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Il Sol dell’Avvenire

Il Sol dell’Avvenire

di Nanni Moretti

ITALIA, FRANCIA 2023

95 minuti

sol dell'avvenire

Il film inizia con la scritta che viene realizzata sui muraglioni di lungotevere a caratteri cubitali del titolo del film che, per Moretti e i suoi aficionados, è un po’ una summa dei suoi film storici, una specie di ritorno alle origini. Come non commuoversi di fronte alle batture acide del regista e riconoscere come molliche di Pollicino le tracce che lascia in tutto il suo film dei film precedenti, in particolare Palombella Rossa, Bianca e Sogni d’Oro? Ma andiamo con ordine, come vorrebbe sua maestà Moretti.

INCIPIT – In realtà si paga un biglietto per vedere tre film. Giovanni (Nanni Moretti) sta girando un film ambientato in Italia durante la crisi del 1956 in Ungheria, protagonisti una coppia, lui giornalista dell’Unità (Silvio Orlando) e un’iscritta della sezione del Quarticciolo di Roma (Barbora Bubolova) che hanno una posizione diversa nei confronti degli eventi: lei decisamente ostile a quella ortodossa del Partito e del giornalista. Le musiche del film le scrive la figlia del regista, ma in realtà Giovanni sogna di realizzare un musical con le canzoni italiane (come non ricordare il musical sul pasticciere Trotzkista in Caro Diario) dei suoi anni giovanili, per raccontare la storia sentimentale quarantennale ormai alla deriva. E intere sequenze di questo film desiderato si intrecciano con quello del 1956 che il regista effettivamente sta girando.
Nel frattempo la moglie (Margherita Buy) lo vorrebbe lasciare e sta producendo un film simil gomorresco di un giovane regista (Giuseppe Scoditti), il quale sembra la parodia di Quentin Tarantino.

 

IL CUORE – Il Sol dell’Avvenire è un omaggio al cinema, ad un certo modo di fare cinema al quale Moretti è affezionato. Le citazioni Felliniane, l’ammirazione per i Taviani e Kieslowsky, un certo fastidio per il cinema splatter già segnalato con Henry, pioggia di sangue in Caro Diario, e poi si sprecano le autocitazioni. Nostalgia e desiderio di risultati diversi rispetto a sliding doors della storia, personale e non, che forse sarebbero potute andare diversamente. Emerge anche una sorta di rammarico per non aver saputo gestire bene le proprie relazioni sentimentali, preda di un caratteraccio tutt’altro che “delizioso”, come ironizza nel film.
Così, forse come in una caccia al tesoro, una delle tante chiavi del film è nella citazione della pellicola LOLA di Jacques Demy, del 1960, secondo il regista film da vedere in chiave scaramantica prima che il nuovo film finisca di essere girato, in cui la protagonista Anouk Aimée in una scena recita:
“Non è colpa nostra. La vita è così. Siamo soli e restiamo soli. Ma ciò che conta è volere, volere qualcosa… non importa a quale prezzo. C’è un po’ di felicità anche solo nel volere la felicità. Fino a quando ti ho ritrovato, non volevo nulla. E adesso… Adesso ti capisco. Hai ragione. E’ bello vivere.
- Tu pensi che dovrei baciarti e dirti grazie?
- Sarebbe un miracolo
- Potrebbe accadere.”
Moretti anche in questo film conferma la sua capacità profetica: i fatti d’Ungheria quanto rimandano alla guerra ucraina odierna? Eppure il film è stato concepito sicuramente molto prima delle odierne vicende belliche.

 

SUGGESTIONI –  Le canzoni cantate peggio del solito, da Noemi a Tenco e Battiato, i palleggi col pallone, il circo Budavari (Marca Budavari, marca Budavari! – Palombella Rossa), il tormentone di Netflix che “distribuisce i suoi film in 190 paesi”, il quartiere Mazzini dove comunque scaramanticamente girare sempre almeno una scena, Silvio Orlando attore feticcio per eccellenza, e poi la grande marcia finale stile Pellizza da Volpedo, una sorta di Quarto Stato del Cinema Italiano, con Anna Bonaiuto, Fabio Traversa, Renato Carpentieri, Lina Sastri, Alba Rohrwacher, Jasmine Trinca. Moretti da Fazio la settimana scorsa ha dichiarato: «Il cinema ci aiuta a ragionare sulla realtà e anche a sognare. Sia noi registi, sia gli spettatori. Se i sogni si realizzano, meglio sognare cose belle», una sorta di manifesto antimarzulliano che ben riassume lo spirito de Il Sol dell’Avvenire. Sarà l’ultimo film di Moretti, apologia del proprio cinema, o Il Sol dell’Avvenire è semplicemente un divertissement in attesa di altre idee geniali?
Tutto è possibile, ma non possiamo che augurare lunga vita cinematografica a Nanni Moretti, il regista per antonomasia della nostra generazione.