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Oltre il valore del denaro

 

Un antico canto goliardico, composto in Germania e diffuso in tutta Europa fin dal medioevo, inizia con la frase <<Gaudeamus igitur, iuvenes dum sumus>> ( trad. Godiamo dunque, finchè siamo giovani). Questa simpatica esortazione edonistica richiama facilmente alla mente le parole, non meno goliardiche, di una composizione carnascialesca di Lorenzo il Magnifico: <<quant’è bella Giovinezza che si fugge tuttavia, chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza>>. Godere la vita giorno per giorno senza preoccuparsi del futuro, gustare i frutti della giovinezza finché si è in tempo, godere per vivere e vivere per godere, poiché ciò che si ha potrebbe essere perduto da un momento all’altro, dall’oggi al domani, e non si può essere certi nemmeno della vita stessa, anche quando si è giovani. Tutti temi che ricorrono nella letteratura e nei modi di dire popolari e non, fin dai tempi del celebre invito a cogliere l’attimo fuggevole (“Carpe diem”) lanciato da Orazio nelle sue Odi. Questa consapevolezza della caducità del tempo e della vita è spesso prerogativa di chi ha perduto qualcosa di prezioso e si strugge di malinconia. Come ricorda un vecchio adagio napoletano, <<Mamme, denare e  giuventù se chiagneno quanno nun ce stanno cchiù>> (trad. La Mamma, i soldi e la gioventù si rimpiangono quando non ci sono più). Parole sagge. Indubbiamente. Ma per quanto possano essere importanti i soldi nella vita, nella mia personalissima scala dei valori, non penserei nemmeno lontanamente a metterli sullo stesso piano della gioventù. Figuriamoci della Mamma.

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