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Napoli Carnale 2 (seguito) – Bammenella

Certo le cose sono molto cambiate dai tempi in cui la prostituzione era sacra[1], tempi che poi erano gli stessi, su per giù, in cui Enkidu[2] venne addomesticato da una cortigiana, inviatagli apposta affinché lo ammansisse e lo civilizzasse. Altri mondi, altre storie. Da quando il patriarcato si è affermato in buona parte del mondo, oltre tre millenni orsono, le donne che scelgono di prostituirsi (non intendo parlare, qui, di quante sono costrette a farlo con la violenza) somigliano, piuttosto che alla cortigiana di Enkidu, alla “Bammenella” di Raffaele Viviani (1888 – 1950) , il grande Poeta Scugnizzo cui mi piacerebbe dedicare, prima o poi, una specie di monografia.

Propongo due video, entrambi notevoli: la voce maschile di  Peppe Barra

http://www.youtube.com/watch?v=3qVGTw9qTqE

e quella femminile di Angela Luce

http://www.youtube.com/watch?v=Of8oVrJBcqA

Di Bammenella non sono riuscita a tradurre completamente il testo,  dati i miei inconfutabili limiti linguistici, ma credo di averne colto almeno il significato generale:

“So’ Bammenella ‘e coppe Quartiere: / pe’ tutta Napule faccio parla’, / quanno, annascuso, pe vicule, ‘a sera, / ‘ncopp’ o pianino mme metto a balla’. / Vene ‘ambulanza? ‘Int’a niente mma squaglio! / E, si mm’afferra, mme torna a lassá! / ‘Ncopp’ a quistura, si e vvote ce saglio, / è pe’ furmalita’. / Cu ‘a bona maniera, / faccio cade’ ‘o brigatiere, / piglio e lle vengo ‘o mestiere: / dico ca ‘o tengo ccá. /
‘O zallo so ‘mmocca, / ll’avota ‘a capa e s’abbocca, / ma, nun appena mme tocca, / mme n’ha da manna’!”

Dunque Bambinella è una prostituta dei Quartieri di Napoli. La vita che fa non ha spento in lei la gioia di vivere: le basta la musica un po’ meccanica del pianino per aver voglia di mettersi danzare, per quanto annascuso. Lei sa bene come cavarsela, anche se ogni tanto la Polizia fa una retata e portano tutte in Questura. Le ci vuole poco per far girare la testa al Brigatiere, ma basta che lui la tocchi per vedersi costretto a lasciarla andare. Miniquiz 1: chi è più colpevole, la puttana che cerca di farla franca con il solo strumento di cui dispone o l’uomo di legge che viene meno al suo dovere perché non sa e/o non vuole controllare la propria lussuria? Ma vediamo qual è il motivo per cui Bambinella si vende. Seconda strofa:

“Mme fanno ridere cierti pperzone / quanno mme diceno: “Penza pe’ tte…” / Io faccio ‘ammore cu ‘o cap’e guaglione / e spenno ‘e llire p’o fa’ cumpare’. / Sto’ sotto o debbeto, chisto è o destino, / ma c’è chi paga, pirciò lassa fa’. / Tengo nu bellu guaglione vicino / ca mme fa rispetta’! / Chi sta ‘into peccato, / ha dda tene’o ‘nnammurato, / ch’appena doppo assucciato, / s’ha da sape’ appicceca’. / E tutt’ e sserate / chillo mm’accide ‘e mazzate! / Mme vo’ nu bene sfrenato, / ma nun ‘o ddà a pare’!”

Ecco che entra in scena il co-protagonista, il capo dei guaglioni: il più astuto, il più determinato, il più privo di remore. Il magnaccia di Bambinella, la quale razionalizza la propria debolezza nei confronti di lui innanzi tutto con il fatto che una peccatrice (allora si ritiene tale?) deve essere protetta da un uomo forte e lui lo è, visto che la pesta per bene tutte le sere. Però c’è un altro fatto, per ora solo accennato: lui è bello, è il suo amante, lui la ama, anche se sta molto attento a non dimostrarglielo. Infine, nella terza e ultima strofa, la verità tutta intera:

“Mo so’ tre mise ca ‘o tengo malato; /sacc’io che spenno pe’ farlo sana’! / Però ‘o duttore cu mme s’è allummato, / pe’ senza niente mmo faccio cura’. / Mo’ tene pure o mannato ‘e cattura, / priesto ‘ambulanza so vene a piglia’. / Io ll’aggio ditto: “Sta’ senza paura, / pe’ tte, ce stongo io ccà!” / Cu ‘a bona maniera, / faccio cade’o brigatiere, / mentre io lle vengo ‘o mestiere / isso hav’ o canzo’ e scappa’. / Pe’ mme, o ‘ssenziale / è quanno mme vasa carnale: / mme fa scurda’ tutto o mmale / ca mme facette fa’.”

Miniquiz 2: chi è il più colpevole, la prostituta che si dà al dottore per far curare il proprio uomo (malato da ben tre mesi, poverino) oppure il medico che senza imbarazzo accetta il pagamento in natura mentre a casa sua forse – forse, forse – lo aspettano moglie e figli, in un’epoca in cui ancora non c’erano gli antibiotici per combattere la sifilide o altre malattie professionali del genere? Miniquiz 3: ma insomma, questo Brigatiere non riesce a tenerlo nei pantaloni solo con Bammenella o fa così con tutte quelle come lei che gli capitano a tiro? E forse, straforse, è sposato pure lui?

La vera questione è però un’altra. Bammenella sa che sta sbagliando, ma quando il suo bellu guaglione la bacia carnale, lei dimentica tutto: la dignità calpestata, i ricatti fatti e subiti, le botte assorbite, le lire faticosamente guadagnate e malamente spese p’ o fa’ cumpare’. Carnale, l’Apriti Sesamo per il cuore di una donna che di carne dovrebbe averne fin sopra i capelli. Ma la carne del suo amato è tutt’ altro: è un mistero, il vero mistero di Eros, che probabilmente nessuno mai riuscirà a spiegare fino in fondo. Carnale rimane ancora l’oscuro ingrediente di una ricetta antichissima e immortale, un’alchimia in cui il risultato è infinitamente superiore alla semplice somma delle parti, una magia di cui si potrebbero esplorare senza fine le sfaccettature senza peraltro mai giungere alla sintesi definitiva.

Ritornerò presto sulla questione, perché moltissime (e magnifiche) sono le canzoni attraverso cui è possibile esplorare l’eros di Napoli e quindi una parte importante della Napolisofia, ma ora desidero introdurre brevemente il prossimo Capitolo, che Bammenella con la sua ambigua grazia sapientemente ci porge: la Poesia Narrativa nella musica partenopea.

Si può definire poesia narrativa quella che racconta una storia[3]. Anche se in senso lato tutta la poesia racconta una storia (o più storie collegate insieme, come ad esempio l’epica), in sé la poesia narrativa è tuttora un territorio dagli incerti confini : nei pochi Siti che ne parlano, gli elenchi comprendono nomi e titoli che hanno poco in comune: Omero e Virgilio sono citati assieme a Chaucer, a Dante e a Shakespeare e a cento altri. Sul Sito che About. com dedica alla scrittura creativa, leggiamo che un’opera di questo tipo dovrebbe “bilanciare racconto e poesia, senza limitarsi ad essere una poesia con trama narrativa”, sul che possiamo senz’altro convenire, anche se si continua a mantenersi nel generico. Forse potremmo accordarci su alcuni punti, diciamo così, propedeutici ad una definizione completa ancora di là da venire:
1 FORMA – La composizione poetica narrativa deve essere scritta in versi, raccolti in strofe o sciolti, con presenza di rime e allitterazioni oppure no.
2 LUNGHEZZA – In generale diremmo che la poesia narrativa deve avere una lunghezza media. Se si va troppo oltre parliamo di poema (epico, allegorico, satirico, mitologico), se ci si mantiene entro confini troppo ristretti potrebbe risultare un bozzetto o poco più.
3 AMBIENTAZIONE TEMPORALE – Il tempo dell’azione narrativa è spesso il passato, a volte anche remoto; ad ogni modo si tratta sempre di un tempo irrealistico, personale, altro: insomma del tempo mitico.
4 Il REGISTRO LINGUISTICO  - Normalmente è medio alto, spesso anche solenne e aulico.
5 LA SPETTACOLARITÀ – Usare il linguaggio della poesia assieme alle tecniche illustrate dalla narratologia[4] rende questo tipo di componimenti facilmente accessibili, permettendo di visualizzare situazioni, paesaggi e personaggi.

Ecco perché la poesia narrativa è stata spesso portata sulle scene, meglio se accompagnata dalla musica, tanto che si parla anche di  musica narrativa, sia nel contesto della canzone sia altrove. Bammenella rientra in pieno in questa categoria, anche se – e succede spesso -  data l’esuberanza dell’ispirazione da cui è nata deborda generosamente in altre, come  si è visto in questa Parte e nella precedente. L’aspetto narrativo nella canzone di Viviani è però a mio avviso preponderante, perché ne risulta un personaggio indimenticabile, il tuttotondo di una donna che malgrado tutto riesce ancora ad amare.


[1] Si veda in questa rubrica la puntata sulle “Colombe Napoletane”.

[2] Da Wikipedia: “Enkidu è un personaggio della mitologia sumera ed è rappresentato come un uomo selvaggio, allevato da animali. Nell’Epopea di Gilgamesh la sua mancanza di civiltà viene vinta dall’incontro con una cortigiana, una delle più antiche attestazioni del ruolo civilizzatore delle donne”.

[3] Secondo il Sito in inglese Wikipedia. org.

[4] Wikipedia: “Il termine narratologia fu coniato dal bulgaro Tzvetan Todorov (nel 1969) per indicare lo studio delle strutture narrative (…) Todorov sostiene che l’opera letteraria è storia e discorso allo stesso tempo. Storia in quanto comprende una certa realtà e avvenimenti che si presume abbiano avuto luogo e personaggi che si confondono con quelli della vita reale. Questa stessa storia avrebbe potuto esserci raccontata senza venire incarnata in un libro: da un film o da un racconto orale. Ma l’opera letteraria è al tempo stesso discorso perché vi è un narratore che narra la storia e un lettore che la percepisce e a questo livello quello che ha importanza non sono gli avvenimenti raccontati ma il modo in cui il narratore li ha fatti conoscere”.

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