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	<title>Città del Monte &#187; minimum fax</title>
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		<title>Una cosa divertente che non farò mai più di  D.F. Wallace</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Nov 2010 01:24:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Rauccio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[David foster Wallace]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura americana]]></category>
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		<category><![CDATA[recensione reportage nave crociera extralusso]]></category>
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		<description><![CDATA[&#60;&#60;E allora oggi è sabato 18 Marzo e sono seduto nel bar strapieno di gente dell&#8217;aeroporto di Fort Lauderdale, e dal momento in cui sono sceso dalla nave da crociera al momento in cui salirò sull&#8217;aereo per Chicago devono passare quattro ore che sto cercando di ammazzare facendo il punto su quella specie di puzzle [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://files.cittadelmonte.info/static/img/David_Foster_Wallace1.jpg"><img class="size-large wp-image-3991 aligncenter" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/David_Foster_Wallace-1024x4261.jpg" alt="" width="430" height="179" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">&lt;&lt;E allora oggi è sabato 18 Marzo e sono seduto nel bar strapieno di gente dell&#8217;aeroporto di Fort Lauderdale, e dal momento in cui sono sceso dalla nave da crociera al momento in cui salirò sull&#8217;aereo per Chicago devono passare quattro ore che sto cercando di ammazzare facendo il punto su quella specie di puzzle ipnotico-sensoriale di tutte le cose che ho visto, sentito e fatto per il reportage che mi hanno commissionato&gt;&gt;.<br />
&lt;&lt;Questa volta &#8220;Harper&#8217;s&#8221; ha sganciato più di 3000 dollari senza aver letto neanche una delle mie succose descrizioni ipnotico-sensoriali. Mi continuano a dire &#8211; con grande pazienza, al radiotelefono della nave &#8211; di non affliggermi per questioni del genere. Credo davvero che questa gente che lavora nei giornali sia in malafede. Dicono che tutto quello che vogliono è una specie di cartolina turistica gigante scritta da uno che ci è stato &#8211; vai, ti fai i Caraibi alla grande, torni e racconti quello che hai visto&gt;&gt;.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questi brevi stralci possiamo intuire il contenuto di &#8220;Una cosa divertente che non farò mai più&#8221; (<em>A Supposedly Fun Thing I&#8217;ll Never Do Again, Minimum Fax 1997) </em>di<em> </em>David Foster Wallace.<br />
Wallace è ritenuto uno dei massimi talenti della letteratura americana degli ultimi anni ed è  scomparso prematuramente nel 2008, lasciando tutti, familiari e lettori, sconcertati.</p>
<p style="text-align: justify;">Leggendo questo reportage ci si imbarca effettivamente su quella nave, ci si affaccia  con la testa dentro la cabina in cui alloggiava Wallace, si percepisce il suo agorafobico disagio.<br />
Il testo, a tratti pura satira sugli americani in crociera, in alcuni momenti fa sprofondare in una terribile malinconica e pensosa tristezza. Prendiamo ad esempio questo passaggio: <em>&lt;&lt;</em>In queste crociere di massa c&#8217;è qualcosa di insopportabilmente triste. Come la maggior parte delle cose insopportabilmente tristi, sembra che abbia cause inafferrabili e complicate ed effetti semplicissimi: a bordo della Nadir &#8211; soprattutto la notte, quando il divertimento organizzato, le rassicurazioni e il rumore dell&#8217;allegria cessavano &#8211; io mi sentivo disperato. Ormai è una parola abusata e banale, disperato, ma è una parola seria, e la sto usando seriamente. Per me indica una semplice combinazione &#8211; uno strano desiderio di morte, mescolato a un disarmante senso di piccolezza e futilità che si presenta come paura della morte. Forse si avvicina a quello che la gente chiama terrore o angoscia. Ma non è neanche questo. E&#8217; più come avere il desiderio di morire per sfuggire alla sensazione insopportabile di prendere coscienza di quanto si è piccoli e deboli ed egoisti e destinati senza alcun dubbio alla morte. E viene voglia di buttarsi giù dalla nave&gt;&gt;.<br />
Leggendo col cosiddetto senno di poi, alla luce del suicido dello scrittore americano, avvenuto nel 2008, brandelli come questo assumono un significato profondo.</p>
<p style="text-align: justify;">A riflessioni simili, si alternano periodi come il seguente: &lt;&lt;Ho imparato che in realtà ci sono intensità di blu anche oltre il blu più limpido che si possa immaginare. Ho mangiato più che mai e piatti più sofisticati che mai, per di più nella stessa settimana in cui ho imparato anche la differenza tra beccheggiare nel mare agitato e rollare nel mare agitato [...] Ho visto completi fucsia e giacche rosa mestruo e scaldamuscoli viola e marrone e mocassini bianchi senza calzini [...] Ho sentito cittadini americani maggiorenni e benestanti che chiedevano all&#8217;Ufficio Relazioni con gli Ospiti se per fare snorkeling c&#8217;è bisogno di bagnarsi, se il tiro al piattello si fa all&#8217;aperto, se l&#8217;equipaggio dorme a bordo e a che ora è previsto il Buffet di Mezzanotte [...] Sono stato oggetto in una sola settimana di oltre 1500 sorrisi professionali  [...] Ho mercanteggiato per dei gioielli senza valore con ragazzini malnutriti. Ora conosco ogni possibile giustificazione o scusa per chi spenda 3000 dollari per andarsi a fare una crociera ai Caraibi&gt;&gt;.</p>
<p style="text-align: justify;">Wallace, pur mostrandosi alquanto a disagio sulla nave, la percorre in lungo e in largo, annotando qualsiasi dettaglio che attiri la sua ossessiva attenzione.<br />
Il libro contiene anche un buon numero di note lunghe spesso più d&#8217;una pagina, vere e proprie divagazioni indispensabili  per comprendere lo sguardo di Wallace sulle cose. Nonostante le lunghe note, l&#8217;attenzione del lettore è sempre alta e la narrazione riesce a non perdere il ritmo e non risultare noiosa.<br />
L&#8217;autore sembra avere una superiore e acquisita consapevolezza, una visione a trecentosessanta  gradi della realtà che lo circonda. Interponendo riflessioni che mettono a nudo la sua interiorità a minuziose descrizioni, Wallace sfrutta in modo sapiente la parola, elaborando un linguaggio qualitativamente superiore e mai compiaciuto.<br />
Chiudo prendendo spunto da un commento trovato per caso in rete a proposito di questo libro: &lt;&lt;Divertente e arguta in molte parti ma alla fine si tratta di una critica alle crociere e al turismo di massa&#8230; un po&#8217; troppo facile&gt;&gt;. Questo commento mi ha colpito subito, sembrandomi superficiale e anche un pò semplicistico. Certamente il testo di Wallace è il reportage di una crociera, ma in fondo è un libro che parla della vita. E’ un libro profondissimo ed  importante per comprendere un autore dalla straordinaria sensibilità come Wallace. Dopo appena tre pagine di lettura, ho capito che non si trattava di un comune reportage, ma di un libro complesso e sentito, uno scritto che trasuda della personalità di questo narratore dallo sguardo attento e disincantato, dalla sensibilità fuori dal comune,  in grado di osservare quello che gli sta davanti, per restituircelo trasformato, diverso.</p>
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		<title>Il Tempo Materiale di Giorgio Vasta</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 01:29:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Rauccio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[brigate rosse]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Vasta]]></category>
		<category><![CDATA[Il tempo materiale]]></category>
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		<category><![CDATA[retrospettiva]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi risulta difficile parlare di questo meraviglioso  romanzo di Giorgio Vasta. Non credo di esagerare se affermo che  Vasta è al momento uno dei migliori scrittori italiani. Dicevo che mi risulta difficile perché Il Tempo Materiale ( Minimum Fax, 2008, 13 euro, p.311) è un libro denso, complicato,  sicuramente un libro che si può definire [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://files.cittadelmonte.info/static/img/Il-tempo-materiale_Giorgio-Vasta1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3887" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/Il-tempo-materiale_Giorgio-Vasta-147x2001.jpg" alt="" width="147" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Mi risulta difficile parlare di questo meraviglioso  romanzo di Giorgio Vasta.</p>
<p style="text-align: justify;">Non credo di esagerare se affermo che  Vasta è al momento uno dei migliori scrittori italiani. Dicevo che mi risulta difficile perché Il Tempo Materiale ( Minimum Fax, 2008, 13 euro, p.311) è un libro denso, complicato,  sicuramente un libro che si può definire di qualità. Giorgio Vasta fa un uso della lingua sapiente, poetico e onirico, preciso come un bisturi, tagliente. Anche troppo. Tutto ciò, unito ad una storia profonda e intensa,  rende quello di Vasta un grande romanzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ambientato a Palermo negli anni di piombo, racconta la storia di tre inverosimili  undicenni  che a poco a poco formano una cellula terroristica in stile Brigate rosse, realizzando azioni dimostrative  e rapimenti in piena regola. Tre ragazzi che si esprimono  come filosofi esistenzialisti, elaborano un linguaggio muto  ricalcato sui simboli dell’immaginario collettivo dell’Italia degli anni sessanta e settanta, agendo  in una Palermo lontana dai fatti sanguinosi di quegli anni. L’autore nasce proprio a Palermo nel 1970 e forse, proprio per questo motivo, decide di parlare degli anni in cui lui era troppo piccolo per avere una reale coscienza di ciò che accadeva nel nostro paese, quindi torna indietro nel tempo, realizzando una retrospettiva degli anni di piombo, facendo parlare tre consapevoli undicenni, come a voler rivivere un tempo che se n’è andato.</p>
<p style="text-align: justify;">Per  raccontare, Vasta fa sfoggio di un linguaggio poco comune, con una perfetta scelta delle parole.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni parola, ogni frase,  vanno  assaporate lentamente. I segni  su carta  sembrano avere una consistenza reale, sembrano prender vita, ne percepisci la concretezza e la durezza.  La parola usata da Giorgio Vasta è una forza creatrice, che plasma la materia, dà forma al circostante.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo materiale,  lo ripeto, è un libro che non si riesce (e secondo me non si deve) a leggere d’un fiato; è un libro che va assimilato, guardato,  letto con  attenzione , lentamente.  Mai come per  questo libro è validissimo il concetto a me molto caro della lettura lenta, che non vuol dire impiegare tantissimo tempo per  leggere un libro (ognuno dedica alla lettura un tempo diverso),  ma leggere cercando le sfumature, cogliendo i particolari, perché è vero, alla fin fine tutti i libri raccontano storie, ma è il modo in cui lo fanno a fare la differenza . E Giorgio Vasta sa fare la differenza.</p>
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