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Ricicliamo a scuola

 

Nell’era della globalizzazione la scuola è chiamata a svolgere un ruolo importante: mettere in relazione se stessa, e in primo luogo conseguenza gli studenti, con le sfide che segnano quest’era. Una di queste sfide è quella del comportamento responsabile verso l’ambiente, patrimonio dell’umanità.

L’istituto “Famiglia di Maria” e altri collaboratori hanno ideato e realizzato il progetto “ScuolAmbiente” esteso alle scuole di San Giovanni a Teduccio, con l’intento di formare e iniziare i giovani studenti alla raccolta differenziata.

Abbiamo incontrato nella sede dell’istituto il presidente Pasquale Adamo. In carica da 5 anni, il presidente e il consiglio di amministrazione hanno ideato e sviluppato tanti progetti indirizzati ai minori, tra i quali l’ultimo nato è proprio “ScuolAmbiente”. 

 

Pasquale, presentaci questo progetto

 

Nel mese di marzo, in seguito a quella che è stata l’emergenza rifiuti a Napoli, uno degli interventi della Regione Campania fu quello di attivare una sensibilizzazione radicale del territorio sulla raccolta differenziata. Uno dei problemi della popolazione napoletana è quello di accettare il problema del riciclo anche attraverso la differenziata, sinonimo di risparmio energetico e di riduzione della produzione stessa dei rifiuti e quindi tutto quello che era il problema della quantità stessa dei rifiuti. C’è stata la scelta strategica di sensibilizzare attraverso la formazione dei ragazzi, formazione che era rivolta in modo diretto e indiretto alle famiglie.

In una prima fase il progetto partiva con 600 scuole, alla fine dell’anno scolastico 07/08, per arrivare poi a 1000 scuole nel corrente anno scolastico.

Sul territorio di San Giovanni a Teduccio noi abbiamo fatto rete con la scuola elementare “Enrico Sarria” e con la scuola media “Giotto Monti”. Il progetto ha avuto due fasi: la prima era di presentazione di tutto il materiale del riciclo, che va affrontato in modo diverso. Quindi furono affrontati carta, materiale ferroso, vetro e legno e furono fatti degli incontri nelle scuole per la presentazione del progetto. Le scuole nello stesso tempo hanno fatto delle iniziative con i genitori formando anche gli insegnanti. Questa prima fase è servita a dare una prima informazione su quelli che sono i materiali da riciclare. La seconda fase è molto più ampia: stiamo svolgendo con i ragazzi incontri tematici e ogni materiale viene trattato singolarmente in un incontro. È stata aggiunta in questa fase anche la produzione di umido, che come raccolta differenziata è totalmente sconosciuta a Napoli. In questa seconda fase viene trattato anche il risparmio energetico, qualunque materiale che viene riciclato tende a recuperare il materiale in quanto tale e in ogni caso vi è un risparmio di energia e l’abbattimento della produzione di anidride carbonica.

Per anni non si è dato valore a niente, tutto veniva utilizzato e poi buttato. Quindi si è fatta un’inversione di tendenza per far capire che qualsiasi elemento ha un suo valore anche dopo l’uso.

In questa fase ci sarà il recupero stesso del materiale presso la scuola. Si prevede che insieme all’ASIA siano distribuiti nelle scuole i cassonetti per i singoli materiali e i ragazzi porteranno il materiale da riciclare e l’ASIA lo andrà a prelevare. Verrà a crearsi una formazione diretta e indiretta nei confronti dei ragazzi che si porteranno dietro nella loro vita la formazione sui prodotti da riciclare e indirettamente nel nucleo familiare di provenienza. La massa che ora si sta formando è abbastanza ampia. Nel momento in cui i bambini vengono formati a questa forma di azione è chiaro che per loro non sarà convertire un’azione abitudinaria ma sarà un’azione ordinaria.

Stiamo lavorando su undici classi alla “Sarria” quindi circa 200/250 bambini. Sono stati creati dei moduli di format per ogni singolo materiale attraverso proiezioni di filmati e diapositive. I ragazzi lavorano con un educatore e quindi attraverso sia la parte visiva che la parte manuale, con giochi e laboratori, prendono coscienza di questo materiale per capire quello che va differenziato.

 

Nel comune di Ercolano la raccolta differenziata è obbligatoria mentre nel comune di Napoli no. Secondo te, dacosa dipende questa differente scelta?

 

La storia della differenziata a Napoli è abbastanza lunga e parlo sulla mia esperienza personale. Saranno almeno dieci anni che faccio la raccolta differenziata: ci sono state varie fasi, una in cui il comune distribuiva una busta rosa dove i cittadini dovevano inserire tutto il materiale da riciclare indipendentemente dalla tipologia, mentre in precedenza c’erano le campane della plastica e del vetro. Si è andato avanti secondo una propria formazione personale e la sensibilità. La raccolta differenziata è sempre stata presente anche se non ha mai avuto un’azione mirata, se non con piccole informazioni generiche. Fondamentalmente dovevamo superare le nostre abitudini, i pregiudizi e i luoghi comuni. La nostra società è stata costruita nel buttare le cose e non dare più valore a niente. Oggi si sta ritornando alla vendita dello sfuso, come per esempio i detersivi: si va con il proprio contenitore di plastica e se ne compra un litro, ogni volta che compro il detersivo devo comprare il detersivo e il contenitore, ma se quel contenitore lo uso per dieci volte verrà prodotto per nove volte in meno e quindi si risparmierà energia per nove volte. Si sta ritornando ad un equo consumo: quello che io ho può essere riutilizzato.

Ci sono delle leggi che impongono delle percentuali ben definite di differenziata e queste percentuali si stanno alzando sempre più. E’ chiaro che a questo punto le leggi prevedono anche delle sanzioni. I comuni passano attraverso una fase di sensibilizzazione fino ad arrivare all’obbligo. Quindi ci troviamo con comuni più piccoli che hanno già avviato questa fase di obbligo e comuni più grandi che la stanno avviando. Sarà sempre più pressante il condizionamento verso la raccolta differenziata come elemento di recupero delle risorse. 

 

Con quali enti collaborate?

 

Il progetto è stato sviluppato con varie associazioni, è coordinato nella parte dei laboratori dal nostro istituto interagendo con la Guardia Ambientale, mentre nella prima fase abbiamo collaborato con l’associazione Clemisian e l’AICS. Il format è stato studiato e prodotto precedentemente ed è stato adattato alla scuola elementare e media, con contenuti uguali, è stato prodotto dall’istituto e dagli altri collaboratori e sta avendo un certo successo nella relazione con i docenti e i bambini.

 

Pasquale raccontaci la storia di questo istituto.

 

L’istituto è nato alla fine dell’800, come orfanotrofio femminile dell’allora parroco di San Giovanni a Teduccio Salvatore Aprea, che si rese conto che c’era una necessità sociale per i soggetti molto deboli che erano le ragazze orfane. Il parroco istituisce l’istituto con sue proprietà personali nell’attuale struttura. Venivano accolte ragazze dai 3 anni fino alla maggiore età: la permanenza delle ragazze era a carico dell’ente, venivano avviate al ruolo di donna di famiglia e da regolamento era previsto che quello che guadagnavano lavorando veniva depositato su libretti personali che venivano poi consegnati all’uscita dall’istituto. Nel suo testamento il parroco dichiara di donare tutto l’ente al comune di San Giovanni a condizione di continuare l’attività che era nata.

Alla sua morte, il sindaco di San Giovanni accetta il testamento e quindi l’opera diventa proprietà del comune e quindi conserva la sua natura, quindi l’attività nei confronti dei minori disagiati e il nome che era Famiglia di Maria. È passato ormai un secolo e l’istituto è passato dalla natura di attività residenziale a semiresidenziale (attualmente la denominazione prevista dalla Regione Campania è di attività semiresidenziale socio-educativa). Svolgiamo attività con i minori che vengono segnalati o dai servizi sociali o dalla fondazione Banco di Napoli per l’assistenza all’infanzia, che presentano problemi socio-economici. I minori stanno con noi dalla mattina fino alle 17.30. L’attività si svolge con il prelievo da casa la mattina, arrivano in istituto, fanno colazione e vengono accompagnati a scuola, poi vengono presi da scuola e pranzano con noi, poi svolgono attività di doposcuola e poi l’altra parte dell’attività viene svolta nei laboratori come quelli di calcio, ping pong, calcio balilla, cinema, ludoteca e laboratori manuali. Negli ultimi anni abbiamo aperto un laboratorio di sartoria rivolto alle mamme. Lavoriamo mediamente con circa cento ragazzi, abbiamo attivato altri laboratori con i ragazzi che non venivano individuati dai servizi sociali: ci siamo resi conto che c’era una parte di minori che non potevano essere presi a carico dal comune, ma che necessitavano di accompagnamento scolastico e l’anno scorso abbiamo attivato un progetto che si chiama “Vieni anche tu” e che dovremmo riprendere presto. Abbiamo creato un laboratorio musicale con la scuola “Giotto Monti” che si chiama “Tamburi della pace”, i ragazzi hanno partecipato a varie iniziative che si sono svolte sul territorio nazionale come la marcia Perugia-Assisi e l’iniziativa del 21 marzo di Libera alla giornata per la memoria delle vittime innocenti della mafia.

 

Ritornando al progetto, quale messaggio puoi dare ai lettori?

 

Dobbiamo pensare che qualsiasi materiale può essere riutilizzato e che, come diceva una vecchia canzone, “dai diamanti non si produce niente, dal letame nascono i fiori” (“Via del campo”, Fabrizio de Andrè ndr). Quindi niente è perso: la nostra azione è capire che tutto ciò che noi abbiamo può essere riutilizzato ed ha un valore.

 

 

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