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	<title>Città del Monte &#187; psicologo casoria</title>
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		<title>I 9 paradossi (più 1) delle personalità creative</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Aug 2015 16:13:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Teresa Montesarchio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli individui creativi sono persone fuori dal comune per la loro abilità di adattarsi a diversi contesti e di gestire qualsiasi situazione sia necessario gestire per raggiungere i propri obiettivi. Per essere capaci di fare ciò, le persone creative sono dotate di una personalità complessa, poliedrica, che vede la compresenza di caratteristiche che comunemente non ritroviamo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/teresa-montesarchio-cittadelmonte-creatività.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10313" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/teresa-montesarchio-cittadelmonte-creatività-300x200.jpeg" alt="teresa montesarchio cittadelmonte creatività" width="300" height="200" /></a>Gli individui creativi sono persone fuori dal comune per la loro abilità di adattarsi a diversi contesti e di gestire qualsiasi situazione sia necessario gestire per raggiungere i propri obiettivi. </strong>Per essere capaci di fare ciò, le persone creative sono dotate di una <strong>personalità complessa</strong>, poliedrica, che vede la compresenza di caratteristiche che comunemente non ritroviamo associate nelle persone, in quanto vengono considerate mutuamente escludentesi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avere una personalità complessa significa essere capaci di esprimere l&#8217;intero range di tratti potenzialmente presenti nel repertorio umano</strong>, ma che usualmente si atrofizzano nelle persone, poiché il giudizio induce le persone a ragionare per estremi: si pensa, così, che un estremo sia buono e l&#8217;altro cattivo. Molti di noi hanno un lato <em>oscuro</em> represso che rifiutano di riconoscere. Le persone molto ordinarie, ad esempio, desiderano essere spontanee, mentre le persone sottomesse desiderano essere dominanti. <strong>Fino a quando misconosciamo queste <em>zone d&#8217;ombra</em>, non saremo soddisfatti.</strong> Ma solitamente lo facciamo e combattiamo contro noi stessi, nel tentativo di essere all&#8217;altezza di un&#8217;immagine che distorce il nostro vero essere. Una personalità complessa è in grado di muoversi da un estremo all&#8217;altro in base ai contesti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Di seguito sono elencate 9 caratteristiche paradossali delle persone creative individuate dallo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi</strong> durante la sua pluridecennale esperienza nella ricerca sulle personalità creative: vediamo quali sono!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1. I GENI E L&#8217;AMBIENTE</strong><br />
<strong>La creatività è facilitata da una predisposizione genetica per un campo specifico:</strong> una persona il cui sistema nervoso è più sensibile ai colori e alla luce, sarà avvantaggiata nell&#8217;arte visiva, mentre una persona nata con qualità vocali perfette ed orecchio musicale avrà predisposizione per la musica. Essendo migliori in campi specifici, queste persone diventeranno più profondamente interessate ai suoni o ai colori, impareranno di più su questi argomenti e, di conseguenza, saranno in una posizione vantaggiosa per apportare innovazione nel campo della musica o dell&#8217;arte visiva. Per quanto riguarda la scienza, nonostante molti grandi scienziati sembrano essere stati attratti dai numeri e dalla sperimentazione sin da bambini, pare vi sia poca relazione fra il talento espresso nell&#8217;infanzia e la creatività nel campo delle scienze in età adulta. Ad ogni modo, uno speciale vantaggio sensoriale potrebbe essere responsabile per lo sviluppo di un interesse precoce in un campo specifico, che è certamente un ingrediente importante della creatività. Ma i geni non sono tutto: <strong>una persona ha anche bisogno di avere possibilità di accesso al campo di propria predilezione e la fortuna gioca un grande ruolo.</strong> Essere nati in una famiglia benestante o aver frequentato buone scuole, aver avuto buoni mentori e guide ovviamente rappresenta un grande vantaggio. Ma nemmeno la fortuna è tutto: molte persone creative hanno mostrato coraggio e determinazione straordinari nell&#8217;aprirsi da sole un varco in un campo anche quando la fortuna non era dalla loro parte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. L&#8217;ATTIVITA&#8217; E IL RIPOSO</strong><br />
Gli individui creativi hanno tanta energia fisica. Lavorano per tante ore, con grande concentrazione, proiettando un&#8217;aura di freschezza e di entusiasmo. Ma l&#8217;energia di queste persone è internamente generata ed è dovuta più alle loro menti focalizzate che alla superiorità dei loro geni. <strong>Le persone creative non sono necessariamente iperattive: infatti, riposano spesso e dormono tanto.</strong> Ma quando lavorano, la loro energia è sotto il loro pieno controllo. Quando necessario, le persone creative sanno focalizzare le proprie risorse energetiche sul compito, come un raggio laser. Quando non è così, subito cominciano a ricaricare le batterie. Considerano, infatti, l&#8217;alternanza fra attività e ozio molto importante ai fini del successo nel loro lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3. L&#8217;INTELLIGENZA DISCRETA</strong><br />
Gli individui creativi tendono ad essere intelligenti, ma non eccessivamente. <strong>Una bassa intelligenza può minare la creatività, ma essere intellettualmente brillanti può, ugualmente, essere di detrimento alla creatività.</strong> Le persone con un alto quoziente intellettivo, infatti, possono essere eccessivamente auto-compiacenti: sicure della propria superiorità mentale, perdono ogni tipo di curiosità, essenziale per creare qualcosa di nuovo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4. LA CONVERGENZA E LA DIVERGENZA DI PENSIERO</strong><br />
<strong>Le persone che apportano novità in un campo specifico, sembrano essere capaci di usare bene due stili opposti di pensiero: quello convergente e quello divergente.</strong> Il pensiero convergente riguarda il risolvere problemi razionali e ben definiti che prevedono una sola risposta corretta. Il pensiero divergente si utilizza per quei problemi che hanno diverse possibili soluzioni, fra le quali nessuna di esse può essere considerata corretta all&#8217;unanimità: è l&#8217;abilità di generare una grande quantità di idee, di muoversi da una prospettiva all&#8217;altra e di produrre inusuali associazioni di pensiero. Il pensiero divergente non è molto utile senza la capacità di discernere una buona idea da una cattiva idea e la selettività richiede la capacità di pensiero convergente. Molte persone creative, ad esempio, fra tutte le idee che producono -grazie al pensiero divergente- hanno solo due o tre idee buone in tutta la propria carriera -selezionate grazie al loro pensiero convergente- ma sono così buone che le tengono impegnate per tutta la loro vita.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5. LA GIOCOSITA&#8217; E LA DISCIPLINA</strong><br />
Un ulteriore tratto paradosso si riferisce alla combinazione correlata di giocosità e disciplina. Un atteggiamento giocoso e leggero è tipico delle persone creative, che sono, però, anche ostinate e perseveranti, in quanto sanno bene che il lavoro duro è necessario per condurre una nuova idea a compimento e superare gli ostacoli che, in quanto persone creative, inevitabilmente incontrano. <strong>Le persone creative alternano immaginazione e fantasia da un lato e un radicato senso di realtà dall&#8217;altro.</strong> Si staccano dal presente senza perdere contatto con il passato, essendo ben consapevoli dei contributi degli studiosi che le hanno precedute. Sono anche consapevoli del ruolo che la fortuna ha giocato nei propri risultati. E sono tipicamente tanto focalizzate sui progetti futuri e le sfide del presente che i loro risultati passati, non importa quanto eccezionali, non hanno grande importanza per loro. Allo stesso tempo, le persone creative sanno che, in confronto agli altri, hanno ottenuto grandi risultati. Così nutrono un protettivo senso di sicurezza in se stesse.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>6. L&#8217;INTROVERSIONE E L&#8217;ESTROVERSIONE</strong><br />
Le persone creative mostrano anche caratteristiche sia di estroversione che di introversione. Tipicamente ognuno di noi tende ad essere o introverso o estroverso, preferendo essere o immerso nella folla o tenersi al di fuori di essa. <strong>Le persone creative, invece, sembrano esprimere tratti opposti allo stesso tempo.</strong> Le persone creative sono anche capaci di gestire il paradosso fra ambizione e altruismo. Sanno essere spontaneamente ambiziose ed aggressive, ma anche disposte a subordinare il proprio comfort personale e la scalata al successo per il prossimo, quando lo ritengono opportuno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>7. FEMMINILITA&#8217; E MASCOLINITA&#8217;</strong><br />
Le persone creative sono anche psicologicamente androgine, in quanto sanno interagire con il mondo in termini di un più vasto e ricco spettro di opportunità.<strong> Le persone creative non possiedono solo la forza del proprio genere sessuale, ma anche quella del genere sessuale opposto.</strong> Ad esempio, le ragazze creative spesso tendono ad essere più dominanti e tenaci delle altre ragazze e i ragazzi creativi sono più sensibili e meno aggressivi degli altri ragazzi della stessa età. Similmente, donne creative, sia artiste che scienziate, tendono ad essere più assertive, sicure di sé e apertamente aggressive rispetto a quanto lo siano tipicamente le altre donne e, allo stesso modo, gli uomini creativi presentano tratti tipicamente femminili, mostrando, ad esempio, preoccupazione per la propria famiglia e sensibilità ad aspetti più sottili dell&#8217;ambiente che li circonda.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>8. IL PROGRESSISMO E IL LIBEREALISMO</strong><br />
È impossibile essere creativi senza aver prima interiorizzato le regole della propria cultura e, per essere in grado di innovare il proprio ambiente, una persona deve credere nell&#8217;importanza di quell&#8217;ambiente, per poterne apprendere le regole di funzionamento. Di conseguenza, la persona creativa deve essere in una certa misura tradizionalista: <strong>una persona non può essere creativa senza essere sia tradizionalista, conservatrice e, allo stesso tempo, ribelle e iconoclastica.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>9. LA RAGIONE E LA PASSIONE</strong><br />
La maggior parte delle persone creative è estremamente appassionata del proprio lavoro, ma riesce ad essere anche estremamente obiettiva su quanto sia buono. <strong>La passione è necessaria per sostenere l&#8217;interesse in un compito difficile, ma senza l&#8217;obiettività, il lavoro potrebbe mancare di credibilità e non trovare consenso.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Infine&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;apertura e la sensibilità delle persone creative spesso le espone ad un ultimo paradosso: <strong>provare sofferenza e dolore, ma anche grandi dosi di divertimento.</strong> La loro grande sensibilità può causare vulnerabilità e ansie che non si riscontrano nel resto delle persone. Ma forse la qualità più importante delle persone creative è l&#8217;abilità di godere del processo di creazione in sé. Ed è per questo che le persone creative spesso lasciano andare carriere più lucrative per restare focalizzate su ciò che gli piace fare.</p>
<p style="text-align: justify;">Se sei una persona creativa, ti riconoscerai sicuramente in molte di queste caratteristiche apparentemente paradossali. <strong>In effetti, per essere creativi e fuori dal comune, le persone non possono che essere non canoniche, uscire fuori dagli schemi e mostrare la propria diversità e unicità, nel senso più nobile e meraviglioso del termine.</strong> Caratteristiche di cui andar fieri, così come sostenuto anche dalla scienza!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fonte:</strong></p>
<p><span style="font-size: 1.4rem; line-height: 1.6;">Mihaly Csikszentmihalyi (2013) <em>Creativity: </em></span><em>The Psychology of Discovery and Invention</em>. New York: HarperCollins.</p>
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		<title>Può esistere davvero l&#8217;amicizia fra uomo e donna?</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2015 09:19:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Teresa Montesarchio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Può esistere l&#8217;amicizia fra uomo e donna? Si. E solo se c&#8217;è attrazione sessuale! L&#8217;amicizia fra uomo e donna si caratterizza come una relazione priva di legami di sangue, volontaria, cooperativa e non romantica e che implica gradi diversi di compagnia, intimità, affezione e assistenza reciproca. In questo articolo, facciamo riferimento all&#8217;amicizia fra uomini e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/teresa-montesarchio-cittadelmonte-amicizia-fra-uomo-e-donna.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10287" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/teresa-montesarchio-cittadelmonte-amicizia-fra-uomo-e-donna-300x199.jpg" alt="teresa montesarchio cittadelmonte amicizia fra uomo e donna" width="300" height="199" /></a>Può esistere l&#8217;amicizia fra uomo e donna? Si. E solo se c&#8217;è attrazione sessuale!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;amicizia fra uomo e donna si caratterizza come una relazione priva di legami di sangue, volontaria, cooperativa e non romantica e che implica gradi diversi di compagnia, intimità, affezione e assistenza reciproca. In questo articolo, facciamo riferimento all&#8217;amicizia fra uomini e donne esterosessuali.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>April Bleske-Rechek e colleghi, dell&#8217;Università del Wisconsin, si sono chiesti fino a che punto uomini e donne possano provare attrazione per l&#8217;amico del sesso opposto e cosa questo significhi a livello sociale ed evolutivo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca scientifica che si è occupata dell&#8217;amicizia fra uomo e donna è abbastanza giovane, in quanto <strong>questo tipo di amicizia, così come la osserviamo oggi, rappresenta una novità nella storia dell&#8217;uomo. </strong>Inoltre, ancora oggi amicizie di tal genere sono meno frequenti di quelle fra persone dello stesso sesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Inevitabilmente, l&#8217;amicizia fra uomo e donna deve affrontare diverse sfide</strong>, fra cui:</p>
<ul>
<li>determinare il tipo di legame emotivo condiviso</li>
<li>confrontarsi con la sessualità all&#8217;interno della relazione</li>
<li>presentare la relazione come un&#8217;autentica amicizia agli altri</li>
<li>coltivare l&#8217;uguaglianza nel contesto dell&#8217;ineguaglianza di genere</li>
<li>affrontare la gelosia nei rispettivi partner e rassicurarli</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>Infatti, in diversi studi giovani di ambo i sessi hanno riportato di esperire attrazione sessuale verso l&#8217;amico del sesso opposto.</strong> Sorprendentemente, alcune persone ritengono che tale attrazione sia <strong>un requisito imprescindibile</strong> per cominciare un&#8217;amicizia con l&#8217;altro sesso o aggiungere intimità all&#8217;amicizia: un <em>sine qua non</em>, insomma!</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">In che senso l&#8217;attrazione sessuale si caratterizza come requisito imprescindibile dell&#8217;amicizia con l&#8217;altro sesso?</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ipotesi degli studiosi dell&#8217;Università del Wisconsin è che le strategie di accoppiamento, essendosi evolute nel corso della storia dell&#8217;uomo, abbiano assunto, in alcuni casi, la forma dell&#8217;amicizia fra uomo e donna. In altri termini, questo tipo di amicizia sarebbe una manifestazione, non consapevole, dell&#8217;adattamento delle strategie di accoppiamento da parte di uomini e donne all&#8217;epoca che stiamo vivendo, caratterizzata da importanti mutamenti nei ruoli di genere rispetto al passato. Insomma, a livello del tutto inconsapevole, secondo gli studiosi,</p>
<p style="text-align: center;"><strong>anche l&#8217;amicizia fra uomo e donna avrebbe come finalità l&#8217;accoppiamento!</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">È davvero così?</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>I risultati dello studio hanno dato ragione di credere a tale ipotesi.</strong> I ricercatori, infatti, hanno scoperto che<strong> gli uomini esperiscono un grado maggiore di attrazione sessuale</strong> verso le proprie amiche rispetto a quello che esperiscono le donne verso gli stessi amici e che sempre <strong>gli uomini tendono a sovrastimare l&#8217;attrazione che le proprie amiche possano provare</strong> verso se stessi. Inoltre, <strong>gli uomini sembrano provare una moderata attrazione sessuale per le loro amiche a prescindere dal fatto che siano o meno coinvolti in una relazione stabile con un partner</strong>, mentre l&#8217;attrazione che le donne provano per i propri amici si riduce se sono coinvolte in una relazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi risultati sembrerebbero supportare l&#8217;ipotesi degli studiosi, poiché <strong>riflettono la tendenza -evolutivamente giustificata- degli uomini a coinvolgersi maggiormente in numerose relazioni a breve termine</strong>, ai fini della procreazione, di contro alle donne, che, invece, tendono a scegliere più accuratamente il partner, ai fini di una relazione duratura, per garantirsi la protezione della prole, sempre in un&#8217;ottica evoluzionistica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alla luce della teoria evoluzionistica, sembra proprio che l&#8217;amicizia fra uomini e donne aumenti la probabilità, negli uomini, di garantirsi un accesso ad una partner potenzialmente sessualmente disponibile e permetta alle donne di testare, quando opportuno, l&#8217;affidabilità di un potenziale partner a lungo termine</strong>. In tal senso, l&#8217;attrazione sessuale sarebbe -inconsapevolmente- un fattore chiave dell&#8217;amicizia fra uomo e donna, sebbene la moderazione dell&#8217;attrazione reciproca rappresenti una sfida (maggiore per gli uomini) lì dove, consciamente, i due amici hanno come finalità il costruire una relazione volontaria, cooperativa e assolutamente non romantica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un appunto in merito&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è da dire che, sebbene pare che l&#8217;attrazione sessuale sia pressoché presente fra tutti gli amici di sesso opposto,<strong> i dati esposti non sembrano essere sufficienti a confermare l&#8217;ipotesi dei ricercatori, così come, d&#8217;altra parte, non esistono al momento dati in grado di confutarla.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fonte:</strong> Bleske-Rechek, A., Somers, E., Micke, C., Erickson, L., Matteson, L., Stocco, C., Schumacher, B., Ritchie, L. (2012) Benefit or burden? Attraction in cross-sex friendship. <em>Journal of Social and Personal Relationships, 29(5),</em> 569–596</p>
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		<title>Vuoi migliorare la tua memoria? Comincia a scarabocchiare</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jul 2015 18:14:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Teresa Montesarchio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scarabocchiare mentre si ascolta può aiutare a ricordare i dettagli, impedendo alla mente di vagare, così come, invece, avviene solitamente. Secondo uno studio pubblicato nel 2009 sulla rivista Applied Cognitive Psychology, i soggetti invitati a scarabocchiare durante l&#8217;ascolto di un messaggio telefonico hanno ricordato il 29% di informazioni in più rispetto a chi non ha [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/scarabocchiare-memoria-teresa-montesarchio-cittadelmonte.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10264" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/scarabocchiare-memoria-teresa-montesarchio-cittadelmonte-300x187.jpg" alt="200249351-001" width="300" height="187" /></a>Scarabocchiare mentre si ascolta può aiutare a ricordare i dettagli, impedendo alla mente di vagare, così come, invece, avviene solitamente.</strong> Secondo uno studio pubblicato nel 2009 sulla rivista <em>Applied Cognitive Psychology</em>, i soggetti invitati a scarabocchiare durante l&#8217;ascolto di un messaggio telefonico hanno ricordato il 29% di informazioni in più rispetto a chi non ha scarabocchiato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In tale studio, è stato chiesto a 40 membri della commissione della <em>Medical Research Council&#8217;s Cognition and Brain Sciences Unit</em> di Cambridge di ascoltare un nastro di due minuti e mezzo che elencava una serie di nomi di persone e di luoghi.</strong> Il compito era quello di scrivere solo i nomi delle persone che si recavano ad una certa festa. A 20 dei partecipanti è stato chiesto di tratteggiare forme varie su di un foglio, senza prestare attenzione all&#8217;ordine o alla pulizia del tratto. Non era stato detto loro esplicitamente di scarabocchiare, in modo da evitare che riflettessero su di sé mentre eseguivano questo secondo compito. Nessuno era stato informato che si trattava di un test di memoria.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta terminato l&#8217;ascolto del nastro, tutti i partecipanti allo studio sono stati invitati a ricordare gli otto nomi delle persone che andavano alla festa ed in più otto nomi di luoghi presenti nel nastro. <strong>Coloro che avevano scarabocchiato hanno richiamato mediamente 7,5 nomi di persone e luoghi, rispetto a solo il 5,8 di coloro ai quali non era stato richiesto di scarabocchiare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Se qualcuno è impegnato in un compito noioso, come ascoltare una conversazione telefonica noiosa, la mente comincia a vagare, attratta dalle proprie fantasie”</strong> ha spiegato la ricercatrice Jackie Andrade, docente della Scuola di Psicologia, all&#8217;Università di Plymouth. “Sognare ad occhi aperti distrae le persone dal compito, risultando in prestazioni più scarse. Un semplice compito, come scarabocchiare, può essere sufficiente per fermare la mente che vaga, senza compromettere le prestazioni del compito principale”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo la ricercatrice, la distrazione dovuta al <em>sognare ad occhi aperti</em> durante un compito noioso, come anche ascoltare una lezione noiosa, è causata dall&#8217;attivazione delle funzioni esecutive del cervello, quelle dedicate alla pianificazione, all&#8217;organizzazione, al problem solving, alla riflessione su se stessi, il mondo circostante e la loro relazione.</strong> Quando queste funzioni si attivano, assorbono molta attenzione, che non possiamo, di conseguenza, dedicare alla memorizzazione delle informazioni che ci provengono da ciò che stiamo ascoltando. Così, scarabocchiando, teniamo impegnate queste funzioni esecutive, in modo che non ci trascinino altrove, ed il fatto che non si debba prestare attenzione alla pulizia o alla correttezza del tratto, ci permette di avere abbastanza attenzione da dedicare alle informazioni che stiamo ricevendo. <strong>Secondo Jackie Andrade, scarabocchiare può essere considerata come una strategia che mettiamo in atto proprio per essere più attenti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fonte</strong>: Andrade J. (2009) What Does Doodling do? <em>Appl. Cognit. Psychol. 23:</em> 1-7</p>
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		<title>Vuoi scoprire quanto il tuo cervello è lateralizzato? Fallo con l&#8217;illusione dell&#8217;ottava</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2015 18:11:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Teresa Montesarchio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;illusione dell&#8217;ottava è un&#8217;illusione uditiva scoperta da Diana Deutsch nel 1973. Viene prodotta quando l&#8217;intervallo di un&#8217;ottava (due suoni sono uguali, ma uno è più grave e l&#8217;altro più acuto) viene emesso ripetutamente, alternando i due suoni che la compongono (es.: acuto-grave-acuto-grave) tramite cuffie stereofoniche. La stessa sequenza viene riprodotta ad entrambe le orecchie simultaneamente, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/Diana-Deutsch-illusione-dellottava-teresa-montesarchio-cittadelmonte.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10261" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/Diana-Deutsch-illusione-dellottava-teresa-montesarchio-cittadelmonte-265x300.jpg" alt="Diana-Deutsch-illusione dell'ottava-teresa montesarchio cittadelmonte" width="265" height="300" /></a>L&#8217;illusione dell&#8217;ottava è un&#8217;illusione uditiva scoperta da Diana Deutsch nel 1973.</strong> Viene prodotta quando l&#8217;intervallo di un&#8217;ottava (due suoni sono uguali, ma uno è più grave e l&#8217;altro più acuto) viene emesso ripetutamente, alternando i due suoni che la compongono (es.: acuto-grave-acuto-grave) tramite cuffie stereofoniche. La stessa sequenza viene riprodotta ad entrambe le orecchie simultaneamente, ma al rovescio. Pertanto ne risulterà che,<strong> mentre l&#8217;orecchio destro riceve il suono acuto, l&#8217;orecchio sinistro riceve il suono grave e viceversa.</strong> I due suoni utilizzati vengono emessi a 400 Hz e 800 Hz ed ognuno suona per 250 millisecondi prima di passare all&#8217;altro orecchio e dare spazio all&#8217;altro suono, che viene riprodotto senza pause di silenzio a separarlo dal precedente. <strong>Entrambi i suoni risultano, quindi, simultaneamente presenti ad entrambe le orecchie, sempre, senza pause</strong>. È possibile, così come stato fatto negli esperimenti della Deutsch, invertire le cuffie e ripetere la prova.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In cosa consiste l&#8217;illusione?</strong><br />
Ottantasei persone hanno preso parte al primo esperimento della Deutsch e nessuna di esse ha percepito il modello tonale corretto! La percezione che ne deriva, infatti, è diversa dalla realtà: invece di sentire due suoni alternati attraverso entrambe le orecchie simultaneamente, <strong>la maggior parte delle persone percepisce due suoni emessi alternativamente all&#8217;orecchio destro e sinistro, in tempi diversi</strong> (es.: suono orecchio destro, poi suono orecchio sinistro, poi suono orecchio destro, e così via) e <strong>più frequentemente sente ad uno specifico orecchio il suono acuto e all&#8217;altro quello grave e anche quando le cuffie vengono invertite la corrispondenza viene mantenuta</strong>, cosicché l&#8217;orecchio che sente il suono acuto, continua a sentire il suono acuto e quello che sente il suono grave, continua a sentire quello grave (es.: suono acuto orecchio destro, poi suono grave orecchio sinistro, poi suono acuto orecchio destro, e così via) .</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alcuni soggetti dell&#8217;esperimento della Deutsch percepivano un&#8217;unica tonalità alternata fra le due orecchie, quindi non percepivano per nulla l&#8217;intervallo di ottava</strong> (es.: suono acuto orecchio destro, poi suono acuto orecchio sinistro, poi suono acuto orecchio destro, e così via). Altri percepivano illusioni &#8220;complesse&#8221;, come l&#8217;intervallo di ottava ad un unico orecchio ed un terza tonalità percepita sporadicamente nell&#8217;altro orecchio (es.: suono acuto orecchio sinistro, poi suono grave orecchio sinistro, poi suono acuto orecchio sinistro&#8230; poi suono più acuto di due ottave dall&#8217;orecchio destro) .</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lateralizzazione cerebrale</strong><br />
<strong>È stato scoperto che la lateralità di mano rappresenta un fattore influente</strong>: nel primo esperimento della Deutsch, il 58% dei soggetti destrimani e il 52% dei soggetti mancini avvertivano un singolo suono alternantesi fra le due orecchie con intervallo di ottava. I soggetti mancini erano imprevedibili rispetto alla localizzazione dei suoni acuti e gravi, mentre i soggetti destrimani erano molto più propensi a percepire il suono acuto attraverso l&#8217;orecchio destro. Dei restanti soggetti, i destrimani percepivano tre volte di più rispetto ai mancini un unico tono alternantesi fra le due orecchie, ma senza intervallo di ottava.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come si spiegano tali risultati? </strong><br />
La Deutsch suggerisce che <strong>quando un intervallo di ottava si alterna come nell&#8217;esperimento, entrano in gioco due diversi meccanismi decisionali</strong>. Il primo ha la funzione di determinare la posizione del suono, ovvero <em>da dove proviene</em>, l&#8217;altro quello di identificare <em>il tipo di suono</em>, come la sua tonalità. <strong>Il meccanismo decisionale che valuta la posizione del suono dà la precedenza ai suoni alti e quello volto a valutare il tipo di suono, dà la precedenza a quelli percepiti all&#8217;orecchio dominante</strong>. Questo meccanismo è noto come <em>modello a due canali</em>, poiché si trovano combinati i funzionamenti di due diversi meccanismi decisionali, uno volto alla valutazione del <em>dove</em>, l&#8217;altro volto alla valutazione del <em>cosa</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vuoi scoprire quanto il tuo cervello è lateralizzato?</strong><br />
Esperimenti successivi hanno messo in evidenza un&#8217;altissima correlazione fra lateralità di mano ed illusione dell&#8217;ottava. Siccome molti studiosi hanno trovato che la scrittura non è un buon indice di lateralizzazione cerebrale,<strong> questa prova si pone come un ottimo test per stabilire quanto siamo lateralizzati</strong> (ovvero, quanto spesso sentiamo il suono acuto proveniente sempre dallo stesso orecchio?).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non ci resta che provare!</strong> <a href="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c4/Octave_Illusion.ogg" target="_blank">QUI</a> è possibile fare l&#8217;esperimento: basta munirsi di cuffiette e premere play: cosa percepisci?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fonte: </strong><br />
Deutsch, D. (1974). An auditory illusion. <em>The Journal of the Acoustical Society of America 55 (S1)</em>: S18–S19</p>
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		<title>Cosa accade nel tuo cervello se ti viene ingessata la mano destra?</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2015 15:05:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Teresa Montesarchio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa accade nel tuo cervello se ti viene ingessata la mano destra? Questo è il quesito al quale ha voluto dare risposta il gruppo di studio guidato dal professore Lutz Jäncke nel dipartimento di Chirurgia e Trauma all&#8217;Ospedale dell&#8217;Università di Zurigo. Per lo studio sono state esaminate dieci persone destrimane costrette all&#8217;immobilizzazione del braccio destro [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/teresa-montesarchio-cittadelmonte-ambidestria.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10238" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/teresa-montesarchio-cittadelmonte-ambidestria-300x168.jpg" alt="teresa montesarchio cittadelmonte ambidestria" width="300" height="168" /></a><strong>Cosa accade nel tuo cervello se ti viene ingessata la mano destra?</strong> Questo è il quesito al quale ha voluto dare risposta il gruppo di studio guidato dal professore Lutz Jäncke nel dipartimento di Chirurgia e Trauma all&#8217;Ospedale dell&#8217;Università di Zurigo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per lo studio sono state esaminate dieci persone destrimane costrette all&#8217;immobilizzazione del braccio destro per un incidente.</strong> A causa del gesso o della fasciatura, queste persone erano<strong> impossibilitate a muovere quasi del tutto la mano destra per due settimane</strong>, con la conseguenza di dover utilizzare la mano sinistra per le attività quotidiane, come mangiare, lavarsi i denti o scrivere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ai partecipanti sono state fatte due scansioni cerebrali attraverso risonanza magnetica:</strong> una prima scansione 48 ore dopo l&#8217;incidente e una seconda dopo 16 giorni dall&#8217;immobilizzazione del braccio destro.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie al confronto di tali scansioni, i neuropsicologi hanno potuto analizzare la materia bianca e la materia grigia del cervello dei partecipanti, calcolando, così, lo spessore della corteccia cerebrale ed i valori del tratto cortico-spinale, confrontandole con le capacità motorie della mano sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“In poco tempo, l&#8217;immobilizzazione della mano destra ha cambiato le aree senso-motorie del cervello”, spiega l&#8217;autore dello studio, Nicki Langer</strong>. Le aree motorie dell&#8217;emisfero destro del cervello che controllano la mano destra immobilizzata si sono ridotte, mentre la materia cerebrale delle aree motorie dell&#8217;emisfero destro del cervello che controllano la mano inferiore sinistra sono cresciute.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“È interessante il fatto che le capacità motorie della mano sinistra migliorino notevolmente durante i 16 giorni di immobilità della mano destra”</strong> aggiunge il neuropsicologo Lutz Jancke. Il miglioramento delle prestazioni motorie correlano con la variazione anatomica: <strong>migliori risultano essere le capacità motorie della mano sinistra, maggiore è la quantità di materia cerebrale che si ritrova nell&#8217;area motoria destra.</strong> Inoltre, migliori risultano le capacità motorie della mano sinistra, minore è la quantità di sostanza cerebrale nell&#8217;area motoria sinistra.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Tali risultati sono di notevole importanza per la riabilitazione di pazienti colpiti da ictus e dimostrano le notevoli capacità plastiche del nostro cervello, il quale riesce ad adattarsi in poco tempo a nuove condizioni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche per chi non deve riadattare le proprie capacità motorie a nuove condizioni a causa di patologie o necessità superiori</strong>, provare, comunque, anche per un giorno a settimana, a lavarsi i denti, usare la forchetta o scrivere un sms con la mano non dominante, risveglia aree del cervello che normalmente non utilizziamo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fonte</strong>: N. Langer, J. Hänggi, N.A. Müller, H.P. Simmen, and L. Jäncke (2012) Effects of limb immobilization on brain plasticity. <em>Neurology, 78(3)</em>:182-188.</p>
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		<title>Come rendere il proprio staff più creativo? Ecco i due fattori chiave, più uno</title>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2015 16:29:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Teresa Montesarchio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quali sono i fattori chiave della creatività sul lavoro? Jing Zhou, psicologa PhD alla Jones Graduate School of Management della Rice University, sulla base di diversi studi condotti su impiegati appartenenti ad ambienti eterogenei, da quelli ospedalieri a quelli aerospaziali, è giunta ad una conclusione: Non devi essere un genio: nell&#8217;ambiente giusto, chiunque può essere [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/creatività-e-lavoro-teresa-montesarchio-cittadelmonte-psicologia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10210" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/creatività-e-lavoro-teresa-montesarchio-cittadelmonte-psicologia-300x216.jpg" alt="creatività e lavoro teresa montesarchio cittadelmonte psicologia" width="300" height="216" /></a>Quali sono i fattori chiave della creatività sul lavoro?</strong> Jing Zhou, psicologa PhD alla Jones Graduate School of Management della Rice University, sulla base di diversi studi condotti su impiegati appartenenti ad ambienti eterogenei, da quelli ospedalieri a quelli aerospaziali, è giunta ad una conclusione:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">Non devi essere un genio: nell&#8217;ambiente giusto, chiunque può essere creativo</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>Zhou ha ritrovato in due fattori principali</strong> la chiave della creatività sull&#8217;ambiente lavorativo:</p>
<ol>
<li>I colleghi</li>
<li>lo stile di monitoraggio del manager</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un primo studio condotto in ambiente ospedaliero</strong>, si componeva di due fasi:</p>
<ol>
<li>in una prima fase, 123 impiegati, fra cui infermieri, farmacisti e personale amministrativo, compilavano un questionario, volto ad indagare fattori quali la creatività dei colleghi, il feedback manageriale e la personalità creativa;</li>
<li>nella seconda fase, i manager aziendali compilavano una valutazione sul grado di inventiva dei propri dipendenti sul lavoro, definita come la produzione di nuove ed utili idee relative alle procedure utilizzate a lavoro.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Così, incrociando i risultati provenienti dalle due fasi dell&#8217;indagine, Zhou è stata in grado di pervenire ai due fattori in grado di generare un comportamento lavorativo creativo:</p>
<h2 style="text-align: center;"><strong>Presenza di colleghi creativi e stile manageriale morbido</strong></h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>La presenza di colleghi creativi può favorire l&#8217;inventiva degli impiegati, ma solo se i supervisori non effettuano un monitoraggio troppo ravvicinato.</strong> L&#8217;eccessivo monitoraggio, spiega Zhou, è caratterizzato da controlli frequenti ed intrusivi da parte dei supervisori e questo, oltre ad essere seccante, può portare gli impiegati -ed in particolar modo quelli meno creativi- semplicemente a mimare il comportamento dei colleghi più creativi. “Questa non è creatività”, spiega Zhou: <strong>“Al fine di trarre beneficio da un collega creativo, c&#8217;è bisogno che un dipendente abbia il tempo e lo spazio per imparare strategie creative utilizzate dai suoi colleghi</strong>, come, ad esempio, il brainstorming”.</p>
<h2 style="text-align: center;"></h2>
<h2 style="text-align: center;"><strong>E l&#8217;umore ha qualche effetto?</strong></h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>Su questo aspetto i risultati delle ricerche appaiono contrastanti</strong>. Sembra intuitivo assumere che l&#8217;umore positivo enfatizzi la creatività a lavoro, così come supportato da alcune ricerche (es.: Isen et al., 2002). Studi recenti, però, suggeriscono che questo non è sempre vero e che, <strong>almeno in alcuni casi, emozioni negative come ansia e tristezza spingono alla creatività</strong>, in quanto vengono interpretate come sintomatiche della presenza di un problema che richiede una soluzione alternativa a quelle già utilizzate. In ambienti alienanti, però, dove la creatività non rappresenta un fattore chiave per la buona conduzione del lavoro, tali emozioni tendono ad associarsi alla sospensione del lavoro da parte di chi le prova, in quanto vengono lette come sintomatiche dell&#8217;insoddisfazione nei confronti della propria attività.</p>
<p style="text-align: justify;">In ambienti dove la creatività, l&#8217;inventiva ed il problem solving rappresentano il carburante della produzione, si pone come prioritario lo studio, da parte dei manager aziendali, dei fattori psicologici, ambientali e, più ampiamente, biopsicosociali in grado di enfatizzare tali caratteristiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia:</strong></p>
<ul>
<li>Dingfelder, S. F. (2003). Creativity on the clock. <em>Monitor on Psychlogy, 34 (10)</em>, 56</li>
<li>Erez, A., Isen, A. M. (2002). The influence of positive affect on the components of expectancy motivation.<em> Journal of Applied Psychology, Vol 87(6)</em>, 1055-1067.</li>
</ul>
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		<title>Amore e Alcol cosa hanno in comune?</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2015 12:49:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Teresa Montesarchio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[I ricercatori dell&#8217;università di Birmingham hanno evidenziato delle significative somiglianze tra gli effetti comportamentali dell&#8217;ossitocina, l&#8217;ormone dell&#8217;amore, e l&#8217;alcol. La ricerca, pubblicata su Neuroscience and Biobehavioral Reviews, evidenzia che il soprannome “ormone dell&#8217;amore” con cui l&#8217;ossitocina è stata ribattezzata, in realtà, nasconde il lato più oscuro del neuropeptide, che ha molto in comune con l&#8217;alcol. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/teresa-montesarcchio-cittadelmonte-ossitocina-amore-alcol.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10149" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/teresa-montesarcchio-cittadelmonte-ossitocina-amore-alcol-254x300.jpg" alt="teresa montesarcchio cittadelmonte ossitocina amore alcol" width="254" height="300" /></a>I ricercatori dell&#8217;università di Birmingham hanno evidenziato delle significative somiglianze tra gli effetti comportamentali dell&#8217;ossitocina, l&#8217;ormone dell&#8217;amore, e l&#8217;alcol.</strong> La ricerca, pubblicata su <em>Neuroscience and Biobehavioral Reviews</em>, evidenzia che il soprannome “ormone dell&#8217;amore” con cui l&#8217;ossitocina è stata ribattezzata, in realtà, nasconde il lato più oscuro del neuropeptide, che ha molto in comune con l&#8217;alcol.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ossitocina viene prodotta nell&#8217;ipotalamo e viene secreta dalla parte posteriore della ghiandola pituitaria. Recentemente è stato scoperto che questo ormone gioca un ruolo chiave nel determinare le nostre interazioni sociali e le reazioni ai partner romantici. Da qui il suo soprannome “ormone dell&#8217;amore”. L&#8217;ossitocina aumenta i comportamenti prosociali come l&#8217;altruismo, la generosità e l&#8217;empatia. <strong>Gli effetti sociocognitivi si traducono nel rallentamento degli inibitori sociali, come la paura, l&#8217;ansia e lo stress.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Dott. Ian Mitchell, della Scuola di Psicologia dell&#8217;Università di Birmingham, spiega: “L&#8217;alcol e l&#8217;ossitocina sembrano colpire recettori differenti all&#8217;interno de cervello, ma causano azioni simili sulla trasmissione GABA-ergica nella corteccia prefrontale e nelle strutture limbiche.</strong> Questi circuiti neurali controllano il modo in cui percepiamo lo stress o l&#8217;ansia, specialmente nelle situazioni sciali, come quando veniamo intervistati o forse stiamo cercando il coraggio per chiedere a qualcuno un appuntamento. Assumere dei composti come quelli di ossitocina o alcol può far sembrare queste situazioni meno pericolose”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il team riconosce che la capacità di inibire l&#8217;ansia potrebbe spiegare la tentazione di ricorrere al “coraggio alcolico” in talune situazioni sociali, come il primo appuntamento.</strong> Il Dott. Steven Gillespie spiega: “L&#8217;idea del “coraggio alcolico”, ovvero di prendere un drink per allentare i nervi, viene usata per combattere gli ostacoli dell&#8217;ansia. L&#8217;ossitocina sembra rispecchiare questi effetti in laboratorio”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando somministrata per via nasale, l&#8217;ossitocina sembra rispecchiare molto i ben noti effetti dell&#8217;assunzione di alcol.</strong> Ad ogni modo, i ricercatori si battono contro l&#8217;utilizzo auto-medicante di ormoni o alcol per prendere maggiore confidenza con le difficoltà del momento. Questo perché le questioni inerenti alla salute che accompagnano l&#8217;uso frequente di alcol sono meno desiderabili degli effetti socio-cognitivi causati sia dall&#8217;alcol che dall&#8217;ossitocina. Le persone possono diventare più aggressive, più spavalde, invidiose di coloro che ritengono concorrenti e sono maggiormente orientate a favorire il proprio gruppo a discapito di altri. I composti possono avere effetti sul proprio senso di paura, che normalmente agisce per proteggerci dal pericolo: assumere rischi che normalmente non assumeremmo mai ci espone a inutili pericoli, mettendo a repentaglio la nostra stessa vita.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il dott. Gillespie aggiunge “Non credo arriverà mai il tempo in cui l&#8217;ossitocina verrà utilizzata socialmente come un&#8217;alternativa all&#8217;alcol.</strong> Ma è un neurostrasmettitore affascinante e, al di là delle questioni amorose, può essere probabilmente impiegato nel trattamento di condizioni psicologiche e psichiatriche. Comprendendo come esattamente riesce a sopprimere certi modi di agire e alterare il nostro comportamento, potremmo essere in grado di trarne reali benefici per tante persone. Si spera che questa ricerca getti luce su questa questione e che apra nuove strade mai considerate fino ad oggi”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fonte:</strong> Ian J. Mitchell, Steven M. Gillespie, Ahmad Abu-Akel. Similar effects of intranasal oxytocin administration and acute alcohol consumption on socio-cognitions, emotions and behaviour: Implications for the mechanisms of action. <em>Neuroscience &amp; Biobehavioral Reviews, 2015</em>; 55: 98</p>
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		<title>Sei stressato? Un braccialetto ti avvisa e ti dice cosa fare</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2015 13:41:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Teresa Montesarchio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La consapevolezza è il primo passo”, “Almeno ne sono consapevole!”, “Io almeno riconosco le mie fragilità” sono solo alcuni dei cliché che, in fondo, contengono in sé una grande quota di verità in fatto di emozioni. Il problema dello stress, come di altre reazioni emotive disfunzionali, infatti, non è, come spesso si crede, la loro gestione, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/teresa-montesarchio-cittadelmonte-wellbe.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10135" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/teresa-montesarchio-cittadelmonte-wellbe-300x169.jpg" alt="teresa montesarchio cittadelmonte wellbe" width="300" height="169" /></a>“La consapevolezza è il primo passo”, “Almeno ne sono consapevole!”, “Io almeno riconosco le mie fragilità” sono solo alcuni dei cliché</strong> che, in fondo, contengono in sé una grande quota di verità in fatto di emozioni. Il problema dello stress, come di altre reazioni emotive disfunzionali, infatti, non è, come spesso si crede, la loro gestione, ma, in primis, il loro riconoscimento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La popolazione clinica dimostra, infatti, una certa difficoltà a riconoscere i propri stati di attivazione emotiva</strong>, a meno che questi non raggiungano livelli ai quali non notarli sarebbe quasi impossibile. È così che frasi come “Non sono arrabbiato, solo mi dà fastidio”, oppure “Nervoso io? Forse sei tu che dovresti darti una calmata” sono all&#8217;ordine del giorno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La tecnologia che, paradossalmente, è annoverata fra le principali odierne fonti di stress, in questo caso sembra venirci in aiuto</strong>: WellBe è l&#8217;ultima novità che unisce la tecnologia al rilassamento e alla meditazione e si propone di monitorare i livelli di stress delle persone, avvisarle e suggerire loro tecniche valide tecniche di rilassamento, prima che sia troppo tardi. In che modo?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>WellBe è un braccialetto in grado di misurare il battito cardiaco ed utilizza un algoritmo per determinare i livelli di stress e calma attraverso l&#8217;ora del giorno, la località e le persone che si stanno incontrando</strong>, sincronizzando tali informazioni attraverso il calendario del proprio smartphone. Inoltre, attraverso un&#8217;applicazione sul cellulare, è possibile ricevere dei suggerimenti velocemente applicabili per la gestione dello stress, come una meditazione, una musica distensiva o altre piccole azioni, come “Prendi un sorso d&#8217;acqua” o “Fai un bel respiro”. Si può decidere se seguire tale suggerimento oppure no e, attraverso la misurazione dei livelli di stress e di calma successivi al suggerimento e alla scelta presa in proposito, l&#8217;algoritmo è in grado di stabilire quali azioni rilassanti sono più adatte per una determinata persona, per proporgliele più spesso in futuro, scartando quelle che non si sono rivelate efficienti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Attualmente è possibile ottenere il dispositivo solo attraverso il contributo di 99 dollari su <a href="https://www.indiegogo.com/projects/the-wellbe" target="_blank">Indiegogo</a></strong>, la piattaforma di fundrising attraverso la quale gli ideatori, Zach Sivan e Doron Libshtein, avranno la possibilità di raccogliere fondi ancora per poco tempo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A questo punto verrebbe da chiedersi: È una tecnologia che enfatizza o sminuisce l&#8217;umanità delle emozioni?</strong> È difficile dare una risposta univoca in casi come questi ed è più corretto rispondere che dipende dall&#8217;utilizzo che se ne fa. Sicuramente <strong>il braccialetto può essere un valido supporto anche per i professionisti del benessere psicologico</strong>, nel momento in cui viene utilizzato come ponte verso lo sviluppo di una maggiore consapevolezza nel paziente, affinché questo impari, via via, a riconoscere autonomamente le proprie reazioni emotive e a gestirle, dapprima servendosi del dispositivo. Se, al contrario, a causa del braccialetto si abdica alla propria naturale e potenziale capacità di riconoscere e gestire le proprie emozioni, allora il dispositivo ha fallito nel suo intento di migliorare il benessere delle persone.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; comunque il caso di dire: <strong>&#8220;La consapevolezza è il primo passo&#8221;</strong></p>
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		<title>Libri da colorare per adulti, il nuovo metodo anti-stress</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2015 14:43:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Teresa Montesarchio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qualche mese sta spopolando in Francia, in Gran Bretagna e, recentemente, anche in Italia una tendenza recuperata dall&#8217;infanzia: colorare. Dagli studi sulle arti-terapie, infatti, si evidenzia che colorare è un&#8217;attività capace di ridurre i livelli di attivazione del sistema nervoso autonomo e di produrre, dunque, un conseguente stato di benessere e rilassamento. Oltre a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/teresa-montesarchio-cittadelmonte-libri-da-colorare-per-adulti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10107" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/teresa-montesarchio-cittadelmonte-libri-da-colorare-per-adulti-287x300.jpg" alt="Forges_colore´itor-LIBRO.indb" width="287" height="300" /></a>Da qualche mese sta spopolando in Francia, in Gran Bretagna e, recentemente, anche in Italia una tendenza recuperata dall&#8217;infanzia: colorare.</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dagli studi sulle arti-terapie, infatti, si evidenzia che colorare è un&#8217;attività capace di ridurre i livelli di attivazione del sistema nervoso autonomo</strong> e di produrre, dunque, un conseguente stato di benessere e rilassamento. Oltre a tali poteri rilassanti, colorare impone l&#8217;attivazione delle aree cerebrali deputate alle attività motorie, ai sensi e alla creatività, costituendosi come valido e stimolante <strong>training attentivo</strong> e anti-stress.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da tali osservazioni, diversi editori hanno recentemente lanciato sul mercato i libri da colorare per adulti: </strong>Hachette ha pubblicato una serie di album da colorare intitolata <em>Art</em>-<em>Therapie</em>, con disegni che comprendono farfalle, fiori e disegni geometrici; l’illustratrice Mel Simone Elliot in Gran Bretagna ha creato <em>Colour Me Good</em>, che contiene disegni da colorare di celebrità famose; la Spagna ha prodotto <em>Coloréitor</em>, una collana di libri da colorare per adulti dell’illustratore Antonio Fraguas; l&#8217;Italia, che ha seguito il trend, ha prodotto <em>Il giardino segreto. Giochi in punta di pennino</em> di Johanna Basford uscito per Gallucci, che a fine gennaio pubblicherà anche <em>La foresta incantata. Un intreccio a china da esplorare e colorare</em>, sempre di Basford.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Uno dei primi psicologi ad associare l&#8217;attività di colorare al rilassamento fu Carl G. Jung agli inizi del XX secolo</strong> e lo fece con i Mandala, disegni circolari aventi origini indiane, con forme concentriche simili ai rosoni delle chiese gotiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando coloriamo ci rilassiamo, perché focalizziamo l&#8217;attenzione su una particolare attività e smettiamo di ruminare o rimuginare: lo stesso principio delle pratiche meditative!</strong> In più, però, questa attività ci permette di ritornare un po&#8217; bambini, un periodo idealizzato dai <em>grandi</em>, associato per lo più ad emozioni positive. Infine, come afferma lo psicologo Antoni Martínez, mentre coloriamo possiamo entrare in contatto con una parte più profonda di noi stessi, prestando attenzione, ad esempio, ai colori che scegliamo e all&#8217;intensità con cui li utilizziamo, poiché tali scelte sono influenzate dall&#8217;umore corrente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il principio psicologico che ne è alla base è stato riconosciuto e validato dalla comunità scientifica a livello globale già da tempo</strong> ed il nuovo trend non è altro che un nuovo campo di applicazione di tale principio: perché non provarlo?</p>
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		<title>Il tormentone musicale ti baca il cervello? Mastica chewing-gum!</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2015 17:37:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Teresa Montesarchio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recentemente scoperta un&#8217;efficiente soluzione per liberarsi degli earworms, quelle musichette fastidiose che ci tormentano senza sosta e che entrano in maniera invadente nella nostra testa senza soluzione di continuità. La scoperta è stata fatta dal team di ricerca della University of Reading, Gran Bretagna, capeggiati dal Dott. C. Philip Beaman, psicologo e ricercatore in scienze [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/earworms-teresamontesarchio-cittadelmonte.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10100" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/earworms-teresamontesarchio-cittadelmonte-300x168.jpg" alt="earworms teresamontesarchio cittadelmonte" width="300" height="168" /></a>Recentemente scoperta un&#8217;efficiente soluzione per liberarsi degli earworms, quelle musichette fastidiose che ci tormentano senza sosta e che entrano in maniera invadente nella nostra testa senza soluzione di continuità.</strong> La scoperta è stata fatta dal team di ricerca della University of Reading, Gran Bretagna, capeggiati dal Dott. C. Philip Beaman, psicologo e ricercatore in scienze cognitive. Pubblicati nel <em>Quarterly Journal of Experimental Psychology</em>, i risultati della ricerca dimostrano che il miglior modo per bloccare le melodie ossessive non è leggere un libro o risolvere un complesso anagramma, ma, semplicemente, <strong>masticare chewing-gum</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo alcuni studi (J. Kellaris), gli earworms sono esperiti dal 99% delle persone e spesso rappresentano una fonte di grande stress</strong>. Quando ascoltiamo una canzone, la parte del nostro cervello deputata al processamento delle informazioni uditive -la corteccia uditiva- viene attivata e così, quando la riascoltiamo, la nostra mente riempie il resto, ripetutamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo potrebbe stare ad indicare che le ripetizioni persistenti di motivetti nella nostra testa potrebbero essere una sorta di memoria musicale involontaria</strong>, spiega il Dott. Beaman. Porre fine a questo fenomeno è molto complicato, ma i ricercatori credono che la soluzione sia masticare una gomma: l&#8217;atto di masticare è molto simile alle sub-vocalizzazioni irrilevanti, che provvedono a degradare l&#8217;attività della memoria a breve termine, così come le immagini uditive.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per testare questa teoria, il team di ricerca ha condotto tre diversi esperimenti</strong>, nei quali i partecipanti sono stati esposti a musichette orecchiabili mentre erano impegnati, o meno, a masticare un chewing-gum.</p>
<ol>
<li>Nel primo esperimento è stato valutato l&#8217;effetto della gomma da masticare sulla comparsa conscia delle immagini musicali, così come la ricorrenza degli earworms una volta cessati i tentativi di sopprimerli. Ai partecipanti esposti a melodie popolari è stato richiesto, dunque, dapprima di non pensare alla musica appena ascoltata ed in seguito di sentirsi liberi di farlo. Come previsto, i risultati hanno provato che la masticazione del chewing-gum riduce il numero delle volte che la musichetta cosciamente viene esperita sia durante la fase di soppressione della musica, sia nella condizione opposta.</li>
<li>Nel secondo esperimento è stato dimostrato l&#8217;effetto attenuante che la masticazione del chewing-gum ha sulla comparsa di immagini musicali addirittura durante l&#8217;effettivo ascolto della melodia.</li>
<li>Infine, nel terzo esperimento si è valutato se l&#8217;attività di masticazione del chewing-gum era paragonabile ad altre azioni motorie o articolatorie, come tamburellare, e si è scoperto che questa attività non è efficiente quanto masticare un chewing-gum per mettere fine agli earworms.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"><strong>Possiamo affermare, dunque, di essere in possesso di una soluzione semplice e scientificamente provata per il prossimo tormentone musicale estivo!</strong></p>
<p>Fonte: C. Philip Beaman, Kitty Powell, Ellie Rapley (2015). Want to block earworms from conscious awareness? B(u)y gum!. <em>The Quarterly Journal of Experimental Psychology, 1 </em></p>
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