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	<title>Città del Monte &#187; chiesa di napoli</title>
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		<title>Visitare i carcerati. L’impegno cristiano tra perdono responsabile e giustizia riparativa</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jul 2019 13:08:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmine Matarazzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nuova Lettera pastorale del cardinale Crescenzio Sepe Visitare i carcerati L’impegno cristiano tra perdono responsabile e giustizia riparativa È un dato di fatto che anche tra i vari settori e ambiti della vita della Chiesa il riferimento al mondo carcerario è quasi completamente assente, o meglio si considera come un settore di azione specifica [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>La nuova Lettera pastorale del cardinale Crescenzio Sepe</em></p>
<h3><strong>Visitare i carcerati</strong></h3>
<p><strong>L’impegno cristiano tra perdono responsabile e giustizia riparativa</strong></p>
<div id="attachment_11075" style="width: 650px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/FB_IMG_1493235594482.jpg"><img class="size-full wp-image-11075" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/04/FB_IMG_1493235594482.jpg" alt="Card. Crescenzio Sepe, arcivescovo metropolita di Napoli" width="640" height="360" /></a><p class="wp-caption-text">Card. Crescenzio Sepe, arcivescovo metropolita di Napoli</p></div>
<p style="text-align: justify;">È un dato di fatto che anche tra i vari settori e ambiti della vita della Chiesa il riferimento al mondo carcerario è quasi completamente assente, o meglio si considera come un settore di azione specifica e speciale, tanto da escludere il carcere e i carcerati dall’attenzione e dalla sensibilizzazione dei battezzati nei confronti di persone con le quali Gesù stesso si è identificato.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto spesso il ricorso al carcere come una “immagine” di chiusura, impossibilità, ristrettezza non aiuta a cogliere il senso proprio e profondo con il quale il Maestro ha inteso la realtà dei carcerati e il loro stato di isolamento socio-culturale, psicofisico, etico-religioso. A ben vedere, lo stesso dibattito contemporaneo, almeno da Cesare Beccaria (1764) in poi, continua a rilanciare la domanda cruciale sul senso delle pene e sulla condizione delle carceri, sottolineando la necessità dell’educazione «per prevenire i delitti».</p>
<p style="text-align: justify;">La pena è una punizione o una medicina? Il carcere è un luogo di riabilitazione e di reinserimento sociale, oppure è una pattumiera dove le società perbeniste sotterrano gli scarti sociali? Perché il cristiano si preoccupa (o dovrebbe) di farsi prossimo dei carcerati, portando loro non solo la Parola di Dio, ma anche sostegni materiali e soccorsi relazionali?</p>
<p style="text-align: justify;">Continuando la programmazione pastorale per l’Arcidiocesi di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe ha reso nota il 16 luglio 2019 (Festa della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo) l’ultima lettera pastorale dal titolo <em>Visitare i carcerati </em>(disponibile al sito internet della diocesi di Napoli: &lt;http://www.chiesadinapoli.it/napoli/allegati/54328/Lettera%20Pastorale%20sett.%202019%20.pd). La sesta opera di misericordia corporale, esplicitamente citata nel racconto matteano del Giudizio universale, quando appunto Gesù ritornerà Re-Giudice, secondo il racconto presentato dall’evangelista Matteo, che presenta in modo sconvolgente, sicuramente non usuale, il profilo del cristiano, che deve essere nella sua ordinarietà segno dell’Amore straordinario di Dio, educato nella dimensione della giustizia divina, realmente umana, in quanto insegna a gestire i conflitti aborrendo la violenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi è il seguace di Cristo a partire dal monito del Vangelo matteano se non colui che pratica la giustizia vivendo la pace, sfama chi ha fame, dà da bere agli assetati, accoglie lo straniero, veste gli ignudi, presta soccorso e cure per gli ammalati, visita i carcerati?</p>
<p style="text-align: justify;">Il cardinale Sepe ricorda che Gesù presenta un capovolgimento totale delle certezze formalistiche dei suoi tempi: «Su questa strada, passo dopo passo, anche noi stiamo sperimentando che gli ultimi sono la “vera carne di Cristo” e in loro concretamente Lo incontriamo. Gli ultimi sono per noi il criterio per riconoscere l’autenticità del nostro impegno di cristiani. Abbiamo compreso meglio che la comunione ecclesiale è in funzione della nostra missione e in essa trova la sua misura» (C. Sepe, Lettera pastorale<em> Visitare i carcerati</em>, § 1).</p>
<p style="text-align: justify;">La Torah dono di libertà è diventata giogo pesante e asfissiante, perfino occasione per rimproverare e mortificare quelle persone in affanno, in un certo modo “inadempienti”. A ben vedere, la Legge è Dio stesso e con il capovolgimento operato dal discorso matteano del cosiddetto “Giudizio universale”, il Nazareno sconvolge le certezze degli astanti e modifica nel senso giusto lo sguardo strabico dei discepoli che ancora non hanno inteso il senso dell’opera della redenzione: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore e con tutta la tua anima (Dt 6,5) e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. E il secondo è simile ad esso: <em>Amerai il prossimo tuo come te stesso</em> (Lv 19,18). Da questi due comandamenti dipendono tutta la Torah e i Profeti» (Mt 22,34-40).</p>
<p style="text-align: justify;">L’Arcivescovo di Napoli rammenta che la “visita ai carcerati” è un’opera di amore, gradita a Dio, anzi da Gesù particolarmente raccomandata: «Rifletteremo sulla situazione dei detenuti – scrive il Cardinale , sulla coscienza umana esposta ad errori e sbandamenti. Ci interrogheremo quindi su un’altra fragilità, quella etica, che, sebbene in forme diverse, accomuna anch’essa l’intera umanità. Neppure i santi erano immuni da carenze, difetti, manchevolezze. Molti di loro – forse perché più vicini alla verità dell’esistenza – si riconoscevano inadeguati, peccatori. A tutti la Scrittura ricorda: “Il giusto cade sette volte” (Pr 24,16). Pietro, il primo Papa, che conobbe Gesù da vicino, fu pure colui che lo rinnegò. Da allora, la Chiesa comprese di essere un mistero di santità e di debolezza insieme» (<em>ibidem</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">La missione stessa del Figlio di Dio è comunicazione di vita e di amore, cuore della rivelazione. È l’Amore trinitario che redime l’essere umano e lo salva dalle sue prigioni e limitazioni, dalla sofferenza del carcere, dall’asfissia del peccato, dalla chiusura dell’ignoto, dal narcisismo delle sue opere, dall’egoismo dell’autoconservazione, dalla solitudine della paura, dalla piccolezza dell’autoreferenzialità… Gesù rivelandosi “giudice” si proclama contestualmente re e messia e mostra ai discepoli che il senso della storia consiste nella capacità dei discepoli di suscitare la speranza, servendo la persona umana in ogni sua esigenza. Amministrare la giustizia non significa infliggere pene con lo scopo di vendetta. Nella logica cristiana, il percorso di riabilitazione di una persona detenuta è il vero scopo della pena in un orizzonte di perdono responsabile e di giustizia riparativa. L’arcivescovo di Napoli scrive: «Quelli rinchiusi nelle carceri, quasi sempre in celle inospitali e sovraffollate, con poca luce e scarsa igiene, impossibilitati a tessere quelle relazioni che danno senso alla vita, si sentono coperti dal generale disprezzo e avvertono un’imbarazzante vergogna, fin dal momento dell’arresto, quando tentano a malapena di nascondere il volto» (C. Sepe, Lettera pastorale<em> Visitare i carcerati</em>, § 2).</p>
<p style="text-align: justify;">Se si pensa ai carcerati la mente non pensa. Sembra un paradosso. Chi non ha mai varcato la soglia di un carcere non può neanche ipotizzare il processo di disumanizzazione il cui inizio è già la privazione della libertà. Il carcerato è Gesù, ovvero egli ci insegna la prossimità anche per chi è da noi lontano o perfino ostile. Un parallelo possibile di questo discorso è senza dubbio la figura lucana del Samaritano (cfr. Lc 10,25-37), oggi più che mai segno testimoniale della logica dell’amore cristiano. Il Gesù lucano presenta la parabola non come un “paradosso”, ma come una <em>possibilità</em>. Se di possibilità si tratta, significa che anche una persona completamente estranea ad un contesto umano, nonostante la sua distanza culturale o ideologica, può farsi prossimo, semplicemente rompendo gli schemi esistenziali preconfezionati e rilanciati ogni qual volta si tratta di restare al balcone per guardare indifferenti una realtà, semplicemente passeggera… L’<em>altro</em> non è mai una incognita, ma è sempre un volto (cf. C. Sepe, Lettera pastorale<em> Visitare i carcerati</em>, § 3).</p>
<p style="text-align: justify;">A ben vedere, l’<em>esempio del Samaritano</em>,definito per antonomasia <em>buono</em>, deve suscitare in noi alcuni cruenti interrogativi. <em>Chi è il mio prossimo?</em> Anche una persona affamata, assetata, sola, indigente, ignuda, carcerata è mio prossimo? Interrogativo sempre attuale come proposto da Gesù, finalizzato a suscitare in ogni suo discepolo una forte presa di coscienza: <em>la fratellanza universale come aspetto essenziale della rivelazione</em>. Osserva il cardinale che «solo chi è senza colpa – una situazione del tutto impossibile ad un essere umano – può farsi giudice di un altro uomo, anche se un codice religioso lo prevede. In realtà, soltanto Dio può giudicare in quel modo. Il suo giudizio, come si evince dal contesto, è però solo misericordia, offerta di perdono, nuova possibilità di vita» (<em>ibidem</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Con tale “novità” Gesù dà inizio a un movimento di conversione del cuore, di cambiamento, ovvero un cambio di baricentro: il punto essenziale della vita dei suoi discepoli non è la propria vita, ma quella del prossimo. Ciò significa scoprire l’<em>umiltà</em> come elemento essenziale del discepolo-missionario, sempre lontano dal pericolo dell’autoreferenzialità. «Se la giustizia è un’alta istanza di civiltà – continua il cardinale Sepe –, il perdono ha qualcosa di divino. Per questo è capace di rigenerare vita e di rifondare i rapporti umani. Perdonare è verbo infinito. “Quante volte dovrò perdonare al mio fratello”? chiese Pietro al suo Maestro. “Non sette volte, ma settanta volte sette” (Mt 18,21 ss) fu la risposta. Gesù stesso, coperto dagli insulti dei carnefici, tradito dagli stessi amici, lo testimoniò sul legno della croce: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. Perdonare è un verbo che solo Dio sa e può coniugare. E noi, se sostenuti dalla sua Grazia».</p>
<p style="text-align: justify;">Gesù presenta un modello possibile per vivere una dimensione responsabile dell’esistenza, proiettata in modo consapevole nel tempo e nello spazio. Se la responsabilità è un principio cardine anche per l’etica di un laico come Hans Jonas, nell’era della tecnologia digitale, il cristiano dovrebbe adoperarsi per umanizzare ogni settore dell’esistenza, testimoniando la <em>cura-per-la-persona </em>in modo significativo ed esplicito senza compromessi, soprattutto non lasciando margini di spazio per contrattare i valori, anzi sottolineando con fermezza quei valori non affatto negoziabili.</p>
<p style="text-align: justify;">La parabola del Samaritano ci introduce nel presente della realtà (nonostante sia circostanziata da elementi ed aspetti coevi alla narrazione). Una realtà fatta di situazioni contingenti che incrocia la profezia del futuro. Non a caso Paul Ricoeur qualche anno fa ha riletto questa parabola insieme alla narrazione del Giudizio universale di Matteo. Gesù non evoca nomi, titoli, situazioni. Il Maestro narra la storia di incontri, incontri che vorrebbe significativi, determinati per la vita. Sono incontri tra anonimi, tra sconosciuti, i quali si riscoprono <em>fratelli</em> non nemici.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni battezzato è responsabile della missione affidata da Cristo ai suoi discepoli. La missione comporta anche la <em>visita ai carcerati. </em>Nell’invito all’evangelizzazione, il Nazareno comprende necessariamente l’esodo dalle solitudini esistenziali. Ciò significa per la comunità ecclesiale mettersi in una mobilitazione pastorale in senso missionario in qualsiasi parte del mondo vi sia una comunità credente, da un lato, e donne e uomini, dall’altro, in attesa di essere raggiunti dal messaggio vitalizzante del Vangelo di Gesù Cristo, soprattutto in un contesto largamente di oblio e di morte come il carcere.</p>
<p style="text-align: justify;">Se egli si identifica con tutti quelli da lui indicati come <em>piccoli</em>, e include i carcerati, evidentemente sta insegnando ai discepoli a concepire la vita in un’ottica teologale, che salda <em>fede-speranza-amore</em>. Una esistenza, quindi, in grado di “mostrare” al “mondo” l’essenza della redenzione, come vita-in-Dio. I carcerati, nella condizione limite in cui si trovano, sono amati da Dio perché bisognosi di misericordia, sovente inariditi in termini di amore, isolati dalla società. Ecco il motivo che porta l’arcivescovo di Napoli a richiamare l’attenzione di tutti sulla condizione delle carceri e dei carcerati, proponendo una costatazione e rilanciando un interrogativo:<em>“La prigione non salva nessuno”. Scuola di delinquenza o profezia di riscatto? </em> (cf. § 4).</p>
<p style="text-align: justify;">I carcerati, o meglio le persone sottoposte alla restrizione della libertà personale, e le “carceri” intese come luogo di sofferto isolamento, sono il fuoco dell’attenzione dei cristiani, se il Giudizio universale attende tutti, se la giustizia divina ha come criterio la misericordia. Ogni carcerato è quindi il prossimo che deve essere <em>visitato</em>, <em>amato</em>, <em>aiutato</em>, secondo l’esempio del Samaritano.</p>
<p style="text-align: justify;">La logica capovolta di Cristo invita a guardare i malfattori e le vittime con gli stessi occhi. È un discorso quasi paradossale, o meglio <em>profetico</em> come vuole esserlo la teologia pastorale a servizio di una prassi ecclesiale sempre pronta al rinnovamento della missione. La novità perenne della presenza e dell’azione della Chiesa nel mondo è la linfa della Parola di Dio, l’unica forza capace di de-centrare gli scopi della missione dagli operatori agli interessi di Dio il cui comando è: «Io, il Signore, ti ho chiamato per aprire gli occhi dei ciechi, per far uscire dal carcere i prigionieri e dalle prigioni quelli che abitano nelle tenebre» (Is 42,6-7).</p>
<p style="text-align: justify;">In carcere c’è la <em>Chiesa</em>, ricorda il cardinale Sepe. Ma questa tale espressione appare paradossale. Se consideriamo i carcerati fratelli (molti battezzati) in stato di bisogno materiale e spirituale, riusciremmo ad allontanare l’insidioso pericolo di isolare queste persone stigmatizzandole con il loro errore. L’identificazione di Gesù con ogni carcerato invita i discepoli al superamento del pregiudizio, vera causa della morte psicologica e sociale delle persone che delinquono. L’Arcivescovo propone anche alcuni obiettivi per rendere concretamente sperimentabile l’amore del cristiano per ogni situazione umana, in questo carso per i carcerati in una logica di perdono responsabile e di giustizia riparativa. Scrive Sepe: «Per rendere concreto l’apporto che possiamo offrire a chi è detenuto, sollecito ogni parrocchia, ogni comunità ecclesiale ad elaborare una proposta pastorale di ampio respiro che tenda a formare anzitutto la propria gente e gli eventuali operatori mediante percorsi di sensibilizzazione per un orizzonte umano poco conosciuto e quasi sempre trascurato. Ogni progetto tenga conto, tra l’altro, delle seguenti imprescindibili priorità:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Formare la comunità al perdono e alla riconciliazione.</li>
<li>Provvedere ad un’anagrafe dei reclusi della propria zona pastorale.</li>
<li>Adottare un detenuto e la sua famiglia anche di un’altra parrocchia.</li>
<li>Coinvolgere i detenuti stessi nell’attività di evangelizzazione e di sostegno.</li>
<li>Sviluppare un piano decanale d’insieme con istituzioni, associazioni, privati disponibili» (§7).</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">I carcerati sono considerati di fatto <em>scarti sociali</em> e come tali non sono degni di ri-scatto. La chiesa è la comunità di peccatori perdonanti, non di discepoli perfetti. Lo rammenta anche l’autore della <em>Lettera agli Ebrei</em> (13,3): «Ricordatevi dei carcerati, come se foste in carcere con loro; e di quelli che sono maltrattati, come se anche voi lo foste!». Così la Chiesa di Napoli, comunità di perdonati, va incontro ai fratelli in carcere, bisognosi di aiuto e sostegno per costruire una nuova logica della giustizia, una giustizia riparativa, ovvero della <em>giustizia della vita </em>(una “giustizia giusta”), secondo l’insegnamento del Vangelo.</p>
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		<title>Casavola, Jossa e Marafioti dottori ad honorem in teologia</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Nov 2018 16:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Scotti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità ed Eventi]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em> <a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/2018-11-09-19.01.50.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11973" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/2018-11-09-19.01.50.jpg" alt="2018-11-09-19-01-50" width="1280" height="720" /></a></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Il Consiglio di Facoltà nella seduta del 16 maggio 2018 ha deliberato il conferimento del dottorato ad honorem per meriti scientifici ed alti incarichi istituzionali a…» </em>Con questa formula, nell’aula magna della  Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, sezione san Tommaso d’Aquino in Napoli, nel pomeriggio del 9 novembre 2018, in occasione dell’apertura ufficiale dell’anno accademico 2018-2019,  conferimento del<strong> <em>dottorato ad honorem in teologia</em></strong> al professore <strong>Francesco Paolo Casavola</strong>, presidente emerito della Corte Costituzionale, al professore <strong>Giorgio Jossa</strong>, storico del cristianesimo dell’Università di Napoli Federico II, e al reverendo padre <strong>Mario Marafioti</strong>, s. j. fondatore della Comunità Emmanuel, alla presenza, tra gli altri, del Gran Cancelliere, il cardinale arcivescovo di Napoli <strong>Crescenzio Sepe</strong> e del preside della Facoltà, monsignore <strong>Gaetano Castello</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Le motivazioni dei titoli conferiti</strong> &#8211; <strong>Francesco Paolo Casavola: </strong>professore di diritto romano ha conseguito la libera docenza in diritto romano nel 1958. Ha fatto parte, in gioventù, della FUCI. Ha insegnato Istituzioni di diritto romano prima presso l’università di Bari e poi presso l’università di Napoli Federico II, dove ha ricoperto il ruolo di preside della facoltà di giurisprudenza  dal 1983 al 1986- Nominato giudice costituzionale dal Parlamento il 6 febbraio 1986, giura il 25 febbraio 1986. È eletto presidente nel novembre 1992, esercitando la sua funzione di carica sino al febbraio 1995. Negli anni 1993-1994 ha fatto parte della Commissione di arbitrato per l’ex Jugoslavia. È stato, inoltre, garante per l’editoria e la radiodiffusione. Nominato presidente del comitato nazionale per la bioetica nel 2006. Dal 1998 al 2009 è stato alla guida dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana. Ha pubblicato con Guida Editore, nel 2010 <em>Ritratti Italiani, </em>un saggioche celebra i 150 anni dell’unità di Italia; <strong>Giorgio Jossa</strong>: professore ordinario presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Napoli Federico II dal 1980, dove ha insegnato <em>storia religiosa dell’oriente cristiano, storia della Chiesa antica e storia del cristianesimo. </em>Lasciata l’università nel 20034, ha continuato l’attività didattica come docente invitato alla Pontificia Facoltà teologica dell’Italia Meridionale, sezione san Luigi, e presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Tra i fondatori della rivista <em>Quarta generazione, </em>ha diretto per diversi anni la rivista <em>Il Tetto. </em>È membro della <em>Studiorum Novi Testamenti Societas, </em>dell’associazione Biblica Italiana e dell’associazione italiana per lo Studio del Giudaismo; fa parte del comitato di redazione della <em>Rivista biblica</em>; <strong>padre Mario Marafioti s.j.:</strong> gesuita, noviziato a Napoli. A Lecce, dove c’era una piccola residenza di padri gesuiti costituì la prima cellula di un movimento di rinnovamento spirituale, nota poi come la Comunità Emmanuel, oggi organizzata da sei settori di intervento: <em>famiglia, disabilità, dipendenze, cooperazione e impresa sociale, migrazione e sud del mondo Diakonia. </em>I problemi e gli sviluppi di questi servizi hanno impegnato la Comunità in una grande sfida pedagogica. La laicità del servizio si esprime nell’accoglienza offerta a tutti, senza distinzione di sesso, religione  o appartenenza ideologica, e nell’atteggiamento di rispetto dialogo e disponibilità verso le varie collaborazioni richieste dal servizio alla persona. La Comunità accoglie attualmente circa 500 persone, tra volontari ed operatori.</p>
<p style="text-align: justify;"> <a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/2018-11-09-19.02.49.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11974" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/2018-11-09-19.02.49.jpg" alt="2018-11-09-19-02-49" width="720" height="1280" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Brevi passi delle <em>Lectio Academica</em> &#8211; La laicità e la religione secondo Francesco Paolo Casavola</strong>: l’evoluzione della società contemporanea spinge ad affrontare in nuovi termini il tema della laicità, come concetto e come prassi dovuta all’incontro tra cristianesimo e realtà secolare. La laicità può divenire, in forme inedite, una questione che non solo permette una distinzione necessaria tra le due realtà, ma in qualche modo ne promuove il dialogo e costituisce allo stesso tempo un elemento dinamico. Tra laici e uomini di religione può esserci convivenza armoniosa solo se entrambi solo liberali; tra laici e uomini di religione può esserci pieno accordo nel volere  la stessa forma di Stato, generata dal principio della laicità; <strong>Giorgio Jossa e il Gesù storico</strong>: l’interesse per la figura storica di Gesù è diventato fortissimo negli ultimi anni. In ambito scientifico, non è la prima volta che questo interesse si manifesta con tale intensità. Una prima serie di studi sulla figura storica di Gesù apparve nella seconda metà del secolo XIX, in quella che si usa definire la corrente della teologia liberale. I Vangeli canonici rileggono la storia di Gesù alla luce della fede della Chiesa. Sono perciò indiscutibilmente una interpretazione teologica, non storica, della figura di Gesù. E sono una interpretazione teologica che la Chiesa ha scelto tra altre perché in essa ha ritenuto di riconoscere il fondamento della propria fede. Soprattutto bisogna affermare che, pur essendo i Vangeli canonici indiscutibilmente interpretazioni di fede della persona di Gesù, essi non perdono mai il legame con la sua figura storica. La scelta di quella singolare, e nuova, forma letteraria che è il Vangelo per parlare della persona di Gesù rivela che la preoccupazione principale dei Vangeli di Marco, Luca, Matteo e Giovanni è proprio quella di affermare l’identità paradossale del Cristo glorioso nel quale essi credono col Gesù storico dei primi testimoni; <strong>Mario Marafioti e la teologia di periferia</strong>: quelli che hanno fatto teologia prima di noi, nel tempo passato si sono dovuti confrontare con l’illuminismo e l’esaltazione della <em>Dea Ragione</em>, col nazismo e l’ideale di una razza di superuomini, col comunismo che, in nome dell’uomo, diffondeva l’ateismo di Stato. Noi ci troviamo di fronte l’ideologia liberal-radicale che propone una libertà senza limiti, in cui ognuno deve essere libero di realizzare i propri desideri, considera il corpo umano e il mondo come materia manipolabile a volontà, e reclama il diritto di poter utilizzare tutte le possibilità offerte dalla tecnologia senza avere limiti di norme giuridiche e morali. Ci si chiede se questa libertà assoluta, in cui l’uomo coi suoi desideri è misura di tutte le cose e soprattutto diventa misura del bene e del male, è la vera libertà. L’errore tiene prigionieri, la verità rende liberi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/2018-11-09-19.02.23.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11975" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/2018-11-09-19.02.23.jpg" alt="2018-11-09-19-02-23" width="720" height="1280" /></a></p>
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		<title>A scuola di storia del cristianesimo, nel convento di Sant&#8217;Antonio a Portici</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2018 17:21:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Scotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi sei tu Chiesa di Gesù Cristo? A Portici, lezioni di Cristianesimo, capitolo quarto: Storia del Cristianesimo con il professore Giuseppe Falanga, teologo e liturgista, presso il Convento Sant’Antonio, a partire dal 6 aprile e per tutti i venerdì sera dalle ore 20.00, dei mesi di aprile e maggio. IV edizione del corso organizzato dai [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/FB_IMG_1521923874324-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11637" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/04/FB_IMG_1521923874324-1.jpg" alt="fb_img_1521923874324-1" width="519" height="162" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Chi sei tu Chiesa di Gesù Cristo?</em></strong> A Portici, lezioni di Cristianesimo, capitolo quarto: <strong>Storia del Cristianesimo</strong> con il professore <strong>Giuseppe Falanga</strong>, teologo e liturgista, presso il Convento Sant’Antonio, a partire dal 6 aprile e per tutti i venerdì sera dalle ore 20.00, dei mesi di aprile e maggio. IV edizione del corso organizzato dai <strong>Frati Minori Conventuali di Portici</strong> e dall’associazione <strong>La Cetra Angelica Onlus.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il corso</strong> – Un itinerario di riflessioni sul Cristianesimo, giunto alla quarta edizione, tenuto dal professore <strong>Giuseppe Falanga</strong>, docente della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, sezione San Tommaso d’Aquino in Napoli, che parte dall’interrogativo “<strong><em>Chi sei tu Chiesa di Gesù Cristo</em></strong>?”, cercando di vedere il volto del Signore nella Chiesa da Lui  voluta e fondata, oltre le strutture e i fallimenti che la contraddistinguono. Un percorso che ha visto nelle precedenti edizioni  affrontati ed approfonditi gli argomenti<em>: Chi è Gesù Cristo per noi? Che cosa significa avere fede? Quali sono i contenuti della fede cristiana e le sue problematiche nei rapporti con il mondo di oggi</em>?, indagando sui contenuti della fede come attualizzarli ai tempi attuali. Oltre al ciclo di incontri presso il Convento, previsto un itinerario esterno, che aiuterà i partecipanti a percorrere i sentieri della via della bellezza. La partecipazione al corso, prevede il versamento di una quota partecipativa di euro 15.00.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>La Chiesa di Gesù Cristo</strong>  &#8211; Tema del corso un interrogativo che si pone e si riflette in ognuno e che di riflesso riporta alla memoria altra domanda: <em>Ma voi chi dite che io sia?</em> (Lc 9,20), quella che Gesù rivolge ai suoi discepoli e che, ancora oggi, è rivolta a ciascuno di noi. Domanda impegnativa che chiama in causa la nostra esperienza di relazione con il Cristo; innesca spunti di riflessione, che noi per primi, siamo qui a porci, nelle relazioni significative che viviamo, dove possiamo comprendere chi siamo, sia negli aspetti belli che in quelli più difficili. Oggi tante persone sono in cerca della propria identità, culturale, politica, sociale, di genere. Tanti navigano nella più totale confusione non sapendo a chi possono a buon diritto dire di appartenere. Restringendo questa analisi ai cristiani moderni, sono sempre maggiori quelli che credono o ritengono di essere cristiani, ed invece non lo sono. Tempo oggi in cui si assiste a momenti di Chiesa in difficoltà, svuotata dalla potenza di Dio, priva della Sua gloria. Cosa  fare? Contribuire a spingerla verso fallimenti o riscattarla? Ma come? Tornando a credere al volto del Signore nella Chiesa d lui voluta e fondata. Spiegazioni, approfondimenti e riflessioni affidate al professore Giuseppe Falanga.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il teologo liturgista, docente del corso</strong> – <strong>Giuseppe Falanga, </strong>torrese, docente alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, sezione San Tommaso d’Aquino in Napoli, e direttore dell’Ufficio Pubblicazioni. Delegato del cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, per l’Editoria e la Stampa dell’Arcidiocesi di Napoli. Ha pubblicato saggi di teologia liturgica e dogmatica, tra cui: <em>Pellegrini nella storia</em>, testo scritto in collaborazione per il Grande Giubileo del 2000; <em>Il Vaticano II quarant’anni dopo. Tra storia e nuovi orizzonti, </em>scritto in collaborazione per il quarantesimo del Concilio; <em>Chiesa, liturgia ed eucaristia in Max Thurian</em>; <em>Ricondurre i cuori. Confessione e riconciliazione</em>; <em>La porta della fede è sempre aperta per noi, </em>scritto in collaborazione per l’Anno della Fede; <em>Il dono della misericordia, </em>scritto in collaborazione per il Giubileo della Misericordia. Numerosi articoli e recensioni in riviste scientifiche e pastorali, tra cui i suoi ultimi: <em>La liturgia luogo della misericordia, in Asprenas 63; Nicola Ciavolino: un profilo, in Nicola Ciavolino a vent’anni dalla scomparsa: il presbitero, lo studioso, l’archeologo. Atti del Convegno di studi, fascicolo monografico di Campania Sacra 46-47; Domenica e pietà popolare</em>, in <em>La pietà popolare nell’anno liturgico: inculturazione della fede</em>, fascicolo monografico di <em>Rivista Liturgica </em>103; <em>La figura di Maria nella predicazione e nella pietà di oggi, in Letture Teologiche Napoletane.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Frati Minori Conventuali di Portici ed il Convento &#8211; </strong>La tradizione vuole che la Chiesa e convento siano stati fondati da San Francesco. I frati furono cacciati a seguito della soppressione napoleonica prima ed italiana dopo, anche se essi non abbandonarono mai del tutto il luogo per la presenza del p. Salvatore Jovino, morto in concetto di santità, in qualità di rettore della Chiesa. Il convento fu comprato, a seguito di grandi sacrifici da parte dei religiosi, che ebbero la gioia di riaverlo completamente nel 1934. Da quella data e per venti anni il convento ospitò il seminario teologico e dal 1954 al 1976 il seminario minore. Dal 1991 vi è stato eretto il Centro regionale della Milizia dell’Immacolata.</p>
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		<title>Asta in Curia per i bambini ammalati</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2016 15:40:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Scotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un&#8217;asta per gli ammalati più ammalati: i bambini. Il prossimo 15 dicembre alle ore 19.00  presso il Museo Diocesano di Napoli, Undicesima edizione Serata  e Asta di beneficenza 2016,  finalizzata alla realizzazione di due progetti medico – assistenziali in favore dell’infanzia povera e sofferente. Evento promosso dall&#8217;arcivescovo di Napoli e dalla Chiesa di Napoli. Presentato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/2016-12-03-15.24.53.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10816" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/2016-12-03-15.24.53.jpg" alt="2016-12-03 15.24.53" width="2048" height="1152" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;asta per gli ammalati più ammalati: i bambini. Il prossimo 15 dicembre alle ore 19.00  presso il Museo Diocesano di Napoli, <strong><em>Undicesima edizione Serata  e Asta di beneficenza 2016, </em></strong> finalizzata alla realizzazione di due progetti medico – assistenziali in favore dell’infanzia povera e sofferente. Evento promosso dall&#8217;arcivescovo di Napoli e dalla Chiesa di Napoli. Presentato alla stampa presso il palazzo arcivescovile, dallo stesso cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, insieme al direttore del centro Rai di Napoli, Francesco Pinto, alla presenza del vescovo ausiliare monsignore Gennaro Acampa, del vescovo episcopale don Tonino Palmese, del vicedirettore dell&#8217;ufficio della pastorale della Sanità, don Leonardo Zeccolella e don Luigi Castello, e della direttrice del Complesso del Museo Diocesano, Carmen de Rosa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/2016-12-03-15.26.09.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10817" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/2016-12-03-15.26.09.jpg" alt="2016-12-03 15.26.09" width="2048" height="1152" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La serata – </strong>La partecipazione prevede l’acquisto del biglietto del costo di euro 15.00, in vendita presso la biglietteria del Museo diocesano, o nella sede del giornale Nuova Stagione. La serata sarà presentata da <strong>Gigi e Ross</strong>, duo comico napoletanto, noto per la partecipazione allo show Made in Sud. Battitore dell&#8217;asta <strong>Peppe Iodice</strong>, comico napoletano conosciuto per le sue esilaranti rappresentazioni teatrali,  ed il  concerto di <strong>Valentina Stella</strong>, cantante napoletana, conosciuta soprattutto per le sue interpretazioni di successo delle canzoni <em>Mente Cuore</em>, <em>Passione eterna</em> e <em>Indifferentemente</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/2016-12-03-15.25.41.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10818" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/2016-12-03-15.25.41.jpg" alt="2016-12-03 15.25.41" width="2048" height="1152" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I doni</strong> – Tra i primi doni già pervenuti, quello di Papa Francesco, raffigurante una rappresentazione dell&#8217;Ultima cena in avorio e madreperla; una cornucopia, donata al Pontefice dal presidente della Repubblica democratica socialista dello Sri Lanka, e una effigie di Gesù. La Presidenza del Consiglio dei ministri ha inviato un pezzo artigianale dei maestri vetrai di Murano. Angelino Alfano ha inviato due candelabri in argento. Il pezzo all&#8217;asta più ambito dai tifosi è il pallone donato dal patron del Napoli, Aurelio de Laurentiis, firmato da tutti i calciatori. Come da tradizione, attesi i doni della Presidenza della Repubblica e della Regione Campania.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I progetti</strong> &#8211; Il ricavato sarà devoluto per progetti che hanno avuto il consenso anche dei direttori di testate giornalistiche, riuniti con Sepe, nelle settimane scorse. Se saranno raccolti fondi sufficienti con la serata e l&#8217;asta di beneficenza, sarà possibile realizzare un reparto, forse il primo nel Mezzogiorno, di alta specializzazione per la cura delle patologie orali in piccoli pazienti diversamente abili e o con gravi patologie sistemiche. Il reparto sarà creato nella azienda universitaria Federico II nel <em>dipartimento Testa-collo, unità complessa di odontoiatria pediatrica </em>diretta da Luigi Califano e Aniello Ingenito. L&#8217;altro progetto prevede l&#8217;acquisto di una ambulanza pediatrica per neonati o nati prematuramente per la <em>Seconda Università di Napoli Luigi Vanvitelli</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I dieci anni dell&#8217;asta</strong> – Di seguito i progetti realizzati. Nel 2006 all&#8217;ospedale Pausillipon è stato possibile ristrutturare, con dotazione di lettini speciali, il reparto pressurizzato per bambini leucemici. Nel 2007 alla Casa di Tonia, una casa famiglia per accogliere i giovani donne rimaste sole, per aver scelto la gravidanza e la maternità. L&#8217;anno successivo, sempre nella Casa di Tonia, è stato aperto un asilo multietnico. Nel 2009 fu possibile avviare il progetto delle adozioni di vicinanza. Nel 2010, all&#8217;ospedale Santobono fu donata la strumentazione diagnostica per il risveglio dei bambini in coma. Nel 2011 all&#8217;ospedale Annunziata è stata donata la strumentazione diagnostica per neonati affetti da encefalopatie; nel 2012 all&#8217;Ospedale Fatebenefratelli è stata realizzata la Banca del latte materno e al Monaldi sono stati donati lettini attrezzati per il monitoraggio cerebrale di neonati a rischio. Nel 2014, nell&#8217;Annunziata è partito il progetto del Banco farmaceutico per persone indigenti ed è stato possibile acquistare un Vibraplus, per il trattamento delle sindromi spastiche in neonati a rischio. Lo scorso anno, è stata acquistata un&#8217;ambulanza attrezzata per il trasporto in emergenza di bimbi nati precocemente per il Reparto di Terapia intensiva Neonatale dell&#8217;Azienda Policlinico Federico II; per il Cardarelli, un ecografo di alta fascia per diagnosi legate a patologie dei nati precocemente; nel Centro di accoglienza La Tenda, è stato possibile effettuare lavori di ristrutturazione e fornire attrezzature per la distribuzione di farmaci raccolti</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La location</strong> – Il Museo è sito all&#8217;interno della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_Donnaregina_Nuova">chiesa di Santa Maria Donnaregina Nuova</a>. Oltre ad ospitare una raccolta di dipinti, bronzi e reliquie provenienti dal palazzo arcivescovile piuttosto che da altri edifici di culto della città chiusi o soppressi, incorpora due chiese facenti parte del complesso di Donnaregina, la seicentesca <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_Donnaregina_Nuova">chiesa Nuova</a>, all&#8217;interno della quale il museo in senso stretto ha la propria sede, e la trecentesca <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_Donnaregina_Vecchia">chiesa Vecchia</a>. Fu inaugurato il 23 ottobre 2007, con l&#8217;intento di raccogliere le opere provenienti in parte dalle stesse chiese Nuova e Vecchia, e in altra parte dai depositi del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_arcivescovile_(Napoli)">palazzo arcivescovile</a>, dove in origine il museo aveva sede, o da altre chiese di Napoli chiuse, soppresse o che comunque presentavano condizioni di alto rischio e pericolo di trafugamento per le opere che custodivano al loro interno.Il museo è gestito dall&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Arcidiocesi_di_Napoli">arcidiocesi di Napoli</a>, con la sorveglianza della Soprintendenza al polo museale di Napoli, e nato per volontà dell&#8217;arcivescovo e cardinale <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Crescenzio_Sepe">Crescenzio Sepe</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le dichiarazioni del cardinale Sepe </strong>– &lt;&lt;<em>L’occasione mi fu data il giorno dopo che arrivai a Napoli per il mio ministero, dopo gli anni trascorsi a Roma. Mi recai all’ospedale Santobono, e guardando quei bambini malati, chiesi a me stesso cosa potevo fare per loro, per dare un segno di vicinanza. Pensai quindi di mettere in vendita alcuni dei miei effetti personali, e dare loro il ricavato. La cosa si ingigantì e divenne asta, con i doni di personalità ed istituzioni. Ma l’aspetto più bello, sono da sempre, i doni fatti da tutte le persone, di tutti i ceti e gradi, uniti dal bisogno di dare solidarietà a quelli che sono i malati più malati: i bambini. Gesti che hanno prodotto dei piccoli segni, ma significativi, a dimostrazione della grandezza di animo della nostra gente. Ed è proprio vero che quando bussi al loro cuore sanno dare più di quello che gli si chiede: questa è la nostra napoletanità</em>&gt;&gt;.</p>
<p style="text-align: justify;">E da Napoli fino a raggiungere l’Italia intera, Francesco Pinto, con l&#8217;approvazione del cardinale Sepe, propone ed auspica per un’asta di beneficenza nazionale a favore dell’infanzia, coincidente in una stessa data, in tutte le diocesi italiane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>E la Basilica diventa OPEN CHURCH</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2016 19:11:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Scotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Luogo di culto e di cultura: la Basilica dello Spirito Santo a Napoli diventa Open Church, grazie ad una sinergia in essere tra l’arcidiocesi di Napoli (ufficio per la pastorale del tempo libero, turismo e sport) e l’associazione culturale Medea Art. La Chiesa, finalmente aperta al pubblico, ha accolto i visitatori alla riscoperta delle sue [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/2016-11-10-18.09.29.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10763" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/2016-11-10-18.09.29.jpg" alt="2016-11-10 18.09.29" width="3264" height="1836" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Luogo di culto e di cultura: la <strong><em>Basilica dello Spirito Santo a Napoli</em></strong> diventa <strong><em>Open Church</em></strong>, grazie ad una sinergia in essere tra l’arcidiocesi di Napoli (ufficio per la pastorale del tempo libero, turismo e sport) e l’associazione culturale Medea Art. La Chiesa, finalmente aperta al pubblico, ha accolto i visitatori alla riscoperta delle sue meraviglie nell’<em>open day</em> del 8 novembre. Il rettore della Basilica, padre Fratellanza, il vicedirettore padre Enrico Assini e Susi Stracchino, presidente dell&#8217;associazione MedeaArt, nell’occasione  hanno illustrato gli intenti legati a questa riapertura.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&lt;&lt; La Basilica rinasce e viene restituita ai turisti. Un segnale positivo che si accompagnerà alla prossima riapertura di altre Chiese</em>&gt;&gt;,  ha affermato padre Fratellanza &lt;&lt;<em>lo sforzo, nelle intenzioni dell’arcivescovo di Napoli è di  riportare alla pubblica fruizione il ricco patrimonio di chiese chiuse dopo il terremoto del 1980, affidandole a soggetti qualificati per la loro adeguata valorizzazione. Non a caso a breve riapriranno i battenti anche la chiesa di San Potito, quella di Gesù e Maria e poi Stella Maris in piazzetta Grande Archivio e Santa Maria del Rimedio, affidata alla Pietà dei Turchini&gt;&gt;</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Aggiunge il vicerettore, padre Enrico Assisi: «Sarà una nuova vita per la chiesa, aperta sino ad ora, al culto solo il giovedì e la domenica pomeriggio per la comunità dei filippini».</p>
<p style="text-align: justify;"> <a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/2016-11-10-18.10.26.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10764" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/2016-11-10-18.10.26.jpg" alt="2016-11-10 18.10.26" width="1836" height="3264" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>OPEN CHURCH</strong> – Progetto che si propone di rivalutare, artisticamente e culturalmente, una delle zone più belle di tutta la città, fra via Toledo e i vicoli della Pignasecca. Una rivalutazione in positivo della città partenopea da un punto di vista etico, sociale e morale, al fine di sollecitare ogni azione utile a risvegliare le coscienze e ad operare azioni sinergiche. L&#8217;iniziativa ha l’obiettivo di innescare circuiti virtuosi che, attraverso la rivitalizzazione del patrimonio di architetture storiche, attribuisce nuove forme d’uso, anche diverse da quella strettamente ecclesiastica,  che possano servire da catalizzatori sociali, da incubatori utili a produrre cultura, svago, conoscenza, nuove occasioni e forme di occupazione.</p>
<p style="text-align: justify;"> <a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/2016-11-10-18.08.33.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10765" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/11/2016-11-10-18.08.33.jpg" alt="2016-11-10 18.08.33" width="1836" height="3264" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>GLI EVENTI IN PROGRAMMA</strong> &#8211; La basilica è sempre aperta al pubblico dal lunedì alla domenica,  dalle ore 10.00 alle ore 13.30 e dalle ore 15.30 alle ore 20.30. a fine novembre avrà inizio un ciclo di seminari sulla Storia di Napoli a cura del Professor Luigi Gallo, docente di Storia Antica presso l&#8217;Orientale di Napoli. Seguirà una mostra a cura della pittrice Flora Palombo, alla sua mano d&#8217;artista si deve il nuovo logo della Basilica dello Spirito Santo. A dicembre il primo concerto con la musica e le voci dei Gospel Voices, che spaziano dalle radici della musica africana al Gospel più moderno, passando per i brani celebri della tradizione natalizia e del mondo pop.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA</strong> <strong>BASILICA</strong> – E’ una basilica monumentale, un immenso e grandioso Tempio, che racchiude opere di importantissimo valore artistico. Nella seconda metà del XVI secolo la Confraternita degli Illuminati dallo spirito Santo eresse a proprie spese una chiesetta presso il palazzo del duca di Monteleone, ospitando in due conservatori le figlie dei poveri e le prostitute. Per consentire l’ampliamento della Strada di Monteoliveto, il viceré duca d’Alcalà, fece demolire la chiesetta dei confratelli che, con il danaro ricevuto, comprarono il suolo attualmente occupato dal tempio. Esso fu edificato su disegno dell’architetto Cafaro Pignalosa di Cava. Tra il 1758 e il 1775 la chiesa venne completamente ristrutturata dall’architetto Mario Gioffredo. L’interno presenta una sola navata con cupola e tribuna. Ai lati dell’ingresso i monumenti funebri di Paolo Spinelli e Ambrogio Salvo, opera di Michelangelo Naccherino (sec.XVII). Una tela di Francesco De Mura, raffigurante la Pentecoste è sull’altare maggiore. Qui è sepolto il pittore Massimo Stanzione. La sua cupola una delle più alte e maestose cupole di Napoli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DOVE SI TROVA</strong> &#8211; E’ la chiesa basilica del complesso dello Spirito Santo a Via Toledo di Napoli, più precisamente nella piazza Sette Settembre, una delle piazze che si trovano lungo il tracciato di via Toledo. Più precisamente la chiesa è sorta in seguito al riordino dell’insula prospisciente l’incrocio a Spaccanapoli, fuori dal vallone della Pignasecca, sull’abbattimento di una cappella preesistente, poi agganciata all’omonimo conservatorio ed ex monastero di fondazione e quindi proprietà del Banco di Napoli. Facilmente raggiungibile, a 100 metri dalla metropolitana, funicolare di Montesanto, Cumana, e Metropolitana linea 1.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MEDEA ART </strong>- Associazione culturale, volta alla realizzazione di progetti e programmi di sviluppo incentrati sulla promozione e la valorizzazione del patrimonio storico artistico-archeologico napoletano e Campano. Percorsi storici, archeologici, artistici promossi che puntano alla riscoperta del territorio campano, allo scopi di condurre ogni visitatore in un viaggio suggestivo.</p>
<p style="text-align: justify;">&lt;&lt; <em>Apriamo la Basilica ad eventi, spettacoli, mostre, concerti e incontri – </em>ha dichiarato Susi Stracchino -<em> Qui in via Toledo si inaugura un nuovo polo culturale attraverso il progetto &#8220;Open Church&#8221; che si pone come obiettivo la promozione e rivalutazione di una grande area come quella dello Spirito Santo che rappresenta un pezzo di storia della nostra città, facendo nascere nei giovani la consapevolezza di una identità culturale forte</em>&gt;&gt;.</p>
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		<title>Ovèrap&#8230;.ovèr è bell</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2016 16:08:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Gravina]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[NAPOLI – Ovèrap Pftim, il primato tecnologico della Facoltà Teologica napoletana Cardinale Sepe: «Meravigliato dalle potenzialità di questa tecnologia»   Si è da poco conclusa, presso la sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, l’assemblea dei docenti presieduta dal Cardinale Crescenzio Sepe in qualità di gran cancelliere, nel corso della quale è [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>NAPOLI – Ovèrap Pftim, il primato tecnologico della Facoltà Teologica napoletana</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Cardinale Sepe: «Meravigliato dalle potenzialità di questa tecnologia»</em></p>
<p style="text-align: justify;"> <a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/IMG-20161013-WA0000.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10700" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/IMG-20161013-WA0000.jpg" alt="falanga_illustra_al_cardinale_sepe" width="1352" height="1097" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Si è da poco conclusa, presso la sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, l’assemblea dei docenti presieduta dal <strong>Cardinale Crescenzio Sepe</strong> in qualità di gran cancelliere, nel corso della quale è stata presentata ufficialmente all’arcivescovo di Napoli e alla stampa l’<strong>applicazione</strong> <strong>per smartphone</strong> Ovèrap Pftim, l’innovativa guida per studenti e docenti basata sul principio della realtà aumentata, che fa della Facoltà Teologica Napoletana il <strong>primo ateneo pontificio al mondo</strong> ed uno dei primi enti accademici in Europa ad aver adottato questa tecnologia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;ARCIVESCOVO -</strong> «<em>Ovèrap mi ha profondamente meravigliato</em> – ha commentato il <strong>Cardinale Sepe</strong> nel corso dell’assemblea – <em>e mi ripropongo di approfondire la conoscenza di questa nuova tecnologia della realtà aumentata, per scoprirne appieno le <strong>potenzialità</strong>, affinché possa essere messa al servizio non solo della <strong>teologia</strong>, ma anche della <strong>pastorale </strong>della Chiesa di Napoli</em>».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/IMG-20161013-WA0002.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10701" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/IMG-20161013-WA0002.jpg" alt="decano_e_cardinale_sepe" width="978" height="1009" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL DECANO -</strong> Alle dichiarazioni del presule hanno fatto seguito quelle di Monsignor <strong>Gaetano Di Palma</strong>, <strong>decano della Facoltà</strong>, che ha espresso il proprio <em>«orgoglio di essere a capo della prima istituzione accademica pontificia al mondo ad aver adottato una tecnologia tanto innovativa, un traguardo per il quale sono profondamente grato ai miei collaboratori, che hanno affrontato un duro lavoro durante tutta l’estate per la realizzazione di questa applicazione così particolare»</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Totem_ingresso_Pftim.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10687" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Totem_ingresso_Pftim.jpg" alt="Totem_ingresso_Pftim_OVERAP" width="2560" height="1536" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL DIRETTORE -</strong> «<em>Non posso che essere pienamente soddisfatto per questo lavoro</em> – ha dichiarato <strong>Giuseppe Falanga</strong>, docente e direttore dell’ufficio pubblicazioni della Facoltà, che ha coordinato e diretto i lavori per la realizzazione dell’app – <em>perché i primi dati provenienti dal monitoraggio sono molto gratificanti: in poco tempo abbiamo registrato quasi 2000 accessi all’applicazione, di cui 1000 dai totem e altrettanti dalle copertine dell’annuario. Dati che dimostrano che l’applicazione ha avuto una ricaduta positiva e concreta nella vita quotidiana di tutti i membri della comunità accademica. Oltre che agli studenti e ai docenti della Facoltà, inoltre, mi preme sottolineare che l’annuario è stato consegnato a circa 500 vescovi e superiori maggiori di ordini religiosi in tutta Italia e nella Curia romana</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Discorsi alla Città, i 10 anni di Sepe a Napoli</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2016 15:59:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Scotti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità ed Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[anniversario]]></category>
		<category><![CDATA[cardinale sepe]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa di napoli]]></category>
		<category><![CDATA[dieci anni]]></category>
		<category><![CDATA[discorsi alla città]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[sepe]]></category>

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		<description><![CDATA[Discorsi alla Città, a Napoli e su Napoli, nella sala del Coro di Donnaregina Vecchia.  Convegno tenutosi il 14 settembre, organizzato dall&#8217;Unione Cattolica Stampa Italiana della Campania, in occasione del decimo anniversario dell&#8217;inizio del ministero pastorale del cardinale Crescenzio Sepe.  Alla presenza del cardinale stesso, ne hanno discusso il filosofo Aldo Masullo, il procuratore nazionale [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/09/20160914_123205.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10635" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/09/20160914_123205.jpg" alt="20160914_123205" width="3264" height="1836" /></a></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Discorsi alla Città</em></strong>, a <strong>Napoli </strong>e su Napoli, <strong>nella sala del Coro di Donnaregina Vecchia.  Convegno tenutosi il 14 settembre, organizzato dall&#8217;Unione Cattolica Stampa Italiana della Campania</strong>, in occasione del decimo anniversario dell&#8217;inizio del ministero pastorale del <strong>cardinale Crescenzio Sepe</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"> Alla presenza del cardinale stesso, ne hanno discusso il filosofo <strong>Aldo Masullo</strong>, il procuratore nazionale antimafia <strong>Franco Roberti</strong>, il giornalista <strong>Marco de Marco</strong>, editorialista del Corriere della Sera, e <strong>don Tonino Palmese, </strong>assistente spirituale dell’UCSI.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è trattato di una lettura e di una meditazione di quanto scritto dal  cardinale nei dieci anni del suo magistero, nella solennità dell&#8217;Immacolata,  rivolto alla comunità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Discorsi alla città</em></strong>,  come le chiacchierate tra Gesù e la Samaritana, che «<em>lasciò la brocca, andò in città e disse a tutti.[...] perché  quando ci si confronta con il vero è necessario lasciare la brocca delle nostre convinzioni e tenere la coscienza aperta al dialogo e all&#8217;incontro, per andare avanti, per vivere con gli altri e per gli altri la città»,  </em>così nell’introduzione di <em> </em>Palmese.</p>
<p style="text-align: justify;">Discorsi  improntati sulla speranza, come  motivo di fondo di ogni messaggio rivolto alla città di Napoli;  un accorato appello affinché  nessuno possa &#8220;rubare la speranza&#8221;. «<em>La speranza è un concetto che ci salva</em>” ha sottolineato il filosofo  Masullo <em>“Per sperare occorre essere responsabili mettendo il proprio intervento, quali soggetti attivi. Ma per essere tali  occorre essere seri. Il cardinale Sepe, nei suoi discorsi alla città,  ci  invita a riflettere per non perdere la &#8220;derrata  più preziosa della nostra umanità&#8221;, rappresentata dai  giovani. Non importa se Napoli sia immobile o meno, ma bisogna comprendere se ha la possibilità di soffermarsi a capire cosa fare. Quali mete indicare ai giovani».</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Discorsi  alla Città</em></strong>,  diventati motivo di incontro tra il cardinale Sepe e Napoli,  costretti però a confrontarsi con problemi esistenti: crisi economica,   lavoro e  povertà,  corruzione e criminalità da affrontare con la responsabilità da tutti, nel costruire una grande alleanza educativa, etica e di impegno per offrire occasioni di salvezza.</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Il problema è uscire dal pendolo paralizzante sui mali di Napoli – </em>ha dichiarato Franco Roberti –<em>  tra chi dice che Napoli e questa e non c&#8217;è da niente da fare e, dall&#8217;altra parte, chi dice che è una città con grandezza storica, culturale, naturale e prima o poi il bene prevarrà</em>. <em>Bisogna uscire da questo pendolo, perché Napoli, i cittadini chiedono alle classi dirigenti di uscire e mettere in campo politiche, azioni e condotte necessarie per il riscatto. I mali di Napoli sono atavici.  Nel 2007 durante un incontro con la commissione parlamentare antimafia, in visita a Napoli, conclusi la mia relazione con una domanda: &#8216;Lo stato potrà mai vincere la camorra? Sì, se lo vuole»</em>.  Partecipe alla difficile realtà partenopea, il procuratore nazionale antimafia, ha confessato di non sapere indicare la strada sul &#8220;<em>cosa si debba fare</em>&#8220;, ma di poter cogliere indicazioni precise dal cardinale Crescenzio Sepe, nelle sue lettere alla città:  «<em>Il cardinale invita a passare all&#8217;azione. La camorra sfrutta le diseguaglianze sociali, fa affari con ricchi senza scrupoli e pesca manovalanza nella disperazione, nelle baby gang. Occorre fare squadra e sistema, ma questo presuppone una presa di coscienza perché siamo tutti responsabili di questa situazione e ciascuno può e deve fare la sua parte</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">A conclusione del convegno, il Cardinale Sepe si è così espresso: «<em>questa è una data  importante, a conferma del dialogo in essere tra  la città  e la  Chiesa, come un esame di coscienza,  che riemerge dal proprio io, fatto di pensieri e preoccupazioni, e di speranza. Perché la speranza? Perché in essa occorre proiettare un futuro che non esiste, ma che può esistere in proporzione all&#8217;impegno nel presente. Il futuro è nel presente”. </em>Responsabilità di tutti,  Chiesa inclusa,  nella rieducazione alla civiltà, e nella lotta alla camorra: “<em>La camorra è un pericolo e la violenza un dramma, ma se di fronte a questi mali noi chiudiamo gli occhi , la città diventa una pagina morta, un punto a cui non segue nessun a capo. Abbiamo le nostre colpe, perché abbiamo educato i fedeli ad essere dei buoni ecclesiastici, ma non insegnato loro che, da cristiani, si ha l’obbligo di vivere civilmente bene. È opportuna una rieducazione alla civiltà che implica l’assunzione di responsabilità di tutti a ogni livello, dai capi di Stato e di Governo. Chiunque non si assuma questa responsabilità viene meno a un  dovere di umanità</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Uniti  per il riscatto di Napoli.  Con l&#8217;impegno di tutti: «<em>Dovremmo avere tutti l&#8217;idea di fare il bene comune. Nel nome di Dio che ci unisce, e non ci divide</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Vestire gli ignudi, nuova lettera pastorale del card. Sepe</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2016 16:30:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Scotti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità ed Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[arcivescovo]]></category>
		<category><![CDATA[cardinale sepe]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa di napoli]]></category>
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		<category><![CDATA[gennaro acampa]]></category>
		<category><![CDATA[lettera pastorale]]></category>
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		<category><![CDATA[vescovo ausiliare]]></category>

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		<description><![CDATA[Non c’è Dio senza carità,  non c’è persona senza carità: Vestire gli ignudi, terza tra le Opere di Misericordia e  nuova Lettera pastorale del Cardinale Sepe, scritta dopo gli Stati Generali della Chiesa di Napoli che si sono tenuti a Pacognano, ed intesa ad accompagnare l’attività dei presbiteri, dei parroci, dei decani, dei religiosi e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/20160716_114643.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10591" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/20160716_114643.jpg" alt="crescenzio sepe" width="1280" height="720" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è Dio senza carità,  non c’è persona senza carità: <strong>Vestire gli ignudi</strong>, terza tra le Opere di Misericordia e  nuova Lettera pastorale del Cardinale Sepe, scritta dopo gli Stati Generali della Chiesa di Napoli che si sono tenuti a Pacognano, ed intesa ad accompagnare l’attività dei presbiteri, dei parroci, dei decani, dei religiosi e delle religiose, dei diaconi permanenti, dei movimenti ecclesiali, degli operatori dei diversi settori organizzativi della Curia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/20160716_122615.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10592" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/20160716_122615.jpg" alt="cardinale sepe" width="1280" height="720" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel  Palazzo Arcivescovile, il 16 luglio,  la Lettera è stata presentata ed illustrata dal  <strong>cardinale  Crescenzio</strong> <strong>Sepe,</strong> insieme <strong>ai  vescovi  ausiliari, monsignore Lucio Lemmo, monsignore Gennaro Acampa, monsignore  Salvatore Angerami e il vicario episcopale alla cultura, don Adolfo Russo</strong>. “<strong>Vestire gli ignudi</strong>” segue le precedenti opere di misericordia corporale: “<strong>Dar da mangiare agli affamati</strong>” e “<strong>Dar da bere agli assetati</strong>”, in un percorso che ha avuto inizio a partire dal Giubileo per la Città del 2011.</p>
<p style="text-align: justify;">Terza tappa di un cammino rivolto agli ultimi, ai più fragili, ai deboli, a quelli che non riescono a far sentire la loro voce e hanno bisogno di carità e aiuto,  in un contesto di nudità fisica e di bisogni primari insoddisfatti, in cui la stessa famiglia e società, che dovrebbero provvedere  a rivestirli, appaiono esse stesse tanto scoperte e fragili  da esser incapaci di prendersene cura. Chi sono quindi gli ignudi di Napoli indicati nella Lettera dal cardinale Crescenzio Sepe? Sono quelli &#8220;<em>che sono stati spogliati dei loro diritti, quei bambini che hanno subito violenza, quelle donne maltrattate, qui giovani che non hanno speranza per il loro futuro. Ed è a loro che la Chiesa di Napoli guarda&#8221;</em>, ha dichiarato il cardinale di Napoli, &#8220;<em>Dobbiamo rivestire coloro a cui sono stati negati i diritti, privati dei vestiti della dignità.  Rivestendoli, costruiamo la città; un  compito di tutti, sia della comunità civile sia di quella religiosa. Occorre  evitare che l&#8217;emergenza diventi quotidiana normalità</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quattro sono  gli obiettivi prioritari: <strong>educare alla sobrietà e alla condivisione</strong>, descrivendo la necessità di provvedere di abiti chi non ne dispone, suggerisce a tutti di adottare stili di vita misurati,  alla cultura del riuso e del riciclo, contrari all’ostentazione;  <strong>rivestire i poveri della propria dignità</strong>, rivolgendo l’attenzione agli immigrati e a tutti  coloro che vivono nella città partenopea in uno stato di indigenza, e, in particolare, donne sfruttate e umiliate che chiedono vestiti, pane e lavoro, ma che necessitano soprattutto rispetto per la loro fierezza di essere donne; <strong>cittadinanza responsabile</strong>, individuando le cause del malessere dell’ignudo,  e non soltanto chinandosi su di esso, e rimettendolo in piedi. Al fine di favorire la crescita del senso di responsabilità civica, nella Lettera pastorale viene suggerito di delimitare dei territori di intervento, creando una rete utilmente operativa tra parrocchie, scuole, associazioni e mondo delle professioni.   Forma più alta della carità è la politica, vista come una capacità di elaborare una visione generale della società, eliminando gli impedimenti  e creando dei progetti rivolti al bene comune. Ultimo obiettivo indicato è dare <strong>attenzione al lavoro</strong>, in un contesto in cui la disoccupazione è una calamità sociale che lede gli equilibri familiari e compromette il futuro dei giovani. A tale proposito, cento vescovi dell’Italia meridionale saranno convocati nel febbraio 2017 dal cardinale Sepe, per fornire suggerimenti su come affrontare il problema della disoccupazione. Al tavolo di confronto oltre ai responsabili delle diocesi saranno invitati anche i rappresentanti del governo, delle organizzazioni sindacali, delle strutture datoriali. Particolarmente toccato dalla problematica, il cardinale ha dichiarato: <em>Quanti padri mi scrivono quotidianamente lamentandosi del fatto che non riescono a portare a casa un piatto per sfamare i figli.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ma, lo spirito che pervade il percorso pastorale misericordioso così intrapreso, si arricchisce con una iniziativa senza precedenti: il cardinale Sepe ha comunicato che la Curia di Napoli, per far fronte alla crisi e nell’ambito dell’anno giubilare della Misericordia,  <strong>donerà gli alloggi di sua proprietà agli occupanti indigenti</strong> che li occupano da tempo, mettendoli prima in condizioni tali da renderli meno fatiscenti rispetto allo stato in cui si trovano attualmente. All’uopo, la Curia sta procedendo alla ricognizione del patrimonio immobiliare; la cessione riguarderà solo le  case della diocesi (ci sono anche alloggi che appartengono a Ordini religiosi).</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Pensare insieme, progettare insieme, agire insieme</em>”, così, come con un motto, il cardinale Crescenzio Sepe ha concluso la presentazione della Lettera pastorale “<strong>Vestire gli ignudi</strong>”, in  una  fresca mattina di un sabato di metà luglio da ricordare.</p>
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		<title>Inaugurato a Posillipo l’anno accademico della Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Oct 2014 14:47:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Falanga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Il nuovo Anno accademico si apre in un contesto segnato da fattori di vivacità ecclesiale di importante rilievo – come, ad esempio, il Sinodo dei Vescovi sulla famiglia – e da una crisi ancora molto preoccupante. Da una parte le forti sollecitazioni di Papa Francesco per un Chiesa “in uscita”, adeguata evangelicamente alla realtà del [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/Foto_Metropolita.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9792" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/10/Foto_Metropolita-300x289.jpg" alt="Foto_Metropolita" width="300" height="289" /></a>«<em>Il nuovo Anno accademico si apre in un contesto segnato da fattori di vivacità ecclesiale di importante rilievo – come, ad esempio, il Sinodo dei Vescovi sulla famiglia – e da una crisi ancora molto preoccupante. Da una parte le forti sollecitazioni di Papa Francesco per un Chiesa “in uscita”, adeguata evangelicamente alla realtà del mondo, disposta ad ascoltare gli uomini e le donne del nostro tempo con le loro domande, i loro dubbi, le loro attese e a fasciare le loro ferite. Dall’altra la grave crisi economica in cui versano molti paesi europei, palpabile in maniera particolare nel nostro Meridione d’Italia per le condizioni disperate che attanagliano tante famiglie</em>». Con queste parole il Preside uscente <strong>Gaetano Castello</strong>, dopo il saluto del gesuita <strong>Domenico Marafioti</strong>, nuovo Preside della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, ha aperto la relazione annuale all’inizio della cerimonia d’<strong>inaugurazione dell’anno accademico 2014-2015</strong>, che si è tenuta il 17 ottobre nell’Aula magna della Sezione di Posillipo.</p>
<p>Alla presenza del Gran Cancelliere, il <strong>Cardinale Crescenzio Sepe</strong>, dei Vescovi, di Autorità civili e militari, di numerosi docenti e studenti è iniziato, così, ufficialmente il lavoro delle due Sezioni (San Tommaso e San Luigi), degli Istituti Teologici aggregati e affiliati e dei diversi Istituti Superiori di Scienze Religiose (ISSR) di Campania, Basilicata e Calabria collegati alla Facoltà Teologica. Di essi è possibile avere un quadro più dettagliato attraverso il sito web (www.pftim.it) e i collegamenti che offre con quelli dei 22 centri accademici che insistono sul territorio meridionale.</p>
<p>A tenere la prolusione è stato <strong>Sua Eminenza Ilarion Alfeev<em>, </em>Arcivescovo Metropolita di Volokolamsk</strong> e Presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, che ha trattato il tema: <em><strong>Teologia della libertà. Cristianesimo e potere civile dall’editto di Milano ai nostri giorni</strong></em>. «<em>Lo scorso anno è stato solennemente celebrato in tutto il mondo cristiano il millesettecentesimo anniversario della promulgazione dell’editto firmato a Milano nel 313 dagli imperatori della parte occidentale e orientale, Costantino e Licinio: il primo documento statale ufficiale dell’Impero romano grazie a cui la Chiesa ha ricevuto non soltanto il diritto di esistere, ma anche il riconoscimento da parte della società</em>». Partendo da quest’anniversario e ricordando che, in concomitanza, la Chiesa ortodossa da lui rappresentata ha festeggiato i 1025 anni del Battesimo della Rus’, il Metropolita Ilarion ha affermato che «<em>la coincidenza delle due ricorrenze fa riflettere sul cammino storico della Chiesa, meditare sull’evento antico che diede inizio a una nuova civiltà cristiana e, nello stesso tempo, valutare anche la nostra storia recente</em>».</p>
<p>Ha citato, poi, l’apostolo Paolo («<em>Non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura</em>» &#8211; <em>Eb</em> 13,14), aggiungendo che «<em>la nostra epoca possiede in sé qualcosa di profondamente simile all’epoca che seguì la promulgazione dell’editto di Milano. Da legame tra i due tempi funge il concetto di </em>libertà<em>. Il principio della libertà di coscienza, proclamato in quell’editto, divenne la base del nuovo rapporto del “potere” verso i “sudditi”. L’editto di Milano ha anticipato di sedici secoli ciò che è divenuto pienamente possibile soltanto nel Novecento, dopo secoli di guerre e discriminazioni. In un’intera serie di documenti internazionali, posti alla base del diritto mondiale contemporaneo (come, per esempio, la </em>Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo<em> o la </em>Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali<em>), la libertà di professare la propria fede e di vivere conformemente a essa – idea basilare dell’editto – è postulata come una delle libertà principali della persona umana</em>».</p>
<p>E ha concluso: «<em>L’esperienza storica della Chiesa non ci consente, dopo aver ricevuto la </em>libertà<em>, di non disporre di essa con intelligenza. Oggi si esige dalla Chiesa una particolare saggezza, perché abbiamo ricevuto una tale occasione storica che non abbiamo il diritto di lasciarci sfuggire. </em>Libertà<em> e </em>responsabilità<em> sono valori assoluti, senza la cui interazione non è possibile costruire una società giusta. A questi valori si aggiunge un principio non meno importante: la </em>collaborazione<em> tra Chiesa e Stato in tutti i campi in cui essa è possibile e necessaria, soprattutto per ciò che è connesso alla sfera dell’etica pubbila</em>».</p>
<p>Gli ha fatto eco, in chiusura, il <strong>Cardinale Sepe</strong>:«<em>Voglio augurare a tutti voi e alla generazione futura di credenti di conservare lo spirito di quella </em>libertàcristiana<em> che stima vanità tutto ciò che non piega la testa dinanzi al Dio vivente. Portando nel mondo la Parola di Cristo non dimentichiamoci, però, che l’esempio della nostra vita personale è sempre stato e sarà la migliore testimonianza. Possa la nostra attività iniziare a partire da noi, per arrivare poi alle famiglie, alle parrocchie, nelle scuole e nelle università. Allora potremo, con le nostre vite degnamente vissute, rendere grazie a Dio per il prezioso dono della </em>libertà<em> che lui dona a noi e che nessuno ha il diritto di sottrarci</em>».</p>
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		<title>Ritorna la poesia al chiostro: XI edizione del premio Guido Giustiniano</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 21:08:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Gravina]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Ha preso il via da pochi giorni la nuova edizione di un premio di poesia divenuto ormai uno degli appuntamenti più importanti del panorama nazionale. Si tratta del premio intitolato all’indimenticato sacerdote francescano Padre Guido Giustiniano, grande intellettuale, teologo e giurista, nonché apprezzato poeta.Le iscrizioni a questa undicesima edizione saranno aperte fino al 30 [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">Ha preso il via da pochi giorni la nuova edizione di un premio di poesia divenuto ormai uno degli appuntamenti più importanti del panorama nazionale. Si tratta del premio intitolato all’indimenticato sacerdote francescano Padre Guido Giustiniano, grande intellettuale, teologo e giurista, nonché apprezzato poeta.</span></span></span><span style="font-size: small;">Le iscrizioni a questa undicesima edizione saranno aperte fino al 30 maggio 2009. Ogni autore potrà partecipare al concorso con una sola poesia in lingua italiana a tema libero, che non superi i trenta versi e che dovrà essere spedita in sei (6) copie dattiloscritte, di cui una sola recante in calce il nome, il cognome, l’indirizzo, il telefono e la firma dell’autore all’indirizzo: Associazione Due Nuvole nel Cielo “Guido Giustiniano”, Via Libertà 205/A – 80055 Portici (NA) (Tel.081.7751963 – 338.4664356). Interessanti, anche quest’anno, i premi in palio: al primo classificato andranno 300 euro; il secondo e il terzo classificato riceveranno, invece, una medaglia d’oro. La cerimonia di premiazione, in programma per il prossimo 24 ottobre, si terrà, come da tradizione, a Napoli, presso il convento francescano di San Lorenzo Maggiore, in via dei Tribunali. Tutti gli autori partecipanti al premio che presenzieranno alla cerimonia, anche quelli non risultati vincitori, potranno ricevere un attestato di partecipazione.</span> </p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;"> </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Nota biografica</strong></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"> </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">P.Guido Giustiniano – nato a Portici il 02.11.1941 &#8211; è stato giudice e vice presidente del Tribunale Ecclesiastico regionale campano e d’appello, Avvocato della Sacra Rota Romana, Ministro Provinciale dell’Ordine dei Frati Francescani Minori Conventuali, giornalista e Direttore del mensile francescano <em>Luce Serafica</em>, poeta e scrittore, nonché docente di teologia e diritto canonico in diverse facoltà, Consigliere della Presidenza dell’Associazione Canonistica Italiana e massimo esperto nazionale dei rapporti tra Omosessualità, Transessualità e diritto canonico. Fulgido esempio di carità cristiana e spirito francescano di semplicità e povertà, P.Guido è stato anche missionario presso la comunità francescana di Manila, nello Stato delle Filippine. Morì a Napoli il 26.10.1998, stroncato da un infarto improvviso. &lt;&lt;Padre Guido Giustiniano – ha recentemente dichiarato il giornalista Francesco De Rosa – ha speso la sua vita a servizio degli altri: come sacerdote era sempre disponibile e aperto all’ascolto, come giudice ecclesiastico riusciva a mettere a proprio agio le coppie in crisi che dovevano rivelare i loro problemi matrimoniali. Un infarto l’ha colto una mattina in tribunale, mentre era alla sua cattedra. E’ morto così come aveva vissuto: ascoltando i problemi degli altri e facendosene carico&gt;&gt;.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><img src="http://img.cittadelmonte.info/padre%20guido%20con%20giovanni%20paolo%20II.JPG" alt="padreguidogiustiniano" width="200" height="259" /></p>
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