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		<title>Wall-E</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Oct 2008 08:22:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Capozzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[E' quadern d'o Cinema]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; ">Wall-E &egrave; un robottino lasciato su una Terra abitata non pi&ugrave; dagli umani, ma dalla munnezza, che egli diligentemente continua a raccogliere e a serrare in balle, con cui costruisce delle torri. Finch&egrave; arriva, scaricata da una nave spaziale, una robottina, Eve. Il titolo e nome del protagonista &egrave; l&rsquo;acronimo di Waste Allocation Load Lifted-Earth (Class), ovvero un robot raccogli-spazzatura. Egli &egrave; solo su una Terra desolata, dove l&rsquo;unico panorama sono queste terrificanti Torri fatte di balle addossate l&rsquo;una sull&rsquo;altra. E&rsquo; uno spettacolo apocalittico. Vi sono delle tempeste di sabbia, create dallo stesso inquinamento; ma tutto &egrave; immobile come in un eterno coma della natura. L&rsquo;unica nota vivente &egrave; questo essere che, come un soldatino, minuto su una vastit&agrave; sconfinata, continua imperterrito e sferragliante il suo lavoro, incurante delle difficolt&agrave; e del contesto. Il centro del film &egrave; basato su di lui. Questa figura, immaginata dal regista e dal produttore John Lasseter, fin dal 94, &egrave;, nonostante le apparenze, strutturata con un alto livello di sofisticata immaginazione. Il team Lasseter &amp; Co, &egrave; fatto di persone che collaborano in modi sinergici. La complessit&agrave; non &egrave; principalmente disegnativa, e nemmeno delle numerosissime citazioni filmiche che egli &ldquo;attraversa&rdquo; e rivitalizza, spesso con elegante ironia, sempre con grande disinvoltura, in una tecnica digitale arrivata a punte di grande precisione e accuratezza di dettagli realistici. Ma &egrave; la concezione del personaggio ad essere in s&eacute; originale. Il Robottino &egrave; un&rsquo;allegoria dantesca della crisi cui l&rsquo;umanit&agrave; sta andando incontro se non cambia radicalmente strada, rispetto alla gestione dei rifiuti. Essi possono alterare in modi irreversibili le stesse condizioni di sopravvivenza dell&rsquo;intera umanit&agrave;. E ci&ograve; &egrave; detto, non dall&rsquo;&rdquo;estremista&rdquo; MIchael Moore, o dal &ldquo;liberal&rdquo; Al Gore, ma da un prodotto di una Company quotata in borsa.. E soprattutto in modi artisticamente di una poeticit&agrave; intensa e delicata. Wall-E &egrave; tutto giocato in una dimensione di totale ambiguit&agrave;: sembra un bambino; come la metafora del primitivo roussoiano che scopre e affronta la solitudine e i sentimenti nella loro primalit&agrave;, con tutta la ricchezza e l&rsquo;intensit&agrave; di chi si accosta ad un universo mai esplorato, che lo sorprende per la forza del suo ingenuo coinvolgimento. Ma &egrave; anche un adolescente, pieno di delicatezza e di amorevole empatia per la robottina Eve (acronimo di Extraterrestrial Vegetation Evaluator). Eppure, tutte queste caratteristiche rimangono profondamente inscritte nel suo essere un robottino da munnezza, gestito con coerenza grafica e tematica degna della teoria auerbachiana sulla Figura in Dante.</p>
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