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	<title>Città del Monte &#187; Roberto Solofria</title>
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		<title>Enrico L&#8217;Ultimo al Teatro Civico 14</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 20:59:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maria Del Vecchio]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://static.cittadelmonte.info/static/img/030120121580.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6811" src="http://static.cittadelmonte.info/static/img/030120121580-200x112.jpg" alt="" width="200" height="112" /></a>L&#8217;ultimo oggetto di ogni serie è merce preziosa da serbare nella cassaforte dei collezionisti. L&#8217;ultimo giorno dell&#8217;anno è il più celebrato dal frizzante delirio di quanti credono che la fine sia solo un nuovo inizio. L&#8217;ultimo treno è un destino da cogliere per chi riesce nell&#8217;intento di afferrare al volo la sua carrozza, ma è pur sempre quel desiderio di evasione che attanaglia chi si fa sfuggire la vita da mani che non riescono a stringere, da piedi che non ce la fanno a correre, da volti che non si possono nascondere. Eppure, per farlo, un modo ci sarebbe: è quello di indossare una maschera, o anche più travestimenti, a seconda dei pensieri, degli umori e degli amori del momento. Tutto è un gioco di ruoli per il genio Pirandello, e <strong>S<em>iano bravi imperatori e Papi</em></strong>, e oggigiorno, (giacché ci sono), anche i vari papi con la <em>p</em> minuscola, a indossare le rispettive maschere di scena. Se lo dice Enrico IV Imperatore di Baviera, evidentemente c&#8217;è da crederci. Eccome. Se lo afferma un nobile nella sua dimora durante una festa in maschera, c&#8217;è da scherzarci sopra. Se lo asserisce l&#8217;ultimo psicolabile rimasto in una struttura residenziale a rischio chiusura, c&#8217;è da legarlo, assecondarlo e far in modo che si curi, ma non troppo però. Non sia mai lui guarisca: gli altri potrebbero poi impazzire, una volta costretti alla cassa integrazione, con mutui insolubili e famiglie sulle spalle. Dunque, quale miglior fuga se non quella dalla realtà per imboccare la via della pazzia? <strong><em>Costruiscono senza logica, beati loro, i pazzi!&#8230;. Oggi così e domani chi sa come! Voi vi tenete forte, ed essi non si tengono più..</em>. </strong>Lo spettatore, invece, si tiene ben saldo ad un soggetto rivisitato, ma comunque aderente all&#8217;ossequio pirandelliano per il funambolico filo che divide follia e razionalità. L&#8217;imponente presenza scenica di un Roberto Solofria, re e finto squilibrato, e la verve accattivante dei suoi <em>pazzi</em> inservienti Antimo Navarra, Domenico Santo e Rosario Lerro, sono la chiave ben oliata che entra nella mente del pubblico del Teatro Civico 14 di Caserta, e non può non scassinare il fortino di benpensanti certezze e imbarazzanti scheletri borghesi. Siamo tutti pazzi? Oggi no. Forse domani si, e viceversa. Avremmo tutti prima o poi bisogno di una deliziosa Ilaria Delli Paoli psicologa che si schiaffeggia pur di entrare nella parte fittizia di colei che acquiesce. La <em>chaise longue</em> nera non serve. E neppure la lampada da interrogatorio. Ci pensa una scenografia impeccabile, fatta di lanterne a manovella e carriole da ferro vecchio, a simulare il caotico ordine e la luminosa oscurità di coloro che vivono reietti, a catturare gli astanti in un vortice di appagante scompiglio interiore.<a href="http://static.cittadelmonte.info/static/img/Enrico-lultimo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6812" src="http://static.cittadelmonte.info/static/img/Enrico-lultimo-91x200.jpg" alt="" width="91" height="200" /></a></p>
<p>Tanto per la cronaca: Enrico IV, il nobile mascherato, e l’ultimo dei mentecatti, sono sempre la stessa persona. Tutto vero? Si, ma solo sul palcoscenico. E se non ce ne eravamo accorti, vuol dire che <em>loro</em> sono stati egregi nel recitare e <em>noi</em> altrettanto bravi a cascarci.<em></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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