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	<title>Città del Monte &#187; sepe</title>
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		<title>Un corso e un libro in attesa del “nuovo” Messale</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jan 2020 08:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michele Giustiniano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Il Messale è il libro che custodisce la lex orandi e la lex credendi, affinché diventino lex vivendi». Con queste parole esplicative dell’importanza del Messale nella vita della Chiesa, lo scorso giovedì 16 gennaio, presso la Basilica di Santa Restituta gremita per l’occasione, monsignor Salvatore Esposito ha aperto la serie di interventi che ha inaugurato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/01/nuovo-messale-1.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-12386" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/01/nuovo-messale-1.jpeg" alt="nuovo-messale-1" width="1600" height="777" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">«Il Messale è il libro che custodisce la <em>lex orandi</em> e la <em>lex credendi</em>, affinché diventino <em>lex vivendi</em>». Con queste parole esplicative dell’importanza del Messale nella vita della Chiesa, lo scorso giovedì 16 gennaio, presso la Basilica di Santa Restituta gremita per l’occasione, monsignor Salvatore Esposito ha aperto la serie di interventi che ha inaugurato uno speciale percorso di formazione interdisciplinare, organizzato dalla sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (PFTIM) in vista della prossima diffusione della terza edizione italiana del Messale Romano.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla cerimonia, presieduta dal Cardinale Crescenzio Sepe nelle vesti di Gran Cancelliere della Pontificia Facoltà e aperta da monsignor Beniamino Depalma con una prolusione su <em>Il Messale nella vita cristiana</em>, sono intervenuti anche don Francesco Asti, Decano della sezione San Tommaso della PFTIM, e Don Valerio Bocci, direttore generale della casa editrice Elledici, moderati dal professor Carmine Matarazzo, direttore dell’Istituto di Teologia Pastorale della PFTIM.</p>
<p style="text-align: justify;">Per l’occasione, è stato presentato al pubblico il volume <em>In attesa del “nuovo” Messale</em>, un sussidio con una chiara impronta pastorale, preparato da alcuni docenti della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale e edito dalla Elledici, allo scopo di sostenere la fatica degli operatori chiamati a presentare al popolo di Dio il <em>Libro </em>per la celebrazione dell’eucaristia.</p>
<p style="text-align: justify;">«Il cammino di questa terza edizione – ha dichiarato il cardinale Sepe nella presentazione del volume – è stato quanto mai lungo e laborioso ed è durato oltre 16 anni. La nuova edizione del Messale chiederà a tutti un rinnovato impegno pastorale, che si concretizza nel costruire nei battezzati il volto ecclesiale e personale del Signore per condurli alla comunione trinitaria. Comunione preziosa e gioiosa che fa riscoprire ai cristiani di essere uomini nuovi per una Chiesa e un mondo nuovo. È questa la meta di ogni celebrazione sacramentale additata dal Messale».</p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo Messale segna una tappa di grande importanza nella tradizione liturgica di tutta la Chiesa. Una adeguata preparazione al suo uso è necessaria per tutti coloro ai quali si rivolge il corso, ovvero: presbiteri, parroci, diaconi permanenti, seminaristi, lettori, accoliti, vicari episcopali e delegati per la liturgia, responsabili della formazione dei collegi liturgici e ministranti, studenti di teologia e di scienze religiose, catechisti, consacrate, consacrati e quanti collaborano a diverso titolo alla pastorale liturgica. Per venire incontro alle loro esigenze, è stato appositamente progettato questo corso che «mette insieme <em>meditatio, actio </em>e <em>contemplatio</em>», ha spiegato il professor Matarazzo, evidenziando il carattere fortemente interdisciplinare dell’iter formativo.</p>
<p style="text-align: justify;">«Questo corso – ha commentato il Decano don Francesco Asti – è un esempio di come la Facoltà Teologica, con la sua riflessione, sappia essere al servizio delle diocesi: ogni lezione è tenuta in abbinamento da un docente della Facoltà e da un direttore dell’ufficio di liturgia di una diocesi campana». Una tale scelta consente di affrontare nel migliore dei modi quella che Asti denuncia come una duplice problematica: «da un lato, c’è uno scollamento tra il Messale e la formazione dei sacerdoti, dall’altro, di conseguenza, c’è uno scollamento tra Messale e vita spirituale del popolo di Dio».</p>
<p style="text-align: justify;">Il corso si articolerà in 5 incontri, che si terranno con cadenza mensile da gennaio a maggio 2020, dalle ore 17.00 alle ore 18.30, presso la sezione San Tommaso d’Aquino in viale Colli Aminei 2.</p>
<p style="text-align: justify;">Le iscrizioni al corso sono tuttora aperte. Per ulteriori informazioni è possibile contattare il coordinatore didattico Don Oreste Rinaldi (3479970381) oppure i direttori del corso professor Salvatore Esposito (081.299091) e professor Carmine Matarazzo (081.7410000).</p>
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		<title>Il primato tecnologico della Facoltà Teologica napoletana</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2016 10:35:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Gravina]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domani, giovedì 13 ottobre, alle ore 11, in viale Colli Aminei 2, presso l’aula magna della sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, in occasione della tradizionale assemblea dei docenti presieduta dal Cardinal Crescenzio Sepe in qualità di gran cancelliere, sarà presentata all’arcivescovo di Napoli e alla stampa l’applicazione per smartphone Ovèrap [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Totem_ingresso_Pftim.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10687" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/Totem_ingresso_Pftim.jpg" alt="Totem_ingresso_Pftim_OVERAP" width="2560" height="1536" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Domani, giovedì 13 ottobre, alle ore 11, in viale Colli Aminei 2, presso l’aula magna della sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, in occasione della tradizionale assemblea dei docenti presieduta dal <strong>Cardinal Crescenzio Sepe</strong> in qualità di gran cancelliere, sarà presentata all’arcivescovo di Napoli e alla stampa l’<strong>applicazione</strong> <strong>per smartphone</strong> Ovèrap Pftim, un’innovativa guida per studenti e docenti basata sul principio della realtà aumentata.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>IL PRIMATO</strong> &#8211; La Facoltà Teologica Napoletana è il <strong>primo ateneo pontificio al mondo</strong> ed uno dei primi enti accademici in Europa ad adottare la tecnologia della <strong>realtà aumentata</strong> per offrire a studenti e docenti un supporto multimediale altamente innovativo, uno strumento semplice ed efficace al servizio della didattica e della vita all’interno della Facoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>VANTAGGI -</strong> Presso una serie di totem dislocati nei punti strategici della sede accademica di Capodimonte o attraverso l’annuario accademico, ciascuno studente o docente potrà accedere col proprio <strong>smartphone</strong> a numerosi <strong>contenuti</strong> resi disponibili in realtà aumentata e aggiornati nel corso dell’anno, per poter così conoscere tutte le <strong>informazioni utili</strong> (aule e orari dei corsi, luoghi e date degli esami ecc.), essere tempestivamente informato su <strong>ogni iniziativa</strong> (seminari, convegni, celebrazioni, eventi ecc.), accedere ad un <strong>archivio</strong> in cui è possibile consultare guide e visionare immagini fotografiche e video.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>TRADIZIONE E INNOVAZIONE</strong> &#8211; La Pontificia Facoltà Teologica di Napoli conferma così la propria vocazione a <strong>coniugare</strong> <strong>tradizione e innovazione</strong>: non rinuncia al classico annuario cartaceo, ma lo sposa alle più moderne tecnologie che consentono la fruizione di una quantità di dati e informazioni altrimenti inaccessibili in un unico luogo e in tempi rapidissimi.</p>
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		<title>Discorsi alla Città, i 10 anni di Sepe a Napoli</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2016 15:59:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Scotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Discorsi alla Città, a Napoli e su Napoli, nella sala del Coro di Donnaregina Vecchia.  Convegno tenutosi il 14 settembre, organizzato dall&#8217;Unione Cattolica Stampa Italiana della Campania, in occasione del decimo anniversario dell&#8217;inizio del ministero pastorale del cardinale Crescenzio Sepe.  Alla presenza del cardinale stesso, ne hanno discusso il filosofo Aldo Masullo, il procuratore nazionale [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/09/20160914_123205.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10635" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/09/20160914_123205.jpg" alt="20160914_123205" width="3264" height="1836" /></a></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Discorsi alla Città</em></strong>, a <strong>Napoli </strong>e su Napoli, <strong>nella sala del Coro di Donnaregina Vecchia.  Convegno tenutosi il 14 settembre, organizzato dall&#8217;Unione Cattolica Stampa Italiana della Campania</strong>, in occasione del decimo anniversario dell&#8217;inizio del ministero pastorale del <strong>cardinale Crescenzio Sepe</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"> Alla presenza del cardinale stesso, ne hanno discusso il filosofo <strong>Aldo Masullo</strong>, il procuratore nazionale antimafia <strong>Franco Roberti</strong>, il giornalista <strong>Marco de Marco</strong>, editorialista del Corriere della Sera, e <strong>don Tonino Palmese, </strong>assistente spirituale dell’UCSI.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è trattato di una lettura e di una meditazione di quanto scritto dal  cardinale nei dieci anni del suo magistero, nella solennità dell&#8217;Immacolata,  rivolto alla comunità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Discorsi alla città</em></strong>,  come le chiacchierate tra Gesù e la Samaritana, che «<em>lasciò la brocca, andò in città e disse a tutti.[...] perché  quando ci si confronta con il vero è necessario lasciare la brocca delle nostre convinzioni e tenere la coscienza aperta al dialogo e all&#8217;incontro, per andare avanti, per vivere con gli altri e per gli altri la città»,  </em>così nell’introduzione di <em> </em>Palmese.</p>
<p style="text-align: justify;">Discorsi  improntati sulla speranza, come  motivo di fondo di ogni messaggio rivolto alla città di Napoli;  un accorato appello affinché  nessuno possa &#8220;rubare la speranza&#8221;. «<em>La speranza è un concetto che ci salva</em>” ha sottolineato il filosofo  Masullo <em>“Per sperare occorre essere responsabili mettendo il proprio intervento, quali soggetti attivi. Ma per essere tali  occorre essere seri. Il cardinale Sepe, nei suoi discorsi alla città,  ci  invita a riflettere per non perdere la &#8220;derrata  più preziosa della nostra umanità&#8221;, rappresentata dai  giovani. Non importa se Napoli sia immobile o meno, ma bisogna comprendere se ha la possibilità di soffermarsi a capire cosa fare. Quali mete indicare ai giovani».</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Discorsi  alla Città</em></strong>,  diventati motivo di incontro tra il cardinale Sepe e Napoli,  costretti però a confrontarsi con problemi esistenti: crisi economica,   lavoro e  povertà,  corruzione e criminalità da affrontare con la responsabilità da tutti, nel costruire una grande alleanza educativa, etica e di impegno per offrire occasioni di salvezza.</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Il problema è uscire dal pendolo paralizzante sui mali di Napoli – </em>ha dichiarato Franco Roberti –<em>  tra chi dice che Napoli e questa e non c&#8217;è da niente da fare e, dall&#8217;altra parte, chi dice che è una città con grandezza storica, culturale, naturale e prima o poi il bene prevarrà</em>. <em>Bisogna uscire da questo pendolo, perché Napoli, i cittadini chiedono alle classi dirigenti di uscire e mettere in campo politiche, azioni e condotte necessarie per il riscatto. I mali di Napoli sono atavici.  Nel 2007 durante un incontro con la commissione parlamentare antimafia, in visita a Napoli, conclusi la mia relazione con una domanda: &#8216;Lo stato potrà mai vincere la camorra? Sì, se lo vuole»</em>.  Partecipe alla difficile realtà partenopea, il procuratore nazionale antimafia, ha confessato di non sapere indicare la strada sul &#8220;<em>cosa si debba fare</em>&#8220;, ma di poter cogliere indicazioni precise dal cardinale Crescenzio Sepe, nelle sue lettere alla città:  «<em>Il cardinale invita a passare all&#8217;azione. La camorra sfrutta le diseguaglianze sociali, fa affari con ricchi senza scrupoli e pesca manovalanza nella disperazione, nelle baby gang. Occorre fare squadra e sistema, ma questo presuppone una presa di coscienza perché siamo tutti responsabili di questa situazione e ciascuno può e deve fare la sua parte</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">A conclusione del convegno, il Cardinale Sepe si è così espresso: «<em>questa è una data  importante, a conferma del dialogo in essere tra  la città  e la  Chiesa, come un esame di coscienza,  che riemerge dal proprio io, fatto di pensieri e preoccupazioni, e di speranza. Perché la speranza? Perché in essa occorre proiettare un futuro che non esiste, ma che può esistere in proporzione all&#8217;impegno nel presente. Il futuro è nel presente”. </em>Responsabilità di tutti,  Chiesa inclusa,  nella rieducazione alla civiltà, e nella lotta alla camorra: “<em>La camorra è un pericolo e la violenza un dramma, ma se di fronte a questi mali noi chiudiamo gli occhi , la città diventa una pagina morta, un punto a cui non segue nessun a capo. Abbiamo le nostre colpe, perché abbiamo educato i fedeli ad essere dei buoni ecclesiastici, ma non insegnato loro che, da cristiani, si ha l’obbligo di vivere civilmente bene. È opportuna una rieducazione alla civiltà che implica l’assunzione di responsabilità di tutti a ogni livello, dai capi di Stato e di Governo. Chiunque non si assuma questa responsabilità viene meno a un  dovere di umanità</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Uniti  per il riscatto di Napoli.  Con l&#8217;impegno di tutti: «<em>Dovremmo avere tutti l&#8217;idea di fare il bene comune. Nel nome di Dio che ci unisce, e non ci divide</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Sepe, un&#8217;ambulanza in dono ai bambini</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2016 00:23:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Scotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Curia di Napoli e Università degli Studi di Napoli, insieme per un grande gesto:  alle ore 12.00 del 20 luglio,  presso la Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Federico II, il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe ha donato al Servizio di Trasporto di Emergenza Neonatale una nuova autoambulanza per tutti i bambini campani che, nascendo, necessitano [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/2016-07-20-20.38.04.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10595" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/2016-07-20-20.38.04.jpg" alt="2016-07-20 20.38.04" width="2048" height="1152" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Curia di Napoli e Università degli Studi di Napoli,</strong> insieme per un grande gesto:  alle ore 12.00 del 20 luglio,  presso la <strong>Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Federico II, il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe ha donato al Servizio di Trasporto di Emergenza Neonatale una nuova autoambulanza </strong>per tutti i bambini campani che, nascendo, necessitano di cure altamente specializzate. Presenti alla cerimonia, <strong>Francesco Raimondi, Responsabile UOSD di Neonatolgia e TIN dell&#8217;AOU Federico II, Vincenzo Viggiani, Commissario Straordinario AOU Federico II, Luigi Califano, Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia Università degli Studi di Napoli Federico II.</strong> In occasione dell&#8217;evento, il cardinale di Napoli ha benedetto i piccoli pazienti del reparto della Terapia Intensiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/20160720_174726-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10596" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/07/20160720_174726-1.jpg" alt="20160720_174726 (1)" width="2048" height="1152" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"> L’acquisto della nuova autoambulanza è stato reso possibile con il ricavato delle offerte pervenute e dell’asta di beneficenza, promossa come ogni anno dal cardinale Sepe e svoltasi a dicembre dello scorso anno grazie alla totale disponibilità del Centro Rai di Napoli diretto da Francesco Pinto. In  quella occasione, si è avuto ancora una testimonianza della significativa  generosità di tanti, come Papa Francesco, il Presidente Mattarella, il Presidente Renzi, lo stesso Arcivescovo, i vertici della Regione e del Comune, il produttore e gli attori di Made in Sud, molti napoletani.</p>
<p style="text-align: justify;">La nuova ambulanza andrà ad incrementare i servizi di trasporto presenti a cura dello <strong>STEN</strong>,  afferente alla UOSD di Neonatolgia e TIN dell&#8217;AOU Federico II, di cui è  responsabile  Francesco Raimondi, che  si occupa dei piccoli neonati che immediatamente dopo la nascita rischiano la vita, con  problemi respiratori e malformativi.  E’ operativo H24, 365 giorni all&#8217;anno ed è curato da personale altamente qualificato. Ogni intervento prevede che un equipaggio, formato da un autista, un infermiere ed un medico neonatologo, si rechino sul punto nascita che richiede l’assistenza portando in ambulanza un kit mobile di Terapia Intensiva Neonatale. Ogni anno le ambulanze della Terapia Intensiva Neonatale dell’Aou Federico II compiono più di 700 interventi, oltre la metà di tutti quelli effettuati in Campania.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Una donazione conseguenza della generosità dei napoletani che hanno voluto contribuire a dare un segno di solidarietà alle esigenze della città. In particolare alle esigenze dei bambini malati a tutti i livelli&#8221;</em>, ha dichiarato il cardinale <strong>Crescenzio Sepe.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Uno strumento indispensabile per migliorare una rete di punti nascita che in Campania è molto complessa. Uno strumento che permette a molti neonati di sopravvivere. Una ambulanza che può fare la differenza tra un bambino che nasce in ottime condizioni e un bambino con un destino diverso, un destino triste</em>&#8220;, le parole rese con soddisfazione da <strong>Francesco Raimondi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Momenti di profondo significato ed intensità emotiva, dove una occasione come  quella  data da una donazione di una ambulanza, diviene simbolo di una sinergia tra due punti di riferimento del tessuto cittadino, la Curia e l&#8217;Universita napoletana,  due istituzioni che si pongono in una rete virtuosa in cui ognuno fa la sua parte per raggiungere un unico obiettivo: quello di fare del bene ai piccoli neonati campani.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>#Firenze2015Lab fa tappa a Napoli</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2015 09:52:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Falanga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformati in cinici, l’abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità, più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;">«Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformati in cinici, l’abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità, più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è violenza […]. Non vi consegnate a questa gente senza un’anima! Uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore! Voi non siete macchine, non siete bestie, siete uomini! Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore!».</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">
Queste parole di Charlie Chaplin nel celeberrimo film <em>Il grande dittatore</em> (1940) ben riassumono il significato e i contenuti del Laboratorio che si è tenuto a <strong>Napoli sabato 13 giugno</strong>. A ricordarcele – e questo è ancor più importante e sintomatico – sono stati dei giovani, i ragazzi del <strong>Liceo Orazio Flacco di Portici</strong>, che hanno presentato un loro cortometraggio, <strong><em>Unconnected</em></strong>, sulla non comunicazione degli spazi di comunicazione virtuale dei social. Sì, perché le vie del<strong> “nuovo umanesimo in Gesù Cristo”</strong>, proprio come si è riflettuto a Napoli, passano anche per la scuola e l’università, per il mondo della comunicazione e della fiction.</p>
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Il <strong>Centro congressi della Stazione Marittima</strong> del capoluogo campano ha ospitato il secondo dei tre Laboratori nazionali promossi dalla <strong>Conferenza Episcopale Italiana</strong> come momenti privilegiati per raccogliere stimoli e riflessioni in vista del grande appuntamento del <strong>9-13 novembre 2015 a Firenze</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Leggere i segni dei tempi e parlare il linguaggio dell’amore</em></strong> è stato il tema della giornata: uno slogan efficace per dire che quanto si auspica dal V Convegno ecclesiale richiede uno sguardo sapiente sulla realtà e relazioni autentiche e profonde.<br />
I luoghi dove tutto ciò avviene ogni giorno sono quelli dell’educazione, della cultura e della comunicazione. È in questi contesti, attraversati oggi da delicate e profonde trasformazioni, che ogni persona dà forma alla propria umanità, confrontandosi con le differenti visioni della vita e mettendo in gioco la propria intelligenza e libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">A testimoniare <strong>l’impegno della Chiesa di Napoli</strong> su questi fronti sono state numerose voci, a partire da quella dell’arcivescovo, il <strong>card. Crescenzio Sepe</strong>, che ha aperto i lavori con una domanda: «Sappiamo noi, oggi, decifrare l’uomo per quello che è e per quello che fa o è diventato un fantasma, perché ha perso l’identità dell’essere “umano”, all’interno di una crisi antropologica in cui tutto sta cambiando? Quale uomo?». Domanda provocatoria a cui Sepe ha dato una risposta: «L’uomo integrale, che vive e si adopera per trasformare la società. Per superare le tante crisi che ci attanagliano non dobbiamo dividere l’uomo, non dobbiamo trasformarlo in mera immagine, ma vivere la logica dell’incarnazione». Si è entrati, poi, nel vivo con la prima delle quattro tavole rotonde della giornata, dedicata alla scuola intesa come “officina dell’umano”. Hanno avviato la discussione Marco Rossi Doria, già sottosegretario all’Istruzione, e Luisa Franzese, dirigente dell’Ufficio scolastico regionale della Campania. Con loro anche due professori dell’Università Cattolica: Pier Cesare Rivoltella, direttore del Centro di ricerca per l’educazione ai media, e Pierpaolo Triani, docente di pedagogia e didattica.</p>
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Le sfide che il<strong> nuovo umanesimo</strong> lancia al mondo dell’<strong>università e della ricerca</strong> sono state affrontate nella seconda parte della mattinata da un alro gruppo di esperti. Moderati dal professor Luigi Fusco Girard, sono intervenuti Lucio D’Alessandro, rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa, la professoressa Anna Papa, dell’Università Parthenope, e padre Domenico Marafioti, preside della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Nel dibattito non è mancata la voce degli studenti, grazie alla presenza di Paolo Baroni della Presidenza nazionale della Fuci.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il pranzo lo sguardo è stato puntato sui <strong>media</strong> e sulla cultura da essi veicolata. È stato interessante assisere al confronto tra esponenti di spicco del giornalismo cartaceo e televisivo, quali Vincenzo Morgante (Testata giornalistica regionale della Rai), Marco Tarquinio (Avvenire) e Paolo Ruffini (Tv2000). Con loro hanno interagito alcuni docenti e intellettuali: Giacomo Di Gennaro e Rossana Valenti, dell’Università Federico II, e Chiara Giaccardi, dell’Università Cattolica di Milano.<br />
Alla ficton cinematografica e televisiva è stata dedicata l’ultima sessione della giornata. Non può sfuggire, infatti, l’importanza che questo linguaggio multimediale riveste nella società dell’immagine. Parole e immagini di un’umanità senza finzioni era il titolo della tavola rotonda che ha visto insieme alcuni protagonisti di primo piano del grande e piccolo schermo: l’attrice Tosca D’Aquino, i produttori Betta Olmi (Ipotesi Cinema) e Carlo Degli Esposti, presidente di Palomar (a cui si devono tra gli altri Braccialetti rossi e Il commissario Montalbano), e il critico cinematografico di Tv2000 Fabio Falzone.<br />
Il Laboratorio partenopeo, interpellando nella prospettiva di un umanesimo integrale e trascendente diversi e qualificati rappresentanti dei mondi vitali dell’educazione, della cultura e della comunicazione, ha rappresentato una tappa importante verso il Convegno ecclesiale nazionale. Ma, come ha affermato mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e neo presidente della Commissione episcopale per la cultura e la comunicazione, «il <a href="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/convegno-ecclesiale-lab-2015.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10233" src="http://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/06/convegno-ecclesiale-lab-2015-300x225.jpg" alt="convegno ecclesiale lab 2015" width="300" height="225" /></a>Convegno di Firenze non è un Concilio. Esso non vuole risolvere i problemi della Chiesa italiana, piuttosto offrire chiavi di lettura in cui si sviluppano esperienze di umanità riuscita». Spetterà poi alle diocesi e alle singole comunità utilizzare queste chiavi in un progetto educativo adatto al proprio territorio.</p>
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I lavori potevano essere seguiti in diretta anche attraverso il sito internet www.firenze2015.it. Inoltre, era possibile interagire a distanza con i relatori, inviando messaggi via Twitter all’account @Firenze_2015, e partecipare al live twitting con l’hashtag #Firenze2015Lab. L’appuntamento per il <strong>prossimo Laboratorio è per ottobre a Milano</strong>.</p>
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		<title>Inaugurato a Posillipo l’anno accademico della Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Oct 2014 14:47:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Falanga]]></dc:creator>
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<p>Alla presenza del Gran Cancelliere, il <strong>Cardinale Crescenzio Sepe</strong>, dei Vescovi, di Autorità civili e militari, di numerosi docenti e studenti è iniziato, così, ufficialmente il lavoro delle due Sezioni (San Tommaso e San Luigi), degli Istituti Teologici aggregati e affiliati e dei diversi Istituti Superiori di Scienze Religiose (ISSR) di Campania, Basilicata e Calabria collegati alla Facoltà Teologica. Di essi è possibile avere un quadro più dettagliato attraverso il sito web (www.pftim.it) e i collegamenti che offre con quelli dei 22 centri accademici che insistono sul territorio meridionale.</p>
<p>A tenere la prolusione è stato <strong>Sua Eminenza Ilarion Alfeev<em>, </em>Arcivescovo Metropolita di Volokolamsk</strong> e Presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, che ha trattato il tema: <em><strong>Teologia della libertà. Cristianesimo e potere civile dall’editto di Milano ai nostri giorni</strong></em>. «<em>Lo scorso anno è stato solennemente celebrato in tutto il mondo cristiano il millesettecentesimo anniversario della promulgazione dell’editto firmato a Milano nel 313 dagli imperatori della parte occidentale e orientale, Costantino e Licinio: il primo documento statale ufficiale dell’Impero romano grazie a cui la Chiesa ha ricevuto non soltanto il diritto di esistere, ma anche il riconoscimento da parte della società</em>». Partendo da quest’anniversario e ricordando che, in concomitanza, la Chiesa ortodossa da lui rappresentata ha festeggiato i 1025 anni del Battesimo della Rus’, il Metropolita Ilarion ha affermato che «<em>la coincidenza delle due ricorrenze fa riflettere sul cammino storico della Chiesa, meditare sull’evento antico che diede inizio a una nuova civiltà cristiana e, nello stesso tempo, valutare anche la nostra storia recente</em>».</p>
<p>Ha citato, poi, l’apostolo Paolo («<em>Non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura</em>» &#8211; <em>Eb</em> 13,14), aggiungendo che «<em>la nostra epoca possiede in sé qualcosa di profondamente simile all’epoca che seguì la promulgazione dell’editto di Milano. Da legame tra i due tempi funge il concetto di </em>libertà<em>. Il principio della libertà di coscienza, proclamato in quell’editto, divenne la base del nuovo rapporto del “potere” verso i “sudditi”. L’editto di Milano ha anticipato di sedici secoli ciò che è divenuto pienamente possibile soltanto nel Novecento, dopo secoli di guerre e discriminazioni. In un’intera serie di documenti internazionali, posti alla base del diritto mondiale contemporaneo (come, per esempio, la </em>Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo<em> o la </em>Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali<em>), la libertà di professare la propria fede e di vivere conformemente a essa – idea basilare dell’editto – è postulata come una delle libertà principali della persona umana</em>».</p>
<p>E ha concluso: «<em>L’esperienza storica della Chiesa non ci consente, dopo aver ricevuto la </em>libertà<em>, di non disporre di essa con intelligenza. Oggi si esige dalla Chiesa una particolare saggezza, perché abbiamo ricevuto una tale occasione storica che non abbiamo il diritto di lasciarci sfuggire. </em>Libertà<em> e </em>responsabilità<em> sono valori assoluti, senza la cui interazione non è possibile costruire una società giusta. A questi valori si aggiunge un principio non meno importante: la </em>collaborazione<em> tra Chiesa e Stato in tutti i campi in cui essa è possibile e necessaria, soprattutto per ciò che è connesso alla sfera dell’etica pubbila</em>».</p>
<p>Gli ha fatto eco, in chiusura, il <strong>Cardinale Sepe</strong>:«<em>Voglio augurare a tutti voi e alla generazione futura di credenti di conservare lo spirito di quella </em>libertàcristiana<em> che stima vanità tutto ciò che non piega la testa dinanzi al Dio vivente. Portando nel mondo la Parola di Cristo non dimentichiamoci, però, che l’esempio della nostra vita personale è sempre stato e sarà la migliore testimonianza. Possa la nostra attività iniziare a partire da noi, per arrivare poi alle famiglie, alle parrocchie, nelle scuole e nelle università. Allora potremo, con le nostre vite degnamente vissute, rendere grazie a Dio per il prezioso dono della </em>libertà<em> che lui dona a noi e che nessuno ha il diritto di sottrarci</em>».</p>
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		<title>I religiosi napoletani in convegno</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Mar 2014 14:52:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Falanga]]></dc:creator>
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<p>Chi «<em>La vita religiosa deve sempre più caratterizzarsi come una radicale prossimità: prossimità al mondo nella prossimità al Signore, per aiutare gli esclusi a diventare protagonisti della comune vicenda umana. La consacrazione religiosa la si esprime sempre all’interno di un territorio, prendendo pienamente parte al progetto della Chiesa locale. Si tratta di porre al centro delle nostre fatiche il primato di Dio e, di conseguenza, la riscoperta di una profonda e autentica vita interiore. Come consacrati, dobbiamo chiederci se, al di là dei mille impegni e progetti carismatici, le nostre comunità sono luoghi autentici di preghiera. Dobbiamo chiederci se tutti sentiamo il bisogno di cercare Dio e di dialogare con lui e di approfondire la sua conoscenza attraverso un serio studio della teologia</em>».</p>
<p>Con queste parole il Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, l’Arcivescovo José Rodriguez Carballo, ha aperto il suo intervento al Convegno diocesano della Vita Consacrata che si è tenuto il 3 e 4 marzo.</p>
<p>L’annuale appuntamento dei religiosi e delle religiose napoletani si è tenuto, come di consueto, nell’Aula magna della Facoltà Teologica di Capodimonte e ha avuto come tema: <em>Per una Vita Consacrata credibile e responsabile</em>. «<em>Abbiamo voluto così raccogliere l’invito di Papa Francesco</em>», ci ha spiegato padre Filippo Grillo, Vicario per la Vita Consacrata dell’Arcidiocesi. «<em>Il Papa non si stanca mai di richiamarci a queste due caratteristiche fondamentali per un religioso</em>», ha proseguito l’amabile vincenziano. E il suo vice, padre Salvatore Farì, ha aggiunto: «<em>Essere credibili e responsabili vuol dire soprattutto vivere il Vangelo in comunità e poi nella Diocesi, e poi ancora nelle “periferie esistenziali”, lasciandosi coinvolgere pienamente nelle dinamiche della vita fraterna e di quella missionaria</em>».</p>
<p>Nella seconda giornata, a tenere la relazione è stato padre Edoardo Scognamiglio<em>, </em>Ministro provinciale dei Frati Minori Conventuali di Napoli e Basilicata, che ha trattato: <em>La Vita Consacrata nella Chiesa di Napoli, quale contributo per una società responsabile</em>. «<em>L’</em>incontro<em>è una buona chiave di lettura per ripensare alla presenza-identità e missione dei consacrati nella nostra Arcidiocesi. La simbologia dell’incontro richiama quella del cammino, del movimento, e anche del canto, così come è ben espressa nella lettera del Cardinale Crescenzio Sepe: </em>Canta e cammina». Partendo da questa premessa, padre Scognamiglio ha sviluppato un’intensa riflessione, affermando, in conclusione, che: «<em>il contributo che noi consacrati possiamo dare alla Chiesa di Napoli, circa il primato di Dio e il dono della fede, riguarda proprio il recupero della vita interiore. Quando teniamo il Vangelo tra le mani, dovremmo pensare, come Francesco, che lì abita il Verbo che vuole farsi carne in noi, impadronirsi di noi perché, con il suo cuore innestato sul nostro, con il suo spirito comunicante con il nostro spirito, noi diamo un inizio nuovo alla sua vita in un altro luogo, in un altro tempo, in un’altra società. Così, la fede è da vivere nella condizione presente</em>».</p>
<p>Gli ha fatto eco, a chiusura della due giorni, il Cardinale Arcivescovo:«<em>Cristo ci chiama all’incontro in questo nostro territorio, dove incontrarsi è più facile, a motivo delle favorevoli condizioni climatiche, di una cultura dell’ospitalità e grazie anche a una certa tradizione dell’accoglienza che da sempre contraddistingue il nostro popolo. Dobbiamo stare con la gente come compagni di viaggio, con l’impegno di essere testimoni e presenza visibile dell’Invisibile</em>».</p>
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