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Addio a Dio?

Una profonda riflessione delle ragioni per cui Dio sembra ecclissarsi nell’occidente cristiano è occasione di una nuova comprensione che apre nuove prospettive su una fede viva e rinnovata; Pierangelo Sequeri parte da una domanda di fondo chiara e urgente: “che cosa è successo all’esperienza religiosa – e in particolare alla fede in Dio – nella cultura occidentale contemporanea?”.

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Se il problema del cristianesimo contemporaneo non fosse tanto la negazione di Dio, quanto la perdita della capacità di sentirne la presenza?

In realtà l’autore sostiene che Non è Dio a essere scomparso: probabilmente è cambiato il nostro rapporto con lui; infatti, il libro affronta la crisi della fede nel mondo contemporaneo, con altra domanda fondamentale: “stiamo davvero dicendo addio a Dio?”, oppure abbiamo smarrito il senso della sua presenza nella nostra vita?

In realtà la crisi del cristianesimo non riguarda soltanto la diminuzione dei credenti, ma anche il rischio che la fede si riduca a formule, dottrine, riti e regole, perdendo il contatto con l’esperienza concreta dell’esistenza.

Il problema, dunque, non è semplicemente conoscere Dio o professare la fede, ma vivere un rapporto autentico con il Dio vivente, capace di trasformare il nostro modo di amare, di scegliere e di entrare in relazione con gli altri.

Il messaggio centrale è che la risposta alla crisi religiosa non consiste nell’abbandonare la tradizione cristiana, ma nel riscoprirne la sorgente viva: l’incontro con Dio, che coinvolge la persona nella sua interezza e dà un senso nuovo alla sua esistenza.

Dio può continuare a essere nominato, professato nei simboli della fede e celebrato nei riti, senza tuttavia incidere realmente sul modo di vivere, di amare, di soffrire e di interpretare il mondo.

Queste realtà non sono necessariamente un ostacolo alla fede; costituiscono, anzi, una parte essenziale della sua trasmissione. Il problema nasce quando diventano autoreferenziali, quando cioè vengono conservate senza che siano più capaci di alimentare un incontro vivo con Dio.

La religione rischia allora di trasformarsi in un sistema formalmente corretto, ma spiritualmente poco incisivo. Le parole rimangono, mentre viene meno la forza che dovrebbe animarle.

La parte costruttiva della riflessione è racchiusa nell’espressione Dio vivente. Sequeri non propone di abbandonare la teologia per affidarsi a una spiritualità vaga, individualistica o puramente emotiva. Invita piuttosto a ricomporre il legame fra il pensiero teologico e l’esperienza reale della fede.

Il Dio cristiano non è soltanto un concetto da definire o una spiegazione astratta dell’universo. È il Dio che interpella la libertà, coinvolge gli affetti, apre alla relazione e modifica il modo di stare al mondo.

Per questo la fede deve ritrovare la propria capacità di mettere in relazione il senso della realtà, la responsabilità morale e l’esperienza della presenza divina. Non basta parlare di Dio: bisogna comprendere come la fede in Lui possa diventare una forma concreta di vita.

Il punto interrogativo del titolo rimane decisivo: Addio a Dio? Non è una sentenza, ma una domanda rivolta anche ai credenti. In conclusione, il libro è un invito a passare da una fede semplicemente professata a una fede realmente vissuta.

La domanda che lascia al lettore è questa: Dio è diventato assente oppure siamo noi ad aver perso la capacità di riconoscerlo e incontrarlo nella vita quotidiana?