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	<title>Città del Monte &#187; extracomunitari</title>
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		<title>Interviste ai calciatori Momo Dioum e Mamadou Cello Diallo</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 15:08:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Flavia Palazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'intervista]]></category>
		<category><![CDATA[extracomunitari]]></category>
		<category><![CDATA[futsal]]></category>
		<category><![CDATA[progetti sociali]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Le rivolte che hanno coinvolto numerosi paesi dell’Africa del Nord hanno spinto i mezzi di comunicazione e l’opinione pubblica in generale a riflettere sull’ondata di migranti che si riversa ogni giorno sulle nostre coste come conseguenza di tali cambiamenti politici. Essendo il paese più prossimo nelle rotte percorse dai profughi, l’Italia segue con grande attenzione il rapido svolgersi degli eventi, prestando anche attenzione ai problemi più pratici causati da tale situazione, quali l’accoglienza dei migranti e la concessione di permessi di soggiorno che consentano loro la libera circolazione all’interno della Comunità europea.<br />
Eppure quello dell’immigrazione non è certo un fenomeno sconosciuto al vecchio continente e, tralasciando per qualche istante l’attuale emergenza umanitaria costellata da episodi tragici che si verificano davanti ai nostri sguardi spesso impotenti, ho pensato di andare a parlare con chi immigrato nel nostro paese lo è già da qualche tempo.<br />
Ho scelto storie di giovani integrati soprattutto grazie all’incontro con persone che non si sono limitate a compatire la condizione del profugo raccontata tra una notizia di sport ed il meteo, ma che hanno messo in gioco se stessi e tutte le risorse a loro disposizione per creare situazioni di aggregazione ed integrazione.<br />
Nel caso specifico mi riferisco alla realtà partenopea di United Colours of Futsal, una iniziativa di solidarietà sostenuta dalla fondazione privata del gruppo Unicredit, UniCredit Foundation, che sotto forma di associazione sportiva senza scopi di lucro si pone l’obiettivo di agevolare l’integrazione di ragazzi provenienti da contesti ambientali “difficili”e di giovani extracomunitari, nonché delle relative comunità di riferimento, anche attraverso progetti sociali quali corsi base di italiano, di informatica e di orientamento legislativo.<br />
La squadra partecipa al campionato federale di serie D di calcio a cinque, è composta da ragazzi italiani e da sei ragazzi extracomunitari di cui due intervistati da noi, Momo Dioum e Mamadou Cello Diallo.<br />
Prima di realizzare le interviste, il medico peruviano della squadra mi ha messa in guardia rispetto alle difficoltà di riuscire ad inquadrare in modo oggettivo la realtà di questi ragazzi, invitandomi a percorrere l’unica strada che permetta di riuscire in questo: il confronto.<br />
Ho riflettuto a lungo su queste parole, perché il pericolo di sbagliare e di inciampare nella retorica è sempre in agguato ed anche Mamadou risultava scettico all’inizio. Tuttavia mi ha raccontato di essere arrivato a Salerno nel 2008 con un barcone direttamente dal suo paese, la Guinea ex francese con capitale Conakry. Appena sbarcato, incontra un ragazzo del Senegal che lo ospita a casa sua per due giorni, trascorsi i quali si reca all’Ufficio Immigrazione per fare richiesta di asilo politico, ma la sua causa è tuttora in tribunale; la prima volta infatti il permesso gli viene negato e Mamadou è costretto a fare ricorso. Oggi ne ha uno provvisorio, fino a dicembre. Tale situazione gli impedisce di trovare un impiego regolare.<br />
Mi dice che ci sono numerosi valori che condivide con gli italiani. &lt;&lt;Qui, ho incontrato delle brave persone, che capiscono la gente&gt;&gt; racconta sorridendo ad Alessandro D’Errico, uno dei dirigenti della squadra che si sta battendo per regolarizzare Mamadou.<br />
Il giovane guineano mi espone la sua opinione circa l’importanza di concedere i permessi di soggiorno agli extracomunitari che arrivano in Italia e in Europa. Regolarizzandoli infatti gli si offre la possibilità di visitare tanti paesi e di trovare lavoro in uno di essi: questo è fondamentale per un immigrato.<br />
Momo Dioum è in Italia da poco più di un anno ma come Mamadou si esprime molto bene in italiano, grazie al corso organizzato dall’associazione. E’ meno schivo e con un sorriso aperto mi spiega di essersi laureato in Managment nel suo paese e di parlare quattro lingue, tra cui il tedesco.<br />
Appena arrivato in Italia, per un provino di calcio nel Gaeta non andato a buon fine, la sua fortuna è stata quella di incontrare la squadra del United Colours of Futsal che lo ha aiutato ad ambientarsi e a trovare lavoro, sollevandolo dalla condizione di venditore ambulante.<br />
&lt;&lt;Noi extracomunitari vogliamo rimanere solo in Italia; qui mi sento felice, integrato, non ho mai avuto problemi. Non faccio nulla di male. E’ un paese ospitale, d’integrazione e di ottimismo. Sono qui da un anno e sei mesi e sono felice. L’Europa è il continente che ha il miglior governo del mondo, ricco non solo sotto il punto di vista finanziario ma anche sportivo, culturale&gt;&gt; mi dice in francese per potersi esprimere al meglio ed evitare fraintendimenti.<br />
Gli domando cosa si augura per il futuro una volta ottenuto il permesso di soggiorno regolare e lui mi risponde con il suo largo sorriso: &lt;&lt;Mi auguro di continuare ad essere felice; gioco a calcio ed i componenti della squadra mi hanno insegnato a stare bene e a parlare un po’ meglio in italiano; mi hanno anche trovato un lavoro. Cosa posso chiedere di più?&gt;&gt;.<br />
Questi ragazzi con le loro parole e l’ammonimento del medico peruviano ci hanno portato alla conclusione che l’integrazione non è soltanto accoglienza, è confronto e dialogo in tutti i modi e in tutte le lingue possibili. Il suo nemico peggiore è l’indifferenza verso la storia, la cultura della persona che abbiamo davanti. Indifferenza che genera ferite più profonde dello stesso razzismo.</p>
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		<title>Come bestie feroci</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 18:03:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ciro Incoronato]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Urban... storie di periferia]]></category>
		<category><![CDATA[extracomunitari]]></category>
		<category><![CDATA[sangue]]></category>
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		<category><![CDATA[violenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Come bestie feroci si muovono per le strade. Alla ricerca di soldi e droga. Di auto nuove, abiti griffati. Videofonini. Palmari. E tutto quello che nell&#8217;universo simbolico di questa inquietante dopo-Storia ha sostituito&#160; i bisogni primari dell&#8217;essere umano.&#160;Si acquattano nei posti pi&#249; bui, negli interstizi pi&#249; repellenti. Strisciano notte e&#160;giorno, senza mai fermarsi. Senza mai [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; ">Come bestie feroci si muovono per le strade. Alla ricerca di soldi e droga. Di auto nuove, abiti griffati. Videofonini. Palmari. E tutto quello che nell&#8217;universo simbolico di questa inquietante dopo-Storia ha sostituito&nbsp; i bisogni primari dell&#8217;essere umano.&nbsp;Si acquattano nei posti pi&ugrave; bui, negli interstizi pi&ugrave; repellenti. Strisciano notte e&nbsp;giorno, senza mai fermarsi. Senza mai trovare pace. Gli occhi sono incavati e illuminano l&#8217;aria con lampi di rabbia folle. Basta poco perch&egrave; scatenino&nbsp;l&#8217;Inferno. Uno scippo. Una rapina&nbsp;a mano armata. Degli extracomunitari che si aggirano per vendere la loro mercanzia. Non sono servi n&egrave; padroni. Una banale e cieca furia distruttiva , nichilistica, li spinge. Li divora dall&#8217;interno trasformandoli in automi di violenza gratuita, affamata di sangue. Sono vampiri, iene che si accaniscono su cadaveri di ogni sorta.&nbsp; Infieriscono sulla realt&agrave; che li circonda&nbsp;noncuranti del sacro e del profano. Delle sfumature, dei confini labili che caratterizzano l&#8217;incorciarsi dei mondi umani e animali, vegetali ed extraterrestri.&nbsp;Si cercano spiegazioni filosofiche, sociologiche alle loro azioni. Ma &egrave; tutto inutile. Si finisce sempre col fabbricare teorie ad uso e consumo del circo mediatico. Da dare in pasto all&#8217;uomo medio che deve salvaguardare la sua fede e le sue traballanti certezze fisiche e metafisiche. &quot;Morto Dio&quot;, diceva Ivan Karamaz&ograve;v, &quot;tutto &egrave; possibile&quot;. Non so se questo sia vero o meno, ma di certo pone un problema di valori nuovi da inventare ed affermare, se &egrave; vero che i vecchi sono stati distrutti sotto i colpi di un nichilismo desertificante, che dopo aver intonato il requiem aeternam Deo, si appresta a formulare un requiem nuovo, pi&ugrave; irriverente e tragico, da cantare per il tramonto dell&#8217;uomo.</p>
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		<title>Italia-Francia</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 20:04:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Bruna Maria Errico]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Urban... storie di periferia]]></category>
		<category><![CDATA[ascoltare musica]]></category>
		<category><![CDATA[extracomunitari]]></category>
		<category><![CDATA[italia francia]]></category>
		<category><![CDATA[olanda]]></category>

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		<description><![CDATA[Incapace di pensare, durante un viaggio troppo lungo affinch&#232; non avessi almeno un momento di cedimento. Facce e rumori attorno a me, niente che mi importasse davvero. Solo me e il mio mondo in quel momento cos&#236; frastornato e confuso. Mi dirigevo verso casa, tra pullman e metropolitante. Tra ansie e preoccupazioni. Sommersa da ogni [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><font color="#000000">Incapace di pensare, durante un viaggio troppo lungo affinch&egrave; non avessi almeno un momento di cedimento. Facce e rumori attorno a me, niente che mi importasse davvero. Solo me e il mio mondo in quel momento cos&igrave; frastornato e confuso. Mi dirigevo verso casa, tra pullman e metropolitante. Tra ansie e preoccupazioni. Sommersa da ogni forma di difficolt&agrave; a decifrare il tutto, riuscivo solo ad ascoltare musica e ad aspettare che il tempo passasse in fretta. La metro quasi deserta, io e un vecchio sospetto soli nel primo vagone. Ma non mi importava. Non avevo la forza di provare paura. Volevo solo tornare a casa. O forse non volevo neanche quello. Non volevo niente.</font>Senza accorgermene, arrivai alla fermata del pullman che mi avrebbe riportata all&#8217;ovile. E un&#8217;idea malsana mi venne alla mente: ascoltare la partita con l&#8217;mp3. Pessima. Io nel pullman, per lo pi&ugrave; attorniata da zingari ed extracomunitari. Nessun tifoso. Solo facce disinteressate e estranee attorno a me. Poi qualche minuto. Qualche azione. E nessuno con cui condividere l&#8217;emozione per il rigore concesso all&#8217;Italia. Nessuno con cui esultare per il goal di Pirlo. Nessuno con cui gioire per il vantaggio dell&#8217;Olanda. Ero sola in quell&#8217;M4N troppo illuminato per i miei occhi bruciati dalle lacrime. Ero sola, davanti alla porta centrale, ansiosa di scendere. Solo una vecchia, al rumore delle trombette, si interess&ograve; del vantaggio. E io, felice, colsi l&#8217;occasione per confermarglielo.<span>Solo un breve lampo di luce in quella serata. Tutto il resto nero.</span></span></span></p>
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