Print This Post

Soglie di carta e silenzio – Floriana Porta

L’immagine si offre come una soglia franta, un montaggio di carte e trasparenze che allude più a un attraversamento che a una semplice esposizione. La parola, qui, non è mai pienamente data: appare, si sottrae, si lascia intravedere tra veli di carta e segni che sembrano respirare. In questo gioco di sovrapposizioni, la scrittura diventa materia visiva, gesto trattenuto, eco di una voce che non si consegna mai del tutto.

Il riferimento a Emily Dickinson emerge non come citazione, ma come postura: abitare l’assenza, dire per frammenti e per fenditure. Floriana Porta costruisce uno spazio in cui il testo non è più lineare, ma disperso, quasi dispersivo, come se la poesia si fosse liberata dalla pagina per cercare altre forme di esistenza. Il dettaglio calligrafico, appena leggibile, suggerisce un’intimità radicale, un diario sottratto allo sguardo e insieme offerto nella sua vulnerabilità. La carta diventa così pelle, membrana attraversata da un tempo che si deposita in tracce e cancellature. Si ha l’impressione che ogni segno sia sul punto di svanire, e proprio per questo acquisti una intensità ulteriore. Il bianco non è sfondo, ma campo attivo, spazio di risonanza in cui la parola si dissolve e si rigenera. La frammentazione visiva rispecchia una tensione interiore: quella tra il bisogno di dire e la necessità del silenzio. L’opera invita a una lettura lenta, quasi tattile, in cui lo sguardo deve sostare, tornare indietro, perdersi. Non c’è un centro stabile, ma una costellazione di indizi che rimandano a una poesia intesa come esperienza liminale. In questo senso, la mostra si configura come un dispositivo percettivo, più che come una semplice raccolta di lavori. È un invito a sostare nell’intervallo, nel margine, dove il linguaggio si incrina e si fa visione. E proprio lì, in quella soglia incerta, la voce poetica continua a vibrare, ostinata e segreta.

 Screenshot 2026-06-07 at 12-45-15 Floriana Porta – Arte – Poesia – HaikuRay of light

Il luogo remoto non sostituisce l’amore:

è il viola inabitato dell’oceano

che sparpaglia raggi di luce.

 

Incendio caramella, loto

e notti di meleti.

 

La tua pelle chiude gli occhi

del mare mosso e ritorna

nel potere dell’addio

delle senapi dischiuse.

 

Il tuo cuore, congiunto e sciolto,

non sempre apre stelle ingombre,

dagli scuri del mondo sommerso

cade dalle mani fredde

come le farfalle brune di Zefiro.

 

Da qualche parte

Il cielo si adatta al paradiso.