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	<title>Città del Monte &#187; museo di capodimonte</title>
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		<title>Napoli Napoli. Di lava, porcellana e musica, in mostra a Capodimonte</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Sep 2019 10:39:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Scotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Signore e Signori, si spengono le luci e si apre il sipario&#8230;che la favola abbia inizio!” Inaugurata al Museo e Real Bosco di Capodimonte la mostra Napoli Napoli. Di lava, porcellana e musica, a cura di Sylvain Bellenger, dal 21 settembre 2019 al 21 giugno 2020, promossa dal Museo e Real Bosco di Capodimonte, con [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/10/20190920_135118.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12301" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2019/10/20190920_135118.jpg" alt="20190920_135118" width="4032" height="1960" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Signore e Signori, si spengono le luci e si apre il sipario&#8230;che la favola abbia inizio</em>!” Inaugurata al Museo e Real Bosco di Capodimonte la mostra <strong>Napoli Napoli. Di lava, porcellana e musica</strong>, a cura di Sylvain Bellenger, dal 21 settembre 2019 al 21 giugno 2020, promossa dal Museo e Real Bosco di Capodimonte, con il Teatro di San Carlo di Napoli, in collaborazione con Amici di Capodimonte onlus e la produzione e organizzazione della casa editrice Electa. Dedicata al maestro Roberto de Simone, a metà strada tra la messa in scena di un’opera e un racconto storico, la si può definire come una festa, una favola che celebra l’unità delle arti e racconta le avventure degli eroi dell’opera del Teatro di San Carlo che, stanchi delle storie di finzione dei libretti d’opera, fuggono dal Teatro per incontrare la vera storia a Capodimonte.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>La mostra</strong> – È una sintesi di tutte le arti: le 19 sale dell’Appartamento Reale sono riproposte in una spettacolare e coinvolgente scenografia, ideata dall’artista <strong>Hubert le Gall</strong>. Un’esposizione con oltre 1000 oggetti, oltre 300 porcellane delle collezioni delle Reali Fabbriche di Capodimonte e Napoli, di altre manifatture europee e pezzi originali cinesi, più di 150 costumi del Teatro di San Carlo con firme prestigiose (Ungaro, Odette Nicoletti, Giusi Giustino e altri), strumenti musicali del Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli, dipinti, oggetti d’arte e di arredo, minerali e animali tassidermizzatioggi conservati rispettivamente nel Museo Mineralogico e nel Museo Zoologico di Napoli. Vero conduttore della mostra è la musica, che il visitatore può ascoltare grazie all’uso di cuffie dinamiche, che si attivano passando di sala in sala. L’allestimento racconta la storia di Napoli capitale del Regno nel corso del Settecento e oltre, dagli anni di Carlo di Borbone a quelli di Ferdinando II, come una favola, con il susseguirsi di scene della vita quotidiana caratterizzate da estrema raffinatezza estetica e gioia esistenziale ma che hanno come sottofondo il passaggio del potere, i cambiamenti della storia, delle mode e dei gusti estetici.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Le sale della mostra &#8211; </strong>Le note dello <em>Stabat Mater </em>di <strong>Giovan Battista Pergolesi</strong>, commovente pianto di una madre per il figlio morto, composto per la Pasqua del 1736, si sposano con i preziosi manufatti sacri esposti, come il grande <em>Ciborio </em>seicentesco della chiesa di Santa Patrizia, il <em>Corredo d’altare </em>in porcellana bianca, destinato all’oratorio segreto del re nel Palazzo reale di Portici, e l’<em>Immacolata Concezione</em>, raro esemplare a soggetto religioso della manifattura; <strong>sala della Musica Profana:</strong> un omaggio a Napoli capitale della musica: gli strumenti musicali provenienti dal Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli sono messi a confronto con un dipinto di Gaspare Traversi e un quadro di Louis Nicolas Lemasle raffigurante le <em>Nozze della principessa Maria Carolina di Borbone con il duca di Berry</em>, del 1816; <strong>sala del Potere:</strong> viene rappresentato il ritorno dall’esilio in Sicilia del re Borbone, con il nome di Ferdinando I delle Due Sicilie, qui immortalato come in un’istantanea nel tentativo di coprire il ritratto dell’imperatore Napoleone con la bandiera borbonica; s<strong>ala del Grand Tour:</strong> presenti sculture di Righetti, biscuit di Tagliolini, bronzetti della fonderia Chiurazzi, terraglie e porcellane Del Vecchio e Giustiniani, vasi archeologici della collezione De Ciccio;<strong> sala dell’Egittomania:</strong> piramidi, obelischi, divinità e faraoni diventano elementi decorativi ricorrenti nella porcellana e negli arredi in generale;  <strong>sala delle Chinoiseries:</strong> messa in scena l’Europa del XVIII secolo e il crescente interesse per i mondi esotici, esposto il <em>boudoir </em>donato, nel 1759, dal re Carlo alla consorte Maria Amalia di Sassonia; <strong>sala della Materia: </strong>in esposizione minerali provenienti dal Real Museo Mineralogico &#8211; inaugurato nel 1801 che oggi raccoglie oltre 30.000 reperti &#8211; e dal Museo Zoologico nato nel 1813;<strong> sala della Natura: </strong>presenti in esemplari tassidermizzati provenienti dal Museo Zoologico dell’Università Federico II di Napoli. Il soggetto degli animali e, soprattutto, quello degli uccelli, trova largo spazio nella decorazione delle porcellane europee e napoletane qui presentate a diretto contatto con i modelli;<strong> sala dell’Eruzione: </strong>protagonista il Vesuvio, narrato in pittura nelle sue più importanti eruzioni e testimoniato dai reperti minerari esposti. Le porcellane, quasi in rivalità con la natura, da una parte imitano la materia mineraria, dall’altra illustrano il sublime del Vesuvio. Musica di Giovanni Pacini dedicata a <em>L’ultimo giorno di Pompei</em>; <strong>sala dei Pulcinella: </strong>Qui, pulcinella, con il suo ermafroditismo, sovverte la rigida e tradizionale organizzazione sociale e sessuale e, autofecondandosi, partorisce altri Pulcinella: il trionfo ironico della vita. Pulcinella muore sulla scena – come si vede nella pellicola in proiezione “Carosello napoletano” del 1958 &#8211; e passa la maschera, come succede per la Corona reale; <strong>sala della Caduta dei Giganti:</strong> in questo caso, il soggetto mitologico raffigurato, la Caduta dei Giganti, trova una particolare declinazione politica; <strong>sala del Gioco d’azzardo e del destino:</strong> se il popolo spende il suo denaro al gioco del lotto, negli ambienti nobili si dilapidano patrimoni con scacchi e dame, carte, tris, <em>roulettes </em>e <em>tric-trac</em>, giochi particolarmente amati come testimoniano i tavoli e le scatole da gioco di squisita fattura; <strong>galleria del Servizio dell’Oca:</strong> in questa galleria spicca il <em>Servizio dell’Oca</em>, capolavoro della Real Fabbrica della porcellana di Napoli; <strong>sala Miseria e nobiltà:</strong> si sottolinea il complesso rapporto che si stabilisce a Napoli tra classi sociali diverse e più in generale il sentimento di vivere della corte e della plebe rumorosa, dei lazzari che non rinunciano ad adornarsi e a sedurre. Ne traccia un quadro straordinario l’opera di Paisiello <em>L’Osteria di Marechiaro</em>; <strong>sala della Parrucca: </strong> tra le corti d’Europa si diffonde il vezzo della moda: una passione per parrucche, orologi, tabacchiere, bastoni e ventagli. In sala, costumi di Odette Nicoletti realizzati per <em>Festa Teatrale</em>, andato in scena nel 1987 in occasione della celebrazione del 250° anniversario del Teatro di San Carlo; <strong>Sala della Culla</strong>chiude la mostra una videoinstallazionedell’artista Stefano Gargiulo / Kaos Produzioni5, in cui le immagini della Napoli di ieri e di oggi si fondono con le scene delle principali opere tratte dall’archivio storico del Teatro di San Carlo  e con quelle di Capodimonte, reggia e museo, sintesi di quella Napoli del Settecento ancora capitale delle arti.</p>
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		<title>Riaperta al pubblico l&#8217;armeria Farnese a Capodimonte, un viaggio tra le armi d&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2018 17:34:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Scotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un viaggio completo nelle armi europee d&#8217;epoca moderna nell’Armeria Farnese al Museo e Real Bosco di Capodimonte: dal 1 aprile 2018 nuovamente aperta al pubblico, dopo un periodo di chiusura, quella che rappresenta una delle più ricche collezioni d’armi d&#8217;Europa. L’armeria – è uno dei più importanti esempi di collezionismo del genere: si compone di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un viaggio completo nelle armi europee d&#8217;epoca moderna nell’<strong>Armeria Farnese al Museo e Real Bosco di Capodimonte</strong>: dal 1 aprile 2018 nuovamente aperta al pubblico, dopo un periodo di chiusura, quella che rappresenta una delle più ricche collezioni d’armi d&#8217;Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_11746" style="width: 1290px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/2018-05-06-12.52.51.jpg"><img class="size-full wp-image-11746" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/2018-05-06-12.52.51.jpg" alt="Armeria Farnese a Capodimonte" width="1280" height="720" /></a><p class="wp-caption-text">Armeria Farnese a Capodimonte</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’armeria</strong> – è uno dei più importanti esempi di collezionismo del genere: si compone di un nucleo originario più antico appartenuto alla famiglia Farnese e alle sue guarnigioni (XVI e XVII secolo) e di un nucleo collezionato dai Borbone di Napoli (XVIII e XIX secolo). Al primo gruppo appartengono armi da fuoco, da taglio e da difesa, armi bianche, spade e pugnali, armi da botta, armi in asta, armature e guarniture da guerra e da torneo, queste ultime incise all’acquaforte e parzialmente dorate, appartenenti ai membri di casa Farnese.La maggior parte degli armamenti è realizzata da abili armaioli milanesi, attivi tra il Cinquecento e il Seicento, tra cui il famoso Pompeo della Cesa. La collezione conserva un valore altissimo malgrado danni e dispersioni subiti in seguito all’occupazione napoleonica.Prestigiosa è la collezione di armi da fuoco raccolta dai Borbone, alcune delle quali portate a Napoli da Carlo nel 1734, altre realizzate dalla Fabbrica Reale di Napoli, fondata a Torre Annunziata per soddisfare le necessità e il fabbisogno dell’esercito borbonico.Ai maestri armieri, fra i quali spiccano Michele Battista, EmanuelEstevan, Carlo La Bruna, Biagio Ignesti, Natale del Moro, spettano una serie di pezzi che risentono dell’influenza dei modelli spagnoli.Fanno parte della raccolta anche fucili e pistole delle fabbriche inglesi e francesi, donate ai sovrani: fra questi va segnalata la coppia di pistole a fucile firmate da Jean Baptiste La Roche, celebre armaiolo al servizio di Luigi XV di Francia, dono offerto dai reali di Francia a Carlo di Borbone, in occasione della nascita del figlio Ferdinando nel 1751.Le armi bianche, le spade e le daghe provengono invece dalla Real Fabbrica o dalla Fabbrica degli Acciai, quest’ultima collocata nella palazzina, già della porcellana, nel Bosco di Capodimonte, dal 1782. Sono inoltre presenti alcuni esempi di modellini da guerra utilizzati dalla scuola di artiglieria del regno.</p>
<p style="text-align: justify;"> <a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/2018-05-06-12.53.55.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11747" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/2018-05-06-12.53.55.jpg" alt="2018-05-06-12-53-55" width="1280" height="720" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Real Fabbrica degli Acciai</strong> &#8211; Ferdinando IV amava realizzare da se veri oggetti nella fucina installata sopra i suoi appartamenti, ed avere interesse per la arti applicate.Perciò, probabilmente, fu fondata a Napoli, attorno al 1782 una Fabbrica di Acciai, che ebbe risultati immediati, e che il re seguiva sempre da vicino. La Fabbrica, sotto la direzione del cavalier Venuti, si trovava nel Palazzo di Capodimonte insieme a quella della porcellana. Se ne fecero armi di vario tipo con quella tecnica preziosa che fa scintillare le sfaccettature dell’acciaio come brillanti. Il re ne inviava in dono ai reali europei. Come in Francia ed altri Paesi, probabilmente anche qui l’acciaio fu utilizzato anche per le rifiniture di mobili, ma non vi sono certezze. Inizialmente la Fabbrica aveva maestranze viennesi, ma pochi anni dopo se ne assunsero anche di napoletani. La storia di questa manifattura reale è ancora poco nota; inizialmente dipendeva dalla Fabbrica della Porcellana, in seguito, durante l’occupazione militare passò sotto le dipendenze del Ministero dell’Interno, poi del Ministero della Guerra, che la adibì alla montatura di armi.Nonostante le vicissitudini, buona parte dell’Armeria del re è a Capodimonte.</p>
<p style="text-align: justify;"> <a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/2018-05-06-12.53.13.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11748" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/2018-05-06-12.53.13.jpg" alt="2018-05-06-12-53-13" width="720" height="1280" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sylvain Bellenger, direttore del Museo, ha dichiarato</strong>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>Si tratta di una collezione straordinaria, dovuta alla scelta di Elisabetta Farnese di dotare Napoli e il regno da affidare al figlio Carlo III di prestigiose collezioni che potessero costruire l&#8217;immagine del potere. Queste armi non sono di uso militare, ma servivano per autorappresentare il regno. La possiamo paragonare a quelle di Dresda, Vienna e Parigi. Elisabetta Farnese con l&#8217;Armeria, i dipinti, le sculture, i libri inviati a Napoli assieme al figlio volle costruire l&#8217;immagine di un regno</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/2018-05-06-12.54.18.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11749" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/05/2018-05-06-12.54.18.jpg" alt="2018-05-06-12-54-18" width="1280" height="720" /></a></p>
</blockquote>
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		<title>Gioielli in porcellana tra artigianato, moda e design</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Feb 2018 16:38:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Scotti]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[gioielleria contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[gioielli contemporanei]]></category>
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		<category><![CDATA[moda e design]]></category>
		<category><![CDATA[museo di capodimonte]]></category>
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		<description><![CDATA[La porcellana di Capodimonte si trasforma in gioiello: Tópoi. Gioielli in porcellana tra artigianato, moda e design, mostra di Valter Luca de Bartolomeis, a cura di Alba Cappellari,  presso il l Cellaio del Real Bosco di Capodimonte . I gioielli sono disegnati da Valter Luca De Bartolomeis, dirigente dell&#8217;Istituto Caselli e realizzati a mano dai [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/02/28168294_10160140025040061_2129560717599046363_n.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11575" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/02/28168294_10160140025040061_2129560717599046363_n.jpg" alt="28168294_10160140025040061_2129560717599046363_n" width="720" height="960" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La porcellana di Capodimonte si trasforma in gioiello<strong>: Tópoi. Gioielli in porcellana tra artigianato, moda e design, </strong>mostra di<strong> Valter Luca de Bartolomeis, </strong>a cura di<strong> Alba Cappellari,  </strong>presso il l <strong>Cellaio</strong> del Real Bosco di Capodimonte . I gioielli sono disegnati da <strong>Valter Luca De Bartolomeis</strong>, dirigente dell&#8217;Istituto Caselli e realizzati a mano dai maestri ceramisti e dagli allievi del Caselli, con la collaborazione di <strong>Sandra Dipinto</strong>. La mostra è realizzata con il sostegno di <strong>Stone Group</strong> e <strong>Officine Manganiello</strong>, realizzata in collaborazione con il<strong> Museo e Real Bosco di Capodimonte</strong>, fa parte di un più ampio progetto di rilancio della manifattura della porcellana di Capodimonte, e visitabile gratuitamente nei giorni martedì 20 febbraio, dalle ore 15.00 alle ore 18.00 e venerdì 23, sabato 24 e domenica 25 febbraio 2018, dalle ore 10.00 alle ore 15.00.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>La mostra</strong> – La collezione di gioielli in porcellana esposti, presenta inserti in materiali vari: pvc, neoprene, tubi in rame, scampoli di antichi tessuti. Della collezione fanno parte anche alcuni gioielli dedicati all’isola di Ischia, un omaggio che anticipa future collaborazioni. La scelta di lavorare sui <em>tópoi</em>, i luoghi comuni, vuole sottolineare la capacità del design di ri-configurare e di coinvolgere il fruitore. L’ottimizzazione dei processi produttivi, la sintesi formale, il riutilizzo di materiali poveri, nobilitati dalla visione progettuale, genera una varietà pressoché infinita di soluzioni e di immaginari sempre diversi, appassionando il fruitore al processo di configurazione. Si tratta di pezzi unici e irripetibili: nessuno è uguale all’altro. La manifattura è stata coordinata dai maestri ceramisti <strong>Armando Del Giudice, Rocco Rossi, Ferdinando Serafino </strong>e <strong>Antonio Viscusi. </strong>Allestimento a cura di <strong>Giovanni Francesco Frascino</strong>, musiche di <strong>Stefano Gargiulo</strong> e grafica di <strong>Antonio Iodic</strong>e e <strong>Giulia Scalera, studio Pluff. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> <a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/02/28167822_10160140023800061_3853418840684595225_n.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11576" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/02/28167822_10160140023800061_3853418840684595225_n.jpg" alt="28167822_10160140023800061_3853418840684595225_n" width="960" height="720" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’istituto Caselli – </strong>È stato istituito nel 1961 con decreto del Presidente della Repubblica allo scopo di continuare l’antica tradizione artigianale, ma anche di ideare e sperimentare innovazioni nel settore. La scelta di ubicarel’istituto nel medesimo antico edificio, all’interno del parco di Capodimonte, che fu sede della prima Real Fabbrica della Porcellana, fondata dal sovrano Carlo di Borbone nel 1743, rappresenta simbolicamente l’intenzione di tracciare una linea di continuità con tale passato storico. È patrimonio di tutta la Regione; è un bene da valorizzare e rilanciare secondo l’antica tradizione della manifattura borbonica a cui attualmente fa riscontro una realtà produttiva con numerose aziende che producono porcellana anche per il mercato estero, dove il nome di Capodimonte è sinonimo di ceramica italiana di qualità, dall’alto potere trainante per tutta la produzione nazionale, contribuendo maggiormente al fenomeno del <em>Made in Italy</em>. L’Istituto detiene il marchio di fabbrica e per questo le opere realizzate hanno diritto a fregiarsi del giglio borbonico.</p>
<p style="text-align: justify;"> <a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/02/27972759_10160140024225061_6006519542929697525_n.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11577" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/02/27972759_10160140024225061_6006519542929697525_n.jpg" alt="27972759_10160140024225061_6006519542929697525_n" width="720" height="960" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La porcellana di Capodimonte</strong> &#8211; Fra l’artigianato artistico che rappresenta la cultura partenopea e la sua storia, non può mancare la porcellana di Capodimonte, famosa nel mondo, e legata alla storia della dinastia borbonica. Infatti, nel 1743 fu fondata all’interno della Reggia di Capodimonte, dimora di Re Carlo di Borbone e di sua moglie Anna di Sassonia, la Real Fabbrica di Capodimonte, la cui produzione artistica nel tempo diverrà più pregiata e famosa di quella francese e tedesca. Ciò che spinse il Re Carlo e la sua consorte a fondare questa fabbrica, fu l’intento di voler realizzare un prodotto artistico più pregevole di quello della fabbrica tedesca di Meissen. La particolarità dell’impasto della ceramica lavorata nella Real Fabbrica di Capodimonte, che prende il suo nome dalla collina sulla quale sorge, è la sua “tenerezza”, che rende possibile la lavorazione di miniature, vere e proprie opere d’arte nel loro genere, che vengono lavorate a punta di pennello.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Cellaio, location della mostra</strong>– È una vecchia costruzione, attigua al fabbricato della Porcellana, che era adibita, fin dal Settecento, ad usi agricoli. Qui erano conservati botti di vino, fascine, legna, ghiande ma anche grano, miglio, fagioli, fave, prodotti che assicuravano l’alimentazione alla selvaggina del Bosco o che erano messi in vendita. L’interno, poco trasformato e recentemente restaurato, è costituito da un’unica grande sala rettangolare, suddivisa da otto pilastri in quindici campate uguali che sostengono volte a vela. Attualmente nel Cellaio sono esposti antichi attrezzi agricoli recuperati nel parco, vecchi veicoli da trasporto e alcuni reperti di marmo, quali sedili, stemmi e lapidi.</p>
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		<title>Ottocento privato apre le porte a Capodimonte</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Oct 2017 13:35:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Scotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Metti un sabato mattina, diventare turista nella propria città. Incantandosi al punto tale di raccontarne. Per soli tre giorni, dal 6 ottobre a domenica 8 ottobre 2017, apertura straordinaria della sezione Ottocento Privato al Museo Real Bosco di Capodimonte. Evento speciale per ricordare le prime due Biennali Borboniche, del 1826 e del 1830, che furono [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/2017-10-09-18.45.26.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11366" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/2017-10-09-18.45.26.jpg" alt="2017-10-09-18-45-26" width="768" height="432" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Metti un sabato mattina, diventare turista nella propria città. Incantandosi al punto tale di raccontarne. Per soli tre giorni, dal 6 ottobre a domenica 8 ottobre 2017, apertura straordinaria della sezione <strong>Ottocento Privato</strong> al Museo Real Bosco di Capodimonte. Evento speciale per ricordare le prime due <em>Biennali Borboniche</em>, del 1826 e del 1830, che furono inaugurate il 4 ottobre, nel giorno dell&#8217;onomastico di Francesco I di Borbone, re delle Due Sicilie, convinto promotore dell&#8217;iniziativa. Più di 200 opere ottocentesche, tra dipinti, sculture, mobili, oggetti d&#8217; arredo ed anche tessuti e tendaggi preziosi delle manifatture di San Leucio, provenienti a volte dai depositi ma anche da altre residenze reali, ad evocare il fascino e le atmosfere dell&#8217; antica dimora privata. Il risultato finale? Trovarsi non più in un museo, ma in una  <em>casa-museo</em>, dove è facile imbattersi nella scoperta di veri e propri capolavori di dimensioni più piccole rispetto agli altri cosiddetti <em>cugini</em>, sempre del XIX secolo, esposti al terzo piano del museo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Le Biennali Borboniche</strong> &#8211; Esposizioni di opere d&#8217;arte presentate con cadenza biennale,  istituite a partire dal 1826, per sostenere le arti figurative come facevano le altre capitali europee. Lo scopo era quello di incoraggiare gli artisti a confrontarsi tra loro e a progredire negli studi, grazie anche all&#8217;istituto del Pensionato romano, a cui accedevano gli allievi più dotati del Real Istituto di Belle Arti di Napoli. La partecipazione alle Biennali permise agli artisti di allargare il proprio pubblico di riferimento e di confrontarsi sia con le richieste delle committenze reali interessate a incrementare le raccolte di Capodimonte e delle altre regge borboniche sia con i nuovi collezionisti delle classi borghesi. Lo studio delle Biennali Borboniche aiuta a ricostruire il percorso della cultura figurativa napoletana e le evoluzioni dei singoli artisti che parteciparono alle diverse edizioni. Un successo, quello delle Biennali Borboniche, che continuò anche sotto il regno di Ferdinando II.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Ottocento privato</strong> –  L’appartamento ad uso privato della corte, all’epoca dei Borbone e poi dei Savoia, rivive nel cosiddetto <em>piano matto</em>, il piano ammezzato cui si accede attraverso il monumentale scalone esagonale a doppia rampa, progettato dall’architetto <strong>Ferdinando Sanfelice</strong>. Negli spazi, con vista panoramica sul parco, sulla città e sul golfo di Napoli, si respira l’atmosfera accogliente di un elegante ambiente privato che conserva la memoria storica del passato insieme ad una pregevole galleria d’arte.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Le sale</strong>-  In tutto sette, con oltre duecento opere tra dipinti, sculture, oggetti d’arredo in cui anche i tessuti e i tendaggi partecipano a ricreare preziose atmosfere, dagli ambienti dell’<em>Anticamera</em> alla <em>Stanza da Scrivere</em>, dalla <em>Camera da Letto</em> alla <em>Stanza della Camerista</em>. Una dimensione più intima, lontana dalla maestosità degli ambienti di rappresentanza dell’<em>Appartamento Reale</em>, al piano nobile del Palazzo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Le opere esposte</strong> &#8211; Sono pervenute al museo per acquisto dei sovrani, sia borbonici che di <em>casa Savoia</em>, ma anche grazie alle cospicue donazioni di illuminati collezionisti napoletani. La suddivisione è in ambienti tematici, e consente di attraversare la storia dell’arte come in un viaggio e scoprire i cambiamenti del gusto e della cultura figurativa napoletana. Si parte dal neoclassicismo con <strong>Raffaele Postiglione, Vincenzo Camuccini, Gennaro Maldarelli</strong>, sino alla scuola di Posillipo <strong>con Anton Sminck Pitloo, Giacinto Gigante, Gabriele Smargiassi</strong>, <strong>Teodoro Duclère</strong>;  dalla pittura della seconda metà del secolo, ricca di storia con <strong>Domenico Morelli, Vincenzo Marinelli</strong>, a nuove visioni del paesaggio con <strong>Filippo Palizzi, Giuseppe De Nittis</strong> e della realtà, con <strong>Gioacchino Toma, Vincenzo Migliaro, Michele Cammarano, Teofilo Patini</strong>. Autori orientalismi, come <strong>Marco De Gregorio, Ettore Cercone</strong>, ricerche cromatiche, con <strong>Antonio Mancini, Francesco Paolo Michetti</strong> e raffinatezze galanti, con <strong>Giovanni Boldini</strong>, fino ai primi decenni del ‘900 con <strong>Giacomo Balla</strong> e  <strong>Pellizza Da Volpedo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Tornando indietro nel tempo</strong> &#8211; All&#8217;origine questi ambienti erano gli spazi privati della corte all&#8217;epoca dei sovrani Borbone prima e Savoia successivamente. Nel 1816 come appartamento di Ferdinando I, poi, a metà secolo diventano il quartino ad uso della principessa Carolina, nipote di Ferdinando, che, andata in sposa a Carlo di Montemolin nel 1850, ebbe la disponibilità di abitarli durante i suoi soggiorni a Napoli. Con i Savoia, vengono destinati al ramo cadetto dei duchi di Aosta, che vi soggiornano fino al passaggio della reggia al demanio dello Stato nel 1920, per diventare dagli anni Cinquanta uffici della soprintendenza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Applausi </strong>- ll Museo e Real Bosco di Capodimonte afferma nuovamente il suo tradizionale ruolo di capofila di sperimentazioni. Un atteggiamento, volto a valorizzare il patrimonio dell’arte antica attraverso la lettura e la comprensione dell’arte contemporanea, che continua inesorabile nel tempo come sfida funzionale e attuale. E considerando il numero dei visitatori che sono stati presenti, possiamo affermare di trovarci non più dinnanzi ad una sfida, ma ad una vittoria. L’ennesima dell’<em>epoca Bellenger</em>.</p>
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		<title>Al Museo di Capodimonte, le opere d&#8217;arte si raccontano al pubblico</title>
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		<pubDate>Fri, 12 May 2017 15:22:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Scotti]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cristo in Croce di Van Dyck]]></category>
		<category><![CDATA[La donna con il liuto di Vermeer]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando in un museo i capolavori dimenticati vengono rispolverati e rimessi in luce: L’opera si racconta, al Museo di Capodimonte, un ciclo di esposizioni di capolavori conosciuti ma anche poco noti o in deposito, per un’iniziativa che servirà a mettere in risalto dipinti, sculture e oggetti d’arte della straordinaria collezione del museo raccontati in una [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/opera-si-racconta-inaugurazione-foto-Alessio-Cuccaro5.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11111" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/opera-si-racconta-inaugurazione-foto-Alessio-Cuccaro5.jpg" alt="opera-si-racconta-inaugurazione-foto-alessio-cuccaro5" width="1980" height="1320" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Quando in un museo i capolavori dimenticati vengono rispolverati e rimessi in luce: <strong>L’opera si racconta</strong>, al <strong>Museo di Capodimonte</strong>, un ciclo di esposizioni di capolavori conosciuti ma anche poco noti o in deposito, per un’iniziativa che servirà a mettere in risalto dipinti, sculture e oggetti d’arte della straordinaria collezione del museo raccontati in una chiave nuova e in dialogo con altre opere. Prima opera a raccontarsi è <strong>il Cristo in Croce</strong>, del pittore fiammingo<strong> Van Dyck. </strong>Presentazione al pubblico e alla stampa il 13 maggio.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il ciclo</strong>  &#8211; Permette così di scoprire le migliaia di storie custodite nel Museo di Capodimonte, storie di uomini e donne, luoghi e aneddoti, segreti del mestiere che attendono soltanto di essere raccontate per svelare la complessità dell’opera, protagoniste nella sala 6, al primo piano, dedicata all’inizio del percorso di visita, già utilizzata per l&#8217;esposizione de <em>La donna con il liuto </em>di Vermeer.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_11112" style="width: 650px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/FB_IMG_1494518478096.jpg"><img class="size-full wp-image-11112" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/FB_IMG_1494518478096.jpg" alt="Cristo in Croce del pittore fiammingo Van Dyck" width="640" height="853" /></a><p class="wp-caption-text">Cristo in Croce del pittore fiammingo Van Dyck</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il dipinto</strong> &#8211; Eseguito tra il 1621 ed il 1625 circa, ad olio su tela, venne acquistato dal Museo Nazionale di Capodimonte nel 1844, appartenente, precedentemente, al signor Diego Sartorio. Nella scena del dipinto, che si svolge nell&#8217;istante in cui il cielo si oscura ed un lampo, proprio come quello che appare dietro la mano destra di Cristo, squarcia le nubi, compare Gesù Cristo crocifisso, presentato nel momento in cui avvertiva l&#8217;ormai inesorabile fine, gridando e rimettendosi nelle mani di Dio. Il volto ed il corpo mostrano gli spasimi dell&#8217;agonia e si contraggono irrigidendo tutti i muscoli in un ultimo, inutile tentativo di resistenza all&#8217;ineluttabile destino prima dell&#8217;abbandono definitivo. Dai chiodi conficcati nelle mani e nei piedi, il sangue cola copiosamente lungo le braccia tese mentre le dita si accartocciano come artigli, la testa scivola all&#8217;indietro e gli occhi si rivolgono al cielo imploranti a cercare l&#8217;aiuto divino. Sul corpo affusolato di Cristo spicca il bianco del perizoma che recinge i suoi fianchi e che appare quasi abbagliante nel contrasto con lo sfondo cupo. Nel dipinto figura un iscrizione, a lettere capitali, posta sulla terminazione superiore del montante della croce di Gesù, nella quale si legge: <em>I(esus) N(azarenus) R(ex) I(udaeorum</em>), Gesù il Nazareno, re dei Giudei.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>L’esposizione dell’opera</strong> – A cura di <strong>Mariolina Cilurzo</strong> e <strong>Laura Duquesne</strong>, due studentesse de l&#8217;École du Louvre e Sciences Po, coordinate dallo staff del museo, si staglia nel momento culminante dell&#8217;agonia, contro un cielo scuro e turbolento, acceso da riflessi dorati, dal tipico pittoricismo fiammingo. L’opera dialoga in sala, con alcuni tre disegni, tre incisioni e un&#8217;acquaforte (<em>Autoritratto</em> di Van Dyck), con i momenti più drammatici della narrazione evangelica. Dall’<strong><em>Elevazione della croce</em> </strong>dello stesso Van Dyck a quella attribuito a <strong>Belisario Corenzio</strong>,alla <strong><em>Crocifissione</em></strong> di <strong>Dürer</strong>, alla <strong><em>Deposizione</em></strong> e la <strong><em>Pietà</em></strong>, attribuite rispettivamente a <strong>Perin del Vaga</strong> e <strong>Marco Pino</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Anton Van Dyck  &#8211; </strong>Nato ad Anversa nel 1599,  figlio di un ricco mercante, a 10 anni si avvia alla carriera pittorica e a 17 ha già un suo studio. Arriva in Italia nel 1621, su consiglio del maestro Peter Paul Rubens, per studiare l’armonia lineare dei grandi artisti del Rinascimento e perfezionarsi sulle composizioni religiose, come quelle con il Cristo in croce. Nel corso del viaggio il pittore si stabilisce a Genova, dove diviene il ritrattista di riferimento dell’elegante aristocrazia locale ed è richiesto nei maggiori centri artistici d’Italia. Cavalieri e dame frequentano quotidianamente il suo studio. I soggetti sacri eseguiti da Van Dyck nei sei anni trascorsi in Italia documentano la qualità di raffinato colorista acquisita attraverso la costante osservazione delle opere di Tiziano, più volte copiate dall’artista nei taccuini di studio. Nella sua esperienza italiana saranno molto significativi gli incontri con pittori e scultori, tra questi quello in Sicilia con la pittrice Sofonisba Anguissola di cui lo stesso Van Dyck racconta: <em>“Ho ricevuto maggiori lumi da una donna cieca che dallo studiare le opere dei più insigni maestri”</em>. La maturazione artistica raggiunta negli anni italiani gli consente, tornato ad Anversa, di assolvere importanti commissioni per le chiese delle Fiandre. Nel 1632 si reca a Londra dove rimarrà fino alla morte nel 1641. Nominato pittore di corte di Carlo I, diventa l’influente e malinconico ritrattista di una società sfarzosa ed elegante.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte</strong> <strong>Sylvain Bellenger</strong>  &#8211; &lt;&lt;<em>Questa mostra è un focus su una singola opera, un modo per conoscerla con l&#8217;attenzione necessaria in relazione al contesto in cui è nata. Sulla scia di Vermeer abbiamo deciso di inaugurare questo ciclo L&#8217;Opera di racconta</em>. <em>Il cuore della comunicazione museale è raccontare le singole opere d&#8217;arte presenti nel museo e ripercorrere così il mondo a cui appartenevano</em>&gt;&gt;.</p>
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		<title>Buon compleanno, Museo di Capodimonte!</title>
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		<pubDate>Thu, 04 May 2017 00:02:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Scotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Buon compleanno Museo di Capodimonte: il 5 maggio il museo della collina napoletana spegne 60 candeline, con feste e gioia, e lancia l&#8217;hashtag #Capodimeonte60. Festeggiamenti dal 5 al 7 maggio con un ricco programma di appuntamenti: visite didattiche, musica popolare nei cortili, il concerto gratuito Vita popolare nei quadri di Picasso per il ciclo La [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11090" style="width: 730px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/FB_IMG_1493990319184.jpg"><img class="size-full wp-image-11090" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/FB_IMG_1493990319184.jpg" alt="Giardini della Reggia di Capodimonte " width="720" height="441" /></a><p class="wp-caption-text">Giardini della Reggia di Capodimonte</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Buon compleanno Museo di Capodimonte</strong>: il 5 maggio il museo della collina napoletana spegne 60 candeline, con feste e gioia, e lancia l&#8217;hashtag <strong>#Capodimeonte60</strong>. Festeggiamenti dal 5 al 7 maggio con un ricco programma di appuntamenti: visite didattiche, musica popolare nei cortili, il concerto gratuito Vita popolare nei quadri di Picasso per il ciclo <em>La musica racconta Picasso</em>, lo <em>Yoga della risata nel Bosco</em> e la <em>Caccia al Real Bosco</em>, visita con performance teatrale in collaborazione con Servizi Educativi Museo e la settima squadra fanteria a cavallo della questura di Napoli.</p>
<div id="attachment_11091" style="width: 730px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/FB_IMG_1493990506608.jpg"><img class="size-full wp-image-11091" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/FB_IMG_1493990506608.jpg" alt="Museo di Capodimonte" width="720" height="540" /></a><p class="wp-caption-text">Museo di Capodimonte</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Museo</strong> &#8211; fu fondato il 5 maggio del 1957, dal professore Bruno Molajoli, allora Sovrintendente alle Gallerie della Campania. Questa la data ufficiale, anche se le sale della reggia hanno ospitato opere d&#8217;arte già a partire dal 1758. Conserva prevalentemente pitture, distribuite largamente nelle due collezioni principali, ossia quella Farnese, di cui fanno parte alcuni grandi nomi della pittura italiana e internazionale (tra cui Raffaello, Tiziano, Parmigianino, Bruegel il Vecchio, El Greco, Ludovico Carracci, Guido Reni), e quella della Galleria Napoletana, che raccoglie opere provenienti da chiese della città e dei suoi dintorni, trasportate a Capodimonte a scopo cautelativo dalle soppressioni in poi (Simone Martini, Colantonio, Caravaggio, Ribera, Luca Giordano, Francesco Solimena). Importante anche la collezione di arte contemporanea, unica nel suo genere in Italia[3], in cui spicca Vesuvius di Andy Warhol. Gode ottima salute, con numeri in crescita e una generale azione di rilancio del sito culturale portata avanti dal direttore Sylvain Bellenger.</p>
<p style="text-align: justify;"> <a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/FB_IMG_1493990183280.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11092" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/05/FB_IMG_1493990183280.jpg" alt="fb_img_1493990183280" width="720" height="540" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli eventi della festa</strong> &#8211; Venerdì 5 sabato 6 maggio alle ore 11:00 <strong>visite guidate alla Collezione Farnese e Galleria delle Arti a Napoli: </strong>un approfondimento sulla storia del Real Sito e sulla sua trasformazione da Reggia a Museo. Tutti i visitatori invitati a fare gli auguri di buon compleanno al museo sui canali social di Capodimonte con l’hastag #Capodimonte60. L’approfondimento è a cura di Concetta Capasso e Alessandra Rullo dei Servizi Educativi del Museo di Capodimonte. Sabato 6 maggio alle ore 15.00 e 17.00 e domenica 7 maggio alle ore 10.00 e 12.00 <strong>Caccia al Real Bosco di Capodimonte</strong>: le Nuvole in collaborazione con i Servizi Educativi del Museo e Real Bosco di Capodimonte e la 7ª sezione Squadra a Cavallo Questura di Napoli organizzano una visita con performance teatrale nel bosco per rievocare le abitudini di caccia del sovrano e scoprire la varietà e la vastità della vegetazione. Domenica 7 maggio alle ore 10.00 e 11.30 <strong>Parade è un giocattolo infrangibile (Jean Cocteau). Il rapporto tra arte e teatro in Picasso</strong>: un nuovo itinerario a tema a cura di Lorella Starita dei Servizi Educativi di Capodimonte approfondisce il tema del complesso e stretto rapporto esistente tra pittura e teatro, da inizio Novecento fino ai giorni nostri. L’itinerario racconterà la mostra sui costumi e le scene che il già famoso protagonista delle avanguardie cubiste realizzò per Parade, balletto di Léonide Massine, musicato da Erik Satie su versi di Jean Cocteau ed eseguito dai Balletti Russi di Serge Diaghilev. Domenica 7 maggio alle ore 17.30 nel cortile della Reggia: <strong>Concerto Vita popolare napoletana nei quadri di Picasso</strong> per il ciclo La Musica racconta Picasso: il secondo concerto del programma musicale che il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella di Napoli. Sul palco l’Orchestra San Pietro a Majella diretta dal M° Mario Ciervo, con Angela Rosa Fico e Sabrina Sanza (soprani), Enrico Terrone e Armando Valentino (tenori), Maurizio Esposito (baritono). Sarà possibile ascoltare la Fantasia Napoletana e la Totò Fantasy, due composizioni di Mario Ciervo, e le più amate melodie di tutti i tempi, tra cui Io te vurria vasa&#8217;, Chella lla&#8217;, &#8216;O surdato &#8216;nnammurato, Santa Lucia luntana, Spingule francese, Torna a Surriento, Era de maggio, Piscatore d&#8217;o mare e Pusilleco, Silenzio cantatore, Munasterio &#8216;e Santa Chiara, Marechiaro, Funiculi&#8217; funicula&#8217;, Passione e tante altre. Domenica 7 maggio, dalle ore 10.30 alle ore 13.00. <strong>Lo yoga della risata nel Real Bosco di Capodimonte</strong>: anche al Museo e Real Bosco di Capodimonte si celebra il World Laughter Day, la Giornata Mondiale della Risata, che abbraccia centinaia di città, in oltre 70 paesi del mondo, in un coro di risate per portare un segno di speranza e di pace a tutte le nazioni della terra e che Capodimonte dedica ad Antonio de Curtis, il Principe della risata, originario del quartiere Sanità, a valle di Capodimonte. L’appuntamento è presso il Real Bosco di Capodimonte nei pressi del Belvedere con una sessione di Yoga della Risata. La Tappa napoletana dell’iniziativa è organizzata dall’Associazione nazionale Yoga della Risata e da Gente Green. Aderiscono varie associazioni, tra cui: Arcipelago della Solidarietà, Yoga della Risata Italia, Radio Shamal, Forys Criptae, Teniamocipermano Onlus. Sabato 7 maggio e domenica 8 maggio dalle ore 10.30: <strong>Napoli Street Parade a Capodimonte</strong>. In occasione della mostra di Picasso e Napoli: Parade (fino al 10 luglio 2017), MusiCapodimonte, associazione musicale-culturale di riferimento del Museo la Musica Tradizionale, ha selezionato artisti di strada per la rassegna Napoli Street Parade. Musicisti, cantanti, ballerini di danze popolari, fantasisti e burattinai si esibiranno nel cortile del Museo.</p>
<p style="text-align: justify;">Buona festa a tutti, per un compleanno degno di ogni lode.</p>
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