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	<title>Città del Monte &#187; Pirandello</title>
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		<title>La stranezza</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2022 14:42:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Maliore]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[E' quadern d'o Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[ficarra e picone]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
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		<description><![CDATA[La stranezza di Roberto Andò Italia 2022 103 minuti Un film che ama il teatro, da non perdere per chi ama il teatro. Il regista Roberto Andò mette in scena la stranezza, una sorta di malessere legato alla luna, ma anche una specie di blocco dello scrittore. Luigi Pirandello, interpretato da Tony Servillo, è protagonista [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/11/film_la_stranezza.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13334" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/11/film_la_stranezza.jpg" alt="film_la_stranezza" width="1080" height="757" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>La stranezza</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Roberto Andò</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Italia 2022</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>103 minuti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un film che ama il teatro, da non perdere per chi ama il teatro.<br />
Il regista Roberto Andò mette in scena la stranezza, una sorta di malessere legato alla luna, ma anche una specie di blocco dello scrittore. <strong>Luigi Pirandello</strong>, interpretato da Tony Servillo, è protagonista della vicenda insieme a due splendidi Ficarra e Picone, cassamortari di uno sperduto paesino siciliano con l’hobby del teatro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;INCIPIT</strong> &#8211; Prima parte del film scoppiettante, grazie a <strong>Ficarra e Picone</strong> in stato di grazia, che con il dialetto siciliano evocano dei Ciccio e Franco più colti, ma anche Buster Keaton.<br />
La scena della burocrazia cimiteriale sembra tratta da Brazil, uno dei migliori film di Terry Gilliam, ambientato in un paese dominato dalla burocrazia, in cui Mister Tuttle, indimenticabile idraulico interpretato da Robert De Niro, si oppone al sistema riparando abusivamente i guasti nelle case. Nel film basta “ungere” adeguatamente per trovare il loculo giusto al caro estinto, spesso amara realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>IL CUORE -</strong> La seconda parte vede protagonista Pirandello che vive l’insuccesso, momentaneo, di <em><strong>Sei personaggi in cerca d’autore</strong></em>, forse la sua opera più famosa, che il premio Nobel per la letteratura (1934) presentò al teatro Valle nel 1921, contestato da molti spettatori che non apprezzarono l’originalità della messa in scena che, in anticipo di quasi mezzo secolo, di fatto abbatteva la “quarta parete” mostrando le prove di uno spettacolo come se si stessero veramente svolgendo.<br />
Anche la lingua utilizzata nel film, il <strong>dialetto siciliano</strong> sottotitolato, costituisce un altro importante riferimento filologico a Pirandello, che iniziò i suoi studi universitari a Palermo nel 1886, per recarsi in seguito a Roma, dove continuò le ricerche di filologia romanza che completò a Bonn, nel 1891, laureandosi con una tesi sulla parlata agrigentina, <em>Foni ed evoluzione fonetica del dialetto di Girgenti</em> , in cui descrisse il dialetto della sua città e quelli dell&#8217;intera provincia, suddividendola in diverse aree linguistiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Ficarra e Picone alludono ad <strong><em>Aspettando Godot</em></strong> e, novelli Vladimir ed Estragon, messi in un angolo, accettano le contraddizioni fra realtà e teatro.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella seconda parte il film perde un po’ di ritmo e brio, ma complessivamente è da vedere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SUGGESTIONI -</strong> E a proposito di stranezza, come non ricordare il Maestro Franco Battiato, che non c’entra nulla con il film, ma che negli anni settanta scrisse una bellissima canzone in dialetto, Stranizza d’amuri. <em>Riascoltatela </em>(si trova facilmente in rete) e godetevi ancora la splendida lingua siciliana.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">…E quannu t&#8217;ancontru &#8216;nda strata</p>
<p style="text-align: justify;">Mi veni &#8216;na scossa &#8216;ndo cori</p>
<p style="text-align: justify;">&#8216;Ccu tuttu ca fora si mori</p>
<p style="text-align: justify;">Na&#8217; mori stranizza d&#8217;amuri</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;amuri…</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Enrico L&#8217;Ultimo al Teatro Civico 14</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 20:59:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maria Del Vecchio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Caserta]]></category>
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		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Solofria]]></category>
		<category><![CDATA[Rosario Lerro]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://static.cittadelmonte.info/static/img/030120121580.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6811" src="http://static.cittadelmonte.info/static/img/030120121580-200x112.jpg" alt="" width="200" height="112" /></a>L&#8217;ultimo oggetto di ogni serie è merce preziosa da serbare nella cassaforte dei collezionisti. L&#8217;ultimo giorno dell&#8217;anno è il più celebrato dal frizzante delirio di quanti credono che la fine sia solo un nuovo inizio. L&#8217;ultimo treno è un destino da cogliere per chi riesce nell&#8217;intento di afferrare al volo la sua carrozza, ma è pur sempre quel desiderio di evasione che attanaglia chi si fa sfuggire la vita da mani che non riescono a stringere, da piedi che non ce la fanno a correre, da volti che non si possono nascondere. Eppure, per farlo, un modo ci sarebbe: è quello di indossare una maschera, o anche più travestimenti, a seconda dei pensieri, degli umori e degli amori del momento. Tutto è un gioco di ruoli per il genio Pirandello, e <strong>S<em>iano bravi imperatori e Papi</em></strong>, e oggigiorno, (giacché ci sono), anche i vari papi con la <em>p</em> minuscola, a indossare le rispettive maschere di scena. Se lo dice Enrico IV Imperatore di Baviera, evidentemente c&#8217;è da crederci. Eccome. Se lo afferma un nobile nella sua dimora durante una festa in maschera, c&#8217;è da scherzarci sopra. Se lo asserisce l&#8217;ultimo psicolabile rimasto in una struttura residenziale a rischio chiusura, c&#8217;è da legarlo, assecondarlo e far in modo che si curi, ma non troppo però. Non sia mai lui guarisca: gli altri potrebbero poi impazzire, una volta costretti alla cassa integrazione, con mutui insolubili e famiglie sulle spalle. Dunque, quale miglior fuga se non quella dalla realtà per imboccare la via della pazzia? <strong><em>Costruiscono senza logica, beati loro, i pazzi!&#8230;. Oggi così e domani chi sa come! Voi vi tenete forte, ed essi non si tengono più..</em>. </strong>Lo spettatore, invece, si tiene ben saldo ad un soggetto rivisitato, ma comunque aderente all&#8217;ossequio pirandelliano per il funambolico filo che divide follia e razionalità. L&#8217;imponente presenza scenica di un Roberto Solofria, re e finto squilibrato, e la verve accattivante dei suoi <em>pazzi</em> inservienti Antimo Navarra, Domenico Santo e Rosario Lerro, sono la chiave ben oliata che entra nella mente del pubblico del Teatro Civico 14 di Caserta, e non può non scassinare il fortino di benpensanti certezze e imbarazzanti scheletri borghesi. Siamo tutti pazzi? Oggi no. Forse domani si, e viceversa. Avremmo tutti prima o poi bisogno di una deliziosa Ilaria Delli Paoli psicologa che si schiaffeggia pur di entrare nella parte fittizia di colei che acquiesce. La <em>chaise longue</em> nera non serve. E neppure la lampada da interrogatorio. Ci pensa una scenografia impeccabile, fatta di lanterne a manovella e carriole da ferro vecchio, a simulare il caotico ordine e la luminosa oscurità di coloro che vivono reietti, a catturare gli astanti in un vortice di appagante scompiglio interiore.<a href="http://static.cittadelmonte.info/static/img/Enrico-lultimo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6812" src="http://static.cittadelmonte.info/static/img/Enrico-lultimo-91x200.jpg" alt="" width="91" height="200" /></a></p>
<p>Tanto per la cronaca: Enrico IV, il nobile mascherato, e l’ultimo dei mentecatti, sono sempre la stessa persona. Tutto vero? Si, ma solo sul palcoscenico. E se non ce ne eravamo accorti, vuol dire che <em>loro</em> sono stati egregi nel recitare e <em>noi</em> altrettanto bravi a cascarci.<em></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Finestre sul Natale (prima puntata)</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Dec 2010 22:40:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Galgano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con questa prima stazione di passaggio si apre un percorso che ci porterà a una ipotetica stazione di nome Natale, un percorso non di passaggio ma una sosta in stanze, abitate da uomini e da storie, da sguardi e da analisi che abitano i secoli o vivono la contemporaneità. Il nostro viaggio comincia con uno [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Con questa prima stazione di passaggio si apre un percorso che ci porterà a una ipotetica stazione di nome Natale, un percorso non di passaggio ma una sosta in stanze, abitate da uomini e da storie, da sguardi e da analisi che abitano i secoli o vivono la contemporaneità. Il nostro viaggio comincia con uno dei racconti più celebri su questo Evento: <strong><em>Racconti di Natale</em></strong> di <strong>Charles Dickens</strong> pubblicati nel 1852 (Rizzoli &#8211; 2006 &#8211; pp. 445 a cura di M.L. Fehr, con un saggio introduttivo di Stefan Zweig), che ebbero il merito di spalancare lo sguardo e di risvegliare l’assopita coscienza sociale sulla condizione degli ultimi e dei diseredati, dimenticati dall’ottusa superficialità borghese dei vittoriani. &#8220;Canto di Natale&#8221; (interessante anche nella pregevole riscrittura del grande poeta contemporaneo Roberto Mussapi in poesia), ad esempio, ebbe immediato successo fin dalla sua prima comparsa nel 1843. Si narra l&#8217;inquietante notte di Natale di Ebenezer Scrooge (di questa figura se ne ricorderà anche Walt Disney nel celebre Zio Paperone), divenuto un uomo d&#8217;affari avaro ed egoista, intento a contare il suo danaro e dimenticarsi dello spirito natalizio di un tempo passato. Però, nell’incombere della Vigilia, di notte gli si presentano tre spiriti: il fantasma del Natale passato, il fantasma del Natale presente e quello dei Natali futuri, che gli daranno pace e gli faranno comprendere nel loro apparire la sua condizione umana e il senso di appartenenza a un avvenimento che cambia la Storia. Questo primo racconto inaugurò una sorta di “saga natalizia” che portò Dickens a scrivere negli anni successivi altri quattro &#8220;Canti di Natale&#8221; che metteranno a fuoco la magia, il gioco, l’aspetto metafisico, una solitudine d’intenti, la miseria di un’infanzia sottratta che dispiega una satira sulla società in cui vive, che troppo spesso separa individui di diversa estrazione e, come descrive Stefan Zweig, si concentra sui particolari umili che offrono una specificità umana pura e innocente. Come ebbe a scrivere Louis Robert Stevenson: “Io ne ho letti due, e ho pianto come un bambino, ho fatto uno sforzo impossibile per smettere. Quanto è vero Dio, sono tanto belli, e mi sento così bene dopo averli letti. Voglio uscire a fare del bene a qualcuno [...]. Oh, come è bello che un uomo abbia potuto scrivere libri come questi riempiendo di compassione il cuore della gente!”. Un nostro grande autore della letteratura scrisse del Natale: è <strong>Luigi Pirandello</strong>, che pubblicò <em>Sogno di Natale e altri racconti</em><strong> </strong>(Interlinea - 2010 - collana “Nativitas”, pp.117, a cura di Guido Davico Bonino). I nove racconti qui selezionati sono editi tra il 1896 e il 1935, un anno prima della scomparsa dello scrittore siciliano, e incentrati sul problema della fede o del tema della Chiesa (si pensi a “Il Natale sul Reno”). L’esperienza autobiografica di Pirandello trova qui pieno dispiegamento: i sapori, i riti, le gioie saranno vinti da una struggente malinconia o da una nostalgia di paesi lontani, nell’incertezza di un confine tra psicologia e speculazione. Non disdegna però Pirandello l’aspetto fantastico e onirico (“Sogno di Natale”), che cerca di allontanarsi dallo “scetticismo delle buone maniere” e si spinge verso i territori di un’umanità aperta a un Mistero, forse irrisolto, ma pascalianamente sentito. Le <em>Favole di Natale</em> di <strong>Gabriele D’Annunzio</strong> (Solfanelli editore, pp.96), piene di echi e di suggestioni provenienti da tradizioni popolari abruzzesi (La Leggenda in terra D’Abruzzo), risalenti alle specificità d’analisi di Finamore e De Nino nei paesaggi e nei detti, dei paesi che “fiorite di rose come un immenso rosaio odoravano nella notte” e da impianti tardo romantici, che in lui assumono un tono smaccatamente fantastico. Le leggende popolari, qui tratte da “Parabole e novelle” edite nel 1916, sono un eccezionale esempio di ri-scrittura e di ri-facimento, connaturato alla sua personalità artistica e poetico-letteraria, ma allo stesso tempo ricolmo di attesa intensa e delicata: «La notte era senza luna; ma tutta la campagna risplendeva di una luce bianca ed eguale, come un plenilunio, perché il Divino era nato». L’oralità vaga e indefinita, che intesse la trama di un amore incantato, assume un preciso temperamento peculiare e connaturato alla sua produzione, sia nelle tematiche sia nei processi creativi; di questo si ricorderà anche Italo Calvino nelle sue “Fiabe italiane”. Il breve studio di <strong>Sebastiano Vassalli</strong> <em>Natale a Marradi. L’ultimo Natale di Dino Campana</em> (Interlinea &#8211; 2008 - collana “Nativitas”, pp.64) traccia, in un autore a lui caro, un viaggio che, in un lontano 1916, Dino Campana e la sua compagna di vita e di letteratura Sibilla Aleramo compiono in quelle trincee di ricordi e di sensazioni. Un’illustrazione di tempo nel tempo felice, che tratteggia l’infanzia dinanzi agli occhi di un poeta, che concede il suo spazio di memoria alla donna che accompagna i suoi passi e i suoi moti, in luoghi in cui la guerra e il male sembrano stravolgere ma non distruggere del tutto ogni cosa. In <em>L’albero di Natale</em><strong> </strong>(Rizzoli &#8211; 2010 - pp.34, a cura di E.Dragoni) <strong>Marc Boutavant, </strong>celebre illustratore francese di<strong> </strong><em>New York Times</em>, <em>Martha Stewart Kids</em> e <em>New Yorker</em>, reinventa la fiaba del grande scrittore ottocentesco danese <strong>H.Christian Andersen</strong>. È Natale e le case degli uomini, raccontano i passerotti agli amici del bosco, si riempiono di addobbi e meraviglie: in ogni casa un grande albero, dominatore incontrastato della festa. Il nostro piccolo abete non vede l&#8217;ora di crescere per diventare uno splendido albero di Natale come gli abeti che lo circondano. Ma si appresta l’arrivo dei boscaioli che li tagliano e si avvicinano minacciosamente anche a lui. Che ne sarà dei suoi rami? Che ne sarà del suo desiderio, apparentemente mutilato da un male in agguato? Ai lettori il piacere di scopririrlo.</p>
<p><a href="http://files.cittadelmonte.info/static/img/Pirandello-Sogno-18011.jpg"><img class="size-medium wp-image-4041 alignleft" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/Pirandello-Sogno-1801-148x2001.jpg" alt="" width="148" height="200" /></a><a href="http://files.cittadelmonte.info/static/img/favoledinatale11.jpg"><img class="size-medium wp-image-4042 alignleft" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/favoledinatale1-133x2001.jpg" alt="" width="133" height="200" /></a><a href="http://files.cittadelmonte.info/static/img/marradi_011.jpg"><img class="size-medium wp-image-4043 alignleft" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/marradi_01-146x2001.jpg" alt="" width="146" height="200" /></a><a href="http://files.cittadelmonte.info/static/img/881703598X11.jpg"><img class="size-medium wp-image-4044 alignleft" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/881703598X1-139x2001.jpg" alt="" width="139" height="200" /></a><a href="http://files.cittadelmonte.info/static/img/881701333111.jpg"><img class="size-medium wp-image-4040 alignleft" src="http://files.cittadelmonte.info/static/img/88170133311-129x2001.jpg" alt="" width="129" height="200" /></a></p>
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