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	<title>Città del Monte &#187; gennaro matino</title>
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		<title>Allegria, il nome del cristianesimo. Un libro di monsignor Matino</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2020 17:12:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmine Matarazzo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’allegria di Gennaro Matino EDB Bologna 2018 pp. 100 euro 8,00   È un volume agile quello di Gennaro Matino, L’allegria (EDB, Bologna 2018, pp. 100, euro 8,00), tanto che si tiene facilmente in tasca, quasi un vademecum, o meglio una bussola per orientarsi nella “vitalità” del cristianesimo, molto spesso spenta e atrofizzata, quasi mortificata [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>L’allegria</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Gennaro Matino</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>EDB</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bologna 2018 </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>pp. 100 </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>euro 8,00</strong></p>
<p style="text-align: justify;">  <a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/Allegria1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11965" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/11/Allegria1.jpg" alt="allegria" width="729" height="413" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">È un volume agile quello di Gennaro Matino, <em>L’allegria</em> (EDB, Bologna 2018, pp. 100, euro 8,00), tanto che si tiene facilmente in tasca, quasi un <em>vademecum</em>, o meglio una bussola per orientarsi nella “vitalità” del cristianesimo, molto spesso spenta e atrofizzata, quasi mortificata dalla “paura” della gioia, ovvero dell’<em>allegria evangelica</em>. È questa la tesi di fondo del libro pubblicato circa quattro anni fa del teologo Gennaro Matino convinto della necessità, o meglio dell’urgenza di rinnovare non solo i codici comunicativi verbali e non del cattolicesimo, ma auspica anche una radicale revisione dei linguaggi, cioè dei contenuti della catechesi, della liturgia, della predicazione. Un passo necessario e determinante per il presente e il futuro della fede cristiana è quello di imparare nuovamente il <em>kerygma</em>, il coraggio dell’annuncio: <em>il Dio cristiano è il Dio della gioia e della vita </em>(p. 80).</p>
<p style="text-align: justify;">L’annuncio della vita contrasta con il dilagare delle cattive notizie, con la diffusione sempre più massiccia di esperienze di misera e di abbandono, di povertà e di dolore, di morte e di devastazione. Se di vita si tratta, il cristianesimo, come già osservava Giacomo Leopardi, deve esonerarsi da qualsiasi forma di chiusura, rifiutando risolutamente atteggiamenti vittimistici, intimistici e perfino autolesionisti. In altri termini, in cristianesimo non può essere sinonimo di “paura”, né è la religione delle lacrime, o della tristezza. La fede in Cristo è in realtà una vera <em>rivoluzione del cuore</em> e come tale annuncia la vita, la resurrezione dai morti, la vita del mondo che ancora è attesa come compimento dell’Amore di Dio per l’intera creazione. «Se la descrizione dell’uomo sofferente e la denuncia del male non sono accompagnate dall’annuncio pasquale della gloria finale, della gioia e della pace, vana sarebbe la nostra fede (cf. 1Cor 15,14)» (pp. 81-82).</p>
<p style="text-align: justify;">Per Matino è inconcepibile un cristianesimo ripiegato su se stesso, quasi religione “dell’infelicità necessaria”, chiusa al sicuro dei freddi marmi delle chiese, dei volti stereotipati delle statue dei santi inespressive di gioia evangelica, soggetti ricurvi nella propria sofferenza esibita come modello esclusivo di salvezza. Il cristianesimo non è la religione dei vinti, ma dei discepoli che sono stati amati nella gioia più sincera (cf. 11). Eppure <em>evangelizzare</em> è sinonimo di <em>letizia e non di tristezza</em>, scrive l’autore. Lo stesso mandato missionario è accompagnato dallo stesso sussulto di “Allegria” della Vergine Maria e del suo grembo e di quello di Elisabetta nel momento del loro incontro. In questa prospettiva, la stessa missione è uno slancio di Allegria, finalizzato a vivere l’esistenza in una dimensione della riconciliazione e della vita. La morte, dopo la resurrezione di Cristo, è nascita alla nuova vita e, nonostante la fatica per il distacco, il cristiano annuncia la gioia dell’incontro con il Redentore per chi lascia questa terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Per Matino, spesso il cristianesimo ha proibito il sorriso a vantaggio di una concezione cupa e fredda delle relazioni tra gli uomini, tra loro e con Dio, difendendo la “sacralità della morte” a scapito della <em>vera sacralità</em>, quella della vita (cf. pp. 11-57). Se si pensa al modo di stare insieme dei cattolici, al loro modo di pregare, di conversare si potrebbe correre il rischio di travisare il messaggio evangelico come <em>fuga mundi</em> ed avallare magari ancora una volta uno stile di vita ispirato all’ideale platonico, piuttosto che a quello insegnato e vissuto da Gesù. «Sarà un caso, ma spesso le nostre liturgie, le nostre assemblee, le nostre preghiere sono tristi, aperte più alla commiserazione, alla compiacenza del negativo, che alla formidabile vittoria del Risorto» (p. 20). Una prospettiva quindi che rasenta la depressione e coltiva la disperazione. Tale dimensione non è la fede cristiana, ribadisce l’autore. La fede cristiana è piuttosto ciò che riscalda con la gioia, «perché credo che in Dio ci sia allegria, serenità, pace» (p. 21).</p>
<p style="text-align: justify;">Anche in questo momento così cruento, i discepoli del Nazareno esprimono Allegria, perché la morte è stata sconfitta dalla Vita. L’entusiasmo dei discepoli è ormai il motore unico che li porta, dopo la morte di Cristo e la discesa dello Spirito Santo, ad andare per il mondo a testimoniare con la <em>vita </em>e con le <em>parole </em>l’<em>allegra notizia</em>, risuonata in ogni momento della storia della salvezza e culminata nell’annuncio alla Vergine ragazza di Nazareth: <em>rallegrati! </em>Essi non sono più pavidi fuggiaschi, ma coraggiosi testimoni della speranza, ricolmi della gioia della vita che li spinge a non lasciare più ormeggiare le loro barche, ma finalmente prendono il largo del mondo per portare a tutti la rivoluzione della gioia, realizzata con l’incarnazione di Dio in Gesù di Nazareth, il figlio di Giuseppe e di Maria. Infatti, «la vera rivoluzione, nata dalla croce-resurrezione di Cristo, è la strategia delle beatitudini, che si conquista con grade sacrificio e impegno, ma concreta, realizzabile e aperta a tutti» (p. 88).</p>
<p style="text-align: justify;">L’incontro con Cristo genera una relazione “inaudita” e inaugura la novità di rapporti improntati su incontri generativi aperti alla festa, alla novità. Questa prospettiva supera ogni limitazione e chiusura oppressa dalla logica del lutto, spesso «strumentalizzazioni clerico-ideologiche» (p. 52), a vantaggio dell’operosità di Allegria, che è Cristo stesso. Egli si è incarnato per amore, solo per amore non costretto da niente e da nessuno, neanche dal peccato, ed è morto per la logica di oppressione e di devastazione degli esseri umani, vittime della tristezza del peccato di origine, ma non schiacciati sotto il suo peso. Ecco la redenzione operata da <em>Allegria</em>, che è armonia e vita. La resurrezione di Cristo infatti porta la storia ad essere operosa verso la <em>parusia</em>, la gioia dell’incontro redentivo. «Ritornare a parlare della speranza futura è l’unico impegno possibile per ridare alla morte il suo posto nella vita e per dare alla vita la verità del suo percorso. È rendere finalmente giustizia alla bellezza del creato e per un sorriso, un sorso di allegria, ricominciare il percorso dal verso giusto, sicuri che nella gioia e nel dolore il Signore è sempre con noi: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20)» (p. 100).</p>
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		<title>Erri De Luca e Diotallevi alla Facoltà Teologica di Capodimonte</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2015 16:48:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Giustiniano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità ed Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[carmine matarazzo]]></category>
		<category><![CDATA[cattolicesimo]]></category>
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		<description><![CDATA[Il futuro della fede in un tempo di crisi, questo il titolo del convegno dei docenti tenuto lo scorso 25 febbraio presso la Sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale a Capodimonte, organizzato dall’Istituto di Scienze Pastorali diretto dal teologo e docente Carmine Matarazzo. «Fede» e «Crisi» le due parole messe a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/IMG_1111.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9975" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/IMG_1111-300x200.jpg" alt="Erri De Luca" width="300" height="200" /></a><br />
Il futuro della fede in un tempo di crisi</em></strong>, questo il titolo del convegno dei docenti tenuto lo scorso 25 febbraio presso la Sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale a Capodimonte, organizzato dall’Istituto di Scienze Pastorali diretto dal teologo e docente <strong>Carmine Matarazzo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>«Fede»</strong> e <strong>«Crisi»</strong> le due parole messe a confronto nella giornata di studi. Ogni giorno, infatti, si sente parlare di crisi. I media la raccontano in ogni suo aspetto: crisi economica, sociale, ecologica, politica, religiosa, ecclesiale, culturale, educativa. Per questo anche la Facoltà Teologica di Napoli si è interrogata <strong>sul senso di questa crisi</strong> ed ha chiesto a due esponenti di rilievo della cultura italiana, lo scrittore <strong>Erri De Luca</strong> e il sociologo <strong>Luca Diotallevi</strong>, di riflettere su alcuni aspetti che oggi maggiormente interessano i cambiamenti culturali in riferimento alla fede, alla religioni e in particolare al cattolicesimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Alle sessioni di studi, introdotte da <strong>Gaetano Di Palma</strong>, Decano della Facoltà Teologica, e moderate da monsignor <strong>Gennaro Matino</strong>, hanno preso parte numerosi altri docenti della stessa Facoltà, come <strong>Gaetano Castello</strong> (biblista ed ex-Preside della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale), Roberto Gallinaro, <strong>Carmine Matarazzo</strong>, Adolfo Russo, Ignazio Schinella.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> <a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/IMG_1046.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9976" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/IMG_1046-300x200.jpg" alt="Carmine Matarazzo" width="300" height="200" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il tempo della crisi</strong> è caratterizzato, per la maggior parte dei suoi significati e della sua interpretazione, dalla sua origine economica, dal tradimento dei mercati e della finanza, mercanti che hanno svuotato il <em>tempio</em>. Ma è proprio così? La verità che avanza sulle rovine di un falso progresso è proprio questa?</p>
<p style="text-align: justify;">A queste domande si è cercato di dare risposta nel corso del Convegno, senza tralasciare una riflessione sulla contraddizione insita nei più recenti fatti di cronaca che riguardano la dichiarata l<strong>ibertà di pensiero, di opinione, di parola</strong>, di religione e il tentativo anche da parte laica di soffocare la parola della libertà, spesso opponendo “parole di accusa” a quelle <strong>“parole contrarie” </strong>che si sottraggono alla dittatura del pensiero unico e della sua retorica.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio la <strong>libertà di parola</strong> è stata al centro dell’attesissimo <strong>intervento di Erri De Luca</strong>, che ha letteralmente incantato il folto pubblico dell’aula magna parlando della «<strong>libertà di parola nella Sacra Scrittura</strong>».</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">«Questo Libro da cui noi tutti proveniamo (la Bibbia, ndr) – ha detto Erri de Luca – è fondato proprio su questo “utensile”: la parola.</p>
<p style="text-align: justify;">La Divinità sceglie di comunicare attraverso la parola. La Divinità parla. La Sua parola esplode all’orecchio di Abramo e lui risponde con la parola più bella: eccomi!</p>
<p style="text-align: justify;">(…)</p>
<p style="text-align: justify;">L’efficienza raggiunta nelle Sacre Scritture da questo “utensile” che noi chiamiamo “parola” è per me la più alta mai raggiunta nella Storia».</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Una parola sempre fedele a se stessa, perché veramente libera. Non a caso, come ha ricordato Erri de Luca, «il <strong>processo a Gesù</strong> è un processo sulla sua parola, su quello che Egli ha detto…ed è un processo in cui l’imputato non rinnega mai nulla di ciò che ha detto e predicato».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/IMG_1184.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9977" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/IMG_1184-300x200.jpg" alt="Luca Diotallevi (dx) e Gennaro Matino (sx)" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E la libertà di parola è stata al centro anche dell’ultimo intervento di <strong>Luca Diotallevi</strong>, nel corso della sessione pomeridiana del Convegno.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">«Essere liberi – ha affermato il celebre sociologo – non significa essere banalmente istintivi, come vorrebbe suggerirci una certa idea Jovanottiana, Vascorossiana e tecnicamente romantica di libertà. Perché c’è una dipendenza proporzionale tra libertà e responsabilità».</p>
<p style="text-align: justify;">
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Parole che hanno stimolato la riflessione dell’uditorio, soprattutto in merito alle cronache quotidiane.</p>
<p style="text-align: justify;">Ottimi risultati, dunque, per questa lodevole iniziativa della Facoltà Teologica Napoletana, ideata quasi come una <strong>provocazione</strong>: la crisi, che spesso cela un mare di opportunità, può essere spazio di novità e futuro anche per la fede?</p>
<p style="text-align: justify;">«L’<strong>utopia della fede</strong> – si dichiara in una nota della Facoltà – nasce proprio quando l’esistente mostra un divario troppo marcato tra il socialmente vissuto e il desiderato possibile, impossibile da realizzarsi con la forza dell’azione politica quotidiana. Profezia, utopia, pianificazione: parole necessarie per rilanciare speranza in tempi disperati».</p>
<p style="text-align: justify;">Nella consapevolezza – aggiungiamo noi – che non si tratta di una speranza fondata sul nulla o sulla sabbia (illusione), ma sulla roccia di quella Parola, della quale, durante il Convegno, Erri De Luca ha magistrale cantato la Libertà.</p>
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