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	<title>Città del Monte &#187; minori</title>
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		<title>Tutela dei minori, scendono in campo Chiesa e Università della Campania</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2021 10:45:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Giustiniano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La tutela dei minori come questione educativa” è stato il tema al centro del seminario in rete svolto lo scorso giovedì 8 luglio in diretta streaming sulla pagina Facebook della sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (PFTIM). L’incontro è stato parte di un più ampio ciclo di webinar intitolato “Diritti e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/minori_canonico.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12935" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/minori_canonico.jpg" alt="minori_canonico" width="464" height="342" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“La tutela dei minori come questione educativa”</em> è stato il tema al centro del seminario in rete svolto lo scorso giovedì 8 luglio in diretta streaming sulla pagina Facebook della sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (PFTIM). L’incontro è stato parte di un più ampio ciclo di webinar intitolato “Diritti e tutela dei minori: profili interdisciplinari”, organizzato dal Dipartimento di diritto canonico della stessa PFTIM e dall’Università Giustino Fortunato, in collaborazione con l’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli ed il contributo del Servizio nazionale per gli studi superiori di teologia e di scienze religiose della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), che ha preso il via il 20 maggio e si concluderà il 16 settembre prossimo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Al più recente webinar hanno preso parte esperti di chiara fama del mondo educativo e della tutela dei minori, che hanno analizzato la questione dai molteplici punti di vista e prospettive dei rispettivi campi di studio e ricerca, dalla teologia alla psicologia, dalla pedagogia al diritto. Dopo i saluti istituzionali di Don Francesco Asti, Decano della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale sezione San Tommaso d’Aquino, e di Ida D’Ambrosio, docente di diritto dell’economia della UniFortunato, hanno preso parte ai lavori Carlo D&#8217;Angelo, psicologo e psicoterapeuta, Maria Luisa Iavarone, ordinario di pedagogia presso l’Università Parthenope e presidente dell’associazione Artur, don Gennaro Pagano, sacerdote psicoterapeuta e direttore della fondazione Regina Pacis – di Quarto (NA), nonché cappellano del carcere di Nisida, don Raffaele Ponticelli, presbitero psicoterapeuta e padre spirituale del Seminario “Ascalesi” di Napoli, Anna Scotti,  associato di diritto privato presso la Federico II di Napoli, e monsignor Antonio Foderaro, moderatore Dipartimento di Diritto Canonico della PFTIM, magistralmente coordinati da Carmine Matarazzo, direttore del biennio di teologia pastorale della sezione San Tommaso d’Aquino.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>«</strong>Non si potrà progredire sulla tutela dei minori senza uno sguardo “sistemico” con una ritrovata alleanza educativa, un “patto educativo globale”» ha affermato nel corso del suo intervento don Lello Ponticelli, che ha provato poi a rispondere ad alcune domande, quali: cosa significa e cosa comporta parlare di tutela dei minori come questione educativa? Quali «conversioni» richiede e quali ricadute sul piano concreto?</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, il sacerdote-psicoterapeuta ha analizzato le modalità per avviare processi e percorsi il cui scopo è favorire informazione, formazione, prevenzione, ma anche offrire chiari codici di condotta per chiunque è chiamato a vario titolo nella Chiesa ad una qualsivoglia forma di responsabilità educativa, prestando particolare attenzione alle indicazioni contenute nel sussidio della CEI sulle buone prassi  di prevenzione e tutela dei minori in Parrocchia e in quello più recente relativo al discernimento e alla formazione iniziale dei sacerdoti in tempo di abusi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il prossimo appuntamento in calendario è per il 16 settembre, quando ci si interrogherà su “Minori vittime e autori di violenza: quali tutele?”. All’incontro sono previsti, tra gli altri, gli interventi di Don Fortunato Di Noto, presidente della celebre Associazione Meter, da sempre in prima linea contro la pedofilia e la pedopornografia, Patrizia Esposito, presidente del Tribunale per i minorenni di Napoli, e Gemma Tuccillo, capo-dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero della Giustizia.</p>
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		<title>Liberi di scegliere, un’esperienza per donare la speranza</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2020 15:11:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Scotti]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/10/20200719_202428.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12661" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/10/20200719_202428.jpg" alt="20200719_202428" width="2991" height="1623" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Si è tenuto lo scorso 13 luglio, alle ore 18.30, il webinar <strong>Liberi</strong> <strong>di scegliere, un’esperienza per donare la speranza</strong>, in diretta streaming sulla pagina Facebook della Pontificia Facoltà Teologica dell&#8217;Italia Meridionale &#8211; Sezione San Tommaso d&#8217;Aquino (<a href="https://www.facebook.com/pftimsantommaso/?__tn__=K-R&amp;eid=ARDG9WMEHbsK_4BagbLCWRBdM9xiE5UL5FsYDQZtTwooaWRgdABuOelL1ambIkh_Mc3qoMD1Xc1D0cIw&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARBPUd0sd1dkn1Ux_FjjjjdXabNX5kS9ze45wdws48npHanPX5I9S6oYaJTlm6nLb7ic2i1yZVrV8HCqZetLpXva2aCCpdUqL0A1pUrsDW-wIaFFLnOKhp2DjyIOMPuqhM77tf1ERuBou0iSjUt8WJE5RYv9PBHY7TZrkl1ipaf2DzQIIzQCp08FzThMiomuPjkyIAgKemRZNb8OUprEW0bI3byJIrM7JEtNfqfLdAqMhKtVAI3VBggopd8JbAiBrRBG0mjI4nJyQ0CCEkydGGlaP1Kf6P0lA-bltoOzenTNgzsDacMqHjKzNwe-qAWQon8hegtpus8dRvlPc53TAqPk9g">https://www.facebook.com/pftimsantommaso/</a>), organizzato dal dipartimento di diritto canonico della stessa sezione e dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli. Occasione di aggiornamento professionale per avvocati, teologi, professori di religione delle scuole di ogni ordine e grado, operatori pastorali e tutti coloro che operano, a diverso titolo, nell&#8217;ambito familiare e di crescita culturale e personale, nonché biglietto di presentazione del corso di alta formazione <strong>Matrimonio, famiglia e minori nella società multietnica</strong>, in programma il prossimo anno accademico 2020-21, presso la Facoltà Teologica di Capodimonte. Al centro dei riflettori i minori e le loro vite. Dopo i saluti del professore <strong>Francesco Asti</strong>, decano della sezione, e dell’avvocato <strong>Antonio Tafuri</strong>, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, hanno preso parte all’incontro che è stato introdotto dal professore <strong>Antonio Foderaro</strong>, moderatore del dipartimento di Diritto Canonico della PFTIM, il magistrato <strong>Federico Cafiero de Raho,</strong> attuale Procuratore nazionale antimafia, il dottore <strong>Roberto Di Bella</strong>, presidente del Tribunale per i Minori di Catania, l’avvocato <strong>Roberto Giovene di Girasole</strong>, la dottoressa <strong>Carmela Manco</strong>, responsabile di Figli in Famiglia ONLUS, e il professore <strong>Carmine Matarazzo</strong>, direttore dell’istituto di pastorale della PFTIM, moderati dal professore <strong>Michele Giustiniano</strong>, teologo e giornalista responsabile dell’ufficio stampa della Facoltà Teologica San Tommaso d’Aquino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il progetto <em>Liberi di scegliere</em> </strong>- Rappresenta la possibilità di scegliere un futuro di libertà dall’illegalità. Finanzia percorsi di educazione individuali rivolti ai minori, al fine di fornire agli stessi una valida alternativa al contesto sociale fortemente caratterizzato da una cultura mafiosa. In particolare, il progetto contempla l&#8217;attivazione di soggetti specializzati per fornire ai destinatari il supporto necessario a favorire scelte di vita estranee alle dinamiche criminali delle regioni Calabria e Campania. Il professore <strong>Antonio</strong> <strong>Foderaro</strong>: «<em>Liberi di scegliere non è uno slogan, ma una esperienza divenuta momento di crescita personale e di aiuto per i minori</em>». Il destino dei figli delle famiglie mafiose è, purtroppo, spesso segnato: per i maschi l’educazione mafiosa inizia già in giovane età con l’uso di coltelli per poi progredire con le armi fino al primo omicidio che consente di avanzare nella scala gerarchica. «<em>Noi tutti dobbiamo farci carico di mancanza laddove non siamo vicini alle persone che soffrono. Utile e produttivo è un orientamento di vicinanza alla gente. Sul territorio vi è l’esigenza di uomini che comprendano di cambiare il percorso della vita, dimostrando vicinanza a chi ne ha bisogno – </em>ha detto il procuratore antimafia <strong>Federico Cafiero de Raho</strong> -<em> Occorre sollevare le vite di chi è coinvolto in contesti di mafia, sottrarre il minore alle famiglie, portandolo lontano dal territorio. Molte volte il risultato di questo allontanamento è positivo. E la cultura è il primo strumento per abbattere le mafie. Se i minori non vengono istruiti diventano parte dei contesti mafiosi. Spezziamo l’ereditarietà tra genitori e figli</em>». Il progetto nel corso degli anni è proseguito grazie ad accordi istituzionali tra l’ente regionale, il Tribunale per i minorenni, il Ministero della giustizia e dell’Interno e ha trovato il sostegno, tra l’altro del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e dell’Associazione Libera.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rapporto famiglia, società e malavita </strong>- Per tentare una comprensione del fenomeno mafioso, occorre partire dal luogo principale di formazione delle identità e delle coscienze, l&#8217;ambiente privilegiato per la trasmissione dei valori: la famiglia. È qui che la malavita riesce ad inserirsi profondamente nel tessuto sociale sfruttando eredità culturali trasmesse per generazioni, approfittando di bisogni di identità e appartenenza insoddisfatti nella popolazione, giocando su paure, angosce e chiusure necessarie a sopravvivere in ambienti ostili. La devianza minorile criminale rappresenta un fenomeno che, sempre più frequentemente, si tramanda all’interno di nuclei familiari contigui a contesti mafiosi, a causa di una educazione fondata sulla trasgressione delle regole del vivere civile e sulla divulgazione della cultura mafiosa di generazione in generazione. In tale contesto, si collocano i provvedimenti adottati dal Tribunale dei Minorenni di Reggio Calabria e di Napoli, che nell’ottica di una dinamica ermeneutica degli articoli 330 e 333 del codice civile, hanno disposto la decadenza o la limitazione della responsabilità genitoriale di padri e madri coinvolti in organizzazioni mafiose, disponendone l’allontanamento dei figli ed il  rispettivo collocamento in territori geograficamente e socialmente lontani da quelli in cui sono stati, loro malgrado, costretti a crescere. Provvedimenti, non contro le famiglie, bensì a salvaguardia della autodeterminazione degli adolescenti, consentendo loro di sperimentare dei contesti pedagogici e sociali differenti in cui possano essere sentirsi liberi dalle pressioni familiari proprie dei contesti mafiosi «<em>Ci sono ragazzini che hanno visto uccidere i loro familiari. Secondo il codice mafioso la violenza genera violenza. Occorre, quindi, gestire queste situazioni non solo dal punto di vista penale, ma anche civile. L’obiettivo è consentire a questi ragazzi orizzonti culturali, sociali ed anche affettivi sani. La sofferenza e la richiesta di aiuto delle madri, provate dai lutti e dalle carcerazioni, rappresenta anche il loro punto di forza, non opponendosi alla sottrazione dei figli, ma entrando in una rete di collaborazione con la giustizia</em>», ha evidenziato il dottore <strong>Roberto Di Bella</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La <em>paranza</em> dei piccoli partenopei</strong> – Nella realtà del capoluogo campano, si assiste al fenomeno di minori inseriti in organizzazioni criminali con compiti di manovalanza o con ruoli di primo piano di adolescenti appartenenti o discendenti dalle tradizionali famiglie malavitose napoletane che, sfruttando l’assenza dei vecchi boss, ora detenuti, ora uccisi, tentano, quotidianamente, di affermarsi all’interno dei propri quartieri attraverso un uso esibizionistico della forza, spesso sfociato in sparatorie intimidatorie. A supporto degli interventi legislativi, vi sono delle organizzazioni umanitarie, nate per formare ed orientare i minori alla convivenza civile, creando situazioni in grado di allontanarli dalla strada e, nel confronto dei genitori e dei figli, tentano di ristabilire i rapporti all&#8217;interno della famiglia, tra la famiglia e la scuola, tra la famiglia e la società, tra i giovani ed il mondo del lavoro onesto e legale. «<em>I bambini sono assetati di amore. Se ai ragazzi viene data una possibilità anche minima, le cose cambiano. Il problema è l’indifferenza di chi dovrebbe accoglierli per farli crescere. Per poter cambiare le cose si deve pensare che l’uomo è fondamentale e che la famiglia è la cellula primaria del mondo. Se la famiglia si ammala, si ammala il mondo»,</em> nell’intervento della dottoressa<strong>Carmela Manco</strong>. «<em>Nell’operatività possiamo cambiare le regole Perché la realtà possa cambiare, occorre creare un patto educativo, e fare rete per conoscersi e mettersi insieme. Bisogna investire sulla prevezione e fare che un’occasione di incontro che diventi cantiere di lavoro</em>», professore <strong>Carmine Matarazzo</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Matrimonio, famiglia e minori nella società multietnica</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2020 15:26:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Scotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Matrimonio, famiglia e minori nella società multietnica, seminario online (webinar) di introduzione all&#8217;omonimo corso di alta formazione, svoltosi il giorno 8 luglio dalle ore 18.30, in collegamento gratuito sulla pagina facebook della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (PFTIM) San Tommaso d’Aquino. Focus sui diversi campi del sapere, tante anime di un prisma che converge tutto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/10/20200708_183716.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12669" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/10/20200708_183716.jpg" alt="20200708_183716" width="4032" height="1960" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Matrimonio, famiglia e minori nella società multietnica</strong>, seminario online (webinar) di introduzione all&#8217;omonimo corso di alta formazione, svoltosi il giorno 8 luglio dalle ore 18.30, in collegamento gratuito sulla pagina facebook della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (PFTIM) San Tommaso d’Aquino. Focus sui diversi campi del sapere, tante anime di un prisma che converge tutto sul tema della famiglia, nell’incontro moderato dal professore <strong>Michele Giustiniano</strong>, responsabile dell’ufficio stampa della Facoltà, ed introdotto dalla professoressa <strong>Francesca Galgano</strong>, docente della Federico II, che ha visto, dopo i saluti del professore <strong>Francesco Asti</strong>, decano e vice-preside della Facoltà Teologica, dell’avvocato <strong>Antonio Tafuri</strong>, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli e del professore <strong>Antonio Foderaro</strong>, moderatore del dipartimento di diritto canonico della PFTIM, gli interventi del professore <strong>Antonio Palma</strong>, presidente del Consiglio direttivo di Scienze &amp; Vita di Napoli, della dottoressa <strong>Patrizia Esposito</strong>, presidente del Tribunale per i Minorenni di Napoli, del professore <strong>Andrea Monda</strong>, direttore dell’Osservatore Romano, della professoressa <strong>Francesca Marone</strong>, docente Unina, e dell’avvocato <strong>Maria Giuseppina Chef</strong> del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il diritto di famiglia, stando vicini alla famiglia</strong> – La realtà delle famiglie e dei minori sono da sempre elementi di attenzione della facoltà teologica napoletana: «<em>Crescere insieme ed interessarsi dei problemi della città è il compito di coloro che studiano e si interessano di teologia, perché la teologia non è soltanto riflessione critica con Dio, ma è in quella relazione che c’è l’uomo che cresce in quanto tale</em>», nei saluti iniziali di don <strong>Francesco Asti</strong>. A queste considerazioni, vanno ad aggiungersi quelle di provenienza giuridica, da cui viene confermata che l’attenzione per il diritto di famiglia e gli aspetti più problematici del matrimonio e del diritto del minore è sempre molto alta. «<em>La convenzione è la sacralizzazione di una relazione molto produttiva per entrambe le istituzioni &#8211; </em>ha detto l’avvocato <strong>Antonio Tafuri -</strong> <em>Una formazione sociale al quale facciamo parte tutti».</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La famiglia multietnica e multiculturale</strong> &#8211; Ciascun individuo cresce, evolve e si trasforma nel corso del tempo all&#8217;interno della sua famiglia che gli offre una lente, fatta di valori, tradizioni e modelli di riferimento, che lo aiuta ad orientarsi nel mondo. È molto difficile, oggi, dare una definizione di famiglia. In un senso più ampio, potrebbe essere definita un gruppo composto da più individui, che uniti da legami affettivi, danno vita ad un sistema dinamico in continua evoluzione e trasformazione. I coniugi che danno vita ad un nuovo assetto familiare portano all&#8217;interno del nuovo nucleo valori, credenze, modalità di fare diverse che necessitano di una integrazione e rinegoziazione continua e flessibile. Attualmente si parla di famiglie miste, muticulturali e addirittura di famiglie sconfinate; la famiglia dei nostri tempi è sempre più un incrocio di culture diverse. <strong>Andrea Monda</strong>: «<em>La differenza, la diversità, l’altro sono una ricchezza. Mettersi in un luogo di osservazione che ci permette di vederle, ci consente di ampliare in nostro sguardo. Tutti i problemi relazionali nascono dal nostro sguardo, che si limita se non abbiamo una profondità e ci fa correre il rischio di andare avanti secondo le nostre ideologie. Papa Francesco ci ricorda che la realtà è superiore all’idea, ben vengono esperienze che sono dei bagni di realtà</em>». Vivere in una famiglia multiculturale può rappresentare un&#8217;ottima opportunità per conoscere i valori, le tradizioni e le curiosità delle altre popolazioni ed è anche un modo per arricchire la forma in cui ci si relaziona con gli altri e per dare ai propri figli la possibilità di guardare al mondo da punti di vista differenti. I figli, per queste famiglie, rappresentano sempre una sfida e allo stesso tempo un&#8217;opportunità di ulteriore incontro o scontro fra le due culture di provenienza dei genitori e la cultura di appartenenza del luogo in cui si vive.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>La ricchezza nelle diversità delle culture</strong> &#8211; La storia dell&#8217;umanità è contraddistinta dal movimento e dalla realizzazione incessante di reti e trame tra persone provenienti da contesti geografici diversi. In una famiglia multiculturale, i membri, mettendo in gioco le rispettive appartenenze, creano significati nuovi attraverso la loro interazione e a seconda dei contesti in cui vivono. In queste famiglie, la cultura rappresenta una ricca premessa, una risorsa nel concreto dai suoi componenti continuamente negoziata nei diversi contesti e nelle situazioni della vita quotidiana. La famiglia è quindi la culla in cui l&#8217;umanità conosce e riscrive valori, cultura, tradizioni, identità, vite e modi di vivere diversi. «<em>La ricchezza della cultura delle differenze, elemento indispensabile da valutare. Non solo perché è spesso ricordato da papa Francesco, di come è imoportante il confronto con relatà diverse e persone diverse. Ognuno di noi porterà competenze diverse e storie diverse, traendo una grande ricchezza, di stimolo per frequentare uno o più moduli del corso multidisciplinare, attento alle diverse esigenze che si presentano nella vita quotidiana</em>», ha sottolineato, nel suo intervento introduttivo, la professoressa <strong>Francesca Galgano</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>L’interculturalità</strong> &#8211; È la convivenza con la diversità. Sappiamo bene di come il fenomeno della migrazione è in continua evoluzione da tantissimi anni; ogni giorno ci relazioniamo con persone di origine differenti. La convivenza con la diversità è un arricchimento per la società. Qualsiasi tipo d’integrazione può essere interculturale, le stesse famiglie sono attualmente divenute interculturali: «<em>La questione delle differenze si gioca non solo in termini di confronti, ma anche all’interno di ciascun contesto familiare</em>- nell’intervento della professoressa Francesca Marone &#8211;  <em>Ognuno dei coniugi è portatore di una cultura di riferimento. Le famiglie divengono crocevia di generazioni e generi, in cui il confronto tra genitori e fratelli può generare frustrazione, ma può dare anche la possibilità di sentire e immaginare l’altro e quindi apprendere la capacità di generare quello che ci accomuna</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Se riusciamo a comprendere le ragioni della altro, comprendiamo anche le nostre ragioni. Per agire bisogna pensare insieme, bisogna ragionare insieme</em>» don <strong>Francesco Asti</strong>.</p>
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		<title>Servizi (a)sociali &#8211; parte prima-</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Nov 2010 19:26:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maria Del Vecchio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa è la storia di Marta. Ma anche di Veronica, di Anna, di Filomena e di altre 11 ragazze di “buona volontà”. I loro volti sono reali, ma i nomi li lasciamo alla fantasia, per motivi che il lettore comprenderà nel corso, o magari solo alla fine di questa storia vera, a seconda della sua [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Questa è la storia di Marta. Ma anche di Veronica, di Anna, di Filomena e di altre 11 ragazze di “buona volontà”. I loro volti sono reali, ma i nomi li lasciamo alla fantasia, per motivi che il lettore comprenderà nel corso, o magari solo alla fine di questa storia vera, a seconda della sua perspicacia.</p>
<p>Quindici tra psicologhe, sociologhe, educatrici, alcune diplomate, in maggioranza laureate, un mattino di tre anni fa ricevono una lettera d’incarico. Vivono sparpagliate tra centro e periferia dell’hinterland di quel pezzo di Campania che ancora ci si ostina a chiamare Terra di Lavoro e un anno e mezzo prima hanno risposto a un avviso pubblico del quale non ricordano bene più neppure il contenuto. Perché le buste gialle si sprecano in questo periodo e chissà che, tra una domanda e l’altra, qualcuno dai “piani alti” non dia uno stralcio di risposta.</p>
<p>Contrariamente a ogni previsione, il <em>Comune capofila,</em> al quale le ragazze hanno presentato domanda, <em>quel dì</em> si scomoda e le manda a chiamare. Per rendere edotto il lettore di prima e fargli capire cosa sia un “comune capofila”, dobbiamo necessariamente parlare di una <strong>legge, la 328 del 2000</strong>, che disciplina le modalità di intervento socio assistenziale su base geografica, parlando degli <em>uffici di settore comunali</em>, che ricevono indicazioni operative dai &lt;&lt;piani di zona regionali&gt;&gt;, ovvero programmi di intervento stilati dalle Regioni, che a loro volta sono obbligate a &lt;&lt;implementare attività&gt;&gt; in base alle disposizioni nazionali, ovvero ai fondi stanziati dal Ministero delle Politiche Sociali. Un gioco di matrioske in virtù del quale si passa da Stato- Regioni- Comuni e viceversa pur di mettere ordine in un settore complicato come quello dell’assistenza. E quest’ultima si declina di volta in volta in: contrasto alla povertà, famiglie multiproblematiche, minori  a rischio, disabilità, tossicodipendenze e molti altri mali dell’<em>uomo animale sociale</em>.</p>
<p><strong>In teoria</strong> lo Stato Italiano avrebbe varato una legge quadro che applica il principio della sussidiarietà verticale per snellire le maglie burocratiche e migliorare il sistema di welfare. Il meccanismo è quello di decentrare sul territorio le competenze, conferendo alle amministrazioni locali il potere di dirimere le proprie questioni più urgenti e più specifiche, come è scritto nella nostra Costituzione e come la logica del buon senso vorrebbe, dato che tutto il mondo è paese, ma ciascun paese ha un mondo di problemi tutto suo.</p>
<p><strong>In pratica</strong>, nel territorio in cui risiedono le ragazze, la legge è divenuta molto spesso una modalità “brunettesca” (l’aggettivo è un compendio semiserio desunto dall’unione del nome Brunetta con l’aggettivo grottesco), per demandare dal Ponzio locale al Pilato Statale i compiti di amministrare risorse e personale. Il che significa assicurare copertura finanziaria a progetti che hanno come fine ultimo proprio il recupero “degli ultimi”, come direbbe il Vangelo.</p>
<p>Ma ritorniamo alla storia delle ragazze di “buona volontà”: nel marzo di tre anni fa si ritrovano a firmare senza fare troppe domande la lettera di accettazione che le vedrà protagoniste di un &lt;&lt;<em>intervento di assistenza educativa domiciliare a nuclei familiari in difficoltà&gt;&gt;</em>. Perché proprio loro?</p>
<p>Perché un anno prima, come accennato sopra, le fanciulle avevano partecipato a un bando per titoli e curriculum come personale esterno da inserire in una lista <em>ad hoc,</em> dalla quale il Comune avrebbe dovuto attingere in caso di necessità.</p>
<p>Così: <em>di necessità virtù</em>. Il Comune in questione, con i suoi blandi tempi tecnici, sceglie e chiama a raccolta le ignare ritenute più idonee allo svolgimento dell’ “assistenza educativa”. Ma di cosa si tratterà mai? Ovvero, cosa saranno chiamate a fare queste ragazze? Vorrebbero avere delle spiegazioni in parole tanto <em>povere</em>, quanto le famiglie che a loro volta sono state selezionate per beneficiare dell’intervento.</p>
<p>Ma di <em>quella povertà </em>loro ancora non sanno nulla.</p>
<p>Il giorno dell’adunata, due assistenti sociali si affrettano a spiegare loro che il lavoro sarà, tutto sommato, <em>abbastanza semplice</em>. Frasi sciolte qua e là del tipo: &lt;&lt;<em>Andrete a casa dei minori per fargli fare un po’ di doposcuola&gt;&gt;</em>, oppure,  &lt;&lt;<em>Li farete studiare, alcuni sono un tantino svogliati..&gt;&gt;</em>. Va bene, ma quante ore durerà l’intervento? Risposte: &lt;&lt;<em>Dipende&#8230; 10-15 ore a settimana, a seconda della famiglia, del vostro tempo a disposizione poi…fate voi&gt;&gt;.</em> La sola raccomandazione sembra essere: &lt;&lt;<em>A fine intervento fate firmare un apposito registro dai genitori dei bambini. Poi, una volta ogni tanto, ci portate una breve relazione del vostro operato. Niente di che&gt;&gt;.</em></p>
<p>Ma il compenso? &lt;&lt;<em>Quanto ai vostri pagamenti, be&#8217; si tratta in linea di massima di fondi europei, o magari regionali, o in casi più rari comunali: a volte ci mettono un po’ a sbloccarsi, per cui verrete pagate, questo sì, ma al limite ogni 2/3 mesi…&gt;&gt;</em>.</p>
<p>Se la trasparenza degli atti amministrativi si potesse toccare con mano, in quel momento le ragazze avrebbero palpato pura aria viziata del fiato di chi non sa bene cosa dire, ma fa del chiacchiericcio cronico la sua ragion d’essere.</p>
<p>Per vivere in Campania (probabilmente in tutt’Italia), oggi, si deve scendere a compromessi con tante parole e troppi parolai.</p>
<p>La diarrea verbale degli enti pubblici è uno <em>status symbol</em> che nel nostro Sud lucra ferocemente sull’ansia da ricerca del posto.</p>
<p>Qui ed ora il lavoro mobilita l’uomo, e così le intrepide <em>tutor,</em> chiamate a raccolta da un vago telegramma e da sibilline spiegazioni, si mobilitano per cominciare a lavorare.</p>
<p>Di cosa <em>accadrà</em> o <em>non accadrà</em> in questo lavoro per i servizi sociali, vi diremo nella prossima puntata.</p>
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		<title>Il carnevale de “La tua voce Onlus&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 18:17:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Nardiello]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Martedì 16 febbraio 2010 si è svolta a Portici una sfilata di carnevale del tutto particolare che ha visto come protagonisti i ragazzi disabili della fondazione istituto Antoniano di Portici e quelli dell’associazione “La tua voce Onlus” che da tempo opera nei campi dell’assistenza a minori ed anziani e, in particolar modo, della clownterapia. I [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Martedì 16 febbraio 2010 si è svolta a Portici una sfilata di carnevale del tutto particolare che ha visto come protagonisti i ragazzi disabili della fondazione istituto Antoniano di Portici e quelli dell’associazione “La tua voce Onlus” che da tempo opera nei campi dell’assistenza a minori ed anziani e, in particolar modo, della clownterapia. I circa venti volontari, infatti, hanno accompagnato una sfilata dal tema “I promessi sposi” che è partita da via Bagnara per giungere a piazza San Pasquale, dove i partecipanti ed i curiosi hanno potuto assistere prima ad uno spettacolo del duo comico “I chiattoni animati” e, poi, alla rappresentazione de “I promessi sposi” del trio Lopez Marchesini Solenghi da parte dei ragazzi dell’Antoniano. L’evento è stato, purtroppo, interrotto a causa della pioggia che ha costretto i partecipanti ad un rapido rientro nell’istituto. L’associazione “La tua voce Onlus”, presieduta da Roberto Pisacane, e l&#8217;associazione Neverland di Flora Sasso hanno già partecipato a due iniziative sociali quali la &#8220;Giornata nazionale degli abbracci gratis&#8221; e la &#8220;giornata per la vita&#8221; con il cardinale Sepe e ci si augura, dunque, che iniziative come questa possano aver luogo sempre più spesso, magari approfittando della stagione primaverile oramai alle porte.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p><a title="DSCI0018" href="http://files.cittadelmonte.info/static/img/DSCI0018.jpg" target="_blank"><img class="attachment wp-att-3377" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/DSCI0018.jpg" alt="DSCI0018" /></a> <a title="DSCI0019" href="http://files.cittadelmonte.info/static/img/DSCI0019.jpg" target="_blank"><img class="attachment wp-att-3378" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/DSCI0019.jpg" alt="DSCI0019" /></a> <img class="attachment wp-att-3376" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/DSCI0010.jpg" alt="DSCI0010" /><br />
<a title="DSCI0004" href="http://files.cittadelmonte.info/static/img/DSCI0004.jpg" target="_blank"><img class="attachment wp-att-3374" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/DSCI0004.jpg" alt="DSCI0004" /></a> <a title="Tua-Voce-Onlus" href="http://files.cittadelmonte.info/static/img/DSCI0021.jpg" target="_blank"><img class="attachment wp-att-3373" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/DSCI0021.jpg" alt="DSCI0021" /></a> <a title="DSCI0008" href="http://files.cittadelmonte.info/static/img/DSCI0008.jpg" target="_blank"><img class="attachment wp-att-3375" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/DSCI0008.jpg" alt="DSCI0008" /></a> <a title="DSCI0008" href="http://files.cittadelmonte.info/static/img/DSCI0008.jpg" target="_blank"></a></p>
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		<title>Ritorna la poesia al chiostro: XI edizione del premio Guido Giustiniano</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 21:08:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Gravina]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Ha preso il via da pochi giorni la nuova edizione di un premio di poesia divenuto ormai uno degli appuntamenti più importanti del panorama nazionale. Si tratta del premio intitolato all’indimenticato sacerdote francescano Padre Guido Giustiniano, grande intellettuale, teologo e giurista, nonché apprezzato poeta.Le iscrizioni a questa undicesima edizione saranno aperte fino al 30 [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">Ha preso il via da pochi giorni la nuova edizione di un premio di poesia divenuto ormai uno degli appuntamenti più importanti del panorama nazionale. Si tratta del premio intitolato all’indimenticato sacerdote francescano Padre Guido Giustiniano, grande intellettuale, teologo e giurista, nonché apprezzato poeta.</span></span></span><span style="font-size: small;">Le iscrizioni a questa undicesima edizione saranno aperte fino al 30 maggio 2009. Ogni autore potrà partecipare al concorso con una sola poesia in lingua italiana a tema libero, che non superi i trenta versi e che dovrà essere spedita in sei (6) copie dattiloscritte, di cui una sola recante in calce il nome, il cognome, l’indirizzo, il telefono e la firma dell’autore all’indirizzo: Associazione Due Nuvole nel Cielo “Guido Giustiniano”, Via Libertà 205/A – 80055 Portici (NA) (Tel.081.7751963 – 338.4664356). Interessanti, anche quest’anno, i premi in palio: al primo classificato andranno 300 euro; il secondo e il terzo classificato riceveranno, invece, una medaglia d’oro. La cerimonia di premiazione, in programma per il prossimo 24 ottobre, si terrà, come da tradizione, a Napoli, presso il convento francescano di San Lorenzo Maggiore, in via dei Tribunali. Tutti gli autori partecipanti al premio che presenzieranno alla cerimonia, anche quelli non risultati vincitori, potranno ricevere un attestato di partecipazione.</span> </p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial;"> </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Nota biografica</strong></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"> </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">P.Guido Giustiniano – nato a Portici il 02.11.1941 &#8211; è stato giudice e vice presidente del Tribunale Ecclesiastico regionale campano e d’appello, Avvocato della Sacra Rota Romana, Ministro Provinciale dell’Ordine dei Frati Francescani Minori Conventuali, giornalista e Direttore del mensile francescano <em>Luce Serafica</em>, poeta e scrittore, nonché docente di teologia e diritto canonico in diverse facoltà, Consigliere della Presidenza dell’Associazione Canonistica Italiana e massimo esperto nazionale dei rapporti tra Omosessualità, Transessualità e diritto canonico. Fulgido esempio di carità cristiana e spirito francescano di semplicità e povertà, P.Guido è stato anche missionario presso la comunità francescana di Manila, nello Stato delle Filippine. Morì a Napoli il 26.10.1998, stroncato da un infarto improvviso. &lt;&lt;Padre Guido Giustiniano – ha recentemente dichiarato il giornalista Francesco De Rosa – ha speso la sua vita a servizio degli altri: come sacerdote era sempre disponibile e aperto all’ascolto, come giudice ecclesiastico riusciva a mettere a proprio agio le coppie in crisi che dovevano rivelare i loro problemi matrimoniali. Un infarto l’ha colto una mattina in tribunale, mentre era alla sua cattedra. E’ morto così come aveva vissuto: ascoltando i problemi degli altri e facendosene carico&gt;&gt;.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><img src="http://img.cittadelmonte.info/padre%20guido%20con%20giovanni%20paolo%20II.JPG" alt="padreguidogiustiniano" width="200" height="259" /></p>
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