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Stalking

Maria ha 29 anni, vive a Roma e come tutte le mattine, alle 8, scende da casa per recarsi a lavoro. Non sa che, stavolta, non arriverà mai nel suo ufficio, poiché ad aspettarla al primo incrocio c’è il suo ex fidanzato che la minaccia con un coltello e le impone di salire nella sua auto nera. Guida fino ad arrivare in un posto isolato, immerso nel verde. Scendono e lui, piangendo, la implora di tornare insieme. Lei è seccata ma anche abbastanza preoccupata dato il modo di fare di Luca. Lo respinge e gli dice di accompagnarla in ufficio. Lui non ascolta, urla, poi comincia a picchiarla a sangue, infine col coltello sferra colpi furiosi e lei, esangue, cade a terra e, dopo poco, muore. Questo triste racconto diventa spesso realtà. Gli omicidi passionali sono troppi e sempre più inutili le cause che portano questi assassini, per lo più uomini, ad ammazzare crudelmente le loro compagne, fidanzate, mogli. In psicologia, il fenomeno viene denominato “stalking” e lo stalker è, appunto, l’ex partner violento e molesto che, nei migliori dei casi, si limita a telefonate minatorie, inseguimenti o mette in atto qualsiasi forma di controllo nei confronti della vittima pur di recarle ansia e disagio sociale. Nei casi più gravi lo stalker uccide la vittima. Il dato sconcertante è che non si tratta soltanto di persone aggressive o con dei disturbi evidenti di personalità, ma anche di individui definiti calmi, tranquilli e con la fedina penale pulita.

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