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	<title>Città del Monte &#187; Toscana</title>
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		<title>Luci di marmo, Forte dei Marmi</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 04:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Galgano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri parole emozioni]]></category>
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<p><strong>Luci di marmo, Forte dei Marmi</strong></p>
<p>L’estate non comincia: si accende. A Forte dei Marmi succede sempre nello stesso modo, come se qualcuno girasse lentamente una manopola invisibile e la luce diventasse improvvisamente più precisa. Le biciclette iniziano a passare senza fretta, le cabine si aprono come libri già letti, il mare resta uguale ma sembra più vicino. Non c’è un protagonista. Ci sono solo persone che credono, per qualche settimana, di poterlo diventare. Lui arriva con l’aria di chi non si prende sul serio. Ride troppo presto, come se volesse evitare che qualcosa lo tocchi davvero. Lei invece osserva tutto come se fosse già successo altrove. Si incontrano senza darsi importanza, vicino alla cabina 27, dove qualcuno ha dimenticato una sdraio piegata male. Non si presentano. Non serve. Più in là, un altro ragazzo racconta storie che non sono vere ma funzionano meglio così. Una ragazza lo ascolta fingendo di non credergli, ma resta sempre un secondo in più del necessario. Nessuno dei due lo ammetterà. Gli adulti occupano lo sfondo come un rumore continuo: parlano, litigano, si cercano, si perdono con una serietà che ai ragazzi sembra teatrale. Ogni tanto uno di loro guarda il mare come se stesse ricordando qualcosa che non ha mai vissuto davvero. Il pontile è sempre lo stesso: una frase lunga che non arriva mai a un punto. Si cammina sopra senza sapere perché, eppure si torna sempre lì, come se il legno trattenesse le decisioni non prese. Ogni passo è una sillaba. Le ringhiere bianche non proteggono niente. Misurano solo la distanza tra un momento e l’altro. Sotto, il mare non ha profondità: ha ripetizione. Sale e ritorna come se stesse correggendo continuamente una frase. Lui e lei si ritrovano lì, senza appuntamento. Non parlano subito. Guardano lo stesso punto dell’acqua come se fosse un errore condiviso. “Domani riparti?” dice lei, senza convinzione. “Domani è un’invenzione,” risponde lui, e non sa se è una battuta. Sorridono, ma è un sorriso che non chiede futuro. Più tardi, sulla spiaggia, le strutture vuote degli ombrelloni sembrano scheletri di un’estate ancora da scrivere o già finita senza accorgersene. Un gommone resta fermo sulla sabbia, come se avesse dimenticato il mare o fosse stato dimenticato da lui. Nessuno lo tocca. Il vento entra nei capelli di tutti senza distinzione. Non spettina: sposta. Riorganizza le persone per un istante, poi le lascia di nuovo incomplete. La musica arriva da qualche bar sulla spiaggia, sempre la stessa e sempre diversa. Qualcuno balla senza sapere perché. Qualcuno guarda qualcuno che non lo sta guardando. Qualcuno capisce, per un attimo breve, che tutto questo non durerà, e proprio per questo è perfetto. Non c’è una storia principale. Ci sono solo incastri. Un amore nasce mentre un altro si infila nei ritorni del maestrale che nessuno se ne accorga. Un bacio succede come un errore di montaggio. Una risata copre una frase che non doveva essere detta. Una partenza viene decisa molto prima di essere annunciata. E poi, un giorno qualunque, tutto si allenta. Le biciclette continuano a passare, ma sembrano più lontane. Il mare è sempre lo stesso, ma non trattiene più le frasi allo stesso modo. Le persone si guardano come si guarda qualcosa che si sta già ricordando. Solo una dispersione lenta, ordinata, quasi educata. E quando l’ultima cabina si chiude, resta solo la luce che segna qualcosa è accaduto senza mai diventare completamente racconto. Perché a Forte dei Marmi gli amori non finiscono. Si ritirano. E restano sotto la superficie, come tutto ciò che non ha avuto il tempo di diventare definitivo.</p>
<p>Il sole delle tende incide<br />
la superficie delle ville<br />
come una lama lenta,<br />
e tutto ciò che resta &#8211; ringhiere, ombre, volti —<br />
diventa acqua laterale.</p>
<p>Il pontile disegna mare e silenzio<br />
dove la scena è un sogno di fughe<br />
nel passo bianco delle ringhiere<br />
E il mare è un sistema di ritorni.<br />
che non affondano luce, anticipano memoria,<br />
come se tutto volesse esporsi<br />
in un anticipo rosa d’estate.<br />
Telai senza telo dove lo scirocco<br />
sposta il visibile.<br />
E poi ci sei tu,<br />
riflessa nel vetro scuro degli occhiali,<br />
che guardi qualcosa tra i cancelli e la spiaggia.<br />
Il tempo non coincide mai<br />
con ciò che vedi: qui<br />
l’acqua che ritorna<br />
è sempre leggermente obliqua.</p>
<p><a href="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/09/pexels-elisabeth-anna-1615847-3102375.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-13736" src="https://www.cittadelmonte.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/09/pexels-elisabeth-anna-1615847-3102375.jpg" alt="pexels-elisabeth-anna-1615847-3102375" width="2046" height="2729" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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