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Struggle for pleasure, Firenze

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Struggle for pleasure

A Firenze, febbraio era un velo. Non era un incontro nuovo: era un ritorno che non si dichiarava mai. Si conoscevano da anni, o forse da una stagione soltanto che si era dilatata nella memoria. Si erano perduti senza rottura, ritrovati senza promessa. Tra loro c’era sempre stata quella forma ambigua—non amore, non assenza—qualcosa che si teneva in equilibrio come luce sull’acqua. Quella sera lei lo attendeva, dopo essere scesa dal treno, vicino all’Arno. Non lo cercava con gli occhi: sapeva già che sarebbe arrivato. Sorrise. Firenze scorreva tra loro: ponti come ciglia socchiuse, mani di pietra che annottavano la luce. Lui pensò alla prima volta che l’aveva vista: la stessa immobilità viva, lo stesso modo di stare dentro e fuori dal tempo. Salirono insieme verso Ponte Vecchio. La strada non aveva pioggia, sembrava una carezza di gesto. Firenze tremava nei vicoli, accendeva stelle tra le persiane: memoria o sogno. Era già lì, da sempre. Dall’alto, la città si apriva come un corpo: cupole raccolte, piazze nomadi nel grembo della sera. Il Duomo di Firenze respirava una luce ametista, anticipando la notte. Le braccia dell’Arno riflettevano bagliori intermittenti—lampare d’acqua e tetti. Pensarono a tutte le volte in cui avevano cercato di darle un nome, una forma stabile, senza riuscirci. Era sempre altrove. «Forse siamo questo,» disse dopo un po’. «Un punto che coincide.» Lei lo guardò, e nei suoi occhi c’era una dolcezza remota. «O forse siamo la linea che si avvicina, toccandosi». Scese la notte. Firenze diventò riflesso: scie nere nei vetri, corridoi di luce che si perdevano tra le strade. Tornarono giù, lentamente, come se ogni passo fosse già accaduto. Non c’era nulla da aggiungere. Si erano già detti tutto, negli anni, senza dirlo mai davvero. Lei si avvicinò appena, sfiorandogli il volto come si tocca una superficie d’acqua. Un gesto breve, quasi trattenuto. Lei sorrise, ma nei suoi occhi passò un’ombra di lontananze. Si allontanarono con un bacio sottovoce, nascosto nel fiume, come se tutto fosse già accaduto: l’ala azzurra sulle acque, le stelle nei vicoli, le mani che annottano la piazza. Firenze, quella notte, non era un luogo. Era la forma precisa del loro incontro, una gemma che continua ad avvicinarsi.

Struggle for pleasure, Firenze

È
ala azzurra
sulle acque,

è
corpo, Firenze
o forse
veste di borghi
radi senza addio
di là delle rondini

Firenze tremula
nei vicoli
crea stelle
oltre san Miniato, intride
ciglia di ponti, e mani
che annottano: la piazza nomade
nel grembo delle cupole

lo splendore controluce -
le braccia d’Arno – i tuoi baci
lampare d’acqua e tetti
e riflesso
di scie nere perdute
in via dei Della Robbia

la tua notte ametista precede
la sera del duomo,
annuncia pupille rose

ho sognato i tuoi chiarori
disabitando le nubi
nel cielo tanzanite
grida la linea dei corridoi,
al suo avvicinarsi

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