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	<title>Città del Monte &#187; coronavirus</title>
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		<title>Nuovo umanesimo e migrazioni al tempo del Coranavirus</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2021 18:06:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmine Matarazzo]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/01/WhatsApp-Image-2022-01-30-at-11.18.15.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-13092" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/01/WhatsApp-Image-2022-01-30-at-11.18.15.jpeg" alt="whatsapp-image-2022-01-30-at-11-18-15" width="768" height="1024" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Mobilità e migrazione. Un appello antropologico</em> è questo il titolo di un breve, ma incisivo testo di monsignor Antonio De Luca, vescovo della diocesi di Teggiano-Policastro (Salerno),  redentorista con vasta esperienza in campo missionario, pubblicato dalla nota casa editrice Elledici di Torino. In questo suo ultimo contributo, analizza nel dettaglio la realtà degli spostamenti umani, grazie ad uno sguardo sintetico e panoramico offerto dai dati socio-statistici, ma ridesta contestualmente l’attenzione dell’opinione pubblica sul rispetto e la dignità di ogni persona, grazie ad azioni e parole finalizzate alla difesa e alla tutela dell’essere umano. Un intervento realmente significativo, perché l’autore porta ogni persona di buona volontà ad interrogarsi sulle ragioni profonde e sulle effettive motivazioni che costringono migliaia di persone, in particolare donne, bambini e uomini dell’Africa, a lasciare case, famiglie, terra nativa per un viaggio di pericoli, per un mare incertezze, per luoghi di incognite.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Questo sussidio è stato pubblicato nel pieno della crisi pandemica, che ancora viviamo, quando il lockdown da miraggio è diventato realtà drammatica per milioni di famiglie in tutto il mondo.  Ancora più significativo, perché esprime un’attenzione profondamente “umana”, in quanto l’obiettivo dell’autore è quello di alimentare la riflessione sulla situazione odierna delle migrazioni in Italia con uno scopo altrettanto umano, ovvero descrivendo in modo essenziale le situazioni esistenziali e le motivazioni delle persone costrette ad emigrare anche nel tempo della strage pandemica.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">De Luca scrive: «È necessaria una nuova cultura antropologica, un recupero del senso di umanità, della essenzialità della vita quotidiana. Tale recupero antropologico deve partire da una visione più ampia del <em>noi</em>, che non può essere contrapposto a <em>loro</em>. La famiglia umana, la fratellanza universale sembrano concetti obsoleti e perfino la solidarietà di fronte a grosse catastrofi o nel contrastare la diffusione di epidemie (come recentemente è capitato dall’Asia all’Europa con la diffusione del cosiddetto Coronavirus) appare un’utopia irrealizzabile, irraggiungibile».</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Un altro passaggio molto incisivo sottolinea la necessità del superamento dell’indifferenza con un’azione pedagogica centrata sulla cultura della relazione e del dialogo. «Insomma prevale il clima del sospetto e della diffidenza – scrive ancora il vescovo di Teggiano-Policastro –, anche in una situazione di drammaticità estrema, mentre il senso di famiglia e di fratellanza richiama i valori genuini della cooperazione dell’aiuto responsabile. Occorre ridestare una <em>cultura della relazione umana, imparando di nuovo a coltivare la gioia dell’incontro, del contatto, del dialogo interpersonale.</em> In questo senso, vanno capovolti i paradigmi del sistema antropologico odierno per far spazio ad una rinnovata <em>educazione all’umano</em> con l’ausilio di tutte le istanze culturali, sociali, religiose, filosofiche».</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Tale attenzione di Presule viene anche dalla sua specifica competenza di vescovo delegato migrantes della Conferenza Episcopale Campagna e si occupa quindi da vicino e in modo tangibile della problematica delle migrazioni, soprattutto sotto un profilo essenzialmente antropologico, che significa affrontare la questione dell’accoglienza con una chiave empatica e prossimale. È la specifica dimensione che fa riconoscere lo stile cristiano di fratellanza universale, come è stato ribadito recentemente dal <em>Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune</em> (Abu Dhabi, 4 febbraio 2019), firmato in modo congiunto da papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyed.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Questa dichiarazione è un punto di riferimento particolarmente importante nell’economia dell’intervento di monsignor De Luca, convito della validità di tale documento come monito alla comunità nazionale e internazionale, poiché mette al centro degli interessi interreligiosi il valore della persona umana principalmente con il riconoscimento della <em>fratellanza universale</em>, della <em>libertà individuale</em> come valore inalienabile, della <em>giustizia basata sulla misericordia</em>. Inoltre il testo sottolinea la necessità di difendere il <em>dialogo</em>, la <em>comprensione</em>, la <em>diffusione della cultura</em> per l’accettazione incondizionata dell’altro, fondamentale vicolo di convivenza pacifica, nonché la volontà di consolidare <em>le vie della conoscenza tra le culture e le religioni</em>, favorendo spazi di incontro sui valori comuni.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il Documento di Abu Dhabi incoraggia la <em>protezione dei luoghi di culto</em>, garantita come impegno comune, ma anche con il <em>rifiuto del terrorismo</em>, incentivando forme modalità formative e preventive per evitare la diffusione del pregiudizio, alimentando invece la condivisione del concetto di cittadinanza basata sull’uguaglianza e sulla difesa delle minoranze; promuove altresì l’<em>intensificazione dei rapporti tra Occidente e Oriente</em>,come necessità vitale di conoscenza per una vivibilità strutturata da relazioni significative e da scambi culturali costruttivi a sostegno del consolidamento del bene comune e della difesa dei diritti umani. La Dichiarazione punta ancora sul <em>riconoscimento dei diritti delle donne</em> nelle diverse forme ed impegni sociali, culturali, lavorativi; sulla <em>tutela dei diritti fondamentali dei bambini</em> per la loro crescita in famiglia con l’assicurazione di una adeguata nutrizione, dell’istruzione e del pieno sviluppo socio-relazionale e, infine, sulla <em>difesa dei diritti dei più deboli, anziani, disabili, poveri, oppressi</em> grazie al sostegno allo promozione sociale e a politiche a sostegno di legislazioni che favoriscano la piena applicazione dei principi condivisi di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La strada della fiducia nella solidarietà è quella proposta ed intrapresa con il contributo di monsignor De Luca. Lasciando intravedere la profonda crisi valoriale e umana dell’Occidente e in particolare dell’Italia, vissuta con toni perfino drammatici in questi ultimi decenni anche sul piano relazionale, il vescovo propone di considerare questa <em>crisi</em> come lo stato effettivo del cambiamento in corso. Infatti non stigmatizza la “crisi della stagione storica presente”, ma delinea i fattori caratteristici di questa “stagione della crisi”, come indica lo stesso papa Francesco. Nell’odierna inedita situazione deve essere collocata anche una nuova visione della persona umana in senso generale, sociale, antropologico, se effettivamente si corre il pericolo di una chiusura sempre più evidente delle comunità umane rispetto alle esigenze e alle difficoltà dei propri simili in stato di bisogno e in pericolo di vita.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L’accoglienza delle persone migranti e le politiche degli stati occidentali, o meglio della Comunità europea e della nostra Nazione in particolare, riguardanti l’emergenza sociale e umanitaria, vissuta drammaticamente in molte regioni geografiche e contesti umani della Terra, come in Africa, rappresentano un punto di riferimento abbastanza significativo. Molto spesso, registra il vescovo De Luca, questa cultura perde la propria anima umana e diventa contraddizione, se non anche aberrazione. Alla base delle conquiste dei popoli occidentali vi è la nascita, lo sviluppo e il consolidamento del concetto di <em>persona e dei suoi diritti inalienabili</em>. Questa prospettiva non resta un dominio esclusivo teorico della teologia e della filosofia, ma è realmente il senso antropologico che investe ciascun essere umano.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Dire <em>persona</em> significa ricollocare nella giusta dimensione la “questione antropologica” per cominciare ad intravedere una possibilità di uscita dalle tensioni relazionali, pur verificatesi in questi ultimi decenni con l’alternativa <em>o noi o loro</em>, oppure con le politiche secessioniste con slogan tipo “aiutiamoli a casa loro”. Demagogia pura, non affatto risposte alla problematica dell’immigrazione, né una ermeneutica coerente con quello che il vescovo De Luca intende come dinamica naturale degli spostamenti umani. Tuttavia segnala anche la pericolosità di identificare il migrante per bisogno con il turista per lavoro o piacere. Gli uni non si trovano nelle stesse condizioni degli altri poiché non esercitano in maniera uguale le possibilità insite nella libertà individuale. Ecco il nodo specifico sul quale questo sussidio invita a riflettere ciascuna persona e le comunità, affinché si avvii una corretta informazione e formazione sulla realtà e anche sulle criticità dei flussi migratori odierni.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il pregiudizio è il veleno più pericoloso e l’ignoranza, anche sul piano dell’agire del cristiano, può diventare causa di ingiustizie e di devastanti processi di emarginazione sociale. Grazie a questa riflessione esperienziale di monsignor De Luca, i cristiani e i non cristiani posso prendere atto di un’<em>altra voce</em> per analizzare la situazione e decidere quale tipo di intervento sia possibile effettuare. Certo è che urge un nuovo modello di umanesimo, un umanesimo integrale, difeso dalla filosofia di Jacques Maritain, sostenuto da Paolo VI con l’idea dello sviluppo integrale, promosso da più fronti da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI, e oggi indicato da Papa Begoglio come la possibilità reale per creare nuove condizioni di convivenza umana equilibrata e solidale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Lo <em>sviluppo umano integrale</em> è il processo al quale Francesco guarda con tanta dedizione, puntando su una società come un <em>convivio di differenza</em>, dove il principio dell’uguaglianza si basa sull’arricchimento delle rispettive tipicità, senza temere il depauperamento, ma senza neanche scadere nel sincretismo. Nell’orizzonte appena evocato, anche questo sussidio, forte dei punti di riferimento culturali, sociologici e filosofico-teologici adottati, sottolinea la necessità di progettare una società all’insegna dei tanti colori dell’umanità, escludendo ogni forma di autoreferenzialità e di esclusività.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nella prospettiva cristiana esiste la logica del Samaritano (cf. Lc 10, 25-27), “buono” per antonomasia.  Questa è l’icona scelta e indicata nelle pagine che seguono per declinare la proposta cristiana dell’accoglienza dei migranti: senza pregiudizi, senza paure, senza barriere. Una logica “rovesciata” poco affine ai calcoli strumentali umani. Infatti, il Gesù del Vangelo secondo Luca presenta la parabola non come un “paradosso”, ma come una <em>possibilità</em>. Se di possibilità si tratta, significa che anche una persona completamente estranea ad un contesto umano, nonostante la sua distanza culturale o ideologica, può farsi prossimo, semplicemente rompendo gli schemi esistenziali preconfezionati e rilanciati ogni qual volta si tratta di restare al balcone per guardare indifferenti una realtà, semplicemente passeggera.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nel sussidio <em>Mobilità e migrazione. Un appello antropologico</em> del vescovo Antonio De Luca l’altro non è mai una incognita, un pericolo, un impedimento,<em> ma è sempre un</em> <em>volto</em>!</p>
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		<title>Santa Rita da Cascia visita Ercolano</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2020 13:53:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmine Matarazzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità ed Eventi]]></category>
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		<description><![CDATA[La reliquia pellegrina di Rita da Cascia, Santa venerata in tutto il mondo, farà tappa domani ad Ercolano (NA), presso la parrocchia del SS. Salvatore, guidata da don Vincenzo Lionetti, nel corso del pellegrinaggio straordinario in tempo di pandemia. &#160; Sarà un’occasione speciale per affidare all’intercessione di Santa Rita la guarigione del corpo e dell’anima [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/10/santa-rita-reliquia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12698" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/10/santa-rita-reliquia.jpg" alt="santa-rita-reliquia" width="1536" height="2048" /></a></p>
<p>La reliquia pellegrina di <strong>Rita da Cascia</strong>, Santa venerata in tutto il mondo, farà tappa domani ad Ercolano (NA), presso la <strong>parrocchia del SS. Salvatore</strong>, guidata da <strong>don Vincenzo Lionetti</strong>, nel corso del <strong>pellegrinaggio straordinario</strong> in tempo di pandemia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sarà un’occasione speciale per affidare all’intercessione di Santa Rita la guarigione del corpo e dell’anima degli <strong>ammalati</strong> e per rivolgerle preghiere per la fine della pandemia da coronavirus che sta affliggendo il pianeta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riportiamo di seguito il <strong>programma delle celebrazioni</strong> che avranno luogo fino al <strong>2 novembre</strong>, solennità dei defunti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LUNEDI’ 19 OTTOBRE &#8211; ACCOGLIENZA DELLA RELIQUIA PELLEGRINA </strong></p>
<p>ORE 8.00 PREGHIERA DELLE LODI &#8211; ORE 8.30 S. MESSA DI ACCOGLIENZA &#8211; ORE 12.00 SUPPLICA A SANTA RITA</p>
<p>ORE 17.30 ROSARIO COMUNITARIO &#8211; ORE 18.00 S. MESSA &#8211; 19.00 INCONTRO PER OPERATORI CARITAS</p>
<p><strong>MARTEDI’ 20 OTTOBRE &#8211; RITA GIOVANE ILLUMINATA DAL VANGELO</strong></p>
<p>ORE 8.00 PREGHIERA DELLE LODI &#8211; ORE 8.30 S. MESSA &#8211; ORE 12.00 SUPPLICA A SANTA RITA</p>
<p>ORE 17.30 ROSARIO COMUNITARIO &#8211; ORE 18.00 S. MESSA &#8211; ORE 19.30 ADORAZIONE GUIDATA DAI GIOVANI</p>
<p><strong>MERCOLEDI’ 21 OTTOBRE &#8211; RITA SPOSA FEDELE AL SACRAMENTO NUZIALE</strong></p>
<p>ORE 8.00 PREGHIERA DELLE LODI &#8211; ORE 8.30 S. MESSA &#8211; ORE 12.00 SUPPLICA A SANTA RITA</p>
<p>ORE 17.30 ROSARIO COMUNITARIO &#8211; ORE 18.00 S. MESSA &#8211; ORE 19.30 BENEDIZIONE DELLE FAMIGLIE</p>
<p><strong>GIOVEDI’ 22 OTTOBRE &#8211; RITA EDUCATRICE A ROCCAPORENA – MEMORIA DI SAN GIOVANNI PAOLO II</strong></p>
<p>ORE 8.00 PREGHIERA DELLE LODI &#8211; ORE 8.30 S. MESSA &#8211; ORE 12.00 SUPPLICA A SANTA RITA</p>
<p>ORE 17.30 ROSARIO COMUNITARIO &#8211; ORE 18.00 S. MESSA CON CELEBRAZIONE DELL’UNZIONE DEGLI INFERMI PER GLI AMMALATI</p>
<p><strong>VENERDI’ 23 OTTOBRE – RITA VEDOVA CORAGGIOSA AI PIEDI DELLA CROCE</strong></p>
<p>ORE 8.00 PREGHIERA DELLE LODI &#8211; ORE 8.30 S. MESSA &#8211; ORE 12.00 SUPPLICA A SANTA RITA</p>
<p>ORE 17.30 ROSARIO COMUNITARIO &#8211; ORE 18.00 S. MESSA E PREGHIERA PER LE VEDOVE</p>
<p><strong>SABATO 24 OTTOBRE – SAN RAFFAELE ARCANGELO </strong><em>PRIMO GIORNO NOVENA DEFUNTI: PREGHIAMO PER I BAMBINI DEFUNTI E MAI NATI</em></p>
<p>ORE 8.00 PREGHIERA DELLE LODI &#8211; ORE 8.30 S. MESSA &#8211; ORE 12.00 SUPPLICA A SANTA RITA</p>
<p>ORE 16.00 INCONTRO CON I BAMBINI E I GENITORI &#8211; ORE 18.00 S. MESSA</p>
<p><strong>DOMENICA 25 </strong><em>SECONDO GIORNO NOVENA DEFUNTI: SI PREGA PER I MORTI PER INCIDENTI</em></p>
<p>SS. MESSE ORE 8.30 &#8211; 10.00 &#8211; 11.30 &#8211; 18.00</p>
<p>ORE 17.30 ROSARIO COMUNITARIO &#8211; ORE 18.00 S. MESSA</p>
<p><strong>LUNEDI’ 26 </strong><em>TERZO GIORNO NOVENA DEFUNTI: PREGHIAMO PER I DEFUNTI PER MALATTIA</em></p>
<p>ORE 8.00 PREGHIERA DELLE LODI &#8211; ORE 8.30 S. MESSA &#8211; ORE 12.00 SUPPLICA A SANTA RITA</p>
<p>ORE 17.30 ROSARIO COMUNITARIO &#8211; ORE 18.00 S. MESSA</p>
<p><strong>MARTEDI’ 27 </strong><em>QUARTO GIORNO NOVENA DEFUNTI: PREGHIAMO PER I MORTI PER LA VIOLENZA </em></p>
<p><em>E FEMMINICIDI </em></p>
<p>ORE 8.00 PREGHIERA DELLE LODI &#8211; ORE 8.30 S. MESSA &#8211; ORE 12.00 SUPPLICA A SANTA RITA</p>
<p>ORE 17.30 ROSARIO COMUNITARIO &#8211; ORE 18.00 S. MESSA &#8211; ORE 19.30 CATECHESI PER I GIOVANI SU S. RITA</p>
<p><strong>MERCOLEDI’ 28 </strong><em>QUINTO GIORNO NOVENA DEFUNTI: PREGHIAMO PER GLI ORFANI DI PADRE E MADRE</em></p>
<p>ORE 8.00 PREGHIERA DELLE LODI &#8211; ORE 8.30 S. MESSA – ORE 12.00 SUPPLICA A SANTA RITA</p>
<p>ORE 17.30 ROSARIO COMUNITARIO – ORE 18.00 S. MESSA CON INTENZIONE PER GLI ORFANI</p>
<p><strong>GIOVEDI’ 29 </strong><em>SESTO GIORNO NOVENA DEFUNTI: PREGHIAMO PER I VEDOVI E PER LE VEDOVE</em></p>
<p>ORE 8.00 PREGHIERA DELLE LODI &#8211; ORE 8.30 S. MESSA &#8211; ORE 12.00 SUPPLICA A SANTA RITA</p>
<p>ORE 17.30 ROSARIO COMUNITARIO &#8211; ORE 18.00 S. MESSA</p>
<p><strong>VENERDI’ 30 </strong><em>SETTIMO GIORNO NOVENA DEFUNTI: PREGHIAMO PER LA RICONCILIAZIONE CON I PROPRI DEFUNTI, BENEDIZIONE DEI CERI</em></p>
<p>ORE 8.00 PREGHIERA DELLE LODI &#8211; ORE 8.30 S. MESSA &#8211; ORE 12.00 SUPPLICA A SANTA RITA</p>
<p>ORE 17.30 ROSARIO COMUNITARIO &#8211; ORE 18.00 S. MESSA</p>
<p><strong>SABATO 31 </strong><em>OTTAVO GIORNO NOVENA DEFUNTI: PREGHIAMO PER I MORTI DISPERSI IN MARE</em></p>
<p>ORE 8.00 PREGHIERA DELLE LODI &#8211; ORE 10.00 S. MESSA DI LODE E DI GUARIGIONE &#8211; ORE 12.00 SUPPLICA A SANTA RITA</p>
<p>ORE 17.30 ROSARIO COMUNITARIO &#8211; ORE 18.00 S. MESSA</p>
<p><strong>DOMENICA 1 NOVEMBRE &#8211; SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI </strong>-<em>NONO GIORNO NOVENA DEFUNTI: PREGHIAMO PER LE ANIME ABBANDONATE</em></p>
<p>SS. MESSE ORE 8.30 &#8211; 10.00 &#8211; 11.30 &#8211; 18.00</p>
<p>ORE 17.30 ROSARIO COMUNITARIO &#8211; ORE 18.00 S. MESSA</p>
<p><strong>LUNEDI’ 2 NOVEMBRE – COMMEMORAZIONE DEI FEDELI DEFUNTI</strong></p>
<p>ORE 8.00 PREGHIERA DELLE LODI &#8211; ORE 8.30 S. MESSA &#8211; ORE 12.00 SUPPLICA A SANTA RITA</p>
<p>ORE 17.30 ROSARIO COMUNITARIO &#8211; ORE 18.00 S. MESSA DI SUFFRAGIO PER TUTTI I DEFUNTI. ALLE 21.00 ACCENSIONE DEL CERO ALLA FINESTRA DI CASA.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>AL TERMINE DI OGNI CELEBRAZIONE SARANNO BENEDETTE LE ROSE DA PORTARE AD AMMALATI E AMICI BISOGNOSI DI PREGHIERE. PER LA NOVENA DEI DEFUNTI SARANNO OFFERTI DEI LUMINI CHE ACCENDEREMO INSEME IL 2 NOVEMBRE ALLE 21 COME SEGNO DI COMUNIONE NELLA PREGHIERA.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E’ INDISPENSABILE ATTENERSI ALLE NORME DI SICUREZZA PER CONTRASARE IL CONTAGIO DA COVID-19</strong></p>
<p><strong>PER INFORMAZIONI: 081.7393472 – 333.3689417</strong></p>
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		<title>Anche le pulci prendono la tosse: acuta riflessione sui comportamenti umani</title>
		<link>https://www.cittadelmonte.it/wordpress/anche-le-pulci-prendono-la-tosse-acuta-riflessione-sui-comportamenti-umani/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2020 09:32:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Flavia Formisano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[riflessione]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche le pulci prendono la tosse Roberto Costantini Solferino 2020 pp. 272 Euro 15 Anche le pulci prendono la tosse è il nuovo romanzo dello scrittore italiano Roberto Costantini, uscito in libreria lo scorso luglio, edito da Solferino. L’autore ha ricevuto il premio speciale Giorgio Scerbanenco nel 2014, per il noir migliore degli anni 2000: [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Anche le pulci prendono la tosse</strong></p>
<p><strong>Roberto Costantini</strong></p>
<p><strong>Solferino</strong></p>
<p><strong>2020</strong></p>
<p><strong>pp. 272</strong></p>
<p><strong>Euro 15</strong></p>
<p><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/09/solferino_pulci.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12620" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/09/solferino_pulci.jpg" alt="solferino_pulci" width="337" height="512" /></a></p>
<p><strong>Anche le pulci prendono la tosse</strong> è il nuovo romanzo dello scrittore italiano <strong>Roberto Costantini,</strong> uscito in libreria lo scorso luglio, edito da Solferino.</p>
<p>L’autore ha ricevuto il premio speciale <strong>Giorgio Scerbanenco</strong> nel 2014, per il <strong>noir</strong> migliore degli anni 2000: <strong>la Trilogia del Male</strong>, conosciuta anche in altri paesi Europei e negli Stati Uniti.</p>
<p>Importante precisazione è che i diritti d’autore del libro saranno interamente devoluti a favore dei presidi ospedalieri impegnati nella lotta al coronavirus.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Trama</strong>- Il romanzo narra una storia verosimile e profondamente attuale.</p>
<p>Nella cittadina di <strong>Adeago</strong>, in provincia di Bergamo, alla fine di febbraio, inizia la fase più acuta e tragica del contagio da<strong> coronavirus</strong>.</p>
<p>Si mostrano, dunque, gli animi meschini e pavidi dei <strong>quattro protagonisti</strong> del romanzo, che tentano di sottrarsi ai loro doveri lavorativi, con la scusa di sfuggire al contagio.</p>
<p>Si tratta di Raymond il poliziotto, Beatrice l’infermiera, Salvatore un piccolo imprenditore, Regina l’insegnante, che rappresentano vari tipi umani, con le loro debolezze e paure.</p>
<p>Le loro storie si intrecciano attorno al vergognoso business delle mascherine finanziato da malviventi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La genesi</strong>- Costantini presenta il suo romanzo come appartenente al genere <strong>noir</strong>, ma in realtà è il prodotto delle notizie ascoltate ai telegiornali nel difficile periodo di <strong>lockdown</strong> ed è concepito in pochissimi giorni con l’urgenza di dare il ricavato in beneficenza.</p>
<p>Il testo si pone come finalità principale la critica, sia con enfasi positiva che negativa, ai problemi che attanagliano la società contemporanea.</p>
<p><strong>Il forte individualismo e la meschinità umana</strong> non permettono alla comunità di lavorare coesa per giungere a un comune obiettivo.</p>
<p>In primo piano vi sono il profitto, l’imbroglio e lo sfruttamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I personaggi del testo</strong>- I personaggi conducono una vita vuota e sono descritti con ironia grottesca e caricaturale.</p>
<p>Alcuni, tramite profonde riflessioni, scaturite dalla sofferenza provata, si liberano dalla loro inettitudine e riacquistano dignità. Ciò mette ancora di più in evidenza il contrasto con coloro che hanno animi veramente maligni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Temi attuali</strong>- Il libro tocca le tematiche più dibattute nell’ultimo periodo: <strong>l’emergenza sanitaria, la crisi economica, la scuola e i servizi.</strong></p>
<p>Il romanzo è un utile strumento di riflessione sui comportamenti umani nei momenti di alta tensione, quando affiorano gli egoismi dei singoli.</p>
<p>La visione, però, non è del tutto negativa: la sofferenza, in questo caso, è motivo di salvezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Andrà tutto bene, per ricordare il lockdown con un sorriso</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Aug 2020 09:43:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Flavia Formisano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Andrà tutto bene Leo Ortolani Feltrinelli Luglio 2020 528 pag. 20,90 euro Andrà tutto bene è il nuovo romanzo di Leo Ortolani, in commercio dal 23 luglio, appartenente alla collana Feltrinelli Comics. L’autore è un fumettista italiano, noto per la serie a fumetti Rat-Man. La pagina Instagram di Leo conta all’incirca novanta mila followers. &#160; [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Andrà tutto bene</strong></p>
<p><strong>Leo Ortolani</strong></p>
<p><strong>Feltrinelli</strong></p>
<p><strong>Luglio 2020</strong></p>
<p><strong>528 pag.</strong></p>
<p><strong>20,90 euro</strong></p>
<p><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/08/andrà-tutto-bene-ortolani.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12629" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/08/andrà-tutto-bene-ortolani.jpg" alt="andra-tutto-bene-ortolani" width="444" height="632" /></a></p>
<p><strong>Andrà tutto bene</strong> è il nuovo romanzo di <strong>Leo Ortolani</strong>, in commercio dal 23 luglio, appartenente alla collana <strong>Feltrinelli Comics</strong>.</p>
<p>L’autore è un fumettista italiano, noto per la serie a fumetti <strong>Rat-Man</strong>.</p>
<p>La pagina <strong>Instagram</strong> di Leo conta all’incirca novanta mila <strong>followers</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il fumetto</strong>- Durante il periodo di <strong>lockdown</strong>, Ortolani sfrutta la sua visibilità per far girare in rete una serie di <strong>vignette</strong> parodiche, che raffigurano i momenti topici della grave situazione storica vissuta da tutti noi.</p>
<p>Le vignette sono, poi, raccolte all’interno di un libro, con lo scopo di raccontare attraverso le immagini <strong>la storia della quarantena</strong>, con un impianto interno molto simile alle pagine di un diario.</p>
<p>Le illustrazioni sono stampate una per pagina, per restituire lo stesso effetto di quando si visualizzano dal cellulare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il racconto</strong>- La storia ha inizio l’8 marzo, il giorno in cui Parma, città in cui risiede l’autore, viene dichiarata <strong>zona rossa</strong>.</p>
<p>Con l’aggravarsi della situazione italiana, cambia anche la visione della vita di Ortolani che si fa sempre più cupa e pessimistica.</p>
<p>La risata è garantita, ma lo sguardo dell’autore è ormai disincantato e sempre più dissacratorio nei confronti della società.</p>
<p>La lotta al <strong>Coronavirus</strong> è descritta in maniera originale, come un attacco alla terra, con tanto di mostri e robot giapponesi.</p>
<p>All’interno del testo vi sono tutti i rituali e le abitudini che ci hanno accompagnato per circa due mesi: le dirette TV del Presidente del Consiglio Conte, le misure adottate dal governo, i cani utilizzati come scusa per uscire.</p>
<p>Il <strong>virus</strong> è rappresentato con un aspetto conciliante, come se non fosse la minaccia che ha sconvolto il mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Un modo per ricordare il passato</strong>- Il fumetto risulta essere una delle testimonianze più importanti con cui ricordare quei terribili giorni, proprio perché rappresenta una finestra su quella che era la nostra quotidianità e sul modo con cui la società tentava di sentirsi vicina, anche se virtualmente.</p>
<p>L’ironia diventa strumento per combattere l’isolamento ed è un modo per riflettere sugli eventi accaduti.</p>
<p>Ortolani racconta situazioni reali tramite metafore fantasiose, tentando di strappare un sorriso sui volti stanchi degli italiani, in attesa di poter nuovamente uscire da casa.</p>
<p>Un’idea geniale che ci presenta una chiave di lettura diversa per ricordare un duro periodo della nostra vita, un modo di guardare al passato con ironia e riflessione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>aure e speranze, ultima puntata di un grande successo</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2020 15:09:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Scotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Siamo in quarantena da oltre 4 mesi, da quando è iniziata l’emergenza coronavirus e mai come in questo momento ci siamo ritrovati così vicini a noi stessi, lontani dal frastuono quotidiano cui eravamo abituati. Questo periodo, nonostante i disagi dovuti all’isolamento, ci sta dando una occasione unica per riflettere sulle nostre vite….» Sulle note di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/10/20200717_192752.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12658" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/10/20200717_192752.jpg" alt="20200717_192752" width="4032" height="1960" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Siamo in quarantena da oltre 4 mesi, da quando è iniziata l’emergenza coronavirus e mai come in questo momento ci siamo ritrovati così vicini a noi stessi, lontani dal frastuono quotidiano cui eravamo abituati. Questo periodo, nonostante i disagi dovuti all’isolamento, ci sta dando una occasione unica per riflettere sulle nostre vite</em>….» Sulle note di <em>Over the rainbow</em>, a fare da sottofondo al video sul tempo della pandemia creato dai ragazzi di un liceo artistico di Arzano, ha avuto inizio <em>Paure e speranze. La luce della solidarietà nella pandemia</em>, ultima puntata del programma televisivo <strong>È scesa la sera? La fede si interroga nella tempesta dell’epidemia,</strong> prodotto dalla sezione San Tommaso d&#8217;Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, andata in onda il 17 luglio alle ore 19.15, sull&#8217;emittente nazionale Padre Pio TV (canale 145). L’ultima di dieci puntate di grande successo, nate in piena pandemia da coronavirus, all’indomani della preghiera indimenticabile di Papa Francesco del 27 marzo scorso nella piazza deserta di san Pietro<em>. </em>La decima puntata ha visto presenti, oltre agli autori, i teologi <strong>Carmine Matarazzo</strong> e <strong>Michele Giustiniano</strong>, l’ex ministro del lavoro e delle politiche sociali <strong>Enrico Giovannini</strong>, il direttore della sala stampa di Assisi padre <strong>Enzo Fortunato</strong>, il direttore del centro studi per l’ecumenismo in Italia <strong>Riccardo Burigana</strong>, il preside dell’accademia alfonsiana padre <strong>Alfonso Amarante</strong>, l’inviato RAI <strong>Guido Pocobelli Ragosta</strong>, il portavoce della comunità napoletana di Sant’Egidio <strong>Antonio Mattone</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Luci e ombre al tempo della pandemia</strong> &#8211; Dentro ogni essere umano ha preso corpo un’ansia leggera ma costante, data non solo dalla paura del virus, ma anche dalla situazione economica che ne seguirà. Un tempo in cui si è vista perdere la libertà di parola e di movimento. <strong>Alfonso Amarante</strong>: «<em>Due caratteristiche racchiudono questo periodo vissuto: la fragilità, per un tempo di chiusura obbligata durata mesi, per non poter contare sugli affetti e la precarietà, data dall’impossibilità di programmare e sognare il futuro. Un’esperienza di vita che andrà ad incidere sul futuro di tutti». </em>A livello sociale, si è passati da una società globale a una società confinata nella propria casa: da un allargamento degli spazi a un restringimento totale, a cui ha corrisposto, a livello umano, un allargamento dello spazio dell’anima e della coscienza. Persone che hanno riflettuto sul senso della vita e della morte, riscoprendo di non essere invincibili, ma di essere mortali. Un cambiamento totale, dove da una società narcisista, sempre pronta a mostrarsi, a mettersi in luce, facendo vedere successo e potenza, si è passati ad una società in cui si è riscoperto il senso di comunità, di un’apertura verso l’altro: «<em>I testimoni al tempo del Covid19, non solo infermieri e medici, ma anche il mondo del volontariato, che ha agito in maniera silenziosa, facendo scoprire  la vicinanza anche di porta in porta</em>», ha sottolineato <strong>Alfonso Amarante</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il popolo del volontariato</strong> &#8211; In Italia la solidarietà si è dimostrata più contagiosa del virus. Pochi giorni dal lockdown e dopo i primi allarmanti dati del contagio, l’emergenza sanitaria è apparsa a tutti nella sua gravità. In pochissimo tempo, molti cittadini insieme a enti non profit, media, aziende e istituzioni si sono mobilitati dando prova della loro generosità. Dopo poche ore dall’inizio dell’emergenza, erano già numerose, le campagne di raccolta fondi e le iniziative attivate; servizi come la difesa del patrimonio culturale e ambientale, l’aiuto alle persone in difficoltà, il supporto ai malati. Senza i quali, l’impatto sociale del Coronavirus avrebbe avuto dimensioni ancora più drammatiche. «<em>La pandemia ha fatto emergere contraddizioni e fragilità: il popolo senza fissa dimora si è trovato isolato, gli anziani hanno vissuto la loro strage nel silenzio, al loro fianco il popolo del volontariato, presente in prima linea. Tutto questo deve indurre a una riflessione e a un cambiamento che modifichi queste contraddizioni</em>», ha sottolineato <strong>Antonio Mattone</strong>. Che il volontariato italiano sia rimasto attivo anche nel periodo di emergenza, nonostante le restrizioni, è ormai acquisito. Ma per chi segue le dinamiche della solidarietà, questo periodo sarà forse ricordato per un dato particolare: l’alto numero dei “nuovi” volontari. Tanti giovani, ma non solo, che hanno risposto agli appelli lanciati soprattutto dai centri di servizio per il volontariato e che spesso hanno anche sopperito alla temporanea indisponibilità dei volontari più anziani, molti dei quali fermi per motivi precauzionali. «<em>La solidarietà al tempo del coronavirus è stata autentica</em> – ha constatato il giornalista <strong>Guido Pocobelli Ragosta</strong>. <em>L’impegno della informazione è stato enorme: la gente voleva sapere e conoscere; aveva timore, ma anche tanto senso civico»</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il futuro economico post Covid19</strong> – “<em>Tutto cambierà</em>”: è quello che ci siamo sentiti dire da febbraio a questa parte. Ma cosa succederà realmente all’economia, quando l’emergenza Covid-19 verrà finalmente debellata? La crisi che stiamo affrontando e continueremo a fronteggiare è diversa da quelle a cui siamo abituati. Fare previsioni è complicato, in particolare in presenza di eventi che si manifestano con virulenza e hanno pochi o nessun precedente in storia. I dati disponibili sulla fiducia e le aspettative di famiglie e imprese e quelli relativi al mercato del lavoro segnalano chiaramente che i costi economici e sociali della pandemia di Covid19 saranno enormi: il suo impatto sull’attività produttiva sarà paragonabile a quello delle più grandi crisi dell’ultimo secolo e coinvolgerà, sebbene con intensità diversa, tutte le economie mondiali. Un’eventuale ripresa potrà dipendere dalla capacità dei governi di iniettare liquidità nel sistema per sostenere la domanda. «<em>Intravedo luce sugli scenari economici presenti e futuri, bagliori di speranza all’orizzonte. La crisi è andata a colpire i sistemi produttivi; bisogna trovare le giuste politiche per ridurre i danni economici</em> &#8211; nelle parole in trasmissione dell’ex-ministro <strong>Enrico Giovannini</strong> &#8211; <em>Una sfida che bisogna fare combattendo le diseguaglianze e facendo dei piani d’investimento.Una trasformazione che può produrre posti di lavoro e minore diseguaglianza tra giovani ed anziani, Nord e Sud, ricchi e poveri</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Covid19, come il titolo di un film</strong> – «<em>Il Covid19 può sembrare il titolo di un film, se non fosse per la drammaticità che abbiamo vissuto: morte, dolori. Partiamo dal nome scelto da papa Bergoglio: Francesco; come a rappresentare colui che ama e desidera la pace, che sta con i poveri, è solidale e rispetta il Creato. Tre architravi esprimono le luci e le ombre del momento che stiamo vivendo. Una guerra a pezzi…vissuta in tutte le parti del mondo, in cui abbiamo dovuto aspettare il Covid19 perché non ci fossero conflitti, terminati temporaneamente; a significare che si può vivere senza guerre. Una guerra a pezzi… che mette in crisi la povera gente, che paga più degli altri il prezzo delle guerre. Il Pontefice ha scelto come nome Francesco, per ricordarci il Santo di Assisi che ci invita a prenderci cura del Creato, come cosa che ci appartiene e non da sfruttare. È in questi tre architravi che ci sono le luci e le ombre; tocca all’uomo prendere una posizione e assumere la propria responsabilità, che non parte dagli altri, ma unicamente da quello che ciascuno decide di fare e di essere. Auguro a tutti che le nostre decisioni possano essere lenitive per l’umanità che ci sta accanto e per il Pianeta che siamo chiamati ad abitare. E non ci sono scuse</em>» padre <strong>Enzo Fortunato</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Covid 19, una messa per i camici bianchi in piazza Plebiscito</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2020 22:45:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/10/Marin-Mersenne.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12312" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/10/Marin-Mersenne.jpg" alt="marin-mersenne" width="926" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La basilica papale e reale di san Francesco di Paola in piazza Plebiscito – sede dell’Associazione Marin Mersenne – è stata scelta dal cardinale arcivescovo di Napoli, sua eminenza il cardinale Crescenzio Sepe, quale luogo emblematico per un ringraziamento pubblico a quelli che abbiamo denominato gli “eroi” dell’epoca della pandemia. Accogliendo la proposta del rettore della basilica, padre Mario Savarese, dell’Ordine dei Minimi fondato dal Santo di Paola, il prossimo 1 luglio il cardinale presiederà l’Eucaristia (alla lettera, <em>eucaristia</em> significa appunto <em>rendimento di grazie)</em>, per ricordare che dalle situazioni tragiche si può uscire se Dio, nella sua Provvidenza, lo vuole e se gli uomini, aderendo alla chiamata di Dio, si adoperano per il <em>bene comune</em>. La crisi da covid-19 ha falcidiato tante vite umane, tante ne ha debilitate con la malattia e i suoi effetti, che verificheremo sui tempi lunghi. Quasi cinquemila i contagiati soltanto in Campania e, tra i 34657 deceduti alla data del 22 giugno, ben 431 sono stati i morti locali. Un prezzo altissimo pagato dalla nostra regione, che comunque ha dato prova di grande preparazione (particolarmente tra i medici, gli operatori sanitari ai vari livelli, ma anche tra sacerdoti e gli operatori pastorali), di abnegazione verso i più deboli e disagiati e, soprattutto, di generosità e fratellanza. Si ricorderanno a lungo i gesti creativi, le azioni di prossimità verso i più deboli e coloro che sono gli ultimi tra gli ultimi, le mense di solidarietà. Nella stagione della lenta, seppur cauta, ripresa la Chiesa chiama all’appello esperti di finanza, economia e lavoro, per gestire gli esiti nefasti della pandemia, sul piano dell’impresa, del lavoro, del sostegno alle piccole e grandi imprese. Non bisogna lasciare alcuno spazio alla piovra della corruzione e della camorra, che certamente è vigile per occupare spazi che la solidarietà non riuscisse a occupare. «Mentre ringraziamo Dio e coloro che si sono adoperati per il bene comune», ha dichiarato Mara Romano, presidente della Associazione Marin Mersenne, «non possiamo, come Associazione del terzo Settore, che farci ideatori di nuove azioni di prossimità alla gente». E padre Mario Savarese, rettore della basilica di piazza Plebiscito, aggiunge, riprendendo una frase di papa Francesco: «il santo di Paola non ebbe alcuna remora o soggezione a invitare i sovrani e i nobili dell’epoca al buon governo, perché i poveri fossero tutelati e difesi dalle angherie e soprusi. Lo stesso re di Napoli, Ferrante d’Aragona, fu da lui aspramente rimproverato per il malgoverno, esortandolo a desistere dalle guerre e promuovere la pace. Il sovrano tentò di corromperlo offrendogli una cospicua somma di denaro. Egli opponendosi con risoluta fermezza spezzò una di quelle monete d’argento, dalla quale, improvvisamente sgorgarono gocce di sangue». <em>L’appuntamento, con le consuete regole di cautela per i luoghi di culto, è il per il giorno 1 luglio 2020, alle ore 19.00.</em></p>
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		<title>Il Signore mandò la peste in Israele? Coronavirus e teologia, la fede si interroga</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jun 2020 14:56:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Scotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Così il Signore mandò la peste in Israele, da quella mattina fino al tempo fissato (2 Sam 24,15).  La fede fa domande: terza puntata di successo per il programma televisivo È scesa la sera? La fede si interroga nella tempesta dell’epidemia, prodotto dalla sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale ed andato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/06/20200605_131313.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12554" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/06/20200605_131313.jpg" alt="20200605_131313" width="1600" height="900" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Così il Signore mandò la peste in Israele, da quella mattina fino al tempo fissato (2 Sam 24,15). </em> La fede fa domande: terza puntata di successo per il programma televisivo <strong>È scesa la sera? La fede si interroga nella tempesta dell’epidemia</strong>, prodotto dalla sezione <strong>San Tommaso d’Aquino </strong>della<strong> Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale</strong> ed andato in onda il 22 maggio, alle ore alle ore 19.15, sull’emittente nazionale <strong>Padre Pio Tv </strong>(canale 145 del digitale terrestre; 445 di TivùSat; 852 di Sky; scaricando l’app “Padre Pio Tv” per gli smartphone &#8211; sia iOS che Android &#8211; e in streaming internet sul sito <a href="http://www.teleradiopadrepio.it">www.teleradiopadrepio.it</a>). Incontro-confronto che ha visto partecipi, insieme agli autori-teologi <strong>Michele Giustiniano </strong>e <strong>Carmine Matarazzo</strong>, don <strong>Gaetano Castello</strong>, preside della PFTIM e delegato della Diocesi di Napoli per il Dialogo ecumenico e Interreligioso, il biblista professore <strong>Ernesto Borghi</strong> e don <strong>Edoardo Scognamiglio</strong>, docente della PFTIM, sezione san Tommaso. Puntata ad alta densità teologica ed ecumenica, che ha visto riflettere anche su come la parola di Dio deve ritornare al centro delle chiese e della case.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Punizione divina?</strong><strong>  - </strong>Nel giro di poche settimane, l’umanità intera è improvvisamente precipitata in una situazione di paralisi, senza sapere bene come ne sarebbe uscita. Non è stato facile accogliere e leggere nemmeno nella fede questa durissima prova. Tra il confuso vociare di queste settimane è rispuntata la tesi del Dio che castiga, o del coronavirus come “avvertimento” divino. Non è certo possibile, in poche righe, spiegare che il linguaggio del castigo non può essere né strumentalizzato, né parimenti facilmente liquidato. I profeti di sventura proclamano che la pandemia che stiamo vivendo è una punizione di Dio adirato contro un mondo peccatore ed, insieme ai moralisti del «<em>te l’avevo detto</em>», sembrano indiscutibilmente convinti che la crisi Covid-19 rientri in un modello biblico di castigo o rimprovero divino. Monsignor <strong>Gaetano Castello</strong>, ha detto che: «<em>una risposta fondamentale la troviamo subito dopo il diluvio, quando Dio fa risplende l’arcobaleno, che ci auguriamo possa risplendere anche per la pandemia, sul quale Egli stesso conta,  perché, il suo apparire, ricorderà la Sua alleanza eterna con l’umanità, nel non distruggere più l’uomo con un suo gesto</em>». La Chiesa è, quindi, chiamata a non assecondare una cultura dominante, intrisa di paura, di accuse, di chiusure e d’isolamento. Se il mondo offre una visione del futuro costruita sulla paura, la Chiesa, invece, ispirandosi alla Bibbia, deve offrire una prospettiva diversa, animata e fondata sulla certezza della ri-nascita. Nella sua straordinaria benedizione <em>Urbi et Orbi</em> del 27 marzo scorso, papa Francesco, ribaltando la tendenza a vedere la crisi come un giudizio di Dio, rivolgendosi al Signore dall’interno del nostro mondo colpito dal Covid-19, ha detto: «<em>Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri</em>».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Parola</strong> – Argomento di discussione: la sacramentalità, fondamentale nel cristianesimo, data  dall’incontro, reale e fisico, con la persona di Gesù. La Parola di Dio, consegnata nelle Scritture ed espressa nella creazione e nella storia della salvezza, ha una sua intrinseca energia sacramentale, in quanto è il suo ascolto a generare la fede. «<em>Occorre, in questo tempo di navigazione, avere un’attenzione globale verso la Bibbia e la pastorale. È questo il momento </em>– ha dichiarato il biblista <strong>Ernesto Borghi</strong> – <em>in cui è chiamata in gioco la fede dei discepoli; una fede adulta che si interroga su cosa bisogna fare per essere effettivamente attenti a Dio nella vicinanza con i fratelli». </em>Nel tempo di Coronavirus, l’essere cattolici significa, quindi, vivere in una dimensione intermedia, fra esclusività della parola e oggettivazione del gesto; e l’acquisirne coscienza e conoscenza, potrà far ritrovare l’umanità in un nuovo inizio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lampada per i miei passi</strong><strong> &#8211; </strong>La lampada e la luce sono i punti di riferimento della bussola, strumento indispensabile che ciascun dovrebbe cercare, al fine di dare senso e valore alla propria esistenza, soprattutto nei momenti difficili. L’ascolto della Parola di Dio è ascolto di Dio, nel senso che è relazione tra persone che non solo parlano, ma si parlano, non solo comunicano ma si comunicano. C’è, per così dire, uno scambio reciproco per cui l’uno è ospitato dall’altro nella condivisione e comunione dei propri vissuti. «<em>La fede non fa vedere ma camminare, in questo tempo di pandemia occorre aiutare le comunità cristiane a riscoprire il primato della parola, Dio che cammina con noi attraverso il Vangelo</em> – padre <strong>Edoardo Scognamiglio</strong> &#8211; <em>Quando la nostra vita è minacciata è fondamentale la prossimità; quando la vita è in pericolo si sente il bisogno di essere accompagnati. La fede è fidarsi della presenza di Dio che avviene anche attraverso l’altro. Sì, è la fede che ci fa camminare, ci accompagna verso l’altro, in un senso di comunità</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>La fede che Gesù chiede è una fede di vicinanza e di concretezza. Noi verso gli altri e gli altri verso noi, nell’essere vicini con una attenzione che materializzi l’amore di Dio per gli esseri umani</em>», professore <strong>Ernesto Borghi</strong>.</p>
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		<title>Il valore della solidarietà per una speranza dal volto umano</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2020 14:37:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Scotti]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/06/IMG-20200526-WA0009.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12544" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/06/IMG-20200526-WA0009.jpg" alt="img-20200526-wa0009" width="1600" height="900" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La speranza al tempo della pandemia del Covid19, argomento di discussione del secondo appuntamento del programma televisivo <strong>È scesa la sera? La fede si interroga nella tempesta dell’epidemia</strong>, prodotto dalla sezione <strong>San Tommaso d’Aquino </strong>della<strong> Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale</strong> ed andato in onda il 22 maggio, alle ore alle ore 19.15, sull’emittente nazionale <strong>Padre Pio Tv</strong>. Protagonisti, oltre agli autori <strong>Michele Giustiniano </strong>e <strong>Carmine Matarazzo</strong>, sono stati il teologo e vescovo di Sessa Aurunca <strong>Orazio Francesco Piazza</strong>, il medico, bioeticista e senatore per la XVII legislatura della Repubblica <strong>Lucio Romano</strong>, il docente di teologia dogmatica <strong>don Edoardo Cibelli</strong>, autore del volume <strong><em>Coronavirus. Realtà e speranza. Un&#8217;invocazione al Padre</em></strong>, scritto e pubblicato proprio nei primi giorni di lockdown, che si sono confrontati sul tema <strong>Il valore della solidarietà per una speranza dal volto umano</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>La speranza</strong>- È necessario, quasi obbligatorio, avere fiducia e speranza nel futuro. Almeno di un certo futuro che comincerà. Il potere della speranza, fonte di salvezza solo dopo un’attenta comprensione e rivalutazione di quello che stiamo vivendo. Per il vescovo di Sessa Aurunca <strong>Orazio Francesco Piazza</strong> «<em>la speranza nasce da un incontro motivato dall’amore ed è il vincolo di un rapporto di amore tra Dio e l’uomo. Se non c’è amore non c’è la speranza, poiché la speranza si costruisce nell’affidabilità di questa relazione</em>». La quarantena appena vissuta, non deve essere compresa come un avverso congelamento della vita che ci ha tenuto reclusi, ma come un dono, come un tempo nuovo, ampio e plastico, e un’opportunità per rincontrarci. Confinati nell’isolamento, l’umanità ha compreso forse meglio che cosa significhi essere una comunità, dove, pur senza toccarci, si è ritrovata l’una nelle mani degli altri. È stata questa, infatti, l’ora in cui, fuori dal proprio ego, si è potuto reimparare molte cose: il valore del saluto, lo stimolo di un complimento, l’incredibile forza che riceviamo da un sorriso o da uno sguardo, la costante presenza percepita di chi ci è caro e, a cui siamo cari, anche solo attraverso uno scritto. Senza che le nostre braccia si stendano verso gli altri, possiamo abbracciarli affettuosamente, come già facevamo o in modo ancor più intenso, comunicando, con questi abbracci reinventati, l’incoraggiamento, l’ospitalità, la certezza che nessuno è stato lasciato solo. Senza conoscerci, possiamo infine reimparare a non condannare nessuno all’indifferenza, a non trattare i nostri simili da sconosciuti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"> <a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/06/IMG-20200526-WA0007.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12545" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/06/IMG-20200526-WA0007.jpg" alt="img-20200526-wa0007" width="1600" height="900" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La scienza</strong><strong> –</strong> Il virus ha provocato grande dolore e «<em>ci ha insegnato</em> <em>a rifare i conti con la paura di morire, qualcosa che abbiamo riscoperto essere umanissimo…</em> <em>la morte, lo scandalo cosmico, come diceva l’antropologo Alfonso Maria di Nola, che, forse, dalla nostra società, era stata radicalmente estromessa», </em>come ha sottolineato il professore <strong>Carmine Matarazzo</strong> in trasmissione. «<em>Il tono della morte ci ha posto davanti a interrogativi drammatici. Ci siamo confrontarci con la morte in maniera inequivocabile, che ha portato la dimensione della scienza a coniugarsi con quella della fede</em>», nella considerazione del senatore <strong>Lucio Roman</strong>o. Sia questo il tempo per avere un nuovo sguardo sul mondo, mettendo in circolo gli anticorpi necessari alla sopravvivenza, supportati dalla ricerca scientifica, fonte di speranza risolutiva, strumento per uscire dalla penosa emergenza sanitaria nella quale ci troviamo. Alla ricerca medica e biologica sono affidati i passi avanti che consentiranno, prima o poi, di venir fuori dalla pandemia. Ma i vaccini e le cure non bastano. È l’altruismo del personale sanitario, il sacrificio di chi assiste i malati, di chi si occupa della logistica, di chi sa servire il prossimo a costo della propria vita, ciò che, in Italia e in tutto il mondo, contrasta e contrasterà la pandemia. Comportamenti resi possibili solo in una società umana che sappia ancora pregare. «<em>Siamo tutti nella stessa barca</em>», ha detto il professore <strong>Lucio Romano</strong> «<em>stiamo vivendo una grande pedagogia di vita, dobbiamo recuperare il grande insegnamento che ci è stato dato da questa pandemia: assistere significa essere realmente essere al fianco</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>I cristiani, arcobaleni di speranza</strong> &#8211; Ora più che mai è urgente che l’umanità cristiana sia la <em>sentinella del mattino</em>, la vedette che annuncia la luce dell’alba e la nuova primavera, in unione solidale. «<em>Solo quando si accorgeremo che senza l’altro non è possibile nulla, potremmo affrontare in modo dignitoso il limite che caratterizza la nostra esistenza e le nostre fragilità</em> – commenta il vescovo di Sessa Aurunca <strong>Orazio Francesco Piazza</strong> – <em>Bisognerà maturare una sensibilità nuova, frutto della linfa della Resurrezione. Saperci legati l’uno all’altro, ci consentirà di costruire sentieri. La condivisione nella consapevolezza delle nostre fragilità costituisca la trama per costruire un uovo inizio</em>». «<em>Non bisogna mai perdere la speranza nell’avvenire, e nel fatto che possiamo fare sempre la differenza quando si è solleciti fino in fondo nel raggiungimento dei nostri obiettivi </em>– conclude don <strong>Edoardo Cibelli</strong> &#8211; <em>Uniti, prepariamoci già a fare tesoro di tutto ciò che portiamo nel cuore, doniamolo agli altri, soprattutto a quelli che rischiano di perdere la speranza, e allora il nuovo giorno sarà già domani. Anche se il cielo è grigio, anche se piove, anche se tutto sembra paralizzato, noi cristiani siamo arcobaleno di speranza</em>».</p>
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		<title>In tempo di pandemia. Piccolo manuale per navigare a vista.</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2020 14:19:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[covid 19]]></category>
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		<description><![CDATA[In tempo di pandemia. Piccolo manuale per navigare a vista a cura diGaetano Di Palma e Pasquale Giustiniani Edizioni Artetra Capua 2020 Le edizioni ArteTetra di Capua entrano creativamente sul tema della fase 2 della pandemia da Covid 19, con questo nuovo titolo, affidato alla collana Divinavidi diretta da Gaetano Di Palma (https://www.artetetra.it/prodotti/in-tempo-di-pandemia). Filosofi (Pasquale [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>In tempo di pandemia. Piccolo manuale per navigare a vista</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>a cura di<em>Gaetano Di Palma </em>e <em>Pasquale Giustiniani</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Edizioni Artetra</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Capua 2020</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/05/pandemia.png"><img class="alignleft size-full wp-image-12524" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/05/pandemia.png" alt="pandemia" width="800" height="800" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Le edizioni ArteTetra di Capua entrano creativamente sul tema della fase 2 della pandemia da Covid 19, con questo nuovo titolo, affidato alla collana <em>Divinavidi </em>diretta da Gaetano Di Palma (<a href="https://www.artetetra.it/prodotti/in-tempo-di-pandemia">https://www.artetetra.it/prodotti/in-tempo-di-pandemia</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Filosofi (Pasquale Giustiniani e Antonio Tubiello), biblisti (Gaetano Di Palma), teologi (Lorella Parente) e moralisti (Micola Rotundo) hanno il compito di offrire in queste pagine delle coordinate per la “navigazione a vista”. Ecco la scommessa editoriale, realizzata da docenti della <strong>Facoltà teologica san Tommaso d’Aquino</strong> in Napoli: nel <em>frattempo</em>, come siamo ancora noi nel corso di questa pandemia da coronavirus, è possibile almeno “balbettare”, per trovare, se non proprio dei codici, almeno qualche punto di riferimento, per sentirsi meno disorientati o frastornati, o meno incapaci di essere lucidi. Occorre attendere che sia passata la crisi per pensare “a mente fredda” al significato e alle vere conseguenze di quanto abbiamo vissuto. Tante voci <em>frattanto </em>si affastellano: voci di scienziati, biologi, medici esperti delle più diverse branche, politici, economisti, filosofi, teologi… Per settimane, dicono i curatori, <em>non è andata bene </em>per niente, perché ci hanno rimesso la vita decine di migliaia di persone, di ogni età e di ogni ceto (preti compresi), le quali hanno dovuto lasciare questa esistenza senza la vicinanza delle persone care, senza una carezza, un abbraccio, un minimo conforto umano e, per chi crede, religioso: altro che <em>rimozione della morte</em>, come ci avevano avvertito sociologi e bioeticisti del secolo XX. È il tempo della tristezza del morire soli, a meno che non ci sia qualche medico o infermiere mosso a compassione che stringe la mano del morituro o tracci sulla fronte qualche segno di croce. È il tempo della solitudine nelle sale di rianimazione incrementate di numero e di macchinari sempre più sofisticati. È il tempo delle <em>procedure per tentativi ed errori</em>, nel campo delle sperimentazioni di farmaci e di nuove cure, e perfino nel campo delle decisioni politiche assunte per decreti del Presidente del Consiglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Apre la piccola galleria un contributo di <strong>Pasquale Giustiniani</strong>, che individua, dal punto di vista bioetico, tre punti fondamentali: la riscoperta che, forse, non esistono soltanto dei diritti umani (come quello alla salute, peraltro tutelato dalla nostra Carta costituzionale), ma anche dei veri e propri diritti dei non-viventi all’interno del biosistema; poi, lo spessore acquisito dai principi definiti all’inizio del terzo millennio nella <em>Carta della terra</em>; infine, l’attualità sempre più cogente della riflessione bioetica del Magistero cattolico che, prima in un’enciclica del 2005 e poi in un’esortazione apostolica del 2020, avevano indotto una più ampia riflessione filosofico-teologica sulla <em>casa comune</em>. A sua  volta, <strong>Antonio Tubiello</strong> presenta una parafrasi e commento della <em>quaestio </em>49, <em>articulus </em>2 della prima parte della <em>Summa theologiae </em>di san Tommaso d’Aquino: l’obiettivo divino, anche attraverso le pene e le malattie, è sempre di carattere “medicinale”, in modo da indurre coloro che si allontanano dal giusto sentiero, a comprendere che è il peccato a produrre effetti nefasti. Unica strada è il ritorno a Dio, con il sostegno della grazia. <strong>Gaetano Di Palma</strong> riprende un testo, <em>Levitico </em>25, in cui si parla dell’anno sabbatico (ogni settimo anno) e dell’anno giubilare, in cui è prescritto il “riposo della terra”. Se Dio si è fermato nel giorno di sabato e all’essere umano è ordinato di riposare nel settimo giorno, anche la terra ha diritto al suo riposo.  Per la terra, e perfino per i suoi virus, questo assume il significato della prospettiva di un riscatto definitivo da verificarsi alla fine dei tempi. <strong>Nicola Rotundo</strong> nel suo articolo di tenore teologico-morale, individua alcuni elementi essenziali tali da ispirare un’economia a misura d’uomo, che è a misura del Vangelo. L’<em>economia sostenibile </em>prima ancora che di rispettare i tempi (i quali hanno anch’esso un peso), rispetta le tre verità basilari: la <em>verità teologica, </em>la <em>verità antropologica,</em> la <em>verità cosmologica</em>». L’economia fine a se stessa è una forza che schiavizza l’uomo; invece, bisogna convertire l’economia al servizio dell’uomo e del cosmo. Infine, <strong>Lorella Parente</strong> (teologa nell’ISSR di Salerno, collegato alla Facoltà teologica dell’Italia meridionale) dedica la sua attenzione a una mistica inglese, Giuliana di Norwich, vissuta tra il XIV e il XV secolo, quando la peste frequentemente imperversava. Figura recentemente riscoperta, ha scritto le <em>Rivelazioni dell’Amore divino</em>, da cui emerge una teologia “ottimista” – suo il motto, diventato famoso nei giorni di pandemia, <em>all shall be well</em>, perché il bene viene da Dio – ispirato alla gioia e alla compassione divina: secondo la sua visione, improntata dalla percezione della misericordia, la sofferenza non dev’essere vissuta nell’afflizione, perché è uno stato transitorio di cui sparirà la memoria quando saremo di fronte a Lui. Giuliana di Norwich si distingue non solo perché una delle poche donne che affronta temi teologici – ci sono anche le mistiche della Renania, Caterina da Siena e Angela da Foligno, per esempio –, ma pure per aver scritto in volgare.</p>
<p style="text-align: justify;">Due i curatori dell’agile e interessante volumetto (disponibile anche on line): <strong>Pasquale Giustiniani</strong> è professore ordinario di Filosofia teoretica nella sezione “San Tommaso d’Aquino” della Pontificia Facoltà di Teologia per l’Italia Meridionale di Napoli, dove dirige il Seminario Permanente di Studi storico–filosofici “Pasquale Orlando”. <span style="font-size: 1.4rem;">È titolare della cattedra di Filosofia della religione nella Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Suor Orsola Benincasa &#8211; Napoli. </span><span style="font-size: 1.4rem;">Tra le sue numerose pubblicazioni si ricorda l’introduzione a Tommaso d&#8217;Aquino, </span><em style="font-size: 1.4rem;">Somma di Teologia </em><span style="font-size: 1.4rem;">(Roma 2018). </span><span style="font-size: 1.4rem;">Per Artetetra ha curato le traduzioni </span><em style="font-size: 1.4rem;">Il segreto della felicità </em><span style="font-size: 1.4rem;">di Eadmero di Canterbury (2018), </span><em style="font-size: 1.4rem;">Le virtù politiche di chi sta al potere </em><span style="font-size: 1.4rem;">di Roberto Bellarmino (2019) e </span><em style="font-size: 1.4rem;">La pietra filosofale</em><span style="font-size: 1.4rem;"> dello Pseudo Tommaso d’Aquino (2019). </span><strong style="font-size: 1.4rem;">Gaetano Di Palma</strong><span style="font-size: 1.4rem;">, presbitero, licenziato in Scienze Bibliche al Pontificio Istituto Biblico di Roma e dottore in Teologia, è professore ordinario di Scienze Bibliche nella Sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. </span><span style="font-size: 1.4rem;">Fa parte della redazione di </span><em style="font-size: 1.4rem;">Rivista del Clero Italiano</em><span style="font-size: 1.4rem;"> e di </span><em style="font-size: 1.4rem;">Asprenas</em><span style="font-size: 1.4rem;">. </span><span style="font-size: 1.4rem;">Tra i libri più recenti: </span><em style="font-size: 1.4rem;">Cristo primizia dei morti e la risurrezione dei credenti. Studio su 1Cor 15 </em><span style="font-size: 1.4rem;">(Berna 2014), </span><em style="font-size: 1.4rem;">Pietro uomo nuovo in Cristo. Da pescatore ad apostolo: sondaggio nella letteratura lucana</em><span style="font-size: 1.4rem;"> (Roma 2015), </span><em style="font-size: 1.4rem;">Cristo e la gioia nei Vangeli Sinottici </em><span style="font-size: 1.4rem;">(Brescia 2016), </span><em style="font-size: 1.4rem;">Una Chiesa povera per i poveri? Profili biblici e storico-teologici di un’antica questione</em><span style="font-size: 1.4rem;"> (con P. Giustiniani, Roma 2016).  </span><span style="font-size: 1.4rem;">Per Artetetra dirige la collana </span><em style="font-size: 1.4rem;">divinavidi</em><span style="font-size: 1.4rem;"> ed ha curato, con Salvatore Infantino, il volume </span><em style="font-size: 1.4rem;">«Tu sei Pietro». Primo degli apostoli e roccia della Chiesa </em><span style="font-size: 1.4rem;">(2019).</span></p>
<p style="text-align: justify;">Presso le edizioni Artetra sono in corso di stampa altri interessanti titoli collegati alla ricerca della Facoltà teologica san Tommaso. Tra gli altri, ricordiamo: Roberto Bellarmino<strong>, Le virtù politiche di chi sta al potere. Uno scritto politico, </strong><em>a cura di Pasquale Giustiniani</em>, con Introduzione di Carmela Bianco (2019); <em>«Vi sia raccomandato il mio tesoro». </em><em>L&#8217;opzione fondamentale di Giacomo Cusmano</em>, a cura di Lorella Parente (2020).</p>
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		<title>Le parole di questo tempo: presente, futuro, paura, speranza &#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2020 15:33:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prenderà il via domani, alle ore 20.30, sulla pagina facebook ufficiale della Pontificia Facoltà Teologica dell&#8217;Italia Meridionale &#8211; sezione San Tommaso, il quarto webinar (seminario sul web) su giovani e famiglie al tempo del coronavirus, coordinato da Don Pasquale Incoronato e Francesco Del Pizzo. «La crescente presenza sui social dell’offerta religiosa, che si sta registrando [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/05/95957033_2841027732613336_8182568072234663936_n.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12512" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/05/95957033_2841027732613336_8182568072234663936_n.jpg" alt="95957033_2841027732613336_8182568072234663936_n" width="800" height="464" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Prenderà il via domani, alle ore 20.30, sulla pagina facebook ufficiale della <a href="https://www.facebook.com/pftimsantommaso/">Pontificia Facoltà Teologica dell&#8217;Italia Meridionale &#8211; sezione San Tommaso</a>, il quarto webinar (seminario sul web) su giovani e famiglie al tempo del coronavirus, coordinato da Don Pasquale Incoronato e Francesco Del Pizzo.</p>
<p style="text-align: justify;">«La crescente presenza sui social dell’offerta religiosa, che si sta registrando in questo tempo di pandemia – ha commentato <strong>Don Francesco Asti</strong>, Decano della sezione San Tommaso – non sempre si accompagna ad un adeguato livello qualitativo della riflessione. Per questo, come Facoltà Teologica abbiamo sentito la necessità di implementare la nostra comunicazione, al fine di offrire risposte qualificate e competenti sui temi che interrogano la fede in questo tempo di distanziamento fisico».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Le parole di questo tempo: presente, futuro, paura, speranza &#8230;</em></strong> sarà il tema dell’incontro di domani sera, che vedrà come ospiti Maria Luisa Iavarone, docente di pedagogia generale università Parthenope Napoli, Stefania Leone, docente di sociologia Università di Salerno, e Grazia Buccelli, assessore alle politiche giovanili del Comune di Portici.</p>
<p style="text-align: justify;">«La scelta di portare sulla rete il dibattito teologico, aprendolo ad una più vasta platea – ha dichiarato <strong>Don Pasquale Incoronato</strong>, ideatore del webinar – ha arricchito il dibattito stesso con punti di vista che possono sfuggire a noi “addetti ai lavori”. La grande adesione dei giovani a questo progetto ci conforta e ci dice che la strada intrapresa è quella giusta».</p>
<p style="text-align: justify;">«Questi webinar – ha concluso <strong>Francesco Del Pizzo</strong>, tra i coordinatori dell’iniziativa – provocano nuove domande, sarebbe sbagliato rispondervi utilizzando strumenti e categorie del “dove eravamo”. Le parole acquistano significati nuovi, aprendo nuovi scenari e probabilmente un nuovo senso del futuro. Un futuro che si scrive già sulle pagine di questa crisi non senza il contributo di giovani e famiglie che più di altri dovranno resistere alla prova. Abbiamo provato a riflettere su termini essenziali quali economia, scuola e lavoro per ragionare concretamente di speranza».</p>
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