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L’indice di pace globale è sempre più negativo

Pace nel mondo: un obiettivo che sembra sempre più chimera.

Il Global Peace Index misura ogni anno la cosiddetta temperatura geopolitica sulla Terra a partire dal 2007. Ebbene, per l’anno che è in corso ha già calcolato che si sarebbe risparmiato denaro pubblico pari a 9,4 milioni di euro se ci fosse stato il 25% in meno di violenza.

Due su tutti i risvolti cruciali dei focolai di conflitto del 2011: l’ondata di rivolte nel Nord Africa e le proteste di piazza causate della recessione socio-economica in Europa.

Secondo gli esperti, con i 9,4 milioni di euro sprecati, si sarebbe potuto fare di più per i terremotati giapponesi, o raggiungere uno degli obiettivi del millennio sulla povertà globale, o ancora assottigliare il debito pubblico di paesi quali l’Irlanda, il Portogallo o la Grecia.

Piuttosto le spese militari globali aumentano, e l’operazione in Libia ne è solo l’ennesimo esempio.

 

I benefici reali della primavera araba sono ancora lontani, e per i ricercatori del Global Peace Index in almeno 29 nazioni (africane, mediorientali ed europee) la minaccia terrorista è aumentata anziché diminuire. Non è tutto: molti Paesi maghrebini continuano a scendere nella classifica ufficiale di qualità della vita. La Libia passa dall’83 esimo al 143 esimo posto; l’Egitto perde 23 posizioni, e, per adesso, la famosa guerra al terrorismo non sta dando i frutti sperati.

 

 

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