. Con Caterina Volpicelli, Bartolo Longo, Giuseppe Moscati…. la cordata di testimoni del Vangelo ha in Casoria, soprattutto lungo l’800, la via maestra di perfezione cristiana, quasi come una benevola epidemia contagiosa: madre Maria Cristina Brando, madre Giuliana Salzano e madre Maria Luigia Velotto…</p>
<p style="text-align: justify;">Castaldo, nonostante il dolore per la prematura morte del padre, vive nel seno di una cittadina che ha saputo incentivare, coltivare e sostenere vocazioni presbiterali. Si pensi al cardinale Luigi Maglione, figura di primo piano della chiesa di Pio XII in quanto segretario di Stato di Sua Santità, e all’arcivescovo Antonio del Giudice, nunzio apostolico. Uno speciale legame di affetto teneva unito Maglione al più giovane concittadino, Alfonso Castaldo, che si dedicò con profitto allo studio sin da bambino presso le Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato di Casoria. Qui ebbe modo di conoscere la spiritualità di Maria Cristina Brando, recentemente elevata agli onori dell’Altare. Quel «figliuolino spirituale», come lo definiva la Madre, decise di entrare nel Seminario di Cerreto Sannita, anticipato da Maglione, che qualche anno prima aveva lasciato la cittadina posta alle pendici del Monte Matese per cominciare presso il Collegio “Capranica” di Roma quell’itinerario che lo portò ai vertici del governo della Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il futuro arcivescovo conseguì la licenza ginnasiale presso il Liceo statale di Benevento e la licenza liceale al Liceo governativo di Santa Maria Capua Vetere. Dopo aver concluso gli studi teologici, fu ordinato presbitero con regolare dispensa all’età di 23 anni l’8 giugno 1913 dal vescovo di Cerreto Sannita, monsignor A.M. Jannacchino. Appena ordinato sarà a Casavatore, ma farà ritorno ben presto nella sua Casoria. L’opera pastorale appena iniziata intanto fu turbata dallo scoppio della Grande Guerra, allorché fu chiamato nel corpo della Sanità e mandato presso la Certosa di Padula, adibita a causa degli eventi bellici a caserma per i prigionieri di guerra. Al rientro, divenne preposito curato della Collegiata di San Mauro di Casoria ad appena 28 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">La cura pastorale del giovane preposito fu indirizzata al recupero dei beni della parrocchia, alla manutenzione della chiesa, danneggiata dal terremoto del 1930, e soprattutto all’insegnamento del catechismo. Seguì le orme del suo concittadino, padre Lodovico, e spese energie e impiegò ingenti somme nella realizzazione di alcune opere sociali ancora oggi in piena attività. Infatti, a Casoria costruì la “Pia casa di riposo San Mauro” per gli anziani e il “Madrinato San Placido e degli Angeli custodi” per i bambini. Volle affidare la cura di queste istituzioni alle suore Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli. Contestualmente seguì fino alla morte madre Giulia Salzano anch’essa canonizzata nel 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 27 marzo 1934, morto Giuseppe Petrone, vescovo di Pozzuoli, giunge la notizia dell’elezione del preposito di Casoria appena a 43 anni alla sede vescovile puteolana, nonostante le ripetute resistenze opposte dall’interessato alla chiamata episcopale, vinte per la mediazione del cardinale Magione. La preoccupazione del neovescovo di Pozzuoli si concentrò subito come suo stile alle opere sociali prodigandosi per gli anziani, i bambini e i giovani in stato di bisogno e di indigenza. Promosse molte opere di assistenza sociale e culturale, realizzando tra l’altro il “Villaggio del Fanciullo” a Pozzuoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cardinale Alessio Ascalesi lo volle suo coadiutore. Dopo la morte dell’Arcivescovo di Napoli, il 15 maggio 1952 fu designato da Pio XII amministratore apostolico. L’8 settembre 1952, tra la meraviglia di tutti, giunse nella città partenopea l’arcivescovo di Bari, Marcello Mimmi. Monsignor Castaldo rispose con grande serenità d’animo agli interrogativi che gli venivano da più parti, confermando con il suo umile atteggiamento l’ubbidienza incondizionata alle disposizioni di Pio XII. Anche il nuovo arcivescovo lo confermò nel ruolo di speciale cooperatore nella cura pastorale e nel governo della chiesa partenopea. Quando il cardinale Mimmi fu chiamato dal Papa a Roma in qualità di segretario della Sacra Congregazione concistoriale, il vescovo di Pozzuoli fu promosso alla sede di Napoli.  Nel Concistoro del 15 dicembre 1958 fu creato cardinale, prese parte ai lavori conciliari e tenne contestualmente la cura pastorale della diocesi di Pozzuoli, grazie all’aiuto di un giovane vescovo ausiliare, monsignor S. Sorrentino.</p>
<p style="text-align: justify;">«La cura pastorale è servizio di carità», aveva più volte ripetuto il cardinale Castaldo e lo fece solennemente anche nel corso della lettera pastorale per la Quaresima 1964, <em>Charitas pastoralis</em>. Il motto episcopale <em>Non dormitabit neque dormiet</em> rispecchia la sua vivace, geniale, umile personalità umana, sempre tesa al bene degli altri. È stato un vescovo costantemente chinato sulle esigenze dei più poveri, come degli orfani e degli anziani. Ha speso la vita come un vero testimone di Cristo, sempre pronto a mostrare la prossimità della chiesa, rispondendo con azioni concrete ai vuoti relazionali. Vigile e presente, non ha mai sonnecchiato né si è assentato di fronte alle esigenze dei più deboli, agli eventi ecclesiali, alle emergenze sociali del suo tempo. Un esempio di vero <em>operatore della misericordia</em>, come va ricordando il cardinale C. Sepe, successore di Castaldo sulla cattedra di sant’Aspreno, nel suo diuturno magistero sulle opere di misericordia, avendo assunto a icona del cammino ecclesiale diocesano il dipinto caravaggesco <em>Le sette opere di Misericordia</em>.</p>
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		<title>Visitare i carcerati. L’impegno cristiano tra perdono responsabile e giustizia riparativa</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jul 2019 13:08:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmine Matarazzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nuova Lettera pastorale del cardinale Crescenzio Sepe Visitare i carcerati L’impegno cristiano tra perdono responsabile e giustizia riparativa È un dato di fatto che anche tra i vari settori e ambiti della vita della Chiesa il riferimento al mondo carcerario è quasi completamente assente, o meglio si considera come un settore di azione specifica [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>La nuova Lettera pastorale del cardinale Crescenzio Sepe</em></p>
<h3><strong>Visitare i carcerati</strong></h3>
<p><strong>L’impegno cristiano tra perdono responsabile e giustizia riparativa</strong></p>
<div id="attachment_11075" style="width: 650px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/FB_IMG_1493235594482.jpg"><img class="size-full wp-image-11075" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/FB_IMG_1493235594482.jpg" alt="Card. Crescenzio Sepe, arcivescovo metropolita di Napoli" width="640" height="360" /></a><p class="wp-caption-text">Card. Crescenzio Sepe, arcivescovo metropolita di Napoli</p></div>
<p style="text-align: justify;">È un dato di fatto che anche tra i vari settori e ambiti della vita della Chiesa il riferimento al mondo carcerario è quasi completamente assente, o meglio si considera come un settore di azione specifica e speciale, tanto da escludere il carcere e i carcerati dall’attenzione e dalla sensibilizzazione dei battezzati nei confronti di persone con le quali Gesù stesso si è identificato.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto spesso il ricorso al carcere come una “immagine” di chiusura, impossibilità, ristrettezza non aiuta a cogliere il senso proprio e profondo con il quale il Maestro ha inteso la realtà dei carcerati e il loro stato di isolamento socio-culturale, psicofisico, etico-religioso. A ben vedere, lo stesso dibattito contemporaneo, almeno da Cesare Beccaria (1764) in poi, continua a rilanciare la domanda cruciale sul senso delle pene e sulla condizione delle carceri, sottolineando la necessità dell’educazione «per prevenire i delitti».</p>
<p style="text-align: justify;">La pena è una punizione o una medicina? Il carcere è un luogo di riabilitazione e di reinserimento sociale, oppure è una pattumiera dove le società perbeniste sotterrano gli scarti sociali? Perché il cristiano si preoccupa (o dovrebbe) di farsi prossimo dei carcerati, portando loro non solo la Parola di Dio, ma anche sostegni materiali e soccorsi relazionali?</p>
<p style="text-align: justify;">Continuando la programmazione pastorale per l’Arcidiocesi di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe ha reso nota il 16 luglio 2019 (Festa della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo) l’ultima lettera pastorale dal titolo <em>Visitare i carcerati </em>(disponibile al sito internet della diocesi di Napoli: &lt;http://www.chiesadinapoli.it/napoli/allegati/54328/Lettera%20Pastorale%20sett.%202019%20.pd). La sesta opera di misericordia corporale, esplicitamente citata nel racconto matteano del Giudizio universale, quando appunto Gesù ritornerà Re-Giudice, secondo il racconto presentato dall’evangelista Matteo, che presenta in modo sconvolgente, sicuramente non usuale, il profilo del cristiano, che deve essere nella sua ordinarietà segno dell’Amore straordinario di Dio, educato nella dimensione della giustizia divina, realmente umana, in quanto insegna a gestire i conflitti aborrendo la violenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi è il seguace di Cristo a partire dal monito del Vangelo matteano se non colui che pratica la giustizia vivendo la pace, sfama chi ha fame, dà da bere agli assetati, accoglie lo straniero, veste gli ignudi, presta soccorso e cure per gli ammalati, visita i carcerati?</p>
<p style="text-align: justify;">Il cardinale Sepe ricorda che Gesù presenta un capovolgimento totale delle certezze formalistiche dei suoi tempi: «Su questa strada, passo dopo passo, anche noi stiamo sperimentando che gli ultimi sono la “vera carne di Cristo” e in loro concretamente Lo incontriamo. Gli ultimi sono per noi il criterio per riconoscere l’autenticità del nostro impegno di cristiani. Abbiamo compreso meglio che la comunione ecclesiale è in funzione della nostra missione e in essa trova la sua misura» (C. Sepe, Lettera pastorale<em> Visitare i carcerati</em>, § 1).</p>
<p style="text-align: justify;">La Torah dono di libertà è diventata giogo pesante e asfissiante, perfino occasione per rimproverare e mortificare quelle persone in affanno, in un certo modo “inadempienti”. A ben vedere, la Legge è Dio stesso e con il capovolgimento operato dal discorso matteano del cosiddetto “Giudizio universale”, il Nazareno sconvolge le certezze degli astanti e modifica nel senso giusto lo sguardo strabico dei discepoli che ancora non hanno inteso il senso dell’opera della redenzione: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore e con tutta la tua anima (Dt 6,5) e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. E il secondo è simile ad esso: <em>Amerai il prossimo tuo come te stesso</em> (Lv 19,18). Da questi due comandamenti dipendono tutta la Torah e i Profeti» (Mt 22,34-40).</p>
<p style="text-align: justify;">L’Arcivescovo di Napoli rammenta che la “visita ai carcerati” è un’opera di amore, gradita a Dio, anzi da Gesù particolarmente raccomandata: «Rifletteremo sulla situazione dei detenuti – scrive il Cardinale , sulla coscienza umana esposta ad errori e sbandamenti. Ci interrogheremo quindi su un’altra fragilità, quella etica, che, sebbene in forme diverse, accomuna anch’essa l’intera umanità. Neppure i santi erano immuni da carenze, difetti, manchevolezze. Molti di loro – forse perché più vicini alla verità dell’esistenza – si riconoscevano inadeguati, peccatori. A tutti la Scrittura ricorda: “Il giusto cade sette volte” (Pr 24,16). Pietro, il primo Papa, che conobbe Gesù da vicino, fu pure colui che lo rinnegò. Da allora, la Chiesa comprese di essere un mistero di santità e di debolezza insieme» (<em>ibidem</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">La missione stessa del Figlio di Dio è comunicazione di vita e di amore, cuore della rivelazione. È l’Amore trinitario che redime l’essere umano e lo salva dalle sue prigioni e limitazioni, dalla sofferenza del carcere, dall’asfissia del peccato, dalla chiusura dell’ignoto, dal narcisismo delle sue opere, dall’egoismo dell’autoconservazione, dalla solitudine della paura, dalla piccolezza dell’autoreferenzialità… Gesù rivelandosi “giudice” si proclama contestualmente re e messia e mostra ai discepoli che il senso della storia consiste nella capacità dei discepoli di suscitare la speranza, servendo la persona umana in ogni sua esigenza. Amministrare la giustizia non significa infliggere pene con lo scopo di vendetta. Nella logica cristiana, il percorso di riabilitazione di una persona detenuta è il vero scopo della pena in un orizzonte di perdono responsabile e di giustizia riparativa. L’arcivescovo di Napoli scrive: «Quelli rinchiusi nelle carceri, quasi sempre in celle inospitali e sovraffollate, con poca luce e scarsa igiene, impossibilitati a tessere quelle relazioni che danno senso alla vita, si sentono coperti dal generale disprezzo e avvertono un’imbarazzante vergogna, fin dal momento dell’arresto, quando tentano a malapena di nascondere il volto» (C. Sepe, Lettera pastorale<em> Visitare i carcerati</em>, § 2).</p>
<p style="text-align: justify;">Se si pensa ai carcerati la mente non pensa. Sembra un paradosso. Chi non ha mai varcato la soglia di un carcere non può neanche ipotizzare il processo di disumanizzazione il cui inizio è già la privazione della libertà. Il carcerato è Gesù, ovvero egli ci insegna la prossimità anche per chi è da noi lontano o perfino ostile. Un parallelo possibile di questo discorso è senza dubbio la figura lucana del Samaritano (cfr. Lc 10,25-37), oggi più che mai segno testimoniale della logica dell’amore cristiano. Il Gesù lucano presenta la parabola non come un “paradosso”, ma come una <em>possibilità</em>. Se di possibilità si tratta, significa che anche una persona completamente estranea ad un contesto umano, nonostante la sua distanza culturale o ideologica, può farsi prossimo, semplicemente rompendo gli schemi esistenziali preconfezionati e rilanciati ogni qual volta si tratta di restare al balcone per guardare indifferenti una realtà, semplicemente passeggera… L’<em>altro</em> non è mai una incognita, ma è sempre un volto (cf. C. Sepe, Lettera pastorale<em> Visitare i carcerati</em>, § 3).</p>
<p style="text-align: justify;">A ben vedere, l’<em>esempio del Samaritano</em>,definito per antonomasia <em>buono</em>, deve suscitare in noi alcuni cruenti interrogativi. <em>Chi è il mio prossimo?</em> Anche una persona affamata, assetata, sola, indigente, ignuda, carcerata è mio prossimo? Interrogativo sempre attuale come proposto da Gesù, finalizzato a suscitare in ogni suo discepolo una forte presa di coscienza: <em>la fratellanza universale come aspetto essenziale della rivelazione</em>. Osserva il cardinale che «solo chi è senza colpa – una situazione del tutto impossibile ad un essere umano – può farsi giudice di un altro uomo, anche se un codice religioso lo prevede. In realtà, soltanto Dio può giudicare in quel modo. Il suo giudizio, come si evince dal contesto, è però solo misericordia, offerta di perdono, nuova possibilità di vita» (<em>ibidem</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Con tale “novità” Gesù dà inizio a un movimento di conversione del cuore, di cambiamento, ovvero un cambio di baricentro: il punto essenziale della vita dei suoi discepoli non è la propria vita, ma quella del prossimo. Ciò significa scoprire l’<em>umiltà</em> come elemento essenziale del discepolo-missionario, sempre lontano dal pericolo dell’autoreferenzialità. «Se la giustizia è un’alta istanza di civiltà – continua il cardinale Sepe –, il perdono ha qualcosa di divino. Per questo è capace di rigenerare vita e di rifondare i rapporti umani. Perdonare è verbo infinito. “Quante volte dovrò perdonare al mio fratello”? chiese Pietro al suo Maestro. “Non sette volte, ma settanta volte sette” (Mt 18,21 ss) fu la risposta. Gesù stesso, coperto dagli insulti dei carnefici, tradito dagli stessi amici, lo testimoniò sul legno della croce: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. Perdonare è un verbo che solo Dio sa e può coniugare. E noi, se sostenuti dalla sua Grazia».</p>
<p style="text-align: justify;">Gesù presenta un modello possibile per vivere una dimensione responsabile dell’esistenza, proiettata in modo consapevole nel tempo e nello spazio. Se la responsabilità è un principio cardine anche per l’etica di un laico come Hans Jonas, nell’era della tecnologia digitale, il cristiano dovrebbe adoperarsi per umanizzare ogni settore dell’esistenza, testimoniando la <em>cura-per-la-persona </em>in modo significativo ed esplicito senza compromessi, soprattutto non lasciando margini di spazio per contrattare i valori, anzi sottolineando con fermezza quei valori non affatto negoziabili.</p>
<p style="text-align: justify;">La parabola del Samaritano ci introduce nel presente della realtà (nonostante sia circostanziata da elementi ed aspetti coevi alla narrazione). Una realtà fatta di situazioni contingenti che incrocia la profezia del futuro. Non a caso Paul Ricoeur qualche anno fa ha riletto questa parabola insieme alla narrazione del Giudizio universale di Matteo. Gesù non evoca nomi, titoli, situazioni. Il Maestro narra la storia di incontri, incontri che vorrebbe significativi, determinati per la vita. Sono incontri tra anonimi, tra sconosciuti, i quali si riscoprono <em>fratelli</em> non nemici.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni battezzato è responsabile della missione affidata da Cristo ai suoi discepoli. La missione comporta anche la <em>visita ai carcerati. </em>Nell’invito all’evangelizzazione, il Nazareno comprende necessariamente l’esodo dalle solitudini esistenziali. Ciò significa per la comunità ecclesiale mettersi in una mobilitazione pastorale in senso missionario in qualsiasi parte del mondo vi sia una comunità credente, da un lato, e donne e uomini, dall’altro, in attesa di essere raggiunti dal messaggio vitalizzante del Vangelo di Gesù Cristo, soprattutto in un contesto largamente di oblio e di morte come il carcere.</p>
<p style="text-align: justify;">Se egli si identifica con tutti quelli da lui indicati come <em>piccoli</em>, e include i carcerati, evidentemente sta insegnando ai discepoli a concepire la vita in un’ottica teologale, che salda <em>fede-speranza-amore</em>. Una esistenza, quindi, in grado di “mostrare” al “mondo” l’essenza della redenzione, come vita-in-Dio. I carcerati, nella condizione limite in cui si trovano, sono amati da Dio perché bisognosi di misericordia, sovente inariditi in termini di amore, isolati dalla società. Ecco il motivo che porta l’arcivescovo di Napoli a richiamare l’attenzione di tutti sulla condizione delle carceri e dei carcerati, proponendo una costatazione e rilanciando un interrogativo:<em>“La prigione non salva nessuno”. Scuola di delinquenza o profezia di riscatto? </em> (cf. § 4).</p>
<p style="text-align: justify;">I carcerati, o meglio le persone sottoposte alla restrizione della libertà personale, e le “carceri” intese come luogo di sofferto isolamento, sono il fuoco dell’attenzione dei cristiani, se il Giudizio universale attende tutti, se la giustizia divina ha come criterio la misericordia. Ogni carcerato è quindi il prossimo che deve essere <em>visitato</em>, <em>amato</em>, <em>aiutato</em>, secondo l’esempio del Samaritano.</p>
<p style="text-align: justify;">La logica capovolta di Cristo invita a guardare i malfattori e le vittime con gli stessi occhi. È un discorso quasi paradossale, o meglio <em>profetico</em> come vuole esserlo la teologia pastorale a servizio di una prassi ecclesiale sempre pronta al rinnovamento della missione. La novità perenne della presenza e dell’azione della Chiesa nel mondo è la linfa della Parola di Dio, l’unica forza capace di de-centrare gli scopi della missione dagli operatori agli interessi di Dio il cui comando è: «Io, il Signore, ti ho chiamato per aprire gli occhi dei ciechi, per far uscire dal carcere i prigionieri e dalle prigioni quelli che abitano nelle tenebre» (Is 42,6-7).</p>
<p style="text-align: justify;">In carcere c’è la <em>Chiesa</em>, ricorda il cardinale Sepe. Ma questa tale espressione appare paradossale. Se consideriamo i carcerati fratelli (molti battezzati) in stato di bisogno materiale e spirituale, riusciremmo ad allontanare l’insidioso pericolo di isolare queste persone stigmatizzandole con il loro errore. L’identificazione di Gesù con ogni carcerato invita i discepoli al superamento del pregiudizio, vera causa della morte psicologica e sociale delle persone che delinquono. L’Arcivescovo propone anche alcuni obiettivi per rendere concretamente sperimentabile l’amore del cristiano per ogni situazione umana, in questo carso per i carcerati in una logica di perdono responsabile e di giustizia riparativa. Scrive Sepe: «Per rendere concreto l’apporto che possiamo offrire a chi è detenuto, sollecito ogni parrocchia, ogni comunità ecclesiale ad elaborare una proposta pastorale di ampio respiro che tenda a formare anzitutto la propria gente e gli eventuali operatori mediante percorsi di sensibilizzazione per un orizzonte umano poco conosciuto e quasi sempre trascurato. Ogni progetto tenga conto, tra l’altro, delle seguenti imprescindibili priorità:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Formare la comunità al perdono e alla riconciliazione.</li>
<li>Provvedere ad un’anagrafe dei reclusi della propria zona pastorale.</li>
<li>Adottare un detenuto e la sua famiglia anche di un’altra parrocchia.</li>
<li>Coinvolgere i detenuti stessi nell’attività di evangelizzazione e di sostegno.</li>
<li>Sviluppare un piano decanale d’insieme con istituzioni, associazioni, privati disponibili» (§7).</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">I carcerati sono considerati di fatto <em>scarti sociali</em> e come tali non sono degni di ri-scatto. La chiesa è la comunità di peccatori perdonanti, non di discepoli perfetti. Lo rammenta anche l’autore della <em>Lettera agli Ebrei</em> (13,3): «Ricordatevi dei carcerati, come se foste in carcere con loro; e di quelli che sono maltrattati, come se anche voi lo foste!». Così la Chiesa di Napoli, comunità di perdonati, va incontro ai fratelli in carcere, bisognosi di aiuto e sostegno per costruire una nuova logica della giustizia, una giustizia riparativa, ovvero della <em>giustizia della vita </em>(una “giustizia giusta”), secondo l’insegnamento del Vangelo.</p>
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		<title>Premio Giordano, VII edizione</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jun 2019 14:16:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Scotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sulla collina di Capodimonte, assegnato il VII Premio Michele Giordano, al volume  Tutti gli uomini di Francesco, edizioni San Paolo, del vaticanista Mediaset Fabio Marchese Ragona, singolare panorama del cattolicesimo contemporaneo. La cerimonia di premiazione si è svolta nella mattina del 25 maggio 2019 nella biblioteca cardinale Michele Giordano, a Napoli, in via  Capodimonte 13, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/06/60884043_10216282504888960_2725049044417118208_n.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-12170" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/06/60884043_10216282504888960_2725049044417118208_n.jpeg" alt="60884043_10216282504888960_2725049044417118208_n" width="576" height="610" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sulla collina di Capodimonte, assegnato il <strong>VII</strong> <strong>Premio Michele Giordano</strong>, al volume  <em>Tutti gli uomini di Francesco</em>, edizioni San Paolo, del vaticanista Mediaset <strong>Fabio Marchese Ragona, </strong>singolare panorama del cattolicesimo contemporaneo. La cerimonia di premiazione si è svolta nella mattina del 25 maggio 2019 nella biblioteca cardinale Michele Giordano, a Napoli, in via  Capodimonte 13, in un evento promosso dall’associazione culturale Brunetti editrice, con il patrocinio dell’arcidiocesi di Napoli e dell’Ordine dei giornalisti della Campania. Presidente del premio,  il professore <strong>Fulvio Tessitore</strong>, segretario del premio, il giornalista <strong>Francesco Antonio Grana</strong>, vaticanista de ilfattoquotidiano. La commissione per l&#8217;edizione 2019 è stata composta, oltre che dal presidente e dal segretario, dai giornalisti <strong>Ottavio Lucarelli</strong>, presidente Ordine dei Giornalisti della Campania, <strong>Antonello Perillo</strong>, caporedattore centrale Tgr Campania, <strong>Marco Perillo</strong>, de Il Mattino, <strong>Alfonso Pirozzi</strong>, dell’Ansa e <strong>Pietro Treccagnoli</strong> de Il Mattino.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>I volumi che hanno raggiunto il podio</strong> – Al primo posto, riconoscimento al volume  <em>Tutti gli uomini di Francesco</em>, edizioni San Paolo, del vaticanista Mediaset <strong>Fabio Marchese Ragona</strong>; secondo posto per il volume <em>Oltretevere</em>, edizioni Piemme, dello studioso <strong>Alessandro Acciavatti</strong>; terzo classificato <em>Diplomazia segreta in Vaticano</em>, edizioni  Cantagalli, di <strong>Johan Ickx</strong>, responsabile dell&#8217;Archivio Storico della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato Vaticana e consultore della Congregazione delle cause dei santi. Assegnato all&#8217;unanimità un premio speciale al volume <em>Chiesa, liberati dal male</em>!, edizioni Rubbettino, del vaticanista <strong>Gian Franco Svidercoschi</strong>, e una menzione speciale al libro <em>Vie meravigliose di Dio</em>, edizioni Libreria Editrice Vaticana, di <strong>Abraham Kavalakatt</strong>, già direttore commerciale della Tipografia Poliglotta Vaticana.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>La cerimonia </strong>-  Presentata dal vaticanista <strong>Francesco Antonio Grana</strong>, ha visto presenti numerose personalità, tra cui il professore <strong>Raimondo Pasquino</strong>, già rettore dell’università di Salerno e presidente del Consiglio comunale di Napoli, il giornalista <strong>Giuseppe Blasi</strong>, presidente della sezione campana dell’Unione Cattolica della Stampa Italiana, e monsignor <strong>Salvatore Ardesini</strong>, per ventitré anni segretario particolare del cardinale Michele Giordano. Numerosi i messaggi giunti per questo evento, tra cui quello inviato dall’ex sindaco di Napoli, <strong>Rosa Iervolino Russo</strong>, che ha voluto ricordare “<em>l’indimenticabile figura del nostro amatissimo presule</em>”, e quello di monsignor <strong>Tommaso Caputo</strong>, arcivescovo prelato di Pompei, e di coloro che sono stati vescovi ausiliari del cardinale Giordano durante il governo dell’arcidiocesi partenopea: il cardinale <strong>Agostino Vallini</strong>, attualmente legato pontificio per le Basiliche di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli in Assisi, monsignor <strong>Vincenzo Pelvi</strong>, arcivescovo metropolita di Foggia-Bovino, e monsignor <strong>Filippo Iannone</strong>, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il volume vincitore</strong>– Un giro del mondo inedito, dalle isole Tonga al Cile, fino a raggiungere l’Italia e la Città del Vaticano, luogo da dove il viaggio prende il via. Per la prima volta tutti insieme, i nuovi porporati di Francesco si raccontano e svelano anche particolari curiosi delle loro vite. I cardinali elettori scelti da Bergoglio, raccontano soprattutto il contesto in cui svolgono il loro servizio, con le sfide presenti e future che la Chiesa dovrà affrontare, svelando anche i motivi, finora nascosti, di tante scelte inconsuete di Jorge Mario Bergoglio.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il volume raccontato dall’autore</strong> &#8211; «<em>È un via</em>gg<em>io</em> &#8211; ha detto l&#8217;autore <strong>Fabio Marchese Ragona </strong>- <em>che parte dal cuore della cristianità, la Città del Vaticano: tutti i cardinali di Papa Francesco che si raccontano e raccontano le sfide che devono affrontare nei loro paese. Ne ho intervistati 35 e da ognuno di loro emerge il ritrovo di una Chiesa nuova, che non è più Chiesa romana centrica, ma diffusa in tutte le parti del mondo, come la Chiesa universale di Papa Francesco. Sono tutti preti di strada, uomini semplice che hanno quel tratto distintivo molto simile a quello del Pontefice. Persone impegnate, a contatto con gli ultimi, che tutti i giorni hanno a che fare con la miseria; e sono queste le figure su cui punta Papa Francesco; quelli che possono dare una mano, che possono aiutare proprio coloro che sono gli ultimi, perché per il Pontefice gli ultimi sono i primi</em>».</p>
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		<title>Il cardinale Sisto Riario Sforza, napoletano, giurista, santo</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Oct 2017 13:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Scotti]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Adolfo Rotschild]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/1200px-Napoli_-_Castel_Capuano.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11352" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/1200px-Napoli_-_Castel_Capuano.jpg" alt="1200px-napoli_-_castel_capuano" width="640" height="480" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&lt;&lt;Se Napoli vuole stare bene, deve prendersi monsignor Sisto Riario Sforza&gt;&gt;</em> (Papa Gregorio XVI). Nella prestigiosa sede di Castel Capuano a Napoli,  nel 140esimo anniversario della morte del Venerabile Cardinale Sisto Riario Sforza, il 29 settembre ha avuto luogo il convegno <strong>Il Venerabile Cardinale Sisto Riario Sforza Arcivescovo di Napoli. Napoletano, Giurista, Santo</strong><em>, </em>evento promosso dall&#8217;Istituto di ricerca storica delle Due Sicilie.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il  Venerabile</strong> &#8211; Discendente di antichissima ed illustre nobiltà, nacque a Napoli il 5 dicembre 1810. Il padre, duca Giovanni, vantava una discendenza dai Riario, di origine gota o normanna, e da quella degli Sforza di Milano; la madre, Maria Gaetana, era dei principi Cattaneo di Sannicandro, di origine genovese. Accolse nel Regno di Napoli il pontefice Pio IX che la rivoluzione romana costrinse a riparare a Gaeta, e per 18 mesi divenne il suo angelo consolatore, nelle dimore reali di Portici e Napoli.  Il Cardinale seguiva personalmente il cammino sacerdotale dei seminaristi e chi non aveva la vocazione veniva inevitabilmente espulso, perché secondo il giusto ideale, il sacerdote doveva essere esempio vivente della presenza di Cristo in terra. Offrì ai poveri e alle parrocchie della sua diocesi beni e denari, non disdegnando di soccorrere personalmente, nell&#8217;anonimato e protetto dall&#8217;oscurità della notte, intere famiglie immiserite e giovani caduti, chi per bisogno e chi per malcostume, nel precipizio dell&#8217;immoralità. Fu l&#8217;istitutore per eccellenza di Opere Pie e Stabilimenti di beneficienza, in soccorso soprattutto dei malati e dei terminali a domicilio, precorrendo i tempi . Nel 1854, quando tutta l&#8217;Europa fu invasa dal temibile morbo del colera, per soccorrere i bisognosi e i malati, vendette i suoi beni facendosi povero per i poveri, fino a indossare abiti rattoppati, fino a mancare per sé di indumenti personali e da letto nell&#8217;ultima infermità. Dopo aver venduto oro, argento e preziosi, si privò anche dei latifondi situati in Puglia, Calabria e Sicilia, distribuendo il ricavato ai poveri, ma anche ai ricchi caduti in disgrazia, e niente trattenendo per sé. E quando non ci fu più nulla da vendere, il nobile cardinale cominciò a mendicare per poter ricavare il necessario per i suoi poveri. Arrivò finanche a chiedere un prestito di dodicimila ducati al banchiere <strong>Adolfo Rotschild</strong>. Quando ritornò a restituire l&#8217;ingente somma, il banchiere gli disse: &#8220;<em>Vostra Eminenza può ritenere questo danaro: so bene a quale scopo esso è servito</em>&#8220;.  Durante l’eruzione vesuviana del 1861 mise a disposizione degli sfollati il palazzo arcivescovile di Torre del Greco. Partecipò al Concilio Ecumenico Vaticano I, come degno capo dell’episcopato meridionale; si pronunziò per la non opportunità della proclamazione del dogma dell’infallibilità papale.  Incrementò la vita della vasta arcidiocesi, elevando il numero delle parrocchie, introducendo nuovi Istituti e ordini religiosi, favorendo le più svariate opere di assistenza sia materiale che spirituale e morale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il convegno</strong> -  Ospitato nella celebre biblioteca A. De Marsico, ha visto la presenza dei presidenti del Consiglio dell&#8217;Ordine degli Avvocati di Napoli e dell&#8217;Ente Biblioteca A. De Marsico, avvocato<strong> Armando Rossi</strong> e <strong>Roberto Fiore</strong>. Presente il marchese <strong>Giuliano Buccino Grimaldi</strong>, presidente dell&#8217;Associazione dei Cavalieri Costantiniani. Relatori oltre al barone <strong>Zampaglione</strong> ed a monsignore <strong>Luigi</strong> <strong>Castiello</strong>, il postulatore della Causa di Beatificazione, monsignore <strong>Nunzio D&#8217;Elia</strong>. Il cavaliere <strong>Rinaldi</strong><strong>,</strong> in rappresentanza del Presidente Salemi, ha portato i saluti dell&#8217;Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie.Nel pomeriggio, alle ore 18,00, officiata dal cardinale Crescenzio Sepe,  e promossa dal parroco Don Ciro Riccardi, presso la chiesa dei Santi Apostoli, si è svolta una celebrazione Eucaristica in onore del Cardinale Sisto, impreziosita dal coro <strong>Le voci di Massabielle</strong>, diretto dal maestro Ninì Spinelli.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>La location</strong> &#8211; Castel Capuano condivide con Castel dell&#8217;Ovo il titolo di castello più antico di Napoli ed è universalmente noto perché é stato per anni sede del Tribunale. Fu fondato nel 1140 a scopo di residenza reale per volontà di Guglielmo il Malo, figlio di Ruggero il Normanno, e così denominato per la sua vicinanza a Porta Capuana, la porta la cui strada conduceva verso la città di Capua. Sarà destinato a Palazzo di Giustiziadal 1503 dal vicerè don Pedro de Toledo che, al suo interno, accorpò tutte le corti di giustizia che si trovavano in città. La Biblioteca, che ha ospitato l’evento, ha più di un secolo di vita. Fin dalla fondazione, questa istituzione e il patrimonio che vi è custodito esprimono il vincolo intellettuale che storicamente anima il rapporto fra magistrati e avvocati, secondo dinamiche di estensione delle collezioni che partono proprio dalle donazioni di questi ultimi e vivendo in simbiosi con gli sviluppi della cultura giuridica e forense della città di Napoli.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie</strong> &#8211; Si ispira alla tradizione cristiana, culturale e popolare che il Regno delle Due Sicilie ha lasciato in dono alle genti del Sud Italia. Mira ad instaurare informazioni e di collaborazione per favorire, il più possibile, la diffusione degli ideali comuni e della verità storica. I suoi membri, forti di esperienze anche decennali nel campo della ricerca storica e dell&#8217;associazionismo, aderiscono per amore verso la verità, troppo spesso occultata e calpestata dalla storiografia ufficiale. Raccoglie attorno a se appassionati di storia patria e ricercatori che con il loro impegno negli archivi possono dare una mano consistente al lavoro di recupero della memoria storica del popolo meridionale. Con la consapevolezza che solo riscoprendo le radici e tradizioni si potrà essere in grado di affrontare le sfide future.</p>
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		<title>Ovèrap&#8230;.ovèr è bell</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2016 16:08:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Gravina]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[NAPOLI – Ovèrap Pftim, il primato tecnologico della Facoltà Teologica napoletana Cardinale Sepe: «Meravigliato dalle potenzialità di questa tecnologia»   Si è da poco conclusa, presso la sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, l’assemblea dei docenti presieduta dal Cardinale Crescenzio Sepe in qualità di gran cancelliere, nel corso della quale è [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>NAPOLI – Ovèrap Pftim, il primato tecnologico della Facoltà Teologica napoletana</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Cardinale Sepe: «Meravigliato dalle potenzialità di questa tecnologia»</em></p>
<p style="text-align: justify;"> <a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/IMG-20161013-WA0000.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10700" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/IMG-20161013-WA0000.jpg" alt="falanga_illustra_al_cardinale_sepe" width="1352" height="1097" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Si è da poco conclusa, presso la sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, l’assemblea dei docenti presieduta dal <strong>Cardinale Crescenzio Sepe</strong> in qualità di gran cancelliere, nel corso della quale è stata presentata ufficialmente all’arcivescovo di Napoli e alla stampa l’<strong>applicazione</strong> <strong>per smartphone</strong> Ovèrap Pftim, l’innovativa guida per studenti e docenti basata sul principio della realtà aumentata, che fa della Facoltà Teologica Napoletana il <strong>primo ateneo pontificio al mondo</strong> ed uno dei primi enti accademici in Europa ad aver adottato questa tecnologia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;ARCIVESCOVO -</strong> «<em>Ovèrap mi ha profondamente meravigliato</em> – ha commentato il <strong>Cardinale Sepe</strong> nel corso dell’assemblea – <em>e mi ripropongo di approfondire la conoscenza di questa nuova tecnologia della realtà aumentata, per scoprirne appieno le <strong>potenzialità</strong>, affinché possa essere messa al servizio non solo della <strong>teologia</strong>, ma anche della <strong>pastorale </strong>della Chiesa di Napoli</em>».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/IMG-20161013-WA0002.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10701" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/IMG-20161013-WA0002.jpg" alt="decano_e_cardinale_sepe" width="978" height="1009" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL DECANO -</strong> Alle dichiarazioni del presule hanno fatto seguito quelle di Monsignor <strong>Gaetano Di Palma</strong>, <strong>decano della Facoltà</strong>, che ha espresso il proprio <em>«orgoglio di essere a capo della prima istituzione accademica pontificia al mondo ad aver adottato una tecnologia tanto innovativa, un traguardo per il quale sono profondamente grato ai miei collaboratori, che hanno affrontato un duro lavoro durante tutta l’estate per la realizzazione di questa applicazione così particolare»</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Totem_ingresso_Pftim.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10687" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Totem_ingresso_Pftim.jpg" alt="Totem_ingresso_Pftim_OVERAP" width="2560" height="1536" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL DIRETTORE -</strong> «<em>Non posso che essere pienamente soddisfatto per questo lavoro</em> – ha dichiarato <strong>Giuseppe Falanga</strong>, docente e direttore dell’ufficio pubblicazioni della Facoltà, che ha coordinato e diretto i lavori per la realizzazione dell’app – <em>perché i primi dati provenienti dal monitoraggio sono molto gratificanti: in poco tempo abbiamo registrato quasi 2000 accessi all’applicazione, di cui 1000 dai totem e altrettanti dalle copertine dell’annuario. Dati che dimostrano che l’applicazione ha avuto una ricaduta positiva e concreta nella vita quotidiana di tutti i membri della comunità accademica. Oltre che agli studenti e ai docenti della Facoltà, inoltre, mi preme sottolineare che l’annuario è stato consegnato a circa 500 vescovi e superiori maggiori di ordini religiosi in tutta Italia e nella Curia romana</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Il primato tecnologico della Facoltà Teologica napoletana</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2016 10:35:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Gravina]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domani, giovedì 13 ottobre, alle ore 11, in viale Colli Aminei 2, presso l’aula magna della sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, in occasione della tradizionale assemblea dei docenti presieduta dal Cardinal Crescenzio Sepe in qualità di gran cancelliere, sarà presentata all’arcivescovo di Napoli e alla stampa l’applicazione per smartphone Ovèrap [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Totem_ingresso_Pftim.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10687" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Totem_ingresso_Pftim.jpg" alt="Totem_ingresso_Pftim_OVERAP" width="2560" height="1536" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Domani, giovedì 13 ottobre, alle ore 11, in viale Colli Aminei 2, presso l’aula magna della sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, in occasione della tradizionale assemblea dei docenti presieduta dal <strong>Cardinal Crescenzio Sepe</strong> in qualità di gran cancelliere, sarà presentata all’arcivescovo di Napoli e alla stampa l’<strong>applicazione</strong> <strong>per smartphone</strong> Ovèrap Pftim, un’innovativa guida per studenti e docenti basata sul principio della realtà aumentata.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>IL PRIMATO</strong> &#8211; La Facoltà Teologica Napoletana è il <strong>primo ateneo pontificio al mondo</strong> ed uno dei primi enti accademici in Europa ad adottare la tecnologia della <strong>realtà aumentata</strong> per offrire a studenti e docenti un supporto multimediale altamente innovativo, uno strumento semplice ed efficace al servizio della didattica e della vita all’interno della Facoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>VANTAGGI -</strong> Presso una serie di totem dislocati nei punti strategici della sede accademica di Capodimonte o attraverso l’annuario accademico, ciascuno studente o docente potrà accedere col proprio <strong>smartphone</strong> a numerosi <strong>contenuti</strong> resi disponibili in realtà aumentata e aggiornati nel corso dell’anno, per poter così conoscere tutte le <strong>informazioni utili</strong> (aule e orari dei corsi, luoghi e date degli esami ecc.), essere tempestivamente informato su <strong>ogni iniziativa</strong> (seminari, convegni, celebrazioni, eventi ecc.), accedere ad un <strong>archivio</strong> in cui è possibile consultare guide e visionare immagini fotografiche e video.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>TRADIZIONE E INNOVAZIONE</strong> &#8211; La Pontificia Facoltà Teologica di Napoli conferma così la propria vocazione a <strong>coniugare</strong> <strong>tradizione e innovazione</strong>: non rinuncia al classico annuario cartaceo, ma lo sposa alle più moderne tecnologie che consentono la fruizione di una quantità di dati e informazioni altrimenti inaccessibili in un unico luogo e in tempi rapidissimi.</p>
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		<title>Sepe, un&#8217;ambulanza in dono ai bambini</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2016 00:23:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Scotti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità ed Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[ambulanza]]></category>
		<category><![CDATA[cardinale]]></category>
		<category><![CDATA[federico II]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
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		<category><![CDATA[Policlinico]]></category>
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		<description><![CDATA[Curia di Napoli e Università degli Studi di Napoli, insieme per un grande gesto:  alle ore 12.00 del 20 luglio,  presso la Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Federico II, il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe ha donato al Servizio di Trasporto di Emergenza Neonatale una nuova autoambulanza per tutti i bambini campani che, nascendo, necessitano [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/2016-07-20-20.38.04.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10595" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/2016-07-20-20.38.04.jpg" alt="2016-07-20 20.38.04" width="2048" height="1152" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Curia di Napoli e Università degli Studi di Napoli,</strong> insieme per un grande gesto:  alle ore 12.00 del 20 luglio,  presso la <strong>Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Federico II, il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe ha donato al Servizio di Trasporto di Emergenza Neonatale una nuova autoambulanza </strong>per tutti i bambini campani che, nascendo, necessitano di cure altamente specializzate. Presenti alla cerimonia, <strong>Francesco Raimondi, Responsabile UOSD di Neonatolgia e TIN dell&#8217;AOU Federico II, Vincenzo Viggiani, Commissario Straordinario AOU Federico II, Luigi Califano, Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia Università degli Studi di Napoli Federico II.</strong> In occasione dell&#8217;evento, il cardinale di Napoli ha benedetto i piccoli pazienti del reparto della Terapia Intensiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/20160720_174726-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10596" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/20160720_174726-1.jpg" alt="20160720_174726 (1)" width="2048" height="1152" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"> L’acquisto della nuova autoambulanza è stato reso possibile con il ricavato delle offerte pervenute e dell’asta di beneficenza, promossa come ogni anno dal cardinale Sepe e svoltasi a dicembre dello scorso anno grazie alla totale disponibilità del Centro Rai di Napoli diretto da Francesco Pinto. In  quella occasione, si è avuto ancora una testimonianza della significativa  generosità di tanti, come Papa Francesco, il Presidente Mattarella, il Presidente Renzi, lo stesso Arcivescovo, i vertici della Regione e del Comune, il produttore e gli attori di Made in Sud, molti napoletani.</p>
<p style="text-align: justify;">La nuova ambulanza andrà ad incrementare i servizi di trasporto presenti a cura dello <strong>STEN</strong>,  afferente alla UOSD di Neonatolgia e TIN dell&#8217;AOU Federico II, di cui è  responsabile  Francesco Raimondi, che  si occupa dei piccoli neonati che immediatamente dopo la nascita rischiano la vita, con  problemi respiratori e malformativi.  E’ operativo H24, 365 giorni all&#8217;anno ed è curato da personale altamente qualificato. Ogni intervento prevede che un equipaggio, formato da un autista, un infermiere ed un medico neonatologo, si rechino sul punto nascita che richiede l’assistenza portando in ambulanza un kit mobile di Terapia Intensiva Neonatale. Ogni anno le ambulanze della Terapia Intensiva Neonatale dell’Aou Federico II compiono più di 700 interventi, oltre la metà di tutti quelli effettuati in Campania.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Una donazione conseguenza della generosità dei napoletani che hanno voluto contribuire a dare un segno di solidarietà alle esigenze della città. In particolare alle esigenze dei bambini malati a tutti i livelli&#8221;</em>, ha dichiarato il cardinale <strong>Crescenzio Sepe.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Uno strumento indispensabile per migliorare una rete di punti nascita che in Campania è molto complessa. Uno strumento che permette a molti neonati di sopravvivere. Una ambulanza che può fare la differenza tra un bambino che nasce in ottime condizioni e un bambino con un destino diverso, un destino triste</em>&#8220;, le parole rese con soddisfazione da <strong>Francesco Raimondi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Momenti di profondo significato ed intensità emotiva, dove una occasione come  quella  data da una donazione di una ambulanza, diviene simbolo di una sinergia tra due punti di riferimento del tessuto cittadino, la Curia e l&#8217;Universita napoletana,  due istituzioni che si pongono in una rete virtuosa in cui ognuno fa la sua parte per raggiungere un unico obiettivo: quello di fare del bene ai piccoli neonati campani.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Casoria e i semi del Concilio Vaticano II</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2015 18:05:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità ed Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[cardinale]]></category>
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		<category><![CDATA[concilio]]></category>
		<category><![CDATA[luigi maglione]]></category>
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		<category><![CDATA[Paolo VI]]></category>
		<category><![CDATA[Vaticano II]]></category>

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		<description><![CDATA[Domani giovedì 10 dicembre 2015, a partire dalle 18.30, presso la chiesa della suore “Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato” di Casoria, si terrà il seminario di studi Casoria e i semi del Concilio, organizzato in collaborazione con l’Istituto di Scienze pastorali della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale &#8211; Sezione S. Tommaso d’Aquino. Partendo dalla presenza a Casoria negli anni [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47560" class="yiv0792085955MsoNormal" style="color: #000000; text-align: justify;"><span id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47559"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/vat-ii.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10373" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/vat-ii.jpg" alt="vat ii" width="263" height="191" /></a>Domani <b id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47575"><span id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47574">giovedì 10 dicembre 2015, </span></b><span id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47574">a partire dalle 18.30,</span> presso la <span id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47572">chiesa della suore “Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato” di Casoria</span>, si terrà il seminario di studi <strong>Casoria e i semi del Concilio</strong>, organizzato in collaborazione con l’<span id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47558">Istituto di Scienze pastorali della <b id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47557">Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale &#8211; Sezione S. Tommaso d’Aquino.</b></span></span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47568" class="yiv0792085955MsoNormal" style="color: #000000; text-align: justify;"><span id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47566"><span id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47565">Partendo dalla presenza a Casoria negli anni 1941-42 di Monsignor Giovan Battista Montini (futuro papa Paolo VI)</span></span><span id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47637">, all’epoca <span id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47636">stretto collaboratore del Card. Luigi Maglione, casoriano, Segretario di Stato di Pio XII,</span><span id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47636"> il seminario vuole tracciare una inedita ed linea di studi</span>.</span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47642" class="yiv0792085955MsoNormal" style="color: #000000; text-align: justify;"><span id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47640"><span id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47639">Secondo gli organizzatori, proprio nell’amicizia tra Maglione e Montini, infatti, vanno ricercati i “semi” che porteranno poi Paolo VI a completare il Concilio ecumenico Vaticano II</span></span><span id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47644"> aperto dal suo predecessore Giovanni XXIII, avviando il più importante percorso di riforma del Novecento, che gli costerà tuttavia anche critiche di eccessivo “modernismo” da parte dell’ala più tradizionalista e conservatrice della Chiesa.</span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47647" class="yiv0792085955MsoNormal" style="color: #000000; text-align: justify;"><span id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47646">Montini portò a compimento le spinte di una cultura nuova, di aperture, di cui era stato precursore l’amico Luigi Maglione (scomparso nel 1944, a soli 66 anni), vissuto all’ombra di Pio XII, ma di estrazione e di orientamento profondamente diverso: un giovane di straordinarie capacità, partito dalle campagne di Casoria e arrivato alla Nunziatura di Parigi; finissimo diplomatico, appassionato di politica europea, di vastissima cultura e curiosità, intimamente nemico dei totalitarismi, sia nazi-fascisti che comunisti.</span></p>
<p id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47651" class="yiv0792085955MsoNormal" style="color: #000000; text-align: justify;"><span id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47650">Il seminario si aprirà con i <span id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47649">saluti di <b>M. Carla Di Meo</b></span>, Superiora Generale delle Suore “Vittime Espiatrici”; interverranno il prof. <b>Ludovico Silvestri</b> e ildott. <b>Giosuè De Rosa</b>; porterà la sua testimonianza il <span id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47675">prof. <b>Salvatore Maglione</b>, nipote del Cardinale Luigi Maglione</span>, che ha avviato una ricognizione delle interessantissime ed inedite “carte” di famiglia. A tracciare un bilancio dell’incontro &#8211; moderato dal giornalista e storico <b>Giuseppe Pesce</b> - per individuare delle nuove linee di studio e di ricerca, sarà il <span id="yui_3_16_0_1_1449765762794_47666">Prof.<b>Carmine Matarazzo</b>, Direttore dell’Istituto di Scienze pastorali della “Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale &#8211; Sezione S. Tommaso d’Aquino”</span>.</span></p>
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		<title>Inaugurato a Posillipo l’anno accademico della Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Oct 2014 14:47:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Falanga]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità ed Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[cardinale]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa di napoli]]></category>
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		<description><![CDATA[«Il nuovo Anno accademico si apre in un contesto segnato da fattori di vivacità ecclesiale di importante rilievo – come, ad esempio, il Sinodo dei Vescovi sulla famiglia – e da una crisi ancora molto preoccupante. Da una parte le forti sollecitazioni di Papa Francesco per un Chiesa “in uscita”, adeguata evangelicamente alla realtà del [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/Foto_Metropolita.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9792" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/Foto_Metropolita-300x289.jpg" alt="Foto_Metropolita" width="300" height="289" /></a>«<em>Il nuovo Anno accademico si apre in un contesto segnato da fattori di vivacità ecclesiale di importante rilievo – come, ad esempio, il Sinodo dei Vescovi sulla famiglia – e da una crisi ancora molto preoccupante. Da una parte le forti sollecitazioni di Papa Francesco per un Chiesa “in uscita”, adeguata evangelicamente alla realtà del mondo, disposta ad ascoltare gli uomini e le donne del nostro tempo con le loro domande, i loro dubbi, le loro attese e a fasciare le loro ferite. Dall’altra la grave crisi economica in cui versano molti paesi europei, palpabile in maniera particolare nel nostro Meridione d’Italia per le condizioni disperate che attanagliano tante famiglie</em>». Con queste parole il Preside uscente <strong>Gaetano Castello</strong>, dopo il saluto del gesuita <strong>Domenico Marafioti</strong>, nuovo Preside della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, ha aperto la relazione annuale all’inizio della cerimonia d’<strong>inaugurazione dell’anno accademico 2014-2015</strong>, che si è tenuta il 17 ottobre nell’Aula magna della Sezione di Posillipo.</p>
<p>Alla presenza del Gran Cancelliere, il <strong>Cardinale Crescenzio Sepe</strong>, dei Vescovi, di Autorità civili e militari, di numerosi docenti e studenti è iniziato, così, ufficialmente il lavoro delle due Sezioni (San Tommaso e San Luigi), degli Istituti Teologici aggregati e affiliati e dei diversi Istituti Superiori di Scienze Religiose (ISSR) di Campania, Basilicata e Calabria collegati alla Facoltà Teologica. Di essi è possibile avere un quadro più dettagliato attraverso il sito web (www.pftim.it) e i collegamenti che offre con quelli dei 22 centri accademici che insistono sul territorio meridionale.</p>
<p>A tenere la prolusione è stato <strong>Sua Eminenza Ilarion Alfeev<em>, </em>Arcivescovo Metropolita di Volokolamsk</strong> e Presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, che ha trattato il tema: <em><strong>Teologia della libertà. Cristianesimo e potere civile dall’editto di Milano ai nostri giorni</strong></em>. «<em>Lo scorso anno è stato solennemente celebrato in tutto il mondo cristiano il millesettecentesimo anniversario della promulgazione dell’editto firmato a Milano nel 313 dagli imperatori della parte occidentale e orientale, Costantino e Licinio: il primo documento statale ufficiale dell’Impero romano grazie a cui la Chiesa ha ricevuto non soltanto il diritto di esistere, ma anche il riconoscimento da parte della società</em>». Partendo da quest’anniversario e ricordando che, in concomitanza, la Chiesa ortodossa da lui rappresentata ha festeggiato i 1025 anni del Battesimo della Rus’, il Metropolita Ilarion ha affermato che «<em>la coincidenza delle due ricorrenze fa riflettere sul cammino storico della Chiesa, meditare sull’evento antico che diede inizio a una nuova civiltà cristiana e, nello stesso tempo, valutare anche la nostra storia recente</em>».</p>
<p>Ha citato, poi, l’apostolo Paolo («<em>Non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura</em>» &#8211; <em>Eb</em> 13,14), aggiungendo che «<em>la nostra epoca possiede in sé qualcosa di profondamente simile all’epoca che seguì la promulgazione dell’editto di Milano. Da legame tra i due tempi funge il concetto di </em>libertà<em>. Il principio della libertà di coscienza, proclamato in quell’editto, divenne la base del nuovo rapporto del “potere” verso i “sudditi”. L’editto di Milano ha anticipato di sedici secoli ciò che è divenuto pienamente possibile soltanto nel Novecento, dopo secoli di guerre e discriminazioni. In un’intera serie di documenti internazionali, posti alla base del diritto mondiale contemporaneo (come, per esempio, la </em>Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo<em> o la </em>Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali<em>), la libertà di professare la propria fede e di vivere conformemente a essa – idea basilare dell’editto – è postulata come una delle libertà principali della persona umana</em>».</p>
<p>E ha concluso: «<em>L’esperienza storica della Chiesa non ci consente, dopo aver ricevuto la </em>libertà<em>, di non disporre di essa con intelligenza. Oggi si esige dalla Chiesa una particolare saggezza, perché abbiamo ricevuto una tale occasione storica che non abbiamo il diritto di lasciarci sfuggire. </em>Libertà<em> e </em>responsabilità<em> sono valori assoluti, senza la cui interazione non è possibile costruire una società giusta. A questi valori si aggiunge un principio non meno importante: la </em>collaborazione<em> tra Chiesa e Stato in tutti i campi in cui essa è possibile e necessaria, soprattutto per ciò che è connesso alla sfera dell’etica pubbila</em>».</p>
<p>Gli ha fatto eco, in chiusura, il <strong>Cardinale Sepe</strong>:«<em>Voglio augurare a tutti voi e alla generazione futura di credenti di conservare lo spirito di quella </em>libertàcristiana<em> che stima vanità tutto ciò che non piega la testa dinanzi al Dio vivente. Portando nel mondo la Parola di Cristo non dimentichiamoci, però, che l’esempio della nostra vita personale è sempre stato e sarà la migliore testimonianza. Possa la nostra attività iniziare a partire da noi, per arrivare poi alle famiglie, alle parrocchie, nelle scuole e nelle università. Allora potremo, con le nostre vite degnamente vissute, rendere grazie a Dio per il prezioso dono della </em>libertà<em> che lui dona a noi e che nessuno ha il diritto di sottrarci</em>».</p>
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