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Una risposta alle mafie, via radio

L’otto dicembre del 2004 veniva fondato a San Giovanni a Teduccio il circolo musica e cultura Peppino Impastato, con lo scopo di offrire ai giovani del quartiere un luogo di aggregazione, in cui discutere liberamente su varie tematiche senza essere influenzati da logiche di partito. Contemporaneamente veniva fondato il movimento giovanile contro la camorra Cento Passi da un gruppo di ragazzi stufi di vedere che la camorra si proponeva come modello da seguire, come status di prestigio che offre con dei mezzi illeciti la possibilità di procurasi dei facili e maggiori guadagni a discapito della legalità, della convivenza civile e della Giustizia.

Dall’esigenza dei giovani del Circolo di avvicinare i ragazzi al confronto col  mondo delle istituzioni su tematiche come la lotta alle mafie e l’esclusione sociale e di rendere i giovani consapevoli di poter divenire cittadinanza attiva è nata Radio Onda Pazza.

Oggi, a distanza di 4 anni, il sndaco di Ercolano Nino Daniele ha consegnato ai govani gstori di questa radio le chiavi di un appartamento  confiscato al clan Birra, sito in corso resina 62 (Ercolano).

Abbiamo incontrato Michele Langella presidente del circolo Peppino Impastato, per raccogliere le sue sensazioni in un momento così significativo per lui e per tutti gli associati al circolo.


Michele, parlaci dell’evento di questa cerimonia

 

Questa serata è un evento importante perché è la dimostrazione che la lotta alle mafie è un qualcosa di fattibile e non impossibile. La consegna di un bene confiscato alla camorra è un segnale forte che si dà alla cittadinanza ma soprattutto ai giovani, quei giovani che noi di Arci San Giovanni e Radio Onda Pazza cerchiamo di coinvolgere da anni. Da anni la nostra associazione e noi lavoriamo nell’antimafia in modo del tutto gratuito, come dovrebbe sempre essere. Ora la consegna del bene da parte del comune di Ercolano per noi è anche un riconoscimento al lavoro e alla passione che i nostri ragazzi da anni spendono sui territori.


Qual è lo scopo dell’apertura di questa sede?

 

E’ quello di continuare il lavoro che noi già facciamo nel territorio di San Giovanni a Teduccio, ovvero cercare di coinvolgere quanti più giovani è possibile e sensibilizzarli prima di tutto sul tema delle mafie e poi renderli partecipi alla vita sociale, politica e culturale del nostro Paese.


Parlaci un po’ di Giancarlo Siani.

 

Giancarlo Siani era un giovane giornalista napoletano, ucciso alla sola età di 26 anni, impegnato nel portare avanti delle inchieste sul fenomeno della camorra e tutti gli affari illeciti che intorno ad essa si sviluppavano. Un’esperienza che lo fece diventare fulcro dei primi e temerari movimenti del fronte anticamorra che sorgevano. Promotore di iniziative, firmatario di manifesti d’ impegno civile e democratico, Siani era divenuto una realtà a Torre Annunziata. Scomodo per chi navigava nelle acque torbide del crimine organizzato. Aveva capito che la camorra s’era infiltrata nella vita politica, della quale riusciva a regolare ritmi decisionali ed elezioni. La decisione di ammazzarlo fu presa all’indomani della pubblicazione di un suo articolo, su "Il Mattino" del 10 giugno 1985, relativo alle modalità con le quali i carabinieri erano riusciti ad arrestare Valentino Gionta, boss di Torre Annunziata.  Nuvoletta aveva un problema con un altro potente boss camorristico con il quale era giunto sul punto di far scoppiare una guerra senza quartiere. L’unico modo di uscirne era soddisfare la richiesta di costui e cioè eliminare Gionta. Nuvoletta che non voleva tradire l’onore di mafioso, facendo uccidere un alleato, lo fece arrestare, facendo arrivare da un suo affiliato una soffiata ai carabinieri. Siani venne a conoscenza di questo particolare da un suo amico capitano dei carabinieri e lo scrisse, provocando le ire dei camorristi di Torre Annunziata. Per non perdere la faccia con i suoi alleati di Torre Annunziata, Lorenzo Nuvoletta, con il consenso di Riina, decretò la morte di Siani.


Una sorta di inaugurazione è stata già fatta nello scorso marzo. Perché in tutti qesti mesi la sede della radio è rimasta inutilizzata? E perchè si ripete una cerimonia inaugurativa? (per approfondimenti si legga l’articolo del 15 marzo scorso 
http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=1501 ) Qualcuno potrebbe pensare a una mossa propagandistica o pubblicitaria.

 

Semplicemente perché il bene non era stato assegnato a noi. All’inizio il bene era stato assegnato all’associazione antiracket di Ercolano, ma poi per problemi logistici, principalmente, la sede non è potuta essere utilizzata.

Questa domanda è molto provocatoria ed offensiva, noi in tanti anni che facciamo anti mafia non abbiamo mai permesso a nessuno di strumentalizzare né noi, né il nostro lavoro. Non è né propaganda, né pubblicità ma è semplicemente il frutto di una sinergia che si è creata tra noi, l’amministrazione comunale, quella provinciale e alcune associazioni del territorio di Ercolano. In questo territorio abbiamo incontrato per la prima volta un Sindaco, Nino Daniele, che si adopera ogni giorno nel contrasto al crimine organizzato e alle illegalità con fermezza e, lo fa non perché vuole qualcosa ma per il semplice senso del dovere e di cittadino. 

Riguardo la pubblicità volevo solo dire che se noi volevamo farci pubblicità lo potevamo fare l’anno scorso quando fondammo Radio Onda Pazza. Tutti i giornali e tg, anche a livello nazionale ne parlarono, ci invitarono a partecipare a delle trasmissioni come Anno Zero ma noi rifiutammo perche credevamo e crediamo che la vera antimafia non si fa  colpi di proclami ma stando tutti giorni a contatto coi territori.

Forse se allora avessimo accettato un po’ di pubblicità ora non avremmo problemi nel pagare i debiti della sede di radio Onda Pazza e verremmo invitati nelle trasmissioni domenicali come i referenti di qualche movimento giovanile antimafia nazionale.

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